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    Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica

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    E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 120 dello scorso 8 settembre 2016, per entrare in vigore dal successivo 23 settembre, il decreto legislativo del 19 agosto 2016 n.175, recante il “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica”.

    Il decreto legislativo qui segnalato – il cui “schema” era stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 20 gennaio, venendo sottoposto al vaglio preventivo della Commissione Speciale del Consiglio di Stato (cfr. parere n.968 del 16 marzo 2016) – dà attuazione alla specifica norma di delega “per il riordino della disciplina in materia di partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche”, contenuta all'articolo 18 della Legge del 7 agosto 2015, n. 124 “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” (c.d. Riforma Madia della PA).

    L’intervento normativo - per quanto emerge già dall’articolo 18 della Legge Delega e come evidenziato anche dalla Commissione Speciale del Consiglio di Stato nel citato parere n. 968/2016 - è correlato all’esigenza di semplificare e razionalizzare le regole vigenti in materia, onde assicurare una gestione corretta, trasparente ed efficiente delle “società a partecipazione pubblica”, nel rispetto dei principi comunitari. Il tutto, con finalità meramente ricognitive e di coordinamento (non dunque propriamente innovative: cfr. articolo 14 della Legge Delega) della previgente disciplina, invero caratterizzata da un elevatissimo tasso di frammentarietà e disorganicità.

    L’analisi di impatto della regolazione (AIR) che accompagnava lo schema di decreto delegato indicava, in particolare, i seguenti obiettivi:

    Nel breve periodo: limitare la costituzione di nuove società pubbliche; rendere trasparenti i bilanci delle società in controllo pubblico; ridurre il numero di società pubbliche; impedire il proliferare di società non necessarie.

    Nel medio-periodo: ridurre le aree di intervento delle società pubbliche; eliminare o limitare le società pubbliche non in equilibrio economico; ridefinire il sistema di gestione del personale delle società a controllo pubblico; garantire che l’attività delle società a partecipazione pubblica sia maggiormente efficiente.

    Nel lungo-periodo: conseguire il miglioramento dei servizi erogati a cittadini e imprese; una maggiore credibilità e trasparenza della pubblica amministrazione; favorire il migliore utilizzo delle risorse pubbliche, mediante l’efficiente allocazione delle stesse e la rimozione delle fonti di spreco.

    Ovviamente, solo la futura prassi – attuativa, applicativa ed implementativa – potrà evidenziare se (ed in che misura) le disposizioni contenute nel decreto delegato avranno effettivamente raggiunto gli scopi in funzione dei quali sono state concepite.

    Il Testo Unico consta di “soli” 28 articoli e si applica anche “..nelle Regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3..” (cfr. articolo 23).

     

    Avvocato Valentina Magnano S.Lio

    Ultimo aggiornamento Martedì 11 Ottobre 2016 08:27
     

    Norme per la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi

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    Il Consiglio dei Ministri nella seduta del 20 gennaio 2016 ha approvato il testo dello Schema di decreto delegato recante “Norme per la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi, in attuazione dell’articolo 4 della Legge 124/2015 recante “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, meglio conosciuta come Legge Madia di Riforma della PA (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13 agosto 2015 ).

    Su tale Schema il Consiglio di Stato si è pronunziato con parere del 15 aprile 2016 numero 929.

    Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Aprile 2016 21:40
     

    Norme per il riordino della disciplina in materia di conferenza dei servizi

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    Il Consiglio dei Ministri nella seduta del 20 gennaio 2016 ha approvato il testo dello Schema di decreto delegato su "Norme per il riordino della disciplina in materia di conferenza dei servizi" in attuazione dell’articolo 2 della Legge 124/2015 recante “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, meglio conosciuta come Legge Madia di Riforma della PA (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13 agosto 2015 ).

    Su tale Schema il Consiglio di Stato si è pronunziato con parere del 7 aprile 2016 numero 890.

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    Ultimo aggiornamento Sabato 23 Aprile 2016 11:46
     

    L. 7-8-2015 n. 124 Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.

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    L. 7 agosto 2015, n. 124 (1).

    Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche.


    (1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 13 agosto 2015, n. 187.


    La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    PROMULGA

    la seguente legge:



    Capo I

    Semplificazioni amministrative

    Art. 1. Carta della cittadinanza digitale

    1. Al fine di garantire ai cittadini e alle imprese, anche attraverso l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, il diritto di accedere a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalità digitale, nonché al fine di garantire la semplificazione nell'accesso ai servizi alla persona, riducendo la necessità dell'accesso fisico agli uffici pubblici, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con invarianza delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, uno o più decreti legislativi volti a modificare e integrare, anche disponendone la delegificazione, il codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, di seguito denominato «CAD», nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

    a)  individuare strumenti per definire il livello minimo di sicurezza, qualità, fruibilità, accessibilità e tempestività dei servizi on line delle amministrazioni pubbliche; prevedere, a tal fine, speciali regimi sanzionatori e premiali per le amministrazioni stesse;
    b)  ridefinire e semplificare i procedimenti amministrativi, in relazione alle esigenze di celerità, certezza dei tempi e trasparenza nei confronti dei cittadini e delle imprese, mediante una disciplina basata sulla loro digitalizzazione e per la piena realizzazione del principio «innanzitutto digitale» (digital first), nonché l'organizzazione e le procedure interne a ciascuna amministrazione;
    c)  garantire, in linea con gli obiettivi dell'Agenda digitale europea, la disponibilità di connettività a banda larga e ultralarga e l'accesso alla rete internet presso gli uffici pubblici e altri luoghi che, per la loro funzione, richiedono le suddette dotazioni, anche attribuendo carattere prioritario, nei bandi per accedere ai finanziamenti pubblici per la realizzazione della strategia italiana per la banda ultralarga, all'infrastrutturazione con reti a banda ultralarga nei settori scolastico, sanitario e turistico, agevolando in quest'ultimo settore la realizzazione di un'unica rete wi-fi ad accesso libero, con autenticazione tramite Sistema pubblico per la gestione dell'identità digitale (SPID), presente in tutti i luoghi di particolare interesse turistico, e prevedendo la possibilità di estendere il servizio anche ai non residenti in Italia, nonché prevedendo che la porzione di banda non utilizzata dagli uffici pubblici sia messa a disposizione degli utenti, anche non residenti, attraverso un sistema di autenticazione tramite SPID; garantire l'accesso e il riuso gratuiti di tutte le informazioni prodotte e detenute dalle amministrazioni pubbliche in formato aperto, l'alfabetizzazione digitale, la partecipazione con modalità telematiche ai processi decisionali delle istituzioni pubbliche, la piena disponibilità dei sistemi di pagamento elettronico nonché la riduzione del divario digitale sviluppando le competenze digitali di base;
    d)  ridefinire il Sistema pubblico di connettività al fine di semplificare le regole di cooperazione applicativa tra amministrazioni pubbliche e di favorire l'adesione al Sistema da parte dei privati, garantendo la sicurezza e la resilienza dei sistemi;
    e)  definire i criteri di digitalizzazione del processo di misurazione e valutazione della performance per permettere un coordinamento a livello nazionale;
    f)  coordinare e razionalizzare le vigenti disposizioni di legge in materia di strumenti di identificazione, comunicazione e autenticazione in rete con la disciplina di cui all'articolo 64 del CAD e la relativa normativa di attuazione in materia di SPID, anche al fine di promuovere l'adesione da parte delle amministrazioni pubbliche e dei privati al predetto SPID;
    g)  favorire l'elezione di un domicilio digitale da parte di cittadini e imprese ai fini dell'interazione con le amministrazioni, anche mediante sistemi di comunicazione non ripudiabili, garantendo l'adozione di soluzioni idonee a consentirne l'uso anche in caso di indisponibilità di adeguate infrastrutture e dispositivi di comunicazione o di un inadeguato livello di alfabetizzazione informatica, in modo da assicurare, altresì, la piena accessibilità mediante l'introduzione, compatibilmente con i vincoli di bilancio, di modalità specifiche e peculiari, quali, tra le altre, quelle relative alla lingua italiana dei segni;
    h)  semplificare le condizioni di esercizio dei diritti e l'accesso ai servizi di interesse dei cittadini e assicurare la conoscibilità della normativa e degli strumenti di sostegno della maternità e della genitorialità corrispondenti al profilo dei richiedenti, attraverso l'utilizzo del sito internet dell'Istituto nazionale della previdenza sociale collegato con i siti delle amministrazioni regionali e locali, attivabile al momento dell'iscrizione anagrafica della figlia o del figlio nato o adottato, secondo modalità e procedure che garantiscano la certezza e la riservatezza dei dati;
    i)  razionalizzare gli strumenti di coordinamento e collaborazione delle amministrazioni pubbliche al fine di conseguire obiettivi di ottimizzazione della spesa nei processi di digitalizzazione favorendo l'uso di software open source, tenendo comunque conto di una valutazione tecnico-economica delle soluzioni disponibili, nonché obiettivi di risparmio energetico;
    l)  razionalizzare i meccanismi e le strutture deputati alla governance in materia di digitalizzazione, al fine di semplificare i processi decisionali;
    m)  semplificare le modalità di adozione delle regole tecniche e assicurare la neutralità tecnologica delle disposizioni del CAD, semplificando allo stesso tempo il CAD medesimo in modo che contenga esclusivamente princìpi di carattere generale;
    n)  ridefinire le competenze dell'ufficio dirigenziale di cui all'articolo 17, comma 1, del CAD, con la previsione della possibilità di collocazione alle dirette dipendenze dell'organo politico di vertice di un responsabile individuato nell'ambito dell'attuale dotazione organica di fatto del medesimo ufficio, dotato di adeguate competenze tecnologiche e manageriali, per la transizione alla modalità operativa digitale e dei conseguenti processi di riorganizzazione finalizzati alla realizzazione di un'amministrazione digitale e aperta, di servizi facilmente utilizzabili e di qualità, attraverso una maggiore efficienza ed economicità;
    o)  adeguare il testo delle disposizioni vigenti alle disposizioni adottate a livello europeo, al fine di garantirne la coerenza, e coordinare formalmente e sostanzialmente il testo delle disposizioni vigenti, anche contenute in provvedimenti diversi dal CAD, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo e coordinare le discipline speciali con i princìpi del CAD al fine di garantirne la piena esplicazione;
    p)  adeguare l'ordinamento alla disciplina europea in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche;
    q)  prevedere che i pagamenti digitali ed elettronici effettuati con qualsiasi modalità di pagamento, ivi incluso l'utilizzo per i micropagamenti del credito telefonico, costituiscano il mezzo principale per i pagamenti dovuti nei confronti della pubblica amministrazione e degli esercenti servizi di pubblica utilità;
    r)  indicare esplicitamente le norme abrogate, fatta salva l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile.

    2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri della Commissione parlamentare per la semplificazione e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.

    3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.



    Art. 2. Conferenza di servizi

    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per il riordino della disciplina in materia di conferenza di servizi, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

    a)  ridefinizione e riduzione dei casi in cui la convocazione della conferenza di servizi è obbligatoria, anche in base alla complessità del procedimento;
    b)  ridefinizione dei tipi di conferenza, anche al fine di introdurre modelli di istruttoria pubblica per garantire la partecipazione anche telematica degli interessati al procedimento, limitatamente alle ipotesi di adozione di provvedimenti di interesse generale, in alternativa a quanto previsto dall'articolo 10 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e nel rispetto dei princìpi di economicità, proporzionalità e speditezza dell'azione amministrativa;
    c)  riduzione dei termini per la convocazione, per l'acquisizione degli atti di assenso previsti, per l'adozione della determinazione motivata di conclusione del procedimento;
    d)  certezza dei tempi della conferenza, ovvero necessità che qualsiasi tipo di conferenza di servizi abbia una durata certa, anche con l'imposizione a tutti i partecipanti di un onere di chiarezza e inequivocità delle conclusioni espresse;
    e)  disciplina della partecipazione alla conferenza di servizi finalizzata a:
    1)  garantire forme di coordinamento o di rappresentanza unitaria delle amministrazioni interessate;
    2)  prevedere la partecipazione alla conferenza di un unico rappresentante delle amministrazioni statali, designato, per gli uffici periferici, dal dirigente dell'Ufficio territoriale dello Stato di cui all'articolo 8, comma 1, lettera e);
    f)  disciplina del calcolo delle presenze e delle maggioranze volta ad assicurare la celerità dei lavori della conferenza;
    g)  previsione che si consideri comunque acquisito l'assenso delle amministrazioni, ivi comprese quelle preposte alla tutela della salute, del patrimonio storico-artistico e dell'ambiente che, entro il termine dei lavori della conferenza, non si siano espresse nelle forme di legge;
    h)  semplificazione dei lavori della conferenza di servizi, anche attraverso la previsione dell'obbligo di convocazione e di svolgimento della stessa con strumenti informatici e la possibilità, per l'amministrazione procedente, di acquisire ed esaminare gli interessi coinvolti in modalità telematica asincrona;
    i)  differenziazione delle modalità di svolgimento dei lavori della conferenza, secondo il principio di proporzionalità, prevedendo per i soli casi di procedimenti complessi la convocazione di riunioni in presenza;
    l)  revisione dei meccanismi decisionali, con la previsione del principio della prevalenza delle posizioni espresse in sede di conferenza per l'adozione della determinazione motivata di conclusione del procedimento nei casi di conferenze decisorie; precisazione dei poteri dell'amministrazione procedente, in particolare nei casi di mancata espressione degli atti di assenso ovvero di dissenso da parte delle amministrazioni competenti;
    m)  possibilità per le amministrazioni di chiedere all'amministrazione procedente di assumere determinazioni in via di autotutela ai sensi degliarticoli 21-quinquies21-nonies della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, purché abbiano partecipato alla conferenza di servizi o si siano espresse nei termini;
    n)  definizione, nel rispetto dei princìpi di ragionevolezza, economicità e leale collaborazione, di meccanismi e termini per la valutazione tecnica e per la necessaria composizione degli interessi pubblici nei casi in cui la legge preveda la partecipazione al procedimento delle amministrazioni preposte alla tutela dell'ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico-artistico, della salute o della pubblica incolumità, in modo da pervenire in ogni caso alla conclusione del procedimento entro i termini previsti; previsione per le amministrazioni citate della possibilità di attivare procedure di riesame;
    o)  coordinamento delle disposizioni di carattere generale di cui agli articoli 1414-bis14-ter14-quater14-quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241, con la normativa di settore che disciplina lo svolgimento della conferenza di servizi;
    p)  coordinamento delle disposizioni in materia di conferenza di servizi con quelle dell'articolo 17-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, introdotto dall'articolo 3 della presente legge;
    q)  definizione di limiti e termini tassativi per le richieste di integrazioni documentali o chiarimenti prevedendo che oltre il termine tali richieste non possano essere evase, né possano in alcun modo essere prese in considerazione al fine della definizione del provvedimento finale.

    2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è adottato su proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione dello schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema di decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari e della Commissione parlamentare per la semplificazione, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente il testo alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, il decreto può comunque essere adottato.

    3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.



    Art. 3. Silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche e tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici

    1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, dopo l'articolo 17è inserito il seguente:
    «Art. 17-bis (Silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche e tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici). - 1. Nei casi in cui è prevista l'acquisizione di assensi, concerti o nulla osta comunque denominati di amministrazioni pubbliche e di gestori di beni o servizi pubblici, per l'adozione di provvedimenti normativi e amministrativi di competenza di altre amministrazioni pubbliche, le amministrazioni o i gestori competenti comunicano il proprio assenso, concerto o nulla osta entro trenta giorni dal ricevimento dello schema di provvedimento, corredato della relativa documentazione, da parte dell'amministrazione procedente. Il termine è interrotto qualora l'amministrazione o il gestore che deve rendere il proprio assenso, concerto o nulla osta rappresenti esigenze istruttorie o richieste di modifica, motivate e formulate in modo puntuale nel termine stesso. In tal caso, l'assenso, il concerto o il nulla osta è reso nei successivi trenta giorni dalla ricezione degli elementi istruttori o dello schema di provvedimento; non sono ammesse ulteriori interruzioni di termini.
    2. Decorsi i termini di cui al comma 1 senza che sia stato comunicato l'assenso, il concerto o il nulla osta, lo stesso si intende acquisito. In caso di mancato accordo tra le amministrazioni statali coinvolte nei procedimenti di cui al comma 1, il Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, decide sulle modifiche da apportare allo schema di provvedimento.
    3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche ai casi in cui è prevista l'acquisizione di assensi, concerti o nulla osta comunque denominati di amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, dei beni culturali e della salute dei cittadini, per l'adozione di provvedimenti normativi e amministrativi di competenza di amministrazioni pubbliche. In tali casi, ove disposizioni di legge o i provvedimenti di cui all'articolo 2 non prevedano un termine diverso, il termine entro il quale le amministrazioni competenti comunicano il proprio assenso, concerto o nulla osta è di novanta giorni dal ricevimento della richiesta da parte dell'amministrazione procedente. Decorsi i suddetti termini senza che sia stato comunicato l'assenso, il concerto o il nulla osta, lo stesso si intende acquisito.
    4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei casi in cui disposizioni del diritto dell'Unione europea richiedano l'adozione di provvedimenti espressi.».



    Art. 4. Norme per la semplificazione e l'accelerazione dei procedimenti amministrativi

    1. Con regolamento da emanare, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono dettate norme di semplificazione e accelerazione dei procedimenti amministrativi, sulla base delle seguenti norme generali regolatrici della materia:

    a)  individuazione dei tipi di procedimento amministrativo, relativi a rilevanti insediamenti produttivi, a opere di interesse generale o all'avvio di attività imprenditoriali, ai quali possono essere applicate le misure di cui alle lettere c) e seguenti;
    b)  individuazione in concreto da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, nell'ambito dei tipi di procedimento indicati alla lettera a), dei singoli interventi con positivi effetti sull'economia o sull'occupazione per i quali adottare le misure di cui alle lettere c) e seguenti;
    c)  previsione, per ciascun procedimento, dei relativi termini, ridotti in misura non superiore al 50 per cento rispetto a quelli applicabili ai sensi dell'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni;
    d)  per i procedimenti di cui alla lettera b), attribuzione, previa delibera del Consiglio dei ministri, di poteri sostitutivi al Presidente del Consiglio dei ministri o a un suo delegato;
    e)  previsione, per i procedimenti in cui siano coinvolte amministrazioni delle regioni e degli enti locali, di idonee forme di raccordo per la definizione dei poteri sostitutivi di cui alla lettera d);
    f)  definizione dei criteri di individuazione di personale in servizio presso le amministrazioni pubbliche, in possesso di specifiche competenze tecniche e amministrative, di cui possono avvalersi i titolari dei poteri sostitutivi di cui alla lettera d) senza riconoscimento di trattamenti retributivi ulteriori rispetto a quelli in godimento e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.



    Art. 5. Segnalazione certificata di inizio attività, silenzio assenso, autorizzazione espressa e comunicazione preventiva

    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per la precisa individuazione dei procedimenti oggetto di segnalazione certificata di inizio attività o di silenzio assenso, ai sensi degli articoli 1920 della legge 7 agosto 1990, n. 241, nonché di quelli per i quali è necessaria l'autorizzazione espressa e di quelli per i quali è sufficiente una comunicazione preventiva, sulla base dei princìpi e criteri direttivi desumibili dagli stessi articoli, dei princìpi del diritto dell'Unione europea relativi all'accesso alle attività di servizi e dei princìpi di ragionevolezza e proporzionalità, introducendo anche la disciplina generale delle attività non assoggettate ad autorizzazione preventiva espressa, compresa la definizione delle modalità di presentazione e dei contenuti standard degli atti degli interessati e di svolgimento della procedura, anche telematica, nonché degli strumenti per documentare o attestare gli effetti prodotti dai predetti atti, e prevedendo altresì l'obbligo di comunicare ai soggetti interessati, all'atto della presentazione di un'istanza, i termini entro i quali l'amministrazione è tenuta a rispondere ovvero entro i quali il silenzio dell'amministrazione equivale ad accoglimento della domanda.

    2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'interno in relazione alle autorizzazioni previste dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, previa intesa, ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del medesimo decreto legislativo n. 281 del 1997 e previo parere del Consiglio di Stato, che è reso nel termine di trenta giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari e della Commissione parlamentare per la semplificazione, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.

    3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.



    Art. 6. Autotutela amministrativa

    1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, sono apportate le seguenti modificazioni:

    a)  all'articolo 19, i commi 3 e 4 sono sostituiti dai seguenti:
    «3. L'amministrazione competente, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti di cui al comma 1, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione di cui al medesimo comma, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa. Qualora sia possibile conformare l'attività intrapresa e i suoi effetti alla normativa vigente, l'amministrazione competente, con atto motivato, invita il privato a provvedere, disponendo la sospensione dell'attività intrapresa e prescrivendo le misure necessarie con la fissazione di un termine non inferiore a trenta giorni per l'adozione di queste ultime. In difetto di adozione delle misure stesse, decorso il suddetto termine, l'attività si intende vietata.
    4. Decorso il termine per l'adozione dei provvedimenti di cui al comma 3, primo periodo, ovvero di cui al comma 6-bis, l'amministrazione competente adotta comunque i provvedimenti previsti dal medesimo comma 3 in presenza delle condizioni previste dall'articolo 21-nonies»;
    b)  all'articolo 21:
    1)  al comma 1, la parola: «denuncia» è sostituita dalla seguente: «segnalazione»;
    2)  il comma 2 è abrogato;
    c)  all'articolo 21-quater, comma 2, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La sospensione non può comunque essere disposta o perdurare oltre i termini per l'esercizio del potere di annullamento di cui all'articolo 21-nonies.»;
    1)  al comma 1, dopo le parole: «entro un termine ragionevole» sono inserite le seguenti: «, comunque non superiore a diciotto mesi dal momento dell'adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il provvedimento si sia formato ai sensi dell'articolo 20,»;
    2)  dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:
    «2-bis. I provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, possono essere annullati dall'amministrazione anche dopo la scadenza del termine di diciotto mesi di cui al comma 1, fatta salva l'applicazione delle sanzioni penali nonché delle sanzioni previste dal capo VI del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445».

    2. All'articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, il comma 136 è abrogato.



    Art. 7. Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza

    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi stabiliti dall'articolo 1, comma 35, della legge 6 novembre 2012, n. 190, nonché dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

    a)  ridefinizione e precisazione dell'ambito soggettivo di applicazione degli obblighi e delle misure in materia di trasparenza;
    b)  previsione di misure organizzative, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, anche ai fini della valutazione dei risultati, per la pubblicazione nel sito istituzionale dell'ente di appartenenza delle informazioni concernenti:
    1)  le fasi dei procedimenti di aggiudicazione ed esecuzione degli appalti pubblici;
    2)  il tempo medio di attesa per le prestazioni sanitarie di ciascuna struttura del Servizio sanitario nazionale;
    3)  il tempo medio dei pagamenti relativi agli acquisti di beni, servizi, prestazioni professionali e forniture, l'ammontare complessivo dei debiti e il numero delle imprese creditrici, aggiornati periodicamente;
    4)  le determinazioni dell'organismo di valutazione;
    c)  riduzione e concentrazione degli oneri gravanti in capo alle amministrazioni pubbliche, ferme restando le previsioni in materia di verifica, controllo e sanzioni;
    d)  precisazione dei contenuti e del procedimento di adozione del Piano nazionale anticorruzione, dei piani di prevenzione della corruzione e della relazione annuale del responsabile della prevenzione della corruzione, anche attraverso la modifica della relativa disciplina legislativa, anche ai fini della maggiore efficacia dei controlli in fase di attuazione, della differenziazione per settori e dimensioni, del coordinamento con gli strumenti di misurazione e valutazione delle performance nonché dell'individuazione dei principali rischi e dei relativi rimedi; conseguente ridefinizione dei ruoli, dei poteri e delle responsabilità dei soggetti interni che intervengono nei relativi processi;
    e)  razionalizzazione e precisazione degli obblighi di pubblicazione nel sito istituzionale, ai fini di eliminare le duplicazioni e di consentire che tali obblighi siano assolti attraverso la pubblicità totale o parziale di banche dati detenute da pubbliche amministrazioni;
    f)  definizione, in relazione alle esigenze connesse allo svolgimento dei compiti istituzionali e fatto salvo quanto previsto dall'articolo 31 della legge 3 agosto 2007, n. 124, e successive modificazioni, dei diritti dei membri del Parlamento inerenti all'accesso ai documenti amministrativi e alla verifica dell'applicazione delle norme sulla trasparenza amministrativa, nonché dei limiti derivanti dal segreto o dal divieto di divulgazione e dei casi di esclusione a tutela di interessi pubblici e privati;
    g)  individuazione dei soggetti competenti all'irrogazione delle sanzioni per la violazione degli obblighi di trasparenza;
    h)  fermi restando gli obblighi di pubblicazione, riconoscimento della libertà di informazione attraverso il diritto di accesso, anche per via telematica, di chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti, ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, salvi i casi di segreto o di divieto di divulgazione previsti dall'ordinamento e nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati, al fine di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche; semplificazione delle procedure di iscrizione negli elenchi dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa istituiti ai sensi dell'articolo 1, comma 52, della legge 6 novembre 2012, n. 190, e successive modificazioni, con modifiche della relativa disciplina, mediante l'unificazione o l'interconnessione delle banche dati delle amministrazioni centrali e periferiche competenti, e previsione di un sistema di monitoraggio semestrale, finalizzato all'aggiornamento degli elenchi costituiti presso le Prefetture - Uffici territoriali del Governo; previsione di sanzioni a carico delle amministrazioni che non ottemperano alle disposizioni normative in materia di accesso, di procedure di ricorso all'Autorità nazionale anticorruzione in materia di accesso civico e in materia di accesso ai sensi della presente lettera, nonché della tutela giurisdizionale ai sensi dell'articolo 116 del codice del processo amministrativo, di cui all'allegato 1 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, e successive modificazioni.

    2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri della Commissione parlamentare per la semplificazione e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.

    3. In attesa della realizzazione del sistema unico nazionale di cui all'articolo 2, comma 82, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, il Governo è delegato ad adottare, entro otto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per la ristrutturazione e la razionalizzazione delle spese relative alle prestazioni di cui all'articolo 5, comma 1, lettera i-bis), del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, anche se rese anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge, secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:

    a)  revisione delle voci di listino per prestazioni obbligatorie, tenendo conto dell'evoluzione dei costi e dei servizi, in modo da conseguire un risparmio di spesa di almeno il 50 per cento rispetto alle tariffe stabilite con il decreto del Ministro delle comunicazioni 26 aprile 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 104 del 7 maggio 2001;
    b)  adozione di un tariffario per le prestazioni funzionali alle operazioni di intercettazione sulla base del costo medio per tipologia di prestazione rilevato dall'amministrazione giudiziaria nel biennio precedente, al fine di conseguire un risparmio di spesa complessivo pari almeno al 50 per cento;
    c)  definizione dei criteri e delle modalità per l'adeguamento delle spettanze relative alle operazioni di intercettazione in conseguenza delle innovazioni scientifiche, tecnologiche e organizzative;
    d)  armonizzazione delle disposizioni previste dal testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, in materia di liquidazione delle spese di intercettazione, anche al fine di velocizzare le operazioni di pagamento;
    e)  abrogazione di ogni altra disposizione precedente incompatibile con i princìpi di cui al presente comma.

    4. I decreti legislativi di cui al comma 3 sono adottati su proposta del Ministro della giustizia, previa acquisizione del parere del Consiglio di Stato, che è reso nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 3 o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.

    5. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui ai commi 1 e 3, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.



    Capo II

    Organizzazione

    Art. 8. Riorganizzazione dell'amministrazione dello Stato

    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per modificare la disciplina della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri, delle agenzie governative nazionali e degli enti pubblici non economici nazionali. I decreti legislativi sono adottati nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

    a)  con riferimento all'amministrazione centrale e a quella periferica: riduzione degli uffici e del personale anche dirigenziale destinati ad attività strumentali, fatte salve le esigenze connesse ad eventuali processi di reinternalizzazione di servizi, e correlativo rafforzamento degli uffici che erogano prestazioni ai cittadini e alle imprese; preferenza in ogni caso, salva la dimostrata impossibilità, per la gestione unitaria dei servizi strumentali, attraverso la costituzione di uffici comuni e previa l'eventuale collocazione delle sedi in edifici comuni o contigui; riordino, accorpamento o soppressione degli uffici e organismi al fine di eliminare duplicazioni o sovrapposizioni di strutture o funzioni, adottare i provvedimenti conseguenti alla ricognizione di cui all'articolo 17, comma 1, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e completare l'attuazione dell'articolo 20 dello stesso decreto-legge n. 90 del 2014, secondo princìpi di semplificazione, efficienza, contenimento della spesa e riduzione degli organi; razionalizzazione e potenziamento dell'efficacia delle funzioni di polizia anche in funzione di una migliore cooperazione sul territorio al fine di evitare sovrapposizioni di competenze e di favorire la gestione associata dei servizi strumentali; istituzione del numero unico europeo 112 su tutto il territorio nazionale con centrali operative da realizzare in ambito regionale, secondo le modalità definite con i protocolli d'intesa adottati ai sensi dell'articolo 75-bis, comma 3, del codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259; riordino delle funzioni di polizia di tutela dell'ambiente, del territorio e del mare, nonché nel campo della sicurezza e dei controlli nel settore agroalimentare, conseguente alla riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento del medesimo in altra Forza di polizia, fatte salve le competenze del medesimo Corpo forestale in materia di lotta attiva contro gli incendi boschivi e di spegnimento con mezzi aerei degli stessi da attribuire al Corpo nazionale dei vigili del fuoco con le connesse risorse e ferme restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell'ambiente, del territorio e del mare e della sicurezza agroalimentare e la salvaguardia delle professionalità esistenti, delle specialità e dell'unitarietà delle funzioni da attribuire, assicurando la necessaria corrispondenza tra le funzioni trasferite e il transito del relativo personale; conseguenti modificazioni agli ordinamenti del personale delle Forze di polizia di cui all'articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, in aderenza al nuovo assetto funzionale e organizzativo, anche attraverso: 1) la revisione della disciplina in materia di reclutamento, di stato giuridico e di progressione in carriera, tenendo conto del merito e delle professionalità, nell'ottica della semplificazione delle relative procedure, prevedendo l'eventuale unificazione, soppressione ovvero istituzione di ruoli, gradi e qualifiche e la rideterminazione delle relative dotazioni organiche, comprese quelle complessive di ciascuna Forza di polizia, in ragione delle esigenze di funzionalità e della consistenza effettiva alla data di entrata in vigore della presente legge, ferme restando le facoltà assunzionali previste alla medesima data, nonché assicurando il mantenimento della sostanziale equiordinazione del personale delle Forze di polizia e dei connessi trattamenti economici, anche in relazione alle occorrenti disposizioni transitorie, fermi restando le peculiarità ordinamentali e funzionali del personale di ciascuna Forza di polizia, nonché i contenuti e i princìpi di cui all'articolo 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183, e tenuto conto dei criteri di delega della presente legge, in quanto compatibili; 2) in caso di assorbimento del Corpo forestale dello Stato, anche in un'ottica di razionalizzazione dei costi, il transito del personale nella relativa Forza di polizia, nonché la facoltà di transito, in un contingente limitato, previa determinazione delle relative modalità, nelle altre Forze di polizia, in conseguente corrispondenza delle funzioni alle stesse attribuite e già svolte dal medesimo personale, con l'assunzione della relativa condizione, ovvero in altre amministrazioni pubbliche, di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, nell'ambito delle relative dotazioni organiche, con trasferimento delle corrispondenti risorse finanziarie. Resta ferma la corresponsione, sotto forma di assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici, a qualsiasi titolo conseguiti, della differenza, limitatamente alle voci fisse e continuative, fra il trattamento economico percepito e quello corrisposto in relazione alla posizione giuridica ed economica di assegnazione; 3) l'utilizzo, previa verifica da parte del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze, di una quota parte dei risparmi di spesa di natura permanente, non superiore al 50 per cento, derivanti alle Forze di polizia dall'attuazione della presente lettera, fermo restando quanto previsto dall'articolo 23 della presente legge, tenuto anche conto di quanto previsto dall'articolo 3, comma 155, secondo periodo, della legge 24 dicembre 2003, n. 350; 4) previsione che il personale tecnico del Corpo forestale dello Stato svolga altresì le funzioni di ispettore fitosanitario di cui all'articolo 34 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214, e successive modificazioni; riordino dei corpi di polizia provinciale, in linea con la definizione dell'assetto delle funzioni di cui alla legge 7 aprile 2014, n. 56, escludendo in ogni caso la confluenza nelle Forze di polizia; ottimizzazione dell'efficacia delle funzioni del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, mediante modifiche al decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, in relazione alle funzioni e ai compiti del personale permanente e volontario del medesimo Corpo e conseguente revisione del decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217, anche con soppressione e modifica dei ruoli e delle qualifiche esistenti ed eventuale istituzione di nuovi appositi ruoli e qualifiche, con conseguente rideterminazione delle relative dotazioni organiche e utilizzo, previa verifica da parte del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze, di una quota parte dei risparmi di spesa di natura permanente, non superiore al 50 per cento, derivanti al Corpo nazionale dei vigili del fuoco dall'attuazione della presente delega, fermo restando quanto previsto dall'articolo 23 della presente legge;
    b)  con riferimento alle forze operanti in mare, fermi restando l'organizzazione, anche logistica, e lo svolgimento delle funzioni e dei compiti di polizia da parte delle Forze di polizia, eliminazione delle duplicazioni organizzative, logistiche e funzionali, nonché ottimizzazione di mezzi e infrastrutture, anche mediante forme obbligatorie di gestione associata, con rafforzamento del coordinamento tra Corpo delle capitanerie di porto e Marina militare, nella prospettiva di un'eventuale maggiore integrazione;
    c)  con riferimento alla sola amministrazione centrale, applicare i princìpi e criteri direttivi di cui agli articoli 111214 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonché, all'esclusivo fine di attuare l'articolo 95 della Costituzione e di adeguare le statuizioni dell'articolo 5 della legge 23 agosto 1988, n. 400, definire:
    1)  le competenze regolamentari e quelle amministrative funzionali al mantenimento dell'unità dell'indirizzo e alla promozione dell'attività dei Ministri da parte del Presidente del Consiglio dei ministri;
    2)  le attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di analisi, definizione e valutazione delle politiche pubbliche;
    3)  i procedimenti di designazione o di nomina di competenza, diretta o indiretta, del Governo o di singoli Ministri, in modo da garantire che le scelte, quand'anche da formalizzarsi con provvedimenti di singoli Ministri, siano oggetto di esame in Consiglio dei ministri;
    4)  la disciplina degli uffici di diretta collaborazione dei Ministri, dei vice ministri e dei sottosegretari di Stato, con determinazione da parte del Presidente del Consiglio dei ministri delle risorse finanziarie destinate ai suddetti uffici, in relazione alle attribuzioni e alle dimensioni dei rispettivi Ministeri, anche al fine di garantire un'adeguata qualificazione professionale del relativo personale, con eventuale riduzione del numero e pubblicazione dei dati nei siti istituzionali delle relative amministrazioni;
    5)  le competenze in materia di vigilanza sulle agenzie governative nazionali, al fine di assicurare l'effettivo esercizio delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri, nel rispetto del principio di separazione tra indirizzo politico e gestione;
    6)  razionalizzazione con eventuale soppressione degli uffici ministeriali le cui funzioni si sovrappongono a quelle proprie delle autorità indipendenti e viceversa; individuazione di criteri omogenei per la determinazione del trattamento economico dei componenti e del personale delle autorità indipendenti, in modo da evitare maggiori oneri per la finanza pubblica, salvaguardandone la relativa professionalità; individuazione di criteri omogenei di finanziamento delle medesime autorità, tali da evitare maggiori oneri per la finanza pubblica, mediante la partecipazione, ove non attualmente prevista, delle imprese operanti nei settori e servizi di riferimento, o comunque regolate o vigilate;
    7)  introduzione di maggiore flessibilità nella disciplina relativa all'organizzazione dei Ministeri, da realizzare con la semplificazione dei procedimenti di adozione dei regolamenti di organizzazione, anche modificando la competenza ad adottarli; introduzione di modifiche al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, per consentire il passaggio dal modello dei dipartimenti a quello del segretario generale e viceversa in relazione alle esigenze di coordinamento; definizione dei predetti interventi assicurando comunque la compatibilità finanziaria degli stessi, anche attraverso l'espressa previsione della partecipazione ai relativi procedimenti dei soggetti istituzionalmente competenti a tal fine;
    d)  con riferimento alle amministrazioni competenti in materia di autoveicoli: riorganizzazione, ai fini della riduzione dei costi connessi alla gestione dei dati relativi alla proprietà e alla circolazione dei veicoli e della realizzazione di significativi risparmi per l'utenza, anche mediante trasferimento, previa valutazione della sostenibilità organizzativa ed economica, delle funzioni svolte dagli uffici del Pubblico registro automobilistico al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con conseguente introduzione di un'unica modalità di archiviazione finalizzata al rilascio di un documento unico contenente i dati di proprietà e di circolazione di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi, da perseguire anche attraverso l'eventuale istituzione di un'agenzia o altra struttura sottoposta alla vigilanza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; svolgimento delle relative funzioni con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente;
    e)  con riferimento alle Prefetture-Uffici territoriali del Governo: a completamento del processo di riorganizzazione, in combinato disposto con i criteri stabiliti dall'articolo 10 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, ed in armonia con le previsioni contenute nella legge 7 aprile 2014, n. 56, razionalizzazione della rete organizzativa e revisione delle competenze e delle funzioni attraverso la riduzione del numero, tenendo conto delle esigenze connesse all'attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56, in base a criteri inerenti all'estensione territoriale, alla popolazione residente, all'eventuale presenza della città metropolitana, alle caratteristiche del territorio, alla criminalità, agli insediamenti produttivi, alle dinamiche socio-economiche, al fenomeno delle immigrazioni sui territori fronte rivieraschi e alle aree confinarie con flussi migratori; trasformazione della Prefettura-Ufficio territoriale del Governo in Ufficio territoriale dello Stato, quale punto di contatto unico tra amministrazione periferica dello Stato e cittadini; attribuzione al prefetto della responsabilità dell’erogazione dei servizi ai cittadini, nonché di funzioni di direzione e coordinamento dei dirigenti degli uffici facenti parte dell’Ufficio territoriale dello Stato, eventualmente prevedendo l’attribuzione allo stesso di poteri sostitutivi, ferma restando la separazione tra funzioni di amministrazione attiva e di controllo, e di rappresentanza dell’amministrazione statale, anche ai fini del riordino della disciplina in materia di conferenza di servizi di cui all’articolo 2; coordinamento e armonizzazione delle disposizioni riguardanti l’Ufficio territoriale dello Stato, con eliminazione delle sovrapposizioni e introduzione delle modifiche a tal fine necessarie; confluenza nell’Ufficio territoriale dello Stato di tutti gli uffici periferici delle amministrazioni civili dello Stato; definizione dei criteri per l’individuazione e l’organizzazione della sede unica dell’Ufficio territoriale dello Stato; individuazione delle competenze in materia di ordine e sicurezza pubblica nell’ambito dell’Ufficio territoriale dello Stato, fermo restando quanto previsto dalla legge 1° aprile 1981, n. 121; individuazione della dipendenza funzionale del prefetto in relazione alle competenze esercitate;
    f)  con riferimento a enti pubblici non economici nazionali e soggetti privati che svolgono attività omogenee: semplificazione e coordinamento delle norme riguardanti l'ordinamento sportivo, con il mantenimento della sua specificità; riconoscimento delle peculiarità dello sport per persone affette da disabilità e scorporo dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) del Comitato italiano paralimpico con trasformazione del medesimo in ente autonomo di diritto pubblico senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, nella previsione che esso utilizzi parte delle risorse finanziarie attualmente in disponibilità o attribuite al CONI e si avvalga per tutte le attività strumentali, ivi comprese le risorse umane, di CONI Servizi spa, attraverso un apposito contratto di servizio; previsione che il personale attualmente in servizio presso il Comitato italiano paralimpico transiti in CONI Servizi spa; riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84, con particolare riferimento al numero, all'individuazione di autorità di sistema nonché alla governance tenendo conto del ruolo delle regioni e degli enti locali e alla semplificazione e unificazione delle procedure doganali e amministrative in materia di porti.

    2. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del primo dei decreti legislativi di cui al comma 1, sono definiti i criteri per la ricognizione dettagliata ed esaustiva, da effettuare decorso un anno dall'adozione dei provvedimenti di riordino, accorpamento o soppressione di cui al comma 1, lettera a), di tutte le funzioni e le competenze attribuite alle amministrazioni pubbliche, statali e locali, inclusi gli uffici e gli organismi oggetto di riordino in conformità al predetto comma 1, al fine di semplificare l'esercizio delle funzioni pubbliche, secondo criteri di trasparenza, efficienza, non duplicazione ed economicità, e di coordinare e rendere efficiente il rapporto tra amministrazione dello Stato ed enti locali.

    3. Per l'istituzione del numero unico europeo 112, di cui al comma 1, lettera a), è autorizzata la spesa di 10 milioni di euro per l'anno 2015, di 20 milioni di euro per l'anno 2016 e di 28 milioni di euro annui dal 2017 al 2024. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2015-2017, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2015, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'interno.

    4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

    5. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con i Ministri interessati, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari e della Commissione parlamentare per la semplificazione, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.

    6. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.

    7. Nei territori delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano restano ferme tutte le attribuzioni spettanti ai rispettivi Corpi forestali regionali e provinciali, anche con riferimento alle funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, secondo la disciplina vigente in materia e salve le diverse determinazioni organizzative, da assumere con norme di attuazione degli statuti speciali, che comunque garantiscano il coordinamento in sede nazionale delle funzioni di polizia di tutela dell'ambiente, del territorio e del mare, nonché la sicurezza e i controlli nel settore agroalimentare. Restano altresì ferme le funzioni attribuite ai presidenti delle suddette regioni e province autonome in materia di funzioni prefettizie, in conformità a quanto disposto dai rispettivi statuti speciali e dalle relative norme di attuazione.



    Art. 9. Disposizioni concernenti l'Ordine al merito della Repubblica italiana

    1. Alla legge 3 marzo 1951, n. 178, sono apportate le seguenti modificazioni:

    a)  all'articolo 2:
    1)  al secondo comma, la parola: «sedici» è sostituita dalla seguente: «dieci»;
    2)  il terzo comma è sostituito dal seguente:
    «Il cancelliere e i membri del Consiglio dell'Ordine, nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, durano in carica sei anni e non possono essere confermati»;
    3)  il quarto comma è abrogato;
    b)  dopo l'articolo 2 è inserito il seguente:
    «Art. 2-bis. - 1. Il cancelliere e i membri del Consiglio dell'Ordine che superano la durata del mandato indicata dal terzo comma dell'articolo 2 decadono a far data dell'emanazione dei decreti di nomina dei nuovi membri.
    2. Le competenze attribuite alla Giunta dell'Ordine dal decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 458, e dallo statuto dell'Ordine, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 ottobre 1952, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 29 novembre 1952, sono devolute al Consiglio dell'Ordine»;
    c)  all'articolo 4, primo comma, le parole: «sentita la Giunta dell'Ordine» sono sostituite dalle seguenti: «sentito il Consiglio dell'Ordine».



    Art. 10. Riordino delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura

    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per la riforma dell'organizzazione, delle funzioni e del finanziamento delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, anche mediante la modifica della legge 29 dicembre 1993, n. 580, come modificata dal decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 23, e il conseguente riordino delle disposizioni che regolano la relativa materia. Il decreto legislativo è adottato nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

    a)  determinazione del diritto annuale a carico delle imprese tenuto conto delle disposizioni di cui all'articolo 28 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114;
    b)  ridefinizione delle circoscrizioni territoriali, con riduzione del numero dalle attuali 105 a non più di 60 mediante accorpamento di due o più camere di commercio; possibilità di mantenere la singola camera di commercio non accorpata sulla base di una soglia dimensionale minima di 75.000 imprese e unità locali iscritte o annotate nel registro delle imprese, salvaguardando la presenza di almeno una camera di commercio in ogni regione, prevedendo la istituibilità di una camera di commercio in ogni provincia autonoma e città metropolitana e, nei casi di comprovata rispondenza a indicatori di efficienza e di equilibrio economico, tenendo conto delle specificità geo-economiche dei territori e delle circoscrizioni territoriali di confine, nonché definizione delle condizioni in presenza delle quali possono essere istituite le unioni regionali o interregionali; previsione, fermo restando il predetto limite massimo di circoscrizioni territoriali, dei presupposti per l'eventuale mantenimento delle camere di commercio nelle province montane di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 7 aprile 2014, n. 56, e, anche in deroga alle soglie dimensionali minime, nei territori montani delle regioni insulari privi di adeguate infrastrutture e collegamenti pubblici stradali e ferroviari; previsione di misure per assicurare alle camere di commercio accorpate la neutralità fiscale delle operazioni derivanti dai processi di accorpamento e dalla cessione e dal conferimento di immobili e di partecipazioni, da realizzare attraverso l'eventuale esenzione da tutte le imposte indirette, con esclusione dell'imposta sul valore aggiunto;
    c)  ridefinizione dei compiti e delle funzioni, con particolare riguardo a quelle di pubblicità legale generale e di settore, di semplificazione amministrativa, di tutela del mercato, limitando e individuando gli ambiti di attività nei quali svolgere la funzione di promozione del territorio e dell'economia locale, nonché attribuendo al sistema camerale specifiche competenze, anche delegate dallo Stato e dalle regioni, eliminando le duplicazioni con altre amministrazioni pubbliche, limitando le partecipazioni societarie a quelle necessarie per lo svolgimento delle funzioni istituzionali nonché per lo svolgimento di attività in regime di concorrenza, a tal fine esplicitando criteri specifici e vincolanti, eliminando progressivamente le partecipazioni societarie non essenziali e gestibili secondo criteri di efficienza da soggetti privati;
    d)  riordino delle competenze relative alla tenuta e valorizzazione del registro delle imprese presso le camere di commercio, con particolare riguardo alle funzioni di promozione della trasparenza del mercato e di pubblicità legale delle imprese, garantendo la continuità operativa del sistema informativo nazionale e l'unitarietà di indirizzo applicativo e interpretativo attraverso il ruolo di coordinamento del Ministero dello sviluppo economico;
    e)  definizione da parte del Ministero dello sviluppo economico, sentita l'Unioncamere, di standard nazionali di qualità delle prestazioni delle camere di commercio, in relazione a ciascuna funzione fondamentale, ai relativi servizi ed all'utilità prodotta per le imprese, nonché di un sistema di monitoraggio di cui il Ministero dello sviluppo economico si avvale per garantire il rispetto degli standard;
    f)  riduzione del numero dei componenti dei consigli e delle giunte e riordino della relativa disciplina, compresa quella sui criteri di elezione, in modo da assicurare un'adeguata consultazione delle imprese, e sul limite ai mandati, nonché delle unioni regionali, delle aziende speciali e delle società controllate; individuazione di criteri che garantiscano, in caso di accorpamento, la rappresentanza equilibrata negli organi camerali delle basi associative delle camere di commercio accorpate, favorendo il mantenimento dei servizi sul territorio; riordino della disciplina dei compensi dei relativi organi, prevedendo la gratuità degli incarichi diversi da quelli nei collegi dei revisori dei conti; definizione di limiti al trattamento economico dei vertici amministrativi delle camere di commercio e delle aziende speciali;
    g)  introduzione di una disciplina transitoria che tenga conto degli accorpamenti già deliberati alla data di entrata in vigore della presente legge;
    h)  introduzione di una disciplina transitoria che assicuri la sostenibilità finanziaria, anche con riguardo ai progetti in corso per la promozione dell'attività economica all'estero, e il mantenimento dei livelli occupazionali e che contempli poteri sostitutivi per garantire la completa attuazione del processo di riforma, anche mediante la nomina di commissari in caso di inadempienza da parte delle camere di commercio.

    2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è adottato su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione e con il Ministro dell'economia e delle finanze, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione dello schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema di decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente il testo alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, il decreto può comunque essere adottato.

    3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.



    Capo III

    Personale

    Art. 11. Dirigenza pubblica

    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, salvo quanto previsto dall'articolo 17, comma 2, uno o più decreti legislativi in materia di dirigenza pubblica e di valutazione dei rendimenti dei pubblici uffici. I decreti legislativi sono adottati nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

    a)  istituzione del sistema della dirigenza pubblica, articolato in ruoli unificati e coordinati, accomunati da requisiti omogenei di accesso e da procedure analoghe di reclutamento, basati sul principio del merito, dell'aggiornamento e della formazione continua, e caratterizzato dalla piena mobilità tra i ruoli, secondo le previsioni di cui alle lettere da b) a q); istituzione di una banca dati nella quale inserire il curriculum vitae, un profilo professionale e gli esiti delle valutazioni per ciascun dirigente dei ruoli di cui alla lettera b) e affidamento al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri della tenuta della banca dati e della gestione tecnica dei ruoli, alimentati dai dati forniti dalle amministrazioni interessate;
    b)  con riferimento all'inquadramento:
    1)  dei dirigenti dello Stato: istituzione di un ruolo unico dei dirigenti statali presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, in cui confluiscono i dirigenti di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, appartenenti ai ruoli delle amministrazioni statali, degli enti pubblici non economici nazionali, delle università statali, degli enti pubblici di ricerca e delle agenzie governative istituite ai sensi del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300; esclusione dallo stesso ruolo del personale in regime di diritto pubblico di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165; eliminazione della distinzione in due fasce; previsione, nell'ambito del ruolo, di sezioni per le professionalità speciali; introduzione di ruoli unici anche per la dirigenza delle autorità indipendenti, nel rispetto della loro piena autonomia; in sede di prima applicazione, confluenza nei suddetti ruoli dei dirigenti di ruolo delle stesse amministrazioni; esclusione dai suddetti ruoli unici della dirigenza scolastica, con salvezza della disciplina speciale in materia di reclutamento e inquadramento della stessa; istituzione, presso il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, di una Commissione per la dirigenza statale, operante con piena autonomia di valutazione, i cui componenti sono selezionati con modalità tali da assicurarne l'indipendenza, la terzietà, l'onorabilità e l'assenza di conflitti di interessi, con procedure trasparenti e con scadenze differenziate, sulla base di requisiti di merito e incompatibilità con cariche politiche e sindacali; previsione delle funzioni della Commissione, ivi compresa la verifica del rispetto dei criteri di conferimento degli incarichi e del concreto utilizzo dei sistemi di valutazione al fine del conferimento e della revoca degli incarichi; attribuzione delle funzioni del Comitato dei garanti di cui all'articolo 22 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, relative ai dirigenti statali, alla suddetta Commissione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;
    2)  dei dirigenti delle regioni: istituzione, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, di un ruolo unico dei dirigenti regionali; in sede di prima applicazione, confluenza nel suddetto ruolo dei dirigenti di ruolo nelle regioni, negli enti pubblici non economici regionali e nelle agenzie regionali; attribuzione della gestione del ruolo unico a una Commissione per la dirigenza regionale, sulla base dei medesimi criteri di cui al numero 1) della presente lettera; inclusione nel suddetto ruolo unico della dirigenza delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e della dirigenza amministrativa, professionale e tecnica del Servizio sanitario nazionale ed esclusione dallo stesso, ferma restando l'applicazione dell'articolo 15 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del Servizio sanitario nazionale;
    3)  dei dirigenti degli enti locali: istituzione, previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, di un ruolo unico dei dirigenti degli enti locali; in sede di prima applicazione, confluenza nel suddetto ruolo dei dirigenti di ruolo negli enti locali; attribuzione della gestione del ruolo unico a una Commissione per la dirigenza locale, sulla base dei medesimi criteri di cui al numero 1) della presente lettera; mantenimento della figura del direttore generale di cui all'articolo 108 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 2, comma 186, lettera d), della legge 23 dicembre 2009, n. 191, e definizione dei relativi requisiti, fermo restando quanto previsto dal numero 4) della presente lettera;
    4)  dei segretari comunali e provinciali: abolizione della figura; attribuzione alla dirigenza di cui al numero 3) dei compiti di attuazione dell'indirizzo politico, coordinamento dell'attività amministrativa e controllo della legalità dell'azione amministrativa; mantenimento della funzione rogante in capo ai dirigenti apicali aventi i prescritti requisiti; inserimento di coloro che, alla data di entrata in vigore del decreto legislativo adottato in attuazione della delega di cui al presente articolo, sono iscritti all'albo nazionale dei segretari comunali e provinciali di cui all'articolo 98 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nelle fasce professionali A e B, nel ruolo unico dei dirigenti degli enti locali di cui al numero 3) e soppressione del predetto albo; fermo restando il rispetto della normativa vigente in materia di contenimento della spesa di personale, specifica disciplina per coloro che sono iscritti nelle predette fasce professionali e sono privi di incarico alla data di entrata in vigore del decreto legislativo adottato in attuazione della delega di cui al presente articolo; specifica disciplina che contempli la confluenza nel suddetto ruolo unico dopo due anni di esercizio effettivo, anche come funzionario, di funzioni segretariali o equivalenti per coloro che sono iscritti al predetto albo, nella fascia professionale C, e per i vincitori di procedure concorsuali di ammissione al corso di accesso in carriera già avviate alla data di entrata in vigore della presente legge; fermo restando il rispetto della vigente normativa in materia di contenimento della spesa di personale, obbligo per gli enti locali di nominare comunque un dirigente apicale con compiti di attuazione dell'indirizzo politico, coordinamento dell'attività amministrativa e controllo della legalità dell'azione amministrativa, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; previsione che gli incarichi di funzione dirigenziale apicale cessano se non rinnovati entro novanta giorni dalla data di insediamento degli organi esecutivi; previsione della possibilità, per le città metropolitane e i comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti, di nominare, in alternativa al dirigente apicale, un direttore generale ai sensi dell'articolo 108 del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 e previsione, in tale ipotesi, dell'affidamento della funzione di controllo della legalità dell'azione amministrativa e della funzione rogante a un dirigente di ruolo; previsione, per i comuni di minori dimensioni demografiche, dell'obbligo di gestire la funzione di direzione apicale in via associata, coerentemente con le previsioni di cui all'articolo 14 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni; in sede di prima applicazione e per un periodo non superiore a tre anni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo adottato in attuazione della delega di cui al presente articolo, obbligo per gli enti locali privi di un direttore generale nominato ai sensi del citato articolo 108 del testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 di conferire l'incarico di direzione apicale con compiti di attuazione dell'indirizzo politico, coordinamento dell'attività amministrativa, direzione degli uffici e controllo della legalità dell'azione amministrativa ai predetti soggetti, già iscritti nel predetto albo e confluiti nel ruolo di cui al numero 3), nonché ai soggetti già iscritti all'albo, nella fascia professionale C, e ai vincitori del corso di accesso in carriera, già bandito alla data di entrata in vigore della presente legge, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Per la regione Trentino-Alto Adige resta ferma la particolare disciplina prevista per i segretari comunali dal titolo VI della legge 11 marzo 1972, n. 118, nonché dalle leggi regionali del Trentino-Alto Adige 26 aprile 2010, n. 1, e 9 dicembre 2014, n. 11, anche in conformità al titolo XI del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, e successive modificazioni, e alle relative norme di attuazione di cui aldecreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574, sull'uso della lingua tedesca nei rapporti con la pubblica amministrazione;
    c)  con riferimento all'accesso alla dirigenza:
    1)  per corso-concorso: definizione di requisiti e criteri di selezione dei partecipanti al corso-concorso ispirati alle migliori pratiche utilizzate in ambito internazionale, fermo restando il possesso di un titolo di studio non inferiore alla laurea magistrale; cadenza annuale del corso-concorso per ciascuno dei tre ruoli di cui alla lettera b), numeri 1), 2) e 3), per un numero fisso di posti, definito in relazione al fabbisogno minimo annuale del sistema amministrativo; esclusione di graduatorie di idonei nel concorso di accesso al corso-concorso; immissione in servizio dei vincitori del corso-concorso come funzionari, con obblighi di formazione, per i primi tre anni, con possibile riduzione del suddetto periodo in relazione all’esperienza lavorativa nel settore pubblico o a esperienze all’estero e successiva immissione nel ruolo unico della dirigenza da parte delle Commissioni di cui alla lettera b) sulla base della valutazione da parte dell’amministrazione presso la quale è stato attribuito l’incarico iniziale; possibilità di reclutare, con il suddetto corso-concorso, anche dirigenti di carriere speciali e delle autorità indipendenti; previsione di sezioni speciali del corso-concorso per dirigenti tecnici;
    2)  per concorso: definizione di requisiti e criteri di selezione ispirati alle migliori pratiche utilizzate in ambito internazionale, fermo restando il possesso di un titolo di studio non inferiore alla laurea magistrale; cadenza annuale del concorso unico per ciascuno dei tre ruoli di cui alla lettera b), per un numero di posti variabile, per i posti disponibili nella dotazione organica e non coperti dal corso-concorso di cui al numero 1) della presente lettera; esclusione di graduatorie di idonei; possibilità di reclutare, con il suddetto concorso, anche dirigenti di carriere speciali e delle autorità indipendenti; formazione della graduatoria finale alla fine del ciclo di formazione iniziale; assunzione a tempo determinato e successiva assunzione a tempo indeterminato previo esame di conferma, dopo il primo triennio di servizio, da parte di un organismo indipendente, con possibile riduzione della durata in relazione all'esperienza lavorativa nel settore pubblico o a esperienze all'estero; risoluzione del rapporto di lavoro, con eventuale inquadramento nella qualifica di funzionario, in caso di mancato superamento dell'esame di conferma;
    d)  con riferimento al sistema di formazione dei pubblici dipendenti: revisione dell'ordinamento, della missione e dell'assetto organizzativo della Scuola nazionale dell'amministrazione con eventuale trasformazione della natura giuridica, con il coinvolgimento di istituzioni nazionali ed internazionali di riconosciuto prestigio, in coerenza con la disciplina dell'inquadramento e del reclutamento di cui alle lettere a), b) e c), in modo da assicurare l'omogeneità della qualità e dei contenuti formativi dei dirigenti dei diversi ruoli di cui alla lettera b), senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; possibilità di avvalersi, per le attività di reclutamento e di formazione, delle migliori istituzioni di formazione, selezionate con procedure trasparenti, nel rispetto di regole e di indirizzi generali e uniformi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; ridefinizione del trattamento economico dei docenti della Scuola nazionale dell'amministrazione in coerenza con le previsioni di cui all'articolo 21, comma 4, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, ferma restando l'abrogazione dell'articolo 10, comma 2, del decreto legislativo 1° dicembre 2009, n. 178, senza incremento dei trattamenti economici in godimento e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica; promozione, con il coinvolgimento dell'Associazione nazionale dei comuni italiani, di corsi di formazione concernenti l'esercizio associato delle funzioni fondamentali di cui all'articolo 14 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni, per dipendenti e dirigenti dei comuni con popolazione pari o inferiore a 5.000 abitanti;
    e)  con riferimento alla formazione permanente dei dirigenti: definizione di obblighi formativi annuali e delle modalità del relativo adempimento; coinvolgimento dei dirigenti di ruolo nella formazione dei futuri dirigenti, loro obbligo di prestare gratuitamente la propria opera intellettuale per le suddette attività di formazione;
    f)  con riferimento alla mobilità della dirigenza: semplificazione e ampliamento delle ipotesi di mobilità tra le amministrazioni pubbliche e con il settore privato; previsione dei casi e delle condizioni nei quali non è richiesto il previo assenso delle amministrazioni di appartenenza per la mobilità della dirigenza medica e sanitaria;
    g)  con riferimento al conferimento degli incarichi dirigenziali: possibilità di conferire gli incarichi ai dirigenti appartenenti a ciascuno dei tre ruoli di cui alla lettera b); definizione, per ciascun incarico dirigenziale, dei requisiti necessari in termini di competenze ed esperienze professionali, tenendo conto della complessità, delle responsabilità organizzative e delle risorse umane e strumentali; conferimento degli incarichi a dirigenti di ruolo mediante procedura comparativa con avviso pubblico, sulla base di requisiti e criteri definiti dall'amministrazione in base ai criteri generali definiti dalle Commissioni di cui alla lettera b); rilevanza delle attitudini e delle competenze del singolo dirigente, dei precedenti incarichi e della relativa valutazione, delle specifiche competenze organizzative possedute, nonché delle esperienze di direzione eventualmente maturate all'estero, presso il settore privato o presso altre amministrazioni pubbliche, purché attinenti all'incarico da conferire; preselezione di un numero predeterminato di candidati in possesso dei requisiti richiesti, sulla base dei suddetti requisiti e criteri, per gli incarichi relativi ad uffici di vertice e per gli incarichi corrispondenti ad uffici di livello dirigenziale generale, da parte delle Commissioni di cui alla lettera b), e successiva scelta da parte del soggetto nominante; verifica successiva del rispetto dei suddetti requisiti e criteri, per gli altri incarichi dirigenziali, da parte della stessa Commissione; assegnazione degli incarichi con criteri che tengano conto della diversità delle esperienze maturate, anche in amministrazioni differenti; parere obbligatorio e non vincolante delle Commissioni di cui alla lettera b) sulla decadenza dagli incarichi in caso di riorganizzazione dell'amministrazione da rendere entro un termine certo, decorso il quale il parere si intende acquisito; per quanto riguarda gli incarichi dirigenziali non assegnati attraverso i concorsi e le procedure di cui alla lettera c) del presente comma, previsione di procedure selettive e comparative, fermi restando i limiti percentuali previsti dall'articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con conseguente eventuale revisione delle analoghe discipline e delle relative percentuali, definite in modo sostenibile per le amministrazioni non statali; previsione della pubblicizzazione dei posti dirigenziali che si rendono vacanti in ogni singola amministrazione, con congruo anticipo, attraverso la pubblicazione sulla banca dati di cui alla lettera a) del presente comma;
    h)  con riferimento alla durata degli incarichi dirigenziali: durata degli incarichi di quattro anni, rinnovabili previa partecipazione alla procedura di avviso pubblico; facoltà di rinnovo degli incarichi per ulteriori due anni senza procedura selettiva per una sola volta, purché motivato e nei soli casi nei quali il dirigente abbia ottenuto una valutazione positiva; definizione di presupposti oggettivi per la revoca, anche in relazione al mancato raggiungimento degli obiettivi, e della relativa procedura; equilibrio di genere nel conferimento degli incarichi; possibilità di proroga dell'incarico dirigenziale in essere, per il periodo strettamente necessario al completamento delle procedure per il conferimento del nuovo incarico;
    i)  con riferimento ai dirigenti privi di incarico: erogazione del trattamento economico fondamentale e della parte fissa della retribuzione, maturata prima della data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al presente comma, ai dirigenti privi di incarico e loro collocamento in disponibilità; disciplina della decadenza dal ruolo unico a seguito di un determinato periodo di collocamento in disponibilità successivo a valutazione negativa; loro diritto all'aspettativa senza assegni per assumere incarichi in altre amministrazioni ovvero nelle società partecipate dalle amministrazioni pubbliche, o per svolgere attività lavorativa nel settore privato, con sospensione del periodo di disponibilità; possibile destinazione allo svolgimento di attività di supporto presso le suddette amministrazioni o presso enti senza scopo di lucro, con il consenso dell'interessato, senza conferimento di incarichi dirigenziali e senza retribuzioni aggiuntive; previsione della possibilità, per i dirigenti collocati in disponibilità, di formulare istanza di ricollocazione in qualità di funzionario, in deroga all'articolo 2103 del codice civile, nei ruoli delle pubbliche amministrazioni;
    l)  con riferimento alla valutazione dei risultati: rilievo dei suoi esiti per il conferimento dei successivi incarichi dirigenziali; costruzione del percorso di carriera in funzione degli esiti della valutazione;
    m)  con riferimento alla responsabilità dei dirigenti: riordino delle disposizioni legislative relative alle ipotesi di responsabilità dirigenziale, amministrativo-contabile e disciplinare dei dirigenti e ridefinizione del rapporto tra responsabilità dirigenziale e responsabilità amministrativo-contabile, con particolare riferimento alla esclusiva imputabilità ai dirigenti della responsabilità per l'attività gestionale, con limitazione della responsabilità dirigenziale alle ipotesi di cui all'articolo 21 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165; limitazione della responsabilità disciplinare ai comportamenti effettivamente imputabili ai dirigenti stessi;
    n)  con riferimento alla retribuzione: omogeneizzazione del trattamento economico fondamentale e accessorio nell'ambito di ciascun ruolo unico, e nei limiti delle risorse complessivamente destinate, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali vigenti, al finanziamento del predetto trattamento economico fondamentale e accessorio; confluenza della retribuzione di posizione fissa nel trattamento economico fondamentale; definizione della retribuzione di posizione in relazione a criteri oggettivi in riferimento all'incarico; definizione dell'incidenza della retribuzione di risultato in relazione al tipo di incarico; suo collegamento, ove possibile, sia a obiettivi fissati per l'intera amministrazione, sia a obiettivi assegnati al singolo dirigente; definizione di limiti assoluti del trattamento economico complessivo stabiliti in base a criteri oggettivi correlati alla tipologia dell'incarico e di limiti percentuali relativi alle retribuzioni di posizione e di risultato rispetto al totale; possibilità di ciascun dirigente di attribuire un premio monetario annuale a non più di un decimo dei dirigenti suoi subordinati e a non più di un decimo dei suoi dipendenti, sulla base di criteri definiti nel rispetto della disciplina in materia di contrattazione collettiva e nei limiti delle disponibilità dei fondi a essa destinati; pubblicazione nel sito istituzionale dell'identità dei destinatari dei suddetti premi; definizione di criteri omogenei per la disciplina dei fondi destinati alla retribuzione accessoria delle diverse amministrazioni;
    o)  con riferimento alla disciplina transitoria: graduale riduzione del numero dei dirigenti ove necessario; confluenza dei dirigenti nel ruolo unico con proseguimento fino a scadenza degli incarichi conferiti e senza variazione in aumento del trattamento economico individuale; definizione dei requisiti e criteri per il conferimento degli incarichi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del relativo decreto legislativo; disciplina del conferimento degli incarichi prevedendo obbligatoriamente un numero minimo di anni di servizio, in modo da salvaguardare l'esperienza acquisita; riequilibrio dei fondi destinati alla retribuzione accessoria delle diverse amministrazioni sulla base degli effettivi fabbisogni delle amministrazioni nazionali;
    p)  con riferimento al conferimento degli incarichi di direttore generale, di direttore amministrativo e di direttore sanitario, nonché, ove previsto dalla legislazione regionale, di direttore dei servizi socio-sanitari, delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale, fermo restando quanto previsto dall'articolo 3-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, per quanto attiene ai requisiti, alla trasparenza del procedimento e dei risultati, alla verifica e alla valutazione, definizione dei seguenti princìpi fondamentali, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione: selezione unica per titoli, previo avviso pubblico, dei direttori generali in possesso di specifici titoli formativi e professionali e di comprovata esperienza dirigenziale, effettuata da parte di una commissione nazionale composta pariteticamente da rappresentanti dello Stato e delle regioni, per l'inserimento in un elenco nazionale degli idonei istituito presso il Ministero della salute, aggiornato con cadenza biennale, da cui le regioni e le province autonome devono attingere per il conferimento dei relativi incarichi da effettuare nell'ambito di una rosa di candidati costituita da coloro che, iscritti nell'elenco nazionale, manifestano l'interesse all'incarico da ricoprire, previo avviso della singola regione o provincia autonoma che procede secondo le modalità del citato articolo 3-bis del decreto legislativo n. 502 del 1992, e successive modificazioni; sistema di verifica e di valutazione dell'attività dei direttori generali che tenga conto del raggiungimento degli obiettivi sanitari e dell'equilibrio economico dell'azienda, anche in relazione alla garanzia dei livelli essenziali di assistenza e dei risultati del programma nazionale valutazione esiti dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali; decadenza dall'incarico e possibilità di reinserimento soltanto all'esito di una nuova selezione nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, accertato decorsi ventiquattro mesi dalla nomina, o nel caso di gravi o comprovati motivi, o di grave disavanzo o di manifesta violazione di leggi o regolamenti o del principio di buon andamento e imparzialità; selezione per titoli e colloquio, previo avviso pubblico, dei direttori amministrativi e dei direttori sanitari, nonché, ove previsti dalla legislazione regionale, dei direttori dei servizi socio-sanitari, in possesso di specifici titoli professionali, scientifici e di carriera, effettuata da parte di commissioni regionali composte da esperti di qualificate istituzioni scientifiche, per l'inserimento in appositi elenchi regionali degli idonei, aggiornati con cadenza biennale, da cui i direttori generali devono obbligatoriamente attingere per le relative nomine; decadenza dall'incarico nel caso di manifesta violazione di leggi o regolamenti o del principio di buon andamento e imparzialità; definizione delle modalità per l'applicazione delle norme adottate in attuazione della presente lettera alle aziende ospedaliero-universitarie;
    q)  previsione di ipotesi di revoca dell'incarico e di divieto di rinnovo di conferimento di incarichi in settori sensibili ed esposti al rischio di corruzione, in presenza di condanna anche non definitiva, da parte della Corte dei conti, al risarcimento del danno erariale per condotte dolose.

    2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto, per i profili di competenza relativi alla lettera p) del medesimo comma 1, con il Ministro della salute, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.

    3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura stabiliti dal presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.



    Art. 12. Introduzione dell'art. 16-bis della legge 3 aprile 1979, n. 103, in materia di natura e durata degli incarichi direttivi dell'Avvocatura dello Stato

    1. Dopo l'articolo 16 della legge 3 aprile 1979, n. 103, è inserito il seguente:
    «Art. 16-bis. - 1. L'avvocato generale aggiunto, i vice avvocati generali e gli avvocati distrettuali collaborano direttamente con l'avvocato generale dello Stato, lo coadiuvano nell'esercizio delle sue funzioni e assicurano l'omogeneità delle difese e delle consultazioni. Gli incarichi direttivi non sono conferiti ad avvocati dello Stato che debbano essere collocati a riposo entro quattro anni dalla data di avvio della procedura selettiva.
    2. L'incarico di vice avvocato generale e quello di avvocato distrettuale dello Stato hanno natura temporanea e sono conferiti per la durata di quattro anni, al termine dei quali l'incarico può essere rinnovato, per una sola volta e per uguale periodo o fino alla data del collocamento a riposo se anteriore, a seguito di valutazione da esprimere con lo stesso procedimento previsto per il conferimento.
    3. Le disposizioni del comma 2 si applicano anche agli incarichi in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione. Gli incarichi conferiti da oltre quattro anni cessano decorsi sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, salvo rinnovo, con lo stesso procedimento previsto per il conferimento, per una sola volta e per la durata di ulteriori quattro anni o fino alla data del collocamento a riposo se anteriore.
    4. Nell'esprimere il parere di cui all'articolo 23, primo comma, lettera e), e il parere sul conferimento dell'incarico di avvocato generale aggiunto, il consiglio degli avvocati e procuratori dello Stato applica il criterio della rotazione nell'attribuzione degli incarichi e tiene conto delle attitudini organizzative e relazionali del candidato, nonché della professionalità acquisita, desunta in particolare da indici di merito predeterminati dal medesimo consiglio e ricavabili dall'esame dell'attività svolta.
    5. Alla scadenza del termine di cui al comma 2, l'avvocato dello Stato che ha esercitato funzioni direttive, in assenza di domanda formulata ai sensi dell'articolo 18, quarto comma, o di domanda per il conferimento di altra funzione direttiva, ovvero in ipotesi di reiezione delle stesse, è assegnato alle funzioni non direttive nel medesimo ufficio».



    Art. 13. Semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca

    1. Al fine di favorire e semplificare le attività degli enti pubblici di ricerca (EPR) e rendere le procedure e le normative più consone alle peculiarità degli scopi istituzionali di tali enti, anche considerando l'autonomia e la terzietà di cui essi godono, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con invarianza delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, uno o più decreti legislativi nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

    a)  garantire il recepimento della Carta europea dei ricercatori e del documento European Framework for Research Careers, con particolare riguardo alla libertà di ricerca e all'autonomia professionale; consentire la portabilità dei progetti di ricerca e la relativa titolarità valorizzando la specificità del modello contrattuale del sistema degli enti di ricerca;
    b)  inquadramento della ricerca pubblica in un sistema di regole più snello e più appropriato a gestirne la peculiarità dei tempi e delle esigenze del settore, nel campo degli acquisti, delle partecipazioni internazionali, dell'espletamento e dei rimborsi di missioni fuori sede finalizzate ad attività di ricerca, del reclutamento, delle spese generali e dei consumi, ed in tutte le altre attività proprie degli EPR;
    c)  definizione di regole improntate a princìpi di responsabilità ed autonomia decisionale, anche attraverso la riduzione dei controlli preventivi ed il rafforzamento di quelli successivi;
    d)  razionalizzazione e semplificazione dei vincoli amministrativi, contabili e legislativi, limitandoli prioritariamente a quelli di tipo «a budget»;
    e)  semplificazione della normativa riguardante gli EPR e suo coordinamento con le migliori pratiche internazionali.

    2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e degli altri Ministri vigilanti, di concerto con il Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, sentite le parti sociali per gli aspetti di compatibilità con le norme previste nel contratto collettivo del comparto ricerca, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri della Commissione parlamentare per la semplificazione e delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. I pareri definitivi delle Commissioni competenti per materia sono espressi entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque adottati.

    3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.



    Art. 14. Promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nelle amministrazioni pubbliche

    1. Le amministrazioni pubbliche, nei limiti delle risorse di bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, adottano misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l'attuazione del telelavoro e per la sperimentazione, anche al fine di tutelare le cure parentali, di nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa che permettano, entro tre anni, ad almeno il 10 per cento dei dipendenti, ove lo richiedano, di avvalersi di tali modalità, garantendo che i dipendenti che se ne avvalgono non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera. L'adozione delle misure organizzative e il raggiungimento degli obiettivi di cui al presente comma costituiscono oggetto di valutazione nell'ambito dei percorsi di misurazione della performance organizzativa e individuale all'interno delle amministrazioni pubbliche. Le amministrazioni pubbliche adeguano altresì i propri sistemi di monitoraggio e controllo interno, individuando specifici indicatori per la verifica dell'impatto sull'efficacia e sull'efficienza dell'azione amministrativa, nonché sulla qualità dei servizi erogati, delle misure organizzative adottate in tema di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti, anche coinvolgendo i cittadini, sia individualmente, sia nelle loro forme associative.

    2. Le amministrazioni pubbliche, nei limiti delle risorse di bilancio disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, procedono, al fine di conciliare i tempi di vita e di lavoro dei dipendenti, a stipulare convenzioni con asili nido e scuole dell'infanzia e a organizzare, anche attraverso accordi con altre amministrazioni pubbliche, servizi di supporto alla genitorialità, aperti durante i periodi di chiusura scolastica.

    3. Con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definiti indirizzi per l'attuazione dei commi 1 e 2 del presente articolo e linee guida contenenti regole inerenti l'organizzazione del lavoro finalizzate a promuovere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti.

    4. Gli organi costituzionali, nell'ambito della loro autonomia, possono definire modalità e criteri per l'adeguamento dei rispettivi ordinamenti ai princìpi di cui ai commi 1, 2 e 3.

    5. All'articolo 596 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, sono apportate le seguenti modificazioni:

    a)  dopo il comma 1 è inserito il seguente:
    «1-bis. Il fondo di cui al comma 1 è finanziato per l'importo di 2 milioni di euro per l'anno 2015 e di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione, per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017, della quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2014-2020, di cui all'articolo 1, comma 6, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. A decorrere dall'anno 2018, la dotazione del fondo di cui al comma 1 è determinata annualmente ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera d), dellalegge 31 dicembre 2009, n. 196»;
    b)  al comma 3, le parole: «anche da minori che non siano figli di dipendenti dell'Amministrazione della difesa» sono sostituite dalle seguenti: «oltre che da minori figli di dipendenti dell'Amministrazione della difesa, anche da minori figli di dipendenti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, nonché da minori figli di dipendenti delle amministrazioni locali e da minori che non trovano collocazione nelle strutture pubbliche comunali,».

    6. Dopo il comma 1-bis dell'articolo 30 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, è inserito il seguente:
    «1-ter. La dipendente vittima di violenza di genere inserita in specifici percorsi di protezione, debitamente certificati dai servizi sociali del comune di residenza, può presentare domanda di trasferimento ad altra amministrazione pubblica ubicata in un comune diverso da quello di residenza, previa comunicazione all'amministrazione di appartenenza. Entro quindici giorni dalla suddetta comunicazione l'amministrazione di appartenenza dispone il trasferimento presso l'amministrazione indicata dalla dipendente, ove vi siano posti vacanti corrispondenti alla sua qualifica professionale».

    7. All'articolo 42-bis, comma 1, secondo periodo, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e limitato a casi o esigenze eccezionali».



    Art. 15. Rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento penale per il personale delle Forze armate

    1. L'articolo 1393 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, è sostituito dal seguente:
    «Art. 1393 (Rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento penale). - 1. In caso di procedimento disciplinare che abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede l'autorità giudiziaria, si applica la disciplina in materia di rapporti fra procedimento disciplinare e procedimento penale di cui all'articolo 55-ter del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165».



    Capo IV

    Deleghe per la semplificazione normativa

    Art. 16. Procedure e criteri comuni per l'esercizio di deleghe legislative di semplificazione

    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ovvero entro il diverso termine previsto dall'articolo 17, decreti legislativi di semplificazione dei seguenti settori:

    a)  lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e connessi profili di organizzazione amministrativa;
    b)  partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche;
    c)  servizi pubblici locali di interesse economico generale.

    2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi generali:

    a)  elaborazione di un testo unico delle disposizioni in ciascuna materia, con le modifiche strettamente necessarie per il coordinamento delle disposizioni stesse, salvo quanto previsto nelle lettere successive;
    b)  coordinamento formale e sostanziale del testo delle disposizioni legislative vigenti, apportando le modifiche strettamente necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo;
    c)  risoluzione delle antinomie in base ai princìpi dell'ordinamento e alle discipline generali regolatrici della materia;
    d)  indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta salva l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile;
    e)  aggiornamento delle procedure, prevedendo, in coerenza con quanto previsto dai decreti legislativi di cui all'articolo 1, la più estesa e ottimale utilizzazione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, anche nei rapporti con i destinatari dell'azione amministrativa.

    3. Il Governo si attiene altresì ai princìpi e criteri direttivi indicati negli articoli da 17 a 19.

    4. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con i Ministri interessati, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e del parere del Consiglio di Stato, che sono resi nel termine di quarantacinque giorni dalla data di trasmissione di ciascuno schema di decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema di ciascun decreto legislativo è successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari e della Commissione parlamentare per la semplificazione, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 1 o successivamente, la scadenza medesima è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.

    5. Il Governo adotta, su proposta del Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione, un regolamento ai sensi dell'articolo17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, per l'attuazione delle disposizioni del decreto legislativo di cui alla lettera a) del comma 1 del presente articolo.

    6. Conseguentemente all'adozione dei decreti legislativi di cui al comma 1, fermo restando quanto disposto dal comma 5, il Governo adegua la disciplina statale di natura regolamentare, ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400.

    7. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui ai commi 2, 3 e 4, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.



    Art. 17. Riordino della disciplina del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche

    1. I decreti legislativi per il riordino della disciplina in materia di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e connessi profili di organizzazione amministrativa sono adottati, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi, che si aggiungono a quelli di cui all'articolo 16:

    a)  previsione nelle procedure concorsuali pubbliche di meccanismi di valutazione finalizzati a valorizzare l'esperienza professionale acquisita da coloro che hanno avuto rapporti di lavoro flessibile con le amministrazioni pubbliche, con esclusione, in ogni caso, dei servizi prestati presso uffici di diretta collaborazione degli organi politici e ferma restando, comunque, la garanzia di un adeguato accesso dall'esterno;
    b)  previsione di prove concorsuali che privilegino l'accertamento della capacità dei candidati di utilizzare e applicare a problemi specifici e casi concreti nozioni teoriche, con possibilità di svolgere unitariamente la valutazione dei titoli e le prove concorsuali relative a diversi concorsi;
    c)  svolgimento dei concorsi, per tutte le amministrazioni pubbliche, in forma centralizzata o aggregata, con effettuazione delle prove in ambiti territoriali sufficientemente ampi da garantire adeguate partecipazione ed economicità dello svolgimento della procedura concorsuale, e con applicazione di criteri di valutazione uniformi, per assicurare omogeneità qualitativa e professionale in tutto il territorio nazionale per funzioni equivalenti; revisione delle modalità di espletamento degli stessi, in particolare con la predisposizione di strumenti volti a garantire l'effettiva segretezza dei temi d'esame fino allo svolgimento delle relative prove, di misure di pubblicità sui temi di concorso e di forme di preselezione dei componenti delle commissioni; gestione dei concorsi per il reclutamento del personale degli enti locali a livello provinciale; definizione di limiti assoluti e percentuali, in relazione al numero dei posti banditi, per gli idonei non vincitori; riduzione dei termini di validità delle graduatorie; per le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e aventi graduatorie in vigore alla data di approvazione dello schema di decreto legislativo di cui al presente comma, in attuazione dell'articolo 1, commi 424 e 425, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, nel rispetto dei limiti di finanza pubblica, l'introduzione di norme transitorie finalizzate esclusivamente all'assunzione dei vincitori di concorsi pubblici, le cui graduatorie siano state approvate e pubblicate entro la data di entrata in vigore della presente legge;
    d)  soppressione del requisito del voto minimo di laurea per la partecipazione ai concorsi per l'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni;
    e)  previsione dell'accertamento della conoscenza della lingua inglese e di altre lingue, quale requisito di partecipazione al concorso o titolo di merito valutabile dalle commissioni giudicatrici, secondo modalità definite dal bando anche in relazione ai posti da coprire;
    f)  valorizzazione del titolo di dottore di ricerca, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 4, comma 7, della legge 3 luglio 1998, n. 210, e dall'articolo 17, comma 111, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e successive modificazioni;
    g)  introduzione di un sistema informativo nazionale, finalizzato alla formulazione di indirizzi generali e di parametri di riferimento in grado di orientare la programmazione delle assunzioni anche in relazione agli interventi di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche; rafforzamento della funzione di coordinamento e di controllo del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri in relazione alle assunzioni del personale appartenente alle categorie protette;
    h)  attribuzione, con le risorse attualmente disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, all'Agenzia di cui all'articolo 46del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, di funzioni di supporto tecnico ai fini dell'attuazione delle lettere g) e i) del presente comma, delle funzioni di controllo sull'utilizzo delle prerogative sindacali, nonché di funzioni di supporto tecnico alle amministrazioni rappresentate nelle funzioni di misurazione e valutazione della performance e nelle materie inerenti alla gestione del personale, previa stipula di apposite convenzioni, e rafforzamento della funzione di assistenza ai fini della contrattazione integrativa; concentrazione delle sedi di contrattazione integrativa, revisione del relativo sistema dei controlli e potenziamento degli strumenti di monitoraggio sulla stessa; definizione dei termini e delle modalità di svolgimento della funzione di consulenza in materia di contrattazione integrativa; definizione delle materie escluse dalla contrattazione integrativa anche al fine di assicurare la semplificazione amministrativa, la valorizzazione del merito e la parità di trattamento tra categorie omogenee, nonché di accelerare le procedure negoziali;
    i)  rilevazione delle competenze dei lavoratori pubblici;
    l)  riorganizzazione delle funzioni in materia di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti pubblici, al fine di garantire l'effettività del controllo, con attribuzione all'Istituto nazionale della previdenza sociale della relativa competenza e delle risorse attualmente impiegate dalle amministrazioni pubbliche per l'effettuazione degli accertamenti, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per la quantificazione delle predette risorse finanziarie e per la definizione delle modalità d'impiego del personale medico attualmente adibito alle predette funzioni, senza maggiori oneri per la finanza pubblica e con la previsione del prioritario ricorso alle liste di cui all'articolo 4, comma 10-bis, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125, e successive modificazioni;
    m)  definizione di obiettivi di contenimento delle assunzioni, differenziati in base agli effettivi fabbisogni;
    n)  per garantire un'efficace integrazione nell'ambiente di lavoro delle persone con disabilità di cui alla legge 12 marzo 1999, n. 68, previsione della nomina, da parte del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di una Consulta nazionale, composta da rappresentanti delle amministrazioni pubbliche centrali e territoriali, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, dei sindacati maggiormente rappresentativi e delle associazioni di categoria, con il compito di:
    1)  elaborare piani per ottemperare agli obblighi derivanti dalla legge 12 marzo 1999, n. 68;
    2)  prevedere interventi straordinari per l'adozione degli accomodamenti ragionevoli nei luoghi di lavoro previsti dall'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216;
    3)  monitorare e controllare l'obbligo di trasmissione annuale da parte delle pubbliche amministrazioni alla Consulta, al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero del lavoro e delle politiche sociali nonché al centro per l'impiego territorialmente competente della comunicazione relativa ai posti riservati ai lavoratori disabili non coperti e di un programma relativo a tempi e modalità di copertura della quota di riserva prevista dalla normativa vigente, nel rispetto dei vincoli normativi in materia di assunzioni da parte delle pubbliche amministrazioni;
    o)  disciplina delle forme di lavoro flessibile, con individuazione di limitate e tassative fattispecie, caratterizzate dalla compatibilità con la peculiarità del rapporto di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e con le esigenze organizzative e funzionali di queste ultime, anche al fine di prevenire il precariato;
    p)  previsione della facoltà, per le amministrazioni pubbliche, di promuovere il ricambio generazionale mediante la riduzione su base volontaria e non revocabile dell'orario di lavoro e della retribuzione del personale in procinto di essere collocato a riposo, garantendo, attraverso la contribuzione volontaria ad integrazione ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564, la possibilità di conseguire l'invarianza della contribuzione previdenziale, consentendo nel contempo, nei limiti delle risorse effettivamente accertate a seguito della conseguente minore spesa per retribuzioni, l'assunzione anticipata di nuovo personale, nel rispetto della normativa vigente in materia di vincoli assunzionali. Il ricambio generazionale di cui alla presente lettera non deve comunque determinare nuovi o maggiori oneri a carico degli enti previdenziali e delle amministrazioni pubbliche;
    q)  progressivo superamento della dotazione organica come limite alle assunzioni fermi restando i limiti di spesa anche al fine di facilitare i processi di mobilità;
    r)  semplificazione delle norme in materia di valutazione dei dipendenti pubblici, di riconoscimento del merito e di premialità; razionalizzazione e integrazione dei sistemi di valutazione, anche al fine della migliore valutazione delle politiche; sviluppo di sistemi distinti per la misurazione dei risultati raggiunti dall'organizzazione e dei risultati raggiunti dai singoli dipendenti; potenziamento dei processi di valutazione indipendente del livello di efficienza e qualità dei servizi e delle attività delle amministrazioni pubbliche e degli impatti da queste prodotti, anche mediante il ricorso a standard di riferimento e confronti; riduzione degli adempimenti in materia di programmazione anche attraverso una maggiore integrazione con il ciclo di bilancio; coordinamento della disciplina in materia di valutazione e controlli interni; previsione di forme di semplificazione specifiche per i diversi settori della pubblica amministrazione;
    s)  introduzione di norme in materia di responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti finalizzate ad accelerare e rendere concreto e certo nei tempi di espletamento e di conclusione l'esercizio dell'azione disciplinare;
    t)  rafforzamento del principio di separazione tra indirizzo politico-amministrativo e gestione e del conseguente regime di responsabilità dei dirigenti, attraverso l'esclusiva imputabilità agli stessi della responsabilità amministrativo-contabile per l'attività gestionale;
    u)  razionalizzazione dei flussi informativi dalle amministrazioni pubbliche alle amministrazioni centrali e concentrazione degli stessi in ambiti temporali definiti;
    v)  riconoscimento alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano della potestà legislativa in materia di lavoro del proprio personale dipendente, nel rispetto della disciplina nazionale sull'ordinamento del personale alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, come definita anche dal decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, dei princìpi di coordinamento della finanza pubblica, anche con riferimento alla normativa volta al contenimento del costo del personale, nonché dei rispettivi statuti speciali e delle relative norme di attuazione. Dalle disposizioni di cui alla presente lettera non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica;
    z)  al fine di garantire un'efficace integrazione in ambiente di lavoro di persone con disabilità ai sensi della legge 12 marzo 1999, n. 68, previsione della nomina, da parte delle amministrazioni pubbliche con più di 200 dipendenti, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, di un responsabile dei processi di inserimento, definendone i compiti con particolare riferimento alla garanzia dell'accomodamento ragionevole di cui all'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216; previsione dell'obbligo di trasmissione annuale da parte delle amministrazioni pubbliche al Ministro delegato per la semplificazione e la pubblica amministrazione e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali oltre che al centro per l'impiego territorialmente competente, non solo della comunicazione relativa alle scoperture di posti riservati ai lavoratori disabili, ma anche di una successiva dichiarazione relativa a tempi e modalità di copertura della quota di riserva prevista dalla normativa vigente, nel rispetto dei vincoli normativi assunzionali delle amministrazioni pubbliche, nonché previsione di adeguate sanzioni per il mancato invio della suddetta dichiarazione, anche in termini di avviamento numerico di lavoratori con disabilità da parte del centro per l'impiego territorialmente competente.

    2. Le deleghe di cui all'articolo 11 e al presente articolo possono essere esercitate congiuntamente mediante l'adozione di uno o più decreti legislativi secondo la procedura di cui all'articolo 16, purché i decreti siano adottati entro il termine di cui all'articolo 11, comma 1.

    3. All'articolo 5, comma 9, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni, il terzo periodo è sostituito dai seguenti: «Gli incarichi, le cariche e le collaborazioni di cui ai periodi precedenti sono comunque consentiti a titolo gratuito. Per i soli incarichi dirigenziali e direttivi, ferma restando la gratuità, la durata non può essere superiore a un anno, non prorogabile né rinnovabile, presso ciascuna amministrazione.».



    Art. 18. Riordino della disciplina delle partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche

    1. Il decreto legislativo per il riordino della disciplina in materia di partecipazioni societarie delle amministrazioni pubbliche è adottato al fine prioritario di assicurare la chiarezza della disciplina, la semplificazione normativa e la tutela e promozione della concorrenza, con particolare riferimento al superamento dei regimi transitori, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi, che si aggiungono a quelli di cui all'articolo 16:

    a)  distinzione tra tipi di società in relazione alle attività svolte, agli interessi pubblici di riferimento, alla misura e qualità della partecipazione e alla sua natura diretta o indiretta, alla modalità diretta o mediante procedura di evidenza pubblica dell'affidamento, nonché alla quotazione in borsa o all'emissione di strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati, e individuazione della relativa disciplina, anche in base al principio di proporzionalità delle deroghe rispetto alla disciplina privatistica, ivi compresa quella in materia di organizzazione e crisi d'impresa;
    b)  ai fini della razionalizzazione e riduzione delle partecipazioni pubbliche secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità, ridefinizione della disciplina, delle condizioni e dei limiti per la costituzione di società, l'assunzione e il mantenimento di partecipazioni societarie da parte di amministrazioni pubbliche entro il perimetro dei compiti istituzionali o di ambiti strategici per la tutela di interessi pubblici rilevanti, quale la gestione di servizi di interesse economico generale; applicazione dei princìpi della presente lettera anche alle partecipazioni pubbliche già in essere;
    c)  precisa definizione del regime delle responsabilità degli amministratori delle amministrazioni partecipanti nonché dei dipendenti e degli organi di gestione e di controllo delle società partecipate;
    d)  definizione, al fine di assicurare la tutela degli interessi pubblici, la corretta gestione delle risorse e la salvaguardia dell'immagine del socio pubblico, dei requisiti e della garanzia di onorabilità dei candidati e dei componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società, anche al fine di garantirne l'autonomia rispetto agli enti proprietari;
    e)  razionalizzazione dei criteri pubblicistici per gli acquisti e il reclutamento del personale, per i vincoli alle assunzioni e le politiche retributive, finalizzati al contenimento dei costi, tenendo conto delle distinzioni di cui alla lettera a) e introducendo criteri di valutazione oggettivi, rapportati al valore anche economico dei risultati; previsione che i risultati economici positivi o negativi ottenuti assumano rilievo ai fini del compenso economico variabile degli amministratori in considerazione dell'obiettivo di migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini e tenuto conto della congruità della tariffa e del costo del servizio;
    f)  promozione della trasparenza e dell'efficienza attraverso l'unificazione, la completezza e la massima intelligibilità dei dati economico-patrimoniali e dei principali indicatori di efficienza, nonché la loro pubblicità e accessibilità;
    g)  attuazione dell'articolo 151, comma 8, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di consolidamento delle partecipazioni nei bilanci degli enti proprietari;
    h)  eliminazione di sovrapposizioni tra regole e istituti pubblicistici e privatistici ispirati alle medesime esigenze di disciplina e controllo;
    i)  possibilità di piani di rientro per le società con bilanci in disavanzo con eventuale commissariamento;
    l)  regolazione dei flussi finanziari, sotto qualsiasi forma, tra amministrazione pubblica e società partecipate secondo i criteri di parità di trattamento tra imprese pubbliche e private e operatore di mercato;
    m)  con riferimento alle società partecipate dagli enti locali:
    1)  per le società che gestiscono servizi strumentali e funzioni amministrative, definizione di criteri e procedure per la scelta del modello societario e per l'internalizzazione nonché di procedure, limiti e condizioni per l'assunzione, la conservazione e la razionalizzazione di partecipazioni, anche in relazione al numero dei dipendenti, al fatturato e ai risultati di gestione;
    2)  per le società che gestiscono servizi pubblici di interesse economico generale, individuazione di un numero massimo di esercizi con perdite di bilancio che comportino obblighi di liquidazione delle società, nonché definizione, in conformità con la disciplina dell'Unione europea, di criteri e strumenti di gestione volti ad assicurare il perseguimento dell'interesse pubblico e ad evitare effetti distorsivi sulla concorrenza, anche attraverso la disciplina dei contratti di servizio e delle carte dei diritti degli utenti e attraverso forme di controllo sulla gestione e sulla qualità dei servizi;
    3)  rafforzamento delle misure volte a garantire il raggiungimento di obiettivi di qualità, efficienza, efficacia ed economicità, anche attraverso la riduzione dell'entità e del numero delle partecipazioni e l'incentivazione dei processi di aggregazione, intervenendo sulla disciplina dei rapporti finanziari tra ente locale e società partecipate nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica e al fine di una maggior trasparenza;
    4)  promozione della trasparenza mediante pubblicazione, nel sito internet degli enti locali e delle società partecipate interessati, dei dati economico-patrimoniali e di indicatori di efficienza, sulla base di modelli generali che consentano il confronto, anche ai fini del rafforzamento e della semplificazione dei processi di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle amministrazioni pubbliche partecipanti e delle società partecipate;
    5)  introduzione di un sistema sanzionatorio per la mancata attuazione dei princìpi di razionalizzazione e riduzione di cui al presente articolo, basato anche sulla riduzione dei trasferimenti dello Stato alle amministrazioni che non ottemperano alle disposizioni in materia;
    6)  introduzione di strumenti, anche contrattuali, volti a favorire la tutela dei livelli occupazionali nei processi di ristrutturazione e privatizzazione relativi alle società partecipate;
    7)  ai fini del rafforzamento del sistema dei controlli interni previsti dal testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, revisione degli obblighi di trasparenza e di rendicontazione delle società partecipate nei confronti degli enti locali soci, attraverso specifici flussi informativi che rendano analizzabili e confrontabili i dati economici e industriali del servizio, gli obblighi di servizio pubblico imposti e gli standard di qualità, per ciascun servizio o attività svolta dalle società medesime nell'esecuzione dei compiti affidati, anche attraverso l'adozione e la predisposizione di appositi schemi di contabilità separata.



    Art. 19. Riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di interesse economico generale

    1. Il decreto legislativo per il riordino della disciplina in materia di servizi pubblici locali di interesse economico generale è adottato, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi, che si aggiungono a quelli di cui all'articolo 16:

    a)  riconoscimento, quale funzione fondamentale dei comuni e delle città metropolitane, da esercitare nel rispetto dei princìpi e dei criteri dettati dalla normativa europea e dalla legge statale, dell'individuazione delle attività di interesse generale il cui svolgimento è necessario al fine di assicurare la soddisfazione dei bisogni degli appartenenti alle comunità locali, in condizioni di accessibilità fisica ed economica, di continuità e non discriminazione, e ai migliori livelli di qualità e sicurezza, così da garantire l'omogeneità dello sviluppo e la coesione sociale;
    b)  soppressione, previa ricognizione, dei regimi di esclusiva, comunque denominati, non conformi ai princìpi generali in materia di concorrenza e comunque non indispensabili per assicurare la qualità e l'efficienza del servizio;
    c)  individuazione della disciplina generale in materia di regolazione e organizzazione dei servizi di interesse economico generale di ambito locale, compresa la definizione dei criteri per l'attribuzione di diritti speciali o esclusivi, in base ai princìpi di adeguatezza, sussidiarietà e proporzionalità e in conformità alle direttive europee; con particolare riferimento alle società in partecipazione pubblica operanti nei servizi idrici, risoluzione delle antinomie normative in base ai princìpi del diritto dell'Unione europea, tenendo conto dell'esito del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011;
    d)  definizione, anche mediante rinvio alle normative di settore e armonizzazione delle stesse, dei criteri per l'organizzazione territoriale ottimale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica;
    e)  individuazione, anche per tutti i casi in cui non sussistano i presupposti della concorrenza nel mercato, delle modalità di gestione o di conferimento della gestione dei servizi nel rispetto dei princìpi dell'ordinamento europeo, ivi compresi quelli in materia di auto-produzione, e dei princìpi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei princìpi di autonomia organizzativa, economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionalità;
    f)  introduzione, nell'ambito delle risorse disponibili a legislazione vigente, di incentivi e meccanismi di premialità o di riequilibrio economico-finanziario nei rapporti con i gestori per gli enti locali che favoriscono l'aggregazione delle attività e delle gestioni secondo criteri di economicità ed efficienza, ovvero l'eliminazione del controllo pubblico;
    g)  individuazione dei criteri per la definizione dei regimi tariffari che tengano conto degli incrementi di produttività al fine di ridurre l'aggravio sui cittadini e sulle imprese;
    h)  definizione delle modalità di tutela degli utenti dei servizi pubblici locali;
    i)  revisione delle discipline settoriali ai fini della loro armonizzazione e coordinamento con la disciplina generale in materia di modalità di affidamento dei servizi;
    l)  previsione di una netta distinzione tra le funzioni di regolazione e controllo e le funzioni di gestione dei servizi, anche attraverso la modifica della disciplina sulle incompatibilità o sull'inconferibilità di incarichi o cariche;
    m)  revisione della disciplina dei regimi di proprietà e gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni, nonché di cessione dei beni in caso di subentro, in base a princìpi di tutela e valorizzazione della proprietà pubblica, di efficienza, di promozione della concorrenza, di contenimento dei costi di gestione, di semplificazione;
    n)  individuazione e allocazione dei poteri di regolazione e controllo tra i diversi livelli di governo e le autorità indipendenti, al fine di assicurare la trasparenza nella gestione e nell'erogazione dei servizi, di garantire l'eliminazione degli sprechi, di tendere al continuo contenimento dei costi aumentando nel contempo gli standard qualitativi dei servizi;
    o)  previsione di adeguati strumenti di tutela non giurisdizionale per gli utenti dei servizi;
    p)  introduzione e potenziamento di forme di consultazione dei cittadini e di partecipazione diretta alla formulazione di direttive alle amministrazioni pubbliche e alle società di servizi sulla qualità e sui costi degli stessi;
    q)  promozione di strumenti per supportare gli enti proprietari nelle attività previste all'articolo 18, per favorire investimenti nel settore dei servizi pubblici locali e per agevolare i processi di razionalizzazione, riduzione e miglioramento delle aziende che operano nel settore;
    r)  previsione di termini e modalità per l'adeguamento degli attuali regimi alla nuova disciplina;
    s)  definizione del regime delle sanzioni e degli interventi sostitutivi, in caso di violazione della disciplina in materia;
    t)  armonizzazione con la disciplina generale delle disposizioni speciali vigenti nei servizi pubblici locali, relative alla disciplina giuridica dei rapporti di lavoro;
    u)  definizione di strumenti per la trasparenza e la pubblicizzazione dei contratti di servizio, relativi a servizi pubblici locali di interesse economico generale, da parte degli enti affidanti anche attraverso la definizione di contratti di servizio tipo per ciascun servizio pubblico locale di interesse economico generale;
    v)  definizione di strumenti di rilevazione, anche attraverso banche dati nazionali già costituite, dei dati economici e industriali, degli obblighi di servizio pubblico imposti e degli standard di qualità, nel rispetto dei princìpi dettati dalla normativa nazionale in materia di trasparenza.



    Art. 20. Riordino della procedura dei giudizi innanzi la Corte dei conti

    1. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo recante il riordino e la ridefinizione della disciplina processuale concernente tutte le tipologie di giudizi che si svolgono innanzi la Corte dei conti, compresi i giudizi pensionistici, i giudizi di conto e i giudizi a istanza di parte.

    2. Il decreto legislativo di cui al comma 1, oltre che ai princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20, comma 3, della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, in quanto compatibili, si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

    a)  adeguare le norme vigenti, anche tramite disposizioni innovative, alla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, coordinandole con le norme del codice di procedura civile espressione di princìpi generali e assicurando la concentrazione delle tutele spettanti alla cognizione della giurisdizione contabile;
    b)  disciplinare lo svolgimento dei giudizi tenendo conto della peculiarità degli interessi pubblici oggetto di tutela e dei diritti soggettivi coinvolti, in base ai princìpi della concentrazione e dell'effettività della tutela e nel rispetto del principio della ragionevole durata del processo anche mediante il ricorso a procedure informatiche e telematiche;
    c)  disciplinare le azioni del pubblico ministero, nonché le funzioni e le attività del giudice e delle parti, attraverso disposizioni di semplificazione e razionalizzazione dei princìpi vigenti in materia di giurisdizione del giudice contabile e di riparto delle competenze rispetto alle altre giurisdizioni;
    d)  prevedere l'interruzione del termine quinquennale di prescrizione delle azioni esperibili dal pubblico ministero per una sola volta e per un periodo massimo di due anni tramite formale atto di costituzione in mora e la sospensione del termine per il periodo di durata del processo;
    e)  procedere all'elevazione del limite di somma per il rito monitorio di cui all'articolo 55 del testo unico di cui al regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, concernente fatti dannosi di lieve entità patrimonialmente lesiva, prevedendo che esso sia periodicamente aggiornabile in base alle variazioni dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati;
    f)  prevedere l'introduzione, in alternativa al rito ordinario, con funzione deflativa e anche per garantire l'incameramento certo e immediato di somme risarcitorie all'Erario, di un rito abbreviato per la responsabilità amministrativa che, esclusi i casi di doloso arricchimento del danneggiante, su previo e concorde parere del pubblico ministero consenta la definizione del giudizio di primo grado per somma non superiore al 50 per cento del danno economico imputato, con immediata esecutività della sentenza, non appellabile; prevedere che, in caso di richiesta del rito abbreviato formulata in appello, il giudice emetta sentenza per somma non inferiore al 70 per cento del quantum della pretesa risarcitoria azionata in citazione, restando in ogni caso precluso l'esercizio del potere di riduzione;
    g)  riordinare la fase dell'istruttoria e dell'emissione di eventuale invito a dedurre in conformità ai seguenti princìpi:
    1)  specificità e concretezza della notizia di danno;
    2)  dopo l'avvenuta emissione dell'invito a dedurre, nel quale devono essere esplicitati gli elementi essenziali del fatto, pieno accesso agli atti e ai documenti messi a base della contestazione;
    3)  obbligatorio svolgimento, a pena di inammissibilità dell'azione, dell'audizione personale eventualmente richiesta dal presunto responsabile, con facoltà di assistenza difensiva;
    4)  specificazione delle modalità di esercizio dei poteri istruttori del pubblico ministero, anche attraverso l'impiego delle forze di polizia, anche locali;
    5)  formalizzazione del provvedimento di archiviazione;
    6)  preclusione in sede di giudizio di chiamata in causa su ordine del giudice e in assenza di nuovi elementi e motivate ragioni di soggetto già destinatario di formalizzata archiviazione;
    h)  unificare le disposizioni di legge vigenti in materia di obbligo di denuncia del danno erariale e di tutela del dipendente pubblico denunciante, anche al fine di favorire l'adozione di misure cautelari;
    i)  disciplinare le procedure per l'affidamento di consulenze tecniche prevedendo l'istituzione di specifici albi regionali, con indicazione delle modalità di liquidazione dei compensi, ovvero l'utilizzo di albi già in uso presso le altre giurisdizioni o l'avvalimento di strutture e organismi tecnici di amministrazioni pubbliche;
    l)  riordinare le disposizioni processuali vigenti integrandole e coordinandole con le norme e i princìpi del codice di procedura civile relativamente ai seguenti aspetti:
    1)  i termini processuali, il regime delle notificazioni, delle domande ed eccezioni, delle preclusioni e decadenze, dell'ammissione ed esperimento di prove, dell'integrazione del contraddittorio e dell'intervento di terzi, delle riassunzioni anche a seguito di translatio, in conformità ai princìpi della speditezza procedurale, della concentrazione, della ragionevole durata del processo, della salvaguardia del contraddittorio tra le parti, dell'imparzialità e terzietà del giudice;
    2)  gli istituti processuali in tema di tutela cautelare anche ante causam e di tutela delle ragioni del credito erariale tramite le azioni previste dal codice di procedura civile, nonché i mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale di cui al libro VI, titolo III, capo V, del codice civile;
    m)  ridefinire le disposizioni applicabili alle impugnazioni mediante rinvio, ove possibile, a quelle del processo di primo grado, nonché riordinare e ridefinire le norme concernenti le decisioni impugnabili, l'effetto devolutivo dell'appello, la sospensione dell'esecuzione della decisione di primo grado ove impugnata, il regime delle eccezioni e delle prove esperibili in appello, la disciplina dei termini per la revocazione in conformità a quella prevista dal codice di procedura civile in ossequio ai princìpi del giusto processo e della durata ragionevole dello stesso;
    n)  ridefinire e riordinare le norme concernenti il deferimento di questioni di massima e di particolare importanza, i conflitti di competenza territoriale e il regolamento di competenza avverso ordinanze che dispongano la sospensione necessaria del processo, proponibili alle sezioni riunite della Corte dei conti in sede giurisdizionale, in conformità alle disposizioni dell'articolo 374 del codice di procedura civile, in quanto compatibili, e in ossequio ai princìpi della nomofilachia e della certezza del diritto;
    o)  ridefinire e riordinare le disposizioni concernenti l'esecuzione delle decisioni definitive di condanna al risarcimento del danno, attribuendo al pubblico ministero contabile la titolarità di agire e di resistere innanzi al giudice civile dell'esecuzione mobiliare o immobiliare, nonché prevedere l'inclusione del credito erariale tra i crediti assistiti da privilegio ai sensi del libro VI, titolo III, capo II, del codice civile;
    p)  disciplinare esplicitamente le connessioni tra risultanze ed esiti accertativi raggiunti in sede di controllo e documentazione ed elementi probatori producibili in giudizio, assicurando altresì il rispetto del principio secondo cui i pareri resi dalla Corte dei conti in via consultiva, in sede di controllo e in favore degli enti locali nel rispetto dei presupposti generali per il rilascio dei medesimi, siano idoneamente considerati, nell'ambito di un eventuale procedimento per responsabilità amministrativa, anche in sede istruttoria, ai fini della valutazione dell'effettiva sussistenza dell'elemento soggettivo della responsabilità e del nesso di causalità.

    3. Il decreto legislativo di cui al comma 1 provvede altresì a:

    a)  confermare e ridefinire, quale norma di chiusura, il rinvio alla disciplina del processo civile, con l'individuazione esplicita delle norme e degli istituti del rito processuale civile compatibili e applicabili al rito contabile;
    b)  abrogare esplicitamente le disposizioni normative oggetto del riordino e quelle con esso incompatibili, fatta salva l'applicazione dell'articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile;
    c)  dettare le opportune disposizioni di coordinamento in relazione alle norme non abrogate;
    d)  fissare una disciplina transitoria applicabile ai giudizi già in corso alla data di entrata in vigore della nuova disciplina processuale.

    4. Per la stesura dello schema di decreto legislativo di cui al comma 1 è istituita presso il Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei ministri una commissione, presieduta dal capo del medesimo Dipartimento e composta da magistrati della Corte dei conti, esperti esterni e rappresentanti del libero foro e dell'Avvocatura generale dello Stato, i quali prestano la propria attività a titolo gratuito e senza diritto al rimborso delle spese.

    5. Il decreto legislativo di cui al comma 1 è adottato su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri. Sullo schema di decreto sono acquisiti il parere delle sezioni riunite della Corte dei conti ai sensi dell'articolo 1 del regio decreto-legge 9 febbraio 1939, n. 273, convertito dalla legge 2 giugno 1939, n. 739, e, successivamente, il parere delle competenti Commissioni parlamentari. I pareri sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione dello schema. Decorso il termine, il decreto può essere comunque adottato, anche senza i predetti pareri, su deliberazione del Consiglio dei ministri.

    6. Entro due anni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1, il Governo può adottare uno o più decreti legislativi recanti le disposizioni integrative e correttive che l'applicazione pratica renda necessarie od opportune, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo.

    7. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.



    Art. 21. Modifica e abrogazione di disposizioni di legge che prevedono l'adozione di provvedimenti attuativi

    1. Al fine di semplificare il sistema normativo e i procedimenti amministrativi e di dare maggiore impulso al processo di attuazione delle leggi, il Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro delegato per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, uno o più decreti legislativi per l'abrogazione o la modifica di disposizioni legislative, entrate in vigore dopo il 31 dicembre 2011 e fino alla data di entrata in vigore della presente legge, che prevedono provvedimenti non legislativi di attuazione. Nell'esercizio della delega il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

    a)  individuare, fra le disposizioni di legge che prevedono l'adozione di provvedimenti attuativi, quelle che devono essere modificate al solo fine di favorire l'adozione dei medesimi provvedimenti e apportarvi le modificazioni necessarie;
    b)  individuare, fra le disposizioni di legge che prevedono l'adozione di provvedimenti attuativi, quelle per le quali non sussistono più le condizioni per l'adozione dei provvedimenti medesimi e disporne l'abrogazione espressa e specifica;
    c)  garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa;
    d)  identificare le disposizioni la cui abrogazione comporterebbe effetti, anche indiretti, sulla finanza pubblica;
    e)  identificare espressamente le disposizioni che costituiscono adempimento di obblighi derivanti dalla normativa dell'Unione europea;
    f)  assicurare l'adozione dei provvedimenti attuativi che costituiscono adempimenti imposti dalla normativa dell'Unione europea e di quelli necessari per l'attuazione di trattati internazionali ratificati dall'Italia.

    2. Lo schema di ciascun decreto legislativo di cui al comma 1 è trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari e della Commissione parlamentare per la semplificazione. I pareri sono resi entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto può essere comunque adottato. Qualora il termine per l'espressione dei pareri cada nei trenta giorni che precedono o seguono il termine per l'esercizio della delega, quest'ultimo è prorogato di sessanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.

    3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore dell'ultimo dei decreti legislativi di cui al presente articolo, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.



    Art. 22. Clausola di salvaguardia

    1. Le disposizioni della presente legge sono applicabili nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.



    Art. 23. Disposizioni finanziarie

    1. Fermo quanto previsto dagli articoli 8, comma 3, e 14, comma 5, lettera a), dall'attuazione della presente legge e dei decreti legislativi da essa previsti non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

    2. I decreti legislativi di attuazione delle deleghe contenute nella presente legge sono corredati di relazione tecnica che dia conto della neutralità finanziaria dei medesimi ovvero dei nuovi o maggiori oneri da essi derivanti e dei corrispondenti mezzi di copertura.

    3. In conformità all'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, e successive modificazioni, qualora uno o più decreti legislativi determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino compensazione al proprio interno, i medesimi decreti legislativi sono emanati solo successivamente o contestualmente all'entrata in vigore dei provvedimenti legislativi che stanzino le occorrenti risorse finanziarie.

    La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana.

    E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.



    Lavori preparatori

    Senato della Repubblica (atto n. 1577):

    Presentato dal Presidente del Consiglio dei ministri (RENZI) in data 23 luglio 2014.

    Assegnato alla 1a commissione permanente (affari costituzionali), in sede referente, il 5 agosto 2014 con pareri delle commissioni 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a 13a 14a e questioni regionali.

    Esaminato dalla 1a commissione permanente (affari costituzionali), in sede referente, il 3 e 9 settembre 2014; l'8, 21, 22, 28 e 29 ottobre 2014; l'8, 15 e 20 gennaio 2015; il 4, 5, 10, 11, 12, 17, 18, 24, 25, 26 e 31 marzo 2015; il 1° aprile 2015.

    Esaminato in aula il 23 ottobre 2014, il 1°, 8, 15, 21, 22, 28 e 29 aprile 2015 e approvato il 30 aprile 2015.

    Camera dei deputati (atto n. 3098):

    Assegnato alla I commissione (affari costituzionali), in sede referente, il 6 maggio 2015 con pareri delle commissioni II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV e questioni regionali.

    Esaminato dalla I commissione (affari costituzionali), in sede referente, il 12, 13, 14 e 19 maggio 2015; il 4, 11, 16, 17, 18, 23, 24, 25 e 30 giugno 2015; il 1°, 2, 7, 8, 9, 14, 15 e 16 luglio 2015.

    Esaminato in aula il 17 giugno 2015; il 9, 13, 14, 15 e 16 luglio 2015 e approvato, con modificazioni, il 17 luglio 2015.

    Senato della Repubblica (atto n. 1577-B):

    Assegnato alla 1a (affari costituzionali), in sede referente, il 21 luglio 2015 con pareri delle commissioni 2a, 3a, 4a, 5a, 6a, 7a, 8a, 9a, 10a, 11a, 12a 13a 14a e questioni regionali.

    Esaminato dalla 1a commissione (affari costituzionali), in sede referente, il 22, 23, 27, 29 e 31 luglio 2015.

    Esaminato in aula il 3 agosto 2015 e approvato il 4 agosto 2015.


    Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Settembre 2015 08:49
     

    Semplificazioni tributarie e procedure di accertamento

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    DECRETO-LEGGE 2 marzo 2012, n. 16

    Disposizioni urgenti in materia  di  semplificazioni  tributarie,  di
    efficientamento e  potenziamento  delle  procedure  di  accertamento.
    (12G0036), in G.U.R.I. del 2 marzo 2012, n. 52 
    

              
                Titolo I 

    SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA TRIBUTARIA

     
     
     
                       IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
     
      Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; 
      Ritenuta  la  straordinaria  necessita'  ed  urgenza   di   emanare
    disposizioni per la semplificazione in materia tributaria, al fine di
    assicurare una riduzione degli oneri amministrativi per i cittadini e
    le imprese; 
      Ritenuta  altresi'  la  straordinaria  necessita'  ed  urgenza   di
    adottare interventi volti  all'efficientamento  ed  al  potenziamento
    dell'azione dell'amministrazione tributaria; 
      Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
    riunione del 24 febbraio 2012; 
      Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  e  del
    Ministro dell'economia e delle finanze; 
     
                                    Emana 
     
     
                         il seguente decreto-legge: 
     
                                   Art. 1 
     
     
                       Rateizzazione debiti tributari 
     
      1. All'articolo 3-bis del decreto legislativo 18 dicembre 1997,  n.
    462, il comma 7 e' abrogato. 
      2. All'articolo 19 del decreto del Presidente della  Repubblica  29
    settembre 1973, n. 602, sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) al comma 1-bis e' soppresso l'ultimo periodo; 
        b) dopo il comma 1-bis  sono  inseriti  i  seguenti:  «1-ter.  Il
    debitore puo' chiedere che il piano di rateazione di cui ai commi 1 e
    1-bis preveda, in luogo di rate costanti, rate variabili  di  importo
    crescente per  ciascun  anno.  1-quater.  Ricevuta  la  richiesta  di
    rateazione, l'agente della riscossione puo'  iscrivere  l'ipoteca  di
    cui  all'articolo  77  solo  nel   caso   di   mancato   accoglimento
    dell'istanza, ovvero di decadenza ai sensi del comma  3.  Sono  fatte
    comunque salve le ipoteche gia' iscritte  alla  data  di  concessione
    della rateazione». 
        c) al comma 3, alinea, le parole da: «della» a «successivamente,»
    sono soppresse e dopo le parole: «due rate» e' inserita la  seguente:
    «consecutive». 
      3. I piani di rateazione a rata costante, gia' emessi alla data  di
    entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  non  sono  soggetti   a
    modificazioni, salvo il caso di proroga ai  sensi  dell'articolo  19,
    comma 1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre
    1973, n. 602. 
      4. Al fine di una piu' equilibrata riscossione dei loro crediti  di
    natura patrimoniale,  gli  enti  pubblici  dello  Stato  possono,  su
    richiesta  del  debitore,  che  versi  in  situazioni  di   obiettiva
    difficolta' economica, ancorche' intercorra contenzioso con lo stesso
    ovvero lo stesso gia' fruisca di una  rateizzazione,  riconoscere  al
    debitore la ripartizione del pagamento delle  somme  dovute  in  rate
    costanti, ovvero in rate variabili. La  disposizione  del  precedente
    periodo non trova applicazione  in  materia  di  crediti  degli  enti
    previdenziali. 
      5. All'articolo 38, comma 2, terzo periodo, del decreto legislativo
    12 aprile 2006, n. 163, recante  il  codice  dei  contratti  pubblici
    relativi a lavori, servizi e forniture, dopo le parole:  «all'importo
    di cui  all'articolo  48-bis,  commi  1  e  2-bis,  del  decreto  del
    Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602» sono  inserite
    le seguenti: «; costituiscono  violazioni  definitivamente  accertate
    quelle relative all'obbligo di pagamento  di  debiti  per  imposte  e
    tasse certi, scaduti ed esigibili». 
      6. Sono fatti salvi i comportamenti  gia'  adottati  alla  data  di
    entrata in vigore del presente decreto dalle stazioni  appaltanti  in
    coerenza con la previsione contenuta nel comma 5. 
    
            
          
              
                Titolo I 

    SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA TRIBUTARIA

                                   Art. 2 
     
     
                     Comunicazioni e adempimenti formali 
     
      1. La fruizione di benefici di natura fiscale o l'accesso a  regimi
    fiscali   opzionali,   subordinati    all'obbligo    di    preventiva
    comunicazione ovvero ad  altro  adempimento  di  natura  formale  non
    tempestivamente eseguiti, non e' preclusa, sempre che  la  violazione
    non sia stata constatata o non  siano  iniziati  accessi,  ispezioni,
    verifiche o altra  attivita'  amministrative  di  accertamento  delle
    quali l'autore dell'inadempimento  abbia  avuto  formale  conoscenza,
    laddove il contribuente: 
        a)  abbia  i  requisiti  sostanziali  richiesti  dalle  norme  di
    riferimento; 
        b)  effettui  la  comunicazione   ovvero   esegua   l'adempimento
    richiesto entro il termine di presentazione della prima dichiarazione
    utile; 
        c) versi contestualmente l'importo pari alla misura minima  della
    sanzione stabilita dall'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo
    18  dicembre  1997,  n.   471,   secondo   le   modalita'   stabilite
    dall'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio  1997,  n.  241,  e
    successive modificazioni, esclusa la compensazione ivi prevista. 
      2. A decorrere dall'esercizio finanziario 2012 possono  partecipare
    al riparto del 5 per mille dell'imposta  sul  reddito  delle  persone
    fisiche gli enti che pur non avendo assolto  in  tutto  o  in  parte,
    entro  i  termini  di  scadenza,  agli  adempimenti   richiesti   per
    l'ammissione al contributo: 
        a) abbiano i  requisiti  sostanziali  richiesti  dalle  norme  di
    riferimento; 
        b)  presentino  le  domande  di  iscrizione  e  provvedano   alle
    successive integrazioni documentali entro il 30 settembre; 
        c) versino contestualmente  l'importo  pari  alla  misura  minima
    della sanzione stabilita  dall'articolo  11,  comma  1,  del  decreto
    legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, secondo le modalita'  stabilite
    dall'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio  1997,  n.  241,  e
    successive modificazioni, esclusa la compensazione ivi prevista. 
      3. All'articolo 43-ter del decreto del Presidente della  Repubblica
    29 settembre 1973, n. 602, dopo  il  secondo  comma  e'  inserito  il
    seguente: 
      «In caso di cessione dell'eccedenza dell'imposta sul reddito  delle
    societa' risultante dalla dichiarazione dei redditi  del  consolidato
    di cui all'articolo 122 del testo unico delle  imposte  sui  redditi,
    approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre
    1986, n. 917, la  mancata  indicazione  degli  estremi  del  soggetto
    cessionario e dell'importo  ceduto  non  determina  l'inefficacia  ai
    sensi  del  comma  2  se  il  cessionario  e'  lo   stesso   soggetto
    consolidante. In tale caso si applica la sanzione di cui all'articolo
    8, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n.  471,  nella
    misura massima stabilita.». 
      4. All'articolo 1,  comma  1,  lettera  c),  del  decreto-legge  29
    dicembre 1983, n. 746, convertito, con modificazioni, dalla legge  27
    febbraio 1984, n. 17,  le  parole:  «entro  il  giorno  16  del  mese
    successivo» sono sostituite dalle  seguenti:  «entro  il  termine  di
    effettuazione della  prima  liquidazione  periodica  IVA,  mensile  o
    trimestrale, nella quale confluiscono le operazioni realizzate  senza
    applicazione dell'imposta». 
      5. All'articolo 5, del decreto del Presidente della  Repubblica  22
    luglio 1998, n. 322, sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) al  comma  1,  le  parole  «la  data  in  cui  ha  effetto  la
    deliberazione  di  messa  in  liquidazione»  sono  sostituite   dalle
    seguenti: «la data in cui si determino gli effetti dello scioglimento
    della societa' ai sensi degli articoli 2484 e 2485 del codice civile,
    ovvero  per  le  imprese   individuali   la   data   indicata   nella
    dichiarazione di cui all'articolo 35 del decreto del Presidente della
    Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,»; 
        b) dopo il comma 3 e' inserito il seguente comma: «3-bis. In caso
    di revoca dello stato di liquidazione quando gli  effetti,  anche  ai
    sensi del secondo comma dell'articolo 2487-ter del codice civile,  si
    producono prima del termine di presentazione delle  dichiarazioni  di
    cui ai precedenti commi 1, primo periodo, e 3, il liquidatore  o,  in
    mancanza, il rappresentante legale, non e'  tenuto  a  presentare  le
    medesime dichiarazioni. Restano in ogni caso fermi gli effetti  delle
    dichiarazioni gia' presentate ai sensi dei commi 1, primo periodo,  e
    3, prima della data in cui  ha  effetto  la  revoca  dello  stato  di
    liquidazione, ad  eccezione  dell'ipotesi  in  cui  la  revoca  abbia
    effetto prima della presentazione della dichiarazione  relativa  alla
    residua frazione del periodo d'imposta in cui  si  verifica  l'inizio
    della liquidazione.». 
      6. A decorrere dal 1° gennaio 2012, all'articolo 21, comma  1,  del
    decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, le  parole:  «,  di  importo  non
    inferiore a euro tremila» sono soppresse e dopo il primo periodo sono
    inseriti i seguenti: «L'obbligo  di  comunicazione  delle  operazioni
    rilevanti ai fini dell'imposta sul valore aggiunto per  le  quali  e'
    previsto l'obbligo di emissione  della  fattura  e'  assolto  con  la
    trasmissione, per ciascun cliente e fornitore, dell'importo di  tutte
    le operazioni attive e passive effettuate. Per le sole operazioni per
    le quali non e' previsto l'obbligo  di  emissione  della  fattura  la
    comunicazione telematica deve essere effettuata qualora le operazioni
    stesse siano di importo non  inferiore  ad  euro  3.600,  comprensivo
    dell'imposta sul valore aggiunto.». 
      7. Al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.
    600, sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo 58, quarto comma, le parole: «In tutti gli»  sono
    sostituite  dalle  seguenti:  «Negli»  e  dopo  le  parole:  «con  la
    precisazione dell'indirizzo» sono aggiunte  le  seguenti:  «solo  ove
    espressamente richiesto»; 
        b) nell'articolo 60,  il  secondo  periodo  del  terzo  comma  e'
    soppresso. 
      8. All'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 22  maggio  2010,  n.  73,
    dopo le parole: «prestazioni di servizi» sono inserite  le  seguenti:
    «di importo superiore a euro 500».». 
      9. I registri la cui tenuta e' obbligatoria, ai sensi  del  decreto
    legislativo 26 ottobre  1995,  n.  504,  recante  testo  unico  delle
    disposizioni legislative concernenti le imposte  sulla  produzione  e
    sui consumi e relative sanzioni penali e  amministrative  e  relative
    norme di attuazione, possono essere  sostituiti  dalla  presentazione
    esclusivamente in forma telematica, con cadenza giornaliera, dei dati
    relativi alle contabilita' degli: 
        a) operatori di cui all'articolo 1,  comma  1,  lettera  a),  del
    decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con  modificazioni,
    dalla legge 24 novembre 2006, n. 286; 
        b) esercenti depositi per uso privato, agricolo ed industriale di
    capacita'  superiore  a  25  metri  cubi,   esercenti   impianti   di
    distribuzione  stradale  di  carburanti,  esercenti   apparecchi   di
    distribuzione automatica di carburanti per usi privati,  agricoli  ed
    industriali collegati a serbatoi la cui capacita' globale supera i 10
    metri cubi di cui all'articolo 25 del citato decreto  legislativo  n.
    504 del 1995; 
        c) operatori che trattano esclusivamente prodotti  energetici  in
    regime di vigilanza fiscale ai sensi del  capo  II  del  decreto  del
    Ministro delle finanze 17 maggio 1995, n. 322; 
        d) operatori che  trattano  esclusivamente  alcoli  sottoposti  a
    vigilanza fiscale  ai  sensi  dell'articolo  66  del  citato  decreto
    legislativo, n. 504 del 1995  e  dell'articolo  22  del  decreto  del
    Ministro delle finanze 27 marzo 2001, n. 153; 
        e) operatori che impiegano l'alcol etilico e le bevande alcoliche
    in usi esenti da accisa ai  sensi  del  decreto  del  Ministro  delle
    finanze 9 luglio 1996, n. 524. 
      10. Con provvedimenti dell'Agenzia delle dogane da adottarsi  entro
    180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono
    stabiliti: 
        a) tempi e modalita' per la presentazione esclusivamente in forma
    telematica dei dati delle contabilita'  degli  operatori  di  cui  al
    comma 9, lettere da b) ad e); 
        b) regole per la gestione  e  la  conservazione  dei  dati  delle
    contabilita' trasmessi telematicamente; 
        c) istruzioni per la  produzione  della  stampa  dei  dati  delle
    contabilita' da esibire a richiesta  degli  organi  di  controllo  in
    sostituzione dei registri di cui al comma 9. 
      11. All'articolo 35 del testo unico delle disposizioni  legislative
    concernenti le imposte sulla produzione  e  sui  consumi  e  relative
    sanzioni penali e amministrative, di cui al  decreto  legislativo  26
    ottobre 1995, n. 504, dopo il comma 3 e' inserito il seguente:«3-bis.
    Fatta salva, su motivata richiesta del depositario,  l'applicabilita'
    delle disposizioni di cui  ai  commi  1  e  2,  nelle  fabbriche  con
    produzione annua non superiore ai 10.000 ettolitri l'accertamento del
    prodotto  finito  viene  effettuato  immediatamente   a   monte   del
    condizionamento, sulla  base  di  appositi  misuratori,  direttamente
    dall'esercente   l'impianto.   Il   prodotto   finito   deve   essere
    confezionato nella  stessa  fabbrica  di  produzione  e  detenuto  ad
    imposta assolta. Non si applicano le disposizioni dei commi  5  e  6,
    lettere b) e c).». 
      12. All'articolo 3, comma 4, del decreto del Ministro delle finanze
    27 marzo 2001, n. 153, l'ultimo periodo e' sostituito  dal  seguente:
    «Per le fabbriche di cui all'articolo 35, comma 3-  bis  del  decreto
    legislativo 26 ottobre  1995,  n.  504,  recante  Testo  unico  delle
    disposizioni legislative concernenti le imposte  sulla  produzione  e
    sui consumi e relative sanzioni penali  e  amministrative,  l'assetto
    del   deposito   fiscale   e   le    modalita'    di    accertamento,
    contabilizzazione e controllo della  produzione  sono  stabiliti  con
    determinazione del Direttore dell'Agenzia delle dogane.». 
      13. All'articolo 53, comma 7, del decreto  legislativo  26  ottobre
    1995, n. 504, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Ai soggetti
    di cui al comma 1 lettera b) che esercitano officine di produzione di
    energia elettrica azionate da fonti rinnovabili,  con  esclusione  di
    quelle riconducibili ai prodotti energetici di cui  all'articolo  21,
    la licenza e' rilasciata  successivamente  al  controllo  degli  atti
    documentali tra i quali risulti specifica dichiarazione  relativa  al
    rispetto dei requisiti di sicurezza fiscale.». 
    
            
          
              
                Titolo I 

    SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA TRIBUTARIA

                                   Art. 3 
     
     
                  Facilitazioni per imprese e contribuenti 
     
      1. Per l'acquisto di beni e di prestazioni  di  servizi  legate  al
    turismo effettuati presso soggetti di cui agli articoli 22  e  74-ter
    del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,
    dalle persone fisiche di cittadinanza diversa da  quella  italiana  e
    comunque diversa da quella  di  uno  dei  paesi  dell'Unione  europea
    ovvero dello Spazio economico europeo, che  abbiano  residenza  fuori
    dal territorio dello Stato, non opera il divieto di trasferimento  di
    denaro  contante  di  cui  all'articolo  49,  comma  1,  del  decreto
    legislativo 21 novembre 2007, n. 231, a condizione che il cedente del
    bene o il prestatore del servizio provveda ai seguenti adempimenti: 
        a)   all'atto   dell'effettuazione   dell'operazione   acquisisca
    fotocopia  del  passaporto  del  cessionario  e  /o  del  committente
    apposita autocertificazione di quest'ultimo, ai  sensi  dell'articolo
    47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari  in
    materia  di  documentazione  amministrativa,  di   cui   al   decreto
    del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445,  attestante
    che non  e'  cittadino  italiano  ne'  cittadino  di  uno  dei  Paesi
    dell'Unione europea ovvero dello Spazio economico europeo e che ha la
    residenza fuori del territorio dello Stato, 
        b) nel primo giorno feriale successivo a quello di  effettuazione
    dell'operazione versi  il  denaro  contante  incassato  in  un  conto
    corrente intestato al cedente o al  prestatore  presso  un  operatore
    finanziario, consegnando a quest'ultimo fotocopia  del  documento  di
    cui alla lettera  a)  e  della  fattura  o  della  ricevuta  o  dello
    scontrino fiscale emesso. 
      2. La disposizione di cui al comma  1  opera  a  condizione  che  i
    cedenti o i prestatori che  intendono  aderire  alla  disciplina  del
    presente articolo inviino apposita comunicazione preventiva, anche in
    via telematica, all'Agenzia delle entrate secondo le modalita'  ed  i
    termini  stabiliti  con  provvedimento  del  Direttore   dell'Agenzia
    stessa, da emanare entro trenta  giorni  dalla  data  di  entrata  in
    vigore del presente decreto. 
      3. L'efficacia della disposizione  di  cui  all'articolo  2,  comma
    4-ter,  lettera  c),  del  decreto-legge  13  agosto  2011,  n.  138,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148,
    come introdotta  dall'articolo  12,  comma  2,  del  decreto-legge  6
    dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge  22
    dicembre 2011, n. 214, limitatamente alla erogazione  di  stipendi  e
    pensioni  corrisposti  da  enti  e  amministrazioni   pubbliche,   e'
    differita al 1° maggio 2012. Dalla data  di  entrata  in  vigore  del
    presente decreto presso gli sportelli aperti al pubblico di tali enti
    e amministrazioni pubbliche e' data massima pubblicita' al  contenuto
    e agli effetti della disposizione di cui al precedente periodo. 
      4. La disposizione di cui al primo periodo del comma  3  non  trova
    applicazione nei riguardi di coloro i quali, anteriormente alla  data
    di entrata in vigore del presente decreto, si  sono  gia'  conformati
    alla disposizione di cui all'articolo 2, comma 4-ter, lettera c), del
    decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con  modificazioni,
    dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, come introdotta  dall'articolo
    12, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.  201,  convertito,
    con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. 
      5. Al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.
    602, sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo 72-bis, comma 1,  dopo  le  parole:  «sesto,  del
    codice  di  procedura  civile,»  sono  inserite   le   seguenti:   «e
    dall'articolo 72-ter del presente decreto»; 
        b) dopo l'articolo  72-bis,  e'  inserito  il  seguente:  «72-ter
    (Limiti di pignorabilita') 1. Le somme dovute a titolo di  stipendio,
    di salario o di altre indennita' relative al rapporto di lavoro o  di
    impiego, comprese quelle dovute a  causa  di  licenziamento,  possono
    essere pignorate dall'agente della riscossione: a) in misura pari  ad
    un decimo per importi fino a duemila euro; b) in misura  pari  ad  un
    settimo per importi da duemila a cinquemila euro. 2. Resta  ferma  la
    misura di cui all'articolo 545, comma  4,  del  codice  di  procedura
    civile, se le somme dovute a titolo di stipendio,  di  salario  o  di
    altre indennita'  relative  al  rapporto  di  lavoro  o  di  impiego,
    comprese  quelle  dovute  a  causa  di  licenziamento,   superano   i
    cinquemila euro.»; 
        c) all'articolo 76 sono apportate le seguenti modificazioni: 
          1) il comma 1 e' sostituito dal seguente: 
          «1.    L'agente    della     riscossione     puo'     procedere
    all'espropriazione immobiliare se l'importo complessivo  del  credito
    per cui si procede supera complessivamente ventimila euro».; 
          2)  al  comma  2,  le  parole:  «agli  importi  indicati»  sono
    sostituite dalle seguenti: «all'importo indicato»; 
        d) all'articolo 77 dopo il comma 1 e' inserito il seguente: 
        «1-bis.  L'agente  della  riscossione,  anche  al  solo  fine  di
    assicurare la tutela del credito da  riscuotere,  puo'  iscrivere  la
    garanzia ipotecaria di cui al comma 1, purche' l'importo  complessivo
    del credito per cui si procede non sia inferiore  complessivamente  a
    ventimila euro.». 
      6. La disposizione di cui  al  comma  1-bis  dell'articolo  77  del
    decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, si
    applica a decorrere dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente
    decreto. 
      7. L'articolo 7, comma 2, lettera gg-decies) del  decreto-legge  13
    maggio 2011, n. 70, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  12
    luglio 2011, n. 106, e' abrogato. 
      8. Nell'articolo 66,  comma  3,  terzo  periodo,  del  decreto  del
    Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, sono  apportate
    le seguenti modificazioni: 
        a) le parole: «sono deducibili» sono sostituite  dalle  seguenti:
    «possono essere dedotti»; 
        b)  la  parola:  «ricevuto»   e'   sostituita   dalla   seguente:
    «registrato». 
      9. La disposizione del comma 8 trova applicazione a  decorrere  dal
    periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2011. 
      10.  A   decorrere   dal   1°   luglio   2012,   non   si   procede
    all'accertamento, all'iscrizione  a  ruolo  e  alla  riscossione  dei
    crediti relativi ai tributi erariali,  regionali  e  locali,  qualora
    l'ammontare  dovuto,  comprensivo  di   sanzioni   amministrative   e
    interessi, non superi, per ciascun credito, l'importo di euro 30, con
    riferimento ad ogni periodo d'imposta. 
      11. La disposizione di cui al comma 10 non si  applica  qualora  il
    credito derivi da ripetuta violazione degli  obblighi  di  versamento
    relativi ad un medesimo tributo. 
      12. All'articolo 1 della legge 23 dicembre 1977, n. 935, il secondo
    comma e' sostituito dal seguente: «Nelle dichiarazioni dei  sostituti
    d'imposta, a decorrere da quelle relative  all'anno  d'imposta  2012,
    tutti gli importi da indicare devono essere espressi in euro mediante
    arrotondamento alla seconda cifra decimale.». 
      13. All'articolo 55, comma 5, del testo  unico  delle  disposizioni
    legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui  consumi  e
    relative  sanzioni  penali  e  amministrative,  di  cui  al   decreto
    legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, dopo  le  parole:  «impianti  di
    produzione combinata di energia elettrica e calore» sono inserite  le
    seguenti: «ed impianti azionati da fonti rinnovabili ai  sensi  della
    normativa vigente». 
      14. All'articolo 11-bis del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.  201,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.  214,
    le  parole:  «le  banche  e  gli  intermediari  finanziari»,  ovunque
    ricorrano,  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «le   banche,   gli
    intermediari finanziari e le imprese di assicurazioni». 
      15. Al  fine  di  adempiere  agli  impegni  internazionali  assunti
    dall'Italia in occasione, tra l'altro  dei  vertici  G8  de  L'Aquila
    (8-10 luglio 2009) e G20 di Cannes (3-4 novembre 2011) l'articolo  2,
    comma  35-octies,  del  decreto-legge  13  agosto   2011,   n.   138,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148,
    e' abrogato. 
      16. Al comma 361 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre  2007,  n.
    244, dopo le parole: «dei direttori di agenzie fiscali» sono inserite
    le seguenti: «, nonche' del direttore  generale  dell'Amministrazione
    autonoma dei monopoli di Stato». 
    
            
          
              
                Titolo I 

    SEMPLIFICAZIONI IN MATERIA TRIBUTARIA

                                   Art. 4 
     
     
                              Fiscalita' locale 
     
      1. All'articolo 14, comma 8, del decreto legislativo 14 marzo 2011,
    n. 23, al primo periodo, le parole:  «31  dicembre»  sono  sostituite
    dalle seguenti: «20 dicembre». 
      2. Le disposizioni concernenti l'imposta sulle assicurazioni contro
    la responsabilita' civile derivante dalla circolazione dei veicoli  a
    motore, esclusi i ciclomotori, di cui  all'articolo  17  del  decreto
    legislativo 6 maggio 2011, n. 68, si applicano su tutto il territorio
    nazionale.  Sono  fatte  salve   le   deliberazioni   emanate   prima
    dell'approvazione del presente decreto. 
      3. Il comma 1 dell'articolo 3 del decreto del Capo del Dipartimento
    per le politiche fiscali del Ministero dell'economia e delle  finanze
    22 novembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  13  del  17
    gennaio 2006, come modificato dall'articolo 1, comma 251 della  legge
    24 dicembre 2007, n. 244, e dall'articolo 1, comma  23,  lettera  b),
    della legge 13 dicembre 2010, n. 220, e' sostituito dal seguente: «1.
    A decorrere dal 1° gennaio 2013 il contributo dell'1 per mille  della
    quota di gettito dell'imposta municipale propria spettante al  comune
    ai sensi dell'articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.  201,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.  214,
    e' versato dal comune entro il 30 aprile di ogni anno, al soggetto di
    cui all'articolo 1, comma 1.». 
      4. L'articolo 77-bis, comma 30, e l'articolo 77-ter, comma 19,  del
    decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,
    dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e l'articolo 1, comma  123,  della
    legge 13 dicembre 2010, n. 220, sono abrogati.  Sono  fatti  salvi  i
    provvedimenti  normativi  delle  regioni  e  le  deliberazioni  delle
    province e dei comuni,  relativi  all'anno  d'imposta  2012,  emanate
    prima dell'approvazione del presente decreto. 
      5. Alla lettera a) del comma 14 dell'articolo 13 del  decreto-legge
    6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni,  dalla  legge
    22 dicembre 2011, n. 214, sono aggiunte, infine, le seguenti  parole:
    «, ad eccezione del comma 4 che continua ad  applicarsi  per  i  soli
    comuni ricadenti nei territori delle regioni  a  Statuto  speciale  e
    delle province autonome di Trento e di Bolzano». 
      6.  Per  l'anno  2012  i  trasferimenti  erariali  non  oggetto  di
    fiscalizzazione corrisposti  dal  Ministero  dell'interno  in  favore
    degli enti locali sono determinati in base alle  disposizioni  recate
    dall'articolo 2,  comma  45,  terzo  periodo,  del  decreto-legge  29
    dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge  26
    febbraio 2011, n. 10, ed alle modifiche  delle  dotazioni  dei  fondi
    successivamente intervenute. 
      7.  Il  Ministero  dell'interno,  entro  il  mese  di  marzo  2012,
    corrisponde, a titolo di acconto, in favore dei  comuni,  un  importo
    pari al 70 per cento di quanto corrisposto nel mese di marzo 2011  in
    applicazione della disposizione di cui all'articolo 2, comma 45,  del
    decreto-legge   29   dicembre   2010,   n.   225,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10. Per i soli comuni
    appartenenti alle  regioni  Sicilia  e  Sardegna,  detto  acconto  e'
    commisurato ai trasferimenti erariali corrisposti nel primo trimestre
    2011, ai sensi del decreto  del  Ministro  dell'interno  21  febbraio
    2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 56 del 7 marzo 2002.  Le
    somme erogate  in  acconto  sono  portate  in  detrazione  da  quanto
    spettante per l'anno 2012 ai singoli comuni a titolo di trasferimenti
    erariali o di risorse da federalismo fiscale. 
      8. Nei confronti dei comuni per i quali i trasferimenti erariali  o
    le risorse da federalismo fiscale  da  corrispondere  nell'anno  2012
    risultino insufficienti a recuperare l'anticipazione  corrisposta  ai
    sensi del comma 7, il recupero e' effettuato, da  parte  dell'Agenzia
    delle entrate, sulla base dei dati relativi a  ciascun  comune,  come
    comunicati dal Ministero dell'interno, all'atto del riversamento agli
    stessi comuni dell'imposta municipale propria di cui all'articolo  13
    del  decreto-legge  6  dicembre  2011,  n.   201,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214. Entro 30  giorni
    dal versamento delle somme, con decreti del Ministero dell'  economia
    e delle finanze, gli importi recuperati sono assegnati ai  pertinenti
    capitoli di spesa del Ministero dell'interno. 
      9. Il comma 5 dell'articolo 243 del decreto legislativo  18  agosto
    2000 n. 267, e' sostituito dai seguenti: 
      «5. Alle  province  ed  ai  comuni  in  condizioni  strutturalmente
    deficitari che, pur essendo a cio' tenuti, non rispettano  i  livelli
    minimi di copertura dei costi di gestione di cui al comma 2 o che non
    danno  dimostrazione  di  tale  rispetto  trasmettendo  la   prevista
    certificazione, e' applicata una sanzione pari all'1 per cento  delle
    entrate correnti  risultanti  dal  certificato  di  bilancio  di  cui
    all'articolo 161 del penultimo esercizio finanziario nei confronti di
    quello in cui viene rilevato il mancato rispetto dei predetti  limiti
    minimi di copertura. Ove non risulti  presentato  il  certificato  di
    bilancio del penultimo anno precedente, si fa riferimento  all'ultimo
    certificato  disponibile.  La  sanzione  si  applica  sulle   risorse
    attribuite dal  Ministero  dell'interno  a  titolo  di  trasferimenti
    erariali e di federalismo  fiscale;  in  caso  di  incapienza  l'ente
    locale e' tenuto a versare all'entrata del bilancio  dello  Stato  le
    somme residue. 
      5-bis. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano  a  decorrere
    dalle sanzioni da applicare per il mancato  rispetto  dei  limiti  di
    copertura dei costi di gestione dell'esercizio 2011.». 
      10. A decorrere dal 1°  aprile  2012,  al  fine  di  coordinare  le
    disposizioni tributarie nazionali applicate  al  consumo  di  energia
    elettrica con quanto disposto dall'articolo  1,  paragrafo  2,  della
    direttiva 2008/118/CE del Consiglio, del 16 dicembre  2008,  relativa
    al regime generale delle accise e che abroga la direttiva  92/12/CEE,
    l'articolo 6 del decreto-legge 28 novembre 1988, n. 511,  convertito,
    con modificazioni, dalla legge 27 gennaio 1989, n. 20,  e'  abrogato.
    Il minor gettito per gli enti locali  derivanti  dall'attuazione  del
    presente comma, pari a complessivi 180 milioni  di  euro  per  l'anno
    2012 e 239 milioni di  euro  annui  a  decorrere  dall'anno  2013  e'
    reintegrato agli enti medesimi dalle  rispettive  regioni  a  statuto
    speciale e province autonome di Trento e di Bolzano  con  le  risorse
    recuperate per effetto del minor concorso delle stesse  alla  finanza
    pubblica disposto dal comma 11. 
      11. Il concorso alla  finanza  pubblica  delle  Regioni  a  statuto
    speciale e delle Province autonome di Trento e  di  Bolzano  previsto
    dall'articolo  28,  comma  3,  primo  periodo,  del  decreto-legge  6
    dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge  22
    dicembre 2011, n. 214, e' ridotto di 180 milioni di euro  per  l'anno
    2012 e 239 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013. 
      12. Nell'articolo 2 del decreto-legge  6  dicembre  2011,  n.  201,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.  214,
    dopo il comma 1-ter e' inserito il seguente: «1-quater. In  relazione
    a quanto disposto dal comma 1 e tenuto conto di quanto  previsto  dai
    commi da 2 a 4 dell'articolo 6 del decreto-legge 29 novembre 2008, n.
    185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio  2009,  n.
    2, con provvedimento del Direttore dell'Agenzia  delle  entrate  sono
    stabilite le modalita' di presentazione  delle  istanze  di  rimborso
    relative ai periodi di imposta precedenti a quello  in  corso  al  31
    dicembre 2012, per i quali,  alla  data  di  entrata  in  vigore  del
    presente decreto, sia ancora pendente il termine di cui  all'articolo
    38 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,  n.
    602, nonche' ogni  altra  disposizione  di  attuazione  del  presente
    articolo.». 
    
            
          
              
                Titolo II 

    EFFICIENTAMENTO E POTENZIAMENTO
    DELL'AZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE TRIBUTARIA


    Capo I

    Efficientamento

                                   Art. 5 
     
     
                   Studi di settore, versamenti tributari, 
          Sistema informativo della fiscalita', Equitalia Giustizia 
     
      1. All'articolo 10, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.
    201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011,  n.
    214, dopo il primo periodo e' inserito il seguente: «Con  riferimento
    all'annualita' 2011, le integrazioni previste dall'articolo 1,  comma
    1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1999, n.
    195, devono essere pubblicate nella Gazzetta Ufficiale  entro  il  30
    aprile 2012.». 
      2. All'articolo 15-bis, comma 1, del decreto del  Presidente  della
    Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642, le  parole:  «30  novembre»  sono
    sostituite dalle seguenti: «16 aprile». 
      3. All'articolo 9, comma 1-bis, della legge  29  ottobre  1961,  n.
    1216,  le  parole:  «Entro  il  30  novembre»  fino  a:  «per  l'anno
    precedente,» sono sostituite dalle seguenti: «Entro il 16  maggio  di
    ogni anno, gli assicuratori versano, altresi', a  titolo  di  acconto
    una somma pari al 12,5 per  cento,  dell'imposta  dovuta  per  l'anno
    precedente provvisoriamente determinata,». 
      4. Al fine di garantire l'unitarieta' del Sistema informativo della
    fiscalita' e la continuita' operativa e gestionale necessarie per  il
    conseguimento  degli  obiettivi  strategici  relativi  al   contrasto
    all'evasione e all'elusione fiscale, gli  istituti  contrattuali  che
    disciplinano  il   rapporto   di   servizio   tra   l'amministrazione
    finanziaria  e  la  societa'  di  cui  all'articolo  59  del  decreto
    legislativo  30  luglio  1999,  n.  300,  sono  prorogati   fino   al
    completamento delle procedure in corso per la stipula del nuovo  atto
    regolativo e sono immediatamente efficaci i  piani  di  attivita'  ad
    essi correlati. 
      5. Gli importi massimali previsti dagli  istituti  contrattuali  di
    cui al comma 4 sono incrementati in ragione dell'effettiva durata del
    periodo di proroga, fermo restando che, ai fini  di  realizzare  ogni
    possibile  economia  di   spesa,   i   corrispettivi   unitari   sono
    rideterminati  utilizzando  i  previsti  strumenti  contrattuali   di
    revisione. 
      6. Dalle disposizioni di cui ai commi 4 e  5  non  devono  derivare
    nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
      7. Nell'articolo  1  della  legge  31  dicembre  2009,  n.  196,  e
    successive modificazioni, il comma 2 e' sostituito dal seguente: 
      «2. Ai fini della applicazione delle  disposizioni  in  materia  di
    finanza pubblica, per amministrazioni  pubbliche  si  intendono,  per
    l'anno 2011, gli  enti  e  i  soggetti  indicati  a  fini  statistici
    nell'elenco  oggetto  del  comunicato  dell'Istituto   nazionale   di
    statistica (ISTAT) in data 24 luglio 2010, pubblicato  in  pari  data
    nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana n. 171, nonche'  a
    decorrere dall'anno 2012 gli  enti  e  i  soggetti  indicati  a  fini
    statistici dal predetto Istituto nell'elenco oggetto  del  comunicato
    del medesimo Istituto in data 30 settembre 2011, pubblicato  in  pari
    data nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana  n.  228,  le
    Autorita'  indipendenti  e,  comunque,  le  amministrazioni  di   cui
    all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.
    165, e successive modificazioni.». 
      8. All'articolo 2, comma  6-bis,  del  decreto-legge  16  settembre
    2008, n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13  novembre
    2008, n. 181, nel primo periodo, la  parola:  «segue»  e'  sostituita
    dalle seguenti:  «e  l'incasso  della  remunerazione  dovuta  a  tale
    societa' a titolo di aggio ai  sensi  del  comma  6,  primo  periodo,
    seguono». 
    
            
          
              
                Titolo II 

    EFFICIENTAMENTO E POTENZIAMENTO
    DELL'AZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE TRIBUTARIA


    Capo I

    Efficientamento

                                   Art. 6 
     
     
              Attivita' e certificazioni in materia catastatale 
     
      1. All'articolo 64 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.  300,
    sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) al comma 3, le parole: «ed i connessi servizi  estimativi  che
    puo' offrire direttamente sul mercato», sono soppresse; 
        b) dopo il comma 3, e' inserito il seguente: 
        «3-bis.  Ferme le attivita' di  valutazione  immobiliare  per  le
    amministrazioni dello Stato di competenza dell'Agenzia  del  demanio,
    l'Agenzia del territorio e' competente a  svolgere  le  attivita'  di
    valutazione  immobiliare   e   tecnico-estimative   richieste   dalle
    amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto
    legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e dagli enti ad esse  strumentali.
    Le predette attivita' sono  disciplinate  mediante  accordi,  secondo
    quanto previsto dall'articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e
    successive modificazioni. Tali  accordi  prevedono  il  rimborso  dei
    costi sostenuti dall'Agenzia,  la  cui  determinazione  e'  stabilita
    nella Convenzione di cui all'articolo 59.». 
      2. Al comma 9 dell'articolo 14 del decreto-legge 6  dicembre  2011,
    n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre  2011,
    n. 214, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: 
      «In sede di prima applicazione, per le unita' immobiliari urbane  a
    destinazione ordinaria, prive di planimetria  catastale,  nelle  more
    della  presentazione,   l'Agenzia   del   territorio   procede   alla
    determinazione di una  superficie  convenzionale,  sulla  base  degli
    elementi in proprio possesso. Il tributo comunale sui rifiuti  e  sui
    servizi corrispondente e' corrisposto a titolo  di  acconto  e  salvo
    conguaglio. Le medesime disposizioni di cui  al  presente  comma,  si
    applicano alle unita' immobiliari per le quali e' stata attribuita la
    rendita  presunta  ai  sensi  dell'articolo   19,   comma   10,   del
    decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, come integrato  dall'articolo  2,
    comma 5-bis del decreto-legge 29 dicembre 2010, n.  225,  convertito,
    con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10.». 
      3. Al fine di semplificare gli adempimenti a carico dei  cittadini,
    le dichiarazioni relative all'uso del suolo di  cui  all'articolo  2,
    comma 33, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 26 novembre 2006, n. 286,  utili  al  fine
    dell'aggiornamento del catasto, sono rese  dai  soggetti  interessati
    con  le  modalita'   stabilite   da   provvedimento   del   Direttore
    dell'Agenzia  del  territorio  da  adottare,  sentita  l'AGEA,  entro
    novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. 
      4. Le sanzioni previste dall'articolo 2, comma 33, ultimo  periodo,
    del  decreto-legge  3  ottobre  2006,   n.   262,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 26 novembre 2006,  n.  286,  e  successive
    modificazioni, operano a decorrere dalla data  di  pubblicazione  del
    provvedimento  di  cui  al  comma  3  e  unicamente  a  valere  sulle
    dichiarazioni rese ai sensi del medesimo comma. 
      5. In deroga a quanto stabilito dall'articolo 40  del  decreto  del
    Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n.  445,  e  successive
    modificazioni, le disposizioni di cui ai commi 01 e 02  del  predetto
    articolo 40 del decreto del Presidente della Repubblica  n.  445  del
    2000 non si applicano ai certificati e alle attestazioni da  produrre
    al  conservatore  dei  registri  immobiliari  per   l'esecuzione   di
    formalita' ipotecarie, nonche' ai certificati ipotecari  e  catastali
    rilasciati dall'Agenzia del territorio. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    EFFICIENTAMENTO E POTENZIAMENTO
    DELL'AZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE TRIBUTARIA


    Capo I

    Efficientamento

                                   Art. 7 
     
     
               Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato 
     
      1.  Il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  su   richiesta
    dell'Amministrazione  autonoma  dei  monopoli  di  Stato   acquisisce
    obbligatoriamente il parere del Consiglio di Stato per i  profili  di
    legittimita' relativi agli oggetti: 
        a) degli schemi degli atti di gara per il rilascio di concessioni
    in materia di giochi pubblici; 
        b) degli schemi di provvedimento di definizione dei  criteri  per
    la  valutazione  dei  requisiti   di   solidita'   patrimoniale   dei
    concessionari, con riferimento a specifiche tipologie di gioco  e  in
    relazione alle caratteristiche del concessionario. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Potenziamento


    Sezione I

    Accertamento

                                   Art. 8 
     
     
                      Misure di contrasto all'evasione 
     
      1. Il comma 4-bis dell'articolo 14 della legge 24 dicembre 1993, n.
    537, e' sostituito dal seguente: 
      «4-bis. Nella determinazione dei redditi di cui all'art.  6,  comma
    1, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato  con  decreto
    del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.  917,  non  sono
    ammessi in deduzione i costi e le spese dei beni o delle  prestazioni
    di servizio direttamente utilizzati  per  il  compimento  di  atti  o
    attivita' qualificabili come delitto non  colposo  per  il  quale  il
    pubblico  ministero  abbia  esercitato   l'azione   penale.   Qualora
    intervenga una sentenza definitiva di assoluzione compete il rimborso
    delle maggiori imposte versate in relazione alla  non  ammissibilita'
    in  deduzione  prevista  dal  periodo  precedente  e   dei   relativi
    interessi.». 
      2.  Ai  fini  dell'accertamento  delle  imposte  sui  redditi   non
    concorrono  alla  formazione  del  reddito  oggetto  di  rettifica  i
    componenti positivi direttamente afferenti a spese o altri componenti
    negativi relativi a beni o servizi  non  effettivamente  scambiati  o
    prestati, entro i limiti  dell'ammontare  non  ammesso  in  deduzione
    delle predette spese o altri componenti  negativi.  In  tal  caso  si
    applica  la  sanzione  amministrativa  dal  25  al   50   per   cento
    dell'ammontare delle spese o altri  componenti  negativi  relativi  a
    beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati indicati nella
    dichiarazione  dei  redditi.  In  nessun   caso   si   applicano   le
    disposizioni di  cui  all'articolo  12  del  decreto  legislativo  18
    dicembre 1997, n. 472, e la sanzione e' riducibile esclusivamente  ai
    sensi dell'art. 16, comma 3,  del  decreto  legislativo  18  dicembre
    1997,  n. 472. 
      3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano, in luogo  di
    quanto disposto dal comma  4-bis  dell'articolo  14  della  legge  24
    dicembre 1993, n. 537, previgente, anche per fatti, atti o  attivita'
    posti in essere prima dell'entrata in vigore degli stessi commi  1  e
    2, ove piu' favorevoli, tenuto conto anche degli effetti  in  termini
    di imposte o maggiori  imposte  dovute,  salvo  che  i  provvedimenti
    emessi  in  base  al  comma  4-bis  previgente  non  si  siano   resi
    definitivi; resta ferma l'applicabilita' delle previsioni di  cui  al
    periodo precedente ed ai commi 1 e 2 anche per la determinazione  del
    valore della produzione netta ai fini  dell'imposta  regionale  sulle
    attivita' produttive. 
      4. La lettera d-ter) del secondo comma dell'articolo 39 del decreto
    del Presidente  della  Repubblica  29  settembre  1973,  n.  600,  e'
    sostituita dalla seguente: «d-ter) in caso  di  omessa  presentazione
    dei  modelli  per  la  comunicazione  dei  dati  rilevanti  ai   fini
    dell'applicazione degli studi di settore o di indicazione di cause di
    esclusione  o  di  inapplicabilita'  degli  studi  di   settore   non
    sussistenti, nonche' di infedele compilazione  dei  predetti  modelli
    che comporti una  differenza  superiore  al  quindici  per  cento,  o
    comunque ad euro cinquantamila,  tra  i  ricavi  o  compensi  stimati
    applicando gli studi di settore sulla base dei dati corretti e quelli
    stimati sulla base dei dati indicati in dichiarazione.». 
      5. La disposizione di cui al comma 4  si  applica  con  riferimento
    agli accertamenti notificati a  partire  dalla  data  di  entrata  in
    vigore del presente articolo.  Per  gli  accertamenti  notificati  in
    precedenza continua ad applicarsi quanto  previsto  dalla  previgente
    lettera d-ter) del secondo comma dell'articolo  39  del  decreto  del
    Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. 
      6. Ai fini del rafforzamento delle garanzie dei  crediti  erariali,
    la Guardia di finanza puo' avvalersi del potere di cui agli  articoli
    32,  primo  comma,  numero  7),  del  decreto  del  Presidente  della
    Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e 51, secondo comma, numero  7),
    del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972,  n.  633
    anche ai fini dell'effettuazione di  segnalazioni  all'Agenzia  delle
    entrate finalizzate alla richiesta al  presidente  della  commissione
    tributaria  provinciale,  da  parte  di  quest'ultima,  delle  misure
    cautelari ai  sensi  dell'articolo  22  del  decreto  legislativo  18
    dicembre 1997, n. 472. 
      7. All'articolo 51, comma 1, del decreto  legislativo  21  novembre
    2007, n. 231, e successive modificazioni, le  parole:  «alla  Agenzia
    delle entrate che attiva i conseguenti controlli di  natura  fiscale»
    sono sostituite dalle seguenti: «alla Guardia di  finanza  la  quale,
    ove ravvisi l'utilizzabilita' di elementi ai fini  dell'attivita'  di
    accertamento, ne  da'   tempestiva  comunicazione  all'Agenzia  delle
    entrate». 
      8. L'Agenzia  delle  entrate  elabora,  nell'ambito  della  propria
    attivita' di pianificazione degli accertamenti,  liste  selettive  di
    contribuenti, i quali siano stati ripetutamente  segnalati  in  forma
    non anonima all'Agenzia stessa o al Corpo della Guardia di finanza in
    ordine alla  violazione  dell'obbligo  di  emissione  della  ricevuta
    fiscale o dello scontrino fiscale, ovvero del documento certificativo
    dei corrispettivi. 
      9. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre  1972,  n.
    633, sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo  35  il  comma  15-quinquies  e'  sostituito  dal
    seguente: «15-quinquies. L'Agenzia delle entrate, sulla base dei dati
    e degli elementi in possesso dell'anagrafe  tributaria,  individua  i
    soggetti titolari di partita IVA  che,  pur  obbligati,  non  abbiano
    presentato la dichiarazione di cessazione  di  attivita'  di  cui  al
    comma 3 e  comunica  agli  stessi  che  provvedera'  alla  cessazione
    d'ufficio della partita IVA. Il  contribuente  che  rilevi  eventuali
    elementi non considerati  o  valutati  erroneamente  puo'  fornire  i
    chiarimenti necessari all'Agenzia delle entrate entro i trenta giorni
    successivi al ricevimento della  comunicazione.  La  somma  dovuta  a
    titolo di sanzione per l'omessa presentazione della dichiarazione  di
    cessazione di attivita' e' iscritta direttamente nei ruoli  a  titolo
    definitivo. L'iscrizione a ruolo non e' eseguita se  il  contribuente
    provvede  a  pagare  la  somma  dovuta  con  le  modalita'   indicate
    nell'articolo 19 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, entro
    trenta giorni  dal  ricevimento  della  comunicazione.  In  tal  caso
    l'ammontare  della  sanzione  dovuta  e'  ridotto  ad  un  terzo  del
    minimo.»; 
        b) dopo l'articolo 35-ter e' inserito il seguente: «35-quater. Al
    fine di contrastare  le  frodi  in  materia  di  imposta  sul  valore
    aggiunto, l'Agenzia delle entrate rende disponibile a  chiunque,  con
    servizio  di  libero   accesso,   la   possibilita'   di   verificare
    puntualmente, mediante i dati disponibili in anagrafe tributaria,  la
    validita' del numero di partita IVA attribuito ai sensi dell'articolo
    35 o 35-ter. Il servizio fornisce le informazioni relative allo stato
    di attivita' della partita IVA  inserita  e  alla  denominazione  del
    soggetto o, in assenza di questa, al cognome  e  nome  della  persona
    fisica titolare.». 
      10. All'articolo 76 del testo unico delle disposizioni  concernenti
    l'imposta di  registro,  di  cui  al  decreto  del  Presidente  della
    Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, dopo il comma  2  e'  inserito  il
    seguente: «2-bis. Salvo quanto previsto nei commi 1  e  2,  l'imposta
    relativa  alle  annualita'  successive  alla  prima,  alle  cessioni,
    risoluzioni e proroghe di cui all'articolo 17,  nonche'  le  connesse
    sanzioni e gli interessi dovuti, sono richiesti, a pena di decadenza,
    entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di  scadenza
    del pagamento.». 
      11. All'articolo 14 della legge 12 novembre 2011, n. 183, il  comma
    10 e' abrogato. 
      12. Al  decreto-legge  31  maggio  2010,  n.  78,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, sono apportate  le
    seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo 29, comma 1: 
          1) alla lettera b), in fine, e' aggiunto il seguente periodo: 
          «.  L'agente  della  riscossione,  con  raccomandata   semplice
    spedita all'indirizzo presso il quale e' stato notificato  l'atto  di
    cui alla lettera a), informa il debitore di aver preso in  carico  le
    somme per la riscossione»; 
          2) alla lettera c), in fine, sono aggiunte le seguenti  parole:
    «e l'agente della riscossione non invia  l'informativa  di  cui  alla
    lettera b)»; 
          3) alla lettera e) le parole: «secondo  anno»  sono  sostituite
    dalle seguenti: «terzo anno»; 
        b) all'articolo 30, comma 2, in fine,  e'  aggiunto  il  seguente
    periodo:   «Ai   fini   dell'espropriazione   forzata,   l'esibizione
    dell'estratto  dell'avviso  di  cui  al  comma  1,   come   trasmesso
    all'agente della riscossione secondo le modalita' indicate  al  comma
    5, tiene luogo, a tutti gli effetti, dell'esibizione dell'atto stesso
    in tutti i casi in cui  l'agente  della  riscossione  ne  attesti  la
    provenienza.». 
      13. Il comma 2-ter dell'articolo 13  della  Tariffa,  parte  prima,
    allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre  1972,
    n.  642,  come  modificato  dal  comma   1   dell'articolo   19   del
    decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni,
    dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214,  e'  sostituito  dal  seguente:
    «2-ter. Comunicazioni periodiche alla clientela relative  a  prodotti
    finanziari, anche non soggetti ad obbligo di deposito, ivi compresi i
    depositi bancari e postali, anche se  rappresentati  da  certificati.
    L'imposta non e' dovuta per le comunicazioni ricevute ed  emesse  dai
    fondi  pensione  e  dai  fondi  sanitari  per  ogni  esemplare,   sul
    complessivo valore di mercato o, in mancanza, sul valore nominale  di
    rimborso.». 
      14. Nella nota 3-ter all'articolo 13 della  Tariffa,  parte  prima,
    allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre  1972,
    n. 642, le parole: «agli strumenti e» sono soppresse. 
      15. Le disposizioni dei commi 13 e 14 si applicano a decorrere  dal
    1° gennaio 2012. 
      16. All'articolo 19 del decreto-legge  6  dicembre  2011,  n.  201,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.  214,
    sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) dopo il comma  3  e' inserito  il  seguente:  «3-bis.  Per  le
    comunicazioni relative a quote o azioni di organismi di  investimento
    collettivo del risparmio, per le quali sussista uno stabile  rapporto
    con l'intermediario in assenza di un formale contratto di custodia  o
    amministrazione, in essere alla data del 31 dicembre 2011, in caso di
    mancata provvista da parte del cliente per il pagamento  dell'imposta
    di bollo di cui all'articolo 13, comma 2-ter della Tariffa, parte  I,
    allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre  1972,
    n.    642,    l'intermediario    puo'    effettuare    i    necessari
    disinvestimenti.»; 
        b) nel comma 7, le  parole:  «ai  sensi  del  comma  2-ter»  sono
    sostituite dalle seguenti: «ai sensi dei commi 2-bis e 2-ter»; 
        c) nel comma 8, le parole: «16 febbraio»  sono  sostituite  dalle
    seguenti: «16 maggio»; 
        d) nel comma 11, le parole:  «di  bollo»  sono  sostituite  dalle
    seguenti: «sui redditi»; 
        e) il comma 15 e' sostituito dal seguente: «15. L'imposta di  cui
    al comma 13 e' stabilita nella misura dello 0,76 per cento del valore
    degli  immobili.  L'imposta  non  e'  dovuta   se   l'importo,   come
    determinato ai sensi del presente comma,  non  supera  euro  200.  Il
    valore e' costituito dal costo risultante dall'atto di acquisto o dai
    contratti e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile nel
    luogo in cui e' situato l'immobile. Per gli immobili situati in Paesi
    appartenenti alla Unione europea o  in  Paesi  aderenti  allo  Spazio
    economico  europeo  che   garantiscono   un   adeguato   scambio   di
    informazioni, il valore e' quello utilizzato nel Paese estero ai fini
    dell'assolvimento di imposte sul patrimonio o sui trasferimenti o, in
    mancanza, quello di cui al periodo precedente.»; 
        f) dopo il comma 15 e'  inserito  il  seguente:  «15-bis.  Per  i
    soggetti che prestano lavoro all'estero per lo  Stato  italiano,  per
    una sua suddivisione politica o amministrativa  o  per  un  suo  ente
    locale  e  le  persone  fisiche  che   lavorano   all'estero   presso
    organizzazioni internazionali cui aderisce l'Italia la cui  residenza
    fiscale in Italia sia determinata, in deroga  agli  ordinari  criteri
    previsti dal Testo Unico  delle  imposte  sui  redditi,  in  base  ad
    accordi internazionali ratificati, l'imposta di cui al  comma  13  e'
    stabilita nella misura ridotta dello 0,4  per  cento  per  l'immobile
    adibito ad  abitazione  principale  e  per  le  relative  pertinenze.
    L'aliquota ridotta si applica limitatamente al periodo  di  tempo  in
    cui l'attivita' lavorativa e' svolta all'estero. Dall'imposta  dovuta
    per  l'unita'  immobiliare  adibita  ad  abitazione  principale   del
    soggetto passivo e per le relative pertinenze si detraggono,  fino  a
    concorrenza  del  suo  ammontare,  euro  200  rapportati  al  periodo
    dell'anno durante il quale si protrae tale destinazione; se  l'unita'
    immobiliare e' adibita ad  abitazione  principale  da  piu'  soggetti
    passivi la detrazione spetta a  ciascuno  di  essi  proporzionalmente
    alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica. Per gli
    anni 2012 e 2013 la  detrazione  prevista  dal  comma  precedente  e'
    maggiorata di 50 euro per ciascun figlio  di  eta'  non  superiore  a
    ventisei   anni,   purche'   dimorante   abitualmente   e   residente
    anagraficamente  nell'unita'  immobiliare   adibita   ad   abitazione
    principale. L'importo complessivo della maggiorazione, al netto della
    detrazione di base, non puo' superare l'importo massimo di 400 euro»; 
        g) nel comma 16, dopo il primo periodo, e' inserito il  seguente:
    «Per gli immobili situati in Paesi appartenenti alla Unione europea o
    in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo che  garantiscono  un
    adeguato scambio di informazioni, dalla predetta imposta si deduce un
    credito d'imposta pari alle eventuali imposte di natura  patrimoniale
    e reddituale gravanti sullo stesso immobile,  non  gia'  detratte  ai
    sensi dell'articolo 165 del decreto del Presidente  della  Repubblica
    22 dicembre 1986, n. 917.»; 
        h) nel comma 20, dopo il primo periodo, e' inserito il  seguente:
    «Per i conti correnti e i libretti di  risparmio  detenuti  in  Paesi
    della Unione europea  o  in  Paesi  aderenti  allo  Spazio  economico
    Europeo  che  garantiscono  un  adeguato  scambio   di   informazioni
    l'imposta e'  stabilita  in  misura  fissa  pari  a  quella  prevista
    dall'articolo 13, comma 2-bis, lettera a), della tariffa allegata  al
    decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 642.»; 
        i)  dopo  il  comma  23  e'   inserito   il   seguente   «23-bis.
    Nell'applicazione  dell'articolo  14,  comma  1,  lettera   a),   del
    decreto-legge  25   settembre   2001,   n.   350,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 409,  alle  attivita'
    finanziarie  oggetto  di  emersione   o   di   rimpatrio   ai   sensi
    dell'articolo 13-bis,  del  decreto-legge  1º  luglio  2009,  n.  78,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n.  102,  e
    degli articoli 12 e 15 del citato decreto-legge n. 350 del 2001,  non
    e'  comunque  precluso   l'accertamento   dell'imposta   sul   valore
    aggiunto.». 
      17. In considerazione di quanto previsto dal comma 16, lettera  c),
    per l'anno 2012 il versamento dell'imposta di  cui  al  comma  8  ivi
    citato puo' essere effettuato entro il termine del 16 maggio  e  fino
    alla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto  non   si
    configurano violazioni in materia di versamenti. 
      18.  All'articolo  17,  comma  1,  terzo   periodo,   del   decreto
    legislativo 9 luglio 1997, n. 241,  e  successive  modificazioni,  le
    parole: «10.000 euro annui» sono sostituite  dalle  seguenti:  «5.000
    euro annui». 
      19. All'articolo 37, comma 49-bis, del decreto-legge 4 luglio 2006,
    n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006,  n.
    248, le parole: «10.000 euro annui» sono sostituite  dalle  seguenti:
    «5.000 euro annui». 
      20. Con provvedimento  del  Direttore  dell'Agenzia  delle  entrate
    possono essere stabiliti i termini e le ulteriori modalita' attuative
    delle disposizioni di cui ai commi 18 e 19. 
      21. In relazione alle disposizioni di cui ai commi da 18 a  20,  le
    dotazioni   finanziarie   della   Missione   di   spesa    «Politiche
    economico-finanziarie e di bilancio» sono ridotte di 249  milioni  di
    euro per l'anno 2012 e di 299 milioni di euro a  decorrere  dall'anno
    2013. 
      22. Al primo periodo, del primo comma dell'articolo 52 del  decreto
    del Presidente della Repubblica 26 ottobre  1972,  n.  633,  dopo  le
    parole: "artistiche o professionali" sono inserite  le  seguenti:  «,
    nonche' in quelli utilizzati dagli enti non commerciali e  da  quelli
    che godono dei benefici di cui  al  decreto  legislativo  4  dicembre
    1997, n. 460,». 
      23. L'Agenzia per  le  organizzazioni  non  lucrative  di  utilita'
    sociale (ONLUS) di cui al decreto del Presidente  del  Consiglio  dei
    Ministri 26 settembre 2000, pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale  n.
    229 del 30 settembre 2000, e' soppressa  dalla  data  di  entrata  in
    vigore del presente decreto e i compiti e le funzioni esercitati sono
    trasferiti al Ministero del lavoro e delle politiche sociali che  con
    appositi regolamenti adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 4-bis,
    della legge 23 agosto 1988, n. 400, provvede ad adeguare  il  proprio
    assetto  organizzativo,  senza  nuovi  o  maggiori  oneri.   Per   il
    finanziamento  dei  compiti  e  delle  attribuzioni   trasferite   al
    Ministero del lavoro e  delle  politiche  sociali  di  cui  al  primo
    periodo del presente articolo, si fa fronte con le risorse  a  valere
    sull'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 14  della  legge  13
    maggio 1999, n. 133. Il Ministero dell'economia e  delle  finanze  e'
    autorizzato ad apportare le occorrenti  variazioni  di  bilancio.  Al
    Ministero sono  altresi'  trasferite  tutte  le  risorse  strumentali
    attualmente utilizzate dalla predetta Agenzia. Al fine  di  garantire
    la continuita' delle attivita' di  interesse  pubblico  gia'  facenti
    capo  all'Agenzia,  fino   al   perfezionamento   del   processo   di
    riorganizzazione indicato le predette attivita' continuano ad  essere
    esercitata presso le sedi e gli uffici gia' a  tal  fine  utilizzati.
    Dall'attuazione delle predette disposizioni non devono derivare nuovi
    o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 
      24.  Fermi  i  limiti  assunzionali  a  legislazione  vigente,   in
    relazione  all'esigenza  urgente  e  inderogabile  di  assicurare  la
    funzionalita' operativa delle proprie strutture,  volta  a  garantire
    una efficacia attuazione delle misure di  contrasto  all'evasione  di
    cui alle disposizioni del presente articolo, l'Agenzia delle  entrate
    e' autorizzata ad espletare procedure concorsuali  per  la  copertura
    delle posizioni dirigenziali vacanti, secondo  le  modalita'  di  cui
    all'articolo 1, comma 530, della legge 27 dicembre 2006,  n.  296,  e
    dell'articolo 2, comma  2,  secondo  periodo,  del  decreto-legge  30
    settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge  2
    dicembre  2005,  n.  248.  Nelle  more  dell'espletamento  di   dette
    procedure l'Agenzia delle entrate, salvi gli incarichi gia' affidati,
    potra' attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari  con  la
    stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata  e'
    fissata in relazione al tempo necessario per la copertura  del  posto
    vacante tramite concorso. Gli incarichi sono attribuiti con  apposita
    procedura  selettiva  applicando  l'articolo  19,  comma  1-bis,  del
    decreto legislativo 30 marzo 2001,  n.  165.  Ai  funzionari  cui  e'
    conferito l'incarico compete  lo  stesso  trattamento  economico  dei
    dirigenti. A seguito dell'assunzione dei  vincitori  delle  procedure
    concorsuali di cui al presente comma,  l'Agenzia  delle  Entrate  non
    potra' attribuire nuovi incarichi dirigenziali  a  propri  funzionari
    con la stipula di contratti di  lavoro  a  tempo  determinato,  fatto
    salvo  quanto  previsto  dall'articolo  19  comma   6   del   decreto
    legislativo  30  marzo   2001,   n.   165.   Agli   oneri   derivanti
    dall'attuazione  del  presente  comma  si  provvede  con  le  risorse
    disponibili sul bilancio dell'Agenzia. 
      25. All'articolo 13 del  decreto-legge  25  giugno  2008,  n.  112,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.  133,  e
    successive modificazioni,  dopo  il  comma  3-quater  e' aggiunto  il
    seguente: 
      «3-quinquies.  Con  decreto  del  Ministro  dell'economia  e  delle
    finanze, d'intesa con il Ministro dell'interno, sono disciplinate  le
    modalita' di certificazione dell'utilizzo dei contributi assegnati in
    attuazione  del  comma  3-quater.  Le  certificazioni   relative   ai
    contributi concessi in favore di enti pubblici e di soggetti  privati
    sono trasmesse agli Uffici territoriali  del  Governo  che  ne  danno
    comunicazione alle Sezioni regionali di  controllo  della  Corte  dei
    conti  competenti  per  territorio.  Le  relazioni  conclusive  e  le
    certificazioni  previste  dai   decreti   ministeriali   emanati   in
    attuazione degli atti di indirizzo delle Commissioni parlamentari con
    cui si attribuiscono i contributi di cui al comma  3-quater,  nonche'
    il rendiconto annuale previsto per gli enti locali dall'articolo  158
    del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono sostituite dalle
    certificazioni disciplinate dal presente comma.». 
    
            
          
              
                Capo II 

    Potenziamento


    Sezione I

    Accertamento

                                   Art. 9 
     
     
             Potenziamento dell'accertamento in materia doganale 
     
      1. All'articolo 11, comma 4, del  decreto  legislativo  8  novembre
    1990, n. 374, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: 
      «Le autorizzazioni per le richieste di cui al numero 6-bis)  e  per
    l'accesso di cui al numero 7), secondo comma,  dell'articolo  51  del
    medesimo  decreto  sono  rilasciate   dal   Direttore   regionale   o
    interregionale e, limitatamente alle province autonome di Trento e di
    Bolzano, dal Direttore provinciale.». 
      2. All'articolo 53 del testo unico delle  disposizioni  legislative
    concernenti le imposte sulla produzione  e  sui  consumi  e  relativi
    sanzioni penali e amministrative, di cui al  decreto  legislativo  26
    ottobre 1995, n. 504, dopo il comma 8, e' aggiunto il seguente: 
      «8-bis. I soggetti di cui al comma 1, lettera a), indicano tra  gli
    elementi necessari per l'accertamento del debito d'imposta, richiesti
    per la compilazione della dichiarazione annuale, i consumi  fatturati
    nell'anno con l'applicazione delle  aliquote  di  accisa  vigenti  al
    momento della fornitura ai consumatori finali.». 
      3. Dopo l'articolo  2783-bis  del  codice  civile  e'  inserito  il
    seguente: 
      «Art. 2783-ter (Crediti dello Stato attinenti alle risorse  proprie
    tradizionali  di  pertinenza  del   bilancio   generale   dell'Unione
    europea). I  crediti  dello  Stato  attinenti  alle  risorse  proprie
    tradizionali di cui all'articolo 2, paragrafo 1,  lettera  a),  della
    decisione n. 2007/436/CE/Euratom del Consiglio, del 7 giugno 2007, di
    pertinenza del bilancio generale dell'unione europea sono equiparati,
    ai fini dell'applicazione delle disposizioni del  presente  capo,  ai
    crediti dello Stato per l'imposta sul valore aggiunto.». 
    
            
          
              
                Capo II 

    Potenziamento


    Sezione I

    Accertamento

                                   Art. 10 
     
     
            Potenziamento dell'accertamento in materia di giochi 
     
      1. L'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e'  autorizzata
    a costituire, avvalendosi di risorse proprie, un fondo destinato alle
    operazioni di gioco a fini di controllo, di importo non  superiore  a
    cento  mila  euro  annui.  Con   decreto   del   Direttore   generale
    dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e' costituito  il
    fondo  e  disciplinato  il  relativo   utilizzo.   Gli   appartenenti
    all'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato  sono  autorizzati
    ad effettuare operazioni di gioco presso locali in cui si  effettuano
    scommesse o sono installati apparecchi di cui all'articolo 110, comma
    6, lettera a) o b), del regio decreto  18  giugno  1931,  n.  773,  e
    successive modificazioni, al solo fine di acquisire elementi di prova
    in ordine alle eventuali violazioni in materia di gioco pubblico, ivi
    comprese  quelle  relative  al  divieto  di  gioco  dei  minori.  Per
    effettuare le medesimi  operazioni  di  gioco,  la  disposizione  del
    precedente periodo si applica altresi' al personale della Polizia  di
    Stato, all'Arma dei carabinieri, al Corpo della Guardia  di  finanza,
    il quale, ai fini  dell'utilizzo  del  fondo  previsto  dal  presente
    comma,  agiscono  previo  concerto  con   le   competenti   strutture
    dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato. Con  regolamento
    emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 3,  della  legge  23  agosto
    1988, n. 400, e successive modificazioni, su  proposta  del  Ministro
    dell'economia  e  delle  finanze,  di   concerto   con   i   Ministri
    dell'interno, della giustizia e della difesa, sono disciplinate,  nel
    rispetto di quanto disposto dagli articoli 51 del codice penale  e  9
    della legge 16 marzo 2006 n. 146, in quanto compatibili, le modalita'
    dispositive sulla base delle quali il  predetto  personale  impegnato
    nelle  attivita'  di  cui  al  presente  comma  puo'  effettuare   le
    operazioni  di  gioco.  Eventuali  vincite  conseguite  dal  predetto
    personale nell'esercizio delle attivita' di  cui  al  presente  comma
    sono riversate al fondo di cui al primo periodo. 
      2.  In  considerazione  dei  particolari  interessi  coinvolti  nel
    settore dei  giochi  pubblici  e  per  contrastare  efficacemente  il
    pericolo  di  infiltrazioni  criminali  nel  medesimo  settore,  sono
    introdotte le seguenti modificazioni: 
        a) nel comma 3-bis dell'articolo 2  del  decreto  del  Presidente
    della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252, e  successive  modificazioni,
    e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La documentazione di  cui
    al periodo precedente deve riferirsi anche  al  coniuge,  nonche'  ai
    parenti  e  agli  affini  entro  il  terzo  grado  dei  soggetti  ivi
    indicati.»; 
        b) all'articolo 24, comma 25, primo periodo, del decreto-legge  6
    luglio 2011, n. 98, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  15
    luglio  2011,  n.  111,  dopo  la  parola:  «rinnovo»  aggiungere  le
    seguenti: «o il mantenimento» e dopo le parole «dagli articoli»  sono
    inserite le seguenti: «2 e 3 del decreto legislativo 10  marzo  2000,
    n. 74 e dagli articoli 314, 316, 317, 318, 319,  319-ter,  320,  321,
    322, 323» e dopo le parole:  «416-bis»  sono  inserite  le  seguenti:
    «644,»; nello stesso comma 25  e'  aggiunto,  in  fine,  il  seguente
    periodo: «Il divieto di partecipazione a gare o di rilascio o rinnovo
    o il mantenimento delle concessioni  di  cui  ai  periodi  precedenti
    opera anche nel caso in cui la condanna, ovvero  l'imputazione  o  la
    condizione di indagato sia riferita al coniuge, nonche' ai parenti ed
    affini entro il terzo grado dei soggetti ivi indicati.». 
      3. Con regolamento da emanare ai sensi dell'articolo 17,  comma  2,
    della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro  tre  mesi  dalla  data  di
    entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  previo   parere   delle
    competenti Commissioni parlamentari,  si  provvede  ad  apportare  le
    occorrenti modificazioni e integrazioni  al  decreto  del  Presidente
    della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169, al fine di: 
        a) razionalizzare e rilanciare il settore dell'ippica; 
        b) assicurare la trasparenza e la regolarita'  dello  svolgimento
    delle competizioni ippiche; 
        c) improntare l'organizzazione e la gestione dei giochi a criteri
    di efficienza ed economicita', nonche' la  scelta  dei  concessionari
    secondo criteri di trasparenza ed in conformita'  alle  disposizioni,
    anche comunitarie; 
        d) assicurare il coordinamento tra il Ministero  dell'economia  e
    delle finanze ed il Ministero delle politiche agricole, alimentari  e
    forestali; 
        e) operare una ripartizione dei proventi al netto  delle  imposte
    tale da garantire l'espletamento dei compiti istituzionali dell'ASSI; 
        f) realizzare un sistema organico di misure volte alla promozione
    della salute e del benessere del cavallo. 
      4. A decorrere dal 1° febbraio 2012, la posta  unitaria  minima  di
    gioco per le scommesse sulle corse dei cavalli  e'  stabilita  tra  5
    centesimi e un euro e l'importo minimo per ogni biglietto giocato non
    puo' essere inferiore a due euro. Il  predetto  importo  puo'  essere
    modificato, in funzione dell'andamento della raccolta  delle  formule
    di scommesse ippiche, con provvedimento del Ministero dell'economia e
    delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli  di  Stato,  di
    concerto con il  Ministero  delle  politiche  agricole  alimentari  e
    forestali. 
      5. Al  fine  di  perseguire  maggiore  efficienza  ed  economicita'
    dell'azione nei settori di competenza, il Ministero  dell'economia  e
    delle finanze - Amministrazione autonoma dei monopoli  di  Stato,  il
    Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e l'Agenzia
    per  lo  sviluppo  del  settore  ippico  -   ASSI,   procedono   alla
    definizione, anche in via transattiva, sentiti i  competenti  organi,
    con abbandono di ogni controversia  pendente,  di  tutti  i  rapporti
    controversi nelle correlate materie e secondo i  criteri  di  seguito
    indicati: 
        a) relativamente alle spese per il totalizzatore nazionale per la
    gestione delle scommesse ippiche  annualmente  documentate  da  Sogei
    S.p.a., a decorrere dal 1° gennaio 2012, la ripartizione  al  50  per
    cento ad AAMS e al 50 per cento ad ASSI. Le medesime spese, sostenute
    fino al 31 dicembre 2011, restano in capo  ad  AAMS.  Per  l'effetto,
    l'ASSI e' autorizzata a destinare le somme accantonate in bilancio al
    31 dicembre 2011 per tale posizione per destinarle alle finalita'  di
    cui all'articolo 30-bis, comma 4, del decreto-legge 29 novembre 2008,
    n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28  gennaio  2009,
    n. 2; 
        b) relativamente alle quote di prelievo di  cui  all'articolo  12
    del decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169  ed
    alle relative integrazioni, definizione, in via  equitativa,  di  una
    riduzione non superiore al 5 per cento delle somme ancora dovute  dai
    concessionari  di  cui  al  citato  decreto  del   Presidente   della
    Repubblica n. 169 del 1998  con  individuazione  delle  modalita'  di
    versamento  delle  relative  somme  e  adeguamento   delle   garanzie
    fideiussorie.  Conseguentemente,  all'articolo  38,  comma   4,   del
    decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, la lettera l) e' soppressa. 
      6. Nell'ambito delle disponibilita' del Ministero  delle  politiche
    agricole, alimentari e forestali ai  sensi  dell'articolo  30,  comma
    8-quater, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201,  convertito  con
    modificazioni, dalla legge 22 dicembre  2011,  n.  214,  il  predetto
    Ministero destina, per l'anno 2012, la somma di 3 milioni di euro per
    un programma di comunicazione per il rilancio dell'ippica. 
      7. Nel rispetto delle norme comunitarie  in  materia  di  aiuti  di
    Stato, l'Istituto per lo sviluppo agroalimentare  (ISA)  S.p.A.  puo'
    intervenire finanziariamente, nell'ambito del  capitale  disponibile,
    in programmi di sviluppo del settore ippico  presentati  da  soggetti
    privati, secondo le modalita'  definite  con  decreto  del  Ministero
    delle politiche agricole, alimentari e forestali, di concerto con  il
    Ministero dell'economia e delle finanze. 
      8. All'articolo 12, comma 1, del decreto-legge 28 aprile  2009,  n.
    39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77,
    la lettera p) e' soppressa. 
      9. Le disposizioni in materia di giochi pubblici utili al  fine  di
    assicurare le maggiori entrate di cui all'articolo 2,  comma  3,  del
    decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con  modificazioni,
    dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, sono quelle di cui al  decreto
    del direttore generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli  di
    Stato 12 ottobre 2011,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  della
    Repubblica italiana n. 265 del 14 novembre 2011. 
    
            
          
              
                Sezione II 

    Sanzioni amministrative

                                   Art. 11 
     
     
               Modifiche in materia di sanzioni amministrative 
     
      1. All'articolo 11 del decreto legislativo  18  dicembre  1997,  n.
    471, dopo il comma 4 e' inserito il seguente: 
      «4-bis.  L'omessa,  incompleta  o  infedele   comunicazione   delle
    minusvalenze e delle differenze negative  di  ammontare  superiore  a
    50.000 euro di cui  all'articolo  5-quinquies  del  decreto-legge  30
    settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge  2
    dicembre 2005,  n.  248,  nonche'  delle  minusvalenze  di  ammontare
    complessivo superiore a cinque milioni di euro, derivanti da cessioni
    di partecipazioni che costituiscono immobilizzazioni  finanziarie  di
    cui all'articolo 1  del  decreto-legge  24  settembre  2002  n.  209,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n.  265,
    e' punita con la sanzione  amministrativa  del  10  per  cento  delle
    minusvalenze la cui comunicazione e' omessa, incompleta  o  infedele,
    con un minimo di 500 euro ed un massimo di 50000 euro.». 
      2.  All'articolo  5-quinquies,  comma  3,  del   decreto-legge   30
    settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge  2
    dicembre 2005, n. 248, il terzo periodo e' soppresso. 
      3. All'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 24 settembre 2002  n.
    209, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002,  n.
    265, e' il terzo periodo e' soppresso. 
      4. L'articolo 303 del testo unico delle leggi  doganali,  approvato
    con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973,  n.  43,
    e' sostituito dal seguente: 
      «303. (Differenze rispetto alla dichiarazione  di  merci  destinate
    alla importazione definitiva, al deposito o alla spedizione ad  altra
    dogana.). - 1. Qualora le dichiarazioni relative alla qualita',  alla
    quantita' ed  al  valore  delle  merci  destinate  alla  importazione
    definitiva, al  deposito  o  alla  spedizione  ad  altra  dogana  con
    bolletta  di  cauzione,  non   corrispondano   all'accertamento,   il
    dichiarante e' punito con la sanzione amministrativa da  euro  103  a
    euro 516 a meno che  l'inesatta  indicazione  del  valore  non  abbia
    comportato la rideterminazione dei diritti di confine nel  qual  caso
    si applicano le sanzioni indicate al seguente comma 3. 
      2. La precedente disposizione non si applica: 
        a) quando nei casi previsti dall'articolo  57,  lettera  d),  pur
    essendo errata la denominazione della tariffa, e' stata indicata  con
    precisione la denominazione  commerciale  della  merce,  in  modo  da
    rendere possibile l'applicazione dei diritti; 
        b) quando le merci dichiarate e quelle riconosciute  in  sede  di
    accertamento sono considerate nella tariffa in  differenti  sottovoci
    di una medesima voce, e  l'ammontare  dei  diritti  di  confine,  che
    sarebbero dovuti secondo la dichiarazione, e'  uguale  a  quello  dei
    diritti liquidati o lo supera di meno di un terzo; 
        c) quando le differenze in piu' o in meno nella quantita'  o  nel
    valore non superano il cinque per cento per ciascuna  qualita'  delle
    merci dichiarate. 
      3.  Se  i  diritti  di  confine  complessivamente  dovuti   secondo
    l'accertamento  sono  maggiori  di  quelli  calcolati  in  base  alla
    dichiarazione e la differenza dei diritti supera il cinque per cento,
    la sanzione amministrativa, qualora il  fatto  non  costituisca  piu'
    grave reato, e' applicata come segue: 
        a)  per  diritti  fino  a  500  euro  si  applica   la   sanzione
    amministrativa da 103 a 500 euro; 
        b) per i diritti da 500,1 a 1.000 euro, si  applica  la  sanzione
    amministrativa da 1.000 a 5.000 euro; 
        c) per i diritti da 1000,1 a 2.000 euro, si applica  la  sanzione
    amministrativa da 5.000 a 15.000 euro; 
        d) per i diritti da  2.000,1  a  3.999,99  euro,  si  applica  la
    sanzione amministrativa da 15.000 a 30.000 euro; 
        e) oltre 4.000, si applica la sanzione amministrativa  da  30.000
    euro a dieci volte l'importo dei diritti.». 
      5. Al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504,  sono  apportate
    le seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo 50, comma 1, le parole:  «da  258  euro  a  1.549
    euro.» sono sostituite dalle seguenti: «da 3.000 euro a 30.000 euro.» 
        b) all'articolo 59, comma 5, le parole:  «da  258  euro  a  1.549
    euro.» sono sostituite  dalle  seguenti:  «da  3.000  euro  a  30.000
    euro.». 
      6.  All'articolo  1  del  decreto-legge  3  ottobre  2006  n.  262,
    convertito con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006,  n.  286,
    dopo il comma 1 e' inserito il seguente: 
      «1-bis Indipendentemente dall'applicazione delle pene previste  per
    le violazioni  che  costituiscono  reato,  la  omessa,  incompleta  o
    tardiva presentazione dei dati, dei documenti e  delle  dichiarazioni
    di cui al comma 1, ovvero la  dichiarazione  di  valori  difformi  da
    quelli accertati, e' punita con la  sanzione  amministrativa  di  cui
    all'articolo 50, comma 1, del decreto legislativo 26 ottobre1995,  n.
    504.». 
      7. Per le unita' immobiliari per le quali e'  stata  attribuita  la
    rendita  presunta  ai  sensi  del  comma  10  dell'articolo  19   del
    decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, come integrato dall'art. 2  comma
    5-bis del decreto-legge 29 dicembre 2010,  n.  225,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge  26  febbraio  2011,  n.  10,  i  soggetti
    obbligati  devono  provvedere  alla  presentazione  degli   atti   di
    aggiornamento catastale entro 120 giorni dalla data di pubblicazione,
    nella Gazzetta Ufficiale, del comunicato di cui all'articolo 2  comma
    5-bis del decreto-legge 29 dicembre 2010,  n.  225,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 26  febbraio  2011,  n.  10.  In  caso  di
    mancata presentazione entro tale termine  si  applicano  le  sanzioni
    amministrative di cui all'art. 2 comma 12 del decreto legislativo  14
    marzo 2011, n. 23. 
      8. Al decreto legislativo 19 novembre 2008, n. 195, sono  apportate
    le seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo 6, il comma 2 e' sostituito dai seguenti: 
        «2. Il sequestro e' eseguito nel limite: 
          a) del 30 per cento dell'importo eccedente  quello  di  cui  al
    comma 1 qualora l'eccedenza non sia superiore a 10 mila euro; 
          b) del 50 per cento dell'importo eccedente, in tutti gli  altri
    casi. 
        2-bis. Il denaro contante sequestrato garantisce  con  preferenza
    su ogni altro credito  il  pagamento  delle  sanzioni  amministrative
    pecuniarie.»; 
        b) all'articolo 7: 
          1) il comma 1 e' sostituito dai seguenti: 
          «1. Il soggetto cui e' stata  contestata  una  violazione  puo'
    chiederne l'estinzione effettuando un pagamento in misura ridotta: 
            a) pari al 5 per  cento  del  denaro  contante  eccedente  la
    soglia di cui all'articolo 3 se l'eccedenza  non  dichiarata  non  e'
    superiore a 10 mila euro; 
            b) pari al 15 per cento se l'eccedenza non supera i  40  mila
    euro. 
          1-bis. La somma pagata non puo' essere, comunque,  inferiore  a
    200 euro. 
          1-ter. Il pagamento puo' essere  effettuato  all'Agenzia  delle
    dogane o alla Guardia di finanza al momento della contestazione, o al
    Ministero dell'economia e delle finanze con le modalita'  di  cui  al
    comma 4, entro dieci giorni dalla stessa. Le richieste  di  pagamento
    in misura ridotta ricevute dalla Guardia di  finanza,  con  eventuale
    prova  dell'avvenuto  pagamento,  sono  trasmesse  all'Agenzia  delle
    dogane.»; 
          2) al comma 5, lettera  a),  le  parole:  «250.000  euro»  sono
    sostituite dalle seguenti: «40.000 euro»; 
          3) al comma 5, lettera b), le  parole:  «trecentosessantacinque
    giorni» sono sostituite dalle seguenti: «cinque anni»; 
        c) all'articolo 8, al comma 3 le parole: «scadenza del termine di
    cui al comma 1.» sono sostituite dalle seguenti: «data in cui  riceve
    i verbali di contestazione.»; 
        d) all'articolo 9: 
          1) il comma 1 e' sostituito dal seguente: 
          «1. La violazione delle disposizioni di cui all'articolo  3  e'
    punita con la sanzione amministrativa pecuniaria, con  un  minimo  di
    300 euro: 
          a) dal 10 al 30 per cento  dell'importo  trasferito  o  che  si
    tenta  di  trasferire  in  eccedenza  rispetto  alla  soglia  di  cui
    all'articolo 3, se tale valore non e' superiore a 10 mila euro; 
          b) dal 30 per cento al 50 per cento dell'importo  trasferito  o
    che si tenta di trasferire in eccedenza rispetto alla soglia  di  cui
    all'articolo 3 se tale valore e' superiore a 10 mila euro.»; 
          2)  al  comma  2,  le  parole:  «in  quanto  compatibili»  sono
    soppresse. 
    
            
          
              
                Sezione III 

    Contenzioso

                                   Art. 12 
     
     
               Contenzioso in materia tributaria e riscossione 
     
      1. All'articolo 11 del decreto legislativo 8 novembre 1990, n.  374
    sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) il secondo periodo del comma 6 e' soppresso; 
        b) il comma 7 e' abrogato. 
      2.  Sono  fatti  salvi  i  procedimenti   amministrativi   per   la
    risoluzione delle controversie di cui agli articoli 66,  e  seguenti,
    del testo unico delle disposizioni in materia doganale approvate  con
    decreto del Presidente della  Repubblica  23  gennaio  1973,  n.  43,
    instaurati, alla data di entrata in vigore del presente  decreto,  ai
    sensi del comma 7 dell'articolo 11 del decreto legislativo 8 novembre
    1990, n. 374. 
      3. Al  decreto  legislativo  31  dicembre  1992,  n.  546,  recante
    disposizioni sul processo  tributario,  sono  apportate  le  seguenti
    modificazioni: 
        a) all'articolo 19, comma 1, lettera f),  le  parole:  «comma  3»
    sono sostituite dalle seguenti: «comma 2». 
        b) dopo l'articolo 69 e'  inserito  il  seguente:  «Art.  69-bis.
    (Aggiornamento  degli  atti  catastali)  -  1.  Se   la   commissione
    tributaria accoglie totalmente o  parzialmente  il  ricorso  proposto
    avverso  gli  atti  relativi  alle  operazioni   catastali   indicate
    nell'articolo 2, comma 2,  e  la  relativa  sentenza  e'  passata  in
    giudicato, la segreteria ne rilascia copia  munita  dell'attestazione
    di  passaggio  in  giudicato,  sulla  base  della   quale   l'ufficio
    dell'Agenzia del territorio  provvede  all'aggiornamento  degli  atti
    catastali.». 
      4. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 69-bis del  decreto
    legislativo 31 dicembre  1992,  n.  546,  le  sentenze,  emanate  nei
    giudizi ivi indicati, non costituenti titolo esecutivo sono  comunque
    annotate  negli  atti  catastali  con  le  modalita'  stabilite   con
    provvedimento del Direttore dell'Agenzia del territorio, da  adottare
    entro novanta giorni dalla data di entrata  in  vigore  del  presente
    decreto. 
      5. Le disposizioni di cui all'articolo 158 del  testo  unico  delle
    disposizioni legislative e  regolamentari  in  materia  di  spese  di
    giustizia, di cui al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  30
    maggio 2002, n. 115, si applicano alle Agenzie fiscali delle entrate,
    delle dogane, del territorio e del demanio.». 
      6. I crediti derivanti dalle gestioni di ammasso obbligatorio e  di
    commercializzazione  dei  prodotti  agricoli  nazionali,  svolte  dai
    consorzi agrari per conto e nell'interesse dello  Stato,  diversi  da
    quelli estinti ai sensi dell'articolo 8,  comma  1,  della  legge  28
    ottobre 1999, n. 410, come modificato dall'articolo 130  della  legge
    23 dicembre 2000, n. 388, quali risultanti dai  rendiconti  approvati
    con decreti definitivi ed esecutivi del Ministro  dell'agricoltura  e
    delle foreste e registrati dalla Corte dei conti, che saranno estinti
    nei riguardi di coloro che risulteranno averne  diritto,  nonche'  le
    spese e gli interessi maturati a decorrere  dalla  data  di  chiusura
    delle relative contabilita', indicata nei decreti medesimi, producono
    interessi calcolati: fino al 31 dicembre 1995 sulla  base  del  tasso
    ufficiale di sconto maggiorato di 4,40  punti,  con  capitalizzazione
    annuale; per il periodo successivo  sulla  base  dei  soli  interessi
    legali. 
      7. Sono fatti salvi  gli  effetti  derivanti  dall'applicazione  di
    sentenze passate in giudicato di cui all'articolo 324 del  codice  di
    procedura civile. 
      8. La regione Campania e' autorizzata ad utilizzare le risorse  del
    Fondo per lo sviluppo e  coesione  2007-2013  relative  al  Programma
    attuativo regionale, per l'acquisto del termovalorizzatore di  Acerra
    ai sensi dell'articolo 7 del decreto-legge 30 dicembre 2009, n.  195,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010,  n.  26.
    Le risorse necessarie, pari a 355.550.240,84, vengono trasferite alla
    stessa Regione. 
      9. In considerazione dell'acquisto di cui al comma  8,  le  risorse
    gia' finalizzate, ai sensi dell'articolo 18 del citato  decreto-legge
    n.  195  del  2009,  al  pagamento  del  canone  di  affitto  di  cui
    all'articolo 7, comma 6, dello stesso decreto-legge,  sono  destinate
    alla medesima Regione quale contributo dello Stato. 
      10. Ai fini fiscali, il pagamento da parte della  regione  Campania
    della somma di cui al comma 8, in quanto effettuato a definizione  di
    ogni  pretesa  del  soggetto  proprietario  dell'impianto,   di   cui
    all'articolo 6 del predetto decreto-legge n. 195 del 2009, vale  come
    liquidazione risarcitoria transattiva tra le parti private  e  quelle
    pubbliche interessate. Ogni atto  perfezionato  in  attuazione  della
    disposizione di cui al precedente periodo e' esente da imposizione. 
      11. All'articolo 32, comma 4, della legge 12 novembre 2011, n. 183,
    dopo la lettera n-bis) e' aggiunta la seguente: «n-ter)  delle  spese
    sostenute della regione Campania per il termovalorizzatore di Acerra,
    diverse da quelle necessarie per  l'acquisto  del  termovalorizzatore
    stesso,  nei  limiti  dell'ammontare  delle  entrate  riscosse  dalla
    Regione entro il 30 novembre di ciascun anno, rivenienti dalla  quota
    spettante alla stessa Regione dei ricavi derivanti dalla  vendita  di
    energia, nel limite di 50 milioni di euro annui, e delle risorse gia'
    finalizzate, ai sensi dell'articolo 18 del decreto-legge 30  dicembre
    2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26  febbraio
    2010, n. 26, al pagamento del canone di affitto di  cui  all'articolo
    7, comma 6,  dello  stesso  decreto-legge,  destinate  alla  medesima
    Regione quale contributo dello Stato.». 
    
            
          
              
                Sezione III 

    Contenzioso

                                   Art. 13 
     
     
                             Norma di copertura 
     
      1. Agli oneri derivanti dall'articolo 3, comma 10, dall'articolo 4,
    comma 11, dall'articolo 8, commi 16, lettere e)  e  h),  e  24,  pari
    complessivamente a 184,6 milioni di euro per  l'anno  2012,  a  245,6
    milioni di euro per l'anno 2013, a 246,4 milioni di euro a  decorrere
    dall'anno 2014, che aumentano ai fini della compensazione in  termini
    di indebitamento netto e fabbisogno a 252 milioni di euro per  l'anno
    2013 e a 252,8  milioni  di  euro  a  decorrere  dall'anno  2014,  si
    provvede mediante utilizzo delle minori spese di cui all'articolo  8,
    comma 21, del presente decreto. 
      2. Il Ministro dell'economia e  delle  finanze  e'  autorizzato  ad
    apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
    
            
          
              
                Sezione III 

    Contenzioso

                                   Art. 14 
     
     
                              Entrata in vigore 
     
      1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso  della  sua
    pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della  Repubblica  italiana  e
    sara' presentato alle Camere per la conversione in legge. 
      Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
    nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
    italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare. 
     
        Dato a Roma, addi' 2 marzo 2012 
     
                                 NAPOLITANO 
     
     
                                      Monti, Presidente del Consiglio dei
                                      Ministri e Ministro dell'economia e
                                      delle finanze 
     
    Visto, il Guardasigilli: Severino 
    
    
     

    Legge di conversione sul sovraffollamento delle carceri

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    TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 22 dicembre 2011, n. 211

    Testo del  decreto-legge  22  dicembre  2011,  n.  211  (in  Gazzetta
    Ufficiale - serie generale - n. 297 del 22 dicembre 2011), coordinato
    con la legge di conversione 17 febbraio 2012, n. 9 (in G.U.R.I. del 20 febbraio 2012, n. 42 - alla pag. 4), recante: «Interventi  urgenti  per
    il   contrasto   della    tensione    detentiva    determinata    dal
    sovraffollamento delle carceri.». (12A01920) 
    

     
    Avvertenza: 
        Il testo coordinato qui pubblicato e' stato redatto dal Ministero
    della giustizia ai sensi dell'art. 11, comma 1, del testo unico delle
    disposizioni sulla promulgazione  delle  leggi,  sull'emanazione  dei
    decreti  del  Presidente  della  Repubblica  e  sulle   pubblicazioni
    ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
    1985, n.1092, nonche' dell'art.10, comma 3, del medesimo testo unico,
    al solo fine di facilitare la  lettura  sia  delle  disposizioni  del
    decreto-legge, integrate con le modifiche apportate  dalla  legge  di
    conversione, che di quelle richiamate nel decreto,  trascritte  nelle
    note.  Restano  invariati  il  valore  e   l'efficacia   degli   atti
    legislativi qui riportati. 
        Le modifiche apportate dalla legge di conversione  sono  stampate
    con caratteri corsivi. 
     
        Tali modifiche sono riportate sul video tra i segni (( ... )). 
     
        A norma dell'art.15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n.  400
    (Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della  Presidenza
    del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate  dalla  legge  di
    conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della  sua
    pubblicazione. 
     
                                   Art. 1 
     
     
                   Modifiche al codice di procedura penale 
     
      (( 01. All'articolo 386, comma 4, del codice  di  procedura  penale
    sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, salvo quanto  previsto
    dall'articolo 558.». )) 
      1. All'articolo 558 del codice di procedura penale, sono  apportate
    le seguenti modificazioni: 
        a) il comma 4 e' sostituito dal  seguente:  «4.  Se  il  pubblico
    ministero ordina  che  l'arrestato  in  flagranza  sia  posto  a  sua
    disposizione, lo puo' presentare direttamente all'udienza,  in  stato
    di arresto,  per  la  convalida  e  il  contestuale  giudizio,  entro
    quarantotto ore dall'arresto. Si applicano al giudizio  di  convalida
    le disposizioni dell'art. 391, in quanto compatibili.»; 
        (( b) dopo il comma 4, sono inseriti i seguenti: 
          4-bis. Salvo quanto previsto dal comma 4-ter, nei casi  di  cui
    ai commi 2 e 4 il pubblico  ministero  dispone  che  l'arrestato  sia
    custodito in uno dei luoghi indicati nel comma 1  dell'articolo  284.
    In caso di mancanza, indisponibilita' o inidoneita' di tali luoghi, o
    quando essi sono ubicati  fuori  dal  circondario  in  cui  e'  stato
    eseguito l'arresto, o in caso  di  pericolosita'  dell'arrestato,  il
    pubblico ministero dispone che sia custodito presso idonee  strutture
    nella disponibilita' degli ufficiali o agenti di polizia  giudiziaria
    che  hanno  eseguito  l'arresto  o  che  hanno  avuto   in   consegna
    l'arrestato. In caso di mancanza, indisponibilita' o  inidoneita'  di
    tali strutture, o se ricorrono altre specifiche ragioni di necessita'
    o di urgenza, il pubblico ministero dispone con decreto motivato  che
    l'arrestato sia condotto nella  casa  circondariale  del  luogo  dove
    l'arresto e' stato  eseguito  ovvero,  se  ne  possa  derivare  grave
    pregiudizio per le indagini, presso altra casa circondariale vicina. 
          4-ter. Nei casi previsti dall'articolo 380,  comma  2,  lettere
    e-bis) ed f), il  pubblico  ministero  dispone  che  l'arrestato  sia
    custodito  presso  idonee  strutture   nella   disponibilita'   degli
    ufficiali  o  agenti  di  polizia  giudiziaria  che  hanno   eseguito
    l'arresto o che hanno avuto in consegna l'arrestato.  Si  applica  la
    disposizione di cui al comma 4-bis, terzo periodo. )) 
    
            
          
                                   Art. 2 
     
     
           Modifiche al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271 
     
      1. Alle norme di attuazione, di  coordinamento  e  transitorie  del
    codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo  28  luglio
    1989, n. 271, sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) l'articolo 123 e' sostituito dal seguente: «Art.  123.  (Luogo
    di svolgimento dell'udienza di convalida  e  dell'interrogatorio  del
    detenuto) - 1. Salvo quanto previsto  dall'art.  121,  nonche'  dagli
    artt. 449 comma 1 e 558 del codice, l'udienza di convalida si  svolge
    nel luogo dove l'arrestato o il fermato e' custodito (( salvo che nel
    caso di custodia nel proprio  domicilio  o  altro  luogo  di  privata
    dimora )).  Nel  medesimo  luogo  si  svolge  l'interrogatorio  della
    persona che si trovi, a qualsiasi titolo,  in  stato  di  detenzione.
    Tuttavia, quando sussistono eccezionali motivi  di  necessita'  o  di
    urgenza  il  giudice  con   decreto   motivato   puo'   disporre   il
    trasferimento dell'arrestato, del  fermato  o  del  detenuto  per  la
    comparizione davanti a se'. (( Il procuratore capo  della  Repubblica
    predispone le  necessarie  misure  organizzative  per  assicurare  il
    rispetto dei termini di cui all'articolo 558 del codice. »; )) 
        b. (soppressa). 
        (( b-bis) all'articolo 146-bis, il comma 1-bis e' sostituito  dal
    seguente: 
        1-bis. Fuori dai casi previsti dal comma 1, la partecipazione  al
    dibattimento avviene a distanza anche quando si procede nei confronti
    di  detenuto  al  quale  sono  state  applicate  le  misure  di   cui
    all'articolo 41-bis, comma 2, della legge 26 luglio 1975, n.  354,  e
    successive modificazioni, nonche',  ove  possibile,  quando  si  deve
    udire, in qualita' di testimone, persona a qualunque titolo in  stato
    di  detenzione  presso   un   istituto   penitenziario,   salvo,   in
    quest'ultimo caso, diversa motivata disposizione del giudice; 
        1-bis. Qualora  la  persona  in  stato  di  arresto  o  di  fermo
    necessiti di assistenza medica o  psichiatrica  la  presa  in  carico
    spetta al Servizio sanitario nazionale,  ai  sensi  del  decreto  del
    Presidente del Consiglio dei  ministri  1°  aprile  2008,  pubblicato
    nella Gazzetta Ufficiale n. 126 del 30 maggio 2008. )) 
      2. Con decreto del Ministro della giustizia,  di  concerto  con  il
    Ministro  dell'interno  e  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
    finanze,  da  adottare  entro  il  30  giugno  di  ciascun  anno,  e'
    individuata  la  quota  di  risorse  da  trasferire  dallo  stato  di
    previsione del Ministero della giustizia allo stato di previsione del
    Ministero dell'interno ai fini del ristoro delle spese  sostenute  in
    applicazione degli articoli 1 e 2 del presente decreto.». 
    
            
          
                                (( Art. 2-bis 
     
    Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354,  in  materia  di  visite
      agli istituti penitenziari e alle camere di sicurezza. 
      1. Al capo I del titolo II della legge 26 luglio 1975, n. 354, sono
    apportate le seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo 67, primo  comma,  dopo  la  lettera  l-bis),  e'
    inserita la seguente: «l-ter) i membri del Parlamento europeo»; 
        b) dopo l'articolo 67, e' aggiunto il seguente: «Art.  67-bis.  -
    (Visite alle camere di  sicurezza).  -  1.  Le  disposizioni  di  cui
    all'articolo 67 si applicano anche alle camere di sicurezza.». )) 
    
            
          
                                (( Art. 2-ter 
     
    Modifica all'articolo 2 del decreto legislativo 23 febbraio 2006,  n.
      109, in materia di illeciti disciplinari dei magistrati. 
      1. All'articolo 2, comma 1, del  decreto  legislativo  23  febbraio
    2006, n. 109, dopo la lettera gg), e' aggiunta la seguente: « gg-bis)
    l'inosservanza  dell'articolo  123  delle  norme  di  attuazione,  di
    coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al
    decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271. )) 
    
            
          
                                   Art. 3 
     
     
                Modifiche alla legge 26 novembre 2010, n. 199 
     
      (( 1. Alla legge 26  novembre  2010,  n.  199,  sono  apportate  le
    seguenti modificazioni: 
        a)  nel  titolo  della  legge,  le  parole:  "ad  un  anno"  sono
    sostituite dalle seguenti: "a diciotto mesi"; 
        b) all'articolo 1, nella rubrica e nei commi 1, 3 e 4, la parola:
    "dodici", ovunque ricorra, e' sostituita dalla  seguente:  "diciotto"
    e, nel comma 1, e'  aggiunto,  in  fine,  il  seguente  periodo:  "Il
    magistrato di sorveglianza provvede senza ritardo sulla richiesta  se
    gia' dispone delle informazioni occorrenti"; 
        c) all'articolo 5,  comma  1,  dopo  le  parole:  "condannati  in
    esecuzione penale esterna", sono inserite le seguenti: "e  in  merito
    al numero dei detenuti e alla tipologia dei reati a cui si applica il
    beneficio dell'esecuzione domiciliare della pena detentiva. )) 
    
            
          
                                (( Art. 3-bis 
     
     
                       Norme in materia di riparazione 
                          per l'ingiusta detenzione 
     
      1. Le disposizioni dell'articolo 314 del codice di procedura penale
    si applicano anche ai procedimenti definiti anteriormente  alla  data
    di entrata in vigore del medesimo codice,  con  sentenza  passata  in
    giudicato dal 1° luglio 1988. 
      2. Ai fini di cui al comma 1, il termine per la proposizione  della
    domanda di riparazione e' di sei mesi e decorre dalla data di entrata
    in vigore della legge di conversione del presente decreto. La domanda
    di riparazione resta impregiudicata dall'eventuale precedente rigetto
    che sia stato determinato  dalla  inammissibilita'  della  stessa  in
    ragione della definizione del procedimento in  epoca  anteriore  alla
    data di entrata in vigore del codice di procedura penale vigente. 
      3. Il diritto alla riparazione di cui al comma 1  non  e'  comunque
    trasmissibile agli eredi. 
      4. Ai fini della determinazione del risarcimento,  per  il  periodo
    intercorrente tra il 1° luglio 1988 e la data di  entrata  in  vigore
    del vigente codice di procedura penale, si applicano i commi  2  e  3
    dell'articolo 315 del medesimo codice. 
      5. Ai maggiori oneri derivanti dall'attuazione del comma 1, pari  a
    5  milioni  di  euro  per   l'anno   2012,   si   provvede   mediante
    corrispondente  riduzione  dell'autorizzazione  di   spesa   di   cui
    all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n.  307,
    relativa  al  Fondo  per  gli  interventi  strutturali  di   politica
    economica. )) 
    
            
          
                                (( Art. 3-ter 
     
     
                 Disposizioni per il definitivo superamento 
                   degli ospedali psichiatrici giudiziari 
     
      1. Il termine per il  completamento  del  processo  di  superamento
    degli ospedali psichiatrici giudiziari gia' previsto dall'allegato  C
    del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008,
    pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 126 del 30 maggio 2008, e  dai
    conseguenti accordi  sanciti  dalla  Conferenza  unificata  ai  sensi
    dell'articolo 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nelle
    sedute del 20 novembre 2008, 26 novembre  2009  e  13  ottobre  2011,
    secondo le modalita' previste dal citato  decreto  e  dai  successivi
    accordi e fatto salvo quanto stabilito nei commi seguenti, e' fissato
    al 1° febbraio 2013. 
      2. Entro il 31 marzo 2012, con decreto di natura non  regolamentare
    del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro della
    giustizia, d'intesa con la Conferenza permanente per i  rapporti  tra
    lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano ai
    sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
    sono definiti, ad integrazione di quanto  previsto  dal  decreto  del
    Presidente  della  Repubblica  14  gennaio   1997,   pubblicato   nel
    supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 42 del  20  febbraio
    1997, ulteriori requisiti strutturali, tecnologici  e  organizzativi,
    anche con riguardo ai profili di sicurezza, relativi  alle  strutture
    destinate ad accogliere le persone cui sono applicate  le  misure  di
    sicurezza  del  ricovero  in  ospedale  psichiatrico  giudiziario   e
    dell'assegnazione a casa di cura e custodia. 
      3. Il decreto di cui al  comma  2  e'  adottato  nel  rispetto  dei
    seguenti criteri: 
        a) esclusiva gestione sanitaria all'interno delle strutture; 
        b) attivita' perimetrale di sicurezza e di vigilanza esterna, ove
    necessario in relazione alle condizioni dei soggetti interessati,  da
    svolgere nel limite delle risorse umane,  strumentali  e  finanziarie
    disponibili a legislazione vigente; 
        c) destinazione  delle  strutture  ai  soggetti  provenienti,  di
    norma, dal territorio regionale di ubicazione delle medesime. 
      4. A decorrere dal  31  marzo  2013  le  misure  di  sicurezza  del
    ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e  dell'assegnazione  a
    casa di cura e  custodia  sono  eseguite  esclusivamente  all'interno
    delle strutture sanitarie di cui al comma 2, fermo  restando  che  le
    persone che hanno cessato di  essere  socialmente  pericolose  devono
    essere senza indugio dimesse e prese in carico, sul  territorio,  dai
    Dipartimenti di salute mentale. 
      5. Per la realizzazione di quanto previsto dal comma 1,  in  deroga
    alle disposizioni vigenti relative al  contenimento  della  spesa  di
    personale, le regioni e le province autonome di Trento e di  Bolzano,
    comprese anche quelle che hanno sottoscritto i piani di  rientro  dai
    disavanzi sanitari, previa valutazione e autorizzazione del  Ministro
    della salute assunta di concerto con  il  Ministro  per  la  pubblica
    amministrazione e la semplificazione e del Ministro  dell'economia  e
    delle finanze, possono assumere  personale  qualificato  da  dedicare
    anche ai percorsi terapeutico riabilitativi finalizzati al recupero e
    reinserimento  sociale  dei  pazienti  internati  provenienti   dagli
    ospedali psichiatrici giudiziari. 
      6. Per la copertura degli  oneri  derivanti  dalla  attuazione  del
    presente articolo, limitatamente alla realizzazione  e  riconversione
    delle strutture, e' autorizzata la spesa di 120 milioni di  euro  per
    l'anno 2012 e 60 milioni di euro per l'anno 2013. Le predette risorse
    sono assegnate alle regioni e province autonome mediante la procedura
    di attuazione del programma  straordinario  di  investimenti  di  cui
    all'articolo 20  della  legge  11  marzo  1988,  n.  67.  Agli  oneri
    derivanti dal presente comma si provvede, quanto a 60 milioni di euro
    per l'anno 2012, utilizzando quota parte  delle  risorse  di  cui  al
    citato articolo 20 della legge n. 67 del 1988; quanto ad ulteriori 60
    milioni di euro per l'anno 2012,  mediante  corrispondente  riduzione
    del Fondo  di  cui  all'articolo  7-quinquies  del  decreto-legge  10
    febbraio 2009, n. 5, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  9
    aprile 2009, n. 33; quanto a 60 milioni  di  euro  per  l'anno  2013,
    mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui  all'articolo  32,
    comma 1, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.  98,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
      7. Al fine di concorrere alla copertura degli oneri per l'esercizio
    delle attivita' di cui al comma 1 nonche' degli oneri  derivanti  dal
    comma 5, e' autorizzata la spesa nel limite massimo complessivo di 38
    milioni di euro per  l'anno  2012  e  55  milioni  di  euro  annui  a
    decorrere dall'anno 2013. Agli oneri derivanti dal presente comma  si
    provvede: 
        a) quanto a 7 milioni di euro annui a decorrere  dall'anno  2012,
    mediante   riduzione   degli   stanziamenti   relativi   alle   spese
    rimodulabili di cui all'articolo 21, comma 5, lettera b), della legge
    31 dicembre 2009, n. 196, dei programmi del  Ministero  degli  affari
    esteri; 
        b) quanto a 24 milioni di euro annui a decorrere dall'anno  2012,
    mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui
    all'articolo 2, comma 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244; 
        c) quanto a 7 milioni di euro per l'anno 2012 e a 24  milioni  di
    euro annui a  decorrere  dall'anno  2013,  mediante  riduzione  degli
    stanziamenti relativi alle spese rimodulabili di cui all'articolo 21,
    comma 5, lettera b), della  legge  31  dicembre  2009,  n.  196,  dei
    programmi del Ministero della giustizia. 
      8. Il Comitato  permanente  per  la  verifica  dell'erogazione  dei
    livelli essenziali di assistenza di cui  all'articolo  9  dell'intesa
    tra lo Stato, le regioni e  le  province  autonome  di  Trento  e  di
    Bolzano del 23 marzo 2005, provvede al monitoraggio e  alla  verifica
    dell'attuazione del presente articolo. 
      9. Nell'ipotesi di mancato rispetto, da parte delle regioni e delle
    province autonome di Trento e di Bolzano, del termine di cui al comma
    1, in attuazione dell'articolo 120 della Costituzione e nel  rispetto
    dell'articolo 8 della  legge  5  giugno  2003,  n.  131,  il  Governo
    provvede in via sostitutiva al fine di assicurare piena esecuzione  a
    quanto previsto dal comma 4. 
      10. A seguito dell'attuazione del presente articolo la destinazione
    dei beni  immobili  degli  ex  ospedali  psichiatrici  giudiziari  e'
    determinata  d'intesa  tra   il   Dipartimento   dell'amministrazione
    penitenziaria del Ministero della giustizia, l'Agenzia del demanio  e
    le regioni ove gli stessi sono ubicati. )) 
    
            
          
                                   Art. 4 
     
    Integrazione delle  risorse  finanziarie  per  il  potenziamento,  la
      ristrutturazione e la messa a norma delle strutture carcerarie. 
     
      1. Al  fine  di  ((  fronteggiare  ))  il  sovrappopolamento  degli
    istituti presenti sul  territorio  nazionale,  per  l'anno  2011,  e'
    autorizzata la spesa di euro  57.277.063  per  le  esigenze  connesse
    all'adeguamento,  potenziamento  e   alla   messa   a   norma   delle
    infrastrutture penitenziarie. 
      2.  Agli  oneri  derivanti  dal  comma  1  si   provvede   mediante
    corrispondente  riduzione  dell'autorizzazione  di   spesa   di   cui
    all'articolo 47, secondo comma, della legge 20 maggio 1985,  n.  222,
    relativamente alla quota destinata allo  Stato  dell'otto  per  mille
    dell'imposta sul reddito delle persone fisiche. 
    
            
          
                                   Art. 5 
     
     
                            Copertura finanziaria 
     
      1. All'attuazione delle  disposizioni  del  presente  decreto,  con
    esclusione dell'articolo 4, si  provvede  mediante  l'utilizzo  delle
    risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili  a  legislazione
    vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico  del  bilancio  dello
    Stato. 
      2. Il Ministro dell'economia  e  delle  finanze  e'  autorizzato  a
    provvedere,  con  propri  decreti,  alle  occorrenti  variazioni   di
    bilancio per l'attuazione del presente decreto. 
    
            
          
                                   Art. 6 
     
     
                              Entrata in vigore 
     
      1. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a
    quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della
    Repubblica italiana e sara' presentato alle Camere per la conversione
    in legge. 
    
            
    
     


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