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    Legge di stabilita' 2012

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    LEGGE 12 novembre 2011, n. 183

     
      La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno
    approvato; 
     
                       IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
     
                                  Promulga 
     
    la seguente legge: 
     
                                   Art. 1 
     
                           Risultati differenziali 
     
      1. Il livello massimo del saldo netto da finanziare per l'anno 2012
    e del ricorso al mercato finanziario nonche'  i  livelli  minimi  del
    saldo netto da impiegare per gli anni 2013  e  2014,  in  termini  di
    competenza, di cui all'articolo 11, comma 3, lettera a), della  legge
    31 dicembre 2009, n. 196, per  gli  anni  2012,  2013  e  2014,  sono
    indicati nell'allegato n. 1. I livelli  del  ricorso  al  mercato  si
    intendono al netto delle operazioni effettuate al fine di  rimborsare
    prima della scadenza o di ristrutturare passivita'  preesistenti  con
    ammortamento a carico dello Stato. 
    
            
          
                                   Art. 2 
     
                           Gestioni previdenziali 
     
      1. Nell'allegato n. 2 sono indicati: 
        a) l'adeguamento degli importi  dei  trasferimenti  dovuti  dallo
    Stato, ai sensi rispettivamente dell'articolo 37,  comma  3,  lettera
    c), della legge 9 marzo 1989, n. 88, e  successive  modificazioni,  e
    dell'articolo 59, comma 34, della legge 27 dicembre 1997, n.  449,  e
    successive modificazioni, per l'anno 2012; 
        b) gli importi complessivamente dovuti  dallo  Stato  per  l'anno
    2012 in conseguenza di quanto stabilito ai sensi della lettera a); 
        c) l'importo dei trasferimenti dovuti dallo Stato per l'anno 2012
    ai sensi del comma 4, lettera a). 
      2. Gli importi complessivi di cui al comma 1 sono ripartiti tra  le
    gestioni interessate con il procedimento di cui all'articolo 14 della
    legge  7  agosto  1990,   n.   241,   e   successive   modificazioni.
    Nell'allegato n. 2 sono, inoltre, indicati gli importi che, prima del
    riparto, sono attribuiti: 
        a) alla gestione per i coltivatori diretti, mezzadri e  coloni  a
    completamento  dell'integrale  assunzione  a   carico   dello   Stato
    dell'onere   relativo   ai   trattamenti   pensionistici    liquidati
    anteriormente al 1° gennaio 1989; 
        b) alla gestione speciale minatori; 
        c) all'Ente  nazionale  di  previdenza  e  di  assistenza  per  i
    lavoratori dello spettacolo e dello sport professionistico (ENPALS). 
      3. Nell'allegato n. 2 sono, inoltre, indicati: 
        a) i maggiori oneri, per l'anno 2010, a carico della gestione per
    l'erogazione delle  pensioni,  assegni  e  indennita'  agli  invalidi
    civili, ciechi e  sordomuti  di  cui  all'articolo  130  del  decreto
    legislativo 31 marzo 1998, n. 112; 
        b) gli importi, utilizzati  per  il  finanziamento  dei  maggiori
    oneri di cui alla lettera a), delle somme risultanti, sulla base  del
    bilancio consuntivo dell'Istituto nazionale della previdenza  sociale
    per l'anno 2010, trasferite alla  gestione  di  cui  all'articolo  37
    della legge 9 marzo 1989,  n.  88,  e  successive  modificazioni,  in
    eccedenza rispetto agli oneri per prestazioni  e  provvidenze  varie,
    ovvero  accantonate  presso  la  medesima  gestione,  in  quanto  non
    utilizzate per i rispettivi scopi. 
      4. E' istituita presso l'Istituto nazionale  di  previdenza  per  i
    dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP) la «Gestione  degli
    interventi assistenziali e di sostegno alla gestione  previdenziale»,
    il cui finanziamento e' assunto dallo Stato. Nell'ambito del bilancio
    dell'INPDAP, sono istituite  apposite  evidenze  contabili,  relative
    alla gestione di cui al primo periodo  del  presente  comma,  nonche'
    alle  gestioni  che  erogano  trattamenti  pensionistici  e  di  fine
    servizio. Sono a carico della gestione di cui al primo periodo: 
        a) una quota parte di ciascuna  mensilita'  di  pensione  erogata
    dall'INPDAP. Tale somma e' annualmente  adeguata,  con  la  legge  di
    stabilita', in base alle variazioni dell'indice nazionale  annuo  dei
    prezzi al consumo per le famiglie degli operai ed impiegati calcolato
    dall'Istituto  centrale  di  statistica  incrementato  di  un   punto
    percentuale ed e' ripartita tra le evidenze contabili interessate con
    il procedimento di cui all'articolo 14 della legge 7 agosto 1990,  n.
    241, e successive modificazioni; 
        b) tutti gli oneri relativi agli altri interventi a carico  dello
    Stato previsti da specifiche disposizioni di legge. 
      5. All'articolo 2, comma 3, della legge 8 agosto 1995,  n.  335,  e
    successive modificazioni, dopo il  terzo  periodo,  sono  inseriti  i
    seguenti:  «Al  fine  di  garantire  il  pagamento  dei   trattamenti
    pensionistici e' stabilito un apporto  dello  Stato  a  favore  della
    gestione di  cui  al  comma  1.  Tale  apporto  e'  erogato  su  base
    trimestrale,   subordinatamente   alla   verifica   delle   effettive
    necessita' finanziarie della citata  gestione,  riferite  al  singolo
    esercizio finanziario». All'articolo 2, comma  499,  della  legge  24
    dicembre 2007, n. 244, le parole da: «Per realizzare» fino a:  «legge
    23 dicembre 1998, n. 448,» sono soppresse. 
    
            
          
                                   Art. 3 
     
              Riduzioni delle spese rimodulabili dei Ministeri 
     
      1. Ai fini dell'attuazione di  quanto  previsto  dall'articolo  10,
    comma 2, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.  98,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111,  gli  stanziamenti
    relativi alle spese rimodulabili dei  Programmi  dei  Ministeri  sono
    ridotti in termini di competenza e di cassa  degli  importi  indicati
    nell'elenco n. 1 allegato alla presente legge. 
    
            
          
                                   Art. 4 
     
            Riduzioni delle spese non rimodulabili dei Ministeri 
     
      1. Gli stanziamenti  relativi  alle  spese  non  rimodulabili  sono
    ridotti in conseguenza delle disposizioni  contenute  nei  successivi
    commi. 
      2. Concorrono al raggiungimento degli obiettivi di riduzione  della
    spesa del Ministero degli affari esteri le  disposizioni  di  cui  ai
    commi da 3 a 6. 
      3. A decorrere dall'anno 2012, l'autorizzazione di spesa di cui  al
    decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1967, n.  215,  e'
    ridotta di euro 1.230.000. 
      4. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1  della  legge  9
    ottobre 2000, n. 288, rifinanziata ai sensi  dell'articolo  1,  comma
    566, della legge 30  dicembre  2004,  n.  311,  e'  ridotta  di  euro
    2.000.000 a decorrere dal 2012. 
      5. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 2,  della
    legge 3 agosto  1998,  n.  299,  per  il  2012  e'  ridotta  di  euro
    12.394.000. 
      6. Ai medesimi fini di cui  al  comma  2,  si  applicano  altresi',
    limitatamente all'anno 2012, senza successivi recuperi,  le  seguenti
    misure temporanee e straordinarie in materia di trattamento economico
    del personale all'estero di cui alla  parte  terza  del  decreto  del
    Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18: 
      a) con riferimento alle residenze di servizio, il canone dovuto  ai
    sensi del comma secondo dell'articolo  177  del  citato  decreto  del
    Presidente della Repubblica  n.  18  del  1967,  dai  funzionari  che
    occupano posti  di  Ministro  e  Ministro  Consigliere  con  funzioni
    vicarie presso le rappresentanze diplomatiche, nonche'  dai  titolari
    dei Consolati generali di  prima  classe  e  dai  funzionari  di  cui
    all'articolo 12, comma 1, lettera  a),  del  regolamento  di  cui  al
    decreto del Presidente della Repubblica 19 dicembre 2007, n. 258,  e'
    aumentato dal 15 al 20 per cento dell'indennita' personale; 
      b) l'indennita' di  sistemazione  prevista  dall'articolo  175  del
    citato decreto del  Presidente  della  Repubblica  n.  18  del  1967,
    nonche'  dall'articolo  661  del  testo  unico  di  cui  al   decreto
    legislativo 16 aprile 1994, n. 297, come sostituito dall'articolo  29
    del decreto legislativo 27 febbraio 1998, n. 62, e' corrisposta,  per
    i casi di trasferimento del personale da sede estera  ad  altra  sede
    estera, nella misura del 15 per cento rispetto  all'importo  attuale;
    inoltre la stessa indennita' e' ridotta del 50 per cento anziche' del
    40 per cento limitatamente a coloro che  fruiscono  di  residenze  di
    servizio ai sensi dell'articolo 177 del citato decreto del Presidente
    della Repubblica n. 18 del 1967; 
      c)  l'indennita'  di  richiamo  dal  servizio  all'estero  prevista
    dall'articolo 176 del decreto del Presidente della Repubblica  n.  18
    del 1967 e' corrisposta  nella  misura  del  20  per  cento  rispetto
    all'importo attuale; 
      d) con decreto del Ministro degli affari esteri di concerto con  il
    Ministro dell'economia e delle  finanze  da  emanare  entro  quindici
    giorni dalla data di entrata  in  vigore  della  presente  legge,  si
    provvede alla rideterminazione delle risorse relative  agli  articoli
    171 e 171-bis del decreto del Presidente della Repubblica n.  18  del
    1967, e successive modificazioni, nonche' all'articolo 658 del  testo
    unico di cui al  decreto  legislativo  16  aprile  1994,  n.  297,  e
    successive modificazioni, anche in deroga  a  quanto  previsto  dalle
    predette  disposizioni,  assicurando  comunque   la   copertura   dei
    posti-funzione all'estero di assoluta  priorita',  per  un  risparmio
    complessivo    pari    a    27.313.157    euro.     Conseguentemente,
    l'autorizzazione di spesa per l'attuazione degli articoli  sopradetti
    e' ridotta di un ammontare pari a 27.313.157 euro; 
      e) per l'anno 2012, l'autorizzazione di spesa di  cui  all'articolo
    1, comma 11, della legge 31 marzo 2005, n. 56, e' sospesa, mentre,  a
    decorrere dall'anno 2013, la medesima autorizzazione e' ridotta  ogni
    anno di 7,5 milioni di euro; 
      f) in attesa di un'organica revisione tramite regolamento ai  sensi
    dell'articolo 31 della legge 23 aprile 2003, n. 109, della disciplina
    della materia del trasporto degli effetti del  personale  trasferito,
    al settimo comma dell'articolo 199 del decreto del  Presidente  della
    Repubblica n. 18 del 1967, le parole: «le spedizioni  possono  essere
    effettuate» sono  sostituite  dalle  seguenti:  «la  spedizione  puo'
    essere effettuata»; inoltre, al comma 5 dell'articolo 666 del  citato
    testo unico di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, le parole:
    «le spedizioni stesse  possono  essere  effettuate»  sono  sostituite
    dalle seguenti: «la spedizione puo' essere  effettuata»;  infine,  il
    secondo periodo  del  citato  settimo  comma  dell'articolo  199  del
    decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 e' soppresso. 
      7. Concorrono al raggiungimento degli obiettivi di riduzione  della
    spesa del Ministero dell'interno le disposizioni di cui ai commi da 8
    a 26. 
      8. Gli stanziamenti iniziali per l'anno 2012 delle spese  di  vitto
    per il personale dell'Arma dei Carabinieri impiegato in  servizio  di
    ordine pubblico fuori sede  e  per  il  personale  della  Guardia  di
    finanza impiegato per servizio di ordine pubblico, di cui allo  stato
    di previsione della spesa del Ministero dell'interno, capitoli 2551 e
    2552, sono ridotti di un milione di euro per ciascun capitolo. 
      9. All'articolo 7-bis, comma 1, del decreto-legge 31 gennaio  2005,
    n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31  marzo  2005,  n.
    43, le parole: «a decorrere dall'anno  2005»  sono  sostituite  dalle
    seguenti: «per gli anni dal 2005 al 2011» e sono aggiunte,  in  fine,
    le seguenti parole: «e a decorrere dal 2012 la somma di un milione di
    euro». 
      10. La spesa per la retribuzione del personale volontario del Corpo
    nazionale dei vigili del fuoco e' ridotta  in  misura  pari  ad  euro
    57.448.387 per l'anno 2012 e ad euro 30.010.352 a decorrere dall'anno
    2013. 
      11.  La  lettera  a)  del  comma  2  dell'articolo  9  del  decreto
    legislativo 8 marzo 2006, n. 139, e' sostituita dalla seguente: 
        «a) in caso di necessita' delle strutture centrali e  periferiche
    del Corpo nazionale motivate dall'autorita' competente che  opera  il
    richiamo;». 
      12. Al comma 1 dell'articolo 10 del decreto legislativo 6 settembre
    2001, n. 368, dopo la lettera c) e' aggiunta la seguente: 
        «c-bis) i richiami in servizio del personale volontario del Corpo
    nazionale dei vigili del fuoco, che ai sensi dell'articolo  6,  comma
    1, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n.  139,  non  costituiscono
    rapporti di impiego con l'Amministrazione.». 
      13. Ai fini  del  reclutamento  del  personale  volontario  di  cui
    all'articolo 8 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, il  Capo
    del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e  della
    difesa civile del  Ministero  dell'interno  stabilisce,  con  cadenza
    triennale e sulla  base  delle  esigenze  operative,  il  contingente
    massimo dei nuovi reclutamenti a domanda,  tenendo  conto,  in  prima
    applicazione, del personale volontario che, alla data del 31 dicembre
    2011, sia iscritto o abbia presentato  domanda  di  iscrizione  negli
    appositi elenchi. 
      14. Ai fini della verifica del possesso dei requisiti di  idoneita'
    psicofisica  ed  attitudinale  richiesta  per  il  reclutamento   del
    personale volontario di cui all'articolo  8,  comma  2,  del  decreto
    legislativo 8 marzo 2006, n. 139,  gli  oneri  per  gli  accertamenti
    clinico-strumentali e di  laboratorio  indicati  dall'Amministrazione
    sono a carico degli interessati. 
      15. Ai fini del contenimento della spesa pubblica fino al 2014,  le
    disposizioni di cui ai commi 8 e 9 dell'articolo 10 del decreto-legge
    13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge  12
    luglio 2011, n. 106, si applicano anche  alle  procedure  concorsuali
    per i passaggi interni di qualifica a capo squadra e a  capo  reparto
    da espletarsi per la copertura  dei  posti  disponibili  fino  al  31
    dicembre 2013. 
      16. All'articolo 10, comma 10, del decreto-legge 13 maggio 2011, n.
    70, convertito, con modificazioni, dalla legge  12  luglio  2011,  n.
    106, le parole: «Nel triennio 20112013,» sono soppresse. 
      17. Il contributo compensativo annuo concesso  all'Unione  italiana
    ciechi ai sensi dell'articolo 1 della legge 12 gennaio 1996, n. 24, a
    decorrere dal 2012, e' fissato in euro 65.828. 
      18. Il contributo annuo  concesso  all'Unione  italiana  ciechi  ai
    sensi dell'articolo 1 della legge 23 settembre  1993,  n.  379,  come
    modificato   dal   comma   10   dell'articolo   11-quaterdecies   del
    decreto-legge  30   settembre   2005,   n.   203,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 2  dicembre  2005,  n.  248,  a  decorrere
    dall'anno 2012 e' fissato in euro 291.142. 
      19. Gli stanziamenti per l'alimentazione del Fondo di rotazione per
    la solidarieta'  alle  vittime  dei  reati  di  tipo  mafioso,  delle
    richieste estorsive  e  dell'usura,  di  cui  all'articolo  2,  comma
    6-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 26 febbraio  2011,  n.  10,  previsti  dal
    comma 11 dell'articolo 14 della legge 7 marzo 1996,  n.  108,  e  dal
    comma 1, lettera a), dell'articolo 1 della legge 22 dicembre 1999, n.
    512, a decorrere dal 2012, sono  fissati,  rispettivamente,  in  euro
    1.000.000 ed in euro 1.027.385. 
      20.  Lo  stanziamento  per  il  miglioramento   delle   prestazioni
    economiche di cui all'articolo 5 della legge  14  dicembre  1970,  n.
    1088, e successive modificazioni, concesso ai  cittadini  colpiti  da
    tubercolosi non assistiti dall'Istituto  nazionale  della  previdenza
    sociale (INPS),  da  erogare  alle  regioni  a  statuto  speciale,  a
    decorrere dal 2012, e' fissato in euro 200.000. 
      21. All'articolo 4, comma 4, secondo periodo, del decreto-legge  29
    ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla  legge  30
    dicembre 1991, n. 410, le parole: «le disposizioni di cui ai commi  2
    e 3» sono sostituite dalle seguenti: «le disposizioni di cui al comma
    3» ed e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «E'  autorizzata  la
    spesa di euro 4,7 milioni per l'anno 2012 e di  euro  5,6  milioni  a
    decorrere dall'anno 2013 per  l'attribuzione  a  tutto  il  personale
    comunque posto alle dipendenze della Dia di un trattamento  economico
    accessorio da determinare con decreto del Ministro  dell'interno,  di
    concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze». 
      22. Le somme resesi disponibili per pagamenti non  piu'  dovuti  di
    cui   alla   delibera   del   Comitato   interministeriale   per   la
    programmazione economica n. 86/2009 del 6 novembre  2009,  pubblicata
    nella Gazzetta Ufficiale n. 23 del 29  gennaio  2011,  sono  versate,
    entro il 30 giugno 2012,  all'entrata  del  bilancio  dello  Stato  e
    restano acquisite all'erario. 
      23. La dotazione del Fondo  di  cui  all'articolo  611  del  codice
    dell'ordinamento militare di cui  al  decreto  legislativo  15  marzo
    2010, n. 66, e' ridotta per  l'importo  di  50  milioni  a  decorrere
    dall'anno 2013. 
      24. All'articolo 36, comma 5, del  decreto  legislativo  19  maggio
    2000,  n.  139,  e  successive  modificazioni,  l'ultimo  periodo  e'
    soppresso. 
      25. Le disposizioni transitorie di cui all'articolo 168,  comma  3,
    del decreto legislativo 13  ottobre  2005,  n.  217,  in  materia  di
    percorso di carriera del personale direttivo e  dirigente  del  Corpo
    nazionale dei vigili del fuoco, sono prorogate al 31 dicembre 2014. 
      26.   Il   meccanismo   di   allineamento   stipendiale    previsto
    dall'articolo 41, comma 5,  del  Contratto  collettivo  nazionale  di
    lavoro dei Segretari comunali e provinciali del 16 maggio  2001,  per
    il  quadriennio  normativo  19982001  e  per  il  biennio   economico
    1998-1999 si applica alla retribuzione di posizione  complessivamente
    intesa, ivi inclusa l'eventuale maggiorazione di cui al comma  4  del
    medesimo articolo 41. A decorrere dalla data  di  entrata  in  vigore
    della presente legge e'  fatto  divieto  di  corrispondere  somme  in
    applicazione  dell'articolo  41,  comma  5,  del   citato   Contratto
    collettivo nazionale  di  lavoro  del  16  maggio  2001  diversamente
    conteggiate, anche se riferite a periodi  gia'  trascorsi.  E'  fatta
    salva l'esecuzione dei giudicati formatisi alla data  di  entrata  in
    vigore della presente legge. 
      27. Concorrono al raggiungimento degli obiettivi di riduzione della
    spesa del Ministero dell'economia e delle finanze le disposizioni  di
    cui ai commi da 28 a 51. 
      28. All'articolo 1 del  decreto-legge  21  febbraio  2005,  n.  16,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 22  aprile  2005,  n.  38,
    sono apportate le seguenti modificazioni: 
      a) al comma 10, l'ultimo periodo e' sostituito  dal  seguente:  «Al
    relativo onere si provvede nell'ambito  dello  stanziamento  iscritto
    sul  capitolo  3820  dello  stato   di   previsione   del   Ministero
    dell'economia e delle finanze.»; 
      b) al comma 11, il primo periodo e' sostituito dal seguente:  «Agli
    oneri derivanti dal presente articolo, ad eccezione dei commi 2, 4  e
    10, pari a euro 150.000.000 per l'anno  2005  e  a  euro  160.000.000
    annui a decorrere dal 2006, si fa  fronte  con  le  maggiori  entrate
    derivanti dal comma 9». 
      29. Al comma 4 dell'articolo 61 della legge 21  novembre  2000,  n.
    342, recante misure in materia fiscale, dopo le parole: «a  decorrere
    dall'anno 2003» sono aggiunte, infine, le seguenti: «e fino  all'anno
    2011. A decorrere dall'anno 2012,  agli  oneri  derivanti  da  quanto
    previsto dal comma 3,  si  provvede  nell'ambito  dello  stanziamento
    iscritto sul capitolo 3820 dello stato di  previsione  del  Ministero
    dell'economia e delle finanze.». 
      30. All'articolo 38, comma 1,  del  decreto  legislativo  9  luglio
    1997, n. 241, le parole: «di lire 25.000 per  ciascuna  dichiarazione
    elaborata e trasmessa» sono sostituite dalle seguenti:  «di  euro  14
    per ciascuna dichiarazione elaborata e trasmessa e  di  euro  26  per
    l'elaborazione  e  la  trasmissione  delle  dichiarazioni  in   forma
    congiunta». 
      31. All'articolo 18, comma 1, del regolamento di cui al decreto del
    Ministro delle  finanze  31  maggio  1999,  n.  164,  in  materia  di
    assistenza fiscale resa dai  Centri  di  assistenza  fiscale  per  le
    imprese  e  per  i  dipendenti,  dai  sostituti   d'imposta   e   dai
    professionisti, le parole: «Ai  CAF-dipendenti  ed  ai  sostituti  il
    compenso di cui all'articolo 38» sono sostituite dalle seguenti:  «Ai
    sostituti il compenso di cui all'articolo 38, comma 2». 
      32. Per le attivita' svolte negli anni 2011, 2012  e  2013  non  si
    procede all'adeguamento dei compensi previsto dall'articolo 38, comma
    3, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. 
      33. All'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente
    della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, in materia di  presentazione
    delle dichiarazioni relative alle imposte  sui  redditi,  all'imposta
    regionale  sulle  attivita'  produttive  e  all'imposta  sul   valore
    aggiunto, il comma 3-ter e' abrogato. 
      34. All'articolo 39 del decreto-legge  l°  ottobre  2007,  n.  159,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n.  222,
    i commi da 4-ter a 4-quinquies sono abrogati. 
      35. Fatto salvo quanto previsto dal comma 32,  le  disposizioni  di
    cui ai commi da 30 a 34 si applicano con riferimento  alle  attivita'
    svolte a decorrere dall'anno 2012. 
      36. All'articolo 13 della legge 27 luglio  2000,  n.  212,  recante
    disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, sono
    apportate le seguenti modificazioni: 
        a) al comma 2: 
      1)  l'alinea  e'  sostituito  dal   seguente:   «Il   Garante   del
    contribuente, operante in  piena  autonomia,  e'  organo  monocratico
    scelto  e  nominato  dal  presidente  della  commissione   tributaria
    regionale o  sua  sezione  distaccata  nella  cui  circoscrizione  e'
    compresa la direzione regionale dell'Agenzia delle entrate,  tra  gli
    appartenenti alle seguenti categorie:»; 
      2) la lettera b) e' abrogata; 
        b) al comma 3, il secondo ed il terzo periodo sono soppressi. 
      37. La disposizione del comma 36 ha  effetto  a  decorrere  dal  1°
    gennaio 2012; conseguentemente,  dalla  medesima  data  decadono  gli
    organi collegiali operanti alla  data  di  entrata  in  vigore  della
    presente legge. 
      38. L'Amministrazione autonoma dei Monopoli di  Stato,  nell'ambito
    della  propria  autonomia,   adotta   misure   di   razionalizzazione
    organizzativa volte a ridurre le proprie spese di funzionamento,  con
    esclusione delle spese di natura obbligatoria  e  del  personale,  in
    misura non inferiore ad euro 50 milioni, a  decorrere  dall'esercizio
    2012,  che  sono  conseguentemente  versate  ogni  anno  ad  apposito
    capitolo dello stato di previsione dell'entrata. 
      39. Tutti i  candidati  risultati  idonei  all'esito  del  concorso
    bandito in data 3 agosto 2011 e pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale,
    4' serie speciale, n. 65 del 16 agosto 2011, sono nominati componenti
    delle  commissioni  tributarie  ed  immessi  in  servizio,  anche  in
    sovrannumero, nella sede di commissione tributaria scelta  per  prima
    da ciascuno di essi. Gli stessi entrano a comporre  l'organico  della
    commissione tributaria prescelta a misura che  i  relativi  posti  si
    rendono progressivamente vacanti e da tale momento sono immessi nelle
    relative funzioni. Ai componenti  in  sovrannumero  il  compenso,  in
    misura fissa e variabile, e'  riconosciuto  solo  in  relazione  agli
    affari trattati successivamente alla data in cui  i  medesimi,  anche
    per effetto di trasferimento, entrano a comporre  l'organico  di  una
    sede  di  commissione  tributaria  e  sono  immessi  nelle  funzioni.
    Dall'attuazione delle disposizioni contenute nel presente  comma  non
    devono derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza
    pubblica. 
      40. I trasferimenti dei  componenti  delle  commissioni  tributarie
    sono disposti  all'esito  di  procedure  di  interpello  bandite  dal
    Consiglio di presidenza della giustizia tributaria per  la  copertura
    di  posti  resisi  vacanti  a  livello  nazionale  nelle  commissioni
    provinciali o regionali. Ai fini del  trasferimento  le  domande  dei
    componenti delle commissioni  tributarie  sono  valutate  secondo  la
    rispettiva  anzianita'  di  servizio  nelle  qualifiche  secondo   la
    seguente tabella ovvero, in caso  di  parita',  secondo  l'anzianita'
    anagrafica, computate fino alla scadenza del termine di presentazione
    delle domande. Le domande dei componenti in sovrannumero  di  cui  al
    comma 39, se non ancora in organico, sono valutate  in  funzione  del
    punteggio da loro conseguito in sede di  concorso.  Il  trasferimento
    non determina diritto ad alcuna indennita'. La lettera f) del comma 1
    dell'articolo 7 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545,  e'
    abrogata;  ferme  le  incompatibilita'  di  cui  all'articolo  8  del
    medesimo decreto legislativo, il componente di commissione tributaria
    non e' soggetto all'obbligo di residenza nella regione in cui ha sede
    la commissione tributaria in cui presta servizio. 
     
                                            Punteggio per anno o frazione 
                                             di anno superiore a sei mesi 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
      41.  A  decorrere  dal  1°  luglio   2012,   all'articolo   5   del
    decreto-legge 4 marzo 1989, n.  77,  convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 5  maggio  1989,  n.  160,  sono  apportate  le  seguenti
    modificazioni: 
        a) il comma 4 e' sostituito dal seguente: 
      «4. Il coefficiente unitario di tassazione di  terminale  (CTT)  e'
    calcolato mediante il rapporto: «CTT = CT/UST», nel quale «CT» e'  il
    costo complessivo ammesso per i servizi di  terminale  nel  complesso
    degli aeroporti, al netto dei  costi  previsti  negli  aeroporti  nei
    quali si sviluppa, singolarmente, un traffico in termini di unita' di
    servizio inferiore all'1,5 per cento del totale previsto  per  l'anno
    di applicazione della tariffa sull'intera rete nazionale ed «UST»  e'
    il numero totale delle unita' di servizio di terminale che si prevede
    saranno prodotte nell'anno di applicazione della  tassa.  Il  calcolo
    delle unita' di servizio prodotte e' in funzione dei coefficienti  di
    peso degli aeromobili e del numero  dei  voli.  A  decorrere  dal  1°
    luglio 2012 il costo complessivo ammesso per i servizi  di  terminale
    nel complesso  degli  aeroporti  e'  calcolato  al  lordo  dei  costi
    previsti negli aeroporti nei quali  si  sviluppa,  singolarmente,  un
    traffico in termini di unita' di servizio inferiore all'1,5 per cento
    del  totale  previsto  per  l'anno  di  applicazione  della   tariffa
    sull'intera rete nazionale. Al fine di garantire la  sicurezza  e  la
    continuita' del servizio di assistenza al volo di terminale  prestato
    dall'Aeronautica militare a favore dei voli civili, i relativi costi,
    non soggetti ad esenzione, sono coperti  dalla  corrispondente  quota
    dei ricavi tariffari, secondo le modalita' disciplinate dal Contratto
    di programma tra lo Stato e l'ENAV s.p.a. di cui all'articolo 9 della
    legge 21 dicembre 1996, n. 665. Dette somme sono versate  all'entrata
    del  bilancio  dello  Stato  da  parte  di  ENAV  s.p.a.  per  essere
    riassegnate su apposito  programma  dello  stato  di  previsione  del
    Ministero della difesa. Il Ministro dell'economia e delle finanze  e'
    autorizzato  ad  apportare,  con  propri   decreti,   le   occorrenti
    variazioni di bilancio.»; 
        b) il comma 5 e' abrogato; 
        c) il comma 10 e' sostituito dal seguente: 
      «10. Agli oneri derivanti  dall'applicazione  del  comma  8  si  fa
    fronte  nei  limiti  degli  stanziamenti  iscritti  nello  stato   di
    previsione del Ministero dell'economia e delle finanze  destinati  ai
    Contratti di  servizio  e  di  programma  dell'ENAV  s.p.a.  che  non
    potranno essere superiori, per l'anno 2012, ad euro 60.173.983  e,  a
    decorrere dall'anno 2013, ad euro 18.173.983.». 
      42. Nel titolo III, capo V, delle disposizioni per l'attuazione del
    codice di procedura civile e  disposizioni  transitorie,  di  cui  al
    regio decreto 18 dicembre 1941,  n.  1368,  dopo  l'articolo  152  e'
    aggiunto  il  seguente:  «Art.  152-bis.   (Liquidazione   di   spese
    processuali) - Nelle liquidazioni delle spese di cui all'articolo  91
    del  codice  di   procedura   civile   a   favore   delle   pubbliche
    amministrazioni  di  cui  all'articolo  1,  comma  2,   del   decreto
    legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  e  successive  modificazioni,  se
    assistite da propri dipendenti ai  sensi  dell'articolo  417-bis  del
    codice di procedura civile, si applica la  tariffa  vigente  per  gli
    avvocati, con la riduzione del 20 per cento degli onorari di avvocato
    ivi previsti. La riscossione avviene mediante iscrizione al ruolo  ai
    sensi del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre  1973,
    n. 600». La disposizione di cui al presente  comma  si  applica  alle
    controversie insorte successivamente alla data di entrata  in  vigore
    della presente legge. 
      43. La prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante
    da mancato recepimento nell'ordinamento dello Stato  di  direttive  o
    altri provvedimenti obbligatori comunitari soggiace,  in  ogni  caso,
    alla disciplina di cui all'articolo 2947 del codice civile e  decorre
    dalla data in cui il fatto, dal quale sarebbero derivati i diritti se
    la  direttiva   fosse   stata   tempestivamente   recepita,   si   e'
    effettivamente verificato. 
      44. Le indennita' e i rimborsi di cui agli articoli 18, 19, 20 e 24
    della legge 18 dicembre 1973, n. 836, come adeguati  dalla  legge  26
    luglio  1978,  n.  417,  sono  soppressi.   L'indennita'   di   prima
    sistemazione di cui all'articolo 21 della legge 18 dicembre 1973,  n.
    836, come adeguata dalla legge 26 luglio  1978,  n.  417,  e'  dovuta
    esclusivamente nel caso di effettivo mutamento  della  residenza  del
    dipendente  a  seguito  del  trasferimento  da  una  ad  altra   sede
    permanente di servizio. 
      Sono, inoltre, soppresse le  analoghe  disposizioni  contenute  nei
    contratti collettivi nazionali di lavoro. La disposizione di  cui  al
    presente  comma  non  si  applica   nei   confronti   del   personale
    appartenente al comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico. 
      45. Per la partecipazione  ai  concorsi  per  il  reclutamento  del
    personale  dirigenziale  delle  amministrazioni  pubbliche   di   cui
    all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del  2001,  e
    successive modificazioni, e' dovuto un diritto di  segreteria,  quale
    contributo per la copertura delle spese della procedura. L'importo e'
    fissato con il bando ed e' compreso  tra  i  10  ed  i  15  euro.  La
    disposizione di cui al presente comma non si  applica  alle  regioni,
    alle province autonome, agli  enti,  di  rispettiva  competenza,  del
    Servizio sanitario nazionale ed agli enti locali. 
      46. Allo scopo di  semplificare,  razionalizzare  e  consentire  il
    pagamento diretto, ove cio' gia' non avvenga, dei canoni di locazione
    dovuti dalle  amministrazioni  statali,  nonche'  di  censi,  canoni,
    livelli ed altri oneri, con decreto di natura non  regolamentare  del
    Ministro dell'economia e delle finanze sono stabiliti i  tempi  e  le
    modalita' di trasferimento  alle  amministrazioni  interessate  delle
    relative  risorse  finanziarie  ed  il  subentro  delle  stesse  alla
    Direzione centrale dei servizi del tesoro. 
      47. All'articolo 67, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008,  n.
    112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6  agosto  2008,  n.
    133,  e'  aggiunto,  in  fine,  il  seguente  periodo:  «A  decorrere
    dall'anno 2012 una quota,  non  inferiore  al  10  per  cento,  delle
    risorse di cui all'articolo 12 del decreto-legge 28  marzo  1997,  n.
    79, convertito, con modificazioni, dalla legge  28  maggio  1997,  n.
    140, e successive modificazioni, e' destinata al potenziamento e alla
    copertura     di     oneri     indifferibili     dell'Amministrazione
    economico-finanziaria esclusi quelli di personale;  con  decreto  del
    Ministro dell'economia e delle finanze e' stabilito il riparto  della
    predetta quota tra le  diverse  strutture,  incluso  il  Corpo  della
    Guardia di finanza». 
      48. Al personale delle amministrazioni pubbliche  come  individuate
    dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi  dell'articolo
    1, comma 3, della legge  31  dicembre  2009,  n.  196,  e  successive
    modificazioni, in posizione di comando, distacco o in  altra  analoga
    posizione  presso  le  Autorita'  amministrative  indipendenti,   non
    possono  essere  erogati,  da   parte   delle   predette   Autorita',
    indennita',  compensi  o  altri   emolumenti   comunque   denominati,
    finalizzati ad operare perequazioni rispetto al trattamento economico
    fondamentale piu' elevato corrisposto  al  personale  dei  rispettivi
    ruoli. 
      49. Le disposizioni di cui al comma  48  si  applicano  anche  alle
    indennita', compensi o altri emolumenti comunque denominati  gia'  in
    godimento alla data di entrata in vigore  della  presente  legge;  le
    clausole difformi contenute nei  regolamenti  o  negli  atti  interni
    concernenti la disciplina del trattamento giuridico ed economico  del
    personale delle Autorita' amministrative indipendenti di cui al comma
    56 sono disapplicate. 
      50. Al comma 3 dell'articolo 53, secondo periodo,  della  legge  27
    dicembre 1997, n. 449, dopo le parole: «legge 23  dicembre  1996,  n.
    662» sono aggiunte le seguenti: «, il cui  onere  non  potra'  essere
    superiore a 321,6 milioni di euro per l'anno 2012, 351,6  milioni  di
    euro per l'anno 2013 e 291,6 milioni di euro  a  decorrere  dall'anno
    2014». 
      51.  Le  risorse  disponibili  per  gli  interventi  recati   dalle
    autorizzazioni di spesa di cui all'elenco 2  allegato  alla  presente
    legge sono ridotte per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014 per  gli
    importi ivi indicati. 
      52. Concorrono al raggiungimento degli obiettivi di riduzione della
    spesa del Ministero delle politiche agricole alimentari  e  forestali
    le disposizioni di cui ai commi dal 53 al 55. 
      53.  L'Istituto  per  lo  sviluppo  agroalimentare  (ISA)   S.p.a.,
    interamente  partecipato  dal  Ministero  delle  politiche   agricole
    alimentari e forestali, e'  autorizzato  a  versare  all'entrata  del
    bilancio dello Stato la somma di 32,4 milioni di  euro  entro  il  31
    gennaio 2012, la somma di 9,2 milioni di euro  entro  il  31  gennaio
    2013 e la somma di 9,2 milioni di euro entro il 31 gennaio 2014. 
      54. L'autorizzazione di spesa recata dall'articolo 2, comma 8,  del
    decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 marzo  2010,  di
    riparto delle risorse di cui all'articolo 2, comma 250,  della  legge
    23 dicembre 2009,  n.  191,  e'  ridotta  per  l'anno  2012  di  euro
    1.570.659. 
      55. I benefici di cui all'articolo 6 del decreto-legge 30  dicembre
    1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27  febbraio
    1998, n. 30, sono corrisposti nel limite del 60 per cento per  l'anno
    2012 e del 70 per cento a decorrere dall'anno 2013. 
      56. Concorrono al raggiungimento degli obiettivi di riduzione della
    spesa  del  Ministero  delle  infrastrutture  e  dei   trasporti   le
    disposizioni di cui ai commi dal 57 al 64. 
      57. A decorrere dall'anno 2012 gli oneri previsti dall'articolo 585
    del codice dell'ordinamento militare, di cui al  decreto  legislativo
    15 marzo 2010, n. 66, sono ridotti di euro 7.053.093. 
      58. La dotazione del Fondo per interventi strutturali  di  politica
    economica, di cui all'articolo 10,  comma  5,  del  decreto-legge  29
    novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge  27
    dicembre 2004, n. 307, e' ridotta di 52 milioni di  euro  per  l'anno
    2012. 
      59. Per l'anno 2012 il contributo  previsto  dall'articolo  30  del
    decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 9 marzo 2006, n. 80, e' ridotto di euro 950.000. 
      60. Gli oneri previsti dall'articolo 32, comma 5,  della  legge  17
    maggio 1999, n. 144, e successive modificazioni, sono ridotti di euro
    135.000 a decorrere dall'anno 2012. 
      61. A decorrere dall'anno 2012 le assegnazioni finanziarie a favore
    delle ferrovie  a  gestione  commissariale  governativa,  determinate
    nell'ambito delle risorse di cui  all'articolo  3,  comma  33,  della
    legge 24 dicembre 2007, n. 244, sono ridotte di euro 5.000.000. 
      62. Il fondo previsto dall'articolo 26, comma l,  lettera  a),  del
    decreto legislativo 10 agosto  2007,  n.  162,  e'  ridotto  di  euro
    6.000.000 per l'anno 2012 e di euro 2.000.000 per l'anno 2013. 
      63.   I   finanziamenti   autorizzati   dall'articolo   9-bis   del
    decreto-legge   30   dicembre   1997,   n.   457,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, a  decorrere  dal
    2012 sono ridotti di euro 3.873.427. 
      64.  Per   l'anno   2012   l'autorizzazione   di   spesa   prevista
    dall'articolo 39, comma 2, della legge 1° agosto  2002,  n.  166,  e'
    ridotta di euro 8.000.000. 
      65. Concorre al raggiungimento degli obiettivi di  riduzione  della
    spesa  del  Ministero  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali   la
    disposizione di cui al comma 66. 
      66.  Al  fine  di  concorrere  al  raggiungimento  degli  obiettivi
    programmati di finanza pubblica per gli anni 2012 e seguenti  l'INPS,
    I'INPDAP  e  l'Istituto  nazionale  per  l'assicurazione  contro  gli
    infortuni sul lavoro (INAIL), nell'ambito  della  propria  autonomia,
    adottano misure di razionalizzazione organizzativa volte a ridurre le
    proprie spese di funzionamento in misura  non  inferiore  all'importo
    complessivo, in termini di saldo netto, di 60  milioni  di  euro  per
    l'anno 2012, 10 milioni di euro per l'anno 2013  e  16,5  milioni  di
    euro annui a decorrere dall'anno 2014. Con decreto del  Ministro  del
    lavoro e  delle  politiche  sociali,  di  concerto  con  il  Ministro
    dell'economia e delle finanze, e' stabilito il  riparto  dell'importo
    di cui al primo periodo tra gli  enti  sopracitati  nonche'  tra  gli
    altri enti nazionali di  previdenza  e  assistenza  sociale  pubblici
    individuati con il  medesimo  decreto.  Le  somme  provenienti  dalle
    riduzioni di spesa di cui al presente comma sono versate  annualmente
    entro la data stabilita con il predetto decreto ad apposito  capitolo
    dell'entrata del bilancio dello Stato. 
      67. Concorrono al raggiungimento degli obiettivi di riduzione della
    spesa del Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca
    le disposizioni di cui ai commi  da  68  a  83.  Le  riduzioni  degli
    stanziamenti  relativi  allo  stato  di  previsione   del   Ministero
    dell'istruzione,   dell'universita'   e   della   ricerca,   previste
    dall'articolo 3 e dai commi di  cui  al  primo  periodo,  operano  in
    deroga all'articolo 10, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2011,  n.
    98, convertito, con modificazioni, dalla legge  15  luglio  2011,  n.
    111, e successive modificazioni. 
      68. All'articolo 26, comma 8, della legge 23 dicembre 1998, n. 448,
    e successive modificazioni, la parola:  «cinquecento»  e'  sostituita
    dalla seguente: «trecento». 
      69. All'articolo 19, comma 5, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.
    98, convertito, con modificazioni, dalla legge  15  luglio  2011,  n.
    111, la parola: «500»  e'  sostituita  dalla  seguente:  «600»  e  la
    parola: «300» e' sostituita dalla seguente: «400». 
      70. All'articolo  19  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111,
    dopo il comma 5 e' inserito il seguente: 
      «5-bis.  A   decorrere   dall'anno   scolastico   2012-2013,   alle
    istituzioni scolastiche autonome di cui al comma 5  non  puo'  essere
    assegnato in via esclusiva un posto di direttore dei servizi generali
    ed  amministrativi  (DSGA);  con  decreto  del   Direttore   generale
    dell'Ufficio scolastico regionale competente il posto e' assegnato in
    comune con  altre  istituzioni  scolastiche,  individuate  anche  tra
    quelle cui si applichi il medesimo comma 5.  Al  personale  DSGA  che
    ricopra  detti  posti,  in  deroga  all'articolo  9,  comma  1,   del
    decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e'  riconosciuta,  a  seguito  di
    specifica sessione negoziale, una indennita' mensile avente carattere
    di spesa fissa, entro il limite massimo del 10 per cento dei risparmi
    recati dal presente comma». 
      71. Il riscontro di regolarita' amministrativa e  contabile  presso
    le istituzioni di Alta  formazione  e  specializzazione  artistica  e
    musicale, di cui all'articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508,
    e' effettuato da due revisori dei  conti  nominati  con  decreto  del
    Ministero  dell'istruzione,  dell'universita'  e  della   ricerca   e
    designati uno dal Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della
    ricerca e  uno  dal  Ministero  dell'economia  e  delle  finanze.  Ai
    revisori dei  conti  presso  le  istituzioni  di  Alta  formazione  e
    specializzazione artistica e musicale non si applica  l'articolo  26,
    quarto comma, della legge 18 dicembre 1973,  n.  836.  L'incarico  di
    revisore dei  conti  presso  le  istituzioni  di  Alta  formazione  e
    specializzazione artistica e musicale  da'  luogo  a  rimborsi  spese
    secondo le regole previste per i funzionari dello Stato. 
      72. Per l'anno 2012 si applica  l'articolo  48,  comma  1-ter,  del
    decreto-legge   31   dicembre   2007,   n.   248,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31. 
      73. Per il personale degli enti, accademie ed istituzioni  di  alta
    formazione artistica, musicale e coreutica statali (AFAM), il periodo
    dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2014 non e' utile  ai  fini  della
    maturazione delle posizioni stipendiali  e  dei  relativi  incrementi
    economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti. 
      74.  Il  personale  docente  del  comparto   dell'Alta   formazione
    artistica, musicale e coreutica, con  contratto  di  lavoro  a  tempo
    indeterminato, puo' usufruire di permessi per attivita' di studio, di
    ricerca e di produzione artistica nel limite di dieci giorni per anno
    accademico,  compatibilmente  con  le  attivita'  programmate   dalle
    Istituzioni di appartenenza e senza riduzione dell'impegno orario  di
    servizio definito dal Contratto collettivo  nazionale  di  lavoro  di
    comparto. 
      75. I giorni di permesso previsti dalle  disposizioni  contrattuali
    relative  al  comparto  AFAM  non  goduti  entro  l'anno   accademico
    2010-2011 non sono piu' cumulabili e possono essere  fruiti  fino  al
    loro esaurimento nel limite di trenta giorni per anno accademico. 
      76. L'assenza del docente per i periodi di permesso di cui ai commi
    74 e 75 non puo' essere coperta  con  contratti  di  lavoro  a  tempo
    determinato. 
      77. I permessi eventualmente gia' autorizzati per l'anno accademico
    2011-2012 sono revocati qualora eccedenti il limite annuo di  cui  al
    comma 75. 
      78. Le autorizzazioni di cui  all'articolo  17,  primo  comma,  del
    decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980,  n.  382,  di
    cui all'articolo 10 della legge 18 marzo  1958,  n.  311,  e  di  cui
    all'articolo 8 della legge 18 marzo  1958,  n.  349,  possono  essere
    concesse al medesimo soggetto per  un  periodo  complessivamente  non
    superiore ad un anno  accademico  in  un  decennio  e  non  oltre  il
    compimento del trentacinquesimo anno di anzianita' di  servizio.  Nel
    concedere le autorizzazioni, il Rettore tiene conto delle esigenze di
    funzionamento dell'Universita'  ivi  incluso  il  contenimento  della
    spesa per la didattica sostitutiva. I conseguenti risparmi  di  spesa
    rimangono alle universita'. 
      79. Le disposizioni di cui ai commi da 74 a 78 non  possono  essere
    derogate dai contratti collettivi nazionali di  lavoro.  Le  clausole
    contrattuali contrastanti sono disapplicate dalla data di entrata  in
    vigore della presente legge. 
      80. Nel caso di esonero  dalle  attivita'  didattiche  dei  docenti
    incaricati  della  Direzione,  le  Istituzioni  di  Alta   formazione
    artistica,  musicale  e  coreutica  individuano,  nell'ambito   della
    propria dotazione organica del personale docente, il posto da rendere
    indisponibile alla copertura a tempo determinato per l'intera  durata
    dell'incarico. 
      81. Allo scopo di evitare duplicazioni di  competenza  tra  aree  e
    profili professionali, negli istituti di scuola secondaria di secondo
    grado ove sono presenti insegnanti  tecnico-pratici  in  esubero,  e'
    accantonato un pari numero di posti di assistente tecnico. 
      82. A decorrere dall'anno 2012, conseguentemente alle  economie  di
    spesa recate dai commi da 68 a 70 e da 73 a 81  e  non  destinate  al
    conseguimento dell'obiettivo di cui all'articolo  10,  comma  2,  del
    decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 15 luglio 2011,  n.  111,  e'  iscritto  nello  stato  di
    previsione del Ministero dell'istruzione,  dell'universita'  e  della
    ricerca un Fondo di parte corrente denominato «Fondo da ripartire per
    la  valorizzazione  dell'istruzione   scolastica,   universitaria   e
    dell'alta  formazione  artistica,  musicale  e  coreutica»,  con   lo
    stanziamento di euro  64,8  milioni  nell'anno  2012,  168,4  milioni
    nell'anno 2013 e 126,7 milioni a decorrere dall'anno 2014,  destinato
    alle    missioni    dell'istruzione    scolastica,    dell'istruzione
    universitaria e della ricerca ed innovazione. Al  riparto  del  fondo
    tra le relative  finalita'  si  provvede  con  decreto  del  Ministro
    dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca di concerto con  il
    Ministro dell'economia e delle finanze. Il Ministro  dell'economia  e
    delle finanze e' autorizzato ad apportare,  con  propri  decreti,  le
    occorrenti variazioni di bilancio. 
      83. All'articolo 8, comma 14, del decreto-legge 31 maggio 2010,  n.
    78, convertito, con modificazioni, dalla legge  30  luglio  2010,  n.
    122, dopo il primo periodo e'  inserito  il  seguente:  «Alle  stesse
    finalita' possono essere destinate risorse da individuare in esito ad
    una specifica sessione negoziale concernente  interventi  in  materia
    contrattuale per il personale della scuola, senza  nuovi  o  maggiori
    oneri a  carico  del  bilancio  dello  Stato  e  nel  rispetto  degli
    obiettivi programmati dei saldi di finanza pubblica». 
      84. Concorrono al raggiungimento degli obiettivi di riduzione della
    spesa  del  Ministero  per  i  beni  e  le  attivita'  culturali   le
    disposizioni di cui al comma 85. 
      85. Le somme  giacenti,  alla  data  di  entrata  in  vigore  della
    presente  legge,  nelle  contabilita'  speciali,  aperte   ai   sensi
    dell'articolo 3, comma 8, del decreto-legge 25  marzo  1997,  n.  67,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135,  e
    successive modificazioni, per la  gestione  dei  fondi  assegnati  in
    applicazione dei piani di spesa approvati ai  sensi  dell'articolo  7
    del  decreto-legge  20  maggio  1993,   n.   149,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 237, intestate ai  capi
    degli Istituti del Ministero per i beni  e  le  attivita'  culturali,
    accreditate fino al 31 dicembre 2006, sono versate in  conto  entrata
    del bilancio dello Stato, rispettivamente, per un importo pari a 60,4
    milioni di euro entro il 30 giugno 2012 e per un importo  pari  a  10
    milioni di euro entro il 30 giugno 2013,  previa  individuazione  con
    decreto del Ministro per i beni e le attivita' culturali, su proposta
    del  Segretario  generale  che  provvede  alla  necessaria  attivita'
    istruttoria e di verifica. 
      86. Concorrono al raggiungimento degli obiettivi di riduzione della
    spesa del Ministero della salute le disposizioni di cui ai  commi  da
    87 a 93. 
      87. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 12, comma 2,  del
    decreto legislativo 30 dicembre  1992,  n.  502,  e'  ridotta  di  20
    milioni di euro, per l'anno 2012, in deroga alle disposizioni di  cui
    all'articolo 10, comma 1, del decreto-legge 6  luglio  2011,  n.  98,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
      88. Al fine di assicurare la  copertura  degli  Accordi  collettivi
    nazionali disciplinanti i rapporti tra il Ministero della salute e il
    personale sanitario per l'assistenza al personale navigante,  di  cui
    all'articolo 18, comma 7, del decreto legislativo 30  dicembre  1992,
    n. 502, e successive modificazioni, e' istituito un fondo nello stato
    di previsione del medesimo Ministero la cui dotazione e' pari a  11,3
    milioni di euro per l'anno 2012 e a 2 milioni  di  euro  a  decorrere
    dall'anno 2013. 
      89.  A  decorrere  dall'anno  2013  le  competenze  in  materia  di
    assistenza sanitaria al personale navigante ed aeronavigante, di  cui
    al decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio  1980,  n.  620,
    sono trasferite alle regioni e alle province autonome di Trento e  di
    Bolzano. 
      90. Al trasferimento delle funzioni assistenziali di cui  al  comma
    89 dal Ministero della salute alle regioni ed alle province  autonome
    di Trento e di Bolzano si provvede con  regolamento  da  adottare  ai
    sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.  400,
    e successive modificazioni, su proposta del Ministro della salute, di
    concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa  con
    la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
    province autonome di  Trento  e  di  Bolzano,  con  l'osservanza  dei
    seguenti principi e criteri direttivi: 
      a) precisare le specifiche funzioni assistenziali conferite; 
      b) prevedere il conferimento alle regioni e province autonome delle
    funzioni in materia di pronto  soccorso  aeroportuale  attribuite  al
    Ministero della salute con contestuale trasferimento  delle  relative
    risorse; 
      c)  prevedere  che  con  accordi  sanciti  in  sede  di  Conferenza
    permanente per i rapporti tra lo Stato,  le  regioni  e  le  province
    autonome di Trento e di  Bolzano,  su  proposta  del  Ministro  della
    salute, si provvede  a  garantire  l'indirizzo  ed  il  coordinamento
    finalizzato a salvaguardare il diritto  del  personale  navigante  ed
    aeronavigante ad usufruire delle prestazioni sanitarie  in  tutto  il
    territorio nazionale e all'estero; 
      d) disciplinare il  trasferimento  alle  regioni  e  alle  province
    autonome di Trento e di Bolzano del personale dipendente di ruolo del
    Ministero della salute attualmente in servizio presso gli  ambulatori
    del Servizio di assistenza sanitaria ai  naviganti,  con  contestuale
    trasferimento delle relative  risorse  finanziarie  e  corrispondente
    riduzione delle strutture e delle dotazioni  organiche  del  medesimo
    Ministero; 
      e) disciplinare il  trasferimento  alle  regioni  e  alle  province
    autonome di Trento e di Bolzano dei rapporti  convenzionali  relativi
    al personale convenzionato interno appartenente  alle  categorie  dei
    medici, chimici  biologi  e  psicologi,  infermieri,  fisioterapisti,
    tecnici sanitari  di  radiologia  medica  e  tecnici  di  laboratorio
    biomedico  con  contestuale  trasferimento  delle  relative   risorse
    finanziarie; 
      f) disciplinare il  trasferimento  alle  regioni  e  alle  province
    autonome di Trento e di Bolzano dei  vigenti  rapporti  convenzionali
    con i medici generici fiduciari con contestuale  trasferimento  delle
    relative risorse finanziarie; 
      g) disciplinare il conferimento alle regioni  e  province  autonome
    delle relative risorse strumentali; 
      h ) i criteri per la ripartizione, fra le  regioni  e  le  province
    autonome,  delle  risorse  finanziarie  complessive  destinate   alle
    funzioni assistenziali disciplinate dal presente comma. 
      91. A decorrere dal 1° gennaio 2013  e'  abrogato  il  decreto  del
    Presidente della Repubblica 31 luglio 1980, n. 620. 
      92. A decorrere dall'anno 2013  il  livello  di  finanziamento  del
    Servizio sanitario nazionale e'  incrementato  dell'importo  pari  ai
    complessivi importi indicati per lo svolgimento delle funzioni di cui
    ai commi 89 e 90 nello stato di previsione della spesa del  Ministero
    della salute che viene corrispondentemente rideterminato. 
      93. Al trasferimento delle funzioni di cui  al  comma  89,  per  le
    regioni a statuto speciale e le province  autonome  di  Trento  e  di
    Bolzano si provvede con apposite norme di attuazione  in  conformita'
    ai rispettivi statuti di autonomia. 
      94. Concorrono al raggiungimento degli obiettivi di riduzione della
    spesa del Ministero della difesa le disposizioni di cui ai  commi  da
    95 a 98. 
      95. All'articolo 797 del codice dell'ordinamento militare,  di  cui
    al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, dopo  il  comma  3  sono
    aggiunti, in fine, i seguenti: 
      «3-bis. Al fine di fronteggiare specifiche esigenze funzionali e di
    assicurare continuita' nell'alimentazione del personale  militare  in
    servizio permanente, il Ministro della difesa definisce  annualmente,
    con proprio decreto, i contingenti di volontari in ferma prefissata e
    in servizio permanente e di sergenti dell'Esercito,  della  Marina  e
    dell'Aeronautica,   eventualmente   ripartiti   per    categorie    e
    specialita', che possono transitare a domanda tra le  medesime  Forze
    armate. Il medesimo decreto definisce i criteri,  i  requisiti  e  le
    modalita' per accedere al transito. Ai fini della iscrizione in ruolo
    nella Forza armata ricevente, si applicano i commi 2 e 3. Il transito
    e' disposto con decreto della Direzione  generale  per  il  personale
    militare. 
      3-ter. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 3-bis non
    devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico  del  bilancio  dello
    Stato.». 
      96. Per il triennio 2012-2014,  gli  ufficiali  fino  al  grado  di
    tenente colonnello compreso e gradi corrispondenti, e i sottufficiali
    dell'Esercito, della Marina  e  dell'Aeronautica  possono  presentare
    domanda di trasferimento presso altre  pubbliche  amministrazioni  di
    cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,
    n. 165, e successive modificazioni. Il trasferimento e'  condizionato
    al  preventivo  parere  favorevole  del  Ministero  della  difesa   e
    all'accettazione da parte dell'amministrazione di destinazione ed  e'
    autorizzato  secondo  le  modalita'  e  nei  limiti  delle   facolta'
    assunzionali annuali della medesima amministrazione,  previsti  dalle
    disposizioni vigenti. Al personale trasferito, che  viene  inquadrato
    nell'area  funzionale  del  personale  non  dirigenziale  individuata
    dall'amministrazione di destinazione sulla base di  apposite  tabelle
    di equiparazione approvate con decreto del Presidente  del  Consiglio
    dei ministri su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione
    e l'innovazione di concerto con il  Ministro  dell'economia  e  delle
    finanze, si applica il trattamento giuridico ed  economico,  compreso
    quello accessorio, previsto nei contratti collettivi per il personale
    non  dirigente   vigenti   nel   comparto   dell'amministrazione   di
    destinazione.  Alla   data   di   assunzione   in   servizio   presso
    l'amministrazione  di  destinazione,  il  militare  e'  collocato  in
    congedo nella posizione della riserva. 
      97. Il comma 4 dell'articolo 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86, e'
    sostituito dal seguente: 
      «4. L'indennita' di cui al  comma  1  compete  anche  al  personale
    impiegato all'estero ai sensi della legge 27 luglio 1962, n. 1114,  e
    dell'articolo 1808 del codice dell'ordinamento militare,  di  cui  al
    decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66,  all'atto  del  rientro  in
    Italia.». 
      98. Il personale appartenente alle amministrazioni statali  di  cui
    all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.
    165,  e  successive  modificazioni,  in  occasione   delle   missioni
    all'interno del territorio nazionale fuori della  sede  ordinaria  di
    impiego per motivi di servizio, e' tenuto a fruire, per  il  vitto  e
    l'alloggio,  delle  apposite  strutture  delle   amministrazioni   di
    appartenenza, ove esistenti e disponibili. 
      99. Concorrono al raggiungimento degli obiettivi di riduzione della
    spesa del Ministero dello sviluppo economico le disposizioni  di  cui
    ai commi da 100 a 103. 
      100. Per l'anno 2012 l'autorizzazione di spesa di cui  all'articolo
    2, comma 180, della legge 24 dicembre 2007, n.  244,  e'  ridotta  di
    euro 100 milioni. 
      101. Le risorse disponibili per gli interventi di cui  all'articolo
    4, comma 7, della legge 23 dicembre 1992, n. 500, sono ridotte per un
    importo  di  17  milioni  a  decorrere  dall'anno  2012.  Le  risorse
    disponibili  relative  all'articolo  4,  comma  13,  della  legge  30
    dicembre 1991, n. 412, sono ridotte, a decorrere dall'anno  2012,  di
    19,55 milioni. 
      102. All'articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n.
    78, convertito, con modificazioni, dalla legge  30  luglio  2010,  n.
    122, sono apportate le seguenti modificazioni: 
      a) al primo periodo, dopo le parole: «le  universita'  e  gli  enti
    pubblici di cui all'articolo 70, comma 4, del decreto legislativo  30
    marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni e  integrazioni,»  sono
    aggiunte le seguenti: «le camere di commercio, industria, artigianato
    e agricoltura»; 
      b) al terzo periodo, dopo  le  parole:  «province  autonome,»  sono
    aggiunte le seguenti: «gli enti locali». 
      103. All'articolo 76 del decreto-legge  25  giugno  2008,  n.  112,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 6  agosto  2008,  n.  133,
    sono apportate le seguenti modificazioni: 
      a) al comma 7, primo periodo, dopo  le  parole:  «i  restanti  enti
    possono procedere  ad  assunzioni  di  personale»  sono  inserite  le
    seguenti: «a tempo indeterminato»; 
      b) dopo il comma 8 e' aggiunto il seguente: 
      «8-bis. Le aziende  speciali  create  dalle  camere  di  commercio,
    industria, artigianato e agricoltura  sono  soggette  ai  vincoli  in
    materia  di  personale  previsti  dalla  vigente  normativa  per   le
    rispettive camere. In ogni caso gli atti di assunzione di personale a
    qualsiasi  titolo  devono  essere  asseverati  e  autorizzati   dalle
    rispettive camere.». 
    
            
          
                                   Art. 5 
     
            Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici 
     
      1. Ferma restando la disciplina vigente in  materia  di  decorrenza
    del trattamento pensionistico  e  di  adeguamento  dei  requisiti  di
    accesso al sistema pensionistico agli incrementi  della  speranza  di
    vita ai sensi dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio  2010,  n.
    78, convertito, con modificazioni, dalla legge  30  luglio  2010,  n.
    122, e successive modificazioni, per i lavoratori e le lavoratrici la
    cui  pensione  e'  liquidata  a  carico  dell'assicurazione  generale
    obbligatoria e delle forme esclusive e  sostitutive  della  medesima,
    nonche' della gestione separata di  cui  all'articolo  2,  comma  26,
    della legge 8  agosto  1995,  n.  335,  i  requisiti  anagrafici  per
    l'accesso alla pensione di vecchiaia nel sistema retributivo e  misto
    e i requisiti anagrafici di cui all'articolo 1, comma 6, lettera  b),
    della  legge  23  agosto  2004,  n.  243,  come  modificati,  per  le
    lavoratrici, dall'articolo 22-ter,  comma  1,  del  decreto-legge  10
    luglio 2009, n.78,  convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  3
    agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, e dall'articolo  18,
    comma l, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.  98,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 15  luglio  2011,  n.  111,  e  successive
    modificazioni, devono essere tali  da  garantire  un'eta'  minima  di
    accesso al trattamento pensionistico non inferiore a 67 anni,  tenuto
    conto del regime delle decorrenze, per i soggetti,  in  possesso  dei
    predetti requisiti, che maturano il  diritto  alla  prima  decorrenza
    utile del pensionamento dall'anno 2026. Qualora,  per  effetto  degli
    adeguamenti dei predetti requisiti agli incrementi della speranza  di
    vita ai sensi dell'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio  2010,  n.
    78, convertito, con modificazioni, dalla legge  30  luglio  2010,  n.
    122, e successive modificazioni, la predetta eta' minima  di  accesso
    non fosse assicurata,  sono  ulteriormente  incrementati  gli  stessi
    requisiti, con lo  stesso  decreto  direttoriale  di  cui  al  citato
    articolo 12, comma 12-bis, da emanare entro il 31 dicembre  2023,  al
    fine  di  garantire,  per  i  soggetti,  in  possesso  dei   predetti
    requisiti, che maturano il diritto alla prima  decorrenza  utile  del
    pensionamento  dall'anno  2026,  un'eta'   minima   di   accesso   al
    trattamento pensionistico comunque non inferiore a  67  anni,  tenuto
    conto del regime delle decorrenze. Resta ferma la disciplina  vigente
    di adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli
    incrementi della speranza di  vita  ai  sensi  dell'articolo  12  del
    decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, per gli adeguamenti successivi  a
    quanto previsto dal penultimo periodo del presente comma. 
    
            
          
                                   Art. 6 
     
                   Disposizioni in materia di dismissioni 
                         dei beni immobili pubblici 
     
      1. Il Ministro dell'economia  e  delle  finanze  e'  autorizzato  a
    conferire o trasferire beni immobili dello Stato, a  uso  diverso  da
    quello residenziale, fatti salvi gli immobili inseriti negli  elenchi
    predisposti o da predisporre ai  sensi  del  decreto  legislativo  28
    maggio 2010, n. 85,  e  degli  enti  pubblici  non  territoriali  ivi
    inclusi quelli di  cui  all'articolo  1,  comma  3,  della  legge  31
    dicembre 2009, n. 196, ad uno o piu'  fondi  comuni  di  investimento
    immobiliare,  ovvero  ad  una  o  piu'  societa',  anche   di   nuova
    costituzione. I predetti beni sono individuati con uno o piu' decreti
    del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta  del  Ministro
    dell'economia  e  delle  finanze,  da   pubblicare   nella   Gazzetta
    Ufficiale. Il primo decreto di individuazione e' emanato entro il  30
    aprile 2012; sono conferiti o trasferiti beni immobili di  proprieta'
    dello Stato e una quota non inferiore al 20 per cento  delle  carceri
    inutilizzate e delle caserme  assegnate  in  uso  alle  Forze  armate
    dismissibili. Con uno o piu' decreti di natura non regolamentare  del
    Ministro dell'economia e delle finanze sono conferiti o trasferiti  i
    suddetti beni immobili e sono stabiliti i criteri e le procedure  per
    l'individuazione  o  l'eventuale  costituzione  della   societa'   di
    gestione del risparmio o delle societa', nonche' per il  collocamento
    delle quote del fondo o delle azioni delle societa' e  i  limiti  per
    l'eventuale assunzione di finanziamenti da parte del predetto fondo e
    delle  societa'.  Ai  fini  dell'attuazione  del  presente  comma  e'
    autorizzata la  spesa  di  1  milione  di  euro  l'anno  a  decorrere
    dall'anno 2012. 
      2. Alla cessione  delle  quote  dei  fondi  o  delle  azioni  delle
    societa' di cui al comma 1 si provvede mediante le modalita' previste
    dai  suddetti  decreti  di  natura  non  regolamentare  del  Ministro
    dell'economia  e  delle  finanze,   che   dovranno   prioritariamente
    prevedere il  collocamento  mediante  offerta  pubblica  di  vendita,
    applicandosi, in  quanto  compatibili,  le  disposizioni  di  cui  al
    decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, convertito, con  modificazioni,
    dalla legge 30 luglio 1994, n.  474.  Il  Ministero  dell'economia  e
    delle  finanze  puo'  accettare  come  corrispettivo  delle  predette
    cessioni  anche  titoli  di   Stato,   secondo   i   criteri   e   le
    caratteristiche definite nei decreti ministeriali di cui al comma 1. 
      3. I proventi netti derivanti dalle cessioni di cui al comma 2 sono
    destinati alla riduzione del debito pubblico. Nel caso di  operazioni
    che abbiano ad oggetto esclusivamente  immobili  liberi,  i  proventi
    della cessione, previo  versamento  all'entrata  del  bilancio  dello
    Stato, sono destinati al  Fondo  per  l'ammortamento  dei  titoli  di
    Stato. Negli altri casi i decreti ministeriali  di  cui  al  comma  1
    prevedono l'attribuzione di detti proventi  all'Agenzia  del  demanio
    per l'acquisto sul mercato,  secondo  le  indicazioni  del  Ministero
    dell'economia e delle finanze - Dipartimento del tesoro, di titoli di
    Stato da parte della medesima  Agenzia,  che  li  detiene  fino  alla
    scadenza. L'Agenzia destina gli  interessi  dei  suddetti  titoli  di
    Stato al pagamento dei canoni di locazione e degli oneri di  gestione
    connessi. Tali operazioni non sono soggette all'imposta di bollo e ad
    ogni altra imposta indiretta, ne' ad ogni altro tributo o diritto  di
    terzi. 
      4.  Alle  societa'  di  cui  al  comma  1  si  applica,  in  quanto
    compatibile, il trattamento fiscale disciplinato per le  societa'  di
    investimento immobiliare quotate di cui all'articolo  1,  comma  134,
    della  legge  27  dicembre  2006,  n.  296.  Ai  conferimenti  ed  ai
    trasferimenti dei beni immobili ai fondi comuni  di  investimento  ed
    alle societa' di cui al comma 1 si applicano, per quanto compatibili,
    le disposizioni di cui agli articoli da 1 a 3  del  decreto-legge  25
    settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge  9
    novembre 2001, n. 410. La valutazione dei beni conferiti o trasferiti
    e' effettuata a titolo gratuito dall'Agenzia del territorio, d'intesa
    con l'Agenzia del demanio relativamente agli immobili  di  proprieta'
    dello Stato dalla stessa gestiti. 
      5. I decreti ministeriali di cui al comma  1  prevedono  la  misura
    degli eventuali canoni di locazione delle  pubbliche  amministrazioni
    sulla base della  valutazione  tecnica  effettuata  dall'Agenzia  del
    demanio. Indicano inoltre la misura del  contributo  a  carico  delle
    amministrazioni utilizzatrici in relazione  alle  maggiori  superfici
    utilizzate rispetto ai piani di razionalizzazione di cui all'articolo
    2, comma 222, della legge 23 dicembre 2009, n. 191. 
      6.  Relativamente   alle   societa'   partecipate   dal   Ministero
    dell'economia e delle finanze, le eventuali maggiori entrate, fino ad
    un massimo di 5 milioni annui  rispetto  alle  previsioni,  derivanti
    dalla distribuzione di utili d'esercizio o di riserve sotto forma  di
    dividendi o la attribuzione di risorse  per  riduzioni  di  capitale,
    possono essere utilizzate, nel rispetto degli  obiettivi  di  finanza
    pubblica e  secondo  criteri  e  limiti  stabiliti  con  decreto  del
    Ministro dell'economia e delle finanze, per aumenti  di  capitale  di
    societa' partecipate, anche indirettamente, dal  medesimo  Ministero,
    ovvero per  la  sottoscrizione  di  capitale  di  societa'  di  nuova
    costituzione. Le somme introitate a  tale  titolo  sono  riassegnate,
    anche in deroga ai limiti previsti per le riassegnazioni, con decreto
    del Ministro dell'economia e delle finanze ad apposito capitolo dello
    stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia  e  delle
    finanze per essere  versate  ad  apposita  contabilita'  speciale  di
    tesoreria.  Le  disposizioni  del  presente  comma  si  applicano   a
    decorrere dalla data di pubblicazione della presente legge. 
      7.  All'articolo  33  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111,
    dopo il comma 8, e' aggiunto il seguente: 
        «8-bis.  I  fondi  istituiti  dalla  societa'  di  gestione   del
    risparmio  del  Ministero  dell'economia  e  delle  finanze   possono
    acquistare  immobili  ad  uso  ufficio  di  proprieta'   degli   enti
    territoriali,  utilizzati  dagli  stessi   o   da   altre   pubbliche
    amministrazioni nonche' altri immobili  di  proprieta'  dei  medesimi
    enti  di  cui  sia   completato   il   processo   di   valorizzazione
    edilizio-urbanistico,    qualora    inseriti    in    programmi    di
    valorizzazione, recupero e sviluppo del territorio. Le  azioni  della
    predetta  societa'  di  gestione   del   risparmio   possono   essere
    trasferite, mediante  decreto  del  Ministro  dell'economia  e  delle
    finanze, a titolo gratuito  all'Agenzia  del  demanio.  Con  apposita
    convenzione  la  stessa  societa'  di  gestione  del  risparmio  puo'
    avvalersi in via transitoria del personale dell'Agenzia del demanio». 
      8.  Allo  scopo  di  accelerare  e  semplificare  le  procedure  di
    dismissione del patrimonio immobiliare  dello  Stato  all'estero,  la
    vendita dei cespiti individuati nel piano  di  razionalizzazione  del
    patrimonio  immobiliare  dello  Stato  ubicato  all'estero  ai  sensi
    dell'articolo l, commi 1311 e 1312, della legge 27 dicembre 2006,  n.
    296, e' effettuata  mediante  trattativa  privata,  salve  comprovate
    esigenze, anche in deroga al parere della  Commissione  immobili  del
    Ministero degli affari esteri di cui all'articolo 80 del decreto  del
    Presidente della Repubblica 5 gennaio  1967,  n.  18.  La  stima  del
    valore di mercato dei beni di  cui  al  presente  comma  puo'  essere
    effettuata anche avvalendosi di soggetti competenti nel luogo dove e'
    ubicato l'immobile oggetto della vendita.  I  relativi  contratti  di
    vendita sono assoggettati al  controllo  preventivo  di  legittimita'
    della Corte dei conti. 
      9. Le risorse nette derivanti dalle operazioni  di  dismissione  di
    cui al comma 8 sono destinate alla riduzione del debito pubblico. 
    
            
          
                                   Art. 7 
     
                           Disposizioni in materia 
                     di dismissioni di terreni agricoli 
     
      1. Entro tre mesi dalla data di entrata in  vigore  della  presente
    legge, il Ministero delle politiche agricole alimentari e  forestali,
    con uno o piu'  decreti  di  natura  non  regolamentare  da  adottare
    d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze, individua  i
    terreni a vocazione agricola, non utilizzabili  per  altre  finalita'
    istituzionali, di proprieta' dello Stato non ricompresi negli elenchi
    predisposti ai sensi del decreto legislativo 28 maggio 2010,  n.  85,
    nonche' di proprieta' degli enti pubblici nazionali,  da  alienare  a
    cura dell'Agenzia del demanio mediante  trattativa  privata  per  gli
    immobili di valore inferiore a 400.000 euro e mediante asta  pubblica
    per  quelli  di   valore   pari   o   superiore   a   400.000   euro.
    L'individuazione del bene ne determina il trasferimento al patrimonio
    disponibile dello Stato.  Ai  citati  decreti  di  individuazione  si
    applicano le disposizioni di cui all'articolo 1, commi 3, 4 e 5,  del
    decreto-legge  25   settembre   2001,   n.   351,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410. 
      2. Nelle procedure di alienazione dei terreni di cui al comma 1, al
    fine  di  favorire  lo  sviluppo   dell'imprenditorialita'   agricola
    giovanile  e'  riconosciuto  il  diritto  di  prelazione  ai  giovani
    imprenditori agricoli, cosi'  come  definiti  ai  sensi  del  decreto
    legislativo 21 aprile 2000, n. 185. Nell'eventualita'  di  incremento
    di valore dei terreni alienati derivante  da  cambi  di  destinazione
    urbanistica  intervenuti  nel  corso   del   quinquennio   successivo
    all'alienazione medesima, e' riconosciuta allo Stato una  quota  pari
    al 75 per cento del maggior valore acquisito dal terreno rispetto  al
    prezzo di vendita; le disposizioni di attuazione del presente periodo
    sono stabilite con decreto di natura non regolamentare  del  Ministro
    delle politiche agricole alimentari  e  forestali,  d'intesa  con  il
    Ministro dell'economia e delle finanze. 
      3. Per i terreni ricadenti all'interno di aree protette di cui alla
    legge 6 dicembre 1991,  n.  394,  l'Agenzia  del  demanio  acquisisce
    preventivamente l'assenso alla vendita da parte  degli  enti  gestori
    delle medesime aree. 
      4. Le regioni, le  province,  i  comuni  possono  vendere,  per  le
    finalita' e con le modalita' di cui ai commi 1 e 2, i  beni  di  loro
    proprieta' aventi destinazione agricola compresi quelli attribuiti ai
    sensi del decreto legislativo 28 maggio  2010,  n.  85;  a  tal  fine
    possono conferire all'Agenzia  del  demanio  mandato  irrevocabile  a
    vendere. L'Agenzia provvede al versamento agli enti territoriali gia'
    proprietari dei proventi derivanti dalla vendita al netto  dei  costi
    sostenuti e documentati. 
      5. Le risorse nette derivanti dalle operazioni  di  dismissione  di
    cui ai commi precedenti sono  destinate  alla  riduzione  del  debito
    pubblico. 
    
            
          
                                   Art. 8 
     
                 Disposizioni in materia di debito pubblico 
                           degli enti territoriali 
     
      1. All'articolo 204, comma 1, del testo unico  di  cui  al  decreto
    legislativo 18 agosto 2000, n. 267, le parole: «il 10 per  cento  per
    l'anno 2012  e  l'8  per  cento  a  decorrere  dall'anno  2013»  sono
    sostituite dalle seguenti: «1'8 per cento per l'anno 2012, il  6  per
    cento per l'anno 2013 e il 4 per cento a decorrere dall'anno 2014». 
      2. All'articolo 10, secondo comma, della legge 16 maggio  1970,  n.
    281, le parole: «25 per cento» sono sostituite  dalle  seguenti:  «20
    per cento». 
      3. Ai fini della tutela dell'unita' economica  della  Repubblica  a
    decorrere dall'anno 2013 gli enti territoriali riducono l'entita' del
    debito pubblico. A tal fine, le disposizioni di cui ai commi 1, 2,  3
    e  4  costituiscono  principi  fondamentali  di  coordinamento  della
    finanza pubblica ai sensi degli articoli 117,  terzo  comma,  e  119,
    secondo  comma,  della  Costituzione.  Con  decreto  di  natura   non
    regolamentare del Ministro dell'economia e delle finanze, sentita  la
    Conferenza unificata, fermo restando  quanto  previsto  dall'articolo
    204 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,  e  dall'articolo
    10, secondo comma, della legge 16 maggio 1970, n. 281, sono stabilite
    le modalita' di attuazione del presente comma.  In  particolare  sono
    stabilite: 
        a) distintamente per regioni, province e  comuni,  la  differenza
    percentuale, rispetto al debito medio pro capite, oltre  la  quale  i
    singoli enti territoriali hanno l'obbligo di procedere alla riduzione
    del debito; 
        b) la percentuale annua di riduzione del debito; 
        c) le modalita' con le quali puo' essere raggiunto l'obiettivo di
    riduzione del debito. A tal fine, si considera  comunque  equivalente
    alla riduzione il trasferimento di immobili al fondo o alla  societa'
    di cui al comma 1 dell'articolo 6. 
      4. Agli enti che non adempiono a quanto previsto nel  comma  3  del
    presente   articolo,   si   applicano   le   disposizioni   contenute
    nell'articolo 7, comma 1, lettere b) e d), e comma 2,  lettere  b)  e
    d), del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. 
    
            
          
                                   Art. 9 
     
                Liberalizzazione dei servizi pubblici locali 
                           di rilevanza economica 
     
      1. Al fine di assicurare il miglioramento organizzativo nel settore
    del  trasporto  pubblico  locale,  all'articolo  21,  comma  3,   del
    decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e  successive  modificazioni,  le
    parole: «struttura paritetica da  istituire»  sono  sostituite  dalle
    seguenti: «struttura paritetica istituita nell'ambito della  predetta
    Conferenza». 
      2. Al fine di  realizzare  un  sistema  liberalizzato  dei  servizi
    pubblici  locali  di  rilevanza   economica   attraverso   la   piena
    concorrenza  nel  mercato  e   di   perseguire   gli   obiettivi   di
    liberalizzazione  e  privatizzazione  dei  medesimi  servizi  secondo
    quanto previsto dall'articolo 4 del decreto-legge 13 agosto 2011,  n.
    138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n.
    148, nonche' di assicurare, mediante un sistema di  benchmarking,  il
    progressivo miglioramento della qualita' ed  efficienza  di  gestione
    dei medesimi servizi,  al  predetto  articolo  4  sono  apportate  le
    seguenti modificazioni: 
        a) al comma 2, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Con la
    stessa delibera gli enti locali valutano l'opportunita' di  procedere
    all'affidamento simultaneo con gara  di  una  pluralita'  di  servizi
    pubblici locali nei casi in cui  possa  essere  dimostrato  che  tale
    scelta sia economicamente vantaggiosa.»; 
        b) al comma 3, prima delle parole: «ai fini  della  relazione  al
    Parlamento» e' inserita la seguente: «anche»; 
        c) al comma 4, e' aggiunto, in fine,  il  seguente  periodo:  «In
    caso contrario e comunque in assenza della delibera di cui  al  comma
    2, l'ente locale non puo' procedere all'attribuzione  di  diritti  di
    esclusiva ai sensi del presente articolo»; 
        d) al comma 13, e' aggiunto, in fine, il  seguente  periodo:  «Al
    fine   di    garantire    l'unitarieta'    del    servizio    oggetto
    dell'affidamento, e' fatto divieto di procedere al frazionamento  del
    medesimo servizio e del relativo affidamento»; 
        e) al comma 32, lettera a), dopo le parole: «alla somma di cui al
    comma 13» sono inserite le seguenti: «ovvero non  conformi  a  quanto
    previsto al medesimo comma»; 
        f) al comma 32, lettera d),  le  parole:  «a  condizione  che  la
    partecipazione  pubblica  si  riduca  anche  progressivamente»   sono
    sostituite dalle seguenti: «a condizione  che  la  partecipazione  in
    capo a soci pubblici detentori di azioni  alla  data  del  13  agosto
    2011, ovvero quella sindacata, si riduca anche progressivamente»; 
        g) dopo il comma 32, e' inserito il seguente: 
          «32-bis. Al fine di verificare e assicurare il  rispetto  delle
    disposizioni di cui al comma 32, il prefetto  accerta  che  gli  enti
    locali abbiano attuato, entro i termini stabiliti, quanto previsto al
    medesimo  comma.  In  caso  di  inottemperanza,  assegna  agli   enti
    inadempienti un termine perentorio entro il quale provvedere. Decorso
    inutilmente detto termine, il Governo,  ricorrendone  i  presupposti,
    esercita il potere sostitutivo  ai  sensi  dell'articolo  120,  comma
    secondo,  della  Costituzione  e  secondo   le   modalita'   previste
    dall'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131»; 
        h) al comma 33, primo periodo, le parole: «ovvero  ai  sensi  del
    comma 12» sono sostituite dalle seguenti: «ovvero non  ai  sensi  del
    comma 12»; 
        i) al comma 33, secondo periodo,  dopo  le  parole:  «nonche'  al
    socio selezionato ai sensi del comma 12» sono aggiunte  le  seguenti:
    «e alle societa' a partecipazione mista pubblica e privata costituite
    ai sensi del medesimo comma»; 
        l) al comma 33, l'ultimo periodo e' sostituito dal  seguente:  «I
    soggetti  affidatari  diretti  di  servizi  pubblici  locali  possono
    comunque concorrere su tutto il territorio nazionale a  gare  indette
    nell'ultimo anno di  affidamento  dei  servizi  da  essi  gestiti,  a
    condizione che sia stata indetta la procedura competitiva ad evidenza
    pubblica per il nuovo affidamento del servizio o, almeno,  sia  stata
    adottata la decisione di procedere al nuovo affidamento attraverso la
    predetta procedura ovvero, purche' in favore di soggetto diverso,  ai
    sensi del comma 13»; 
        m) dopo il comma 33, sono inseriti i seguenti: 
          «33-bis. Al fine di  assicurare  il  progressivo  miglioramento
    della  qualita'  di  gestione  dei  servizi  pubblici  locali  e   di
    effettuare valutazioni comparative delle diverse gestioni,  gli  enti
    affidatari sono tenuti a  rendere  pubblici  i  dati  concernenti  il
    livello di qualita' del servizio reso, il prezzo medio per  utente  e
    il livello degli  investimenti  effettuati,  nonche'  ogni  ulteriore
    informazione necessaria alle predette finalita'. 
          33-ter. Con decreto del Ministro per i rapporti con le  regioni
    e per la coesione territoriale, adottato, entro il 31  gennaio  2012,
    di  concerto  con  i  Ministri  dell'economia  e  delle   finanze   e
    dell'interno, sentita la Conferenza unificata, sono definiti: 
            a) i criteri per la verifica di cui al comma 1  e  l'adozione
    della delibera quadro di cui al comma 2; 
            b) le modalita' attuative del  comma  33-bis,  anche  tenendo
    conto delle diverse condizioni di  erogazione  in  termini  di  aree,
    popolazioni e caratteristiche del territorio servito; 
            c) le ulteriori misure  necessarie  ad  assicurare  la  piena
    attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo»; 
        n) al comma 34, e' premesso il seguente periodo: «Le disposizioni
    contenute nel presente  articolo  si  applicano  a  tutti  i  servizi
    pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con
    esse incompatibili.»; 
        o) dopo il comma 34, e' inserito il seguente: 
          «34-bis. Il presente articolo, fermo restando  quanto  disposto
    al comma 34, si applica al trasporto pubblico regionale e locale. Con
    riguardo al  trasporto  pubblico  regionale,  sono  fatti  salvi  gli
    affidamenti gia' deliberati in conformita' all'articolo 5,  paragrafo
    2, del regolamento (CE) n. 1370/2007 del  Parlamento  europeo  e  del
    Consiglio, del 23 ottobre 2007». 
    
            
          
                                   Art. 10 
     
                     Riforma degli ordini professionali 
                        e societa' tra professionisti 
     
      1. All'articolo 3, comma 5, alinea,  del  decreto-legge  13  agosto
    2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre
    2011, n. 148, le  parole:  «Gli  ordinamenti  professionali  dovranno
    essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata  in  vigore  del
    presente decreto per recepire i seguenti principi:»  sono  sostituite
    dalle seguenti: «Con decreto del Presidente della Repubblica  emanato
    ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23  agosto  1988,  n.
    400, gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12
    mesi dalla data  di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto  per
    recepire i seguenti principi:». 
      2. All'articolo  3  del  decreto-legge  13  agosto  2011,  n.  138,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148,
    dopo il comma 5 e' inserito il seguente: 
      «5-bis. Le  norme  vigenti  sugli  ordinamenti  professionali  sono
    abrogate  con  effetto  dall'entrata  in   vigore   del   regolamento
    governativo di cui al comma 5». 
      3. E' consentita la costituzione di  societa'  per  l'esercizio  di
    attivita' professionali regolamentate nel sistema ordinistico secondo
    i modelli societari regolati dai titoli V e VI del libro V del codice
    civile. 
      4. Possono assumere la qualifica di societa' tra professionisti  le
    societa' il cui atto costitutivo preveda: 
        a) l'esercizio in via esclusiva dell'attivita'  professionale  da
    parte dei soci; 
        b) l'ammissione in  qualita'  di  soci  dei  soli  professionisti
    iscritti ad ordini, albi e  collegi,  anche  in  differenti  sezioni,
    nonche' dei cittadini degli Stati membri dell'Unione europea, purche'
    in possesso del titolo di  studio  abilitante,  ovvero  soggetti  non
    professionisti soltanto per prestazioni tecniche, o per finalita'  di
    investimento; 
        c)  criteri  e  modalita'  affinche'  l'esecuzione  dell'incarico
    professionale conferito alla societa' sia eseguito solo dai  soci  in
    possesso   dei   requisiti   per   l'esercizio   della    prestazione
    professionale richiesta; la designazione del socio professionista sia
    compiuta  dall'utente  e,  in  mancanza  di  tale  designazione,   il
    nominativo  debba  essere   previamente   comunicato   per   iscritto
    all'utente; 
        d) le modalita' di esclusione dalla societa' del  socio  che  sia
    stato cancellato dal rispettivo albo con provvedimento definitivo. 
      5. La  denominazione  sociale,  in  qualunque  modo  formata,  deve
    contenere l'indicazione di societa' tra professionisti. 
      6. La partecipazione  ad  una  societa'  e'  incompatibile  con  la
    partecipazione ad altra societa' tra professionisti. 
      7. I professionisti soci  sono  tenuti  all'osservanza  del  codice
    deontologico del proprio ordine, cosi' come la societa'  e'  soggetta
    al regime disciplinare dell'ordine al quale risulti iscritta. 
      8. La societa' tra professionisti puo' essere costituita anche  per
    l'esercizio di piu' attivita' professionali. 
      9. Restano salvi i diversi modelli  societari  e  associativi  gia'
    vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge. 
      10. Ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988,
    n. 400, il Ministro della giustizia,  di  concerto  con  il  Ministro
    dello sviluppo economico, entro sei mesi dalla data di  pubblicazione
    della  presente  legge,  adotta  un   regolamento   allo   scopo   di
    disciplinare le materie di cui ai precedenti commi 4, lettera c), 6 e
    7. 
      11. La legge 23 novembre 1939, n. 1815, e successive modificazioni,
    e' abrogata. 
      12. All'articolo 3, comma  5,  lettera  d),  del  decreto-legge  13
    agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  14
    settembre 2011, n. 148, le parole:  «prendendo  come  riferimento  le
    tariffe professionali. E' ammessa la pattuizione dei  compensi  anche
    in deroga alle tariffe» sono soppresse. 
    
            
          
                                   Art. 11 
     
                 Programmazione della ricerca e premialita' 
     
      1. Il Ministero dell'istruzione, dell'universita' e  della  ricerca
    assicura la coerenza dei piani e progetti di ricerca e  di  attivita'
    proposti dagli enti pubblici di ricerca vigilati con  le  indicazioni
    del Programma nazionale della ricerca, anche in sede di  ripartizione
    della quota del 7 per cento del fondo di finanziamento ordinario  dei
    predetti enti di ricerca, preordinata al  finanziamento  premiale  di
    specifici programmi e progetti, anche congiunti, proposti dagli  enti
    medesimi. 
    
            
          
                                   Art. 12 
     
                              Fondo nuovi nati 
     
      1. Le misure, relative al Fondo di credito per i nuovi nati, di cui
    al comma 1, primo  periodo,  dell'articolo  4  del  decreto-legge  29
    novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge  28
    gennaio 2009, n. 2, sono prorogate per gli anni 2012, 2013 e 2014. Al
    relativo onere  si  provvede  mediante  utilizzazione  delle  risorse
    complessivamente  disponibili  alla  data  del   31   dicembre   2011
    sull'apposito conto corrente infruttifero, aperto presso la Tesoreria
    centrale dello Stato, nonche' di quelle successivamente recuperate in
    ragione del carattere rotativo del Fondo stesso. 
    
            
          
                                   Art. 13 
     
             Semplificazione dei pagamenti e degli accertamenti 
           delle violazioni all'obbligo di copertura assicurativa 
     
      1. Il comma 3-bis dell'articolo 9  del  decreto-legge  29  novembre
    2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge  28  gennaio
    2009, n. 2, e' sostituito dai seguenti: 
        «3-bis.  Su  istanza  del   creditore   di   somme   dovute   per
    somministrazioni, forniture e appalti, le regioni e gli  enti  locali
    certificano, nel rispetto delle  disposizioni  normative  vigenti  in
    materia di patto di stabilita' interno, entro il termine di  sessanta
    giorni dalla data di ricezione dell'istanza, se il  relativo  credito
    sia certo, liquido ed esigibile,  anche  al  fine  di  consentire  al
    creditore la cessione pro soluto a favore di  banche  o  intermediari
    finanziari  riconosciuti  dalla  legislazione  vigente.  Scaduto   il
    predetto  termine,  su  nuova  istanza  del  creditore,  provvede  la
    Ragioneria territoriale dello Stato competente per  territorio,  che,
    ove necessario, nomina un commissario ad  acta  con  oneri  a  carico
    dell'ente  territoriale.  La  cessione   dei   crediti   oggetto   di
    certificazione avviene nel rispetto dell'articolo 117 del  codice  di
    cui al decreto legislativo 12 aprile 2006,  n.  163.  Ferma  restando
    l'efficacia liberatoria dei pagamenti eseguiti dal  debitore  ceduto,
    si applicano gli articoli 5, comma 1, e 7, comma 1,  della  legge  21
    febbraio 1991, n. 52. 
        3-ter. La certificazione di cui al comma 3-bis  non  puo'  essere
    rilasciata, a pena di nullita': 
            a) dagli enti locali commissariati ai sensi dell'articolo 143
    del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
    Cessato il commissariamento,  la  certificazione  non  puo'  comunque
    essere  rilasciata  in  relazione   a   crediti   sorti   prima   del
    commissariamento stesso.  Nel  caso  di  gestione  commissariale,  la
    certificazione non puo' comunque essere  rilasciata  in  relazione  a
    crediti rientranti nella gestione commissariale; 
            b) dalle regioni sottoposte ai piani di rientro  dai  deficit
    sanitari». 
      2. Con decreto del  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  da
    adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in  vigore  della
    presente legge, sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8
    del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.  281,  sono  disciplinate,
    nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica concordati  in  sede
    europea, le modalita' di attuazione  delle  disposizioni  recate  dai
    commi 3-bis e 3-ter dell'articolo 9  del  decreto-legge  29  novembre
    2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge  28  gennaio
    2009, n. 2, come modificato dal comma 1 del presente  articolo.  Fino
    alla data di  entrata  in  vigore  del  decreto  di  cui  al  periodo
    precedente restano valide le certificazioni prodotte in  applicazione
    del decreto del Ministro dell'economia  e  delle  finanze  19  maggio
    2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 157 del 9 luglio 2009. 
      3. All'articolo 210 del testo unico di cui al  decreto  legislativo
    18 agosto 2000, n. 267, dopo il comma 2, e' aggiunto il seguente: 
        «2-bis. La convenzione di cui al comma 2 puo' prevedere l'obbligo
    per il tesoriere di accettare, su  apposita  istanza  del  creditore,
    crediti pro soluto certificati dall'ente ai  sensi  del  comma  3-bis
    dell'articolo  9  del  decreto-legge  29  novembre  2008,   n.   185,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2». 
      4. L'obbligo di cui al comma 2-bis  dell'articolo  210  del  citato
    decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, come introdotto dal comma
    3 del presente articolo,  trova  applicazione  con  riferimento  alle
    convenzioni stipulate successivamente alla data di entrata in  vigore
    della presente legge. 
      5. All'articolo 193 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285,
    dopo il comma 4-bis sono aggiunti i seguenti: 
        «4-ter. L'accertamento della mancanza di  copertura  assicurativa
    obbligatoria del veicolo puo' essere  effettuato  anche  mediante  il
    raffronto  dei  dati  relativi  alle  polizze  emesse  dalle  imprese
    assicuratrici   con   quelli   provenienti    dai    dispositivi    o
    apparecchiature di cui alle lettere e),  f)  e  g)  del  comma  1-bis
    dell'articolo 201, omologati ovvero approvati per il funzionamento in
    modo completamente automatico e gestiti direttamente dagli organi  di
    polizia stradale di cui all'articolo 12, comma 1. 
        4-quater. Qualora, in base alle risultanze del raffronto dei dati
    di cui al comma 4- ter, risulti che al  momento  del  rilevamento  un
    veicolo munito di targa di immatricolazione  fosse  sprovvisto  della
    copertura assicurativa obbligatoria, l'organo di  polizia  procedente
    invita il  proprietario  o  altro  soggetto  obbligato  in  solido  a
    produrre il certificato di assicurazione obbligatoria, ai sensi e per
    gli effetti dell'articolo 180, comma 8. 
        4-quinquies.   La   documentazione   fotografica   prodotta   dai
    dispositivi o apparecchiature di cui al comma 4-ter, costituisce atto
    di accertamento, ai sensi e per gli effetti  dell'articolo  13  della
    legge 24 novembre 1981, n. 689, in ordine  alla  circostanza  che  al
    momento del rilevamento un determinato veicolo, munito  di  targa  di
    immatricolazione, stava circolando sulla strada». 
    
            
          
                                   Art. 14 
     
                    Riduzione degli oneri amministrativi 
                           per imprese e cittadini 
     
      1. In via sperimentale,  fino  al  31  dicembre  2013,  sull'intero
    territorio nazionale si applica la disciplina delle zone a burocrazia
    zero prevista dall'articolo 43 del decreto-legge 31 maggio  2010,  n.
    78, convertito, con modificazioni, dalla legge  30  luglio  2010,  n.
    122. 
      2. A tale scopo, fino al 31 dicembre 2013, i provvedimenti  di  cui
    al primo periodo della lettera a) del comma 2  dell'articolo  43  del
    citato decreto-legge n. 78 del 2010 sono adottati, ferme restando  le
    altre previsioni ivi contenute, in via  esclusiva  e  all'unanimita',
    dall'ufficio locale del Governo, istituito in  ciascun  capoluogo  di
    provincia,  su  richiesta  della  regione,  d'intesa  con  gli   enti
    interessati e su proposta del Ministro dell'interno, con decreto  del
    Presidente del Consiglio dei ministri. La trasmissione dei dati e dei
    documenti  previsti  dal  secondo  periodo  della  medesima  lettera,
    avviene in favore del medesimo ufficio. 
      3. L'ufficio locale  del  Governo  e'  presieduto  dal  prefetto  e
    composto da un rappresentante della  regione,  da  un  rappresentante
    della provincia, da un rappresentante della citta' metropolitana  ove
    esistente, e da un rappresentante del comune interessato. Il dissenso
    di uno o piu' dei componenti, a pena di inammissibilita', deve essere
    manifestato  nella  riunione  convocata  dal  prefetto,  deve  essere
    congruamente motivato e deve recare le specifiche  indicazioni  delle
    modifiche e  delle  integrazioni  eventualmente  necessarie  ai  fini
    dell'assenso. Si considera acquisito  l'assenso  dell'amministrazione
    il cui rappresentante non partecipa alla  riunione  medesima,  ovvero
    non  esprime   definitivamente   la   volonta'   dell'amministrazione
    rappresentata. 
      4. Resta esclusa  l'applicazione  dei  commi  1,  2  e  3  ai  soli
    procedimenti  amministrativi   di   natura   tributaria,   a   quelli
    concernenti la tutela statale dell'ambiente, quella  della  salute  e
    della sicurezza pubblica, nonche' alle  nuove  iniziative  produttive
    avviate su aree soggette a vincolo. 
      5. Fatto salvo quanto previsto dal  decreto  del  Presidente  della
    Repubblica 7 settembre 2010, n. 160, nel caso di mancato rispetto dei
    termini dei procedimenti, di cui all'articolo 7 del medesimo decreto,
    da  parte  degli  enti  interessati,  l'adozione  del   provvedimento
    conclusivo e' rimessa all'ufficio locale del Governo. 
      6. Le previsioni dei commi da 1 a 5 non comportano nuovi o maggiori
    oneri a carico della finanza pubblica e la partecipazione all'ufficio
    locale del Governo e' a titolo gratuito e non comporta rimborsi. 
      7. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge
    e' abrogato l'articolo 7 della legge 18 aprile 1975, n. 110,  recante
    «Norme integrative della disciplina vigente per  il  controllo  delle
    armi, delle munizioni e degli esplosivi». 
      8. Il comma 1-bis dell'articolo  36  del  decreto-legge  25  giugno
    2008, n. 112, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  6  agosto
    2008, n. 133, deve intendersi nel senso che l'atto  di  trasferimento
    delle partecipazioni  di  societa'  a  responsabilita'  limitata  ivi
    disciplinato e' in deroga al secondo  comma  dell'articolo  2470  del
    codice civile ed  e'  sottoscritto  con  la  firma  digitale  di  cui
    all'articolo 24 del codice di cui  al  decreto  legislativo  7  marzo
    2005, n. 82. 
      9. A partire dal l° gennaio 2012,  le  societa'  a  responsabilita'
    limitata che non  abbiano  nominato  il  collegio  sindacale  possono
    redigere il bilancio secondo uno schema semplificato. Con decreto del
    Ministro dell'economia e delle finanze,  da  adottare  entro  novanta
    giorni dalla data di entrata in vigore  della  presente  legge,  sono
    definite le voci e la struttura che compongono lo schema di  bilancio
    semplificato e le modalita' di attuazione del presente comma. 
      10. I soggetti in contabilita' semplificata e i lavoratori autonomi
    che  effettuano  operazioni  con  incassi  e  pagamenti   interamente
    tracciabili possono sostituire gli estratti conto bancari alla tenuta
    delle scritture contabili. 
      11. I limiti  per  la  liquidazione  trimestrale  dell'IVA  sono  i
    medesimi  di  quelli  fissati   per   il   regime   di   contabilita'
    semplificata. 
      12. All'articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001,  n.  231,
    dopo il comma 4 e' inserito il seguente: 
        «4-bis. Nelle societa' di  capitali  il  collegio  sindacale,  il
    consiglio di sorveglianza  e  il  comitato  per  il  controllo  della
    gestione possono svolgere le funzioni dell'organismo di vigilanza  di
    cui al comma 1, lettera b)». 
      13. L'articolo 2477 del codice civile e' cosi' sostituito: 
        «Art. 2477. - (Sindaco e revisione legale dei  conti).  -  L'atto
    costitutivo puo' prevedere, determinandone le competenze e poteri, la
    nomina di un sindaco o di un revisore. 
      La nomina del sindaco e' obbligatoria se il capitale sociale non e'
    inferiore a quello minimo stabilito per le societa' per azioni. 
      La nomina del sindaco e' altresi' obbligatoria se la societa': 
        a) e' tenuta alla redazione del bilancio consolidato; 
        b) controlla una societa' obbligata  alla  revisione  legale  dei
    conti; 
        c) per due  esercizi  consecutivi  ha  superato  due  dei  limiti
    indicati dal primo comma dell'articolo 2435-bis. 
      L'obbligo di nomina del sindaco di cui alla lettera  c)  del  terzo
    comma cessa se, per due esercizi consecutivi, i predetti  limiti  non
    vengono superati. 
      Nei casi previsti  dal  secondo  e  terzo  comma  si  applicano  le
    disposizioni in tema di societa' per azioni;  se  l'atto  costitutivo
    non dispone diversamente, la revisione legale dei conti e' esercitata
    dal sindaco. 
      L'assemblea che approva il  bilancio  in  cui  vengono  superati  i
    limiti indicati al secondo  e  terzo  comma  deve  provvedere,  entro
    trenta giorni, alla nomina del sindaco. Se l'assemblea non  provvede,
    alla nomina provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi  soggetto
    interessato». 
      14. All'articolo 2397 del codice civile e' aggiunto,  in  fine,  il
    seguente comma: 
        «Per le societa' aventi ricavi o patrimonio netto inferiori  a  1
    milione di euro lo statuto puo' prevedere che l'organo  di  controllo
    sia composto da un  sindaco  unico,  scelto  tra  i  revisori  legali
    iscritti nell'apposito registro». 
      15. Nel caso in cui siano  entrate  in  vigore  norme  di  legge  o
    regolamentari che  incidano,  direttamente  o  indirettamente,  sulle
    materie regolate dallo statuto sociale, le  societa'  cooperative  di
    cui al capo I del titolo VI del libro V del  codice  civile,  le  cui
    azioni  non  siano  negoziate  in  mercati   regolamentati,   possono
    modificare il proprio statuto con le maggioranze assembleari previste
    in via generale dallo statuto per le  sue  modificazioni,  anche  nei
    casi in cui lo statuto stesso preveda maggioranze piu' elevate per la
    modifica di determinati suoi articoli. 
      16. Per semplificare le procedure di rilascio delle  autorizzazioni
    relative ai trasporti  eccezionali  su  gomma,  all'articolo  10  del
    decreto  legislativo  30  aprile   1992,   n.   285,   e   successive
    modificazioni, il comma 9-bis e' sostituito dal seguente: 
        «9-bis. Entro sessanta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore
    della presente disposizione, il Governo, con regolamento adottato  ai
    sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.  400,
    e successive modificazioni, modifica il regolamento di  esecuzione  e
    di attuazione del nuovo codice della strada, di cui  al  decreto  del
    Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, prevedendo che: 
          a)  per  i  trasporti  eccezionali  su  gomma  sia  sufficiente
    prevedere la  trasmissione,  per  via  telematica,  della  prescritta
    richiesta   di    autorizzazione,    corredata    della    necessaria
    documentazione,  all'ente  proprietario  o  concessionario   per   le
    autostrade,  strade  statali  e  militari,  e  alle  regioni  per  la
    rimanente rete  viaria,  almeno  quindici  giorni  prima  della  data
    fissata per il viaggio e le autorizzazioni devono  essere  rilasciate
    entro quindici giorni dalla loro presentazione; 
          b) le autorizzazioni periodiche  di  cui  all'articolo  13  del
    citato regolamento siano valide per un numero  indefinito  di  viaggi
    con validita' annuale per la circolazione a  carico  e  a  vuoto  dei
    convogli indicati sull'autorizzazione; 
          c) le autorizzazioni multiple di cui al  medesimo  articolo  13
    siano valide per un numero definito di viaggi  da  effettuarsi  entro
    sei mesi dalla data del rilascio; 
          d) le autorizzazioni singole di cui  al  medesimo  articolo  13
    siano valide per un unico viaggio da effettuarsi entro tre mesi dalla
    data di rilascio; 
          e) per le autorizzazioni di  tipo  periodico  non  e'  prevista
    l'indicazione della tipologia e della natura della merce trasportata; 
          f) le disposizioni contenute  all'articolo  13,  comma  5,  non
    siano vincolate alla invariabilita'  della  natura  del  materiale  e
    della tipologia degli elementi trasportati; 
          g) i trasporti di beni della medesima  tipologia  ripetuti  nel
    tempo   siano   soggetti   all'autorizzazione   periodica    prevista
    dall'articolo 13, come modificato ai sensi del presente comma, e  che
    questa sia rilasciata con  le  modalita'  semplificate  di  cui  alla
    lettera a) del presente comma; 
          h) tutti i tipi di autorizzazioni, anche con validita' scaduta,
    siano rinnovabili su domanda che deve  essere  presentata,  in  carta
    semplice, per non piu' di tre volte, per un periodo di validita'  non
    superiore a tre anni, quando tutti i dati, riferiti  sia  al  veicolo
    che al suo carico, ed i percorsi stradali siano rimasti invariati; 
          i) nelle domande relative alle autorizzazioni di tipo singolo o
    multiplo, possano essere indicati, con annotazione a parte,  fino  ad
    un massimo di cinque veicoli costituenti riserva di quelli scelti per
    il trasporto, pari a cinque sia per il veicolo trattore  che  per  il
    veicolo  rimorchio  o  semirimorchio  e  siano   ammesse   tutte   le
    combinazioni possibili tra i trattori ed i  rimorchi  o  semirimorchi
    anche incrociate». 
    
            
          
                                   Art. 15 
     
    Norme in materia di certificati e dichiarazioni sostitutive e divieto
      di introdurre, nel recepimento di  direttive  dell'Unione  europea,
      adempimenti aggiuntivi rispetto a quelli previsti  dalle  direttive
      stesse. 
     
      1. Al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000,  n.
    445,  recante  il  testo  unico  delle  disposizioni  legislative   e
    regolamentari  in  materia  di  documentazione  amministrativa,  sono
    apportate le seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo 40 la rubrica e' sostituita dalla seguente:  «40.
    (L) Certificati» e sono premessi i seguenti commi: 
          «01.    Le    certificazioni    rilasciate    dalla    pubblica
    amministrazione in ordine a stati, qualita' personali  e  fatti  sono
    valide e utilizzabili solo nei rapporti tra privati. Nei rapporti con
    gli organi della pubblica amministrazione e  i  gestori  di  pubblici
    servizi i certificati e gli atti di notorieta' sono sempre sostituiti
    dalle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47. 
          02. Sulle certificazioni da produrre  ai  soggetti  privati  e'
    apposta, a pena di nullita', la dicitura:  "Il  presente  certificato
    non puo' essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o
    ai privati gestori di pubblici servizi"»; 
        b) all'articolo 41, il comma 2 e' abrogato; 
        c) all'articolo 43, il comma 1 e' sostituito dal seguente: 
          «1. Le  amministrazioni  pubbliche  e  i  gestori  di  pubblici
    servizi sono tenuti ad acquisire d'ufficio  le  informazioni  oggetto
    delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonche'
    tutti i dati e i documenti che  siano  in  possesso  delle  pubbliche
    amministrazioni, previa indicazione, da parte dell'interessato, degli
    elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni  o  dei
    dati richiesti, ovvero  ad  accettare  la  dichiarazione  sostitutiva
    prodotta dall'interessato (L)»; 
        d) nel capo III, sezione III, dopo l'articolo 44 e'  aggiunto  il
    seguente: 
          «Art. 44-bis. (L) - (Acquisizione d'ufficio di informazioni)  -
    1.  Le  informazioni  relative  alla  regolarita'  contributiva  sono
    acquisite d'ufficio, ovvero controllate ai  sensi  dell'articolo  71,
    dalle  pubbliche  amministrazioni  procedenti,  nel  rispetto   della
    specifica normativa di settore»; 
        e) l'articolo 72 e' sostituito dal seguente: 
          «Art. 72. (L) - (Responsabilita'  in  materia  di  accertamento
    d'ufficio  e  di  esecuzione   dei   controlli).   -   1.   Ai   fini
    dell'accertamento d'ufficio di cui all'articolo 43, dei controlli  di
    cui all'articolo 71 e della predisposizione delle convenzioni  quadro
    di cui all'articolo 58 del codice dell'amministrazione  digitale,  di
    cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n.  82,  le  amministrazioni
    certificanti  individuano  un  ufficio  responsabile  per  tutte   le
    attivita' volte a gestire, garantire e verificare la trasmissione dei
    dati o l'accesso diretto agli stessi da parte  delle  amministrazioni
    procedenti. 
      2. Le amministrazioni certificanti, per il tramite dell'ufficio  di
    cui  al  comma  1,  individuano  e  rendono   note,   attraverso   la
    pubblicazione sul sito istituzionale dell'amministrazione, le  misure
    organizzative  adottate  per  l'efficiente,  efficace  e   tempestiva
    acquisizione d'ufficio dei dati e per l'effettuazione  dei  controlli
    medesimi, nonche' le modalita' per la loro esecuzione. 
      3. La mancata risposta alle richieste  di  controllo  entro  trenta
    giorni costituisce violazione dei doveri d'ufficio e  viene  in  ogni
    caso presa in  considerazione  ai  fini  della  misurazione  e  della
    valutazione   della   performance   individuale   dei    responsabili
    dell'omissione»; 
        f) all'articolo 74, comma 2: 
        1) la lettera a) e' sostituita dalla seguente: 
          «a) la richiesta e l'accettazione di certificati o di  atti  di
    notorieta' (L)»; 
      2) e' aggiunta la seguente lettera: 
        «c-bis) il rilascio di certificati non conformi a quanto previsto
    all'articolo 40, comma 02 (L)». 
      2. All'articolo 14 della legge  28  novembre  2005,  n.  246,  sono
    apportate le seguenti modificazioni: 
        a) dopo il comma 5, e' inserito il seguente: 
          «5-bis. La relazione AIR di cui al comma  5,  lettera  a),  da'
    altresi' conto, in apposita sezione, del rispetto dei livelli  minimi
    di regolazione comunitaria  ai  sensi  dei  commi  24-bis,  24-ter  e
    24-quater»; 
        b) sono aggiunti, in fine, i seguenti commi: 
          «24-bis. Gli atti di recepimento di direttive  comunitarie  non
    possono prevedere l'introduzione o  il  mantenimento  di  livelli  di
    regolazione superiori  a  quelli  minimi  richiesti  dalle  direttive
    stesse, salvo quanto previsto al comma 24-quater. 
          24-ter. Costituiscono livelli di regolazione superiori a quelli
    minimi richiesti dalle direttive comunitarie: 
            a) l'introduzione o il mantenimento di  requisiti,  standard,
    obblighi e oneri non strettamente necessari  per  l'attuazione  delle
    direttive; 
            b)  l'estensione  dell'ambito  soggettivo  o   oggettivo   di
    applicazione delle regole rispetto a quanto previsto dalle direttive,
    ove comporti maggiori oneri amministrativi per i destinatari; 
            c) l'introduzione o il mantenimento di sanzioni, procedure  o
    meccanismi operativi piu' gravosi o complessi di quelli  strettamente
    necessari per l'attuazione delle direttive. 
      24-quater.   L'amministrazione   da'   conto   delle    circostanze
    eccezionali, valutate nell'analisi d'impatto della  regolamentazione,
    in relazione alle  quali  si  rende  necessario  il  superamento  del
    livello minimo di regolazione comunitaria. Per gli atti normativi non
    sottoposti ad AIR, le Amministrazioni utilizzano comunque i metodi di
    analisi definiti dalle direttive di  cui  al  comma  6  del  presente
    articolo». 
    
            
          
                                   Art. 16 
     
              Disposizioni in tema di mobilita' e collocamento 
                  in disponibilita' dei dipendenti pubblici 
     
      1. L'articolo 33 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  e'
    sostituito dal seguente: 
        «Art. 33. - (Eccedenze di personale e mobilita' collettiva) -  1.
    Le pubbliche amministrazioni che hanno situazioni di  soprannumero  o
    rilevino comunque eccedenze di personale, in relazione alle  esigenze
    funzionali  o  alla  situazione  finanziaria,  anche   in   sede   di
    ricognizione annuale prevista  dall'articolo  6,  comma  1,  terzo  e
    quarto periodo, sono tenute ad osservare le  procedure  previste  dal
    presente articolo dandone  immediata  comunicazione  al  Dipartimento
    della funzione pubblica. 
        2.  Le  amministrazioni  pubbliche   che   non   adempiono   alla
    ricognizione annuale  di  cui  al  comma  1  non  possono  effettuare
    assunzioni o instaurare rapporti di lavoro con qualunque tipologia di
    contratto pena la nullita' degli atti posti in essere. 
        3. La mancata attivazione delle  procedure  di  cui  al  presente
    articolo da parte del dirigente responsabile e'  valutabile  ai  fini
    della responsabilita' disciplinare. 
        4. Nei casi  previsti  dal  comma  1  del  presente  articolo  il
    dirigente  responsabile  deve  dare  un'informativa  preventiva  alle
    rappresentanze unitarie del personale e alle organizzazioni sindacali
    firmatarie del contratto collettivo nazionale del comparto o area. 
        5. Trascorsi dieci giorni dalla comunicazione di cui al comma  4,
    l'amministrazione applica l'articolo 72, comma 11, del  decreto-legge
    25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6
    agosto 2008, n. 133, in subordine, verifica la ricollocazione  totale
    o parziale del personale in situazione di soprannumero o di eccedenza
    nell'ambito della stessa amministrazione, anche mediante il ricorso a
    forme flessibili di gestione del tempo di lavoro  o  a  contratti  di
    solidarieta', ovvero presso altre amministrazioni, previo accordo con
    le stesse, comprese nell'ambito della regione tenuto anche  conto  di
    quanto previsto dall'articolo  1,  comma  29,  del  decreto-legge  13
    agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  14
    settembre 2011, n. 148, nonche' del comma 6. 
        6. I contratti collettivi  nazionali  possono  stabilire  criteri
    generali   e   procedure   per   consentire,   tenuto   conto   delle
    caratteristiche  del  comparto,  la  gestione  delle   eccedenze   di
    personale attraverso il passaggio diretto ad altre amministrazioni al
    di  fuori  del  territorio   regionale   che,   in   relazione   alla
    distribuzione territoriale delle amministrazioni  o  alla  situazione
    del mercato  del  lavoro,  sia  stabilito  dai  contratti  collettivi
    nazionali. Si applicano le disposizioni dell'articolo 30. 
        7. Trascorsi novanta giorni dalla comunicazione di cui al comma 4
    l'amministrazione colloca in disponibilita' il personale che non  sia
    possibile   impiegare   diversamente   nell'ambito   della   medesima
    amministrazione e che  non  possa  essere  ricollocato  presso  altre
    amministrazioni nell'ambito regionale, ovvero  che  non  abbia  preso
    servizio presso la diversa amministrazione  secondo  gli  accordi  di
    mobilita'. 
        8. Dalla data di collocamento in disponibilita'  restano  sospese
    tutte le obbligazioni inerenti al rapporto di lavoro e il  lavoratore
    ha diritto ad un'indennita' pari all'80 per cento dello  stipendio  e
    dell'indennita' integrativa speciale,  con  esclusione  di  qualsiasi
    altro emolumento  retributivo  comunque  denominato,  per  la  durata
    massima di ventiquattro mesi. I periodi di godimento  dell'indennita'
    sono riconosciuti ai  fini  della  determinazione  dei  requisiti  di
    accesso alla pensione e della misura della  stessa.  E'  riconosciuto
    altresi' il diritto  all'assegno  per  il  nucleo  familiare  di  cui
    all'articolo 2 del decreto-legge 13 marzo 1988,  n.  69,  convertito,
    con modificazioni, dalla legge 13 maggio 1988, n. 153». 
      2. Le procedure di cui all'articolo 33 del decreto  legislativo  31
    marzo 2001,  n.  165,  come  modificato  dal  comma  1  del  presente
    articolo, si applicano anche nei casi previsti dall'articolo  15  del
    decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
      3. Le disposizioni di cui ai commi precedenti non si  applicano  ai
    concorsi gia' banditi e alle assunzioni gia' autorizzate alla data di
    entrata in vigore della presente legge. 
    
            
          
                                   Art. 17 
     
              Semplificazione procedimento distretti turistici 
     
      1. All'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13  maggio  2011,  n.
    70, convertito, con modificazioni, dalla legge  12  luglio  2011,  n.
    106,  e'  aggiunto  in  fine  il  seguente  periodo:   «Il   relativo
    procedimento si intende concluso favorevolmente per  gli  interessati
    se l'amministrazione competente  non  comunica  all'interessato,  nel
    termine  di  novanta   giorni   dall'avvio   del   procedimento,   il
    provvedimento di diniego». 
    
            
          
                                   Art. 18 
     
                       Finanziamento di infrastrutture 
                         mediante defiscalizzazione 
     
      1. Al fine di favorire la  realizzazione  di  nuove  infrastrutture
    autostradali con  il  sistema  della  finanza  di  progetto,  le  cui
    procedure sono state avviate, ai sensi della normativa vigente, e non
    ancora definite alla data di entrata in vigore della presente  legge,
    riducendo ovvero azzerando  l'ammontare  del  contributo  pubblico  a
    fondo perduto, possono essere previste, per le societa'  di  progetto
    costituite ai sensi dell'articolo 156 del codice di  cui  al  decreto
    legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e  successive  modificazioni,  le
    seguenti misure: 
        a) le imposte sui redditi e l'IRAP generate durante il periodo di
    concessione possono essere compensate totalmente o  parzialmente  con
    il predetto contributo a fondo perduto; 
        b) il versamento dell'imposta sul valore aggiunto dovuta ai sensi
    dell'articolo 27 del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  26
    ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, puo' essere assolto
    mediante compensazione con il predetto contributo  pubblico  a  fondo
    perduto, nel rispetto della direttiva 2006/112/CE del Consiglio,  del
    28 novembre 2006, relativa all'IVA e delle pertinenti disposizioni in
    materia di risorse proprie del bilancio dell'Unione europea; 
        c) l'ammontare del canone di concessione  previsto  dall'articolo
    1, comma 1020, della legge 27 dicembre 2006,  n.  296,  e  successive
    modificazioni, nonche',  l'integrazione  prevista  dall'articolo  19,
    comma 9-bis, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con
    modificazioni, dalla legge  3  agosto  2009,  n.  102,  e  successive
    modificazioni, possono essere  riconosciuti  al  concessionario  come
    contributo in conto esercizio. 
      2. L'importo del contributo pubblico a  fondo  perduto  nonche'  le
    modalita' e i termini delle misure previste al comma 1,  utilizzabili
    anche cumulativamente, sono posti a base di gara per l'individuazione
    del concessionario, e  successivamente  riportate  nel  contratto  di
    concessione   da   approvare   con   decreto   del   Ministro   delle
    infrastrutture  e  dei  trasporti,  di  concerto  con   il   Ministro
    dell'economia e delle  finanze.  La  misura  massima  del  contributo
    pubblico, ivi incluse le misure di cui al comma 1, non puo'  eccedere
    il 50  per  cento  del  costo  dell'investimento  e  deve  essere  in
    conformita' con la disciplina nazionale e comunitaria in materia. 
      3. L'efficacia delle misure previste ai commi 1 e 2 e'  subordinata
    all'emanazione  del  decreto  del  Ministero  dell'economia  e  delle
    finanze previsto dall'articolo 104, comma 4, del testo unico  di  cui
    al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.  917,
    e successive modificazioni. 
      4.  In  occasione   degli   aggiornamenti   periodici   del   piano
    economico-finanziario si procede alla verifica del calcolo del  costo
    medio ponderato del capitale investito ed eventualmente del premio di
    rischio indicati nel contratto di concessione vigente,  nonche'  alla
    rideterminazione delle misure previste al  comma  1  sulla  base  dei
    valori consuntivati nel periodo regolatorio  precedente,  anche  alla
    luce delle stime di traffico registrate nel medesimo periodo. 
    
            
          
                                   Art. 19 
     
                Interventi per la realizzazione del corridoio 
                     Torino-Lione e del Tunnel di Tenda 
     
      1.  Per  assicurare  la  realizzazione  della   linea   ferroviaria
    Torino-Lione e garantire, a tal fine,  il  regolare  svolgimento  dei
    lavori del cunicolo esplorativo de La Maddalena, le aree  ed  i  siti
    del Comune di Chiomonte, individuati per l'installazione del cantiere
    della galleria geognostica e per la realizzazione del tunnel di  base
    della linea ferroviaria Torino-Lione, costituiscono aree di interesse
    strategico nazionale. 
      2. Fatta salva l'ipotesi di piu' grave reato, chiunque si introduce
    abusivamente nelle aree di interesse strategico nazionale di  cui  al
    comma 1 ovvero impedisce o ostacola l'accesso autorizzato  alle  aree
    medesime e' punito a norma dell'articolo 682 del codice penale. 
      3. Le risorse finanziarie a carico dello  Stato  italiano  previste
    per  la  realizzazione  del  nuovo  Tunnel  di   Tenda,   nell'ambito
    dell'Accordo di Parigi  del  12  marzo  2007  tra  il  Governo  della
    Repubblica  italiana  ed  il  Governo  della   Repubblica   francese,
    ratificato ai sensi della legge 4 agosto 2008, n. 136, da  attribuire
    all'ANAS S.p.a., committente delegato incaricato della  realizzazione
    dell'opera, sono da considerare quali contributi in  conto  impianti,
    ai sensi dell'articolo 1, comma 1026, della legge 27  dicembre  2006,
    n. 296. 
      4. Le entrate derivanti dal  rimborso  da  parte  della  Repubblica
    francese, ai sensi degli articoli 22 e  23  dell'Accordo  di  cui  al
    comma 3, della propria  quota  di  partecipazione  per  i  lavori  di
    costruzione del nuovo Tunnel di Tenda, sono versate  all'entrata  del
    bilancio dello Stato italiano  per  essere  riassegnate  ad  apposito
    capitolo dello stato di  previsione  del  Ministero  dell'economia  e
    delle finanze relativo ai fondi da attribuire ad ANAS S.p.a.  per  il
    contratto di programma. 
      5. Le entrate derivanti dal  rimborso  da  parte  della  Repubblica
    francese, ai sensi degli articoli 6 e 8 del predetto  Accordo,  della
    propria quota di partecipazione dei  costi  correnti  della  gestione
    unificata del Tunnel di Tenda in servizio, sono  versate  all'entrata
    del bilancio dello Stato italiano per essere riassegnate ad  apposito
    capitolo dello stato di  previsione  del  Ministero  dell'economia  e
    delle finanze relativo ai fondi da attribuire ad ANAS S.p.a.  per  il
    contratto di servizio. 
    
            
          
                                   Art. 20 
     
                   Cessione di partecipazioni ANAS S.p.a. 
     
      1.  All'articolo  36  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, il
    comma 7 e' sostituito dal seguente: 
      «7. A decorrere dal 1° gennaio  2012,  ANAS  S.p.a.  trasferisce  a
    Fintecna S.p.a. al valore netto contabile risultante al momento della
    cessione tutte le partecipazioni detenute da  ANAS  S.p.a.  anche  in
    societa'  regionali;  la  cessione  e'  esente  da  imposte  dirette,
    indirette e da tasse». 
    
            
          
                                   Art. 21 
     
                        Finanziamento opere portuali 
     
      1. All'articolo 2 del  decreto-legge  29  dicembre  2010,  n.  225,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011,  n.  10,
    dopo il comma 2-undecies, e' inserito il seguente: 
      «2-undecies. l. Per il solo anno 2012, per le finalita' di  cui  al
    comma 2-novies, puo' essere disposto, ad integrazione  delle  risorse
    rivenienti dalla revoca dei finanziamenti, l'utilizzo  delle  risorse
    del Fondo per le infrastrutture portuali di cui all'articolo 4, comma
    6,  del  decreto-legge  25  marzo  2010,  n.  40,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge  22  maggio  2010,  n.  73,  e  successive
    modificazioni». 
    
            
          
                                   Art. 22 
     
          Apprendistato, contratto di inserimento donne, part-time, 
                telelavoro, incentivi fiscali e contributivi 
     
      1. Al fine di promuovere l'occupazione giovanile, a  decorrere  dal
    1°  gennaio  2012,  per  i  contratti  di   apprendistato   stipulati
    successivamente alla medesima data ed entro il 31 dicembre  2016,  e'
    riconosciuto  ai  datori  di  lavoro,  che  occupano   alle   proprie
    dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove, uno  sgravio
    contributivo del 100 per cento  con  riferimento  alla  contribuzione
    dovuta ai sensi dell'articolo 1, comma  773,  quinto  periodo,  della
    legge 27 dicembre 2006, n. 296, per i periodi  contributivi  maturati
    nei primi tre  anni  di  contratto,  restando  fermo  il  livello  di
    aliquota del 10 per cento per i periodi contributivi  maturati  negli
    anni di contratto successivi al terzo. Con  effetto  dal  1°  gennaio
    2012 l'aliquota contributiva  pensionistica  per  gli  iscritti  alla
    gestione separata di cui all'articolo 2,  comma  26,  della  legge  8
    agosto 1995, n. 335, e  la  relativa  aliquota  contributiva  per  il
    computo delle prestazioni pensionistiche sono aumentate di  un  punto
    percentuale. All'articolo 7, comma 4,  del  testo  unico  di  cui  al
    decreto legislativo 14 settembre 2011, n. 167,  le  parole:  «lettera
    i)» sono sostituite dalle seguenti: «lettera m)». 
      2. A decorrere dall'anno 2012  il  Ministero  del  lavoro  e  delle
    politiche  sociali   con   proprio   decreto   destina   annualmente,
    nell'ambito delle risorse di cui all'articolo 68,  comma  4,  lettera
    a), della legge 17 maggio 1999, n. 144, e  successive  modificazioni,
    una quota non superiore a 200  milioni  di  euro  alle  attivita'  di
    formazione nell'esercizio dell'apprendistato, di cui il 50 per  cento
    destinato   prioritariamente   alla   tipologia   di    apprendistato
    professionalizzante  o  contratto  di  mestiere  stipulato  ai  sensi
    dell'articolo 49 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e
    dell'articolo 4 del testo unico di  cui  al  decreto  legislativo  14
    settembre 2011, n. 167. 
      3. Al fine di promuovere l'occupazione femminile, all'articolo  54,
    comma l, del decreto  legislativo  10  settembre  2003,  n.  276,  la
    lettera e) e' sostituita dalla seguente: «e) donne di qualsiasi  eta'
    prive di un  impiego  regolarmente  retribuito  da  almeno  sei  mesi
    residenti in una area geografica  in  cui  il  tasso  di  occupazione
    femminile sia inferiore almeno  di  20  punti  percentuali  a  quello
    maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile superi  di  10
    punti percentuali quello maschile.  Le  aree  di  cui  al  precedente
    periodo  nonche'  quelle   con   riferimento   alle   quali   trovano
    applicazione gli incentivi economici di cui all'articolo 59, comma 3,
    nel rispetto del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione,  del
    6 agosto 2008, sono individuate con decreto del Ministro del lavoro e
    delle politiche sociali di concerto con il Ministro  dell'economia  e
    delle finanze da adottare entro il 31  dicembre  di  ogni  anno,  con
    riferimento all'anno successivo». Per gli anni  2009,  2010,  2011  e
    2012, le aree geografiche di cui all'articolo 54,  comma  1,  lettera
    e),  del  decreto  legislativo  10  settembre  2003,  n.  276,   come
    modificata dal presente  comma,  sono  individuate  con  decreto  del
    Ministro del lavoro e delle politiche  sociali  di  concerto  con  il
    Ministro dell'economia e  delle  finanze  da  adottare  entro  trenta
    giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 
      4. Al fine di incentivare l'uso del contratto  di  lavoro  a  tempo
    parziale, le lettere a) e b) del comma 44 dell'articolo 1 della legge
    24 dicembre 2007, n. 247, sono abrogate. Dalla  data  di  entrata  in
    vigore della presente legge riacquistano efficacia le disposizioni in
    materia di contratto di lavoro a tempo parziale di  cui  all'articolo
    3, commi 7 e 8, del decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 61,  nel
    testo recato dall'articolo 46 del decreto  legislativo  10  settembre
    2003, n. 276. All'articolo 5, comma 1, secondo periodo,  del  decreto
    legislativo 25 febbraio 2000, n. 61, le parole: «, convalidato  dalla
    direzione provinciale del lavoro  competente  per  territorio,»  sono
    soppresse. 
      5.  Sono  introdotte  le  seguenti  misure  di  incentivazione  del
    telelavoro: 
        a) al fine di facilitare la conciliazione dei tempi di vita e  di
    lavoro  attraverso  il  ricorso  allo  strumento  del  telelavoro,  i
    benefici di cui all'articolo 9, comma l, lettera a),  della  legge  8
    marzo 2000, n. 53, possono  essere  riconosciuti  anche  in  caso  di
    telelavoro nella forma di contratto a termine o reversibile; 
        b) al fine di facilitare l'inserimento  dei  lavoratori  disabili
    mediante il telelavoro, gli obblighi di cui al comma l  dell'articolo
    3  della  legge  12  marzo  1999,  n.  68,  in  tema  di   assunzioni
    obbligatorie e  quote  di  riserva  possono  essere  adempiuti  anche
    utilizzando la modalita' del telelavoro; 
        c) ai medesimi fini di cui alla lettera h), fra le  modalita'  di
    assunzioni che possono costituire oggetto delle convenzioni  e  delle
    convenzioni di integrazione lavorativa di cui all'articolo  11  della
    legge 12 marzo 1999, n. 68, sono incluse le assunzioni con  contratto
    di telelavoro; 
        d) al fine di  facilitare  il  reinserimento  dei  lavoratori  in
    mobilita', le offerte di cui al comma 2 dell'articolo 9  della  legge
    23 luglio 1991, n. 223, comprendono anche  le  ipotesi  di  attivita'
    lavorative svolte in forma di telelavoro, anche reversibile. 
      6. Al fine di armonizzare il quadro normativo in tema di  incentivi
    fiscali e contributivi alla contrattazione aziendale  e  in  tema  di
    sostegno alla contrattazione collettiva di prossimita', la tassazione
    agevolata del reddito dei lavoratori e lo sgravio dei  contributi  di
    cui  all'articolo  26  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.   98,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111,
    applicabili anche alle intese di cui all'articolo 8 del decreto-legge
    13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14
    settembre 2011, n. 148,  sono  riconosciuti  in  relazione  a  quanto
    previsto da contratti collettivi di  lavoro  sottoscritti  a  livello
    aziendale   o   territoriale   da   associazioni    dei    lavoratori
    comparativamente  piu'  rappresentative   sul   piano   nazionale   o
    territoriale ovvero dalle loro rappresentanze sindacali  operanti  in
    azienda  ai  sensi  della  normativa  di  legge   e   degli   accordi
    interconfederali vigenti. All'articolo 26 del citato decreto-legge n.
    98  del  2011,  le  parole:  «,  compresi   i   contratti   aziendali
    sottoscritti ai sensi dell'accordo  interconfederale  del  28  giugno
    2011 tra Confindustria, Cgil, Cisl, Uil e Ugl» sono soppresse. 
      7. Per l'anno  2012  ciascuna  regione,  conformemente  al  proprio
    ordinamento,  puo'  disporre  la  deduzione  dalla  base   imponibile
    dell'imposta regionale sulle attivita' produttive delle somme erogate
    ai lavoratori dipendenti del settore privato in attuazione di  quanto
    previsto  da  contratti  collettivi  aziendali  o   territoriali   di
    produttivita' di cui all'articolo 26 del decreto-legge 6 luglio 2011,
    n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011,  n.
    111. Gli effetti finanziari derivanti  dagli  interventi  di  cui  al
    presente comma  sono  esclusivamente  a  carico  del  bilancio  della
    regione. Restano fermi gli automatismi fiscali previsti dalla vigente
    legislazione nel settore sanitario nei casi di squilibrio  economico,
    nonche' le disposizioni in  materia  di  applicazione  di  incrementi
    delle aliquote fiscali per le regioni sottoposte ai piani di  rientro
    dai deficit sanitari. 
      8. Al fine di accelerare  la  piena  operativita'  del  credito  di
    imposta per nuovo lavoro stabile nel Mezzogiorno di cui  all'articolo
    2  del  decreto-legge  13  maggio  2011,  n.  70,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 12 luglio  2011,  n.  106,  la  Conferenza
    permanente per i rapporti tra lo Stato,  le  regioni  e  le  province
    autonome di Trento e di Bolzano sancisce intesa sul decreto di natura
    non  regolamentare  volto  a  stabilire  i  limiti  di  finanziamento
    garantiti  da  ciascuna  delle  regioni   interessate,   nonche'   le
    disposizioni di attuazione del medesimo articolo 2 entro  il  termine
    di trenta giorni dalla trasmissione dello schema di decreto. 
      9. Al fine di  ridurre  gli  oneri  amministrativi  gravanti  sulle
    imprese e di semplificare la gestione del  rapporto  di  lavoro  sono
    introdotte le seguenti misure: 
        a) l'articolo 11 del decreto  legislativo  del  Capo  provvisorio
    dello Stato 16 luglio 1947, n. 708,  ratificato,  con  modificazioni,
    dalla legge 29 novembre 1952, n. 2388, e' abrogato; 
        b) all'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 10  settembre
    2003, n. 276, dopo la lettera f) e' aggiunta la seguente: 
      «f-bis) l'Ente nazionale  di  previdenza  e  di  assistenza  per  i
    lavoratori dello  spettacolo  e  dello  sport  professionistico,  con
    esclusivo riferimento ai lavoratori dello spettacolo come definiti ai
    sensi della normativa vigente». 
    
            
          
                                   Art. 23 
     
               Fondo di rotazione per le politiche comunitarie 
     
      1. Al  fine  di  consentire  il  completo  utilizzo  delle  risorse
    assegnate  dall'Unione  europea  a  titolo  di   cofinanziamento   di
    interventi nei settori dell'agricoltura e della pesca,  il  Fondo  di
    rotazione di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183, e' autorizzato ad
    anticipare, nei limiti delle proprie disponibilita'  finanziarie,  la
    quota di  saldo  del  contributo  comunitario  e  di  quello  statale
    corrispondente. 
      2. Le somme anticipate sulla quota comunitaria, ai sensi del  comma
    1, sono reintegrate al Fondo di rotazione a  valere  sugli  accrediti
    disposti dall'Unione europea a titolo di saldo per gli interventi che
    hanno beneficiato delle anticipazioni stesse. 
      3. Il Ministero delle politiche  agricole  alimentari  e  forestali
    attiva le necessarie azioni di recupero delle  somme  anticipate  dal
    Fondo  di  rotazione  e  non  reintegrate   a   causa   del   mancato
    riconoscimento delle spese da parte dell'Unione europea. 
      4. Il Fondo di rotazione di cui  al  comma  l  destina  le  risorse
    finanziarie a proprio carico, provenienti da  un'eventuale  riduzione
    del tasso  di  cofinanziamento  nazionale  dei  programmi  dei  fondi
    strutturali 2007/2013, alla realizzazione di interventi  di  sviluppo
    socio-economico concordati tra le Autorita' italiane e la Commissione
    europea nell'ambito del processo di revisione dei predetti programmi. 
    
            
          
                                   Art. 24 
     
                  Disposizioni per lo sviluppo del settore 
                    dei beni e delle attivita' culturali 
     
      1. Le  somme  corrispondenti  all'eventuale  minor  utilizzo  degli
    stanziamenti previsti dall'articolo 1, commi  da  325  a  337,  della
    legge 24 dicembre 2007, n. 244, cosi' come rifinanziati dall'articolo
    1, comma 4, del decreto-legge 31 marzo 2011, n. 34,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75,  per  la  copertura
    degli oneri relativi alla proroga delle agevolazioni fiscali  per  le
    attivita' cinematografiche di cui alla legge  24  dicembre  2007,  n.
    244, individuate con decreto del Ministro per i beni e  le  attivita'
    culturali  e  del  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,   sono
    annualmente riassegnate, con decreto  del  Ministro  dell'economia  e
    delle finanze, allo stato di previsione del Ministero per i beni e le
    attivita' culturali, per  essere  destinate  al  rifinanziamento  del
    Fondo di cui all'articolo 12, comma 1,  del  decreto  legislativo  22
    gennaio 2004, n. 28, e successive modificazioni. Il riparto di  dette
    risorse tra le finalita' di cui al citato decreto legislativo  n.  28
    del 2004 e' disposto con  decreto  del  Ministro  per  i  beni  e  le
    attivita' culturali. Il Ministro dell'economia  e  delle  finanze  e'
    autorizzato  ad  apportare,  con  propri   decreti,   le   occorrenti
    variazioni di bilancio. All'articolo 1 della legge 24 dicembre  2007,
    n. 244, e successive  modificazioni,  i  commi  da  338  a  343  sono
    abrogati. 
      2. Al fine di assicurare l'espletamento delle funzioni  di  tutela,
    fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale statale secondo i
    principi di efficienza, razionalita' ed economicita' e di far  fronte
    alle richieste di una crescente domanda culturale nell'ottica di  uno
    sviluppo del settore tale da renderlo piu' competitivo ed in grado di
    generare ricadute positive sul turismo  e  sull'economia  del  Paese,
    all'articolo 2, comma 3, del decreto-legge  31  marzo  2011,  n.  34,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 26  maggio  2011,  n.  75,
    sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) al  primo  periodo,  le  parole:  «alle  disposizioni  di  cui
    all'articolo 2, comma 8-quater, del decreto-legge 30  dicembre  2009,
    n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio  2010,
    n. 25» sono sostituite dalle  seguenti:  «alle  disposizioni  di  cui
    all'articolo 2, commi 8-bis e 8-quater, del decreto-legge 30 dicembre
    2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26  febbraio
    2010, n. 25, e di cui all'articolo 1, commi 3 e 4, del  decreto-legge
    13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14
    settembre 2011, n. 148»; 
        b) prima dell'ultimo periodo sono inseriti i seguenti:  «Al  fine
    di procedere alle assunzioni di personale  presso  la  Soprintendenza
    speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei, il  Ministero
    per i beni e le attivita' culturali procede,  dopo  l'utilizzo  delle
    graduatorie regionali  in  corso  di  validita'  ai  fini  di  quanto
    previsto dal terzo periodo, alla formazione di una graduatoria  unica
    nazionale degli idonei secondo l'ordine generale di merito risultante
    dalla votazione complessiva  riportata  da  ciascun  candidato  nelle
    graduatorie regionali in corso di validita', applicando  in  caso  di
    parita' di merito il  principio  della  minore  eta'  anagrafica.  La
    graduatoria unica nazionale e' elaborata anche al fine di  consentire
    ai candidati di esprimere la propria accettazione e non  comporta  la
    soppressione delle singole graduatorie regionali. I candidati che non
    accettano  mantengono  la  collocazione  ad  essi   spettante   nella
    graduatoria della regione per cui hanno concorso. Il Ministero per  i
    beni e le attivita' culturali  provvede  alle  attivita'  di  cui  al
    presente  comma  nell'ambito  delle  risorse  umane,  finanziarie   e
    strumentali gia' disponibili a legislazione vigente». 
    
            
          
                                   Art. 25 
     
                 Impiego della posta elettronica certificata 
                             nel processo civile 
     
      1. Al  codice  di  procedura  civile  sono  apportate  le  seguenti
    modificazioni: 
        a)  all'articolo  125,  primo  comma,  le  parole:  «il   proprio
    indirizzo di posta elettronica  certificata»  sono  sostituite  dalle
    seguenti: «l'indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al
    proprio ordine»; 
        b) all'articolo 133, il terzo comma e' abrogato; 
        c) all'articolo 134, il terzo comma e' abrogato; 
        d) all'articolo 136: 
          1) il secondo comma e' sostituito dal seguente: 
      «Il biglietto e' consegnato dal cancelliere al destinatario, che ne
    rilascia  ricevuta,  ovvero  trasmesso  a  mezzo  posta   elettronica
    certificata,  nel  rispetto  della  normativa,  anche  regolamentare,
    concernente la sottoscrizione, la trasmissione  e  la  ricezione  dei
    documenti informatici»; 
          2) il terzo comma e' sostituito dal seguente: 
      «Salvo che la legge disponga  diversamente,  se  non  e'  possibile
    procedere  ai  sensi  del  comma  che  precede,  il  biglietto  viene
    trasmesso a mezzo telefax, o e' rimesso all'ufficiale giudiziario per
    la notifica»; 
          3) il quarto comma e' abrogato; 
        e) all'articolo 170, al quarto comma, le parole da:  «Il  giudice
    puo' autorizzare per singoli atti»  sino  a:  «l'indirizzo  di  posta
    elettronica presso cui dichiara di voler ricevere  le  comunicazioni»
    sono soppresse; 
        f) all'articolo 176, al secondo comma, le  parole  da:  «anche  a
    mezzo telefax» sino a: «l'indirizzo di posta elettronica  presso  cui
    dichiara di volere ricevere la comunicazione» sono soppresse; 
        g) all'articolo 183, il decimo comma e' abrogato; 
        h) all'articolo 250, il terzo comma e' sostituito dal seguente: 
      «L'intimazione  al  testimone  ammesso  su  richiesta  delle  parti
    private a comparire in udienza puo' essere effettuata  dal  difensore
    attraverso l'invio di copia dell'atto mediante  lettera  raccomandata
    con avviso di ricevimento o a mezzo posta elettronica certificata o a
    mezzo telefax.»; 
        i) all'articolo 366: 
          1) al secondo comma, dopo le parole: «se il ricorrente  non  ha
    eletto domicilio in Roma» sono inserite le seguenti: «ovvero  non  ha
    indicato l'indirizzo di posta elettronica certificata  comunicato  al
    proprio ordine»; 
          2) il quarto comma e' sostituito dal seguente: 
      «Le comunicazioni  della  cancelleria  e  le  notificazioni  tra  i
    difensori di cui agli articoli 372 e 390  sono  effettuate  ai  sensi
    dell'articolo 136, secondo e terzo comma.»; 
        l) all'articolo 518,  al  sesto  comma,  il  secondo  periodo  e'
    sostituito dal seguente: «L'ufficiale giudiziario trasmette copia del
    processo verbale al creditore e al debitore che lo richiedono a mezzo
    posta elettronica certificata ovvero, quando cio' non e' possibile, a
    mezzo telefax o a mezzo posta ordinaria.». 
      2. Alle disposizioni  per  l'attuazione  del  codice  di  procedura
    civile e  disposizioni  transitorie,  di  cui  al  regio  decreto  18
    dicembre 1941, n. 1368, sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo 173-bis, al terzo comma, le parole da:  «a  mezzo
    di posta ordinaria» sino alla fine del periodo sono sostituite  dalle
    seguenti: «a mezzo posta elettronica certificata ovvero, quando  cio'
    non e' possibile, a mezzo telefax o a mezzo posta ordinaria»; 
        b) all'articolo 173-quinquies, al primo comma, le parole  da:  «a
    mezzo di telefax» sino alla fine del periodo  sono  sostituite  dalle
    seguenti: «a mezzo posta elettronica certificata ovvero, quando  cio'
    non e' possibile, a mezzo telefax, di una dichiarazione contenente le
    indicazioni prescritte dai predetti articoli». 
      3. Alla legge 21 gennaio 1994, n. 53, sono  apportate  le  seguenti
    modificazioni: 
        a) all'articolo 1, comma 1, dopo le parole: «a mezzo del servizio
    postale, secondo le modalita' previste dalla legge 20 novembre  1982,
    n. 890,» sono inserite le  seguenti:  «ovvero  a  mezzo  della  posta
    elettronica certificata»; 
        b) all'articolo 3, il comma 3-bis e' sostituito dal seguente: 
      «3-bis. La notifica e' effettuata a mezzo della  posta  elettronica
    certificata solo se l'indirizzo del destinatario risulta da  pubblici
    elenchi.  Il  notificante   procede   con   le   modalita'   previste
    dall'articolo 149-bis del  codice  di  procedura  civile,  in  quanto
    compatibili, specificando nella relazione di notificazione il  numero
    di registro cronologico di cui all'articolo 8»; 
        c) all'articolo 4: 
          1) al comma 1, dopo le parole: «puo' eseguire notificazioni  in
    materia civile, amministrativa e stragiudiziale, direttamente,»  sono
    inserite  le  seguenti:  «a  mezzo  posta  elettronica   certificata,
    ovvero»; 
          2) al comma 1 le parole: «e che sia iscritto nello stesso  albo
    del notificante» sono soppresse; 
          3) il comma 2 e' sostituito dal seguente: 
      «2. La notifica puo' essere eseguita  mediante  consegna  di  copia
    dell'atto nel domicilio del destinatario se questi ed il  notificante
    sono iscritti nello stesso albo. In tal caso l'originale e  la  copia
    dell'atto devono essere previamente vidimati e datati  dal  consiglio
    dell'ordine nel cui albo entrambi sono iscritti.»; 
        d) all'articolo 5: 
          1) il comma 1 e' sostituito dal seguente: 
      «1. Nella notificazione di cui all'articolo 4  l'atto  deve  essere
    trasmesso a mezzo  posta  elettronica  certificata  all'indirizzo  di
    posta elettronica certificata che il destinatario  ha  comunicato  al
    proprio ordine, nel rispetto della  normativa,  anche  regolamentare,
    concernente la sottoscrizione, la trasmissione  e  la  ricezione  dei
    documenti informatici.»; 
          2) al comma 2,  al  primo  periodo  e'  premesso  il  seguente:
    «Quando la notificazione viene effettuata ai sensi  dell'articolo  4,
    comma 2,  l'atto  deve  essere  consegnato  nelle  mani  proprie  del
    destinatario.»; 
          3) al comma 3, le parole: «In entrambi i casi di cui ai commi 1
    e 2» sono sostituite dalle seguenti: «Nei casi previsti dal comma 2». 
      4. All'articolo 16 del decreto-legge  29  novembre  2008,  n.  185,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 28  gennaio  2009,  n.  2,
    dopo il comma 7, e' inserito il seguente: 
      «7-bis. L'omessa pubblicazione dell'elenco riservato  previsto  dal
    comma 7, ovvero il rifiuto reiterato  di  comunicare  alle  pubbliche
    amministrazioni i dati previsti  dal  medesimo  comma,  costituiscono
    motivo  di  scioglimento  e  di  commissariamento  del   collegio   o
    dell'ordine inadempiente». 
      5. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano decorsi
    trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 
    
            
          
                                   Art. 26 
     
    Misure straordinarie per la riduzione del contenzioso civile pendente
      davanti alla Corte di cassazione e alle corti di appello. 
     
      1.  Nei  procedimenti  civili  pendenti  davanti  alla   Corte   di
    cassazione, aventi ad oggetto ricorsi avverso le pronunce  pubblicate
    prima della data di entrata in vigore della legge 18 giugno 2009,  n.
    69, e in quelli pendenti davanti alle corti di appello da  oltre  due
    anni prima della data di entrata in vigore della presente  legge,  la
    cancelleria avvisa  le  parti  costituite  dell'onere  di  presentare
    istanza di trattazione del  procedimento,  con  l'avvertimento  delle
    conseguenze di cui al comma 2. 
      2. Le impugnazioni si intendono rinunciate se nessuna delle  parti,
    con  istanza  sottoscritta   personalmente   dalla   parte   che   ha
    sottoscritto il mandato, dichiara la persistenza dell'interesse  alla
    loro trattazione entro  il  termine  perentorio  di  sei  mesi  dalla
    ricezione dell'avviso di cui al comma 1. 
      3. Nei casi di cui al comma 2 il presidente del  collegio  dichiara
    l'estinzione con decreto. 
    
            
          
                                   Art. 27 
     
    Modifiche al codice  di  procedura  civile  per  l'accelerazione  del
      contenzioso civile pendente in grado di appello 
     
      1. Al  codice  di  procedura  civile  sono  apportate  le  seguenti
    modificazioni: 
        a) all'articolo 283 e' aggiunto, in fine, il seguente comma: 
      «Se l'istanza prevista dal comma che  precede  e'  inammissibile  o
    manifestamente infondata il giudice, con ordinanza  non  impugnabile,
    puo' condannare la parte che l'ha proposta ad una pena pecuniaria non
    inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro 10.000. L'ordinanza  e'
    revocabile con la sentenza che definisce il giudizio»; 
        b) all'articolo 350, primo comma, dopo le parole: «la trattazione
    dell'appello e'  collegiale»,  sono  inserite  le  seguenti:  «ma  il
    presidente del collegio puo'  delegare  per  l'assunzione  dei  mezzi
    istruttori uno dei suoi componenti»; 
        c) all'articolo 351: 
          1) al primo comma, dopo le parole:  «il  giudice  provvede  con
    ordinanza» sono inserite le seguenti: «non impugnabile»; 
          2) e' aggiunto, in fine, il seguente comma: 
      «Il giudice, all'udienza prevista dal primo comma,  se  ritiene  la
    causa matura per la decisione, puo' provvedere ai sensi dell'articolo
    281-sexies. Se per la decisione sulla sospensione  e'  stata  fissata
    l'udienza di cui al terzo comma, il giudice  fissa  apposita  udienza
    per la decisione della causa nel rispetto dei termini a comparire»; 
        d) all'articolo 352 e' aggiunto, in fine, il seguente comma: 
      «Quando non provvede ai sensi dei commi che precedono,  il  giudice
    puo' decidere la causa ai sensi dell'articolo 281-sexies»; 
        e) all'articolo 431 e' aggiunto, in fine, il seguente comma: 
      «Se l'istanza per la sospensione di cui al terzo ed al sesto  comma
    e' inammissibile o manifestamente infondata il giudice, con ordinanza
    non impugnabile, puo' condannare la parte che l'ha  proposta  ad  una
    pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e  non  superiore  ad  euro
    10.000. L'ordinanza e' revocabile con la sentenza  che  definisce  il
    giudizio»; 
        f) all'articolo 445-bis e' aggiunto, in fine, il seguente comma: 
      «La  sentenza  che  definisce  il  giudizio  previsto   dal   comma
    precedente e' inappellabile». 
      2. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano decorsi
    trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. 
    
            
          
                                   Art. 28 
     
                 Modifiche in materia di spese di giustizia 
     
      1. Al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in
    materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della
    Repubblica 30  maggio  2002,  n.  115,  sono  apportate  le  seguenti
    modificazioni: 
        a) all'articolo 13, dopo il comma 1 e' inserito il seguente: 
      «1-bis. Il contributo di cui al comma 1 e'  aumentato  della  meta'
    per i giudizi di  impugnazione  ed  e'  raddoppiato  per  i  processi
    dinanzi alla Corte di cassazione»; 
        b) all'articolo 14, il comma 3 e' sostituito dal seguente: 
      «3. La parte di cui al  comma  1,  quando  modifica  la  domanda  o
    propone domanda riconvenzionale o  formula  chiamata  in  causa,  cui
    consegue l'aumento del valore della causa, e' tenuta a farne espressa
    dichiarazione e a procedere al contestuale pagamento integrativo.  Le
    altre parti,  quando  modificano  la  domanda  o  propongono  domanda
    riconvenzionale o formulano chiamata in causa o  svolgono  intervento
    autonomo, sono tenute a farne espressa dichiarazione e a procedere al
    contestuale  pagamento   di   un   autonomo   contributo   unificato,
    determinato in base al valore della domanda proposta». 
      2.   Il   maggior   gettito   derivante   dall'applicazione   delle
    disposizioni di cui al presente articolo e' versato  all'entrata  del
    bilancio dello Stato,  con  separata  contabilizzazione,  per  essere
    riassegnato, con decreto del Ministro dell'economia e delle  finanze,
    allo stato di previsione del Ministero della giustizia per assicurare
    il funzionamento degli uffici giudiziari, con particolare riferimento
    ai servizi informatici e con esclusione delle spese di personale. Nei
    rapporti finanziari con le  autonomie  speciali  il  maggior  gettito
    costituisce riserva all'erario per un periodo di cinque anni. 
      3. La disposizione di cui al comma 1, lettera a), si applica  anche
    alle controversie pendenti nelle quali il provvedimento impugnato  e'
    stato pubblicato  ovvero,  nei  casi  in  cui  non  sia  prevista  la
    pubblicazione, depositato successivamente alla  data  di  entrata  in
    vigore della presente legge. 
    
            
          
                                   Art. 29 
     
    Modificazioni dell'articolo 55 del decreto-legge 31 maggio  2010,  n.
      78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio  2010,  n.
      122. 
     
      1. All'articolo  55  del  decreto-legge  31  maggio  2010,  n.  78,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, al
    comma 5-bis, primo periodo, dopo le parole: «per  l'anno  2012»  sono
    inserite le seguenti: «nonche' euro 1.000.000 a  decorrere  dall'anno
    2013» e le  parole:  «in  via  sperimentale  per  un  triennio»  sono
    soppresse. 
    
            
          
                                   Art. 30 
     
                         Patto di stabilita' interno 
     
      1. All'articolo  1  del  decreto-legge  13  agosto  2011,  n.  138,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148,
    sono apportate le seguenti modifiche: 
        a) al comma 12, primo periodo,  le  parole:  «puo'  essere»  sono
    sostituite dalla seguente: «e'»; 
        b) al comma 12, il secondo periodo e'  sostituito  dal  seguente:
    «La  riduzione  e'  distribuita  tra  i  comparti  interessati  nella
    seguente  misura:  760  milioni  di  euro  alle  regioni  a   statuto
    ordinario, 370 milioni di euro alle regioni a statuto speciale e alle
    province autonome di Trento e di Bolzano, 150 milioni  di  euro  alle
    province e 520 milioni di euro ai comuni con popolazione superiore  a
    5.000 abitanti»; 
        c) al comma 12-quater, le parole:  «Le  disposizioni  di  cui  ai
    commi 12, primo periodo,  e»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «Le
    disposizioni di cui al comma». 
      2. All'articolo 20, comma 3, del decreto legge 6  luglio  2011,  n.
    98, convertito, con modificazioni, dalla legge  15  luglio  2011,  n.
    111, l'ultimo periodo e'  sostituito  dai  seguenti:  «Il  contributo
    degli enti territoriali alla manovra per l'anno 2012 e' ridotto di 95
    milioni di euro per le regioni a statuto ordinario, di 20 milioni  di
    euro per le province e di  65  milioni  di  euro  per  i  comuni  con
    popolazione superiore a 5.000 abitanti. E' ulteriormente ridotto, per
    un importo  di  20  milioni  di  euro,  l'obiettivo  degli  enti  che
    partecipano alla sperimentazione di cui all'articolo 36  del  decreto
    legislativo 23 giugno  2011,  n.  118.  Le  predette  riduzioni  sono
    attribuite ai singoli enti con il decreto  di  cui  al  comma  2  del
    presente articolo». 
      3. All'articolo 20, comma 2, del decreto-legge 6  luglio  2011,  n.
    98, convertito, con modificazioni, dalla legge  15  luglio  2011,  n.
    111, sono apportate le seguenti modifiche: 
        a) nell'alinea, le parole: «in quattro classi,  sulla  base  dei»
    sono sostituite dalle seguenti: «in  due  classi,  sulla  base  della
    valutazione ponderata dei»; 
        b)  alla   lettera   a),   prima   delle   parole:   «prioritaria
    considerazione» sono inserite le  seguenti:  «a  decorrere  dall'anno
    2013,»; 
        c) alla lettera c), prima delle parole:  «incidenza  della  spesa
    del personale» sono inserite  le  seguenti:  «a  decorrere  dall'anno
    2013,»; 
        d) alla lettera f), prima delle parole: «tasso di copertura» sono
    inserite le seguenti: «a decorrere dall'anno 2013,»; 
        e) alla  lettera  g),  prima  delle  parole:  «rapporto  tra  gli
    introiti» sono inserite le seguenti: «a decorrere dall'anno 2013,»; 
        f)   alla   lettera   h),   prima   delle   parole:    «effettiva
    partecipazione» sono inserite le  seguenti:  «a  decorrere  dall'anno
    2013,»; 
        g)  alla  lettera  l),  prima  delle   parole:   «operazione   di
    dismissione»  sono  inserite  le  seguenti:  «a  decorrere  dall'anno
    2013,». 
      4.  All'articolo  20  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, il
    comma 2-ter e' abrogato. 
      5. All'articolo 14, comma 1, del decreto-legge 13 agosto  2011,  n.
    138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n.
    148, nell'alinea, le parole: «,  ai  fini  della  collocazione  nella
    classe di enti territoriali piu' virtuosa  di  cui  all'articolo  20,
    comma 3, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.  98,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, oltre al  rispetto
    dei  parametri  gia'  previsti  dal  predetto  articolo  20,  debbono
    adeguare» sono sostituite dalla seguente: «adeguano». 
      6. All'articolo  3  del  decreto-legge  13  agosto  2011,  n.  138,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148,
    il comma 4 e' abrogato. 
      7. I  mutui  e  i  prestiti  obbligazionari  posti  in  essere  con
    istituzioni creditizie  o  finanziarie  per  il  finanziamento  degli
    investimenti devono essere corredati di apposita attestazione da  cui
    risulti il conseguimento degli  obiettivi  del  patto  di  stabilita'
    interno   per   l'anno   precedente.   L'istituto   finanziatore    o
    l'intermediario finanziario non puo' procedere al finanziamento o  al
    collocamento del prestito in assenza della predetta attestazione. 
    
            
          
                                   Art. 31 
     
                Patto di stabilita' interno degli enti locali 
     
      1. Ai fini della tutela dell'unita' economica della Repubblica,  le
    province e i comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti  e,  a
    decorrere dall'anno 2013, i comuni con popolazione compresa tra 1.001
    e 5.000 abitanti, concorrono alla realizzazione  degli  obiettivi  di
    finanza pubblica nel rispetto delle disposizioni di cui  al  presente
    articolo, che costituiscono principi  fondamentali  di  coordinamento
    della finanza pubblica ai sensi degli articoli 117,  terzo  comma,  e
    119, secondo comma, della Costituzione. 
      2. Ai fini della determinazione dello specifico obiettivo di  saldo
    finanziario, le province e i comuni con popolazione superiore a 1.000
    abitanti applicano, alla media della spesa corrente registrata  negli
    anni  2006-2008,  cosi'  come  desunta  dai  certificati   di   conto
    consuntivo, le percentuali di seguito indicate: a) per le province le
    percentuali sono pari a 16,5 per cento per l'anno 2012 e a  19,7  per
    cento per gli anni 2013 e successivi; b) per i comuni con popolazione
    superiore a 5.000 abitanti le percentuali sono pari a 15,6 per  cento
    per l'anno 2012 e a 15,4 per cento per gli anni 2013 e successivi; c)
    per i comuni con popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti,  le
    percentuali per gli anni 2013 e  successivi  sono  pari  a  15,4  per
    cento. Le percentuali di cui alle lettere a), b) e  c)  si  applicano
    nelle more dell'adozione del decreto previsto dall'articolo 20, comma
    2,  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
      3. Il saldo finanziario tra entrate finali e spese finali calcolato
    in termini di competenza mista e' costituito  dalla  somma  algebrica
    degli importi risultanti dalla differenza tra accertamenti e impegni,
    per la parte corrente, e dalla differenza tra  incassi  e  pagamenti,
    per la parte in conto capitale,  al  netto  delle  entrate  derivanti
    dalla  riscossione  di  crediti  e  delle   spese   derivanti   dalla
    concessione di crediti,  come  riportati  nei  certificati  di  conto
    consuntivo. 
      4. Ai fini del  concorso  al  contenimento  dei  saldi  di  finanza
    pubblica, gli enti di cui al comma 1 devono conseguire, per  ciascuno
    degli anni 2012, 2013 e successivi, un saldo finanziario  in  termini
    di competenza mista non inferiore al valore individuato ai sensi  del
    comma 2 diminuito di un importo pari alla riduzione dei trasferimenti
    di cui al comma 2 dell'articolo 14 del decreto-legge 31 maggio  2010,
    n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010,  n.
    122. 
      5. Gli enti che, in esito a quanto previsto dall'articolo 20, comma
    2,  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98,   convertito,   con
    modificazioni,  dalla  legge  15  luglio  2011,  n.  111,   risultano
    collocati  nella  classe  piu'   virtuosa,   conseguono   l'obiettivo
    strutturale realizzando un saldo finanziario espresso in  termini  di
    competenza mista, come definito al comma 3, pari a zero, ovvero a  un
    valore   compatibile   con    gli    spazi    finanziari    derivanti
    dall'applicazione del comma 6. 
      6. Le province ed  i  comuni  con  popolazione  superiore  a  1.000
    abitanti diversi da quelli di cui al comma 5 applicano le percentuali
    di cui al  comma  2  come  rideterminate  con  decreto  del  Ministro
    dell'economia e delle finanze da emanare, di concerto con il Ministro
    dell'interno e con il Ministro per i rapporti con le regioni e per la
    coesione territoriale,  d'intesa  con  la  Conferenza  unificata,  in
    attuazione dell'articolo 20, comma  2,  del  decreto-legge  6  luglio
    2011, n. 98, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  15  luglio
    2011, n. 111. Le percentuali di cui al periodo precedente non possono
    essere superiori: 
        a) per le province, a 16,9 per cento per l'anno 2012 e a 20,1 per
    cento per gli anni 2013 e successivi; 
        b) per i comuni con popolazione superiore  a  5.000  abitanti,  a
    16,0 per cento per l'anno 2012 e a 15,8 per cento per gli anni 2013 e
    successivi; 
        c) per i comuni  con  popolazione  compresa  tra  1.001  e  5.000
    abitanti, per gli anni 2013 e successivi, a 15,8 per cento. 
      7.  Nel  saldo  finanziario  in  termini   di   competenza   mista,
    individuato ai sensi del comma 3, rilevante ai  fini  della  verifica
    del rispetto del patto di stabilita' interno, non sono considerate le
    risorse provenienti dallo Stato e le relative spese di parte corrente
    e in conto  capitale  sostenute  dalle  province  e  dai  comuni  per
    l'attuazione delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei
    ministri  a  seguito  di  dichiarazione  dello  stato  di  emergenza.
    L'esclusione delle spese opera anche se esse sono effettuate in  piu'
    anni, purche' nei limiti complessivi delle medesime risorse e purche'
    relative a entrate registrate successivamente al 2008. 
      8. Le province e i comuni che beneficiano dell'esclusione di cui al
    comma 7 sono tenuti a presentare alla Presidenza  del  Consiglio  dei
    ministri - Dipartimento della protezione civile,  entro  il  mese  di
    gennaio dell'anno successivo, l'elenco delle spese escluse dal  patto
    di stabilita' interno, ripartite nella parte corrente e  nella  parte
    in conto capitale. 
      9. Gli interventi realizzati  direttamente  dagli  enti  locali  in
    relazione allo  svolgimento  delle  iniziative  di  cui  al  comma  5
    dell'articolo 5-bis del  decreto-legge  7  settembre  2001,  n.  343,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 9 novembre 2001,  n.  401,
    sono equiparati, ai  fini  del  patto  di  stabilita'  interno,  agli
    interventi di cui al comma 7. 
      10.  Nel  saldo  finanziario  in  termini  di   competenza   mista,
    individuato ai sensi del comma 3, rilevante ai  fini  della  verifica
    del rispetto del patto di stabilita' interno, non sono considerate le
    risorse provenienti direttamente o indirettamente dall'Unione europea
    ne' le relative spese di parte corrente e in conto capitale sostenute
    dalle province e dai comuni. L'esclusione  non  opera  per  le  spese
    connesse ai cofinanziamenti nazionali. L'esclusione delle spese opera
    anche se esse sono  effettuate  in  piu'  anni,  purche'  nei  limiti
    complessivi delle medesime  risorse  e  purche'  relative  a  entrate
    registrate successivamente al 2008. 
      11. Nei casi in cui l'Unione europea riconosca importi inferiori  a
    quelli considerati ai fini dell'applicazione di quanto  previsto  dal
    comma 10, l'importo corrispondente alle  spese  non  riconosciute  e'
    incluso tra  le  spese  del  patto  di  stabilita'  interno  relativo
    all'anno in cui e'  comunicato  il  mancato  riconoscimento.  Ove  la
    comunicazione sia effettuata nell'ultimo  quadrimestre,  il  recupero
    puo' essere conseguito anche nell'anno successivo. 
      12.  Per  gli  enti  locali  individuati  dal  Piano  generale   di
    censimento di cui al comma 2 dell'articolo 50  del  decreto-legge  31
    maggio 2010, n. 78, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  30
    luglio 2010, n.  122,  come  affidatari  di  fasi  delle  rilevazioni
    censuarie,  le  risorse   trasferite   dall'Istituto   nazionale   di
    statistica (ISTAT)  e  le  relative  spese  per  la  progettazione  e
    l'esecuzione  dei  censimenti,  nei  limiti  delle   stesse   risorse
    trasferite dall'ISTAT, sono escluse dal patto di stabilita'  interno.
    Le disposizioni del presente  comma  si  applicano  anche  agli  enti
    locali   individuati   dal   Piano   generale   del   6°   censimento
    dell'agricoltura di cui al numero ISTAT SP/1275.2009, del 23 dicembre
    2009, e  di  cui  al  comma  6,  lettera  a),  dell'articolo  50  del
    decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. 
      13. I comuni della  provincia  dell'Aquila  in  stato  di  dissesto
    possono escludere dal saldo rilevante ai fini del rispetto del  patto
    di stabilita' interno relativo  all'anno  2012  gli  investimenti  in
    conto capitale deliberati entro il 31 dicembre 2010, anche  a  valere
    sui contributi  gia'  assegnati  negli  anni  precedenti,  fino  alla
    concorrenza massima di 2,5 milioni di euro; con decreto del  Ministro
    dell'interno, di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
    finanze, da emanare entro il 15  settembre  2012,  si  provvede  alla
    ripartizione del predetto importo sulla base di criteri  che  tengano
    conto della popolazione e della spesa per investimenti  sostenuta  da
    ciascun ente locale. 
      14.  Nel  saldo  finanziario  in  termini  di   competenza   mista,
    individuato ai sensi del comma 3, rilevante ai  fini  della  verifica
    del rispetto del patto di stabilita' interno, non sono considerate le
    risorse provenienti dallo Stato e le spese sostenute  dal  comune  di
    Parma per la  realizzazione  degli  interventi  di  cui  al  comma  I
    dell'articolo 1 del decreto-legge 3 maggio 2004, n. 113,  convertito,
    con modificazioni, dalla legge 2  luglio  2004,  n.  164,  e  per  la
    realizzazione della Scuola per l'Europa di Parma di cui alla legge  3
    agosto 2009, n. 115. L'esclusione delle spese opera nei limiti di  14
    milioni di euro per ciascuno degli anni 2012 e 2013. 
      15. Alle procedure di spesa relative ai beni  trasferiti  ai  sensi
    delle disposizioni del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, non
    si applicano i vincoli relativi al rispetto del patto  di  stabilita'
    interno, per un importo  corrispondente  alle  spese  gia'  sostenute
    dallo Stato per la gestione e la manutenzione  dei  beni  trasferiti.
    Tale importo e' determinato secondo i  criteri  e  con  le  modalita'
    individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
    proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di cui al  comma
    3 dell'articolo 9 del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85. 
      16. Per gli anni 2013 e 2014, nel saldo finanziario in  termini  di
    competenza mista, individuato ai sensi del comma 3, rilevante ai fini
    della verifica del rispetto del patto di stabilita' interno, non sono
    considerate le spese per  investimenti  infrastrutturali  nei  limiti
    definiti  con  decreto  del  Ministro  delle  infrastrutture  e   dei
    trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,
    di cui al comma I dell'articolo 5 del decreto-legge 13  agosto  2011,
    n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011,
    n. 148. 
      17. Sono abrogate le disposizioni  che  individuano  esclusioni  di
    entrate o di  uscite  dai  saldi  rilevanti  ai  fini  del  patto  di
    stabilita' interno non previste dal presente articolo. 
      18. Il bilancio  di  previsione  degli  enti  locali  ai  quali  si
    applicano le disposizioni del patto di stabilita' interno deve essere
    approvato iscrivendo le previsioni di entrata e  di  spesa  di  parte
    corrente in misura tale che, unitamente alle previsioni dei flussi di
    cassa di entrata e  di  spesa  in  conto  capitale,  al  netto  delle
    riscossioni e delle concessioni di crediti, sia garantito il rispetto
    delle regole che disciplinano il patto medesimo.  A  tale  fine,  gli
    enti locali sono tenuti ad allegare  al  bilancio  di  previsione  un
    apposito prospetto contenente le previsioni di competenza e di  cassa
    degli aggregati rilevanti ai fini del patto di stabilita' interno. 
      19. Per il monitoraggio degli  adempimenti  relativi  al  patto  di
    stabilita' interno e per l'acquisizione di elementi informativi utili
    per la finanza pubblica  anche  relativamente  alla  loro  situazione
    debitoria, le province e i comuni con popolazione superiore  a  5.000
    abitanti e, a decorrere dal 2013, i comuni con  popolazione  compresa
    tra 1.001 e 5.000 abitanti, trasmettono semestralmente  al  Ministero
    dell'economia  e  delle  finanze  -  Dipartimento  della   Ragioneria
    generale dello Stato, entro trenta giorni dalla fine del  periodo  di
    riferimento, utilizzando il sistema web appositamente previsto per il
    patto     di      stabilita'      interno      nel      sito      web
    «www.pattostabilita.rgs.tesoro.it»  le  informazioni  riguardanti  le
    risultanze in termini di competenza mista, attraverso un prospetto  e
    con le modalita' definiti con decreto del predetto Ministero, sentita
    la Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali. Con lo stesso decreto
    e' definito il prospetto dimostrativo dell'obiettivo  determinato  ai
    sensi del presente articolo. La mancata  trasmissione  del  prospetto
    dimostrativo  degli  obiettivi  programmatici  entro   quarantacinque
    giorni  dalla  pubblicazione  del  predetto  decreto  nella  Gazzetta
    Ufficiale costituisce inadempimento al patto di stabilita' interno. 
      20. Ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi  del  patto
    di stabilita' interno, ciascuno degli enti  di  cui  al  comma  1  e'
    tenuto a inviare, entro il termine perentorio del 31 marzo  dell'anno
    successivo a quello di  riferimento,  al  Ministero  dell'economia  e
    delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale  dello  Stato,
    una certificazione del saldo finanziario  in  termini  di  competenza
    mista  conseguito,  sottoscritta  dal  rappresentante   legale,   dal
    responsabile del servizio  finanziario  e  dall'organo  di  revisione
    economico-finanziaria,  secondo  un  prospetto  e  con  le  modalita'
    definiti dal decreto di cui al  comma  19.  La  mancata  trasmissione
    della  certificazione  entro  il  termine  perentorio  del  31  marzo
    costituisce inadempimento al patto di stabilita' interno. Nel caso in
    cui la certificazione,  sebbene  trasmessa  in  ritardo,  attesti  il
    rispetto del patto, si applicano le sole disposizioni di cui al comma
    2, lettera d), dell'articolo 7 del decreto  legislativo  6  settembre
    2011, n. 149. Decorsi  quindici  giorni  dal  termine  stabilito  per
    l'approvazione del  conto  consuntivo,  la  certificazione  non  puo'
    essere rettificata. 
      21. Qualora dai conti della tesoreria statale degli enti locali  si
    registrino prelevamenti non coerenti con gli impegni  in  materia  di
    obiettivi  di  debito  assunti  con  l'Unione  europea,  il  Ministro
    dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-citta'  ed
    autonomie  locali,  adotta  adeguate  misure  di   contenimento   dei
    prelevamenti. 
      22. In considerazione della specificita' della citta' di Roma quale
    capitale della Repubblica e fino alla compiuta attuazione  di  quanto
    previsto dall'articolo 24  della  legge  5  maggio  2009,  n.  42,  e
    successive modificazioni, il comune di Roma concorda con il  Ministro
    dell'economia e delle finanze, entro il 31 maggio di ciascun anno, le
    modalita' del proprio concorso alla realizzazione degli obiettivi  di
    finanza pubblica; a tale fine, entro il 31 marzo di ciascun anno,  il
    sindaco trasmette la proposta di accordo al Ministro dell'economia  e
    delle finanze. 
      23. Gli enti locali  istituiti  a  decorrere  dall'anno  2009  sono
    soggetti alle regole del patto di stabilita' interno dal  terzo  anno
    successivo a quello della loro istituzione assumendo, quale  base  di
    calcolo  su  cui  applicare  le  regole,  le   risultanze   dell'anno
    successivo all'istituzione medesima. Gli enti locali istituiti  negli
    anni 2007 e 2008 adottano come base di calcolo su  cui  applicare  le
    regole, rispettivamente, le risultanze medie del biennio 2008-2009  e
    le risultanze dell'anno 2009. 
      24. Gli enti locali commissariati ai sensi  dell'articolo  143  del
    testo unico di cui al decreto legislativo 18  agosto  2000,  n.  267,
    sono soggetti alle regole del patto di stabilita'  interno  dall'anno
    successivo a quello della rielezione degli organi  istituzionali.  La
    mancata comunicazione della situazione di commissariamento secondo le
    indicazioni di cui al decreto previsto dal primo periodo del comma 19
    determina per l'ente inadempiente l'assoggettamento alle  regole  del
    patto di stabilita' interno. 
      25. Le informazioni previste  dai  commi  19  e  20  sono  messe  a
    disposizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica,
    nonche' dell'Unione delle province d'Italia (UPI) e dell'Associazione
    nazionale  dei  comuni  italiani  (ANCI)  da  parte   del   Ministero
    dell'economia  e  delle  finanze,  secondo  modalita'   e   contenuti
    individuati tramite apposite convenzioni. 
      26. Restano ferme le disposizioni di cui all'articolo 7, commi 2  e
    seguenti, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. 
      27.  Dopo  il  primo  periodo  della  lettera  a)   del   comma   2
    dell'articolo 7 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149,  e'
    inserito il seguente: «Gli enti  locali  della  Regione  siciliana  e
    della  regione  Sardegna  sono  assoggettati   alla   riduzione   dei
    trasferimenti erariali nella misura indicata al primo periodo.». 
      28. Agli enti locali  per  i  quali  la  violazione  del  patto  di
    stabilita' interno sia accertata successivamente all'anno seguente  a
    quello cui  la  violazione  si  riferisce,  si  applicano,  nell'anno
    successivo a quello in cui e' stato accertato il mancato rispetto del
    patto di stabilita' interno, le sanzioni  di  cui  al  comma  26.  La
    rideterminazione delle  indennita'  di  funzione  e  dei  gettoni  di
    presenza di cui al comma 2, lettera e), dell'articolo 7  del  decreto
    legislativo 6 settembre 2011, n. 149, e' applicata ai soggetti di cui
    all'articolo 82 del testo unico di  cui  al  decreto  legislativo  18
    agosto  2000,  n.  267,  e  successive   modificazioni,   in   carica
    nell'esercizio  in  cui  e'  avvenuta  la  violazione  del  patto  di
    stabilita' interno. 
      29. Gli enti locali di cui al comma 28  sono  tenuti  a  comunicare
    l'inadempienza entro trenta giorni dall'accertamento della violazione
    del patto di stabilita' interno al Ministero  dell'economia  e  delle
    finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato. 
      30. I contratti di servizio e gli altri atti posti in essere  dagli
    enti locali che si configurano elusivi  delle  regole  del  patto  di
    stabilita' interno sono nulli. 
      31. Qualora le sezioni giurisdizionali regionali  della  Corte  dei
    conti accertino che il rispetto del patto di  stabilita'  interno  e'
    stato  artificiosamente  conseguito   mediante   una   non   corretta
    imputazione delle entrate o delle uscite ai  pertinenti  capitoli  di
    bilancio  o  altre  forme   elusive,   le   stesse   irrogano,   agli
    amministratori che hanno posto in essere atti  elusivi  delle  regole
    del  patto  di  stabilita'  interno,  la  condanna  ad  una  sanzione
    pecuniaria fino ad un massimo di dieci volte l'indennita'  di  carica
    percepita al momento di commissione dell'elusione e, al  responsabile
    del servizio economico-finanziario, una sanzione  pecuniaria  fino  a
    tre mensilita' del trattamento  retributivo,  al  netto  degli  oneri
    fiscali e previdenziali. 
      32. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze  possono
    essere  aggiornati,  ove  intervengano  modifiche  legislative   alla
    disciplina del patto di stabilita' interno, i termini riguardanti gli
    adempimenti  degli  enti  locali  relativi  al  monitoraggio  e  alla
    certificazione del patto di stabilita' interno. 
    
            
          
                                   Art. 32 
     
         Patto di stabilita' interno delle regioni e delle province 
                       autonome di Trento e di Bolzano 
     
      1. Ai fini della tutela dell'unita' economica della Repubblica,  le
    regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano concorrono alla
    realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica nel rispetto  delle
    disposizioni di cui al presente articolo, che costituiscono  principi
    fondamentali di coordinamento della finanza pubblica ai  sensi  degli
    articoli 117, terzo comma, e 119, secondo comma, della Costituzione. 
      2. Il  complesso  delle  spese  finali  in  termini  di  competenza
    finanziaria di ciascuna regione a statuto ordinario non  puo'  essere
    superiore, per ciascuno degli anni 2012 e  2013,  agli  obiettivi  di
    competenza 2012 e 2013 trasmessi ai sensi dell'articolo 1 del decreto
    del  Ministero  dell'economia  e  delle  finanze  15   giugno   2011,
    pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale  n.  148  del  28  giugno  2011,
    concernente  il  monitoraggio  e  la  certificazione  del  Patto   di
    stabilita' interno 2011 per le regioni  e  le  province  autonome  di
    Trento e di Bolzano, attraverso i modelli 5OB/11/CP e, per le regioni
    che  nel  2011  hanno  ridefinito  i  propri   obiettivi   ai   sensi
    dell'articolo 1, comma 135, della legge 13  dicembre  2010,  n.  220,
    attraverso il modello 6OB/11,  ridotti  degli  importi  di  cui  alla
    tabella seguente. Per gli anni 2014 e successivi il  complesso  delle
    spese finali in termini di competenza di ciascuna regione  a  statuto
    ordinario non puo' essere superiore all'obiettivo di  competenza  per
    l'anno 2013 determinato ai sensi del presente comma. 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
      3. Il complesso delle spese finali in termini di cassa di  ciascuna
    regione a statuto ordinario non puo' essere superiore,  per  ciascuno
    degli anni 2012 e 2013, agli obiettivi di cassa 2012 e 2013 trasmessi
    ai  sensi  dell'articolo  1  del   citato   decreto   del   Ministero
    dell'economia  e  delle  finanze  15  giugno  2011,  concernente   il
    monitoraggio e la certificazione del Patto di stabilita' interno 2011
    per le regioni e  le  province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano,
    attraverso i modelli 5OB/11/CS e, per le regioni che nel  2011  hanno
    ridefinito i propri obiettivi, ai sensi dell'articolo 1,  comma  135,
    della legge 13 dicembre 2010, n. 220, attraverso il  modello  6OB/11,
    ridotti degli importi di cui alla tabella seguente. Per gli anni 2014
    e successivi il complesso delle spese finali in termini di  cassa  di
    ciascuna regione  a  statuto  ordinario  non  puo'  essere  superiore
    all'obiettivo di cassa per  l'anno  2013  determinato  ai  sensi  del
    presente comma. 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
      4. Il complesso delle spese finali  di  cui  ai  commi  2  e  3  e'
    determinato, sia in termini di competenza sia in  termini  di  cassa,
    dalla somma delle spese correnti e in conto capitale  risultanti  dal
    consuntivo al netto: 
        a) delle spese per  la  sanita',  cui  si  applica  la  specifica
    disciplina di settore; 
        b) delle spese per la concessione di crediti; 
        c) delle spese  correnti  e  in  conto  capitale  per  interventi
    cofinanziati correlati  ai  finanziamenti  dell'Unione  europea,  con
    esclusione delle quote di finanziamento statale e regionale. Nei casi
    in  cui  l'Unione  europea  riconosca  importi  inferiori,  l'importo
    corrispondente alle spese non riconosciute e' incluso  tra  le  spese
    del  patto  di  stabilita'  interno  relativo  all'anno  in  cui   e'
    comunicato  il  mancato  riconoscimento.  Ove  la  comunicazione  sia
    effettuata  nell'ultimo  quadrimestre,  il   recupero   puo'   essere
    conseguito anche nell'anno successivo; 
        d) delle spese relative ai  beni  trasferiti  in  attuazione  del
    decreto  legislativo  28  maggio  2010,  n.  85,   per   un   importo
    corrispondente alle spese gia' sostenute dallo Stato per la  gestione
    e la manutenzione dei medesimi  beni,  determinato  dal  decreto  del
    Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all'articolo 9, comma 3,
    del decreto legislativo n. 85 del 2010; 
        e) delle spese concernenti il conferimento a fondi immobiliari di
    immobili ricevuti dallo Stato in attuazione del  decreto  legislativo
    28 maggio 2010, n. 85; 
        f) dei pagamenti effettuati in favore degli enti locali  soggetti
    al patto di stabilita' interno a valere sui residui passivi di  parte
    corrente, a  fronte  di  corrispondenti  residui  attivi  degli  enti
    locali. Ai fini del calcolo della media 2007-2009 in termini di cassa
    si assume che i pagamenti in conto residui a favore degli enti locali
    risultanti nei consuntivi delle regioni per  gli  anni  2007  e  2008
    corrispondano agli incassi in conto residui attivi degli enti locali,
    ovvero ai dati effettivi degli enti locali ove disponibili; 
        g) delle spese concernenti i censimenti di cui  all'articolo  50,
    comma 3, del decreto-legge 31 maggio 2010,  n.  78,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nei  limiti  delle
    risorse trasferite dall'ISTAT; 
        h) delle spese conseguenti  alla  dichiarazione  dello  stato  di
    emergenza di cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, nei limiti  dei
    maggiori incassi derivanti dai provvedimenti di cui  all'articolo  5,
    comma 5-quater, della legge n. 225 del 1992,  acquisiti  in  apposito
    capitolo di bilancio; 
        i)  delle  spese  in  conto  capitale,  nei  limiti  delle  somme
    effettivamente incassate  entro  il  30  novembre  di  ciascun  anno,
    relative al gettito derivante dall'attivita' di recupero  fiscale  ai
    sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo 6 maggio 2011,  n.  68,
    acquisite in apposito capitolo di bilancio; 
        l) delle spese finanziate dal  fondo  per  il  finanziamento  del
    trasporto pubblico locale, anche ferroviario di cui all'articolo  21,
    comma 3, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.  98,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111; 
        m) per gli  anni  2013  e  2014,  delle  spese  per  investimenti
    infrastrutturali nei limiti definiti con decreto del  Ministro  delle
    infrastrutture  e  dei  trasporti,  di  concerto  con   il   Ministro
    dell'economia e delle finanze, di cui al comma 1 dell'articolo 5  del
    decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con  modificazioni,
    dalla legge 14 settembre 2011, n. 148; 
        n) delle spese a valere sulle risorse del fondo per lo sviluppo e
    la  coesione  sociale,  sui  cofinanziamenti  nazionali   dei   fondi
    comunitari a finalita' strutturale e  sulle  risorse  individuate  ai
    sensi di quanto previsto dall'articolo 6-sexies del decreto-legge  25
    giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  6
    agosto 2008, n. 133,  subordinatamente  e  nei  limiti  previsti  dal
    decreto  del  Ministro  dell'economia  e   delle   finanze   di   cui
    all'articolo 5-bis, comma 2, del decreto-legge  13  agosto  2011,  n.
    138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n.
    148. 
      5. Sono abrogate le  disposizioni  che  individuano  esclusioni  di
    spese dalla disciplina del patto di stabilita' interno delle  regioni
    a statuto ordinario differenti da quelle previste al comma 4. 
      6.  Ai  fini  della  determinazione  degli  obiettivi  di  ciascuna
    regione, le  spese  sono  valutate  considerando  le  spese  correnti
    riclassificate secondo la  qualifica  funzionale  «Ordinamento  degli
    uffici. Amministrazione generale ed organi  istituzionali»  ponderate
    con un coefficiente inferiore a  l  e  le  spese  in  conto  capitale
    ponderate con un coefficiente superiore a 1. La ponderazione  di  cui
    al  presente  comma  e'  determinata   con   decreto   del   Ministro
    dell'economia e delle finanze, previa intesa in  sede  di  Conferenza
    permanente per i rapporti tra lo Stato,  le  regioni  e  le  province
    autonome di Trento e di Bolzano, da adottarsi entro il 31 ottobre  di
    ogni anno, assumendo a riferimento i dati  comunicati  in  attuazione
    dell'articolo 19-bis del decreto-legge 25  settembre  2009,  n.  135,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n.  166,
    valutati su base omogenea. Le  disposizioni  del  presente  comma  si
    applicano nell'anno successivo a quello di emanazione del decreto del
    Ministro dell'economia e delle finanze di cui al presente comma. 
      7. Il complesso delle spese finali relative all'anno 2012,  2013  e
    successivi, sia in termini di competenza finanziaria  che  di  cassa,
    delle regioni a statuto ordinario che, in  esito  a  quanto  previsto
    dall'articolo 20, comma 2, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.  98,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111,
    risultano collocate nella  classe  piu'  virtuosa,  non  puo'  essere
    superiore alla media delle corrispondenti spese finali  del  triennio
    2007-2009, ridotta dello 0,9 per cento. 
      8. Ai fini dell'applicazione del comma  7,  le  regioni  a  statuto
    ordinario  calcolano  la  media  della  spesa  finale  del   triennio
    2007-2009, sia in termini di competenza che di  cassa,  rettificando,
    per ciascun anno, la spesa finale con la differenza tra  il  relativo
    obiettivo programmatico e  il  corrispondente  risultato,  e  con  la
    relativa quota del  proprio  obiettivo  di  cassa  ceduta  agli  enti
    locali. 
      9. Le regioni a statuto ordinario diverse da quelle di cui al comma
    7, ai fini dell'applicazione dei commi 2 e 3,  applicano  le  tabelle
    rideterminate dal decreto del Ministro dell'economia e delle  finanze
    da emanare, di  concerto  con  il  Ministro  dell'interno  e  con  il
    Ministro  per  i  rapporti  con  le  regioni  e   per   la   coesione
    territoriale, d'intesa con la  Conferenza  unificata,  in  attuazione
    dell'articolo 20, comma 2, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.  98,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. 
      10. Il concorso alla manovra finanziaria delle  regioni  a  statuto
    speciale e delle province autonome di Trento e  di  Bolzano,  di  cui
    all'articolo 20, comma 5, del decreto-legge 6  luglio  2011,  n.  98,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111,
    come modificato dall'articolo 1, comma 8, del decreto-legge 13 agosto
    2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre
    2011, n. 148, aggiuntivo rispetto a quella disposta dall'articolo 14,
    comma 1, lettera  b),  del  decreto-legge  31  maggio  2010,  n.  78,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e'
    indicato, per ciascuno degli anni  2012,  2013  e  successivi,  nella
    seguente tabella. 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
      11. Al fine di assicurare il concorso  agli  obiettivi  di  finanza
    pubblica,  le  regioni  a  statuto  speciale,  escluse   la   regione
    Trentino-Alto Adige e le province autonome di Trento  e  di  Bolzano,
    concordano, entro il 31 dicembre di ciascun anno precedente,  con  il
    Ministro dell'economia e delle finanze, per ciascuno degli anni 2012,
    2013 e successivi, il livello complessivo delle spese correnti  e  in
    conto capitale, nonche' dei relativi pagamenti, determinato riducendo
    gli obiettivi  programmatici  del  2011  della  somma  degli  importi
    indicati dalla tabella di cui al comma 10. A tale fine, entro  il  30
    novembre  di  ciascun  anno  precedente,  il   presidente   dell'ente
    trasmette la proposta di accordo al Ministro  dell'economia  e  delle
    finanze. Con riferimento all'esercizio 2012, il presidente  dell'ente
    trasmette la proposta di accordo entro il 31 marzo 2012. In  caso  di
    mancato accordo,  si  applicano  le  disposizioni  stabilite  per  le
    regioni a statuto ordinario. 
      12. Al fine di assicurare il concorso  agli  obiettivi  di  finanza
    pubblica, la regione Trentino-Alto Adige e le  province  autonome  di
    Trento e di Bolzano concordano, entro il 31 dicembre di ciascun  anno
    precedente, con  il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  per
    ciascuno degli anni 2012, 2013 e successivi, il  saldo  programmatico
    calcolato in termini di competenza mista, determinato migliorando  il
    saldo programmatico dell'esercizio 2011  della  somma  degli  importi
    indicati dalla tabella di cui al comma 10. A tale fine, entro  il  30
    novembre  di  ciascun  anno  precedente,  il   presidente   dell'ente
    trasmette la proposta di accordo al Ministro  dell'economia  e  delle
    finanze. Con riferimento all'esercizio 2012, il presidente  dell'ente
    trasmette la proposta di accordo entro il 31 marzo 2012. In  caso  di
    mancato accordo,  si  applicano  le  disposizioni  stabilite  per  le
    regioni a statuto ordinario. 
      13. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di  Trento
    e di Bolzano che esercitano in via esclusiva le funzioni  in  materia
    di finanza locale definiscono per  gli  enti  locali  dei  rispettivi
    territori, nell'ambito degli accordi di cui ai  commi  11  e  12,  le
    modalita' attuative del patto di stabilita' interno,  esercitando  le
    competenze alle stesse attribuite dai rispettivi statuti di autonomia
    e dalle relative norme di attuazione  e  fermo  restando  l'obiettivo
    complessivamente determinato in  applicazione  dell'articolo  31.  In
    caso di mancato accordo, si applicano, per gli enti locali di cui  al
    presente comma, le disposizioni  previste  in  materia  di  patto  di
    stabilita' interno  per  gli  enti  locali  del  restante  territorio
    nazionale. 
      14. L'attuazione dei commi 11, 12 e 13 avviene nel  rispetto  degli
    statuti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di
    Trento e di Bolzano e delle relative norme di attuazione. 
      15.  Le  regioni  cui  si  applicano  limiti  alla  spesa   possono
    ridefinire   il   proprio   obiettivo   di   cassa   attraverso   una
    corrispondente  riduzione  dell'obiettivo  degli  impegni  di   parte
    corrente relativi agli interessi passivi e oneri finanziari  diversi,
    alla spesa di personale, ai trasferimenti correnti e  continuativi  a
    imprese pubbliche e private,  a  famiglie  e  a  istituzioni  sociali
    private, alla produzione di servizi in economia e all'acquisizione di
    servizi  e  forniture  calcolati  con  riferimento  alla  media   dei
    corrispondenti impegni del triennio 2007-2009. Entro il 31 luglio  di
    ogni anno le regioni comunicano al Ministero  dell'economia  e  delle
    finanze - Dipartimento della Ragioneria  generale  dello  Stato,  per
    ciascuno degli esercizi compresi nel triennio 2012-2014,  l'obiettivo
    programmatico di cassa rideterminato,  l'obiettivo  programmatico  di
    competenza relativo alle spese compensate e l'obiettivo programmatico
    di competenza relativo alle spese  non  compensate,  unitamente  agli
    elementi informativi necessari a verificare le modalita'  di  calcolo
    degli obiettivi. Le modalita' per il monitoraggio e la certificazione
    dei risultati del patto  di  stabilita'  interno  delle  regioni  che
    chiedono la ridefinizione del proprio obiettivo sono definite con  il
    decreto di cui al comma 18. 
      16. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di  Trento
    e di Bolzano concorrono al riequilibrio della finanza pubblica, oltre
    che nei modi stabiliti dai commi  11,  12  e  13,  anche  con  misure
    finalizzate a produrre un risparmio  per  il  bilancio  dello  Stato,
    mediante l'assunzione dell'esercizio di funzioni statali,  attraverso
    l'emanazione, con le modalita' stabilite dai rispettivi  statuti,  di
    specifiche norme di attuazione statutaria; tali norme  di  attuazione
    precisano le modalita' e l'entita' dei risparmi per il bilancio dello
    Stato da ottenere  in  modo  permanente  o  comunque  per  annualita'
    definite. 
      17. A decorrere dall'anno 2013 le modalita' di raggiungimento degli
    obiettivi di finanza  pubblica  delle  singole  regioni,  esclusa  la
    componente sanitaria, delle province autonome di Trento e di  Bolzano
    e degli enti locali del territorio, possono essere concordate tra  lo
    Stato e le regioni e le province autonome, previo accordo concluso in
    sede di Consiglio delle autonomie locali e, ove non istituito, con  i
    rappresentanti dell'ANCI e dell'UPI regionali. Le predette  modalita'
    si conformano a criteri europei  con  riferimento  all'individuazione
    delle entrate e delle spese da considerare nel saldo  valido  per  il
    patto di stabilita' interno. Le regioni e  le  province  autonome  di
    Trento e di Bolzano rispondono nei confronti dello Stato del  mancato
    rispetto degli obiettivi di  cui  al  primo  periodo,  attraverso  un
    maggior concorso delle stesse nell'anno  successivo  in  misura  pari
    alla  differenza  tra  l'obiettivo   complessivo   e   il   risultato
    complessivo conseguito. Restano ferme le vigenti  sanzioni  a  carico
    degli enti responsabili del  mancato  rispetto  degli  obiettivi  del
    patto di stabilita' interno e  il  monitoraggio,  con  riferimento  a
    ciascun ente, a livello centrale, nonche' il termine  perentorio  del
    31 ottobre per la comunicazione della rimodulazione degli  obiettivi,
    con riferimento a ciascun  ente.  La  Conferenza  permanente  per  il
    coordinamento della finanza pubblica, con il supporto  tecnico  della
    Commissione  tecnica  paritetica  per  l'attuazione  del  federalismo
    fiscale, monitora l'applicazione del presente comma. Con decreto  del
    Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  sentita  la   Conferenza
    unificata di cui all'articolo 8 del  decreto  legislativo  28  agosto
    1997, n. 281, da adottare entro il 30 novembre 2012,  sono  stabilite
    le  modalita'  per  l'attuazione  del  presente  comma,  nonche'   le
    modalita' e le condizioni per l'eventuale esclusione  dall'ambito  di
    applicazione del presente comma delle regioni che in uno dei tre anni
    precedenti  siano  risultate  inadempienti  al  patto  di  stabilita'
    interno e delle regioni sottoposte ai piani di  rientro  dai  deficit
    sanitari. Restano ferme per l'anno 2012 le  disposizioni  di  cui  ai
    commi da 138 a 143 dell'articolo 1 della legge 13 dicembre  2010,  n.
    220. 
      18. Per il monitoraggio degli  adempimenti  relativi  al  patto  di
    stabilita' interno e per acquisire elementi informativi utili per  la
    finanza pubblica anche relativamente alla loro situazione  debitoria,
    le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano  trasmettono
    trimestralmente  al  Ministero  dell'economia  e  delle   finanze   -
    Dipartimento della Ragioneria  generale  dello  Stato,  entro  trenta
    giorni dalla fine del periodo di riferimento, utilizzando il  sistema
    web appositamente previsto per il patto  di  stabilita'  interno  nel
    sito   web   «www.pattostabilita.rgs.tesoro.it»    le    informazioni
    riguardanti sia la  gestione  di  competenza  sia  quella  di  cassa,
    attraverso i prospetti e con le modalita' definiti  con  decreto  del
    predetto Ministero, sentita la Conferenza permanente per  i  rapporti
    tra lo Stato, le regioni e  le  province  autonome  di  Trento  e  di
    Bolzano. 
      19. Ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi  del  patto
    di stabilita' interno,  ciascuna  regione  e  provincia  autonoma  e'
    tenuta ad inviare, entro il termine perentorio del 31 marzo dell'anno
    successivo a quello di  riferimento,  al  Ministero  dell'economia  e
    delle finanze - Dipartimento della Ragioneria  generale  dello  Stato
    una certificazione, sottoscritta  dal  rappresentante  legale  e  dal
    responsabile del servizio finanziario, secondo i prospetti e  con  le
    modalita' definite dal  decreto  di  cui  al  comma  18.  La  mancata
    trasmissione della certificazione entro il termine perentorio del  31
    marzo costituisce inadempimento al patto di stabilita'  interno.  Nel
    caso in cui la certificazione, sebbene trasmessa in ritardo,  attesti
    il rispetto del patto, si  applicano  le  sole  disposizioni  di  cui
    all'articolo 7, comma  1,  lettera  d),  del  decreto  legislativo  6
    settembre 2011, n. 149. 
      20. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano  entro
    trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di bilancio
    provvedono a trasmettere al Ministero dell'economia e delle finanze -
    Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato un  prospetto  che
    evidenzi  il  rispetto  del  patto  di  stabilita'  con   riferimento
    all'esercizio finanziario cui il bilancio di previsione si riferisce. 
      21. Le informazioni previste dai commi 18, 19 e  20  sono  messe  a
    disposizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica,
    nonche'  della  Conferenza  dei  presidenti  delle  regioni  e  delle
    province autonome, da  parte  del  Ministero  dell'economia  e  delle
    finanze, secondo modalita' e contenuti individuati  tramite  apposite
    convenzioni. 
      22. Restano ferme le disposizioni di cui all'articolo 7,  comma  l,
    del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149. 
      23. All'articolo 7, comma 1, lettera a), del decreto legislativo  6
    settembre 2011, n. 149, l'ultimo periodo e' sostituito dal  seguente:
    «La sanzione non si applica nel caso  in  cui  il  superamento  degli
    obiettivi del patto  di  stabilita'  interno  sia  determinato  dalla
    maggiore  spesa  per  interventi   realizzati   con   la   quota   di
    finanziamento nazionale  e  correlati  ai  finanziamenti  dell'Unione
    europea rispetto alla media della corrispondente spesa  del  triennio
    considerata ai  fini  del  calcolo  dell'obiettivo,  diminuita  della
    percentuale di manovra prevista per l'anno di  riferimento,  nonche',
    in caso di mancato rispetto del patto  di  stabilita'  nel  triennio,
    dell'incidenza  degli  scostamenti  tra  i  risultati  finali  e  gli
    obiettivi del triennio e gli obiettivi programmatici stessi». 
      24. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano che si
    trovano nelle condizioni indicate dall'ultimo  periodo  dell'articolo
    7, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 6 settembre 2011,  n.
    149, si considerano adempienti al  patto  di  stabilita'  interno,  a
    tutti gli effetti, se, nell'anno successivo, provvedono a: 
        a) impegnare le spese correnti,  al  netto  delle  spese  per  la
    sanita', in misura  non  superiore  all'importo  annuale  minimo  dei
    corrispondenti impegni effettuati nell'ultimo triennio.  A  tal  fine
    riducono l'ammontare complessivo  degli  stanziamenti  relativi  alle
    spese correnti, al netto delle spese per la sanita',  ad  un  importo
    non superiore a quello  annuale  minimo  dei  corrispondenti  impegni
    dell'ultimo triennio; 
        b) non ricorrere all'indebitamento per gli investimenti; 
        c) non procedere ad assunzioni di personale  a  qualsiasi  titolo
    con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i  rapporti  di
    collaborazione  continuata   e   di   somministrazione,   anche   con
    riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. E' fatto altresi'
    divieto di stipulare contratti di servizio che  si  configurino  come
    elusivi della presente disposizione. A tal  fine,  il  rappresentante
    legale  e  il  responsabile  del  servizio  finanziario   certificano
    trimestralmente il rispetto delle condizioni di cui alle lettere a) e
    b) e di cui alla presente lettera. La  certificazione  e'  trasmessa,
    entro i dieci giorni successivi al termine di ciascun  trimestre,  al
    Ministero  dell'economia  e  delle  finanze  -   Dipartimento   della
    Ragioneria generale dello Stato.  In  caso  di  mancata  trasmissione
    della certificazione le regioni si considerano inadempienti al  patto
    di stabilita'  interno.  Lo  stato  di  inadempienza  e  le  sanzioni
    previste, ivi compresa quella di cui all'articolo 7, comma 1, lettera
    a), del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149,  hanno  effetto
    decorso  il   termine   perentorio   previsto   per   l'invio   della
    certificazione. 
      25. Alle regioni e alle province autonome di Trento  e  di  Bolzano
    per le quali la  violazione  del  patto  di  stabilita'  interno  sia
    accertata  successivamente  all'anno  seguente  a   quello   cui   la
    violazione si riferisce, si applicano, nell'anno successivo a  quello
    in cui e' stato accertato il mancato rispetto del patto di stabilita'
    interno,  le  sanzioni  di  cui  al  comma  22.  In  tali  casi,   la
    comunicazione della violazione del patto e' effettuata  al  Ministero
    dell'economia  e  delle  finanze  -  Dipartimento  della   Ragioneria
    generale  dello  Stato  entro  30  giorni   dall'accertamento   della
    violazione da parte degli uffici dell'ente. 
      26. I contratti di servizio e gli altri atti posti in essere  dalle
    regioni e dalle province autonome di  Trento  e  di  Bolzano  che  si
    configurano elusivi delle regole del patto di stabilita' interno sono
    nulli. 
      27. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze  possono
    essere  aggiornati,  ove  intervengano  modifiche  legislative   alla
    disciplina del patto di stabilita' interno, i termini riguardanti gli
    adempimenti delle regioni e delle province autonome di  Trento  e  di
    Bolzano relativi al monitoraggio e alla certificazione del  patto  di
    stabilita' interno. 
    
            
          
                                   Art. 33 
     
                            Disposizioni diverse 
     
      1. La dotazione del fondo di cui all'articolo 7-quinquies, comma 1,
    del  decreto-legge  10  febbraio  2009,   n.   5,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e'  incrementata  di
    1.143 milioni di euro per l'anno 2012 ed e'  ripartita,  con  decreti
    del Presidente del Consiglio dei Ministri, tra le finalita'  indicate
    nell'elenco n. 3 allegato alla presente legge. Una quota pari  a  100
    milioni di euro del fondo di cui al primo periodo  e'  destinata  per
    l'anno 2012 al finanziamento di  interventi  urgenti  finalizzati  al
    riequilibrio socio-economico, ivi compresi  interventi  di  messa  in
    sicurezza del territorio,  e  allo  sviluppo  dei  territori  e  alla
    promozione  di  attivita'  sportive,  culturali  e  sociali  di   cui
    all'articolo 1, comma 40, quarto periodo,  della  legge  13  dicembre
    2010, n. 220. E' altresi' rifinanziata di 50  milioni  di  euro,  per
    l'anno 2013, l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 13,  comma
    3-quater, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.  Alla  ripartizione
    della predetta quota e all'individuazione dei beneficiari si provvede
    con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze,  in  coerenza
    con  apposito  atto  di  indirizzo  delle  Commissioni   parlamentari
    competenti per i profili di carattere finanziario. 
      2. Le risorse del Fondo per  lo  sviluppo  e  la  coesione  di  cui
    all'articolo 4 del decreto legislativo 31 maggio 2011,  n.  88,  sono
    assegnate dal CIPE con indicazione delle relative quote annuali. Alle
    risorse del Fondo trasferite sui pertinenti capitoli di  bilancio  si
    applica quanto previsto all'articolo 10, comma 10, del  decreto-legge
    6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla  legge  15
    luglio 2011, n. 111. 
      3. Al Fondo  per  lo  sviluppo  e  la  coesione  e'  assegnata  una
    dotazione finanziaria di 2.800 milioni per l'anno 2015 per il periodo
    di  programmazione  2014-2020,  da  destinare  prioritariamente  alla
    prosecuzione di interventi  indifferibili  infrastrutturali,  nonche'
    per la messa in  sicurezza  di  edifici  scolastici,  per  l'edilizia
    sanitaria, per il dissesto idrogeologico e per  interventi  a  favore
    delle imprese sulla base di titoli giuridici perfezionati  alla  data
    del 30  settembre  2011,  gia'  previsti  nell'ambito  dei  programmi
    nazionali per  il  periodo  2007-2013.  I  predetti  interventi  sono
    individuati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze di
    concerto con  il  Ministro  delegato  per  la  politica  di  coesione
    economica,  sociale  e  territoriale,  su   proposta   del   Ministro
    interessato al singolo intervento. 
      4. La dotazione del Fondo per interventi  strutturali  di  politica
    economica, di cui all'articolo 10,  comma  5,  del  decreto-legge  29
    novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge  27
    dicembre  2004,  n.  307,  e',   fermo   restando   quanto   previsto
    dall'articolo 4, comma 58, ridotta di ulteriori 4.799 milioni di euro
    per l'anno 2012. 
      5. La dotazione del fondo di  cui  all'articolo  6,  comma  2,  del
    decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con  modificazioni,
    dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e' rideterminata in  termini  di
    sola cassa negli importi di 950  milioni  per  l'anno  2012,  di  587
    milioni per l'anno 2013, di 475 milioni per  l'anno  2014  e  di  450
    milioni a decorrere dall'anno 2015. 
      6. Una quota delle risorse complessivamente disponibili relative  a
    rimborsi e compensazioni di crediti di imposta, esistenti  presso  la
    contabilita'  speciale  1778  «Agenzia  delle  entrate  -  Fondi   di
    Bilancio», pari a 263 milioni di euro per  l'anno  2013,  e'  versata
    all'entrata del bilancio dello Stato. 
      7. All'articolo l, comma 13, della legge 13 dicembre 2010, n.  220,
    come  modificato  dall'articolo  25,  comma  1,   lettera   c),   del
    decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98,  convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, il quinto, il sesto ed il settimo
    periodo sono sostituiti dal  seguente:  «Eventuali  maggiori  entrate
    rispetto all'importo di 3.150 milioni di  euro  sono  riassegnate  al
    fondo per l'ammortamento dei titoli  di  Stato».  Il  presente  comma
    entra in vigore alla data di pubblicazione della presente legge nella
    Gazzetta Ufficiale. 
      8. Per l'anno 2012 e' istituito un apposito fondo con una dotazione
    di 750 milioni di euro, destinato, quanto a 200 milioni  di  euro  al
    Ministero della difesa per il potenziamento ed  il  finanziamento  di
    oneri indifferibili del comparto difesa e  sicurezza,  quanto  a  220
    milioni di euro al Ministero dell'interno per il potenziamento ed  il
    finanziamento  di  oneri  indifferibili  della  Polizia   di   Stato,
    dell'Arma dei carabinieri e dei Vigili del fuoco, quanto a 30 milioni
    di euro al Corpo della guardia di finanza per il potenziamento ed  il
    finanziamento di oneri indifferibili, quanto a 100 milioni di euro al
    Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della  ricerca  per  la
    messa in sicurezza degli edifici scolastici, quanto a 100 milioni  di
    euro al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio  e  del
    mare  per  interventi  in  materia  di  difesa  del  suolo  ed  altri
    interventi urgenti, quanto a 100 milioni di euro al  Ministero  dello
    sviluppo economico per il finanziamento del fondo di garanzia di  cui
    all'articolo 15 della legge  7  agosto  1997,  n.  266.  Il  Ministro
    dell'economia e delle finanze e' autorizzato a ripartire il fondo  di
    cui al presente comma. 
      9. All'articolo 55, comma 1, del decreto-legge 31 maggio  2010,  n.
    78, convertito, con modificazioni, dalla legge  30  luglio  2010,  n.
    122, le  parole:  «2.300  milioni  di  euro»  sono  sostituite  dalle
    seguenti: «3.050 milioni di euro». Il presente comma entra in  vigore
    alla data  di  pubblicazione  della  presente  legge  nella  Gazzetta
    Ufficiale. 
      10. E' autorizzata la spesa di 400 milioni di euro per l'anno  2012
    da destinare a  misure  di  sostegno  al  settore  dell'autotrasporto
    merci. Entro trenta giorni dalla data  di  entrata  in  vigore  della
    presente legge, con decreto del Ministro delle infrastrutture  e  dei
    trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,
    sono ripartite le risorse tra le diverse misure in coerenza  con  gli
    interventi gia' previsti a legislazione vigente e con le esigenze del
    settore. 
      11. Le disposizioni di cui all'articolo  2,  commi  da  4-novies  a
    4-undecies, del decreto-legge 25 marzo 2010, n. 40,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 22 maggio 2010, n. 73, relative al riparto
    della quota del cinque  per  mille  dell'imposta  sul  reddito  delle
    persone fisiche in base alla scelta del  contribuente,  si  applicano
    anche relativamente all'esercizio finanziario  2012  con  riferimento
    alle dichiarazioni dei redditi 2011. Le  disposizioni  contenute  nel
    decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri  23  aprile  2010,
    pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 131  dell'8  giugno  2010,  si
    applicano anche  all'esercizio  finanziario  2012  e  i  termini  ivi
    stabiliti  relativamente  al  predetto  esercizio  finanziario   sono
    aggiornati per gli anni: da 2009 a 2011, da 2010 a 2012 e da  2011  a
    2013. Le risorse complessive destinate alla liquidazione della  quota
    del 5 per mille nell'anno 2012 sono quantificate nell'importo di euro
    400 milioni. 
      12. In attuazione dell'articolo 26 del decreto-legge 6 luglio 2011,
    n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011,  n.
    111, per il periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2012 sono prorogate
    le misure  sperimentali  per  l'incremento  della  produttivita'  del
    lavoro,  previste  dall'articolo  2,  comma  1,   lettera   c),   del
    decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 24 luglio 2008, n. 126. L'agevolazione di  cui  al  primo
    periodo trova applicazione nel limite massimo di onere di 835 milioni
    nel 2012 e 263 milioni nell'anno 2013. Con decreto del Presidente del
    Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro  dell'economia  e
    delle finanze, al fine del rispetto  dell'onere  massimo  fissato  al
    secondo  periodo,  e'  stabilito  l'importo  massimo   assoggettabile
    all'imposta sostitutiva prevista dall'articolo 2 del decreto-legge 27
    maggio 2008, n. 93, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  24
    luglio 2008, n. 126, nonche' il limite massimo di reddito annuo oltre
    il quale il titolare non puo' usufruire dell'agevolazione di  cui  al
    presente articolo. 
      13. All'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 29 novembre 2008, n.
    185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio  2009,  n.
    2, e successive modificazioni, le parole: «Negli anni  2009,  2010  e
    2011» sono sostituite dalle seguenti: «Negli anni 2009, 2010, 2011  e
    2012». Ai fini dell'applicazione del periodo precedente, il limite di
    reddito indicato nelle disposizioni ivi  richiamate  e'  da  riferire
    all'anno 2011. 
      14. Lo sgravio dei contributi dovuti dal lavoratore e dal datore di
    lavoro previsto dall'articolo 26 del decreto-legge 6 luglio 2011,  n.
    98, convertito, con modificazioni, dalla legge  15  luglio  2011,  n.
    111, e' concesso per il periodo dal 1° gennaio al 31  dicembre  2012,
    con i criteri e le modalita' di cui all'articolo 1, commi  67  e  68,
    della legge 24 dicembre  2007,  n.  247,  nei  limiti  delle  risorse
    stanziate a tal fine per il medesimo anno 2012 ai  sensi  del  quarto
    periodo dell'articolo 1, comma 68, della  citata  legge  n.  247  del
    2007. 
      15. Per il  finanziamento  di  interventi  in  favore  del  sistema
    universitario e per le finalita' di cui al Fondo per il finanziamento
    ordinario delle universita' e' autorizzata la spesa, per il 2012,  di
    400 milioni di euro. 
      16. Per le finalita' di cui all'articolo 1, comma 635, della  legge
    27 dicembre 2006, n. 296, e all'articolo 2, comma 47, della legge  22
    dicembre 2008, n. 203, e' autorizzata la spesa di 242 milioni di euro
    per l'anno 2012. 
      17. Per le finalita' di cui alla legge 29 luglio 1991, n.  243,  e'
    autorizzata la spesa di 20 milioni di euro per l'anno 2012. 
      18.  Ai  fini  della  proroga  fino  al  30   giugno   2012   della
    partecipazione italiana a missioni internazionali, la  dotazione  del
    fondo di cui all'articolo 1, comma  1240,  della  legge  27  dicembre
    2006, n. 296, e' incrementata di 700 milioni di euro per l'anno 2012. 
      19. Al fine di assicurare la prosecuzione degli interventi  di  cui
    all'articolo 24, commi 74 e 75, del decreto-legge 1° luglio 2009,  n.
    78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102,
    a decorrere  dal  1°  gennaio  2012,  il  piano  di  impiego  di  cui
    all'articolo 7-bis, comma 1,  terzo  periodo,  del  decreto-legge  23
    maggio 2008, n. 92, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  24
    luglio 2008, n. 125, puo' essere prorogato fino al 31 dicembre  2012.
    Si applicano le disposizioni di cui al medesimo articolo 7-bis, commi
    1, 2  e  3,  del  decreto-legge  n.  92  del  2008,  convertito,  con
    modificazioni,  dalla  legge  n.   125   del   2008,   e   successive
    modificazioni. A tal fine e' autorizzata la spesa di 72,8 milioni  di
    euro per l'anno 2012, con specifica destinazione  di  67  milioni  di
    euro e di 5,8 milioni di euro, rispettivamente, per il  personale  di
    cui al comma 74 e di cui al comma  75  del  citato  articolo  24  del
    decreto-legge n. 78 del 2009, convertito,  con  modificazioni,  dalla
    legge n. 102 del 2009. 
      20. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma  7,  del
    decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con  modificazioni,
    dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, confluita nel Fondo  sociale  per
    occupazione e formazione, di cui all'articolo 18,  comma  1,  lettera
    a), del decreto-legge 29  novembre  2008,  n.  185,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e' incrementata  di
    euro 1.000 milioni per l'anno 2012. 
      21. In attesa della riforma  degli  ammortizzatori  sociali  ed  in
    attuazione dell'intesa Stato  regioni  e  province  autonome  sancita
    dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e
    le province autonome di Trento e di Bolzano il 20  aprile  2011,  per
    l'anno 2012 e nel limite  delle  risorse  di  cui  al  comma  26,  il
    Ministro del lavoro e delle politiche sociali,  di  concerto  con  il
    Ministro dell'economia e delle finanze, puo' disporre, sulla base  di
    specifici accordi governativi e per periodi non  superiori  a  dodici
    mesi, in deroga alla normativa vigente, la concessione,  anche  senza
    soluzione  di  continuita',  di  trattamenti  di  cassa  integrazione
    guadagni, di  mobilita'  e  di  disoccupazione  speciale,  anche  con
    riferimento a settori produttivi e  ad  aree  regionali.  Nell'ambito
    delle risorse finanziarie destinate alla concessione, in deroga  alla
    normativa  vigente,  anche  senza  soluzione   di   continuita',   di
    trattamenti  di  cassa  integrazione  guadagni,  di  mobilita'  e  di
    disoccupazione   speciale,   i   trattamenti   concessi   ai    sensi
    dell'articolo 1, comma 30, della legge  13  dicembre  2010,  n.  220,
    possono essere prorogati, sulla base di specifici accordi governativi
    e per periodi non superiori a dodici mesi, con decreto  del  Ministro
    del lavoro e delle politiche sociali, di  concerto  con  il  Ministro
    dell'economia e delle finanze. La misura dei trattamenti  di  cui  al
    periodo precedente e' ridotta del 10 per  cento  nel  caso  di  prima
    proroga, del 30 per cento nel caso di seconda proroga e  del  40  per
    cento nel caso di proroghe successive. I trattamenti di sostegno  del
    reddito, nel caso di proroghe successive alla seconda, possono essere
    erogati esclusivamente nel caso di frequenza di  specifici  programmi
    di reimpiego,  anche  miranti  alla  riqualificazione  professionale,
    organizzati dalla regione. Bimestralmente il Ministero del  lavoro  e
    delle politiche sociali invia  al  Ministero  dell'economia  e  delle
    finanze una relazione  sull'andamento  degli  impegni  delle  risorse
    destinate agli ammortizzatori in deroga. 
      22. Al fine di garantire criteri omogenei di  accesso  a  tutte  le
    forme di integrazione del reddito, si applicano anche  ai  lavoratori
    destinatari dei trattamenti di cassa integrazione guadagni in  deroga
    e di mobilita' in deroga, rispettivamente,  le  disposizioni  di  cui
    all'articolo 8, comma 3, del decreto-legge  21  marzo  1988,  n.  86,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 1988, n. 160,  e
    di cui all'articolo 16, comma 1, della legge 23 luglio 1991, n.  223.
    Con riferimento ai lavoratori di cui al primo periodo,  ai  fini  del
    calcolo del requisito di cui al citato articolo 16,  comma  1,  della
    legge  n.  223  del  1991,  si  considerano  valide  anche  eventuali
    mensilita' accreditate dalla  medesima  impresa  presso  la  Gestione
    separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto  1995,
    n.  335,  con  esclusione   dei   soggetti   individuati   ai   sensi
    dell'articolo 1, comma 212, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, per
    i soggetti che abbiano conseguito in  regime  di  monocommittenza  un
    reddito superiore a 5.000  euro  complessivamente  riferito  a  dette
    mensilita'. All'articolo 7-ter del decreto-legge 10 febbraio 2009, n.
    5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e
    successive modificazioni, al comma 3,  le  parole:  «2009-2011»  sono
    sostituite dalle seguenti: «2009-2012» e, al comma 7, le parole: «per
    gli anni 2009, 2010 e 2011» sono sostituite dalle seguenti: «per  gli
    anni 2009, 2010, 2011 e 2012». 
      23.  E'  prorogata,   per   l'anno   2012,   l'applicazione   delle
    disposizioni di cui ai commi 11, 13, 14, nel limite di 40 milioni  di
    euro per l'anno 2012, 15 e 16 dell'articolo 19 del  decreto-legge  29
    novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge  28
    gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni. L'intervento  di  cui
    all'articolo 19, comma 12, del citato decreto-legge n. 185  del  2008
    e' prorogato per l'anno 2012 nel limite di spesa  di  15  milioni  di
    euro. Al comma 7 dell'articolo 19 del citato decreto-legge n. 185 del
    2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n.  2  del  2009,  e
    successive modificazioni, le parole: «per gli anni 2009, 2010 e 2011»
    sono sostituite dalle seguenti: «per gli  anni  2009,  2010,  2011  e
    2012». 
      24.  L'intervento  di  cui  al  comma   6   dell'articolo   1   del
    decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e' prorogato per l'anno  2012  nel
    limite di 80 milioni di euro. Al comma 8 dello stesso articolo 1  del
    predetto decreto-legge n. 78 del 2009, le parole: «per gli anni 2009,
    2010 e 2011» sono sostituite dalle  seguenti:  «per  gli  anni  2009,
    2010, 2011 e 2012». L'intervento  a  carattere  sperimentale  di  cui
    all'articolo 1, comma 1, del decreto-legge l°  luglio  2009,  n.  78,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102,  e'
    prorogato nell'anno 2012 nel limite di spesa di 30  milioni  di  euro
    con le modalita' definite con decreto del Ministro del lavoro e delle
    politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia  e  delle
    finanze. 
      25. Gli interventi a carattere sperimentale di cui all'articolo  2,
    commi 131, 132, 134 e 151, della legge 23 dicembre 2009,  n.  191,  e
    successive proroghe, sono prorogati per  l'anno  2012  con  modalita'
    definite con decreto  del  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche
    sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e finanze,  e  nel
    limite di importi definiti nello stesso decreto, anche a seguito  del
    monitoraggio degli effetti conseguenti  dalla  sperimentazione  degli
    interventi  per  l'anno  2011  e  comunque  non  superiori  a  quelli
    stabiliti per l'anno 2010. 
      26. Gli oneri derivanti dai commi da 21 a 25 sono  posti  a  carico
    del Fondo sociale per occupazione e formazione, di  cui  all'articolo
    18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n.  185,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 28  gennaio  2009,  n.  2,
    come rifinanziato dalla presente legge. 
      27. La  dotazione  del  Fondo  di  intervento  integrativo  per  la
    concessione dei prestiti d'onore e l'erogazione delle borse di studio
    da ripartire tra le regioni, di cui alla legge 11 febbraio  1992,  n.
    147, e' incrementata di 150 milioni di euro per l'anno 2012. 
      28. Per consentire il rientro dall'emergenza  derivante  dal  sisma
    che ha colpito il territorio abruzzese il 6 aprile 2009,  la  ripresa
    della riscossione di  cui  all'articolo  39,  commi  3-bis,  3-ter  e
    3-quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n.  78,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010,  n.  122,  avviene,  senza
    applicazione di sanzioni, interessi e oneri  accessori,  mediante  il
    pagamento in centoventi rate mensili di pari importo a decorrere  dal
    mese di gennaio  2012.  L'ammontare  dovuto  per  ciascun  tributo  o
    contributo, ovvero per ciascun carico iscritto a ruolo, oggetto delle
    sospensioni, al netto dei versamenti gia' eseguiti, e' ridotto al  40
    per cento. 
      29. Le somme versate entro  il  31  ottobre  2011  all'entrata  del
    bilancio  dello  Stato   ai   sensi   delle   disposizioni   indicate
    nell'allegato 3, che, alla data di entrata in vigore  della  presente
    disposizione, non  sono  state  riassegnate  alle  pertinenti  unita'
    previsionali, sono acquisite definitivamente al bilancio dello Stato.
    Il presente comma entra in vigore alla data  di  pubblicazione  della
    presente legge nella Gazzetta Ufficiale. 
      30. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia  delle  dogane  e'
    disposto l'aumento dell'aliquota dell'accisa sulla  benzina  e  sulla
    benzina senza piombo, nonche' dell'aliquota dell'accisa  sul  gasolio
    usato come carburante di cui all'allegato I  del  testo  unico  delle
    disposizioni legislative concernenti le imposte  sulla  produzione  e
    sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative,  di  cui  al
    decreto  legislativo  26  ottobre  1995,   n.   504,   e   successive
    modificazioni, in  misura  tale  da  determinare,  per  l'anno  2012,
    maggiori entrate pari a 65 milioni di euro. 
      31. Il contratto di programma per il triennio 2009-2011,  stipulato
    tra Poste italiane s.p.a. e il Ministero dello sviluppo economico, e'
    approvato, fatti salvi gli adempimenti previsti dalla normativa UE in
    materia. Ai relativi oneri si fa fronte nei limiti degli stanziamenti
    di bilancio previsti a legislazione vigente. Il presente comma  entra
    in vigore alla data  di  pubblicazione  della  presente  legge  nella
    Gazzetta Ufficiale. 
      32. In favore dei policlinici universitari gestiti direttamente  da
    universita' non statali di cui all'articolo 8, comma l,  del  decreto
    legislativo 21 dicembre 1999,  n.  517,  e'  disposto,  a  titolo  di
    concorso  statale  al  finanziamento  degli   oneri   connessi   allo
    svolgimento delle attivita' strumentali necessarie  al  perseguimento
    dei fini istituzionali  da  parte  dei  soggetti  di  cui  al  citato
    articolo 8, comma l, il finanziamento  di  70  milioni  di  euro  per
    l'anno 2012, la cui erogazione e' subordinata alla sottoscrizione dei
    protocolli  d'intesa,  tra  le  singole  universita'  e  la   regione
    interessata, comprensivi della  regolazione  condivisa  di  eventuali
    contenziosi  pregressi.  Il  riparto  del  predetto  importo  tra   i
    policlinici universitari  gestiti  direttamente  da  universita'  non
    statali e' stabilito  con  decreto  del  Ministro  della  salute,  di
    concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. 
      33. Il fondo istituito ai sensi  dell'articolo  22,  comma  6,  del
    decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e' incrementato di 30  milioni  di
    euro per l'anno 2012. 
      34. L'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma  26-ter,
    del  decreto-legge  13  agosto  2011,   n.   138,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e'  ridotta  di
    18 milioni di euro per l'anno 2012 e di 25 milioni di euro per l'anno
    2013. L'ultimo periodo del citato comma 26-ter e' soppresso. 
      35. Il contributo di cui alla legge 23 settembre 1993, n.  379,  e'
    fissato in 2,5 milioni di euro per l'anno 2011 e 3,6 milioni di  euro
    per l'anno 2012 ed e' attribuito per il 35 per cento all'istituto per
    la ricerca, la formazione e la riabilitazione - I.RI.FO.R. Onlus, per
    il 50 per cento all'I.R.F.A. - Istituto per la  riabilitazione  e  la
    formazione ANMIL onlus e per il restante 15  per  cento  all'Istituto
    europeo per la ricerca, la formazione e l'orientamento  professionale
    - I.E.R.F.O.P. onlus, con l'obbligo per i medesimi degli  adempimenti
    di rendicontazione  come  previsti  dall'articolo  2  della  medesima
    legge. Il presente comma entra in vigore alla data  di  pubblicazione
    della presente legge nella Gazzetta Ufficiale. Ai maggiori  oneri  di
    cui al presente comma si provvede a valere sulle  risorse  del  fondo
    sociale per occupazione e formazione, di cui all'articolo  18,  comma
    1,  lettera  a),  del  decreto-legge  29  novembre  2008,   n.   185,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. 
      36.  Nel  saldo  finanziario  in  termini  di   competenza   mista,
    individuato ai sensi  dell'articolo  l,  comma  89,  della  legge  13
    dicembre 2010, n. 220, rilevante ai fini della verifica del  rispetto
    del Patto di  stabilita'  interno,  non  sono  considerate  le  spese
    sostenute  dal  comune  di  Barletta  per  la   realizzazione   degli
    interventi  conseguenti  al  crollo  del  fabbricato  di  Via   Roma.
    L'esclusione delle spese opera nei limiti di l milione  di  euro  per
    l'anno 2011. A tal fine, la dotazione del Fondo di  cui  all'articolo
    6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e'  ridotta  di 1
    milione di euro per l'anno 2011. Il presente comma  entra  in  vigore
    alla data  di  pubblicazione  della  presente  legge  nella  Gazzetta
    Ufficiale. 
      37. In via straordinaria, per l'anno 2012, per la provincia  ed  il
    comune di Milano, coinvolti  nell'organizzazione  del  grande  evento
    EXPO Milano 2015, le sanzioni di cui al comma 2, lettere a), b) e c),
    dell'articolo 7 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149,  si
    intendono cosi' ridefinite: 
        a) e' assoggettato ad una riduzione  del  fondo  sperimentale  di
    riequilibrio o del fondo perequativo in misura pari  alla  differenza
    tra   il   risultato   registrato   e    l'obiettivo    programmatico
    predeterminato e comunque per un importo non  superiore  all'1,5  per
    cento delle entrate correnti registrate  nell'ultimo  consuntivo.  In
    caso di incapienza dei predetti fondi gli enti locali sono  tenuti  a
    versare all'entrata del bilancio dello Stato  le  somme  residue.  La
    sanzione non  si  applica  nel  caso  in  cui  il  superamento  degli
    obiettivi del patto  di  stabilita'  interno  sia  determinato  dalla
    maggiore  spesa  per  interventi   realizzati   con   la   quota   di
    finanziamento nazionale  e  correlati  ai  finanziamenti  dell'Unione
    europea rispetto alla media della corrispondente spesa  del  triennio
    precedente; 
        b)  non  puo'  impegnare  spese  correnti  in  misura   superiore
    all'importo  dei  corrispondenti   impegni   registrati   nell'ultimo
    consuntivo; 
        c) non puo' ricorrere all'indebitamento per gli investimenti,  ad
    eccezione  dell'indebitamento  legato   esclusivamente   alle   opere
    essenziali   connesse   al   grande   evento   EXPO   Milano    2015,
    ricomprendendovi    altresi'    eventuali     garanzie     accessorie
    all'indebitamento principale; i mutui  e  i  prestiti  obbligazionari
    posti in essere con  istituzioni  creditizie  o  finanziarie  per  il
    finanziamento degli investimenti devono essere corredati da  apposita
    attestazione da cui risulti  il  conseguimento  degli  obiettivi  del
    patto  di  stabilita'  interno  per  l'anno  precedente.   L'istituto
    finanziatore o l'intermediario  finanziario  non  puo'  procedere  al
    finanziamento  o  al  collocamento  del  prestito  in  assenza  della
    predetta  attestazione,  salvo  quanto   sopra   previsto   per   gli
    investimenti indispensabili per la realizzazione  del  grande  evento
    EXPO Milano 2015. 
      38.  Per  le  finalita'  di  cui  all'articolo  2,  comma  3,   del
    decreto-legge   30   dicembre   2009,   n.   194,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, e' autorizzata la
    spesa di 3 milioni di euro per l'anno 2012. 
    
            
          
                                   Art. 34 
     
           Deduzione forfetaria in favore degli esercenti impianti 
                         di distribuzione carburanti 
     
      1. Per tenere conto dell'incidenza  delle  accise  sul  reddito  di
    impresa degli esercenti impianti di distribuzione di  carburante,  il
    reddito stesso e' ridotto, a titolo di deduzione  forfetaria,  di  un
    importo pari  alle  seguenti  percentuali  dell'ammontare  lordo  dei
    ricavi di cui all'articolo 53, comma 1, lettera a), del  testo  unico
    delle imposte sui redditi, di cui al  decreto  del  Presidente  della
    Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917: 
        a) 1,1 per cento dei ricavi fino a 1.032.000,00 euro; 
        b) 0,6 per cento dei ricavi oltre  1.032.000,00  euro  e  fino  a
    2.064.000,00 euro; 
        c) 0,4 per cento dei ricavi oltre 2.064.000,00 euro. 
      2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano a  decorrere  dal
    periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2011. I
    soggetti di cui al comma 1 nella determinazione  dell'acconto  dovuto
    per ciascun periodo di imposta assumono  quale  imposta  del  periodo
    precedente quella che si sarebbe determinata senza tenere conto della
    deduzione forfetaria di cui al medesimo comma 1. 
      3. All'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 29 dicembre 2010,  n.
    225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011,  n.
    10, sono soppresse le parole da: «nel limite di spesa di  24  milioni
    di euro per l'anno 2012» fino alla fine del secondo periodo. 
      4. L'aliquota di accisa sulla benzina e sulla  benzina  con  piombo
    nonche' l'aliquota di accisa sul gasolio usato come carburante di cui
    all'allegato  I  del  testo  unico  delle  disposizioni   legislative
    concernenti le imposte sulla produzione  e  sui  consumi  e  relative
    sanzioni penali ed amministrative, di cui al decreto  legislativo  26
    ottobre   1995,   n.   504,   e   successive   modificazioni,    sono
    rispettivamente fissate: 
        a) a decorrere dal 1° gennaio 2012, ad  euro  614,20  e  ad  euro
    473,20 per mille litri di prodotto: 
        b) a decorrere dal 1° gennaio 2013, ad  euro  614,70  e  ad  euro
    473,70 per mille litri di prodotto. 
      5. Agli aumenti di accisa sulle benzine disposti dal comma 4 non si
    applica l'articolo 1, comma 154,  secondo  periodo,  della  legge  23
    dicembre 1996, n. 662. Il maggior  onere  conseguente  agli  aumenti,
    disposti con il comma 4, dell'aliquota di accisa  sul  gasolio  usato
    come  carburante   e'   rimborsato,   con   le   modalita'   previste
    dall'articolo 6, comma  2,  primo  e  secondo  periodo,  del  decreto
    legislativo 2 febbraio 2007, n. 26, nei confronti dei soggetti di cui
    all'articolo 5, comma l, limitatamente agli esercenti le attivita' di
    trasporto merci con veicoli  di  massa  massima  complessiva  pari  o
    superiore a 7,5 tonnellate, e comma 2, del decreto-legge 28  dicembre
    2001, n. 452, convertito, con modificazioni, dalla legge 27  febbraio
    2002, n. 16. 
      6. All'onere derivante dalle disposizioni  dei  commi  da  1  a  3,
    valutato in 41 milioni di euro per l'anno 2012 ed in  65  milioni  di
    euro a decorrere dall'anno 2013, si  provvede  mediante  le  maggiori
    entrate derivanti dalle disposizioni dei commi 4 e 5. 
    7. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente  legge,
    le transazioni regolate con carte di pagamento presso gli impianti di
    distribuzione di carburanti, di importo inferiore ai 100  euro,  sono
    gratuite sia per l'acquirente che per il venditore. 
    
            
          
                                   Art. 35 
     
                          Fondi speciali e tabelle 
     
      1. Gli importi da iscrivere nei fondi speciali di cui  all'articolo
    11, comma 3, lettera c), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per il
    finanziamento dei provvedimenti legislativi che  si  prevede  possano
    essere approvati nel  triennio  2012-2014  restano  determinati,  per
    ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, nelle  misure  indicate  nelle
    Tabelle A e B allegate alla presente legge,  rispettivamente  per  il
    fondo speciale destinato alle spese correnti e per il fondo  speciale
    destinato alle spese in conto capitale. 
      2. Le dotazioni da iscrivere nei singoli stati  di  previsione  del
    bilancio 2012 e del triennio 2012-2014 in relazione a leggi di  spesa
    permanente  la  cui  quantificazione  e'  rinviata  alla   legge   di
    stabilita', ai sensi dell'articolo 11, comma  3,  lettera  d),  della
    legge 31 dicembre  2009,  n.  196,  sono  indicate  nella  Tabella  C
    allegata alla presente legge. 
      3. Gli importi delle riduzioni  di  autorizzazioni  legislative  di
    spesa di parte corrente, per ciascuno degli anni 2012, 2013  e  2014,
    con le relative aggregazioni per programma e per missione,  ai  sensi
    dell'articolo 11, comma 3, lettera f), della legge 31 dicembre  2009,
    n. 196, sono indicati nella Tabella D allegata alla presente legge. 
      4. Gli importi delle quote destinate a gravare  su  ciascuno  degli
    anni 2012, 2013 e 2014 per le leggi che dispongono spese a  carattere
    pluriennale in conto  capitale,  con  le  relative  aggregazioni  per
    programma e per missione e con distinta  e  analitica  evidenziazione
    dei rifinanziamenti, delle riduzioni e delle rimodulazioni, ai  sensi
    dell'articolo 11, comma 3, lettera e), della legge 31 dicembre  2009,
    n. 196, sono indicati nella Tabella E allegata alla presente legge. 
      5. A valere sulle autorizzazioni di spesa, riportate nella  Tabella
    di  cui  al  comma  4,  le  amministrazioni   pubbliche,   ai   sensi
    dell'articolo 30, comma 2, della legge  31  dicembre  2009,  n.  196,
    possono assumere impegni nell'anno 2012, a carico di esercizi futuri,
    nei  limiti  massimi  di   impegnabilita'   indicati   per   ciascuna
    disposizione legislativa in apposita colonna  della  stessa  Tabella,
    ivi compresi gli impegni gia' assunti  nei  prece  denti  esercizi  a
    valere sulle autorizzazioni medesime. 
    
            
          
                                   Art. 36 
     
                              Entrata in vigore 
     
      1. Salvo quanto previsto dall'articolo 33, commi 7, 9, 29, 31, 35 e
    36, la presente legge entra in vigore il 1° gennaio 2012. 
      La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
    nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
    italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
    osservare come legge dello Stato. 
        Data a Roma, addi' 12 novembre 2011 
     
                                 NAPOLITANO 
     
                        Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri 
     
                        Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze  
     
    Visto, il Guardasigilli: Palma 
    
     
                             LAVORI PREPARATORI 
     
     Senato della Repubblica: (atto n. 2968) 
        Disegno di legge risultante dallo Stralcio, deliberato  dall'Aula
    nella seduta del 20 ottobre 2011, dell'art. 4, comma 32 a formare  il
    S.2968-bis; dell'art. 4, commi 42  e  43  a  formare  il  S.2968-ter;
    dell'art. 4, comma 45 a formare il S.2968-quater; dell'art. 4,  comma
    46 a formare il S.2968-quinquies;  dell'art.  4,  commi  49  e  50  a
    formare  il  S.2968-sexies;  dell'art.  4, comma  92  a  formare   il
    S.2968-septies, presentato dal Ministro dell'economia e delle finanze
    (On. Giulio Tremonti) il 18 ottobre 2011. 
        Assegnato alla 5ª Commissione (bilancio), in sede  referente,  il
    20 ottobre 2011 con pareri delle Commissioni 1ª, 2ª, 3ª, 4ª, 6ª,  7ª,
    8ª, 9ª, 10ª, 11ª, 12ª, 13ª, 14ª e Questioni regionali. 
        Esaminato dalla 5ª Commissione, in  sede  referente,  il  20,  25
    ottobre 2011 e 2, 3, 7, 8, 9, 10 novembre 2011. 
        Esaminato in Aula ed approvato l'11 novembre 2011. 
    Camera dei deputati: (atto n. 4773) 
        Assegnato alla V Commissione (bilancio. tesoro e programmazione),
    in sede referente, 1'11 novembre 2011 con pareri delle Commissioni I,
    II, III, IV, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII.  XIII,  XIV  e  Questioni
    regionali. 
        Esaminato dalla V Commissione, in sede referente, il 12  novembre
    2011. 
        Esaminato in Aula ed approvato il 12 novembre 2011. 
    
            
          
                                                               Allegato 1 
                                                    (articolo 1, comma 1) 
     
                           RISULTATI DIFFERENZIALI 
                        (importi in milioni di euro) 
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
    
            
          
                                                               Allegato 2 
                                             (articolo 2, comma 1, 2 e 3) 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
    
            
          
                                                               Allegato 3 
                                                  (articolo 33, comma 29) 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
    
            
          
                                                                 ELENCO 1 
                                                             (articolo 3) 
     
                    RIDUZIONI DELLE DOTAZIONI FINANZIARIE 
                      RIMODULABILI DI CIASCUN MINISTERO 
                             TRIENNIO 2012-2014 
                             (migliaia di euro) 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
                                                                 ELENCO 2 
                                                   (articolo 4, comma 51) 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
                                                                 ELENCO 3 
                                                   (articolo 33, comma 1) 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
    
            
          
                         PROSPETTO DI COPERTURA (*) 
     
    ---------- 
    (*) Il prospetto di copertura e'  riprodotto  nel  testo  originario,
    senza tener conto delle modificazioni proposte dalla Commissione. 
     
                  COPERTURA DEGLI ONERI DI NATURA CORRENTE 
                     PREVISTI DALLA LEGGE DI STABILITA' 
     
        (articolo 11, comma 6, della legge 31 dicembre 2009, n. 196) 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
                            BILANCIO DELLO STATO: 
                      REGOLAZIONI CONTABILI E DEBITORIE 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
                                   TABELLE 
     
    TABELLA A. - INDICAZIONE DELLE VOCI DA INCLUDERE NEL  FONDO  SPECIALE
    DI PARTE CORRENTE 
     
    TABELLA B. - INDICAZIONE DELLE VOCI DA INCLUDERE NEL  FONDO  SPECIALE
    DI CONTO CAPITALE 
     
    TABELLA C. - STANZIAMENTI AUTORIZZATI IN RELAZIONE A DISPOSIZIONI  DI
    LEGGE LA  CUI  QUANTIFICAZIONE  ANNUA  E'  DEMANDATA  ALLA  LEGGE  DI
    STABILITA' 
     
    TABELLA D. - VARIAZIONI  DA  APPORTARE  AL  BILANCIO  A  LEGISLAZIONE
    VIGENTE A SEGUITO DELLA RIDUZIONE DI  AUTORIZZAZIONI  LEGISLATIVE  DI
    SPESA DI PARTE CORRENTE PRECEDENTEMENTE DISPOSTE 
     
    TABELLA E. - IMPORTI DA  ISCRIVERE  IN  BILANCIO  IN  RELAZIONE  ALLE
    AUTORIZZAZIONI DI SPESA A CARATTERE PLURIENNALE  IN  CONTO  CAPITALE,
    CON EVIDENZIAZIONE  DEI  RIFINANZIAMENTI,  DELLE  RIDUZIONI  E  DELLE
    RIMODULAZIONI 
     
                                  TABELLA A 
     
                           INDICAZIONE DELLE VOCI 
              DA INCLUDERE NEL FONDO SPECIALE DI PARTE CORRENTE 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
                                  TABELLA B 
     
                     INDICAZIONE DELLE VOCI DA INCLUDERE 
                    NEL FONDO SPECIALE DI CONTO CAPITALE 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
                                  TABELLA C 
     
        STANZIAMENTI AUTORIZZATI IN RELAZIONE A DISPOSIZIONI DI LEGGE 
     LA CUI QUANTIFICAZIONE ANNUA E' DEMANDATA ALLA LEGGE DI STABILITA' 
     
                             ------------------- 
    N.B. - Le autorizzazioni  di  spesa  di  cui  alla  presente  Tabella
    riportano il riferimento al programma, con il relativo codice,  sotto
    il quale e' ricompreso il capitolo. 
    Gli stanziamenti comprendono le variazioni in  diminuzione  derivanti
    dall'applicazione dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge n.  138
    del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 2011. 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
                                  TABELLA D 
     
         VARIAZIONI DA APPORTARE AL BILANCIO A LEGISLAZIONE VIGENTE 
           A SEGUITO DELLA RIDUZIONE DI AUTORIZZAZIONI LEGISLATIVE 
             DI SPESA DI PARTE CORRENTE PRECEDENTEMENTE DISPOSTE 
     
    Nella colonna «definanziamento» il codice «0» indica che la riduzione
    dell'autorizzazione di spesa viene operata per gli anni  relativi  al
    triennio considerato e per gli importi previsti; il codice «1» indica
    che la riduzione viene disposta in via  permanente  per  gli  importi
    stessi, fino alla scadenza dell'autorizzazione di spesa. 
     
                             ------------------- 
    N.B. - Le autorizzazioni di spesa di  cui  alla  presente  Tabella  -
    indicate  secondo  l'amministrazione  pertinente   -   riportano   il
    riferimento al programma, con il relativo codice, sotto il  quale  e'
    ricompreso il capitolo. 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
                                  TABELLA E 
     
      IMPORTI DA ISCRIVERE IN BILANCIO IN RELAZIONE ALLE AUTORIZZAZIONI 
    DI  SPESA  A   CARATTERE   PLURIENNALE   IN   CONTO   CAPITALE,   CON
                               EVIDENZIAZIONE 
         DEI RIFINANZIAMENTI, DELLE RIDUZIONI E DELLE RIMODULAZIONI 
     
                             ------------------- 
    N.B. - Le autorizzazioni di spesa di  cui  alla  presente  Tabella  -
    indicate,  per  ciascuna  missione,  nei   vari   programmi   secondo
    l'amministrazione pertinente - riportano il riferimento al programma,
    con il relativo codice, sotto il quale e' ricompreso il capitolo. 
    Gli importi risultanti dalla presente tabella riportano la distinta e
    analitica evidenziazione dei rifinanziamenti, delle riduzioni e delle
    rimodulazioni; nel caso di assenza di  variazioni  vengono  riportati
    gli stanziamenti relativi alla legislazione vigente e alla  legge  di
    stabilita'. 
    Nella  riga  delle  riduzioni,  sono  riportate  le   variazioni   in
    diminuzione derivanti dall'applicazione dell'articolo 1, comma 1, del
    decreto-legge n. 138 del 2011, convertito, con  modificazioni,  dalla
    legge n. 148 del 2011. 
    Nella colonna «Limite impeg.» i numeri 1, 2 e 3 stanno ad indicare: 
    1) non impegnabili le quote degli anni 2012 ed esercizi successivi; 
    2) impegnabili al 50 per cento le quote degli anni 2012 e successivi; 
    3) interamente impegnabili le quote degli anni 2012 e successivi. 
    Sono comunque fatti salvi gli impegni assunti entro  il  31  dicembre
    2011 e quelli derivanti da spese di annualita'. 
     
                            ELENCO DELLE MISSIONI 
     
    3. - Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali 
    4. - L'Italia in Europa e nel mondo 
    7. - Ordine pubblico e sicurezza 
    8. - Soccorso civile 
    9. - Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca 
    11. - Competitivita' e sviluppo delle imprese 
    13. - Diritto alla mobilita' 
    14. - Infrastrutture pubbliche e logistica 
    17. - Ricerca e innovazione 
    18. - Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente 
    19. - Casa e assetto urbanistico 
    28. - Sviluppo e riequilibrio territoriale 
    29. - Politiche economico-finanziarie e di bilancio 
    32.  -  Servizi  istituzionali  e  generali   delle   amministrazioni
    pubbliche 
     
                      INDICE DEI SETTORI DI INTERVENTO 
     
    1. - Infrastrutture portuali e delle capitanerie di porto 
    2. - Interventi a favore delle imprese industriali 
    3. - Interventi per calamita' naturali 
    4. - Interventi nelle aree sottoutilizzate 
    5. - Credito agevolato al commercio 
    6. - Interventi a favore della regione Friuli-Venezia Giulia ed  aree
    limitrofe. Interventi per Venezia 
    7. - Provvidenze per l'editoria 
    8. - Edilizia residenziale e agevolata 
    9. - Mediocredito centrale - SIMEST Spa 
    10. - Artigiancassa 
    11. - Interventi nel settore dei trasporti 
    12. - Costruzione nuove sedi di servizio per  gli  appartenenti  alle
    Forze dell'ordine 
    13. - Interventi nel settore della ricerca 
    14. - Interventi a favore dell'industria navalmeccanica 
    15. - Ristrutturazione dei sistemi aeroportuali di Roma e Milano 
    16. - Interventi per la viabilita' ordinaria, speciale  e  di  grande
    comunicazione 
    17. - Edilizia: penitenziaria, giudiziaria, sanitaria, di servizio 
    18. - Metropolitana di Napoli 
    19. - Difesa del suolo e tutela ambientale 
    20. - Realizzazione di strutture turistiche 
    21. - Interventi in agricoltura 
    22. - Protezione dei territori dei comuni di Ravenna, Orvieto e Todi 
    23. - Universita' (compresa edilizia) 
    24. - Impiantistica sportiva 
    25. - Sistemazione delle aree urbane 
    26. - Ripiano disavanzi pregressi aziende sanitarie locali 
    27. - Interventi diversi 
     
    ---------- 
    N.B. I seguenti settori sono privi di autorizzazioni: nn. 1, 5, 6, 7,
    8, 9, 10, 12, 13, 14, 15, 18, 20, 22, 23, 25, 26. 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
    

    Disposizioni per la formazione del  bilancio  annuale  e  pluriennale
    dello Stato (Legge di stabilita' 2012). (11G0234), in G.U.R.I. del 14 novembre 2011, n. 265 - Supplemento Ordinario n. 234 
    
     

    tutela della liberta' d'impresa

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    LEGGE 11 novembre 2011, n. 180

    Norme per la tutela della liberta' d'impresa. Statuto delle  imprese.
    (11G0238), in G.U.R.I. del 14 novembre 2011, n. 265 
    

              
                Capo I 

    FINALITA' E PRINCIPI

     
     
        La Camera  dei  deputati ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno
    approvato; 
     
                       IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
     
     
                                  Promulga 
     
        la seguente legge: 
                                   Art. 1 
     
     
                                  Finalita' 
     
      1.  La  presente  legge  definisce  lo  statuto  delle  imprese   e
    dell'imprenditore al fine di assicurare  lo  sviluppo  della  persona
    attraverso il valore del lavoro, sia esso svolto  in  forma  autonoma
    che d'impresa, e di garantire la  liberta'  di  iniziativa  economica
    privata in conformita' agli articoli 35 e 41 della Costituzione. 
      2. I principi della presente legge costituiscono norme fondamentali
    di   riforma   economico-sociale   della   Repubblica   e    principi
    dell'ordinamento giuridico dello Stato e hanno lo scopo di  garantire
    la piena applicazione della comunicazione della  Commissione  europea
    COM(2008) 394 definitivo, del 25 giugno  2008,  recante  «Una  corsia
    preferenziale per la piccola impresa  -  Alla  ricerca  di  un  nuovo
    quadro fondamentale per la Piccola Impresa (uno "Small Business  Act"
    per l'Europa)», e la coerenza delle normative adottate dallo Stato  e
    dalle regioni con i provvedimenti dell'Unione europea in  materia  di
    concreta applicazione della medesima. 
      3. In ogni caso sono fatte salve  le  competenze  delle  regioni  a
    statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano  ai
    sensi dei rispettivi statuti  speciali  e  delle  relative  norme  di
    attuazione. 
      4.   Nelle   materie   attribuite   alla   competenza   legislativa
    concorrente,  ai  sensi  dell'articolo  117,   terzo   comma,   della
    Costituzione, le regioni e  le  province  autonome  di  Trento  e  di
    Bolzano esercitano la potesta' legislativa nel rispetto dei  principi
    fondamentali di cui alla presente legge. 
      5. Lo statuto  delle  imprese  e  dell'imprenditore,  di  cui  alla
    presente legge, mira in particolare: 
      a) al riconoscimento del contributo fondamentale delle imprese alla
    crescita dell'occupazione e alla prosperita'  economica,  nonche'  al
    riconoscimento dei doveri cui l'imprenditore e' tenuto  ad  attenersi
    nell'esercizio della propria attivita'; 
      b) a promuovere la costruzione di un quadro normativo nonche' di un
    contesto sociale e culturale  volti  a  favorire  lo  sviluppo  delle
    imprese anche di carattere familiare; 
      c) a rendere piu' equi i sistemi sanzionatori vigenti connessi agli
    adempimenti a cui le imprese sono tenute nei confronti della pubblica
    amministrazione; 
      d) a promuovere l'inclusione delle problematiche  sociali  e  delle
    tematiche ambientali nello svolgimento delle attivita' delle  imprese
    e nei loro rapporti con le parti sociali; 
      e) a favorire l'avvio di nuove imprese, in particolare da parte dei
    giovani e delle donne; 
      f) a valorizzare il potenziale di crescita, di produttivita'  e  di
    innovazione delle imprese, con particolare  riferimento  alle  micro,
    piccole e medie imprese; 
      g) a favorire la competitivita' del  sistema  produttivo  nazionale
    nel contesto europeo e internazionale; 
      h) ad adeguare l'intervento pubblico e l'attivita'  della  pubblica
    amministrazione alle esigenze delle micro, piccole  e  medie  imprese
    nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili
    a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per  la  finanza
    pubblica. 
    
            
          
              
                Capo I 

    FINALITA' E PRINCIPI

                                   Art. 2 
     
     
                              Principi generali 
     
      1. Sono principi generali della presente legge,  che  concorrono  a
    definire lo statuto delle imprese e dell'imprenditore: 
      a) la liberta' di iniziativa economica, di associazione, di modello
    societario, di stabilimento e di prestazione di servizi,  nonche'  di
    concorrenza, quali principi riconosciuti dall'Unione europea; 
      b) la sussidiarieta' orizzontale quale principio informatore  delle
    politiche pubbliche, anche con riferimento alla creazione  d'impresa,
    in  particolare  da  parte  dei   giovani   e   delle   donne,   alla
    semplificazione,  allo  stimolo  del  talento  imprenditoriale,  alla
    successione di impresa e alla certificazione; 
      c) il diritto dell'impresa di  operare  in  un  contesto  normativo
    certo e in un quadro di servizi pubblici tempestivi  e  di  qualita',
    riducendo al minimo i margini di discrezionalita' amministrativa; 
      d) la progressiva riduzione degli  oneri  amministrativi  a  carico
    delle imprese, in particolare delle micro, piccole e  medie  imprese,
    in conformita' a quanto previsto dalla normativa europea; 
      e) la partecipazione e  l'accesso  delle  imprese,  in  particolare
    delle micro,  piccole  e  medie  imprese,  alle  politiche  pubbliche
    attraverso  l'innovazione,   quale   strumento   per   una   maggiore
    trasparenza della pubblica amministrazione; 
      f) la reciprocita' dei  diritti  e  dei  doveri  nei  rapporti  fra
    imprese e pubblica amministrazione; 
      g) la tutela della capacita' inventiva e tecnologica delle  imprese
    per agevolarne l'accesso agli investimenti e agli strumenti di tutela
    della proprieta' intellettuale; 
      h) il diritto delle imprese a godere nell'accesso al credito di  un
    quadro informativo completo e trasparente e di condizioni eque e  non
    vessatorie; 
      i)  la  promozione  della  cultura  imprenditoriale  e  del  lavoro
    autonomo nel sistema dell'istruzione  scolastica  di  ogni  ordine  e
    grado e della  formazione  professionale,  valorizzando  quanto  piu'
    possibile la formazione svolta  in  azienda  soprattutto  per  quelle
    tipologie di contratto che  costituiscono  la  porta  d'ingresso  dei
    giovani nel mondo del lavoro; 
      l) la promozione di misure che semplifichino la trasmissione  e  la
    successione di impresa; 
      m) il  sostegno  pubblico,  attraverso  misure  di  semplificazione
    amministrativa  da   definire   attraverso   appositi   provvedimenti
    legislativi, alle micro, piccole e medie imprese,  in  particolare  a
    quelle giovanili e femminili e innovative; 
      n) la promozione di politiche volte all'aggregazione  tra  imprese,
    anche attraverso il sostegno ai distretti e alle reti di imprese; 
      o)  la  riduzione,  nell'ambito  di   un   apposito   provvedimento
    legislativo, della durata dei processi civili  relativi  al  recupero
    dei crediti vantati dalle imprese verso altre imprese  entro  termini
    ragionevolmente brevi, con l'obiettivo di un anno; 
      p) il  riconoscimento  e  la  valorizzazione  degli  statuti  delle
    imprese ispirati a principi di equita', solidarieta' e socialita'. 
      2. Nel rispetto dei principi fissati dall'articolo 107 del Trattato
    sul funzionamento dell'Unione europea le disposizioni di cui al comma
    1 sono rivolte prevalentemente a garantire alle imprese condizioni di
    equita' funzionale operando interventi di  tipo  perequativo  per  le
    aree territoriali sottoutilizzate gia' individuate dalla  legge,  con
    particolare  riguardo   alle   questioni   legate   alle   condizioni
    infrastrutturali,  al  credito  e  ai  rapporti   con   la   pubblica
    amministrazione. 
      3. Le disposizioni di cui ai commi 1, lettere d), l), m), n) e  o),
    e 2 si applicano  purche'  non  comportino  nuovi  o  maggiori  oneri
    finanziari e amministrativi. 
    
            
          
              
                Capo I 

    FINALITA' E PRINCIPI

                                   Art. 3 
     
     
                            Liberta' associativa 
     
      1. Ogni impresa e' libera di aderire ad una o piu' associazioni. 
      2.  Per  garantire  la  piu'  ampia  rappresentanza   dei   settori
    economicamente  piu'  rilevanti  nell'ambito   della   circoscrizione
    territoriale di competenza, il numero  dei  componenti  degli  organi
    amministrativi non puo' essere comunque superiore  ad  un  terzo  dei
    componenti dei consigli di ciascuna camera di commercio. 
      3. Il comma 2 si applica anche agli enti del sistema  delle  camere
    di  commercio,  industria,   artigianato   e   agricoltura   a   base
    associativa. 
      4. Entro un anno dalla data di entrata  in  vigore  della  presente
    legge, le associazioni di imprese integrano i propri statuti  con  un
    codice etico con il quale si prevede che le  imprese  associate  e  i
    loro   rappresentanti   riconoscono,   tra    i    valori    fondanti
    dell'associazione, il rifiuto di  ogni  rapporto  con  organizzazioni
    criminali o mafiose e con soggetti che fanno ricorso a  comportamenti
    contrari alla legge, al fine di contrastare e  ridurre  le  forme  di
    controllo delle imprese e dei  loro  collaboratori  che  alterano  di
    fatto la libera concorrenza. Le imprese che aderiscono alle  suddette
    associazioni respingono e contrastano ogni forma di estorsione, usura
    o altre  tipologie  di  reato,  poste  in  essere  da  organizzazioni
    criminali o mafiose, e collaborano con  le  forze  dell'ordine  e  le
    istituzioni, denunciando, anche con  l'assistenza  dell'associazione,
    ogni episodio di attivita' illegale di cui sono soggetti passivi.  Il
    mancato rispetto del codice  etico  dell'associazione  e  dei  doveri
    degli associati e' sanzionato nei termini previsti  dallo  statuto  e
    dallo stesso codice etico dell'associazione. 
    
            
          
              
                Capo I 

    FINALITA' E PRINCIPI

                                   Art. 4 
     
     
                 Legittimazione ad agire delle associazioni 
     
      1. Le associazioni di  categoria  rappresentate  in  almeno  cinque
    camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, di seguito
    denominate «camere di  commercio»,  ovvero  nel  Consiglio  nazionale
    dell'economia e del lavoro e le loro articolazioni territoriali e  di
    categoria sono legittimate a proporre azioni in giudizio sia a tutela
    di interessi relativi alla generalita' dei soggetti appartenenti alla
    categoria professionale, sia a tutela di interessi omogenei  relativi
    solo ad alcuni soggetti. 
      2. Le associazioni  di  categoria  maggiormente  rappresentative  a
    livello  nazionale,  regionale  e  provinciale  sono  legittimate  ad
    impugnare gli atti amministrativi lesivi degli interessi diffusi. 
    
            
          
              
                Capo I 

    FINALITA' E PRINCIPI

                                   Art. 5 
     
     
                                 Definizioni 
     
      1. Ai fini della presente legge: 
      a)  si  definiscono  «microimprese»,  «piccole  imprese»  e  «medie
    imprese» le imprese che  rientrano  nelle  definizioni  recate  dalla
    raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE  del  6  maggio
    2003 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea n. L 124
    del 20 maggio 2003; 
      b) si  definiscono  «distretti»  i  contesti  produttivi  omogenei,
    caratterizzati   da    un'elevata    concentrazione    di    imprese,
    prevalentemente di micro, piccole e medie dimensioni,  nonche'  dalla
    specializzazione produttiva di sistemi di imprese; 
      c) si definiscono «distretti  tecnologici»  i  contesti  produttivi
    omogenei, caratterizzati  dalla  presenza  di  forti  legami  con  il
    sistema della ricerca e dell'innovazione; 
      d) si definiscono «meta-distretti tecnologici» le  aree  produttive
    innovative   e   di   eccellenza,   indipendentemente   dai    limiti
    territoriali, ancorche' non strutturate e governate come reti; 
      e) si definiscono «distretti del commercio» le aree produttive e le
    iniziative nelle quali  i  cittadini,  le  imprese  e  le  formazioni
    sociali, liberamente aggregati, esercitano il commercio come  fattore
    di valorizzazione di tutte le risorse di cui dispone il territorio; 
      f) si definiscono «reti di impresa» le aggregazioni funzionali  tra
    imprese che rientrano nelle definizioni recate dal  decreto-legge  10
    febbraio 2009, n. 5, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  9
    aprile 2009, n. 33, e dall'articolo 42 del  decreto-legge  31  maggio
    2010, n. 78, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  30  luglio
    2010, n. 122; 
      g) si definiscono «consorzi per il commercio estero» i  consorzi  e
    le societa' consortili che  abbiano  come  scopi  sociali  esclusivi,
    anche  disgiuntamente,  l'esportazione  dei  prodotti  delle  imprese
    consorziate e l'attivita' promozionale necessaria per realizzarla; 
      h) si definiscono «imprese dell'indotto» le  imprese  che  sono  in
    rapporti contrattuali con altra impresa tali che le determinazioni  o
    gli   eventi   gestionali   riguardanti   quest'ultima   ne   possano
    condizionare  in  maniera   determinante   il   ciclo   economico   o
    l'organizzazione; 
      i) si definiscono «nuove imprese», comunque specificate, le imprese
    che hanno meno di cinque anni di attivita', le cui  quote  non  siano
    detenute in maggioranza da altre imprese, ovvero che non siano  state
    istituite nel quadro di una concentrazione o di una  ristrutturazione
    e non costituiscano una creazione di ramo d'azienda; 
      l)  si  definiscono  «imprese  femminili»  le  imprese  in  cui  la
    maggioranza delle quote sia nella titolarita'  di  donne,  ovvero  le
    imprese cooperative in cui la maggioranza delle persone sia  composta
    da donne e le imprese individuali gestite da donne; 
      m)  si  definiscono  «imprese  giovanili»  le  imprese  in  cui  la
    maggioranza delle quote sia nella titolarita' di  soggetti  con  eta'
    inferiore a trentacinque anni, ovvero le imprese cooperative  in  cui
    la maggioranza delle  persone  sia  composta  da  soggetti  con  eta'
    inferiore a trentacinque anni e le  imprese  individuali  gestite  da
    soggetti con eta' inferiore a trentacinque anni; 
      n) si definiscono «imprese tecnologiche» le imprese che  sostengono
    spese di ricerca scientifica e tecnologica per almeno il 15 per cento
    dei costi complessivi annuali; 
      o) si definisce «seed capital» il finanziamento  utilizzato  da  un
    imprenditore per l'avvio di  un  progetto  imprenditoriale,  compresi
    l'analisi di mercato, lo sviluppo dell'idea imprenditoriale, di nuovi
    prodotti e servizi, a monte della fase  d'avvio  dell'impresa  stessa
    (cosiddetto start-up). 
    
            
          
              
                Capo II 

    RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

                                   Art. 6 
     
     
                          Procedure di valutazione 
     
      1. Lo Stato, le regioni, gli enti locali e gli enti  pubblici  sono
    tenuti  a  valutare  l'impatto   delle   iniziative   legislative   e
    regolamentari, anche di natura fiscale, sulle  imprese,  prima  della
    loro adozione, attraverso: 
      a)   l'integrazione   dei   risultati   delle   valutazioni   nella
    formulazione delle proposte; 
      b) l'effettiva applicazione della disciplina  di  cui  all'articolo
    14, commi 1 e 4, della legge  28  novembre  2005,  n.  246,  relativa
    all'analisi dell'impatto della regolamentazione (AIR) e alla verifica
    dell'impatto della regolamentazione (VIR); 
      c) l'applicazione dei criteri di proporzionalita' e, qualora  possa
    determinarsi un pregiudizio eccessivo per le imprese, di  gradualita'
    in occasione dell'introduzione di nuovi adempimenti e oneri a  carico
    delle imprese, tenendo conto delle loro  dimensioni,  del  numero  di
    addetti e del settore merceologico di attivita'. 
      2. All'articolo 14 della legge  28  novembre  2005,  n.  246,  sono
    apportate le seguenti modificazioni: 
      a) al comma 1, e' aggiunto, in fine, il  seguente  periodo:  «Nella
    individuazione  e  comparazione  delle  opzioni  le   amministrazioni
    competenti tengono conto della necessita' di assicurare  il  corretto
    funzionamento concorrenziale del mercato e la tutela  delle  liberta'
    individuali.»; 
      b) al comma 5, la lettera a) e' sostituita dalla seguente: 
          «a) i criteri generali e le procedure dell'AIR,  da  concludere
    con apposita relazione, nonche' le relative fasi di consultazione»; 
        c) dopo il comma 5, e' inserito il seguente: 
          «5-bis. La relazione AIR di cui al comma  5,  lettera  a),  da'
    conto,  tra  l'altro,  in   apposite   sezioni,   della   valutazione
    dell'impatto sulle piccole e medie imprese e degli oneri  informativi
    e dei relativi costi amministrativi, introdotti o eliminati a  carico
    di cittadini e imprese. Per onere informativo  si  intende  qualunque
    adempimento   comportante   raccolta,   elaborazione,   trasmissione,
    conservazione e produzione di informazioni e documenti alla  pubblica
    amministrazione». 
      3.  I  criteri  per   l'effettuazione   della   stima   dei   costi
    amministrativi di cui al comma 5-bis dell'articolo 14 della legge  28
    novembre 2005, n. 246, introdotto dal comma 2 del presente  articolo,
    sono stabiliti, entro centoventi giorni  dalla  data  di  entrata  in
    vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio
    dei  ministri,   su   proposta   del   Ministro   per   la   pubblica
    amministrazione e l'innovazione e del Ministro per la semplificazione
    normativa, tenuto conto delle attivita' svolte ai sensi dell'articolo
    25  del  decreto-legge  25  giugno  2008,  n.  112,  convertito,  con
    modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. 
      4.  Le  regioni  e  gli  enti  locali,  nell'ambito  della  propria
    autonomia organizzativa e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
    pubblica, individuano l'ufficio responsabile del coordinamento  delle
    attivita' di cui al comma 1. Nel caso  non  sia  possibile  impiegare
    risorse interne o di  altri  soggetti  pubblici,  le  amministrazioni
    possono avvalersi del sistema delle camere di commercio, nel rispetto
    della normativa vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per
    la finanza pubblica. 
      5. I soggetti di cui  al  comma  1  prevedono  e  regolamentano  il
    ricorso  alla   consultazione   delle   organizzazioni   maggiormente
    rappresentative delle imprese prima dell'approvazione di una proposta
    legislativa, regolamentare o amministrativa, anche di natura fiscale,
    destinata ad avere conseguenze  sulle  imprese,  fatto  salvo  quanto
    disposto ai sensi dell'articolo 14, comma 5, lettera a), della  legge
    28 novembre 2005, n. 246, come sostituita dal comma  2  del  presente
    articolo. 
      6.  Le  disposizioni  che  prevedono  l'obbligo  per  le  pubbliche
    amministrazioni,  di  cui  all'articolo  1,  comma  2,  del   decreto
    legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  e  successive  modificazioni,  di
    pubblicare sui propri siti istituzionali,  per  ciascun  procedimento
    amministrativo  ad  istanza  di  parte   rientrante   nelle   proprie
    competenze, l'elenco degli atti e documenti che l'istante ha  l'onere
    di produrre a corredo dell'istanza si applicano  anche  agli  atti  o
    documenti la cui produzione a corredo  dell'istanza  e'  prevista  da
    norme  di  legge,  regolamenti  o  atti  pubblicati  nella   Gazzetta
    Ufficiale. 
    
            
          
              
                Capo II 

    RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

                                   Art. 7 
     
     
    Riduzione e trasparenza degli adempimenti amministrativi a carico  di
                             cittadini e imprese 
     
      1.  Allo  scopo  di  ridurre  gli  oneri  informativi  gravanti  su
    cittadini e imprese, i regolamenti ministeriali o  interministeriali,
    nonche' i provvedimenti amministrativi a carattere generale  adottati
    dalle amministrazioni dello Stato al fine di regolare l'esercizio  di
    poteri autorizzatori, concessori o certificatori,  nonche'  l'accesso
    ai servizi pubblici ovvero la concessione di benefici  devono  recare
    in allegato l'elenco di tutti  gli  oneri  informativi  gravanti  sui
    cittadini e  sulle  imprese  introdotti  o  eliminati  con  gli  atti
    medesimi. Per onere informativo si intende qualunque adempimento  che
    comporti   la   raccolta,   l'elaborazione,   la   trasmissione,   la
    conservazione e  la  produzione  di  informazioni  e  documenti  alla
    pubblica amministrazione. 
      2. Gli atti di cui al comma 1, anche se pubblicati  nella  Gazzetta
    Ufficiale,  sono  pubblicati  nei  siti  istituzionali  di   ciascuna
    amministrazione  secondo  i  criteri  e  le  modalita'  definiti  con
    apposito regolamento  da  emanare  con  decreto  del  Presidente  del
    Consiglio dei ministri, su proposta  del  Ministro  per  la  pubblica
    amministrazione e l'innovazione, entro novanta giorni dalla  data  di
    entrata in vigore della presente legge. 
      3. Il Dipartimento della funzione pubblica predispone, entro il  31
    marzo  di  ciascun  anno,  una  relazione  annuale  sullo  stato   di
    attuazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2, valuta  il  loro
    impatto in termini di semplificazione e riduzione  degli  adempimenti
    amministrativi per  i  cittadini  e  le  imprese,  anche  utilizzando
    strumenti  di  consultazione   delle   categorie   e   dei   soggetti
    interessati, e la trasmette al Parlamento. 
      4. Con il regolamento di cui al comma 2, ai fini della  valutazione
    degli eventuali profili di  responsabilita'  dei  dirigenti  preposti
    agli  uffici  interessati,   sono   individuate   le   modalita'   di
    presentazione dei reclami da parte dei cittadini e delle imprese  per
    la mancata applicazione delle disposizioni del presente articolo. 
    
            
          
              
                Capo II 

    RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

                                   Art. 8 
     
     
     Compensazione degli oneri regolatori, informativi e amministrativi 
     
      1. Negli  atti  normativi  e  nei  provvedimenti  amministrativi  a
    carattere generale che regolano l'esercizio di poteri  autorizzatori,
    concessori o certificatori, nonche' l'accesso ai servizi  pubblici  o
    la concessione di benefici, non possono essere introdotti nuovi oneri
    regolatori, informativi  o  amministrativi  a  carico  di  cittadini,
    imprese e altri soggetti  privati  senza  contestualmente  ridurne  o
    eliminarne altri, per un pari importo  stimato,  con  riferimento  al
    medesimo arco temporale. 
      2. Per la finalita' di  cui  al  comma  1,  fermo  restando  quanto
    previsto dall'articolo 14, commi da 1 a 11, della legge  28  novembre
    2005, n. 246, e' obbligatoria una  specifica  valutazione  preventiva
    degli oneri  previsti  dagli  schemi  di  provvedimenti  normativi  e
    amministrativi. La suddetta valutazione deve,  altresi',  individuare
    altri oneri regolatori, informativi o amministrativi  previsti  dalle
    norme gia' in vigore, da ridurre o eliminare allo scopo di  garantire
    l'invarianza degli oneri sui privati  connessi  alle  nuove  norme  o
    prescrizioni. 
    
            
          
              
                Capo II 

    RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

                                   Art. 9 
     
     
    Rapporti con la pubblica  amministrazione  e  modifica  dell'articolo
                           2630 del codice civile 
     
      1. Le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del
    decreto  legislativo  30   marzo   2001,   n.   165,   e   successive
    modificazioni, informano i rapporti con le  imprese  ai  principi  di
    trasparenza,  di  buona  fede  e  di  effettivita'  dell'accesso   ai
    documenti amministrativi, alle informazioni e  ai  servizi  svolgendo
    l'attivita'  amministrativa  secondo  criteri  di  economicita',   di
    efficacia, di efficienza,  di  tempestivita',  di  imparzialita',  di
    uniformita' di trattamento, di  proporzionalita'  e  di  pubblicita',
    riducendo o eliminando, ove possibile, gli oneri meramente formali  e
    burocratici  relativi  all'avvio  dell'attivita'  imprenditoriale   e
    all'instaurazione dei rapporti di lavoro nel settore privato, nonche'
    gli  obblighi  e  gli  adempimenti  non  sostanziali  a  carico   dei
    lavoratori e delle imprese. 
      2. Le pubbliche amministrazioni di cui  al  comma  1  garantiscono,
    attraverso le camere di commercio, la pubblicazione e l'aggiornamento
    delle norme e  dei  requisiti  minimi  per  l'esercizio  di  ciascuna
    tipologia  di  attivita'  d'impresa.  A  questo  fine,  le   medesime
    amministrazioni comunicano alle camere  di  commercio,  entro  il  31
    dicembre di ogni anno, l'elenco delle norme e  dei  requisiti  minimi
    per l'esercizio di ciascuna tipologia di attivita' d'impresa. 
      3. All'articolo 10-bis della  legge  7  agosto  1990,  n.  241,  e'
    aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Non possono  essere  addotti
    tra i motivi che ostano all'accoglimento della domanda inadempienze o
    ritardi attribuibili all'amministrazione». 
      4. Fermo restando quanto previsto  dal  comma  1  dell'articolo  19
    della legge 7 agosto 1990, n. 241,  e  successive  modificazioni,  le
    certificazioni relative all'impresa devono  essere  comunicate  dalla
    stessa al registro delle imprese di cui all'articolo 8 della legge 29
    dicembre 1993, n. 580,  e  successive  modificazioni,  anche  per  il
    tramite delle agenzie per le imprese di cui all'articolo 38, comma 3,
    lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
    modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.  133,  e  sono  inserite
    dalle camere di commercio  nel  repertorio  economico  amministrativo
    (REA). Alle pubbliche amministrazioni di cui al comma 1 del  presente
    articolo, alle quali le  imprese  comunicano  il  proprio  codice  di
    iscrizione  nel  registro  delle  imprese,  e'  garantito   l'accesso
    telematico  gratuito  al  registro  delle   imprese.   Le   pubbliche
    amministrazioni di cui al comma 1 non possono richiedere alle imprese
    copie di documentazione gia' presente nello stesso registro. 
      5. Al fine di rendere piu' equo il sistema delle sanzioni cui  sono
    sottoposte le imprese relativamente alle denunce, alle  comunicazioni
    e ai depositi da effettuarsi presso il registro delle imprese  tenuto
    dalle camere di commercio,  l'articolo  2630  del  codice  civile  e'
    sostituito dal seguente: 
      «Art. 2630.  -  (Omessa  esecuzione  di  denunce,  comunicazioni  e
    depositi). - Chiunque, essendovi  tenuto  per  legge  a  causa  delle
    funzioni rivestite in una societa'  o  in  un  consorzio,  omette  di
    eseguire, nei termini prescritti, denunce, comunicazioni  o  depositi
    presso il registro delle imprese,  ovvero  omette  di  fornire  negli
    atti, nella corrispondenza e nella rete  telematica  le  informazioni
    prescritte dall'articolo 2250, primo, secondo, terzo e quarto  comma,
    e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria  da  103  euro  a
    1.032 euro. Se la denuncia, la comunicazione o il deposito  avvengono
    nei trenta giorni successivi alla scadenza dei termini prescritti, la
    sanzione amministrativa pecuniaria e' ridotta ad un terzo. 
      Se  si  tratta  di  omesso  deposito  dei  bilanci,   la   sanzione
    amministrativa pecuniaria e' aumentata di un terzo». 
    
            
          
              
                Capo II 

    RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

                                   Art. 10 
     
    Delega al Governo in materia di disposizioni integrative e correttive
      del  decreto  legislativo  9  ottobre   2002,   n.   231,   nonche'
      differimento di termini per l'esercizio di deleghe  legislative  in
      materia di incentivi e di internazionalizzazione delle imprese 
     
      1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data
    di entrata in vigore della presente  legge,  un  decreto  legislativo
    recante modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231,  per
    l'integrale recepimento  della  direttiva  2011/7/UE  del  Parlamento
    europeo e del  Consiglio,  del  16  febbraio  2011,  sulla  base  dei
    seguenti principi e criteri direttivi: 
        a) contrasto degli effetti negativi della posizione dominante  di
    imprese sui propri  fornitori  o  sulle  imprese  subcommittenti,  in
    particolare nel caso in cui si  tratti  di  micro,  piccole  e  medie
    imprese; 
        b) fermo quanto previsto dall'articolo 12 della legge 10  ottobre
    1990, n. 287, previsione che l'Autorita' garante della concorrenza  e
    del mercato possa  procedere  ad  indagini  e  intervenire  in  prima
    istanza con diffide e irrogare sanzioni relativamente a comportamenti
    illeciti messi in atto da grandi imprese. 
      2. Al comma 3-bis dell'articolo 9 della legge 18  giugno  1998,  n.
    192,  e'  aggiunto,  in  fine,  il  seguente  periodo:  «In  caso  di
    violazione diffusa e reiterata della disciplina  di  cui  al  decreto
    legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, posta in essere  ai  danni  delle
    imprese, con  particolare  riferimento  a  quelle  piccole  e  medie,
    l'abuso si configura a prescindere dall'accertamento della dipendenza
    economica». 
      3.  La  legittimazione  a  proporre  azioni  in  giudizio,  di  cui
    all'articolo 4, comma 1, della presente legge, si  applica  anche  ai
    casi di abuso di dipendenza economica di  cui  all'articolo  9  della
    legge 18 giugno 1998, n. 192, come modificato, da ultimo, dal comma 2
    del presente articolo. 
      4. Alla legge 23 luglio 2009, n. 99,  e  successive  modificazioni,
    sono apportate le seguenti modificazioni: 
        a) all'articolo 3, comma 2, alinea, le  parole:  «diciotto  mesi»
    sono sostituite dalle seguenti: «trentaquattro mesi»; 
        b) all'articolo 12, comma 2, alinea, le parole:  «diciotto  mesi»
    sono sostituite dalle seguenti: «ventotto mesi». 
    
            
          
              
                Capo II 

    RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

                                   Art. 11 
     
     
             Certificazione sostitutiva e procedura di verifica 
     
      1. Le certificazioni  relative  a  prodotti,  processi  e  impianti
    rilasciate  alle  imprese  dagli  enti  di  normalizzazione  a   cio'
    autorizzati e da societa' professionali o da professionisti abilitati
    sono   sostitutive   della   verifica   da   parte   della   pubblica
    amministrazione e delle autorita' competenti, fatti salvi  i  profili
    penali. 
      2.  Le  pubbliche  amministrazioni  non  possono  richiedere   alle
    imprese, all'esito di procedimenti di verifica, adempimenti ulteriori
    rispetto ai requisiti minimi di cui  all'articolo  9,  comma  2,  ne'
    irrogare sanzioni che non riguardino esclusivamente il  rispetto  dei
    requisiti medesimi. 
      3. Nelle more dei procedimenti di verifica di cui al  comma  2  del
    presente  articolo  e  degli   eventuali   termini   concordati   per
    l'adeguamento ai requisiti minimi di cui  all'articolo  9,  comma  2,
    della presente legge, il procedimento di  cui  all'articolo  2  della
    legge 7 agosto 1990, n. 241, e  successive  modificazioni,  non  puo'
    essere sospeso per piu' di una volta e, in ogni caso, per un  periodo
    non superiore a trenta giorni e  l'attivita'  dell'impresa  non  puo'
    essere sospesa, fatti salvi i casi di gravi difformita' o di  mancato
    rispetto  dei  requisiti  medesimi,  ne'  l'amministrazione  pubblica
    competente puo' esercitare poteri sanzionatori. 
    
            
          
              
                Capo II 

    RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

                                   Art. 12 
     
     
    Modifica all'articolo 91 del decreto legislativo 12 aprile  2006,  n.
                                     163 
     
      1. Al fine di favorire  l'accesso  delle  micro,  piccole  e  medie
    imprese agli appalti pubblici di lavori e servizi  di  progettazione,
    all'articolo 91, comma 1, del codice dei contratti pubblici  relativi
    a lavori, servizi e forniture,  di  cui  al  decreto  legislativo  12
    aprile 2006, n. 163,  e  successive  modificazioni,  le  parole:  «di
    importo pari o  superiore  a  100.000  euro»  sono  sostituite  dalle
    seguenti: «di importo pari  o  superiore  alle  soglie  di  cui  alle
    lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 28». 
    
            
          
              
                Capo II 

    RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

                                   Art. 13 
     
     
                      Disciplina degli appalti pubblici 
     
      1. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, attraverso i  rispettivi
    siti  istituzionali,  rendono  disponibili  le   informazioni   sulle
    procedure di evidenza  pubblica  e,  in  particolare,  sugli  appalti
    pubblici di  importo  inferiore  alle  soglie  stabilite  dall'Unione
    europea nonche' sui bandi per l'accesso agli incentivi da parte delle
    micro, piccole e medie imprese. 
      2. Nel rispetto della normativa dell'Unione europea in  materia  di
    appalti pubblici, al fine di favorire l'accesso delle micro,  piccole
    e  medie  imprese,  la  pubblica  amministrazione  e   le   autorita'
    competenti,  purche'  cio'  non  comporti  nuovi  o  maggiori   oneri
    finanziari, provvedono a: 
      a) suddividere, nel rispetto di quanto  previsto  dall'articolo  29
    del codice dei  contratti  pubblici  relativi  a  lavori,  servizi  e
    forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163,  gli
    appalti in lotti o lavorazioni  ed  evidenziare  le  possibilita'  di
    subappalto, garantendo la corresponsione  diretta  dei  pagamenti  da
    effettuare tramite bonifico  bancario,  riportando  sullo  stesso  le
    motivazioni del pagamento, da parte  della  stazione  appaltante  nei
    vari stati di avanzamento; 
      b) semplificare  l'accesso  agli  appalti  delle  aggregazioni  fra
    micro, piccole e medie imprese privilegiando associazioni  temporanee
    di imprese, forme consortili e reti  di  impresa,  nell'ambito  della
    disciplina che regola la materia dei contratti pubblici; 
      c) semplificare l'accesso delle micro, piccole e medie imprese agli
    appalti pubblici di fornitura di servizi pubblici locali, banditi dai
    comuni con popolazione inferiore  a  5.000  abitanti  e  per  importi
    inferiori alle soglie stabilite dall'Unione europea, mediante: 
          1)  l'assegnazione  tramite  procedura  di  gara  ad   evidenza
    pubblica   ovvero   tramite    assegnazione    a    societa'    miste
    pubblico-private, a condizione che la  selezione  del  socio  privato
    avvenga mediante procedure  competitive  ad  evidenza  pubblica,  nel
    rispetto dei  principi  di  economicita',  efficacia,  imparzialita',
    trasparenza, adeguata pubblicita', non  discriminazione,  parita'  di
    trattamento,  mutuo  riconoscimento   e   proporzionalita'   previsti
    dall'Unione europea, le quali abbiano ad oggetto, al tempo stesso, la
    qualita' di socio e l'attribuzione  dei  compiti  operativi  connessi
    alla gestione dell'appalto; 
          2)  nel  rispetto  di  quanto  previsto   dalla   lettera   a),
    l'individuazione di  lotti  adeguati  alla  dimensione  ottimale  del
    servizio pubblico locale; 
          3) l'individuazione di ambiti di servizio  compatibili  con  le
    caratteristiche della comunita' locale, con  particolare  riferimento
    alle aree  dei  servizi  di  raccolta,  smaltimento  e  recupero  dei
    rifiuti, del trasporto pubblico locale, dei servizi di manutenzione e
    riparazione nelle filiere energetiche,  dell'illuminazione  pubblica,
    dei servizi cimiteriali, di riqualificazione del patrimonio  edilizio
    pubblico,  di  manutenzione  delle   infrastrutture   viarie   e   di
    manutenzione delle aree verdi; 
        d) introdurre modalita' di coinvolgimento nella realizzazione  di
    grandi infrastrutture, nonche' delle  connesse  opere  integrative  o
    compensative, delle imprese residenti nelle regioni e  nei  territori
    nei  quali  sono  localizzati  gli  investimenti,   con   particolare
    attenzione alle micro, piccole e medie imprese. 
      3. Le micro, piccole e medie imprese che partecipano alle  gare  di
    appalto  di  lavori,   servizi   e   forniture   possono   presentare
    autocertificazioni per l'attestazione  dei  requisiti  di  idoneita'.
    Inoltre le amministrazioni pubbliche e le  autorita'  competenti  non
    possono chiedere alle imprese documentazione o certificazioni gia' in
    possesso della pubblica amministrazione o  documentazione  aggiuntiva
    rispetto a quella prevista dal codice di cui al  decreto  legislativo
    12 aprile 2006, n. 163. 
      4. La pubblica amministrazione e le autorita' competenti, nel  caso
    di  micro,  piccole  e  medie  imprese,  chiedono  solo   all'impresa
    aggiudicataria  la  documentazione  probatoria   dei   requisiti   di
    idoneita' previsti dal codice di cui al decreto legislativo 12 aprile
    2006, n. 163.  Nel  caso  in  cui  l'impresa  non  sia  in  grado  di
    comprovare  il  possesso  dei  requisiti  si  applicano  le  sanzioni
    previste dalla legge 28 novembre 2005, n. 246, nonche' la sospensione
    dalla partecipazione alle procedure di affidamento per un periodo  di
    un anno. 
      5. E' fatto divieto alla pubblica  amministrazione,  alle  stazioni
    appaltanti, agli enti aggiudicatori e ai  soggetti  aggiudicatori  di
    richiedere alle imprese che concorrono alle procedure di cui al comma
    1 requisiti finanziari sproporzionati rispetto al valore dei  beni  e
    dei servizi oggetto dei contratti medesimi. 
    
            
          
              
                Capo II 

    RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

                                   Art. 14 
     
     
               Consorzio obbligatorio nel settore dei laterizi 
     
      1. E' costituito dalle imprese del settore dei laterizi,  ai  sensi
    dell'articolo 2616 del codice  civile,  produttrici  di  prodotti  in
    laterizio  rientranti  nel  codice   Ateco   23.32.,   un   consorzio
    obbligatorio  per  l'efficientamento  dei  processi  produttivi   nel
    settore dei laterizi (COSL), per la riduzione del loro impatto  e  il
    miglioramento delle performance ambientali e  per  la  valorizzazione
    della qualita' e l'innovazione dei prodotti, con sede  legale  presso
    il Ministero dello sviluppo economico. 
      2. Il COSL, senza fini di lucro, ha durata  ventennale  e  comunque
    connessa  alla  permanenza  dei  presupposti  normativi   della   sua
    costituzione.  Puo'  essere   anticipatamente   sciolto   qualora   i
    presupposti normativi della sua costituzione vengano meno prima della
    scadenza del termine della durata. 
      3. Il COSL ha personalita' giuridica di  diritto  privato,  non  ha
    fini di lucro  ed  e'  costituito  per  creare  e  gestire  un  Fondo
    alimentato dai consorziati sulla base di un  versamento  obbligatorio
    espresso in percentuale, il quale viene  riportato  su  ogni  fattura
    emessa per la vendita e cessione di prodotto, al fine di  incentivare
    la chiusura di unita' produttive di  laterizi  piu'  vetuste  e  meno
    efficienti in termini di elevati costi energetici  ed  ambientali.  A
    tale scopo il COSL fissa a carico dei  consorziati  un  contributo  a
    fondo  perduto  per   ogni   tonnellata   di   capacita'   produttiva
    smantellata, con riferimento ad impianti  caratterizzati  da  consumi
    energetici superiori alla soglia minima ambientale,  da  valutare  in
    termini di consumo  energetico  medio  per  tonnellata  di  materiale
    prodotto.  Puo'  altresi'  essere   destinatario   di   finanziamenti
    nazionali o comunitari, di eventuali contributi di terzi, in caso  di
    consulenze o servizi resi dal COSL stesso,  di  eventuali  contributi
    straordinari dei consorziati, su delibera dell'assemblea. 
      4.  Una  percentuale  del  Fondo   potra'   essere   destinata   al
    finanziamento di  quota  parte  delle  spese  annuali  di  ricerca  e
    sviluppo sostenute dalle imprese consorziate riferite allo studio  di
    materiali  e  soluzioni  in  laterizio  con  elevata   capacita'   di
    isolamento termico, al fine di  ridurre  l'impatto  ambientale  degli
    edifici. 
      5. Lo statuto del COSL, sottoposto all'approvazione  del  Ministero
    dello  sviluppo  economico,  prevede  la  costituzione  degli  organi
    sociali secondo la disciplina del codice civile, prevedendo  altresi'
    che, in caso di cessazione anticipata o scioglimento,  il  patrimonio
    residuo venga redistribuito tra i consorziati  esistenti  al  momento
    dello scioglimento. 
      6.  Il  COSL  svolge  la  propria  attivita'  in   collegamento   e
    collaborazione con il Ministero dello sviluppo  economico  e  con  le
    altre amministrazioni competenti, ove necessario. 
      7. Il  COSL  e'  sottoposto  alla  vigilanza  del  Ministero  dello
    sviluppo economico, secondo modalita' idonee  ad  assicurare  che  la
    gestione  sia  efficace  ed  efficiente   in   rapporto   all'oggetto
    consortile. A questo scopo, il COSL provvede ad inviare al  Ministero
    dello sviluppo economico il piano operativo annuale ed il bilancio. 
    
            
          
              
                Capo II 

    RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

                                   Art. 15 
     
     
                  Contratti di fornitura con posa in opera 
     
      1. La disposizione prevista dall'articolo  118,  comma  3,  secondo
    periodo, del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006,  n.
    163, e successive modificazioni, si applica anche alle  somme  dovute
    agli esecutori in subcontratto di forniture con posa in opera le  cui
    prestazioni sono pagate in base  allo  stato  di  avanzamento  lavori
    ovvero stato di avanzamento forniture. 
    
            
          
              
                Capo III 

    DISPOSIZIONI IN MATERIA DI MICRO, PICCOLE E MEDIE IMPRESE E DI
    POLITICHE PUBBLICHE

                                   Art. 16 
     
     
                  Politiche pubbliche per la competitivita' 
     
      1. Al fine di garantire la competitivita' e la produttivita'  delle
    micro, piccole e medie imprese e delle reti  di  imprese,  lo  Stato,
    nell'attuazione delle politiche pubbliche e attraverso l'adozione  di
    appositi provvedimenti normativi, provvede  a  creare  le  condizioni
    piu'    favorevoli    per     la     ricerca     e     l'innovazione,
    l'internazionalizzazione e la  capitalizzazione,  la  promozione  del
    «Made in Italy» e, in particolare: 
      a) garantisce alle micro, piccole e medie imprese e  alle  reti  di
    imprese una riserva minima del 60 per cento per ciascuna delle misure
    di incentivazione di natura automatica o valutativa, di cui almeno il
    25 per cento e' destinato alle micro e piccole imprese; 
      b) favorisce la cooperazione strategica tra  le  universita'  e  le
    micro, piccole e medie imprese; 
      c) favorisce la  trasparenza  nei  rapporti  fra  gli  intermediari
    finanziari e le micro, piccole e medie imprese e le reti di  imprese,
    assicurando condizioni di accesso al credito  informato,  corretto  e
    non vessatorio, mediante: 
          1) l'attribuzione all'Autorita' garante della concorrenza e del
    mercato dei poteri di cui agli  articoli  12  e  15  della  legge  10
    ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni, nei confronti degli
    intermediari finanziari  ai  fini  di  verificare  le  condizioni  di
    trasparenza del comportamento degli intermediari verso le  imprese  e
    di accertare pratiche concertate, accordi o intese; 
          2) la previsione dell'obbligo per gli  intermediari  finanziari
    di trasmettere periodicamente  al  Ministero  dell'economia  e  delle
    finanze, per la  sua  pubblicazione  telematica,  un  rapporto  sulle
    condizioni medie praticate su base nazionale e regionale,  sui  tempi
    medi di istruttoria relativa alla concessione di crediti, sul numero,
    sulla quantita' di impieghi e sulla  loro  distribuzione  per  classi
    dimensionali di impresa; 
        d) sostiene la promozione delle micro, piccole e medie imprese  e
    delle  reti  di  imprese  nei  mercati  nazionali  e   internazionali
    mediante: 
          1) la realizzazione, senza nuovi o maggiori oneri finanziari  e
    amministrativi, da parte del Ministero dello sviluppo  economico,  di
    un portale dedicato al «Made in Italy» che permetta al consumatore di
    orientarsi nella ricerca di  prodotti  tipici  italiani,  nonche'  di
    prodotti «Made in Italy» di largo consumo; 
          2) la  definizione,  da  parte  del  Ministero  dello  sviluppo
    economico, tramite uno o piu' accordi di programma  sottoscritti  con
    l'Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e
    agricoltura (Unioncamere), delle linee guida, delle priorita'  e  del
    sistema di valutazione degli interventi sulla base degli indirizzi di
    politica  industriale,  sentite  le   organizzazioni   nazionali   di
    rappresentanza delle micro,  piccole  e  medie  imprese  maggiormente
    rappresentative a  livello  nazionale,  anche  al  fine  di  un  piu'
    efficace impiego delle risorse stanziate dalle  camere  di  commercio
    per il sostegno alla partecipazione  delle  micro,  piccole  e  medie
    imprese agli eventi fieristici e per le attivita' promozionali; 
          3)  il  sostegno,  da  parte  del  Ministero   dello   sviluppo
    economico, sentite le organizzazioni di rappresentanza delle  piccole
    e medie imprese maggiormente rappresentative a livello nazionale,  ai
    sistemi di associazione tra micro, piccole e medie imprese nella loro
    attivita' di promozione sui mercati nazionali e internazionali, anche
    attraverso l'identificazione e il  monitoraggio  degli  strumenti  di
    formazione, agevolazione,  incentivazione  e  finanziamento,  nonche'
    agli organismi partecipati costituiti per facilitare  e  accompagnare
    le imprese negli adempimenti necessari all'internazionalizzazione; 
        e) assicura  l'orizzontalita'  tra  i  settori  produttivi  degli
    interventi di incentivazione alle imprese, promuovendo la  logica  di
    filiera; 
        f) favorisce la diffusione dei valori  di  merito,  efficienza  e
    responsabilita',  e  sostiene  la  piena  liberta'  di   scelta   dei
    lavoratori sulla destinazione del trattamento di fine rapporto; 
        g)  promuove  la  partecipazione  dei   lavoratori   agli   utili
    d'impresa. 
        h) promuove l'efficacia, la  trasparenza  e  la  concorrenza  del
    mercato elettrico e del gas con lo scopo di favorire  la  diminuzione
    delle tariffe elettriche e del gas a carico delle  micro,  piccole  e
    medie imprese. 
      2.  Per  le  imprese  femminili,  lo  Stato  garantisce,   inoltre,
    l'adozione di misure volte a sviluppare e rendere piu'  effettivo  il
    principio di pari opportunita' attraverso: 
        a) il potenziamento  delle  azioni  svolte  a  livello  nazionale
    finalizzate  ad  assicurare,  per   i   servizi   dell'infanzia,   in
    conformita' agli obiettivi fissati dal Consiglio europeo  di  Lisbona
    del 23-24 marzo 2000, il conseguimento della  qualita'  standard  dei
    servizi offerti; 
        b) l'attuazione del piano straordinario per la conciliazione  tra
    tempi di vita e tempi di lavoro. 
      3. Tutti i provvedimenti di cui al comma 1 sono adottati sulla base
    di un piano strategico di interventi, predisposto dal Ministro  dello
    sviluppo  economico,  sentite  le  regioni,  nell'ambito  della  sede
    stabile di concertazione di cui all'articolo 1,  comma  846,  secondo
    periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. 
      4. Per le imprese presenti nelle  aree  sottoutilizzate,  lo  Stato
    garantisce inoltre l'adozione di misure volte a garantire  e  rendere
    piu' effettivo il principio di equita' e di  libera  concorrenza  nel
    pieno rispetto della normativa dell'Unione europea. 
    
            
          
              
                Capo III 

    DISPOSIZIONI IN MATERIA DI MICRO, PICCOLE E MEDIE IMPRESE E DI
    POLITICHE PUBBLICHE

                                   Art. 17 
     
     
                Garante per le micro, piccole e medie imprese 
     
      1. E' istituito, presso il Ministero dello sviluppo  economico,  il
    Garante per le micro, piccole e medie imprese, che svolge le funzioni
    di: 
        a) monitorare l'attuazione nell'ordinamento  della  comunicazione
    della Commissione europea COM (2008) 394 definitivo,  del  25  giugno
    2008, recante «Una corsia preferenziale per la piccola impresa - Alla
    ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola  Impresa  (uno
    ''Small Business Act'' per l'Europa)» e della sua revisione,  di  cui
    alla  comunicazione  della  Commissione   europea   COM   (2011)   78
    definitivo, del 23 febbraio  2011,  recante  «Riesame  dello  ''Small
    Business Act'' per l'Europa»; 
        b) analizzare, in via preventiva e  successiva,  l'impatto  della
    regolamentazione sulle micro, piccole e medie imprese; 
        c) elaborare proposte finalizzate  a  favorire  lo  sviluppo  del
    sistema delle micro, piccole e medie imprese; 
        d) segnalare al  Parlamento,  al  Presidente  del  Consiglio  dei
    ministri, ai Ministri e agli enti territoriali interessati i casi  in
    cui  iniziative   legislative   o   regolamentari   o   provvedimenti
    amministrativi  di  carattere  generale  possono  determinare   oneri
    finanziari o amministrativi rilevanti a carico delle micro, piccole e
    medie imprese; 
        e) trasmettere al Presidente del Consiglio dei ministri, entro il
    28 febbraio di ogni anno, una  relazione  sull'attivita'  svolta.  La
    relazione contiene una sezione dedicata all'analisi preventiva e alla
    valutazione successiva dell'impatto delle politiche  pubbliche  sulle
    micro, piccole e medie imprese e individua le misure da  attuare  per
    favorirne la competitivita'. Il Presidente del Consiglio dei ministri
    trasmette entro trenta giorni la relazione al Parlamento; 
        f) monitorare  le  leggi  regionali  di  interesse  delle  micro,
    piccole e medie imprese e promuovere  la  diffusione  delle  migliori
    pratiche; 
        g) coordinare i garanti delle  micro,  piccole  e  medie  imprese
    istituiti presso le  regioni,  mediante  la  promozione  di  incontri
    periodici ed il confronto preliminare alla redazione della  relazione
    di cui alla lettera e). 
      2. Anche ai fini dell'attivita' di analisi di cui al  comma  1,  il
    Garante, con proprio rapporto,  da'  conto  delle  valutazioni  delle
    categorie e degli altri soggetti rappresentativi delle micro, piccole
    e medie imprese relativamente agli oneri  complessivamente  contenuti
    negli atti normativi ed amministrativi che  interessano  le  suddette
    imprese. Nel caso  di  schemi  di  atti  normativi  del  Governo,  il
    Garante, anche  congiuntamente  con  l'amministrazione  competente  a
    presentare l'iniziativa normativa, acquisisce le valutazioni  di  cui
    al primo periodo e il rapporto di cui al medesimo periodo e' allegato
    all'AIR.  Ai  fini  di  cui  al  secondo  periodo   l'amministrazione
    competente a presentare l'iniziativa normativa segnala al Garante gli
    schemi di atti normativi del  Governo  che  introducono  o  eliminano
    oneri a carico delle micro, piccole e medie imprese. 
      3. Il Governo, entro sessanta giorni dalla trasmissione, e comunque
    entro il 30 aprile di ogni anno, rende comunicazioni alle Camere  sui
    contenuti della relazione di cui al comma 1, lettera e).  Il  Garante
    concentra le attivita' di cui al comma 1,  lettere  b)  e  c),  sulle
    misure prioritarie da  attuare  contenute  negli  atti  di  indirizzo
    parlamentare eventualmente approvati. 
      4. Per l'esercizio della propria attivita' il  Garante  di  cui  al
    comma 1 si avvale delle analisi fornite  dalla  Banca  d'Italia,  dei
    dati  rilevati   dall'Istituto   nazionale   di   statistica,   della
    collaborazione dei Ministeri competenti per materia, dell'Unioncamere
    e delle camere di commercio. Puo' stipulare convenzioni  non  onerose
    per la collaborazione e la fornitura di dati e analisi  da  parte  di
    primari istituti di ricerca, anche di natura privata.  Le  camere  di
    commercio,  sulla  base  delle  informazioni  di  cui  al   comma   2
    dell'articolo   9,   possono   proporre   al   Garante   misure    di
    semplificazione   della   normativa   sull'avvio   e   sull'esercizio
    dell'attivita' di impresa. 
      5. Presso il Garante di cui al comma l e' istituito  il  tavolo  di
    consultazione permanente delle associazioni di categoria maggiormente
    rappresentative del settore delle micro, piccole e medie imprese, con
    la funzione di organo di partenariato  delle  politiche  di  sviluppo
    delle micro, piccole e medie imprese, in raccordo con le regioni.  Al
    fine di attivare un meccanismo di confronto e  scambio  permanente  e
    regolare,  le  consultazioni  si  svolgono  con  regolarita'  e  alle
    associazioni e' riconosciuta la possibilita' di presentare proposte e
    rappresentare istanze e criticita'. 
      6. Il Garante di cui  al  comma  1  e'  nominato  con  decreto  del
    Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello
    sviluppo economico, tra i dirigenti di  prima  fascia  del  Ministero
    dello sviluppo economico, si  avvale  per  il  proprio  funzionamento
    delle strutture del medesimo Ministero e svolge i compiti di  cui  al
    presente articolo senza  compenso  aggiuntivo  rispetto  all'incarico
    dirigenziale attribuito.  All'attuazione  del  presente  articolo  si
    provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali  e  finanziarie
    disponibili  a  legislazione  vigente  e,  comunque,  senza  nuovi  o
    maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    LEGGE ANNUALE PER LE MICRO, LE PICCOLE E LE MEDIE IMPRESE

                                   Art. 18 
     
     
          Legge annuale per le micro, le piccole e le medie imprese 
     
      1. Al fine di attuare la comunicazione  della  Commissione  europea
    COM (2008) 394 definitivo, del 25 giugno 2008,  recante  «Una  corsia
    preferenziale per la piccola impresa  -  Alla  ricerca  di  un  nuovo
    quadro fondamentale per la Piccola Impresa (uno "Small Business  Act"
    per l'Europa)», entro il 30  giugno  di  ogni  anno  il  Governo,  su
    proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza
    unificata di cui all'articolo 8 del  decreto  legislativo  28  agosto
    1997, n. 281, e successive modificazioni,  presenta  alle  Camere  un
    disegno di legge annuale per la tutela e  lo  sviluppo  delle  micro,
    piccole e medie imprese volto a definire gli  interventi  in  materia
    per l'anno successivo. 
      2. Il disegno di legge di cui al comma 1 reca, in distinte sezioni: 
        a) norme  di  immediata  applicazione,  al  fine  di  favorire  e
    promuovere le micro, piccole e medie imprese, rimuovere gli  ostacoli
    che ne impediscono lo sviluppo,  ridurre  gli  oneri  burocratici,  e
    introdurre   misure   di   semplificazione    amministrativa    anche
    relativamente ai  procedimenti  sanzionatori  vigenti  connessi  agli
    adempimenti a cui sono tenute le micro, piccole e medie  imprese  nei
    confronti della pubblica amministrazione; 
        b) una o piu' deleghe al  Governo  per  l'emanazione  di  decreti
    legislativi, da adottare non oltre centoventi giorni  dalla  data  di
    entrata in vigore della legge, ai fini di cui al comma 1; 
        c)  l'autorizzazione   all'adozione   di   regolamenti,   decreti
    ministeriali e altri atti, ai fini di cui al comma 1; 
        d) norme integrative o correttive di  disposizioni  contenute  in
    precedenti leggi, con esplicita indicazione delle norme da modificare
    o abrogare. 
      3. Al disegno di  legge  di  cui  al  comma  1,  oltre  alle  altre
    relazioni  previste  dalle  vigenti  disposizioni,  e'  allegata  una
    relazione volta a evidenziare: 
        a) lo stato di conformita' dell'ordinamento rispetto ai  principi
    e agli obiettivi  contenuti  nella  comunicazione  della  Commissione
    europea di cui al comma 1; 
        b)  lo  stato  di  attuazione  degli  interventi  previsti  nelle
    precedenti leggi annuali per la tutela e  lo  sviluppo  delle  micro,
    piccole e medie imprese, indicando gli effetti che ne  sono  derivati
    per i cittadini, le imprese e la pubblica amministrazione; 
        c) l'analisi preventiva e la valutazione successiva  dell'impatto
    delle politiche economiche e di sviluppo sulle micro, piccole e medie
    imprese; 
        d)  le  specifiche   misure   da   adottare   per   favorire   la
    competitivita' e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese, al
    fine di garantire l'equo sviluppo delle aree sottoutilizzate. 
      4. Per i fini di  cui  al  comma  1,  il  Ministro  dello  sviluppo
    economico  convoca  il  tavolo  di  consultazione  permanente   delle
    associazioni di categoria previsto dall'articolo  17,  comma  5,  per
    l'acquisizione di osservazioni e proposte. 
    
            
          
              
                Capo V 

    COMPETENZE REGIONALI E DEGLI ENTI LOCALI

                                   Art. 19 
     
     
           Rapporti tra lo Stato, le regioni e le autonomie locali 
     
      1. Le regioni promuovono la stipula di accordi e di intese in  sede
    di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
    province autonome di Trento e di Bolzano,  al  fine  di  favorire  il
    coordinamento dell'esercizio delle competenze normative in materia di
    adempimenti amministrativi delle imprese, nonche' il conseguimento di
    ulteriori  livelli  minimi  di  liberalizzazione  degli   adempimenti
    connessi allo svolgimento  dell'attivita'  d'impresa  sul  territorio
    nazionale, previe individuazione delle migliori pratiche  e  verifica
    dei risultati delle iniziative sperimentali adottate dalle regioni  e
    dagli enti locali. 
    
            
          
              
                Capo VI 

    NORME FINALI

                                   Art. 20 
     
     
                              Norma finanziaria 
     
      1.   Le   amministrazioni    pubbliche    interessate    provvedono
    all'attuazione della presente legge avvalendosi delle risorse  umane,
    strumentali e  finanziarie  disponibili  a  legislazione  vigente  e,
    comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
    
            
          
              
                Capo VI 

    NORME FINALI

                                   Art. 21 
     
     
                              Entrata in vigore 
     
      1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a  quello
    della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. 
      La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
    nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
    italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
    osservare come legge dello Stato. 
        Data a Roma, addi' 11 novembre 2011 
     
                                 NAPOLITANO 
     
     
                                    Berlusconi, Presidente del  Consiglio
                                    dei Ministri 
     
     
    Visto, il Guardasigilli: Palma 
    
     
                             LAVORI PREPARATORI 
     
    Camera dei deputati (atto n. 98 ): 
        Presentato dall'on. La Loggia e Carlucci il 29 aprile 2008. 
        Assegnato alla X  commissione  (Attivita'  produttive),  in  sede
    referente, il 18 giugno 2008 con pareri delle commissioni I,  II,  V,
    VII, VIII e questioni regionali. 
        Esaminato dalla X commissione, in sede referente, il 13  gennaio,
    14 luglio, 22 e 29 settembre, 5 ottobre 2010; 8 e 10 marzo 2011. 
        Esaminato in aula il 14 marzo  2011  ed  approvato  in  un  Testo
    unificato con gli atti nn. 1225 (Bersani ed altri); 1284  (Pelino  ed
    altri); 1325 (Vignali ed altri);  2680  (Jannone  e  Carlucci);  2754
    (Vignali ed altri) e 3191 (Borghesi ed altri) il 15 marzo 2011. 
    Senato della Repubblica (atto n. 2626): 
        Assegnato alla 10ª commissione (Industria), in sede referente, il
    24 marzo 2011 con pareri delle commissioni 1ª, 2ª, 5ª,  6ª,  7ª,  8ª,
    13ª, 14ª e questioni regionali. 
        Esaminato dalla 10ª commissione, in sede referente, il 29  marzo,
    5 aprile, 3, 4 e 24 maggio, 7, 8, 21 e 29 giugno; 6, 13 e 26  luglio;
    1° agosto, 20 settembre, 11, 12, 13 e 18 ottobre 2011. 
        Esaminato in aula il 13, 18 e 19 ottobre 2011 ed  approvato,  con
    modificazioni, il 20 ottobre 2011. 
    Camera dei deputati (atto n. 98-1225-1284-1325-2680-2754-3191-B): 
        Assegnato alla X  commissione  (Attivita'  produttive),  in  sede
    referente, il 25 ottobre 2011 con parere della commissione I, II,  V,
    VI, VIII, XI, XIV e questioni regionali. 
        Esaminato dalla X commissione , in sede referente,  il  26  e  27
    ottobre 2011. 
        Esaminato in aula il 2 novembre 2011 ed approvato, il 3  novembre
    2011. 
    
            
          
     

    accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato

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    DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 14 settembre 2011, n. 179

    Regolamento concernente la disciplina  dell'accordo  di  integrazione
    tra lo straniero e lo Stato, a norma dell'articolo  4-bis,  comma  2,
    del  testo  unico  delle  disposizioni  concernenti   la   disciplina
    dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al
    decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. (11G0221), in G.U.R.I. dell'11 novembre 2011, n. 263  
    

     
     
     
                       IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
     
      Visto l'articolo 87 della Costituzione; 
      Visto l'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400; 
      Visto il testo unico delle disposizioni concernenti  la  disciplina
    dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al
    decreto legislativo  25  luglio  1998,  n.  286,  ed  in  particolare
    l'articolo 4-bis, introdotto dall'articolo 1, comma 25,  della  legge
    15 luglio 2009, n. 94, che prevede l'emanazione di un regolamento per
    la fissazione dei criteri e  delle  modalita'  di  sottoscrizione  da
    parte dello straniero di un accordo di integrazione,  articolato  per
    crediti,  con  l'impegno  a  sottoscrivere  specifici  obiettivi   di
    integrazione da conseguire nel periodo di validita' del  permesso  di
    soggiorno; 
      Visto il decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n.
    394, recante il regolamento  di  attuazione  del  testo  unico  delle
    disposizioni concernenti  la  disciplina  dell'immigrazione  e  norme
    sulla condizione dello straniero; 
      Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
    adottata nella riunione del 20 maggio 2010; 
      Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui  all'articolo
    8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso  nella  seduta
    del 18 novembre 2010; 
      Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  sezione
    consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 19 maggio 2011; 
      Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
    riunione del 28 luglio 2011; 
      Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  e  del
    Ministro dell'interno, di concerto con  i  Ministri  dell'istruzione,
    dell'universita' e  della  ricerca,  del  lavoro  e  delle  politiche
    sociali  e  per  i  rapporti  con  le  regioni  e  per  la   coesione
    territoriale; 
     
                                  E m a n a 
                          il seguente regolamento: 
     
                                   Art. 1 
     
     
                      Oggetto e ambito di applicazione 
     
      1. Il presente regolamento stabilisce i criteri e le modalita'  per
    la  sottoscrizione  da  parte   dello   straniero   dell'accordo   di
    integrazione di cui all'articolo 4-bis  del  decreto  legislativo  25
    luglio 1998, n. 286, di seguito denominato «testo unico»,  nonche'  i
    casi straordinari di  giustificata  esenzione  dalla  sottoscrizione;
    disciplina, altresi', i contenuti, l'articolazione per  crediti  e  i
    casi di sospensione dell'accordo, le  modalita'  e  gli  esiti  delle
    verifiche a  cui  esso  e'  soggetto  e  l'istituzione  dell'anagrafe
    nazionale degli intestatari degli accordi di integrazione. 
      2. Il regolamento si applica allo straniero di  eta'  superiore  ai
    sedici anni che  fa  ingresso  per  la  prima  volta  nel  territorio
    nazionale dopo la  sua  entrata  in  vigore  e  presenta  istanza  di
    rilascio del permesso di soggiorno,  ai  sensi  dell'articolo  5  del
    testo unico, di durata non inferiore a un anno. 
    
            
          
                                   Art. 2 
     
     
               Sottoscrizione, contenuto e durata dell'accordo 
                               di integrazione 
     
      1. Lo straniero di  cui  all'articolo  1,  comma  2,  che  presenta
    istanza  di  permesso  di  soggiorno   allo   sportello   unico   per
    l'immigrazione presso la prefettura-ufficio territoriale del Governo,
    di seguito denominato: «sportello unico», o alla questura competente,
    contestualmente alla presentazione della  medesima  istanza,  stipula
    con lo Stato  un  accordo  di  integrazione,  di  seguito  denominato
    «accordo», articolato per crediti. L'accordo e' redatto,  secondo  il
    modello di cui all'allegato A, che costituisce parte  integrante  del
    presente regolamento, in duplice originale, di cui uno e'  consegnato
    allo straniero, tradotto nella lingua da lui indicata o se  cio'  non
    e' possibile, inglese, francese, spagnola, araba, o cinese, albanese,
    russa o filippina, secondo la preferenza  indicata  dall'interessato.
    Per lo Stato, l'accordo  e'  stipulato  dal  prefetto  o  da  un  suo
    delegato. 
      2. L'accordo, qualora abbia come parte un minore di  eta'  compresa
    tra i sedici e i diciotto anni, e' sottoscritto anche dai genitori  o
    dai  soggetti  esercenti   la   potesta'   genitoriale   regolarmente
    soggiornanti nel territorio nazionale. 
      3. All'atto della sottoscrizione dell'accordo, sono assegnati  allo
    straniero sedici crediti corrispondenti al livello A1  di  conoscenza
    della lingua italiana parlata ed al livello sufficiente di conoscenza
    della cultura civica e della vita civile in  Italia,  secondo  quanto
    previsto ai punti 1 e 2 dell'allegato B. 
      4. Con l'accordo, lo straniero si impegna a: 
        a) acquisire un  livello  adeguato  di  conoscenza  della  lingua
    italiana parlata equivalente almeno al livello A2 di  cui  al  quadro
    comune europeo di riferimento per le  lingue  emanato  dal  Consiglio
    d'Europa; 
        b) acquisire una sufficiente conoscenza dei principi fondamentali
    della  Costituzione  della   Repubblica   e   dell'organizzazione   e
    funzionamento delle istituzioni pubbliche in Italia; 
      c) acquisire  una  sufficiente  conoscenza  della  vita  civile  in
    Italia, con particolare riferimento ai settori della  sanita',  della
    scuola, dei servizi sociali, del lavoro e agli obblighi fiscali; 
      d) garantire l'adempimento dell'obbligo di istruzione da parte  dei
    figli minori. 
      5. Lo straniero dichiara,  altresi',  di  aderire  alla  Carta  dei
    valori della cittadinanza e dell'integrazione di cui al  decreto  del
    Ministro dell'interno  in  data  23  aprile  2007,  pubblicato  nella
    Gazzetta Ufficiale n.  137  del  15  giugno  2007,  e  si  impegna  a
    rispettarne i principi. 
      6. Con l'accordo, lo Stato si impegna a sostenere  il  processo  di
    integrazione dello straniero attraverso l'assunzione di  ogni  idonea
    iniziativa in raccordo con le regioni e gli enti locali, che anche in
    collaborazione con i centri per l'istruzione  degli  adulti,  di  cui
    all'articolo 1, comma 632, della legge  27  dicembre  2006,  n.  296,
    possono avvalersi delle organizzazioni del terzo settore  di  cui  al
    decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in  data  30  marzo
    2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 188 del 14 agosto  2001,
    e delle  organizzazioni  dei  datori  di  lavoro  e  dei  lavoratori,
    nell'ambito delle rispettive competenze e nei  limiti  delle  risorse
    finanziarie disponibili a legislazione  vigente.  Nell'immediato,  lo
    Stato assicura allo straniero la partecipazione ad  una  sessione  di
    formazione civica e di informazione sulla vita in Italia  secondo  le
    modalita' di cui all'articolo 3. 
      7. L'accordo ha la durata di due anni prorogabile di un altro anno. 
      8. Non si fa luogo alla stipula dell'accordo ai fini  del  rilascio
    del  permesso  di  soggiorno  e,  se  stipulato,  questo  si  intende
    adempiuto, qualora  lo  straniero  sia  affetto  da  patologie  o  da
    disabilita'  tali  da  limitare  gravemente  l'autosufficienza  o  da
    determinare  gravi  difficolta'  di   apprendimento   linguistico   e
    culturale, attestati mediante una certificazione  rilasciata  da  una
    struttura sanitaria pubblica o da  un  medico  convenzionato  con  il
    Servizio sanitario nazionale. 
      9. Non si procede alla sottoscrizione dell'accordo per: 
      a) i minori non accompagnati  affidati  ai  sensi  dell'articolo  2
    della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, ovvero
    sottoposti  a  tutela,  per  i  quali  l'accordo  e'  sostituito  dal
    completamento del progetto di integrazione sociale e  civile  di  cui
    all'articolo 32, comma 1-bis, del testo unico; 
      b) le vittime della tratta di  persone,  di  violenza  o  di  grave
    sfruttamento, per le quali l'accordo e' sostituito dal  completamento
    del  programma  di  assistenza  ed  integrazione   sociale   di   cui
    all'articolo 18 del testo unico. 
      10. L'accordo decade di diritto qualora  il  questore  disponga  il
    rifiuto del rilascio, la revoca o il diniego di rinnovo del  permesso
    di soggiorno, per carenza originaria o sopravvenuta dei requisiti  di
    legge. Gli estremi del  provvedimento  di  reiezione  o  revoca  sono
    inseriti, a cura  della  questura,  nell'anagrafe  nazionale  di  cui
    all'articolo 9. 
      11. Fatti salvi i poteri del prefetto e del questore al verificarsi
    di vicende estintive dell'accordo, la gestione di quest'ultimo  nelle
    fasi successive alla stipula e' affidata allo sportello unico. A tale
    fine, gli accordi stipulati presso la  questura  sono  trasmessi  con
    modalita' informatiche allo sportello medesimo. 
    
            
          
                                   Art. 3 
     
     
               Sessione di formazione civica e di informazione 
     
      1. Lo straniero partecipa gratuitamente alla sessione di formazione
    civica  e  di  informazione  sulla  vita  civile  in  Italia  di  cui
    all'articolo 2, comma 6, entro i tre  mesi  successivi  a  quello  di
    stipula dell'accordo. La sessione  ha  una  durata  non  inferiore  a
    cinque e non superiore a dieci ore e prevede l'utilizzo di  materiali
    e sussidi tradotti nella lingua indicata dallo straniero  o  se  cio'
    non  e'  possibile,  inglese,  francese,  spagnola,  araba,   cinese,
    albanese,  russa  o  filippina,  secondo   la   preferenza   indicata
    dall'interessato. 
      2. Con la sessione, lo straniero acquisisce in forma  sintetica,  a
    cura dello sportello unico, le  conoscenze  di  cui  all'articolo  2,
    comma 4,  lettere  b)  e  c),  definite  d'intesa  con  il  Ministero
    dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca ed e' informato dei
    diritti e dei doveri degli stranieri  in  Italia,  delle  facolta'  e
    degli obblighi inerenti al soggiorno, dei diritti e doveri  reciproci
    dei  coniugi  e  dei  doveri  dei  genitori  verso  i  figli  secondo
    l'ordinamento giuridico italiano, anche con  riferimento  all'obbligo
    di istruzione. Lo straniero e' informato, altresi', delle  principali
    iniziative a sostegno del processo di integrazione degli stranieri  a
    cui egli puo' accedere nel territorio della provincia di residenza  e
    sulla normativa di riferimento in materia di salute e  sicurezza  sul
    lavoro. 
      3. La mancata partecipazione alla sessione di formazione  civica  e
    di informazione di cui al comma 1 da luogo alla perdita  di  quindici
    dei  sedici   crediti   assegnati   all'atto   della   sottoscrizione
    dell'accordo ai sensi dell'articolo 2, comma 3. 
    
            
          
                                   Art. 4 
     
     
                   Articolazione dell'accordo per crediti 
     
      1. L'accordo e' articolato per crediti di  ammontare  proporzionale
    ai livelli di conoscenza della lingua italiana, della cultura  civica
    e della vita civile in  Italia  certificati  anche  a  seguito  della
    frequenza  con  profitto  di  corsi  o  percorsi  di  istruzione,  di
    formazione professionale o tecnica superiore, di studio universitario
    e di integrazione linguistica e sociale ovvero del  conseguimento  di
    diplomi o titoli comunque denominati aventi valore legale  di  titolo
    di studio o professionale. I crediti riconoscibili,  oltre  a  quelli
    assegnati all'atto della sottoscrizione, sono indicati  nell'allegato
    B che costituisce parte integrante del presente regolamento. 
      2. I crediti di cui al comma 1 subiscono decurtazioni nella  misura
    indicata  nell'allegato  C,  che  costituisce  parte  integrante  del
    presente regolamento, in connessione con: 
      a) la pronuncia di  provvedimenti  giudiziari  penali  di  condanna
    anche  non  definitivi,  compresi  quelli  adottati  a   seguito   di
    applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo  444  del
    codice di procedura penale; 
      b) l'applicazione anche  non  definitiva  di  misure  di  sicurezza
    personali previste dal codice  penale  o  da  altre  disposizioni  di
    legge; 
      c) l'irrogazione definitiva di sanzioni pecuniarie di  importo  non
    inferiore a 10 mila euro, in relazione a  illeciti  amministrativi  e
    tributari. 
      3. I crediti assegnati all'atto della  sottoscrizione  dell'accordo
    vengono confermati,  all'atto  della  verifica  dell'accordo  di  cui
    all'articolo 6, nel caso in  cui  sia  accertato  rispettivamente  il
    livello A1 di conoscenza della lingua italiana parlata ed il  livello
    sufficiente di conoscenza della cultura civica e della vita civile in
    Italia;  in  caso   contrario   si   provvede   alle   corrispondenti
    decurtazioni. Resta fermo  che,  qualora  in  sede  di  verifica  sia
    accertato un livello di conoscenza superiore rispetto a quello minimo
    previsto rispettivamente ai punti 1 e 2 dell'allegato B, si  provvede
    al  riconoscimento  dei  crediti,  aggiuntivi   rispetto   a   quelli
    attribuiti all'atto della sottoscrizione, nella misura corrispondente
    al livello di conoscenza effettivamente accertato. 
    
            
          
                                   Art. 5 
     
     
            Modalita' di assegnazione e decurtazione dei crediti 
     
      1. I crediti di cui all'allegato B sono assegnati sulla base  della
    documentazione  prodotta  dallo  straniero  nel  periodo  di   durata
    dell'accordo. In assenza di idonea documentazione, i crediti relativi
    alla conoscenza della lingua italiana, della cultura civica  e  della
    vita civile in Italia  possono  essere  assegnati  a  seguito  di  un
    apposito test effettuato a cura dello sportello unico anche presso  i
    centri per l'istruzione degli adulti, di cui  all'articolo  1,  comma
    632, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. 
      2. La decurtazione dei crediti nei casi  previsti  dall'allegato  C
    avviene: 
      a) quanto ai provvedimenti giudiziari di condanna e alle misure  di
    sicurezza  personali,  sulla  base  degli  accertamenti  di   ufficio
    attivati presso il casellario giudiziale e il casellario dei  carichi
    pendenti,  ai  sensi  degli  articoli  43  del  testo   unico   delle
    disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione
    amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica  28
    dicembre 2000, n. 445,  e  39  del  testo  unico  delle  disposizioni
    legislative e regolamentari in materia di  casellario  giudiziale  di
    anagrafe delle sanzioni amministrative  dipendenti  da  reato  e  dai
    relativi carichi pendenti, di cui al  decreto  del  Presidente  della
    Repubblica 14 novembre 2002, n. 313; 
      b)  quanto   alle   sanzioni   pecuniarie   connesse   a   illeciti
    amministrativi e tributari, sulla base della documentazione acquisita
    con le modalita' previste dal citato  decreto  del  Presidente  della
    Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. 
    
            
          
                                   Art. 6 
     
     
                            Verifica dell'accordo 
     
      1. Un mese prima della scadenza del biennio di durata dell'accordo,
    lo sportello unico ne avvia la  verifica  previa  comunicazione  allo
    straniero ed invitandolo a presentare, entro quindici giorni, qualora
    non  vi  abbia  gia'  provveduto,  la  documentazione  necessaria  ad
    ottenere il riconoscimento dei crediti e la  certificazione  relativa
    all'adempimento dell'obbligo di istruzione dei  figli  minori  o,  in
    assenza, la prova di essersi adoperato per garantirne  l'adempimento.
    Lo sportello unico informa, altresi', lo straniero della facolta', in
    assenza di idonea documentazione, di far accertare il proprio livello
    di conoscenza della lingua italiana, della  cultura  civica  e  della
    vita  civile  in  Italia   attraverso   un   apposito   test   svolto
    gratuitamente   a   cura   dello   sportello   medesimo   e   attiva,
    contestualmente, gli accertamenti di ufficio di cui  all'articolo  5,
    comma 2, lettera a). 
      2. Lo svolgimento del test anche in lingua  tedesca  oltre  che  in
    lingua italiana, per  gli  stranieri  residenti  nella  provincia  di
    Bolzano,  e'  valutabile  ai  fini  del  riconoscimento  di   crediti
    ulteriori ai sensi del punto 8 dell'allegato B. 
      3. In caso di permesso di soggiorno della durata  di  un  anno,  un
    mese  prima  della  scadenza,  si   procede   alla   verifica   della
    partecipazione alla sessione di formazione civica e  di  informazione
    di cui all'articolo 3. Qualora lo sportello unico accerti la  mancata
    partecipazione alla sessione, procede alla decurtazione  di  quindici
    crediti, con rinvio di ogni ulteriore determinazione all'esito  della
    verifica di cui al comma 1. 
      4. L'inadempimento dell'obbligo di cui  all'articolo  2,  comma  4,
    lettera d), salva  la  prova  di  essersi,  comunque,  adoperato  per
    garantirne l'adempimento, determina in ogni caso la perdita integrale
    dei crediti assegnati  all'atto  della  sottoscrizione  e  di  quelli
    successivamente  conseguiti  e  la   risoluzione   dell'accordo   per
    inadempimento, con produzione degli effetti di cui ai commi 7 e 8. 
      5. All'esito delle attivita' di cui al comma 1, lo sportello  unico
    procede all'assegnazione e decurtazione dei crediti secondo i criteri
    indicati negli allegati B e C e con le modalita' di cui  all'articolo
    5. La verifica si conclude con l'attribuzione dei  crediti  finali  e
    l'assunzione di una delle seguenti determinazioni: 
      a) qualora il numero dei crediti finali sia pari o  superiore  alla
    soglia di adempimento, fissata in trenta crediti, purche' siano stati
    conseguiti il livello  A2  della  conoscenza  della  lingua  italiana
    parlata e il livello di sufficienza della  conoscenza  della  cultura
    civica e della vita  civile  in  Italia,  e'  decretata  l'estinzione
    dell'accordo per adempimento con rilascio del relativo attestato; 
      b) qualora il numero dei crediti finali  sia  superiore  a  zero  e
    inferiore  alla  soglia  di  adempimento  ovvero  non   siano   stati
    conseguiti i livelli della conoscenza della lingua italiana  parlata,
    della cultura civica e della  vita  civile  in  Italia  di  cui  alla
    lettera a), e' dichiarata la proroga dell'accordo per  un  anno  alle
    medesime  condizioni.  Della  proroga  e'  data  comunicazione   allo
    straniero; 
      c) qualora il numero dei crediti finali  sia  pari  o  inferiore  a
    zero, e' decretata la risoluzione dell'accordo per inadempimento, con
    gli effetti di cui ai commi 7 e 8. 
      6. Le decisioni di cui alle lettere  a)  e  c)  del  comma  5  sono
    assunte dal prefetto o da un suo delegato. 
      7.  Fatto  salvo  quanto  previsto  dal  comma  8,  la  risoluzione
    dell'accordo per inadempimento ai sensi  del  comma  5,  lettera  c),
    determina la revoca del permesso di soggiorno o il  rifiuto  del  suo
    rinnovo e l'espulsione  dello  straniero  dal  territorio  nazionale,
    previa comunicazione, con  modalita'  informatiche,  dello  sportello
    unico alla questura. 
      8. Qualora ricorra uno dei casi  di  divieto  di  espulsione  dello
    straniero previsti dal testo unico,  della  risoluzione  dell'accordo
    per inadempimento ai sensi del  comma  5,  lettera  c),  tiene  conto
    l'autorita' competente per l'adozione dei provvedimenti discrezionali
    di cui al testo unico. 
      9. Nell'ipotesi di cui alla lettera b) del comma 5, un  mese  prima
    della scadenza dell'anno  di  proroga,  lo  sportello  unico,  previa
    comunicazione allo straniero, attiva  la  verifica  finale,  riferita
    all'intero triennio, che potra' dare luogo alle determinazioni di cui
    alla  lettera  a)  ovvero  alla  lettera  c)  del  comma  5.  Qualora
    persistano le condizioni di cui alla  lettera  b)  del  comma  5,  il
    prefetto,  nel  risolvere  l'accordo,  ne   decreta   l'inadempimento
    parziale, di cui l'autorita' competente tiene  conto  per  l'adozione
    dei provvedimenti discrezionali di cui al testo unico. 
    
            
          
                                   Art. 7 
     
     
                    Agevolazioni connesse alla fruizione 
                     di attivita' culturali e formative 
     
      1. Allo straniero  che  alla  scadenza  dell'accordo  risulti  aver
    raggiunto un numero di crediti finali pari  o  superiore  a  quaranta
    sono  riconosciute  agevolazioni  per  la  fruizione  di   specifiche
    attivita'  culturali  e  formative.  A  tale   scopo   il   Ministero
    dell'interno trasmette, con  cadenza  semestrale,  al  Ministero  del
    lavoro e delle politiche sociali i  dati  relativi  agli  accordi  di
    integrazione. 
      2.  Ai  fini  dell'attuazione  delle  disposizioni  contenute   nel
    presente articolo, il Ministero del lavoro e delle politiche  sociali
    procede all'individuazione dei  soggetti  erogatori  delle  attivita'
    culturali e formative di cui al comma 1. 
      3. All'erogazione delle agevolazioni di cui al comma 1 il Ministero
    del lavoro e  delle  politiche  sociali  provvede  nei  limiti  delle
    risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o
    maggiori oneri per la finanza pubblica. 
    
            
          
                                   Art. 8 
     
     
                          Sospensione dell'accordo 
     
      1. L'efficacia dell'accordo puo'  essere  sospesa  o  prorogata,  a
    domanda, per il tempo in cui sussista una causa di forza  maggiore  o
    un  legittimo  impedimento  al   rispetto   dell'accordo,   attestato
    attraverso idonea documentazione, derivante da gravi motivi di salute
    o di famiglia, da motivi  di  lavoro,  dalla  frequenza  di  corsi  o
    tirocini di formazione, aggiornamento od  orientamento  professionale
    ovvero da motivi di studio all'estero. I gravi motivi di salute  sono
    attestati  attraverso  la   presentazione   di   una   certificazione
    rilasciata da  una  struttura  sanitaria  pubblica  o  da  un  medico
    convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. 
    
            
          
                                   Art. 9 
     
     
             Anagrafe nazionale degli intestatari degli accordi 
                               di integrazione 
     
      1. Ai sensi dell'articolo 2, comma 2, del  decreto  del  Presidente
    della Repubblica 27 luglio 2004, n. 242, presso il  Dipartimento  per
    le liberta' civili e l'immigrazione  del  Ministero  dell'interno  e'
    istituita e gestita  l'anagrafe  nazionale  degli  intestatari  degli
    accordi di integrazione. 
      2. Nell'anagrafe sono indicati,  per  ciascuno  straniero,  i  dati
    anagrafici del medesimo e dei componenti del  nucleo  familiare,  gli
    estremi dell'accordo,  i  crediti  di  volta  in  volta  assegnati  o
    decurtati, il dato dei crediti  finali  riconosciuti  al  termine  di
    ciascuna verifica,  gli  estremi  delle  determinazioni  assunte  dal
    prefetto e dallo sportello unico, nonche' le vicende modificative  ed
    estintive dell'accordo. 
      3. Gli estremi dell'accordo  e  delle  determinazioni  assunte  dal
    prefetto e dallo sportello unico, nonche' le vicende modificative  ed
    estintive dell'accordo medesimo sono comunicati tempestivamente,  con
    modalita' informatiche, alla  questura,  ai  fini  degli  adempimenti
    connessi con il rilascio o il  rinnovo  del  permesso  di  soggiorno.
    Analoga comunicazione e' data allo straniero, relativamente  ai  dati
    inseriti nell'anagrafe destinati a dar luogo all'assegnazione o  alla
    decurtazione  di  crediti  o  comunque  a  modificare  lo  stato   di
    attuazione dell'accordo. Attraverso l'accesso  diretto  all'anagrafe,
    lo straniero, puo' controllare in ogni momento l'iter dell'accordo da
    lui stipulato. 
      4. L'anagrafe  nazionale  e'  completamente  informatizzata  ed  e'
    interconnessa con  il  casellario  giudiziale  e  il  casellario  dei
    carichi pendenti, ai  fini  degli  accertamenti  di  ufficio  di  cui
    all'articolo 5, comma 2, lettera a), nonche' con  gli  altri  sistemi
    informativi    automatizzati    operanti    presso    le    pubbliche
    amministrazioni, di cui all'articolo 2,  comma  1,  del  decreto  del
    Presidente della Repubblica n. 242 del 2004. L'anagrafe e' formata ed
    aggiornata con i dati immessi dagli sportelli unici e dalle questure,
    dai competenti uffici  delle  regioni  a  statuto  speciale  e  delle
    province  autonome  di   Trento   e   di   Bolzano,   dal   Ministero
    dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e dal Ministero del
    lavoro e delle politiche sociali, ciascuno per la parte di rispettiva
    competenza; ed e' consultabile dai predetti  uffici,  nei  limiti  di
    quanto necessario all'assolvimento dei rispettivi adempimenti. 
      5. Con decreto del Ministro  dell'interno,  da  adottare  ai  sensi
    dell'articolo 2, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica
    n. 242 del 2004, sono individuati eventuali  soggetti,  aggiuntivi  a
    quelli di cui al comma 4, autorizzati  ad  accedere  all'anagrafe  ai
    fini dell'immissione o della consultazione dei dati. 
      6. Si applicano le disposizioni  normative  in  materia  di  tutela
    della riservatezza dei  dati  personali  e,  in  quanto  compatibili,
    quelle del decreto del Presidente della Repubblica n. 242 del 2004  e
    dell'articolo 30-quater, commi da 4 a 6, del decreto  del  Presidente
    della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394. 
    
            
          
                                   Art. 10 
     
     
                      Collaborazione interistituzionale 
     
      1. Ai fini dell'efficacia, dell'economicita' e della sostenibilita'
    organizzativa dei procedimenti inerenti agli accordi di integrazione,
    il prefetto, anche in sede di conferenza  provinciale  permanente  di
    cui all'articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999,
    n. 300, conclude o  promuove  la  conclusione  di  accordi  ai  sensi
    dell'articolo 15 della legge 7 agosto  1990,  n.  241,  e  successive
    modificazioni, diretti a realizzare, nei limiti delle risorse  umane,
    finanziarie e strumentali disponibili a legislazione  vigente,  forme
    di  collaborazione  tra   lo   sportello   unico   e   la   struttura
    territorialmente  competente  dell'ufficio  scolastico  regionale,  i
    centri provinciali per l'istruzione degli adulti di cui  all'articolo
    1, comma 632,  della  legge  27  dicembre  2006,  n.  296,  le  altre
    istituzioni scolastiche statali operanti a livello provinciale e,  se
    del caso, le altre amministrazioni ed istituzioni  statali,  comprese
    le universita', relativamente all'organizzazione e  allo  svolgimento
    degli adempimenti di cui al  presente  regolamento,  con  particolare
    riferimento alle sessioni di formazione civica e informazione di  cui
    all'articolo 3 e ai test linguistici e culturali di cui  all'articolo
    5, comma 1. Accordi analoghi possono essere conclusi o  promossi  con
    la regione e gli enti  locali  anche  con  specifico  riferimento  al
    riconoscimento  delle   attivita'   di   formazione   linguistica   e
    orientamento civico. 
    
            
          
                                   Art. 11 
     
    Ruolo dei consigli territoriali per l'immigrazione e  della  Consulta
      per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie. 
     
      1. I consigli territoriali per l'immigrazione di  cui  all'articolo
    3, comma 6, del testo unico,  in  raccordo  con  la  Consulta  per  i
    problemi degli stranieri immigrati  e  delle  loro  famiglie  di  cui
    all'articolo 42, comma 4, del medesimo  testo  unico,  individuano  e
    monitorano il fabbisogno di formazione linguistica e culturale  degli
    stranieri scaturente dall'attuazione del presente  regolamento  e  lo
    analizzano nell'ambito del piu' generale fabbisogno  formativo  degli
    stranieri presenti nel territorio provinciale al fine  di  promuovere
    le  iniziative  a  sostegno  del  processo  di   integrazione   dello
    straniero, attivabili sul territorio. 
    
            
          
                                   Art. 12 
     
     
                             Disposizioni finali 
     
      1. La conoscenza della lingua italiana secondo i livelli di cui  al
    quadro comune europeo  di  riferimento  per  le  lingue  emanato  dal
    Consiglio d'Europa, laddove il presente regolamento  ne  richieda  la
    prova documentale, e'  comprovata  attraverso  le  certificazioni  di
    competenza linguistica rilasciate dalle istituzioni convenzionate con
    il  Ministero  degli  affari  esteri,  riconosciute   dal   Ministero
    dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca e conseguite presso
    le sedi  presenti  nel  territorio  italiano  e  all'estero,  nonche'
    attraverso le certificazioni rilasciate al termine  di  un  corso  di
    lingua  italiana  frequentato  presso  i   Centri   provinciali   per
    l'istruzione degli adulti di cui all'articolo  1,  comma  632,  della
    legge 27 dicembre 2006, n. 296. 
      2. Laddove il presente regolamento preveda la frequenza di corsi di
    integrazione linguistica e sociale  ai  fini  del  riconoscimento  di
    crediti, il riferimento si  intende  effettuato  alla  frequenza  con
    profitto  di  corsi  finalizzati  all'apprendimento  della  lingua  e
    cultura  italiana,  che  si  concludono  con  il  rilascio   di   una
    certificazione comunque denominata non avente valore legale di titolo
    di studio in  Italia,  tenuti  anche  all'estero  da  amministrazioni
    pubbliche ovvero da istituzioni scolastiche,  formative  o  culturali
    private a cio' accreditate o autorizzate, ai  sensi  della  normativa
    vigente,  dalle  amministrazioni  statali,  dalle  regioni  o   dalle
    province autonome di Trento e di Bolzano. 
    
            
          
                                   Art. 13 
     
     
                          Disposizione finanziaria 
     
      1. All'attuazione del  presente  regolamento  si  provvede  con  le
    risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili  a  legislazione
    vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
      2. Alle risorse  destinate  all'istituzione  dell'Anagrafe  di  cui
    all'articolo 9 e' data specifica evidenza contabile  nello  stato  di
    previsione del Ministero dell'interno mediante l'istituzione  di  due
    appositi capitoli di spesa, rispettivamente per  le  spese  di  parte
    capitale e per le spese di parte corrente. 
      3. Il Ministro dell'economia e  delle  finanze  e'  autorizzato  ad
    apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio. 
    
            
          
                                   Art. 14 
     
     
                              Entrata in vigore 
     
      1.  Le  disposizioni  del  presente  regolamento  si  applicano   a
    decorrere dal centoventesimo giorno successivo  a  quello  della  sua
    pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. 
      Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
    nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
    italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare. 
     
        Dato a Roma, addi' 14 settembre 2011 
     
                                 NAPOLITANO 
     
     
                                      Berlusconi,     Presidente      del
                                      Consiglio dei Ministri 
     
                                      Maroni, Ministro dell'interno 
     
                                      Gelmini, Ministro  dell'istruzione,
                                      dell'universita' e della ricerca 
     
                                      Sacconi,  Ministro  del  lavoro   e
                                      delle politiche sociali 
     
                                      Fitto, Ministro per i rapporti  con
                                      le  regioni  e  per   la   coesione
                                      territoriale 
     
    Visto, il Guardasigilli: Palma 
     
    
    Registrato alla Corte dei conti il 31 ottobre 2011 
    Registro n. 19, foglio n. 315 
    
            
          
                                                               Allegato A 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
    
            
          
                                                               Allegato B 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
    
            
          
                                                               Allegato C 
     
    
                  Parte di provvedimento in formato grafico
    
     
    
     

    norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento

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    DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 14 settembre 2011, n. 177

    Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese  e  dei
    lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di  inquinamento  o
    confinanti, a norma dell'articolo 6, comma 8, lettera g), del decreto
    legislativo 9 aprile 2008, n. 81. (11G0219), in G.U.R.I. dell'8 novembre 2011, n. 260 
    

     
     
     
                       IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
     
      Visto l'articolo 87 della Costituzione; 
      Visto l'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400; 
      Visti gli articoli 6,  comma  8,  lettera  g),  e  27  del  decreto
    legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni; 
      Viste le risultanze delle riunioni della Commissione consultiva per
    la salute e sicurezza sul lavoro di cui all'articolo  6  del  decreto
    legislativo 9 aprile 2008, n. 81, tenutesi in data  16  marzo  ed  in
    data 7 aprile 2011; 
      Acquisito il parere della Conferenza per i rapporti permanenti  tra
    lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e  di  Bolzano,
    espresso nella seduta del 20 aprile 2011; 
      Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
    adottata nella riunione del 5 maggio 2011; 
      Udito  il  parere  del  Consiglio  di  Stato,  reso  dalla  sezione
    consultiva per atti normativi nell'adunanza del 23 giugno 2011; 
      Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
    riunione del 3 agosto 2011; 
      Sulla proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali; 
     
                                  E m a n a 
     
     
                          il seguente regolamento: 
     
                                   Art. 1 
     
     
                     Finalita' e ambito di applicazione 
     
      1. In  attesa  della  definizione  di  un  complessivo  sistema  di
    qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi, come previsto
    dagli articoli 6, comma 8, lettera g), e 27 del decreto legislativo 9
    aprile 2008, n. 81, il presente regolamento disciplina il sistema  di
    qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi  destinati  ad
    operare  nel  settore  degli  ambienti  sospetti  di  inquinamento  o
    confinati, quale di seguito individuato. 
      2. Il  presente  regolamento  si  applica  ai  lavori  in  ambienti
    sospetti di inquinamento di cui agli articoli 66 e  121  del  decreto
    legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e negli ambienti confinati  di  cui
    all'allegato IV, punto 3, del medesimo decreto legislativo. 
      3. Le disposizioni di cui agli articoli 2, comma 2, e 3, commi 1  e
    2, operano unicamente in caso di affidamento da parte del  datore  di
    lavoro di lavori, servizi e forniture all'impresa  appaltatrice  o  a
    lavoratori autonomi  all'interno  della  propria  azienda  o  di  una
    singola  unita'  produttiva   della   stessa,   nonche'   nell'ambito
    dell'intero ciclo produttivo dell'azienda medesima, sempre che  abbia
    la disponibilita' giuridica, a norma dell'articolo 26, comma  1,  del
    decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, dei luoghi in cui si svolge
    l'appalto o la prestazione di lavoro autonomo. 
      4. Restano altresi' applicabili, limitatamente alle fattispecie  di
    cui al comma 3, fino alla data di entrata in vigore della complessiva
    disciplina  del  sistema  di  qualificazione  delle  imprese  di  cui
    all'articolo 6, comma 8, lettera g), del decreto legislativo 9 aprile
    2008, n. 81, e fermi restando i requisiti generali di  qualificazione
    e le procedure di sicurezza di cui agli articoli 2 e 3, i criteri  di
    verifica    della    idoneita'    tecnico-professionale    prescritti
    dall'articolo  26,  comma  1,  lettera  a),  del   medesimo   decreto
    legislativo. 
    
            
          
                                   Art. 2 
     
     
    Qualificazione nel settore degli ambienti sospetti di inquinamento  o
                                  confinati 
     
      1.  Qualsiasi  attivita'  lavorativa  nel  settore  degli  ambienti
    sospetti di inquinamento o confinati puo' essere svolta unicamente da
    imprese o lavoratori autonomi qualificati in ragione del possesso dei
    seguenti requisiti: 
        a) integrale applicazione delle vigenti disposizioni  in  materia
    di  valutazione  dei  rischi,  sorveglianza  sanitaria  e  misure  di
    gestione delle emergenze; 
        b)  integrale  e  vincolante  applicazione  anche  del  comma   2
    dell'articolo 21 del decreto legislativo 9 aprile 2008,  n.  81,  nel
    caso di imprese familiari e lavoratori autonomi; 
        c) presenza di personale, in percentuale non inferiore al 30  per
    cento della forza lavoro, con esperienza almeno triennale relativa  a
    lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, assunta  con
    contratto di lavoro subordinato a tempo  indeterminato  ovvero  anche
    con altre tipologie contrattuali  o  di  appalto,  a  condizione,  in
    questa  seconda  ipotesi,  che  i  relativi  contratti  siano   stati
    preventivamente certificati ai sensi del Titolo  VIII,  Capo  I,  del
    decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276. Tale  esperienza  deve
    essere necessariamente in possesso dei  lavoratori  che  svolgono  le
    funzioni di preposto; 
        d)  avvenuta  effettuazione  di  attivita'  di   informazione   e
    formazione di tutto il personale, ivi compreso il  datore  di  lavoro
    ove impiegato  per  attivita'  lavorative  in  ambienti  sospetti  di
    inquinamento o confinati, specificamente mirato alla  conoscenza  dei
    fattori di rischio propri di tali attivita', oggetto di  verifica  di
    apprendimento e aggiornamento.  I  contenuti  e  le  modalita'  della
    formazione  di  cui  al  periodo  che   precede   sono   individuati,
    compatibilmente con le previsioni di cui agli articoli 34  e  37  del
    decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, entro e non oltre 90 giorni
    dall'entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  con   accordo   in
    Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le  regioni  e  le
    province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le parti sociali; 
        e)   possesso   di   dispositivi   di   protezione   individuale,
    strumentazione e attrezzature di lavoro idonei alla  prevenzione  dei
    rischi propri delle attivita'  lavorative  in  ambienti  sospetti  di
    inquinamento o confinati e avvenuta  effettuazione  di  attivita'  di
    addestramento all'uso corretto di tali dispositivi, strumentazione  e
    attrezzature, coerentemente con le previsioni di cui agli articoli 66
    e 121 e all'allegato IV, punto 3, del decreto  legislativo  9  aprile
    2008, n. 81; 
        f) avvenuta effettuazione di attivita' di addestramento di  tutto
    il personale  impiegato  per  le  attivita'  lavorative  in  ambienti
    sospetti di inquinamento o  confinati,  ivi  compreso  il  datore  di
    lavoro, relativamente alla applicazione  di  procedure  di  sicurezza
    coerenti  con  le  previsioni  di  cui  agli  articoli  66  e  121  e
    dell'allegato IV, punto 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008,  n.
    81; 
        g) rispetto delle vigenti previsioni, ove applicabili, in materia
    di Documento unico di regolarita' contributiva; 
        h) integrale applicazione della parte economica e normativa della
    contrattazione collettiva di settore, compreso  il  versamento  della
    contribuzione all'eventuale ente bilaterale di  riferimento,  ove  la
    prestazione sia di tipo retributivo, con riferimento ai  contratti  e
    accordi collettivi di  settore  sottoscritti  da  organizzazioni  dei
    datori   di   lavoro   e   dei   lavoratori   comparativamente   piu'
    rappresentative sul piano nazionale. 
      2. In relazione alle attivita' lavorative in ambienti  sospetti  di
    inquinamento o confinati non e' ammesso il ricorso a  subappalti,  se
    non autorizzati espressamente dal  datore  di  lavoro  committente  e
    certificati ai sensi del Titolo VIII, Capo I, del decreto legislativo
    10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni e integrazioni.
    Le disposizioni del  presente  regolamento  si  applicano  anche  nei
    riguardi  delle  imprese  o  dei  lavoratori  autonomi  ai  quali  le
    lavorazioni vengano subappaltate. 
    
            
          
                                   Art. 3 
     
     
    Procedure  di  sicurezza  nel  settore  degli  ambienti  sospetti  di
                          inquinamento o confinati 
     
      1. Prima dell'accesso nei luoghi  nei  quali  devono  svolgersi  le
    attivita'  lavorative  di  cui  all'articolo  1,  comma  2,  tutti  i
    lavoratori impiegati dalla impresa appaltatrice, compreso  il  datore
    di lavoro ove impiegato nelle  medesime  attivita',  o  i  lavoratori
    autonomi devono essere puntualmente e dettagliatamente informati  dal
    datore di lavoro committente sulle caratteristiche dei luoghi in  cui
    sono chiamati ad operare, su tutti i rischi esistenti negli ambienti,
    ivi compresi quelli derivanti dai precedenti utilizzi degli  ambienti
    di lavoro, e sulle misure di  prevenzione  e  emergenza  adottate  in
    relazione alla propria attivita'. L'attivita' di  cui  al  precedente
    periodo  va  realizzata  in   un   tempo   sufficiente   e   adeguato
    all'effettivo completamento del trasferimento delle  informazioni  e,
    comunque, non inferiore ad un giorno. 
      2.  Il  datore  di  lavoro   committente   individua   un   proprio
    rappresentante, in possesso di  adeguate  competenze  in  materia  di
    salute e  sicurezza  sul  lavoro  e  che  abbia  comunque  svolto  le
    attivita'  di  informazione,  formazione  e  addestramento   di   cui
    all'articolo 2, comma 1, lettere c) ed f), a  conoscenza  dei  rischi
    presenti nei luoghi in cui si svolgono le attivita'  lavorative,  che
    vigili in funzione  di  indirizzo  e  coordinamento  delle  attivita'
    svolte dai lavoratori impiegati  dalla  impresa  appaltatrice  o  dai
    lavoratori autonomi e per limitare il rischio da interferenza di tali
    lavorazioni con quelle del personale impiegato dal datore  di  lavoro
    committente. 
      3. Durante tutte le fasi delle lavorazioni in ambienti sospetti  di
    inquinamento  o  confinati  deve  essere  adottata  ed  efficacemente
    attuata una procedura di lavoro specificamente diretta a eliminare o,
    ove impossibile, ridurre al minimo i rischi propri delle attivita' in
    ambienti confinati, comprensiva della eventuale fase di soccorso e di
    coordinamento con il sistema  di  emergenza  del  Servizio  sanitario
    nazionale e dei Vigili del Fuoco. Tale procedura potra' corrispondere
    a una buona prassi, qualora  validata  dalla  Commissione  consultiva
    permanente  per  la  salute  e  sicurezza   sul   lavoro   ai   sensi
    dell'articolo 2, comma 1,  lettera  v),  del  decreto  legislativo  9
    aprile 2008, n. 81. 
      4.  Il  mancato  rispetto  delle  previsioni  di  cui  al  presente
    regolamento determina il venir meno della  qualificazione  necessaria
    per  operare,  direttamente  o  indirettamente,  nel  settore   degli
    ambienti sospetti di inquinamento o confinati. 
    
            
          
                                   Art. 4 
     
     
                     Clausola di invarianza finanziaria 
     
      1. Dalla applicazione del presente regolamento non derivano nuovi o
    maggiori oneri a carico della finanza pubblica. 
      Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
    nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
    italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare. 
        Dato a Roma, addi' 14 settembre 2011 
     
                                 NAPOLITANO 
     
     
                                    Berlusconi, Presidente del  Consiglio
                                    dei Ministri 
     
                                    Sacconi, Ministro del lavoro e  delle
                                    politiche sociali 
     
    Visto, il Guardasigilli: Palma 
    
    Registrato alla Corte dei conti il 28 ottobre 2011 
    Ufficio di  controllo  preventivo  sui  Ministeri  dei  servizi  alla
    persona e dei beni culturali, registro n. 13, foglio n. 116 
    
            
          
    Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Novembre 2011 17:13
     

    codice dell'amministrazione digitale

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    DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 25 maggio 2011

    Modalita', limiti e tempi  di  applicazione  delle  disposizioni  del
    codice  dell'amministrazione   digitale   (CAD)   all'Amministrazione
    economico finanziaria. (11A12906), in G.U.R.I. del 3 ottobre 2011, n. 230 
    

     
     
     
                                IL PRESIDENTE 
                         DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 
     
      Visto il decreto legislativo 7 marzo  2005,  n.  82,  e  successive
    modificazioni, recante «Codice dell'amministrazione digitale»; 
      Visto il decreto legislativo 30 dicembre 2010, n. 235,  concernente
    «Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 7  marzo  2005,  n.
    82, recante Codice dell'amministrazione digitale, a  norma  dell'art.
    33 della legge 18 giugno 2009, n. 69» e, in  particolare,  l'art.  2,
    comma 1, lettera d), che  modifica  l'art.  2  del  predetto  decreto
    legislativo n. 82 del 2005, modificando il comma 6; 
      Visto, in particolare, l'ultimo periodo dell'art. 2, comma  6,  del
    citato decreto legislativo n. 82 del 2005, secondo il quale,  «Tenuto
    conto dell'esigenze derivanti dalla natura delle proprie  particolari
    funzioni», con successivi decreti del Presidente  del  Consiglio  dei
    Ministri sono  stabilite  le  modalita',  i  limiti  ed  i  tempi  di
    applicazione  delle  disposizioni  del  codice  alla  Presidenza  del
    Consiglio     dei     Ministri,      nonche'      all'Amministrazione
    economico-finanziaria; 
      Visto il decreto legislativo  27  ottobre  2009,  n.  150,  recante
    «Attuazione  della  legge  4  marzo  2009,  n.  15,  in  materia   di
    ottimizzazione  della  produttivita'  del  lavoro   pubblico   e   di
    efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni»; 
      Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999,  n.  300,  recante  la
    riforma dell'organizzazione del Governo, a norma dell'art.  11  della
    legge 15 marzo 1997, n. 59; 
      Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30  gennaio  2008,
    n. 43, concernente il regolamento di riorganizzazione  del  Ministero
    dell'economia e delle finanze, a norma dell'art. 1, comma 404,  della
    legge 27 dicembre 2006, n. 296; 
      Vista la legge 18 ottobre 2001, n. 383, recante  «Primi  interventi
    per  il  rilancio  dell'economia»  ed  in   particolare   l'art.   12
    concernente la gestione unitaria delle funzioni statali in materia di
    giochi, formazione del personale e trasferimento ai  comuni  di  beni
    immobili; 
      Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre  2003,
    n. 385, recante regolamento  di  organizzazione  dell'Amministrazione
    autonoma dei monopoli di Stato; 
      Vista la legge 23 aprile 1959, n. 189,  recante  l'ordinamento  del
    corpo della Guardia di finanza; 
      Visto il decreto del Ministro delle finanze del 28 settembre  2000,
    n. 301 di adozione del regolamento  recante  norme  per  il  riordino
    della Scuola superiore dell'economia e delle finanze; 
      Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 2  marzo
    2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 69 del  25  marzo  2011,
    recante modalita', limiti e tempi di applicazione delle  disposizioni
    del Codice dell'amministrazione digitale all'Agenzia delle entrate; 
      Verificata, ai sensi del citato art. 2, comma  6,  ultimo  periodo,
    del  decreto  legislativo  7  marzo  2005,   n.   82,   la   parziale
    compatibilita' delle norme del Codice  dell'amministrazione  digitale
    con le esigenze derivanti dalla  natura  delle  particolari  funzioni
    istituzionali attribuite al'Amministrazione economico-finanziaria; 
      Considerata l'esigenza di dare applicazione al citato art. 2, comma
    6, ultimo periodo,  circa  le  modalita',  i  limiti  e  i  tempi  di
    applicazione     del     Codice     dell'amministrazione     digitale
    all'Amministrazione economico-finanziaria; 
     
                                  Decreta: 
     
                                   Art. 1 
     
     
                    Definizioni e ambito di applicazione 
     
      1. Il presente decreto definisce, ai sensi dell'art.  2,  comma  6,
    ultimo periodo, del decreto legislativo  7  marzo  2005,  n.  82,  di
    seguito denominato «Codice dell'amministrazione digitale», introdotto
    dall'art. 2, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 30 dicembre
    2010, n. 235, di seguito definito «decreto correttivo», le modalita',
    i   limiti   ed   i   tempi   di   applicazione   all'Amministrazione
    economico-finanziaria  delle   modifiche   introdotte   dal   decreto
    correttivo al Codice dell'amministrazione digitale. 
      2. Ai fini del presente decreto, si  intende  per  «Amministrazione
    economico-finanziaria», il Ministero dell'economia e  delle  finanze,
    l'Agenzia delle  dogane,  l'Agenzia  del  territorio,  l'Agenzia  del
    demanio, l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, la Guardia
    di finanza e la Scuola superiore dell'economia e delle finanze. 
    
            
          
                                   Art. 2 
     
    Norme non applicabili  del  Codice  dell'amministrazione  digitale  a
      seguito delle modifiche introdotte dal decreto correttivo 
     
      1. In considerazione delle  esigenze  derivanti  dalla  particolare
    natura delle specifiche funzioni istituzionali esercitate: 
        a) non si applicano all'Amministrazione  economico-finanziaria  i
    seguenti articoli del Codice dell'amministrazione digitale: 
          1) art. 12, comma 1-bis, come modificato dall'art. 9, comma  1,
    lettera b), del decreto correttivo; 
          2) art. 15, comma 2-ter, ultimo capoverso introdotto  dall'art.
    11, comma 1, del decreto correttivo; 
          3) art. 17, come modificato dall'art. 12, comma 1, lettera  b),
    del decreto correttivo; 
          4) art. 51, comma 1-bis, lettera c), introdotto  dall'art.  35,
    comma 1, lettera c), del decreto correttivo; 
        b) i decreti di cui all'art. 58, comma 3-bis,  sono  adottati  su
    proposta del Ministro dell'economia e delle finanze. 
    
            
          
                                   Art. 3 
     
    Modalita' e limiti di applicazione di talune disposizioni del  Codice
      dell'amministrazione digitale a seguito delle modifiche  introdotte
      dal decreto correttivo 
     
      1. Le modalita' di conservazione ed esibizione  dei  documenti  per
    via  informatica,  di  cui  all'art.  20,  comma  5-bis,  del  Codice
    dell'amministrazione digitale,  introdotto  dall'art.  13,  comma  1,
    lettera e) del decreto correttivo, sono regolate,  ai  fini  fiscali,
    dal decreto del  Ministero  dell'economia  e  delle  finanze  del  23
    gennaio 2004 e successive modificazioni. 
      2. Le  disposizioni  di  cui  all'art.  48,  comma  1,  del  Codice
    dell'amministrazione digitale, come modificate dall'art. 33, comma 1,
    del  decreto  correttivo,  non   si   applicano   all'Amministrazione
    economico-finanziaria laddove disposizioni normative prevedano  l'uso
    di specifici sistemi di trasmissione telematica. 
      3. Le disposizioni contenute all'art. 68, comma 2-bis,  del  Codice
    dell'amministrazione digitale,  introdotto  dall'art.  49,  comma  1,
    lettera c) del decreto correttivo  si  applicano  all'Amministrazione
    economico-finanziaria limitatamente alle applicazioni informatiche ed
    alle pratiche tecnologiche  ed  organizzative  che  l'Agenzia  stessa
    comunichera' a DigitPA avendone valutato la divulgabilita'. 
    
            
          
                                   Art. 4 
     
     
                                Norme finali 
     
      1.  Con  successivi  decreti  del  Presidente  del  Consiglio   dei
    Ministri,  ove  risulti  necessario,   saranno   adottate   ulteriori
    disposizioni finalizzate  a  completare  l'attuazione  della  vigente
    disciplina in materia di Codice dell'amministrazione digitale,  anche
    in relazione alla disciplina che sara' introdotta con il decreto  del
    Presidente del Consiglio dei Ministri previsto dall'art. 57, comma 21
    del decreto legislativo 30 dicembre 2010, n. 235. 
      2. Salvo quanto previsto dagli articoli 2 e  3,  e  fermo  restando
    quanto previsto dal precedente comma 1, le  disposizioni  del  Codice
    dell'amministrazione digitale, come  modificato  dal  citato  decreto
    legislativo  n.  235  del  2010,  si  applicano   all'Amministrazione
    economico-finanziaria. 
      Il presente decreto e' inviato ai competenti organi di controllo ed
    e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. 
        Roma, 25 maggio 2011 
     
                                                Il Presidente: Berlusconi 
    
    Registrato alla Corte dei conti il 12 settembre 2011 
    Ministeri istituzionali -  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri,
    registro n. 17, foglio n. 386 
    
    
    Ultimo aggiornamento Mercoledì 05 Ottobre 2011 15:25
     

    Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione

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    DECRETO LEGISLATIVO 6 settembre 2011 , n. 159

    Codice delle leggi antimafia e delle misure di  prevenzione,  nonche'
    nuove disposizioni in materia di documentazione  antimafia,  a  norma
    degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136. (11G0201), in G.U.R.I. del 28 settembre 2011, n. 226 - Suppl. Ordinario n. 214
    LIBRO I

    Le misure di prevenzione


    Titolo I

    LE MISURE DI PREVENZIONE PERSONALI


    Capo I

    Le misure di prevenzione personali applicate dal questore

    
    
     
     
     
                       IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
     
      Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione; 
      Visti gli articoli 1 e 2  della  legge  13  agosto  2010,  n.  136,
    recante piano  straordinario  contro  le  mafie,  nonche'  delega  al
    Governo in materia di normativa antimafia; 
      Ritenuto di procedere all'esercizio di entrambe le deleghe  con  un
    unico decreto legislativo; 
      Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  Ministri,
    adottata nella riunione del 9 giugno 2011; 
      Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni  della  Camera  dei
    deputati e del Senato della Repubblica; 
      Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella
    riunione del 3 agosto 2011; 
      Sulla  proposta  del  Ministro  della  giustizia  e  del   Ministro
    dell'interno, di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
    finanze  e  con  il  Ministro  per  la  pubblica  amministrazione   e
    l'innovazione; 
     
                                  E m a n a 
                      il seguente decreto legislativo: 
     
                                   Art. 1 
     
     
                            Soggetti destinatari 
     
      1. I provvedimenti previsti dal presente capo si applicano a: 
        a) coloro che debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto,
    abitualmente dediti a traffici delittuosi; 
        b) coloro che  per  la  condotta  ed  il  tenore  di  vita  debba
    ritenersi, sulla base di elementi di fatto, che vivono  abitualmente,
    anche in parte, con i proventi di attivita' delittuose; 
        c) coloro che per il loro comportamento  debba  ritenersi,  sulla
    base di elementi di fatto, che sono dediti alla commissione di  reati
    che offendono o mettono in pericolo l'integrita' fisica o morale  dei
    minorenni, la sanita', la sicurezza o la tranquillita' pubblica. 
    
            
          
              
                LIBRO I 

    Le misure di prevenzione


    Titolo I

    LE MISURE DI PREVENZIONE PERSONALI


    Capo I

    Le misure di prevenzione personali applicate dal questore

                                   Art. 2 
     
     
                         Foglio di via obbligatorio 
     
      1. Qualora le persone indicate nell'articolo 1 siano pericolose per
    la sicurezza pubblica e si trovino fuori dei luoghi di residenza,  il
    questore puo' rimandarvele con provvedimento motivato e con foglio di
    via  obbligatorio,  inibendo  loro  di  ritornare,  senza  preventiva
    autorizzazione ovvero per un periodo non superiore a  tre  anni,  nel
    comune dal quale sono allontanate. 
    
            
          
              
                LIBRO I 

    Le misure di prevenzione


    Titolo I

    LE MISURE DI PREVENZIONE PERSONALI


    Capo I

    Le misure di prevenzione personali applicate dal questore

                                   Art. 3 
     
     
                                Avviso orale 
     
      1. Il questore nella cui provincia la persona dimora puo'  avvisare
    oralmente i soggetti di cui all'articolo 1 che esistono indizi a loro
    carico, indicando i motivi che li giustificano. 
      2. Il questore invita la persona a  tenere  una  condotta  conforme
    alla legge e redige il processo verbale dell'avviso al solo  fine  di
    dare allo stesso data certa. 
      3. La persona alla quale e' stato fatto l'avviso puo' in  qualsiasi
    momento chiederne la revoca al questore  che  provvede  nei  sessanta
    giorni successivi. Decorso detto termine senza che il questore  abbia
    provveduto, la richiesta si intende accettata. Entro sessanta  giorni
    dalla comunicazione del provvedimento di rigetto e'  ammesso  ricorso
    gerarchico al prefetto. 
      4. Con l'avviso orale il questore, quando ricorrono  le  condizioni
    di  cui  al  comma  3,  puo'  imporre  alle  persone  che   risultino
    definitivamente condannate per delitti  non  colposi  il  divieto  di
    possedere o utilizzare, in tutto o in parte,  qualsiasi  apparato  di
    comunicazione radiotrasmittente, radar e visori notturni, indumenti e
    accessori per la protezione balistica individuale, mezzi di trasporto
    blindati o modificati al fine di aumentarne la potenza o la capacita'
    offensiva, ovvero  comunque  predisposti  al  fine  di  sottrarsi  ai
    controlli  di  polizia,   armi   a   modesta   capacita'   offensiva,
    riproduzioni  di  armi  di  qualsiasi  tipo,  compresi  i  giocattoli
    riproducenti armi, altre armi o  strumenti,  in  libera  vendita,  in
    grado di nebulizzare  liquidi  o  miscele  irritanti  non  idonei  ad
    arrecare offesa alle persone, prodotti pirotecnici di qualsiasi tipo,
    nonche'  sostanze  infiammabili  e  altri  mezzi  comunque  idonei  a
    provocare lo sprigionarsi delle fiamme, nonche' programmi informatici
    ed altri strumenti di cifratura  o  crittazione  di  conversazioni  e
    messaggi. 
      5. Il questore puo', altresi', imporre il divieto di cui al comma 4
    ai soggetti  sottoposti  alla  misura  della  sorveglianza  speciale,
    quando la persona risulti definitivamente condannata per delitto  non
    colposo. 
      6. Il divieto di cui ai commi  4  e  5  e'  opponibile  davanti  al
    tribunale in composizione monocratica. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Le misure di prevenzione personali applicate dall'autorita'
    giudiziaria


    Sezione I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 4 
     
     
                            Soggetti destinatari 
     
      1. I provvedimenti previsti dal presente capo si applicano: 
        a)  agli  indiziati  di  appartenere  alle  associazioni  di  cui
    all'articolo 416-bis c.p.; 
        b) ai soggetti indiziati di uno dei reati previsti  dall'articolo
    51, comma 3-bis, del codice di procedura penale ovvero del delitto di
    cui all'articolo 12-quinquies, comma 1, del  decreto-legge  8  giugno
    1992, n. 306, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  7  agosto
    1992, n. 356; 
        c) ai soggetti di cui all'articolo 1; 
        d) a coloro che, operanti in gruppi o  isolatamente,  pongano  in
    essere  atti  preparatori,  obiettivamente   rilevanti,   diretti   a
    sovvertire l'ordinamento dello Stato, con la commissione di  uno  dei
    reati previsti dal capo I, titolo VI, del libro II del codice  penale
    o dagli articoli 284, 285, 286, 306, 438, 439, 605 e 630 dello stesso
    codice nonche' alla commissione dei reati con finalita' di terrorismo
    anche internazionale; 
        e) a coloro che abbiano fatto  parte  di  associazioni  politiche
    disciolte ai sensi  della  legge  20  giugno  1952,  n.  645,  e  nei
    confronti dei quali debba ritenersi, per il comportamento successivo,
    che continuino a svolgere una attivita' analoga a quella precedente; 
        f)  a  coloro  che  compiano  atti  preparatori,   obiettivamente
    rilevanti, diretti alla ricostituzione del partito fascista ai  sensi
    dell'articolo 1 della legge n.  645  del  1952,  in  particolare  con
    l'esaltazione o la pratica della violenza; 
        g) fuori dei casi indicati nelle lettere  d),  e)  ed  f),  siano
    stati condannati per uno dei delitti previsti nella legge  2  ottobre
    1967, n. 895, e negli articoli 8 e seguenti della  legge  14  ottobre
    1974, n. 497, e successive modificazioni, quando debba ritenersi, per
    il loro comportamento successivo, che siano proclivi a commettere  un
    reato della stessa specie col fine indicato alla lettera d); 
        h) agli istigatori, ai  mandanti  e  ai  finanziatori  dei  reati
    indicati nelle lettere precedenti. E'  finanziatore  colui  il  quale
    fornisce somme di denaro o altri beni, conoscendo lo scopo  cui  sono
    destinati; 
        i) alle persone indiziate di avere agevolato gruppi o persone che
    hanno preso parte attiva, in piu' occasioni, alle  manifestazioni  di
    violenza di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Le misure di prevenzione personali applicate dall'autorita'
    giudiziaria


    Sezione I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 5 
     
     
                   Titolarita' della proposta. Competenza 
     
      1. Nei confronti delle  persone  indicate  all'articolo  4  possono
    essere proposte dal questore, dal  procuratore  nazionale  antimafia,
    dal procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo di
    distretto ove dimora la  persona  e  dal  direttore  della  Direzione
    investigativa antimafia le misure di prevenzione  della  sorveglianza
    speciale di pubblica sicurezza e dell'obbligo di soggiorno nel comune
    di residenza o di dimora abituale. 
      2. Nei casi previsti dall'articolo 4, comma 1, lettera c) e lettera
    i), le funzioni  e  le  competenze  spettanti  al  procuratore  della
    Repubblica presso il  tribunale  del  capoluogo  del  distretto  sono
    attribuite al procuratore della Repubblica presso  il  tribunale  nel
    cui circondario dimora la persona; nei medesimi casi,  nelle  udienze
    relative  ai  procedimenti  per  l'applicazione   delle   misure   di
    prevenzione  le  funzioni  di  pubblico  ministero   possono   essere
    esercitate anche dal procuratore della Repubblica presso il tribunale
    competente. 
      3. Salvo quanto previsto al comma  2,  nelle  udienze  relative  ai
    procedimenti per l'applicazione delle misure di prevenzione richieste
    ai sensi del presente decreto, le funzioni di pubblico ministero sono
    esercitate dal procuratore della Repubblica di cui al comma 1. 
      4. La proposta di cui al comma 1 e' presentata  al  presidente  del
    Tribunale del capoluogo della provincia in cui la persona dimora. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Le misure di prevenzione personali applicate dall'autorita'
    giudiziaria


    Sezione I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 6 
     
     
                  Tipologia delle misure e loro presupposti 
     
      1. Alle persone indicate nell'articolo 4, quando  siano  pericolose
    per la sicurezza pubblica, puo' essere applicata, nei modi  stabiliti
    negli articoli seguenti, la misura di prevenzione della  sorveglianza
    speciale di pubblica sicurezza. 
      2. Salvi i casi di cui all'articolo 4, comma 1, lettere  a)  e  b),
    alla sorveglianza speciale puo' essere aggiunto, ove  le  circostanze
    del caso lo richiedano, il divieto di soggiorno in uno o piu' comuni,
    diversi da quelli di residenza o di dimora abituale o in una  o  piu'
    Province. 
      3. Nei casi in cui le altre misure di prevenzione non sono ritenute
    idonee alla tutela  della  sicurezza  pubblica  puo'  essere  imposto
    l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Le misure di prevenzione personali applicate dall'autorita'
    giudiziaria


    Sezione I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 7 
     
     
                          Procedimento applicativo 
     
      1. Il tribunale provvede, con decreto motivato, entro trenta giorni
    dalla proposta. L'udienza si svolge senza la presenza  del  pubblico.
    Il presidente dispone che  il  procedimento  si  svolga  in  pubblica
    udienza quando l'interessato ne faccia richiesta. 
      2. Il presidente del collegio fissa la data dell'udienza  e  ne  fa
    dare  avviso  alle  parti,  alle  altre  persone  interessate  e   ai
    difensori. L'avviso e' comunicato o notificato  almeno  dieci  giorni
    prima della data predetta. Se l'interessato e'  privo  di  difensore,
    l'avviso e' dato a quello di ufficio. 
      3.  Fino  a  cinque  giorni  prima  dell'udienza   possono   essere
    presentate memorie in cancelleria. 
      4.  L'udienza  si  svolge  con  la  partecipazione  necessaria  del
    difensore e del pubblico ministero. Gli altri destinatari dell'avviso
    sono sentiti se compaiono. Se l'interessato e' detenuto  o  internato
    in luogo posto  fuori  della  circoscrizione  del  giudice  e  ne  fa
    tempestiva  richiesta,  deve  essere   sentito   prima   del   giorno
    dell'udienza, dal magistrato di sorveglianza  del  luogo.  Ove  siano
    disponibili strumenti tecnici idonei, il presidente del collegio puo'
    disporre  che  l'interessato  sia   sentito   mediante   collegamento
    audiovisivo ai sensi dell'articolo 146-bis, commi 3,  4,  5,  6  e  7
    disp. att. c.p.p. 
      5. L'udienza e'  rinviata  se  sussiste  un  legittimo  impedimento
    dell'interessato che ha chiesto di essere sentito personalmente e che
    non sia detenuto o internato in luogo diverso da  quello  in  cui  ha
    sede il giudice. 
      6. Ove l'interessato non intervenga ed occorra la sua presenza  per
    essere interrogato, il presidente del tribunale lo invita a comparire
    e, se egli non ottempera all'invito, puo' ordinare  l'accompagnamento
    a mezzo di forza pubblica. 
      7. Le disposizioni dei commi 2, 4, primo, secondo e terzo  periodo,
    e 5, sono previste a pena di nullita'. 
      8. L'esame a  distanza  dei  testimoni  puo'  essere  disposto  dal
    presidente del collegio nei casi e  nei  modi  indicati  all'articolo
    147-bis, comma 2, disp. att. c.p.p. 
      9. Per quanto non espressamente previsto dal presente  decreto,  si
    applicano,  in  quanto   compatibili,   le   disposizioni   contenute
    nell'articolo 666 del codice di procedura penale. 
      10. Le comunicazioni di  cui  al  presente  titolo  possono  essere
    effettuate con le modalita' previste dal decreto legislativo 7  marzo
    2005, n. 82. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Le misure di prevenzione personali applicate dall'autorita'
    giudiziaria


    Sezione I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 8 
     
     
                                  Decisione 
     
      1. Il provvedimento del tribunale stabilisce la durata della misura
    di prevenzione che non puo' essere inferiore ad un anno ne' superiore
    a cinque. 
      2. Qualora il tribunale disponga l'applicazione di una delle misure
    di  prevenzione  di  cui  all'articolo  6,  nel  provvedimento   sono
    determinate le prescrizioni che la persona sottoposta a  tale  misura
    deve osservare. 
      3. A tale scopo, qualora  la  misura  applicata  sia  quella  della
    sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e si  tratti  di  persona
    indiziata di vivere con il provento di reati, il tribunale  prescrive
    di darsi, entro un congruo termine, alla ricerca  di  un  lavoro,  di
    fissare la propria dimora, di  farla  conoscere  nel  termine  stesso
    all'autorita' di pubblica sicurezza e  di  non  allontanarsene  senza
    preventivo avviso all'autorita' medesima. 
      4. In ogni caso, prescrive di vivere onestamente, di rispettare  le
    leggi, e di non allontanarsi dalla  dimora  senza  preventivo  avviso
    all'autorita' locale di pubblica sicurezza; prescrive,  altresi',  di
    non associarsi abitualmente alle persone che hanno subito condanne  e
    sono sottoposte a misure  di  prevenzione  o  di  sicurezza,  di  non
    rincasare la sera piu' tardi e di non uscire la mattina  piu'  presto
    di una data ora e senza  comprovata  necessita'  e,  comunque,  senza
    averne data  tempestiva  notizia  all'autorita'  locale  di  pubblica
    sicurezza, di non detenere e non portare armi, di non  partecipare  a
    pubbliche riunioni. 
      5. Inoltre, puo' imporre  tutte  quelle  prescrizioni  che  ravvisi
    necessarie, avuto riguardo alle esigenze di difesa  sociale;  ed,  in
    particolare, il divieto di soggiorno in uno o piu' Comuni, o in una o
    piu' Province. 
      6. Qualora sia applicata la misura dell'obbligo  di  soggiorno  nel
    comune di residenza o di dimora abituale o del divieto di  soggiorno,
    puo' essere inoltre prescritto: 
        1) di non andare lontano dall'abitazione scelta senza  preventivo
    avviso all'autorita' preposta alla sorveglianza; 
        2) di presentarsi all'autorita' di  pubblica  sicurezza  preposta
    alla sorveglianza nei giorni indicati ed a ogni chiamata di essa. 
      7. Alle persone di cui al  comma  6  e'  consegnata  una  carta  di
    permanenza da portare con se' e da esibire ad  ogni  richiesta  degli
    ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza. 
      8. Il provvedimento e' comunicato al procuratore della  Repubblica,
    al   procuratore   generale   presso   la   Corte   di   appello   ed
    all'interessato. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Le misure di prevenzione personali applicate dall'autorita'
    giudiziaria


    Sezione I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 9 
     
     
                           Provvedimenti d'urgenza 
     
      1. Se la proposta riguarda la misura  della  sorveglianza  speciale
    con l'obbligo o il divieto di soggiorno, il presidente del tribunale,
    con decreto, nella pendenza del procedimento di cui  all'articolo  7,
    puo' disporre il temporaneo ritiro del passaporto  e  la  sospensione
    della  validita'  ai  fini  dell'espatrio  di  ogni  altro  documento
    equipollente. 
      2. Nel caso in cui sussistano motivi di particolare gravita',  puo'
    altresi' disporre che alla persona denunciata  sia  imposto,  in  via
    provvisoria, l'obbligo o il divieto di soggiorno fino  a  quando  non
    sia divenuta esecutiva la misura di prevenzione. 
    
            
          
              
                Sezione II 

    Le impugnazioni

                                   Art. 10 
     
     
                                Impugnazioni 
     
      1. Il procuratore della Repubblica, il procuratore generale  presso
    la corte di  appello  e  l'interessato  hanno  facolta'  di  proporre
    ricorso alla corte d'appello, anche per il merito. 
      2. Il ricorso non ha effetto  sospensivo  e  deve  essere  proposto
    entro dieci giorni dalla comunicazione del  provvedimento.  La  corte
    d'appello provvede, con decreto motivato, entro trenta  giorni  dalla
    proposizione del ricorso. L'udienza si svolge senza la  presenza  del
    pubblico. Il presidente dispone che  il  procedimento  si  svolga  in
    pubblica udienza quando l'interessato ne faccia richiesta. 
      3. Avverso il decreto della corte d'appello, e' ammesso ricorso  in
    cassazione per violazione di legge, da parte del pubblico ministero e
    dell'interessato,  entro  dieci  giorni.  La  Corte   di   cassazione
    provvede, in camera di consiglio, entro trenta giorni dal ricorso. Il
    ricorso non ha effetto sospensivo. 
      4.  Salvo  quando  e'  stabilito  nel  presente  decreto,  per   la
    proposizione e la decisione  dei  ricorsi,  si  osservano  in  quanto
    applicabili, le norme del codice di procedura penale  riguardanti  la
    proposizione e la decisione  dei  ricorsi  relativi  all'applicazione
    delle misure di sicurezza. 
    
            
          
              
                Sezione III 

    L'esecuzione

                                   Art. 11 
     
     
                                 Esecuzione 
     
      1. Il provvedimento di applicazione delle misure di prevenzione  e'
    comunicato al questore per l'esecuzione. 
      2. Il provvedimento stesso, su istanza dell'interessato  e  sentita
    l'autorita'  di  pubblica  sicurezza  che  lo  propose,  puo'  essere
    revocato o modificato dall'organo dal quale fu  emanato,  quando  sia
    cessata o mutata la causa che lo  ha  determinato.  Il  provvedimento
    puo' essere altresi' modificato, anche per l'applicazione del divieto
    o dell'obbligo di soggiorno, su richiesta dell'autorita'  proponente,
    quando ricorrono gravi esigenze di  ordine  e  sicurezza  pubblica  o
    quando  la  persona  sottoposta  alla  sorveglianza  speciale   abbia
    ripetutamente violato gli obblighi inerenti alla misura. 
      3. Il ricorso contro il provvedimento di revoca o di  modifica  non
    ha effetto sospensivo. 
      4. Nel caso di modificazione del provvedimento o  di  taluna  delle
    prescrizioni per gravi  esigenze  di  ordine  e  sicurezza  pubblica,
    ovvero per  violazione  degli  obblighi  inerenti  alla  sorveglianza
    speciale, il  presidente  del  tribunale  puo',  nella  pendenza  del
    procedimento, disporre con decreto l'applicazione  provvisoria  della
    misura,  delle  prescrizioni  o  degli  obblighi  richiesti  con   la
    proposta. 
    
            
          
              
                Sezione III 

    L'esecuzione

                                   Art. 12 
     
     
                  Autorizzazione ad allontanarsi dal comune 
                       di residenza o dimora abituale 
     
      1. Quando ricorrono gravi e comprovati motivi di salute, le persone
    sottoposte all'obbligo di  soggiorno  possono  essere  autorizzate  a
    recarsi in un luogo determinato fuori del comune di  residenza  o  di
    dimora abituale, ai fini degli accertamenti  sanitari  e  delle  cure
    indispensabili, allontanandosi per un periodo non superiore ai  dieci
    giorni, oltre al tempo necessario per  il  viaggio.  L'autorizzazione
    puo' essere concessa, nel medesimo  limite  temporale,  anche  quando
    ricorrono  gravi  e  comprovati  motivi  di  famiglia   che   rendano
    assolutamente necessario ed urgente  l'allontanamento  dal  luogo  di
    soggiorno coatto. 
      2. La domanda dell'interessato deve essere proposta  al  presidente
    del tribunale competente ai sensi dell'articolo 5. 
      3.  Il  tribunale,  dopo  aver  accertato  la   veridicita'   delle
    circostanze  allegate  dall'interessato,  provvede   in   camera   di
    consiglio con decreto motivato. 
      4. Nei casi di assoluta urgenza la richiesta puo' essere presentata
    al presidente del tribunale competente ai sensi dell'articolo  5,  il
    quale puo' autorizzare il richiedente ad allontanarsi per un  periodo
    non superiore a tre giorni, oltre al tempo necessario per il viaggio. 
      5. Il decreto previsto dai commi 3 e 4 e' comunicato al procuratore
    della Repubblica ed all'interessato che possono proporre ricorso  per
    cassazione per  violazione  di  legge.  Il  ricorso  non  ha  effetto
    sospensivo. 
      6. Del decreto e' altresi' data notizia all'autorita'  di  pubblica
    sicurezza che esercita la vigilanza sul  soggiornante  obbligato,  la
    quale provvede ad informare quella del luogo dove l'interessato  deve
    recarsi e a disporre le modalita' e l'itinerario del viaggio. 
    
            
          
              
                Sezione III 

    L'esecuzione

                                   Art. 13 
     
     
             Rapporti della sorveglianza speciale con le misure 
                     di sicurezza e la liberta' vigilata 
     
      1. Quando sia stata applicata una misura di sicurezza  detentiva  o
    la liberta' vigilata, durante la loro  esecuzione  non  si  puo'  far
    luogo alla sorveglianza speciale; se questa sia stata pronunciata, ne
    cessano gli effetti. 
    
            
          
              
                Sezione III 

    L'esecuzione

                                   Art. 14 
     
     
             Decorrenza e cessazione della sorveglianza speciale 
     
      1. La sorveglianza speciale comincia a decorrere dal giorno in  cui
    il decreto e' comunicato all'interessato  e  cessa  di  diritto  allo
    scadere del termine nel decreto stesso stabilito, se  il  sorvegliato
    speciale non abbia, nel frattempo, commesso un reato. 
      2. Se nel corso del termine stabilito il  sorvegliato  commette  un
    reato per il quale riporti successivamente condanna e la sorveglianza
    speciale non debba cessare, il tribunale  verifica  d'ufficio  se  la
    commissione di tale reato possa costituire indice  della  persistente
    pericolosita' dell'agente; in  tale  caso  il  termine  ricomincia  a
    decorrere dal giorno nel quale e' scontata la pena. 
    
            
          
              
                Sezione III 

    L'esecuzione

                                   Art. 15 
     
     
            Rapporti dell'obbligo di soggiorno con la detenzione, 
                le misure di sicurezza e la liberta' vigilata 
     
      1. Il tempo trascorso in custodia cautelare seguita da  condanna  o
    in espiazione di pena detentiva, anche se per effetto di  conversione
    di pena pecuniaria, non e' computato nella  durata  dell'obbligo  del
    soggiorno. 
      2. L'obbligo del soggiorno cessa di diritto se la persona obbligata
    e' sottoposta a  misura  di  sicurezza  detentiva.  Se  alla  persona
    obbligata a soggiornare e' applicata la liberta' vigilata, la persona
    stessa  vi  e'  sottoposta  dopo  la  cessazione   dell'obbligo   del
    soggiorno. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


    Capo I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 16 
     
     
                            Soggetti destinatari 
     
      1. Le disposizioni contenute nel presente titolo si applicano: 
        a) ai soggetti di cui all'articolo 4; 
        b) alle persone fisiche e giuridiche segnalate al Comitato per le
    sanzioni delle Nazioni Unite, o  ad  altro  organismo  internazionale
    competente per  disporre  il  congelamento  di  fondi  o  di  risorse
    economiche, quando vi sono fondati elementi per ritenere che i  fondi
    o le risorse possano essere dispersi, occultati o utilizzati  per  il
    finanziamento di  organizzazioni  o  attivita'  terroristiche,  anche
    internazionali. 
      2. Nei confronti dei soggetti  di  cui  all'articolo  4,  comma  1,
    lettera i), la misura di prevenzione patrimoniale della confisca puo'
    essere applicata relativamente  ai  beni,  nella  disponibilita'  dei
    medesimi soggetti, che  possono  agevolare,  in  qualsiasi  modo,  le
    attivita' di chi prende parte attiva a fatti di violenza in occasione
    o a causa di manifestazioni sportive.  Il  sequestro  effettuato  nel
    corso  di  operazioni  di  polizia  dirette  alla  prevenzione  delle
    predette  manifestazioni  di  violenza   e'   convalidato   a   norma
    dell'articolo 22, comma 2. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


    Capo I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 17 
     
     
                         Titolarita' della proposta 
     
      1. Nei confronti delle persone  indicate  all'articolo  16  possono
    essere proposte dal procuratore della Repubblica presso il  tribunale
    del capoluogo di distretto ove dimora la persona, dal questore o  dal
    direttore  della  Direzione  investigativa  antimafia  le  misure  di
    prevenzione patrimoniali di cui al presente titolo. 
      2. Quando le misure di prevenzione patrimoniali sono richieste  nei
    confronti dei soggetti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c), le
    funzioni e le competenze spettanti al  procuratore  della  Repubblica
    presso il tribunale del capoluogo del distretto  sono  attribuite  al
    procuratore della Repubblica presso il tribunale nel cui  circondario
    dimora la persona; nei  medesimi  casi,  nelle  udienze  relative  ai
    procedimenti  per  l'applicazione  delle  misure  di  prevenzione  le
    funzioni di pubblico ministero possono essere  esercitate  anche  dal
    procuratore della Repubblica presso il tribunale competente. 
      3. Salvo quanto previsto al comma  2,  nelle  udienze  relative  ai
    procedimenti per l'applicazione delle misure di prevenzione richieste
    ai sensi del presente decreto, le funzioni di pubblico ministero sono
    esercitate dal procuratore della Repubblica di cui al comma 1. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


    Capo I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 18 
     
     
    Applicazione delle misure  di  prevenzione  patrimoniali.  Morte  del
                                  proposto 
     
      1. Le misure di prevenzione personali e patrimoniali possono essere
    richieste e applicate disgiuntamente e, per le misure di  prevenzione
    patrimoniali,  indipendentemente  dalla  pericolosita'  sociale   del
    soggetto proposto per la loro applicazione al momento della richiesta
    della misura di prevenzione. 
      2. Le misure di prevenzione patrimoniali  possono  essere  disposte
    anche  in  caso  di  morte  del  soggetto  proposto   per   la   loro
    applicazione. In tal caso  il  procedimento  prosegue  nei  confronti
    degli eredi o comunque degli aventi causa. 
      3. Il procedimento di prevenzione patrimoniale puo' essere iniziato
    anche in caso di morte del soggetto nei confronti del quale  potrebbe
    essere disposta la confisca; in tal caso la richiesta di applicazione
    della misura di prevenzione puo' essere  proposta  nei  riguardi  dei
    successori a titolo universale o  particolare  entro  il  termine  di
    cinque anni dal decesso. 
      4. Il procedimento di prevenzione patrimoniale puo' essere iniziato
    o proseguito anche in caso di assenza, residenza o dimora  all'estero
    della  persona  alla  quale  potrebbe   applicarsi   la   misura   di
    prevenzione,  su  proposta  dei  soggetti  di  cui  all'articolo   17
    competenti  per  il  luogo   di   ultima   dimora   dell'interessato,
    relativamente ai beni che si ha  motivo  di  ritenere  che  siano  il
    frutto di attivita' illecite o ne costituiscano il reimpiego. 
      5.  Agli  stessi  fini  il  procedimento  puo'  essere  iniziato  o
    proseguito allorche' la  persona  e'  sottoposta  ad  una  misura  di
    sicurezza detentiva o alla liberta' vigilata. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


    Capo I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 19 
     
     
                            Indagini patrimoniali 
     
      1. I soggetti di cui all'articolo 17, commi 1 e 2, procedono, anche
    a mezzo della guardia di finanza  o  della  polizia  giudiziaria,  ad
    indagini sul tenore di vita, sulle disponibilita' finanziarie  e  sul
    patrimonio dei soggetti indicati all'articolo 16  nei  cui  confronti
    possa essere proposta la misura  di  prevenzione  della  sorveglianza
    speciale della pubblica sicurezza con o senza divieto od  obbligo  di
    soggiorno, nonche', avvalendosi della  guardia  di  finanza  o  della
    polizia giudiziaria, ad  indagini  sull'attivita'  economica  facente
    capo agli stessi soggetti allo scopo anche di individuare le fonti di
    reddito. 
      2. I soggetti di cui al comma 1 accertano, in particolare, se dette
    persone siano titolari di licenze, di autorizzazioni, di  concessioni
    o  di  abilitazioni  all'esercizio  di  attivita'  imprenditoriali  e
    commerciali, comprese le iscrizioni ad albi professionali e  pubblici
    registri,  se  beneficiano  di  contributi,  finanziamenti  o   mutui
    agevolati ed altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate,
    concesse o erogate da  parte  dello  Stato,  degli  enti  pubblici  o
    dell'Unione europea. 
      3. Le indagini sono effettuate anche nei confronti del coniuge, dei
    figli e di coloro che nell'ultimo quinquennio hanno convissuto con  i
    soggetti indicati al comma 1  nonche'  nei  confronti  delle  persone
    fisiche o giuridiche, societa', consorzi  od  associazioni,  del  cui
    patrimonio i soggetti medesimi risultano poter disporre in tutto o in
    parte, direttamente o indirettamente. 
      4. I soggetti  di  cui  all'articolo  17,  commi  1  e  2,  possono
    richiedere, direttamente o a mezzo di ufficiali o agenti  di  polizia
    giudiziaria, ad ogni ufficio della pubblica amministrazione, ad  ogni
    ente creditizio nonche' alle imprese, societa' ed enti di  ogni  tipo
    informazioni e copia della  documentazione  ritenuta  utile  ai  fini
    delle indagini nei confronti dei soggetti di cui ai commi 1, 2  e  3.
    Previa autorizzazione del procuratore della Repubblica o del  giudice
    procedente, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono procedere al
    sequestro della documentazione con le modalita' di cui agli  articoli
    253, 254, e 255 del codice di procedura penale. 
      5. Nel corso del  procedimento  per  l'applicazione  di  una  delle
    misure di prevenzione iniziato nei confronti delle  persone  indicate
    nell'articolo 16, il tribunale, ove  necessario,  puo'  procedere  ad
    ulteriori indagini oltre quelle gia' compiute a norma dei  commi  che
    precedono. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


    Capo I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 20 
     
     
                                  Sequestro 
     
      1. Il tribunale, anche d'ufficio, ordina con  decreto  motivato  il
    sequestro dei beni dei quali la persona nei cui confronti e' iniziato
    il   procedimento   risulta   poter    disporre,    direttamente    o
    indirettamente, quando  il  loro  valore  risulta  sproporzionato  al
    reddito dichiarato o all'attivita' economica  svolta  ovvero  quando,
    sulla base di sufficienti indizi, si ha motivo di  ritenere  che  gli
    stessi siano il frutto di attivita' illecite o  ne  costituiscano  il
    reimpiego. 
      2. Il sequestro e' revocato dal tribunale  quando  e'  respinta  la
    proposta di applicazione della misura di prevenzione o quando risulta
    che esso ha per oggetto beni di legittima  provenienza  o  dei  quali
    l'indiziato non poteva disporre direttamente o indirettamente. 
      3.   L'eventuale   revoca   del    provvedimento    non    preclude
    l'utilizzazione ai fini fiscali degli elementi  acquisiti  nel  corso
    degli accertamenti svolti ai sensi dell'articolo 19. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


    Capo I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 21 
     
     
                          Esecuzione del sequestro 
     
      1. Il sequestro e' eseguito con le modalita' previste dall'articolo
    104 del decreto legislativo  28  luglio  1989,  n.  271.  L'ufficiale
    giudiziario,   eseguite   le   formalita'   ivi   previste,   procede
    all'apprensione    materiale    dei     beni     e     all'immissione
    dell'amministratore giudiziario nel possesso degli stessi,  anche  se
    gravati da diritti reali o personali di godimento,  con  l'assistenza
    obbligatoria della polizia giudiziaria. 
      2.  Il   tribunale,   ove   gli   occupanti   non   vi   provvedano
    spontaneamente, ordina lo  sgombero  degli  immobili  occupati  senza
    titolo ovvero sulla scorta di titolo privo di data certa anteriore al
    sequestro mediante l'ausilio della forza pubblica. 
      3. Il rimborso delle spese postali e dell'indennita'  di  trasferta
    spettante  all'ufficiale  giudiziario  e'  regolato  dalla  legge   7
    febbraio 1979, n. 59. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


    Capo I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 22 
     
     
                           Provvedimenti d'urgenza 
     
      1. Quando vi sia concreto pericolo che i beni  di  cui  si  prevede
    debba essere disposta la  confisca  vengano  dispersi,  sottratti  od
    alienati, i soggetti di cui all'articolo 17, commi  1  e  2  possono,
    unitamente alla proposta,  richiedere  al  presidente  del  tribunale
    competente per l'applicazione della misura di prevenzione di disporre
    anticipatamente  il  sequestro  dei  beni  prima   della   fissazione
    dell'udienza.  Il  presidente  del  tribunale  provvede  con  decreto
    motivato  entro  cinque  giorni   dalla   richiesta.   Il   sequestro
    eventualmente  disposto  perde  efficacia  se  non  convalidato   dal
    tribunale entro trenta giorni dalla proposta. 
      2. Nel corso del procedimento, a richiesta dei soggetti di  cui  al
    comma 1 o degli organi incaricati di svolgere  ulteriori  indagini  a
    norma dell'articolo 19, comma 5, nei casi di particolare  urgenza  il
    sequestro e'  disposto  dal  presidente  del  tribunale  con  decreto
    motivato e perde efficacia se non e' convalidato  dal  tribunale  nei
    dieci giorni successivi. Analogamente si procede se,  nel  corso  del
    procedimento, anche su segnalazione dell'amministratore  giudiziario,
    emerge l'esistenza di altri beni che potrebbero  formare  oggetto  di
    confisca. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


    Capo I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 23 
     
     
                          Procedimento applicativo 
     
      1.  Salvo  che  sia  diversamente  disposto,  al  procedimento  per
    l'applicazione  di  una  misura  di   prevenzione   patrimoniale   si
    applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dettate dal  titolo
    I, capo II, sezione I. 
      2. I terzi che risultino  proprietari  o  comproprietari  dei  beni
    sequestrati,  nei  trenta  giorni   successivi   all'esecuzione   del
    sequestro,  sono  chiamati   dal   tribunale   ad   intervenire   nel
    procedimento  con  decreto  motivato  che  contiene   la   fissazione
    dell'udienza in camera di consiglio. 
      3. All'udienza gli interessati possono svolgere le  loro  deduzioni
    con l'assistenza di un difensore, nonche' chiedere l'acquisizione  di
    ogni elemento utile ai fini della decisione sulla  confisca.  Se  non
    ricorre l'ipotesi di cui  all'articolo  24  il  tribunale  ordina  la
    restituzione dei beni ai proprietari. 
      4. Il comma 2 si applica anche nei confronti dei terzi che  vantano
    diritti reali o personali di godimento sui beni in sequestro. Se  non
    ricorre l'ipotesi di cui all'articolo 26,  per  la  liquidazione  dei
    relativi diritti si applicano le disposizioni di cui al titolo IV. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


    Capo I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 24 
     
     
                                  Confisca 
     
      1. Il tribunale dispone la confisca dei beni sequestrati di cui  la
    persona nei cui confronti e' instaurato  il  procedimento  non  possa
    giustificare la legittima provenienza e di cui, anche per  interposta
    persona fisica o  giuridica,  risulti  essere  titolare  o  avere  la
    disponibilita' a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio
    reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria
    attivita' economica, nonche' dei beni che risultino essere frutto  di
    attivita' illecite o ne costituiscano il reimpiego. 
      2. Il decreto di confisca puo' essere emanato entro un anno  e  sei
    mesi  dalla  data  di  immissione  in  possesso  dei  beni  da  parte
    dell'amministratore giudiziario. Nel caso  di  indagini  complesse  o
    compendi patrimoniali rilevanti, tale termine puo'  essere  prorogato
    con decreto motivato del tribunale per periodi di sei mesi e per  non
    piu' di due volte. Ai fini del computo  dei  termini  suddetti  e  di
    quello previsto dall'articolo 22, comma 1, si tiene conto delle cause
    di sospensione  dei  termini  di  durata  della  custodia  cautelare,
    previste dal codice di procedura penale, in quanto compatibili. 
      3. Il sequestro e la confisca possono essere adottati, su richiesta
    dei soggetti di cui all'articolo 17, commi 1 e 2, quando ne ricorrano
    le condizioni, anche dopo l'applicazione di una misura di prevenzione
    personale. Sulla  richiesta  provvede  lo  stesso  tribunale  che  ha
    disposto la misura di prevenzione personale, con  le  forme  previste
    per il  relativo  procedimento  e  rispettando  le  disposizioni  del
    presente titolo. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


    Capo I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 25 
     
     
                    Sequestro o confisca per equivalente 
     
      1. Se la persona  nei  cui  confronti  e'  proposta  la  misura  di
    prevenzione disperde, distrae, occulta o svaluta i beni  al  fine  di
    eludere l'esecuzione dei provvedimenti di sequestro o di confisca  su
    di essi, il sequestro e la confisca hanno ad oggetto denaro  o  altri
    beni di valore equivalente. Analogamente si procede quando i beni non
    possono essere confiscati in quanto trasferiti legittimamente,  prima
    dell'esecuzione del sequestro, a terzi in buona fede. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    LE MISURE DI PREVENZIONE PATRIMONIALI


    Capo I

    Il procedimento applicativo

                                   Art. 26 
     
     
                            Intestazione fittizia 
     
      1.  Quando  accerta  che  taluni  beni  sono  stati   fittiziamente
    intestati o trasferiti  a  terzi,  con  il  decreto  che  dispone  la
    confisca il  giudice  dichiara  la  nullita'  dei  relativi  atti  di
    disposizione. 
      2. Ai fini di cui al comma 1, fino a prova contraria  si  presumono
    fittizi: 
        a) i trasferimenti e le intestazioni,  anche  a  titolo  oneroso,
    effettuati nei due anni  antecedenti  la  proposta  della  misura  di
    prevenzione  nei  confronti  dell'ascendente,  del  discendente,  del
    coniuge o della persona stabilmente convivente, nonche'  dei  parenti
    entro il sesto grado e degli affini entro il quarto grado; 
        b) i  trasferimenti  e  le  intestazioni,  a  titolo  gratuito  o
    fiduciario, effettuati nei due anni  antecedenti  la  proposta  della
    misura di prevenzione. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Le impugnazioni

                                   Art. 27 
     
     
                        Comunicazioni e impugnazioni 
     
      1. I provvedimenti con i quali il tribunale dispone la confisca dei
    beni sequestrati, la revoca  del  sequestro  ovvero  la  restituzione
    della cauzione o la liberazione delle garanzie o  la  confisca  della
    cauzione o  la  esecuzione  sui  beni  costituiti  in  garanzia  sono
    comunicati senza indugio al procuratore generale presso la  corte  di
    appello, al procuratore della Repubblica e agli interessati. 
      2. Per le impugnazioni contro detti provvedimenti si  applicano  le
    disposizioni  previste  dall'articolo   10.   I   provvedimenti   che
    dispongono la  confisca  dei  beni  sequestrati,  la  confisca  della
    cauzione o l'esecuzione sui beni  costituiti  in  garanzia  diventano
    esecutivi con la definitivita' delle relative pronunce. 
      3. I provvedimenti del  tribunale  che  dispongono  la  revoca  del
    sequestro divengono esecutivi dieci giorni dopo la comunicazione alle
    parti, salvo che il pubblico ministero, entro tale termine, ne chieda
    la sospensione alla corte di appello. In tal caso, se la corte  entro
    dieci giorni dalla sua presentazione non accoglie  la  richiesta,  il
    provvedimento diventa esecutivo;  altrimenti  la  esecutivita'  resta
    sospesa fino a quando nel procedimento di prevenzione sia intervenuta
    pronuncia definitiva in ordine al sequestro.  Il  provvedimento  che,
    accogliendo   la   richiesta   del   pubblico   ministero,   sospende
    l'esecutivita' puo' essere in ogni momento revocato dal  giudice  che
    procede. 
      4. In caso  di  impugnazione,  il  cancelliere  presso  il  giudice
    investito del gravame da'  immediata  notizia  al  tribunale  che  ha
    emesso il provvedimento della definitivita' della pronuncia. 
      5. Dopo l'esercizio dell'azione di prevenzione, e  comunque  quando
    il  pubblico  ministero  lo  autorizza,  gli  esiti  delle   indagini
    patrimoniali  sono  trasmessi  al  competente   nucleo   di   polizia
    tributaria della Guardia di Finanza a fini fiscali. 
      6. In caso di appello, il provvedimento di confisca perde efficacia
    se la corte d'appello non si pronuncia entro un anno e sei  mesi  dal
    deposito del ricorso. Si applica l'articolo 24, comma 2. 
    
            
          
              
                Capo III 

    La revocazione della confisca

                                   Art. 28 
     
     
                         Revocazione della confisca 
     
      1. La revocazione della  decisione  definitiva  sulla  confisca  di
    prevenzione puo' essere richiesta, nelle forme previste dall'articolo
    630 del codice di procedura penale: 
        a) in caso di scoperta di prove nuove decisive, sopravvenute alla
    conclusione del procedimento; 
        b) quando i  fatti  accertati  con  sentenze  penali  definitive,
    sopravvenute o conosciute in epoca successiva  alla  conclusione  del
    procedimento di prevenzione, escludano in modo  assoluto  l'esistenza
    dei presupposti di applicazione della confisca; 
        c)  quando  la  decisione  sulla  confisca  sia  stata  motivata,
    unicamente o in modo determinante, sulla base  di  atti  riconosciuti
    falsi, di falsita' nel giudizio ovvero di  un  fatto  previsto  dalla
    legge come reato. 
      2. In ogni caso, la revocazione puo' essere richiesta solo al  fine
    di   dimostrare   il   difetto   originario   dei   presupposti   per
    l'applicazione della misura. 
      3.  La  richiesta  di  revocazione   e'   proposta,   a   pena   di
    inammissibilita', entro sei mesi dalla data in cui  si  verifica  uno
    dei casi di cui al comma 1, salvo che l'interessato dimostri  di  non
    averne avuto conoscenza per causa a lui non imputabile. 
      4. Quando accoglie la richiesta di revocazione, la corte  d'appello
    trasmette gli atti al tribunale che ha disposto la confisca affinche'
    provveda, ove del caso, ai sensi dell'articolo 46. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Rapporti con i procedimenti penali

                                   Art. 29 
     
     
               Indipendenza dall'esercizio dell'azione penale 
     
      1.  L'azione  di   prevenzione   puo'   essere   esercitata   anche
    indipendentemente dall'esercizio dell'azione penale. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Rapporti con i procedimenti penali

                                   Art. 30 
     
     
                      Rapporti con sequestro e confisca 
                   disposti in seno a procedimenti penali 
     
      1. Il  sequestro  e  la  confisca  di  prevenzione  possono  essere
    disposti anche in relazione a beni gia' sottoposti a sequestro in  un
    procedimento penale. In tal caso  la  custodia  giudiziale  dei  beni
    sequestrati nel processo  penale  viene  affidata  all'amministratore
    giudiziario, il quale provvede alla gestione dei beni stessi ai sensi
    del titolo III. Questi comunica al giudice del  procedimento  penale,
    previa autorizzazione del tribunale che  ha  disposto  la  misura  di
    prevenzione, copia delle relazioni periodiche. In caso di revoca  del
    sequestro  o  della  confisca  di   prevenzione,   il   giudice   del
    procedimento penale provvede alla nomina di un nuovo  custode,  salvo
    che  ritenga  di  confermare  l'amministratore.  Nel  caso   previsto
    dall'articolo 104-bis disp. att. c.p.p., l'amministratore giudiziario
    nominato nel procedimento penale prosegue la  propria  attivita'  nel
    procedimento di prevenzione, salvo  che  il  tribunale,  con  decreto
    motivato e sentita l'Agenzia nazionale  per  l'amministrazione  e  la
    destinazione dei beni  sequestrati  e  confiscati  alla  criminalita'
    organizzata, di seguito denominata «Agenzia», non provveda  alla  sua
    revoca e sostituzione. 
      2. Nel caso previsto dal comma 1, primo  periodo,  se  la  confisca
    definitiva   di   prevenzione   interviene   prima   della   sentenza
    irrevocabile di condanna che dispone la confisca dei medesimi beni in
    sede  penale,  si  procede  in  ogni  caso  alla  gestione,  vendita,
    assegnazione o destinazione ai sensi del titolo III. Il giudice,  ove
    successivamente disponga la confisca  in  sede  penale,  dichiara  la
    stessa gia' eseguita in sede di prevenzione. 
      3. Se la sentenza irrevocabile di condanna che dispone la  confisca
    interviene  prima  della  confisca  definitiva  di  prevenzione,   il
    tribunale, ove successivamente disponga la confisca  di  prevenzione,
    dichiara la stessa gia' eseguita in sede penale. 
      4. Nei casi previsti dai commi 2 e 3, in ogni  caso  la  successiva
    confisca viene trascritta, iscritta o annotata ai sensi dell'articolo
    21. 
      5. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2  si  applicano  anche  nel
    caso in cui il sequestro disposto nel corso  di  un  giudizio  penale
    sopravvenga al sequestro o alla confisca di prevenzione. 
    
            
          
              
                Capo V 

    Le misure di prevenzione patrimoniali diverse dalla confisca

                                   Art. 31 
     
     
                          Cauzione. Garanzie reali 
     
      1. Il tribunale, con l'applicazione della  misura  di  prevenzione,
    dispone che la persona sottoposta a tale misura versi presso la cassa
    delle ammende una somma, a titolo di cauzione, di entita' che, tenuto
    conto anche delle  sue  condizioni  economiche  e  dei  provvedimenti
    adottati a norma dell'articolo  22,  costituisca  un'efficace  remora
    alla violazione delle prescrizioni imposte. 
      2. Fuori dei casi  previsti  dall'articolo  9,  il  tribunale  puo'
    imporre alla persona denunciata, in  via  provvisoria  e  qualora  ne
    ravvisi l'opportunita', le  prescrizioni  previste  dall'articolo  8,
    commi 3 e 4. Con il  provvedimento,  il  tribunale  puo'  imporre  la
    cauzione di cui al comma 1. 
      3. Il deposito puo' essere sostituito, su istanza dell'interessato,
    dalla presentazione di idonee garanzie reali. Il  tribunale  provvede
    circa i modi di custodia dei beni dati in pegno e  dispone,  riguardo
    ai beni immobili, che il decreto con il quale  accogliendo  l'istanza
    dell'interessato e' disposta l'ipoteca legale sia  trascritto  presso
    l'ufficio delle conservatorie dei registri immobiliari del  luogo  in
    cui i beni medesimi si trovano. Le spese relative alle garanzie reali
    previste dal presente comma sono anticipate dall'interessato ai sensi
    dell'articolo 39 delle  disposizioni  di  attuazione  del  codice  di
    procedura civile approvate con R.D. 18 dicembre 1941, n. 1368. 
      4. Quando sia cessata l'esecuzione della misura  di  prevenzione  o
    sia rigettata la  proposta,  il  tribunale  dispone  con  decreto  la
    restituzione del deposito o la liberazione della garanzia. 
      5. Le misure patrimoniali cautelari previste dal presente  articolo
    mantengono la loro efficacia per tutta  la  durata  della  misura  di
    prevenzione e non possono essere revocate, neppure in parte,  se  non
    per comprovate gravi necessita' personali o familiari. 
    
            
          
              
                Capo V 

    Le misure di prevenzione patrimoniali diverse dalla confisca

                                   Art. 32 
     
     
                           Confisca della cauzione 
     
      1. In caso di violazione degli obblighi  o  dei  divieti  derivanti
    dall'applicazione della misura di prevenzione, il  tribunale  dispone
    la confisca della cauzione oppure che si proceda  ad  esecuzione  sui
    beni costituiti in garanzia, sino a concorrenza dell'ammontare  della
    cauzione. Per l'esecuzione, a cura del cancelliere, si  osservano  le
    disposizioni dei primi due titoli  del  libro  terzo  del  codice  di
    procedura civile in quanto applicabili, ed escluse, riguardo ai  beni
    costituiti in garanzia, le formalita' del pignoramento. 
      2. Qualora, emesso il provvedimento di cui al comma  1,  permangano
    le condizioni  che  giustificarono  la  cauzione,  il  tribunale,  su
    richiesta del procuratore della Repubblica o del questore  e  con  le
    forme previste per il procedimento di  prevenzione,  dispone  che  la
    cauzione  sia  rinnovata,  anche  per  somma   superiore   a   quella
    originaria. 
      3. Le spese relative  all'esecuzione  prevista  dal  comma  1  sono
    anticipate dallo Stato. 
    
            
          
              
                Capo V 

    Le misure di prevenzione patrimoniali diverse dalla confisca

                                   Art. 33 
     
     
              L'amministrazione giudiziaria dei beni personali 
     
      1. Nei confronti dei soggetti indicati nell'articolo  4,  comma  1,
    lettere c), d), e), f), g) ed h) il tribunale puo' aggiungere ad  una
    delle  misure  di  prevenzione  previste  dall'articolo   6,   quella
    dell'amministrazione giudiziaria dei beni personali,  esclusi  quelli
    destinati all'attivita' professionale o produttiva, quando  ricorrono
    sufficienti indizi che la libera disponibilita' dei medesimi  agevoli
    comunque la condotta,  il  comportamento  o  l'attivita'  socialmente
    pericolosa. 
      2.  Il  tribunale   puo'   applicare   soltanto   l'amministrazione
    giudiziaria se ritiene che essa sia sufficiente ai fini della  tutela
    della collettivita'. 
      3. L'amministrazione giudiziaria puo' essere imposta per un periodo
    non eccedente i 5  anni.  Alla  scadenza  puo'  essere  rinnovata  se
    permangono le condizioni in base alle quali e' stata applicata. 
      4.  Con  il  provvedimento  con   cui   applica   l'amministrazione
    giudiziaria dei beni il giudice nomina  l'amministratore  giudiziario
    di cui all'articolo 35. 
    
            
          
              
                Capo V 

    Le misure di prevenzione patrimoniali diverse dalla confisca

                                   Art. 34 
     
     
               L'amministrazione giudiziaria dei beni connessi 
                           ad attivita' economiche 
     
      1. Quando, a seguito degli accertamenti di cui all'articolo 19 o di
    quelli compiuti per verificare i pericoli di infiltrazione  da  parte
    della delinquenza di tipo mafioso, ricorrono sufficienti  indizi  per
    ritenere  che  l'esercizio  di  determinate   attivita'   economiche,
    comprese quelle imprenditoriali, sia  direttamente  o  indirettamente
    sottoposto alle condizioni  di  intimidazione  o  di  assoggettamento
    previste dall'articolo 416-bis c.p. o che possa, comunque,  agevolare
    l'attivita' delle persone nei confronti delle quali e' stata proposta
    o applicata una misura di prevenzione, ovvero di persone sottoposte a
    procedimento penale per taluno dei delitti  di  cui  all'articolo  4,
    comma 1,  lettere  a)  e  b),  e  non  ricorrono  i  presupposti  per
    l'applicazione delle misure  di  prevenzione,  il  procuratore  della
    Repubblica presso il tribunale del capoluogo di distretto ove  dimora
    la persona, il questore o il direttore della Direzione  investigativa
    antimafia   possono   richiedere   al   tribunale   competente    per
    l'applicazione  delle  misure  di  prevenzione  nei  confronti  delle
    persone sopraindicate, di disporre ulteriori indagini e verifiche, da
    compiersi anche a mezzo della Guardia  di  finanza  o  della  polizia
    giudiziaria,  sulle  predette  attivita',  nonche'   l'obbligo,   nei
    confronti di chi ha la proprieta' o la  disponibilita',  a  qualsiasi
    titolo, di beni o altre  utilita'  di  valore  non  proporzionato  al
    proprio reddito o alla propria capacita' economica, di  giustificarne
    la legittima provenienza. 
      2. Quando ricorrono sufficienti elementi per ritenere che il libero
    esercizio delle attivita'  economiche  di  cui  al  comma  1  agevoli
    l'attivita' delle persone nei confronti delle quali e' stata proposta
    o applicata una misura di prevenzione, ovvero di persone sottoposte a
    procedimento penale per taluno dei delitti  previsti  dagli  articoli
    416-bis, 629, 630, 644, 648-bis  e  648-ter  del  codice  penale,  il
    tribunale   dispone   l'amministrazione    giudiziaria    dei    beni
    utilizzabili, direttamente o indirettamente, per lo svolgimento delle
    predette attivita'. 
      3. L'amministrazione  giudiziaria  dei  beni  e'  adottata  per  un
    periodo non superiore a sei mesi e  puo'  essere  rinnovata,  per  un
    periodo non superiore complessivamente a  dodici  mesi,  a  richiesta
    dell'autorita' proponente,  del  pubblico  ministero  o  del  giudice
    delegato, se permangono le condizioni in base  alle  quali  e'  stata
    applicata. 
      4. Con il provvedimento di cui al comma 2, il tribunale  nomina  il
    giudice delegato e l'amministratore giudiziario. 
      5. Qualora tra i beni siano compresi beni  immobili  o  altri  beni
    soggetti a pubblica registrazione, il provvedimento di cui al comma 2
    deve  essere  trascritto  presso   i   pubblici   registri   a   cura
    dell'amministratore giudiziario nominato entro il termine  di  trenta
    giorni dall'adozione del provvedimento. 
      6. L'amministratore giudiziario adempie agli obblighi di  relazione
    e segnalazione di cui all'articolo 36, comma 2, anche  nei  confronti
    del pubblico ministero. 
      7.  Entro  i  quindici  giorni  antecedenti  la  data  di  scadenza
    dell'amministrazione  giudiziaria  dei  beni  o  del  sequestro,   il
    tribunale,  qualora  non  disponga  il  rinnovo  del   provvedimento,
    delibera in camera di consiglio, alla quale puo'  essere  chiamato  a
    partecipare il giudice delegato, la  revoca  della  misura  disposta,
    ovvero la confisca dei beni che si ha motivo  di  ritenere  siano  il
    frutto di attivita' illecite o ne costituiscano il reimpiego. 
      8. Con il provvedimento che dispone  la  revoca  della  misura,  il
    tribunale puo'  disporre  il  controllo  giudiziario,  con  il  quale
    stabilisce l'obbligo nei confronti di chi ha la proprieta',  l'uso  o
    l'amministrazione dei beni, o di parte di essi, di comunicare, per un
    periodo non inferiore a tre anni, al questore ed al nucleo di polizia
    tributaria del luogo di dimora abituale, ovvero del luogo in  cui  si
    trovano i beni se si tratta di  residenti  all'estero,  gli  atti  di
    disposizione, di acquisto o di  pagamento  effettuati,  gli  atti  di
    pagamento ricevuti, gli incarichi professionali, di amministrazione o
    di gestione  fiduciaria  ricevuti,  e  gli  altri  atti  o  contratti
    indicati dal tribunale, di valore non inferiore a  euro  25.822,84  o
    del  valore  superiore  stabilito  dal  tribunale  in  relazione   al
    patrimonio e al reddito della persona. Detto obbligo va assolto entro
    dieci giorni dal compimento dell'atto e comunque entro il 31  gennaio
    di ogni anno per gli atti posti in essere nell'anno precedente. 
      9. Quando vi  sia  concreto  pericolo  che  i  beni  sottoposti  al
    provvedimento di  cui  al  comma  2  vengano  dispersi,  sottratti  o
    alienati,  il  procuratore  della  Repubblica,  il  Direttore   della
    Direzione investigativa antimafia o il questore possono richiedere al
    tribunale di disporne il sequestro, osservate, in quanto applicabili,
    le  disposizioni  previste  dal  presente  titolo.  Il  sequestro  e'
    disposto sino alla scadenza del termine stabilito a norma  del  comma
    3. 
    
            
          
              
                Titolo III 

    L'AMMINISTRAZIONE, LA GESTIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI SEQUESTRATI
    E CONFISCATI


    Capo I

    L'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati

                                   Art. 35 
     
     
               Nomina e revoca dell'amministratore giudiziario 
     
      1. Con il provvedimento con il quale dispone il sequestro  previsto
    dal capo I del titolo II il tribunale nomina il giudice delegato alla
    procedura e un amministratore giudiziario. 
      2.  L'amministratore  giudiziario  e'  scelto  tra   gli   iscritti
    nell'Albo nazionale degli amministratori giudiziari. 
      3. Non possono essere nominate le  persone  nei  cui  confronti  il
    provvedimento e' stato disposto, il coniuge, i parenti, gli affini  e
    le persone con esse conviventi, ne' le persone condannate ad una pena
    che importi l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici  uffici  o
    coloro cui sia stata irrogata una misura di  prevenzione.  Le  stesse
    persone non possono, altresi', svolgere le funzioni di  ausiliario  o
    di collaboratore dell'amministratore giudiziario. 
      4.  Il   giudice   delegato   puo'   autorizzare   l'amministratore
    giudiziario a farsi coadiuvare,  sotto  la  sua  responsabilita',  da
    tecnici o da altri soggetti qualificati.  A  costoro  si  applica  il
    divieto di cui al comma 3. 
      5. L'amministratore giudiziario riveste la  qualifica  di  pubblico
    ufficiale e deve adempiere  con  diligenza  ai  compiti  del  proprio
    ufficio. Egli  ha  il  compito  di  provvedere  alla  custodia,  alla
    conservazione e all'amministrazione dei beni  sequestrati  nel  corso
    dell'intero  procedimento,  anche  al  fine   di   incrementare,   se
    possibile, la redditivita' dei beni medesimi. 
      6. L'amministratore giudiziario deve segnalare al giudice  delegato
    l'esistenza di altri beni che potrebbero formare oggetto di sequestro
    di cui sia venuto a conoscenza nel corso della sua gestione. 
      7. In caso di grave irregolarita' o di incapacita' il tribunale, su
    proposta  del  giudice  delegato,  dell'Agenzia  o  d'ufficio,   puo'
    disporre in ogni tempo  la  revoca  dell'amministratore  giudiziario,
    previa  audizione  dello  stesso.  Nei   confronti   dei   coadiutori
    dell'Agenzia la revoca e' disposta dalla medesima Agenzia. 
      8.  L'amministratore  giudiziario  che,  anche  nel   corso   della
    procedura, cessa dal  suo  incarico,  deve  rendere  il  conto  della
    gestione. 
      9.   Nel   caso   di   trasferimento   fuori    della    residenza,
    all'amministratore giudiziario spetta il trattamento  previsto  dalle
    disposizioni vigenti per i dirigenti di seconda fascia dello Stato. 
    
            
          
              
                Titolo III 

    L'AMMINISTRAZIONE, LA GESTIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI SEQUESTRATI
    E CONFISCATI


    Capo I

    L'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati

                                   Art. 36 
     
     
                  Relazione dell'amministratore giudiziario 
     
      1. L'amministratore giudiziario presenta al giudice delegato, entro
    trenta giorni dalla nomina, una relazione particolareggiata dei  beni
    sequestrati. La relazione contiene: 
      a) l'indicazione, lo stato e la consistenza dei singoli beni ovvero
    delle singole aziende; 
      b)  il  presumibile  valore  di  mercato  dei  beni  quale  stimato
    dall'amministratore stesso; 
      c) gli eventuali diritti di terzi sui beni sequestrati; 
      d)  in  caso  di  sequestro  di  beni   organizzati   in   azienda,
    l'indicazione  della   documentazione   reperita   e   le   eventuali
    difformita' tra gli elementi dell'inventario e quelli delle scritture
    contabili; 
      e) l'indicazione delle forme di gestione piu' idonee  e  redditizie
    dei beni. In particolare, nel caso di sequestro di  beni  organizzati
    in  azienda  o  di  partecipazioni  societarie  che   assicurino   le
    maggioranze  previste  dall'articolo  2359  del  codice  civile,   la
    relazione contiene  una  dettagliata  analisi  sulla  sussistenza  di
    concrete possibilita' di prosecuzione o  di  ripresa  dell'attivita',
    tenuto conto del grado  di  caratterizzazione  della  stessa  con  il
    proposto ed i suoi familiari, della natura dell'attivita' esercitata,
    delle modalita' e dell'ambiente in cui e' svolta, della forza  lavoro
    occupata, della capacita' produttiva e del mercato di riferimento. 
      2. La relazione di  cui  al  comma  1  indica  anche  le  eventuali
    difformita' tra quanto oggetto della misura e quanto appreso, nonche'
    l'esistenza di altri beni che potrebbero essere oggetto di sequestro,
    di cui l'amministratore giudiziario sia venuto a conoscenza. 
      3. Ove ricorrano giustificati motivi, il termine  per  il  deposito
    della relazione puo' essere prorogato dal giudice  delegato  per  non
    piu' di novanta giorni. Successivamente l'amministratore  giudiziario
    redige,  con  la  frequenza  stabilita  dal  giudice,  una  relazione
    periodica  sull'amministrazione,  che  trasmette  anche  all'Agenzia,
    esibendo, ove richiesto, i relativi documenti giustificativi. 
      4. In caso di  contestazioni  sulla  stima  dei  beni,  il  giudice
    delegato nomina un  perito,  che  procede  alla  stima  dei  beni  in
    contraddittorio. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni
    dettate dal codice di procedura penale in materia di perizia. 
    
            
          
              
                Titolo III 

    L'AMMINISTRAZIONE, LA GESTIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI SEQUESTRATI
    E CONFISCATI


    Capo I

    L'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati

                                   Art. 37 
     
     
                   Compiti dell'amministratore giudiziario 
     
      1. L'amministratore giudiziario,  fermo  restando  quanto  previsto
    dagli articoli 2214 e seguenti del codice civile, tiene un  registro,
    preventivamente vidimato dal giudice  delegato  alla  procedura,  sul
    quale  annota  tempestivamente  le  operazioni  relative   alla   sua
    amministrazione secondo i criteri stabiliti al comma 6.  Con  decreto
    emanato dal Ministro della giustizia, di  concerto  con  il  Ministro
    dell'economia e delle finanze, sono stabilite le norme per la  tenuta
    del registro. 
      2. Nel caso di sequestro  di  azienda  l'amministratore  prende  in
    consegna le scritture contabili e i libri sociali, sui  quali  devono
    essere annotati gli estremi del provvedimento di sequestro. 
      3. Le  somme  apprese,  riscosse  o  ricevute  a  qualsiasi  titolo
    dall'amministratore giudiziario  in  tale  qualita',  escluse  quelle
    derivanti dalla gestione  di  aziende,  affluiscono  al  Fondo  unico
    giustizia di cui all'articolo 61,  comma  23,  del  decreto-legge  25
    giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  6
    agosto 2008, n. 133. 
      4. Le somme di cui al comma 3 sono intestate  alla  procedura  e  i
    relativi prelievi possono essere  effettuati  nei  limiti  e  con  le
    modalita' stabilite dal giudice delegato. 
      5. L'amministratore  giudiziario  tiene  contabilita'  separata  in
    relazione  ai  vari  soggetti  o   enti   proposti;   tiene   inoltre
    contabilita' separata della gestione e delle  eventuali  vendite  dei
    singoli beni immobili oggetto di privilegio speciale ed ipoteca e dei
    singoli beni mobili o gruppo di mobili oggetto di pegno e  privilegio
    speciale. Egli annota analiticamente in ciascun conto le entrate e le
    uscite di carattere specifico e  la  quota  di  quelle  di  carattere
    generale imputabili a ciascun  bene  o  gruppo  di  beni  secondo  un
    criterio proporzionale. Conserva altresi' i documenti comprovanti  le
    operazioni effettuate e riporta analiticamente le operazioni medesime
    nelle relazioni periodiche presentate ai sensi dell'articolo 36. 
    
            
          
              
                Titolo III 

    L'AMMINISTRAZIONE, LA GESTIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI SEQUESTRATI
    E CONFISCATI


    Capo I

    L'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati

                                   Art. 38 
     
     
                            Compiti dell'Agenzia 
     
      1. Fino al decreto di confisca di primo  grado  l'Agenzia  coadiuva
    l'amministratore giudiziario sotto la direzione del giudice delegato.
    A tal fine l'Agenzia propone  al  tribunale  l'adozione  di  tutti  i
    provvedimenti necessari per la migliore  utilizzazione  del  bene  in
    vista della sua destinazione o assegnazione. L'Agenzia puo'  chiedere
    al  tribunale  la  revoca  o  la  modifica   dei   provvedimenti   di
    amministrazione adottati dal giudice delegato quando ritenga che essi
    possono recare pregiudizio alla destinazione o  all'assegnazione  del
    bene. 
      2. All'Agenzia sono comunicati per via telematica  i  provvedimenti
    di modifica o revoca del sequestro  e  quelli  di  autorizzazione  al
    compimento di atti di amministrazione straordinaria. 
      3. Dopo il decreto di confisca di  primo  grado,  l'amministrazione
    dei beni e' conferita all'Agenzia, la quale  puo'  farsi  coadiuvare,
    sotto la propria responsabilita', da  tecnici  o  da  altri  soggetti
    qualificati,   retribuiti   secondo   le   modalita'   previste   per
    l'amministratore giudiziario.  L'Agenzia  comunica  al  tribunale  il
    provvedimento di conferimento  dell'incarico.  L'incarico  ha  durata
    annuale, salvo che non intervenga revoca espressa, ed e'  rinnovabile
    tacitamente.  L'incarico  puo'  essere  conferito  all'amministratore
    giudiziario gia' nominato dal tribunale. 
      4. In caso di mancato conferimento dell'incarico all'amministratore
    giudiziario gia' nominato, il tribunale provvede agli adempimenti  di
    cui all'articolo 42 e all'approvazione del rendiconto della gestione. 
      5. Entro sei mesi dal decreto di confisca di primo grado,  al  fine
    di facilitare le richieste di utilizzo da parte degli aventi diritto,
    l'Agenzia pubblica  nel  proprio  sito  internet  l'elenco  dei  beni
    immobili oggetto del provvedimento. 
      6. L'Agenzia promuove le intese  con  l'autorita'  giudiziaria  per
    assicurare, attraverso criteri di  trasparenza,  la  rotazione  degli
    incarichi degli  amministratori,  la  corrispondenza  tra  i  profili
    professionali e  i  beni  sequestrati,  nonche'  la  pubblicita'  dei
    compensi percepiti, secondo modalita' stabilite con  decreto  emanato
    dal Ministro dell'interno e dal Ministro della giustizia. 
      7. Salvo  che  sia  diversamente  stabilito,  le  disposizioni  del
    presente decreto relative all'amministratore giudiziario si applicano
    anche all'Agenzia, nei limiti delle competenze alla stessa attribuite
    ai sensi del comma 3. 
    
            
          
              
                Titolo III 

    L'AMMINISTRAZIONE, LA GESTIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI SEQUESTRATI
    E CONFISCATI


    Capo I

    L'amministrazione dei beni sequestrati e confiscati

                                   Art. 39 
     
     
                      Assistenza legale alla procedura 
     
      1.  Nelle  controversie,  anche  in  corso,  concernenti   rapporti
    relativi  ai  beni   sequestrati   o   confiscati,   l'amministratore
    giudiziario  puo'   avvalersi   dell'Avvocatura   dello   Stato   per
    l'assistenza legale. 
    
            
          
              
                Capo II 

    La gestione dei beni sequestrati e confiscati

                                   Art. 40 
     
     
                        Gestione dei beni sequestrati 
     
      1. Il giudice  delegato  impartisce  le  direttive  generali  della
    gestione dei beni sequestrati, anche tenuto conto degli  indirizzi  e
    delle linee  guida  adottati  dal  Consiglio  direttivo  dell'Agenzia
    medesima ai sensi dell'articolo 112, comma 4, lettera a). 
      2. Il giudice delegato puo' adottare, nei confronti  della  persona
    sottoposta alla procedura  e  della  sua  famiglia,  i  provvedimenti
    indicati nell'articolo 47 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267,  e
    successive  modificazioni,  quando  ricorrano   le   condizioni   ivi
    previste. Nel caso previsto dal secondo comma del citato articolo 47,
    il beneficiario provvede a sue cure alle spese e agli oneri  inerenti
    l'unita' immobiliare ed e' esclusa ogni azione di regresso. 
      3. L'amministratore giudiziario non puo'  stare  in  giudizio,  ne'
    contrarre mutui, stipulare  transazioni,  compromessi,  fideiussioni,
    concedere ipoteche,  alienare  immobili  e  compiere  altri  atti  di
    straordinaria amministrazione anche a tutela dei  diritti  dei  terzi
    senza autorizzazione scritta del giudice delegato. 
      4. Avverso gli atti  dell'amministratore  giudiziario  compiuti  in
    violazione del presente decreto, il pubblico ministero, il proposto e
    ogni  altro  interessato  possono  avanzare  reclamo,   nel   termine
    perentorio di dieci giorni, al giudice delegato che,  entro  i  dieci
    giorni successivi, provvede ai sensi degli articoli  737  e  seguenti
    del codice di procedura civile. 
      5.  In  caso  di  sequestro  di   beni   in   comunione   indivisa,
    l'amministratore  giudiziario,  previa  autorizzazione  del   giudice
    delegato,  puo'  chiedere  al  giudice  civile  di  essere   nominato
    amministratore della comunione. 
    
            
          
              
                Capo II 

    La gestione dei beni sequestrati e confiscati

                                   Art. 41 
     
     
                     Gestione delle aziende sequestrate 
     
      1.  Nel  caso  in  cui  il  sequestro  abbia  ad  oggetto  aziende,
    costituite ai sensi degli articoli 2555 e seguenti del codice civile,
    l'amministratore giudiziario e' scelto nella sezione  di  esperti  in
    gestione   aziendale   dell'Albo   nazionale   degli   amministratori
    giudiziari. In tal caso, la relazione di  cui  all'articolo  36  deve
    essere presentata entro sei mesi dalla nomina. La relazione contiene,
    oltre agli  elementi  di  cui  al  comma  1  del  predetto  articolo,
    indicazioni particolareggiate sullo stato dell'attivita' aziendale  e
    sulle  sue  prospettive  di  prosecuzione.  Il   tribunale,   sentiti
    l'amministratore giudiziario e  il  pubblico  ministero,  ove  rilevi
    concrete  prospettive  di  prosecuzione  dell'impresa,   approva   il
    programma con decreto motivato  e  impartisce  le  direttive  per  la
    gestione dell'impresa. 
      2. L'amministratore giudiziario provvede  agli  atti  di  ordinaria
    amministrazione funzionali all'attivita' economica  dell'azienda.  Il
    giudice  delegato,  tenuto  conto  dell'attivita'  economica   svolta
    dall'azienda,  della  forza  lavoro  da  essa  occupata,  della   sua
    capacita' produttiva e del  suo  mercato  di  riferimento,  puo'  con
    decreto motivato indicare il limite di valore entro il quale gli atti
    si   ritengono   di   ordinaria   amministrazione.   L'amministratore
    giudiziario non puo' frazionare artatamente le operazioni  economiche
    al fine di evitare il superamento di detta soglia. 
      3. Si osservano per la gestione dell'azienda le disposizioni di cui
    all'articolo 42, in quanto applicabili. 
      4. I rapporti giuridici connessi  all'amministrazione  dell'azienda
    sono regolati dalle norme del codice civile,  ove  non  espressamente
    altrimenti disposto. 
      5. Se mancano concrete possibilita' di prosecuzione  o  di  ripresa
    dell'attivita',  il  tribunale,  acquisito  il  parere  del  pubblico
    ministero e dell'amministratore  giudiziario,  dispone  la  messa  in
    liquidazione  dell'impresa.  In  caso  di  insolvenza,   si   applica
    l'articolo 63, comma 1. 
      6.  Nel  caso  di  sequestro  di  partecipazioni   societarie   che
    assicurino le  maggioranze  necessarie  per  legge,  l'amministratore
    giudiziario puo', previa autorizzazione del giudice delegato: 
      a) convocare l'assemblea per la sostituzione degli amministratori; 
      b) impugnare le delibere societarie  di  trasferimento  della  sede
    sociale, di  trasformazione,  fusione,  incorporazione  o  estinzione
    della societa', nonche' di ogni  altra  modifica  dello  statuto  che
    possa  arrecare  pregiudizio  agli   interessi   dell'amministrazione
    giudiziaria. 
    
            
          
              
                Capo II 

    La gestione dei beni sequestrati e confiscati

                                   Art. 42 
     
     
             Disciplina delle spese, dei compensi e dei rimborsi 
     
      1.  Le  spese  necessarie  o   utili   per   la   conservazione   e
    l'amministrazione  dei  beni   sono   sostenute   dall'amministratore
    giudiziario mediante prelevamento dalle somme  riscosse  a  qualunque
    titolo ovvero sequestrate, confiscate o comunque nella disponibilita'
    del procedimento. 
      2. Se dalla gestione dei  beni  sequestrati  o  confiscati  non  e'
    ricavabile denaro sufficiente per il pagamento delle spese di cui  al
    comma 1, le stesse  sono  anticipate  dallo  Stato,  con  diritto  al
    recupero nei confronti del titolare del bene in caso  di  revoca  del
    sequestro o della confisca. 
      3. Nel caso sia disposta la confisca dei  beni,  le  somme  per  il
    pagamento dei compensi spettanti all'amministratore giudiziario,  per
    il rimborso delle spese sostenute per i coadiutori e  quelle  di  cui
    all'articolo 35, comma 9, sono inserite  nel  conto  della  gestione;
    qualora la confisca non venga disposta, ovvero le disponibilita'  del
    predetto conto non siano  sufficienti  per  provvedere  al  pagamento
    delle anzidette spese, le somme occorrenti sono anticipate, in  tutto
    o in parte, dallo Stato, senza diritto al recupero. Se il sequestro o
    la confisca sono revocati, le somme  suddette  sono  poste  a  carico
    dello Stato. 
      4. La determinazione dell'ammontare del compenso,  la  liquidazione
    dello stesso e del trattamento  di  cui  all'articolo  35,  comma  8,
    nonche' il rimborso delle spese  sostenute  per  i  coadiutori,  sono
    disposti con decreto motivato del tribunale, su relazione del giudice
    delegato. Il compenso degli amministratori  giudiziari  e'  liquidato
    sulla base delle tabelle allegate al decreto di  cui  all'articolo  8
    del decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14. 
      5. Le liquidazioni e i rimborsi di cui al comma 4 sono fatti  prima
    della  redazione  del  conto  finale.  In   relazione   alla   durata
    dell'amministrazione e per gli altri giustificati motivi il tribunale
    concede, su richiesta dell'amministratore giudiziario  e  sentito  il
    giudice delegato, acconti sul compenso finale. Il  tribunale  dispone
    in  merito  agli  adempimenti  richiesti  entro  cinque  giorni   dal
    ricevimento della richiesta. 
      6. I provvedimenti di liquidazione o di  rimborso  sono  comunicati
    all'amministratore  giudiziario  mediante  avviso  di  deposito   del
    decreto in cancelleria e all'Agenzia per via telematica. 
      7.   Entro   venti   giorni   dalla   comunicazione    dell'avviso,
    l'amministratore  giudiziario  puo'  proporre  ricorso   avverso   il
    provvedimento che ha disposto la liquidazione o il rimborso. La corte
    d'appello decide sul ricorso in camera di consiglio, previa audizione
    del ricorrente, entro quindici giorni dal deposito del ricorso. Se il
    provvedimento impugnato e' stato emesso dalla  corte  d'appello,  sul
    ricorso decide la medesima corte in diversa composizione. 
    
            
          
              
                Capo II 

    La gestione dei beni sequestrati e confiscati

                                   Art. 43 
     
     
                           Rendiconto di gestione 
     
      1. All'esito della procedura e comunque dopo la confisca  di  primo
    grado, l'amministratore giudiziario presenta al giudice  delegato  il
    conto della gestione. 
      2. Il conto della gestione espone in modo completo e  analitico  le
    modalita' e i risultati  della  gestione  e  contiene,  tra  l'altro,
    l'indicazione delle somme pagate e riscosse, la descrizione analitica
    dei cespiti e il saldo  finale.  Al  conto  sono  essere  allegati  i
    documenti      giustificativi,      le      relazioni      periodiche
    sull'amministrazione e il registro delle  operazioni  effettuate.  In
    caso di irregolarita' o di incompletezza, il giudice delegato  invita
    l'amministratore  giudiziario  ad  effettuare,   entro   il   termine
    indicato, le opportune integrazioni o modifiche. 
      3. Verificata la regolarita' del  conto,  il  giudice  delegato  ne
    ordina il deposito in cancelleria, unitamente ai documenti  allegati,
    assegnando in calce allo  stesso  termine  per  la  presentazione  di
    eventuali  osservazioni  e  contestazioni.  Del  deposito   e'   data
    immediata comunicazione agli interessati,  al  pubblico  ministero  e
    all'Agenzia. 
      4. Se non sorgono o non permangono  contestazioni,  che  debbono  a
    pena di inammissibilita' essere specifiche e riferite a singole  voci
    contabili e non possono in ogni caso avere ad oggetto i criteri  e  i
    risultati di gestione, il giudice  delegato  lo  approva;  altrimenti
    fissa l'udienza di comparizione dinanzi al collegio, che in  esito  a
    procedimento in  camera  di  consiglio  approva  il  conto  o  invita
    l'amministratore giudiziario a sanarne le irregolarita' con ordinanza
    esecutiva,  notificata  all'interessato  e  comunicata  al   pubblico
    ministero. 
      5. Avverso l'ordinanza di cui al comma 4  e'  ammesso  ricorso  per
    cassazione entro i dieci giorni dalla notificazione o comunicazione. 
    
            
          
              
                Capo II 

    La gestione dei beni sequestrati e confiscati

                                   Art. 44 
     
     
                        Gestione dei beni confiscati 
     
      1. L'Agenzia gestisce i beni confiscati anche in via non definitiva
    ai sensi dell'articolo 20 della legge 23 dicembre 1993, n. 559 e,  in
    quanto  applicabile,  dell'articolo  40,  nonche'  sulla  base  degli
    indirizzi e  delle  linee  guida  adottati  dal  Consiglio  direttivo
    dell'Agenzia medesima ai sensi dell'articolo 112,  comma  4,  lettera
    a). Essa provvede  al  rimborso  ed  all'anticipazione  delle  spese,
    nonche' alla liquidazione dei  compensi  che  non  trovino  copertura
    nelle risorse della gestione, anche avvalendosi di apposite  aperture
    di credito disposte, a proprio  favore,  sui  fondi  dello  specifico
    capitolo  istituito  nello  stato  di  previsione  della  spesa   del
    Ministero  dell'economia  e  delle  finanze,  salva,  in  ogni  caso,
    l'applicazione della normativa di contabilita' generale dello Stato e
    del decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n. 367. 
      2.  L'Agenzia  richiede  al  giudice  delegato  il  nulla  osta  al
    compimento degli atti di cui all'articolo 40, comma 3. 
    
            
          
              
                Capo III 

    La destinazione dei beni confiscati

                                   Art. 45 
     
     
                 Confisca definitiva. Devoluzione allo Stato 
     
      1. A seguito della confisca definitiva di prevenzione i  beni  sono
    acquisiti al patrimonio dello Stato liberi da oneri e pesi. La tutela
    dei diritti dei terzi e' garantita entro i limiti e  nelle  forme  di
    cui al titolo IV. 
      2. Il provvedimento definitivo di  confisca  e'  comunicato,  dalla
    cancelleria dell'ufficio giudiziario che ha emesso il  provvedimento,
    all'Agenzia, nonche'  al  prefetto  e  all'ufficio  dell'Agenzia  del
    demanio competenti per  territorio  in  relazione  al  luogo  ove  si
    trovano i beni o ha sede l'azienda confiscata. 
    
            
          
              
                Capo III 

    La destinazione dei beni confiscati

                                   Art. 46 
     
     
                        Restituzione per equivalente 
     
      1. La restituzione dei  beni  confiscati,  ad  eccezione  dei  beni
    culturali di cui all'articolo  10,  comma  3,  del  codice  dei  beni
    culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo  22  gennaio
    2004, n. 42, e successive modificazioni, e  degli  immobili  e  delle
    aree  dichiarati  di  notevole  interesse  pubblico  ai  sensi  degli
    articoli  136  e  seguenti  del   medesimo   codice,   e   successive
    modificazioni, nell'ambito delle risorse disponibili  a  legislazione
    vigente,  puo'  avvenire  anche  per  equivalente,  al  netto   delle
    migliorie, quando i beni medesimi sono stati assegnati per  finalita'
    istituzionali  e  la  restituzione  possa  pregiudicare   l'interesse
    pubblico. In  tal  caso  l'interessato  nei  cui  confronti  venga  a
    qualunque titolo dichiarato il diritto alla restituzione del bene  ha
    diritto alla restituzione di una somma equivalente al valore del bene
    confiscato quale risultante dal  rendiconto  di  gestione,  al  netto
    delle migliorie, rivalutato sulla base del tasso di inflazione annua.
    In caso di beni immobili, si tiene conto dell'eventuale rivalutazione
    delle rendite catastali. 
      2. Il comma 1 si applica altresi' quando il bene sia stato  venduto
    anche  prima  della  confisca  definitiva,  nel  caso  in  cui  venga
    successivamente disposta la revoca della misura. 
      3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2, il tribunale determina il valore
    del bene e ordina il pagamento della somma, ponendola a carico: 
      a) del Fondo Unico Giustizia, nel caso in cui  il  bene  sia  stato
    venduto; 
      b) dell'amministrazione assegnataria, in tutti gli altri casi. 
    
            
          
              
                Capo III 

    La destinazione dei beni confiscati

                                   Art. 47 
     
     
                        Procedimento di destinazione 
     
      1. La destinazione dei  beni  immobili  e  dei  beni  aziendali  e'
    effettuata con delibera del Consiglio direttivo  dell'Agenzia,  sulla
    base della  stima  del  valore  risultante  dalla  relazione  di  cui
    all'articolo 36, e da altri atti giudiziari, salvo che  sia  ritenuta
    necessaria dall'Agenzia una nuova stima. 
      2.   L'Agenzia   provvede   all'adozione   del   provvedimento   di
    destinazione entro novanta giorni dal ricevimento della comunicazione
    di cui all'articolo 45, comma 2,  prorogabili  di  ulteriori  novanta
    giorni in caso di operazioni particolarmente complesse. Nel  caso  di
    applicazione delle disposizioni di cui al titolo IV, il provvedimento
    di destinazione e' adottato entro  30  giorni  dall'approvazione  del
    progetto di riparto. Anche prima dell'adozione del  provvedimento  di
    destinazione, per la tutela dei beni confiscati si applica il secondo
    comma dell'articolo 823 del codice civile. 
    
            
          
              
                Capo III 

    La destinazione dei beni confiscati

                                   Art. 48 
     
     
                     Destinazione dei beni e delle somme 
     
      1. L'Agenzia versa al Fondo unico giustizia: 
      a) le somme di denaro confiscate che non debbano essere  utilizzate
    per la gestione di altri beni confiscati o  che  non  debbano  essere
    utilizzate per il  risarcimento  delle  vittime  dei  reati  di  tipo
    mafioso; 
      b) le somme  ricavate  dalla  vendita,  anche  mediante  trattativa
    privata, dei beni mobili, anche registrati,  confiscati,  compresi  i
    titoli e le partecipazioni societarie, al netto  del  ricavato  della
    vendita dei beni finalizzata al risarcimento delle vittime dei  reati
    di  tipo  mafioso.  Se  la  procedura  di  vendita  e'  antieconomica
    l'Agenzia dispone la cessione gratuita o la distruzione del bene; 
      c) le somme derivanti dal recupero dei  crediti  personali.  Se  la
    procedura di recupero e'  antieconomica,  ovvero,  dopo  accertamenti
    sulla solvibilita' del debitore svolti anche attraverso gli organi di
    polizia, il debitore risulti insolvibile, il credito e' annullato con
    provvedimento del direttore dell'Agenzia. 
      2. La disposizione del comma 1 non si applica alle somme di  denaro
    e ai  proventi  derivanti  o  comunque  connessi  ai  beni  aziendali
    confiscati. 
      3. I beni immobili sono: 
      a) mantenuti al patrimonio dello Stato per finalita' di  giustizia,
    di ordine pubblico e di protezione civile e, ove  idonei,  anche  per
    altri usi governativi o  pubblici  connessi  allo  svolgimento  delle
    attivita' istituzionali di amministrazioni statali, agenzie  fiscali,
    universita'  statali,  enti  pubblici  e  istituzioni  culturali   di
    rilevante interesse, salvo che si debba procedere alla vendita  degli
    stessi finalizzata al risarcimento delle vittime dei  reati  di  tipo
    mafioso; 
      b) mantenuti al patrimonio dello Stato e, previa autorizzazione del
    Ministro  dell'interno,   utilizzati   dall'Agenzia   per   finalita'
    economiche; 
      c)  trasferiti  per  finalita'  istituzionali  o  sociali,  in  via
    prioritaria, al patrimonio del comune ove l'immobile e' sito,  ovvero
    al patrimonio della provincia o della regione. Gli enti  territoriali
    provvedono a formare un apposito elenco dei beni confiscati  ad  essi
    trasferiti,  che  viene  periodicamente  aggiornato.  L'elenco,  reso
    pubblico con adeguate forme e in modo permanente,  deve  contenere  i
    dati concernenti la consistenza, la  destinazione  e  l'utilizzazione
    dei  beni  nonche',  in  caso  di  assegnazione  a  terzi,   i   dati
    identificativi del concessionario  e  gli  estremi,  l'oggetto  e  la
    durata  dell'atto  di  concessione.  Gli  enti  territoriali,   anche
    consorziandosi  o  attraverso  associazioni,   possono   amministrare
    direttamente  il  bene  o,  sulla  base  di   apposita   convenzione,
    assegnarlo in concessione, a  titolo  gratuito  e  nel  rispetto  dei
    principi  di  trasparenza,  adeguata   pubblicita'   e   parita'   di
    trattamento, a comunita', anche giovanili, ad enti,  ad  associazioni
    maggiormente rappresentative degli enti locali, ad organizzazioni  di
    volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, a  cooperative
    sociali di cui alla legge 8 novembre 1991,  n.  381,  o  a  comunita'
    terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti di  cui
    al  testo  unico  delle  leggi  in  materia   di   disciplina   degli
    stupefacenti   e   sostanze   psicotrope,   prevenzione,    cura    e
    riabilitazione dei relativi stati di  tossicodipendenza,  di  cui  al
    decreto del Presidente della  Repubblica  9  ottobre  1990,  n.  309,
    nonche' alle associazioni di protezione  ambientale  riconosciute  ai
    sensi  dell'articolo  13  della  legge  8  luglio  1986,  n.  349,  e
    successive modificazioni. La convenzione disciplina la durata,  l'uso
    del bene, le modalita' di controllo sulla sua utilizzazione, le cause
    di risoluzione del rapporto e le modalita' del rinnovo.  I  beni  non
    assegnati possono  essere  utilizzati  dagli  enti  territoriali  per
    finalita' di lucro e i relativi proventi  devono  essere  reimpiegati
    esclusivamente  per  finalita'  sociali.  Se  entro  un  anno  l'ente
    territoriale non ha provveduto alla destinazione del bene,  l'Agenzia
    dispone  la  revoca  del  trasferimento  ovvero  la  nomina   di   un
    commissario con poteri sostitutivi. Alla  scadenza  di  sei  mesi  il
    sindaco invia al Direttore dell'Agenzia  una  relazione  sullo  stato
    della procedura; 
      d) trasferiti al patrimonio del comune ove l'immobile e'  sito,  se
    confiscati per il reato di cui all'articolo 74 del citato testo unico
    approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990,
    n. 309. Il comune puo'  amministrare  direttamente  il  bene  oppure,
    preferibilmente, assegnarlo in concessione, anche a titolo  gratuito,
    secondo i criteri di cui all'articolo 129 del medesimo  testo  unico,
    ad   associazioni,   comunita'   o   enti   per   il   recupero    di
    tossicodipendenti operanti nel territorio ove e' sito l'immobile.  Se
    entro un anno l'ente territoriale non ha provveduto alla destinazione
    del bene, l'Agenzia dispone la revoca  del  trasferimento  ovvero  la
    nomina di un commissario con poteri sostitutivi. 
      4. I proventi derivanti dall'utilizzo dei beni di cui al  comma  3,
    lettera b), affluiscono, al netto delle  spese  di  conservazione  ed
    amministrazione,  al  Fondo  unico  giustizia,  per  essere   versati
    all'apposito  capitolo  di  entrata  del  bilancio  dello   Stato   e
    riassegnati allo stato di previsione del  Ministero  dell'interno  al
    fine di assicurare il potenziamento dell'Agenzia. 
      5. I beni di cui al comma 3, di cui non sia possibile effettuare la
    destinazione  o  il  trasferimento  per  le  finalita'  di   pubblico
    interesse  ivi  contemplate,   sono   destinati   con   provvedimento
    dell'Agenzia alla  vendita,  osservate,  in  quanto  compatibili,  le
    disposizioni del codice di procedura civile. L'avviso di  vendita  e'
    pubblicato  nel   sito   internet   dell'Agenzia,   e   dell'avvenuta
    pubblicazione  viene  data  altresi'  notizia   nei   siti   internet
    dell'Agenzia del demanio e della prefettura-ufficio territoriale  del
    Governo della provincia interessata. La vendita e' effettuata per  un
    corrispettivo  non  inferiore  a  quello  determinato   dalla   stima
    formulata ai sensi dell'articolo 47. Qualora,  entro  novanta  giorni
    dalla data di pubblicazione dell'avviso di  vendita,  non  pervengano
    all'Agenzia proposte di acquisto per  il  corrispettivo  indicato  al
    terzo periodo, il prezzo minimo della  vendita  non  puo',  comunque,
    essere determinato in misura inferiore all'80 per  cento  del  valore
    della suddetta stima. Fatto salvo il disposto dei commi  6  e  7  del
    presente articolo, la vendita e' effettuata agli enti pubblici aventi
    tra le altre finalita' istituzionali anche  quella  dell'investimento
    nel  settore  immobiliare,  alle  associazioni   di   categoria   che
    assicurano  maggiori  garanzie  e  utilita'  per   il   perseguimento
    dell'interesse pubblico e alle fondazioni bancarie. I  beni  immobili
    acquistati non possono essere  alienati,  nemmeno  parzialmente,  per
    cinque anni dalla data di trascrizione del  contratto  di  vendita  e
    quelli  diversi  dai  fabbricati  sono   assoggettati   alla   stessa
    disciplina  prevista  per  questi   ultimi   dall'articolo   12   del
    decreto-legge 21 marzo 1978, n. 59,  convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 18 maggio 1978, n. 191. L'Agenzia  richiede  al  prefetto
    della provincia interessata  un  parere  obbligatorio,  da  esprimere
    sentito il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica,
    e ogni informazione utile affinche'  i  beni  non  siano  acquistati,
    anche  per  interposta  persona,  dai  soggetti   ai   quali   furono
    confiscati, da soggetti altrimenti  riconducibili  alla  criminalita'
    organizzata ovvero utilizzando proventi di natura illecita. 
      6. Il personale delle Forze armate e il personale  delle  Forze  di
    polizia  possono  costituire  cooperative  edilizie  alle  quali   e'
    riconosciuto il diritto di opzione prioritaria sull'acquisto dei beni
    destinati alla vendita di cui al comma 5. 
      7.  Gli  enti  territoriali  possono   esercitare   la   prelazione
    all'acquisto dei beni di cui al comma 5. Con regolamento adottato  ai
    sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.  400,
    e successive modificazioni, sono disciplinati i termini, le modalita'
    e le ulteriori disposizioni occorrenti per l'attuazione del  presente
    comma. Nelle more dell'adozione del predetto regolamento e'  comunque
    possibile procedere alla vendita dei beni. 
      8. I beni aziendali sono mantenuti  al  patrimonio  dello  Stato  e
    destinati,  con  provvedimento  dell'Agenzia  che  ne  disciplina  le
    modalita' operative: 
      a)  all'affitto,   quando   vi   siano   fondate   prospettive   di
    continuazione  o  di  ripresa  dell'attivita'  produttiva,  a  titolo
    oneroso, a societa' e ad imprese pubbliche o private, ovvero a titolo
    gratuito,  senza  oneri  a  carico  dello  Stato,  a  cooperative  di
    lavoratori   dipendenti   dell'impresa   confiscata.   Nella   scelta
    dell'affittuario sono privilegiate le soluzioni che  garantiscono  il
    mantenimento dei livelli occupazionali. I  beni  non  possono  essere
    destinati  all'affitto  alle  cooperative  di  lavoratori  dipendenti
    dell'impresa confiscata se  taluno  dei  relativi  soci  e'  parente,
    coniuge, affine o convivente  con  il  destinatario  della  confisca,
    ovvero nel caso in cui nei suoi confronti sia stato  adottato  taluno
    dei provvedimenti indicati nell'articolo 15, commi 1 e 2, della legge
    19 marzo 1990, n. 55; 
      b) alla vendita,  per  un  corrispettivo  non  inferiore  a  quello
    determinato dalla stima eseguita  dall'Agenzia,  a  soggetti  che  ne
    abbiano fatto richiesta, qualora vi sia  una  maggiore  utilita'  per
    l'interesse pubblico o qualora la vendita medesima sia finalizzata al
    risarcimento delle vittime dei reati di tipo  mafioso.  Nel  caso  di
    vendita disposta alla scadenza del contratto  di  affitto  dei  beni,
    l'affittuario puo' esercitare il diritto di prelazione  entro  trenta
    giorni  dalla  comunicazione  della  vendita  del   bene   da   parte
    dell'Agenzia; 
      c) alla liquidazione, qualora vi  sia  una  maggiore  utilita'  per
    l'interesse  pubblico  o  qualora  la   liquidazione   medesima   sia
    finalizzata al risarcimento delle vittime dei reati di tipo  mafioso,
    con le medesime modalita' di cui alla lettera b). 
      9.  I  proventi  derivanti  dall'affitto,  dalla  vendita  o  dalla
    liquidazione dei beni di cui al comma 8 affluiscono, al  netto  delle
    spese  sostenute,  al  Fondo  unico  giustizia  per  essere   versati
    all'apposito  capitolo  di  entrata  del  bilancio  dello   Stato   e
    riassegnati per le finalita' previste dall'articolo 2, comma  7,  del
    decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito  dalla  legge  13
    novembre 2008, n. 181. 
      10. Le somme ricavate dalla vendita dei beni di cui al comma 5,  al
    netto delle  spese  per  la  gestione  e  la  vendita  degli  stessi,
    affluiscono al Fondo unico giustizia per essere  riassegnati,  previo
    versamento all'entrata del bilancio dello Stato, nella misura del  50
    per cento al Ministero dell'interno per  la  tutela  della  sicurezza
    pubblica e del soccorso pubblico e, nella restante misura del 50  per
    cento, al Ministero della giustizia, per assicurare il  funzionamento
    e il potenziamento degli uffici  giudiziari  e  degli  altri  servizi
    istituzionali, in coerenza con  gli  obiettivi  di  stabilita'  della
    finanza pubblica. 
      11. Nella  scelta  del  cessionario  o  dell'affittuario  dei  beni
    aziendali l'Agenzia  procede  mediante  licitazione  privata  ovvero,
    qualora ragioni di  necessita'  o  di  convenienza,  specificatamente
    indicate e motivate, lo richiedano, mediante trattativa privata.  Sui
    relativi contratti e' richiesto il parere di organi  consultivi  solo
    per importi eccedenti  euro  1.032.913,80  nel  caso  di  licitazione
    privata euro 516.456,90 nel caso di trattativa privata. 
      12. I beni mobili, anche iscritti in pubblici registri, le navi, le
    imbarcazioni, i natanti e gli aeromobili  sequestrati  sono  affidati
    dall'autorita' giudiziaria in  custodia  giudiziale  agli  organi  di
    polizia, anche per le esigenze di polizia  giudiziaria,  i  quali  ne
    facciano richiesta per l'impiego  in  attivita'  di  polizia,  ovvero
    possono essere affidati all'Agenzia o ad altri organi dello  Stato  o
    ad altri enti pubblici non economici, per finalita' di giustizia,  di
    protezione civile o di tutela ambientale. 
      13. I provvedimenti emanati ai sensi dell'articolo 47 e dei commi 3
    e 8 del presente articolo sono immediatamente esecutivi. 
      14. I trasferimenti e le cessioni  di  cui  al  presente  articolo,
    disposti a titolo gratuito, sono esenti da qualsiasi imposta. 
      15. Quando risulti che i beni confiscati dopo l'assegnazione  o  la
    destinazione sono rientrati,  anche  per  interposta  persona,  nella
    disponibilita' o  sotto  il  controllo  del  soggetto  sottoposto  al
    provvedimento   di   confisca,   si   puo'   disporre    la    revoca
    dell'assegnazione o della destinazione da parte dello  stesso  organo
    che ha disposto il relativo provvedimento. 
    
            
          
              
                Capo III 

    La destinazione dei beni confiscati

                                   Art. 49 
     
     
                                 Regolamento 
     
      1. Con decreto del Ministro della  giustizia,  di  concerto  con  i
    Ministri dell'economia e delle finanze, dell'interno e della  difesa,
    e' adottato, ai sensi dell'articolo  17,  comma  3,  della  legge  23
    agosto 1988, n. 400, un regolamento per disciplinare la raccolta  dei
    dati relativi ai beni sequestrati o confiscati, dei dati  concernenti
    lo stato del procedimento per il sequestro o la confisca e  dei  dati
    concernenti la consistenza, la destinazione e  la  utilizzazione  dei
    beni sequestrati e confiscati, nonche' la trasmissione  dei  medesimi
    dati all'Agenzia. Il Governo trasmette ogni sei  mesi  al  Parlamento
    una relazione concernente i dati suddetti. 
      2. Il Consiglio di Stato esprime il proprio parere sullo schema  di
    regolamento di cui al comma 1 entro trenta  giorni  dalla  richiesta,
    decorsi i quali il regolamento puo' comunque essere adottato. 
      3. Le disposizioni di cui agli articoli 45, 47, 48, nonche' di  cui
    al presente articolo si applicano anche ai beni per i quali non siano
    state esaurite le procedure di liquidazione o non sia  stato  emanato
    il provvedimento di cui al comma 1 del citato articolo 47. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Regime fiscale dei beni sequestrati o confiscati

                                   Art. 50 
     
     
                    Procedure esecutive dei concessionari 
                           di riscossione pubblica 
     
      1.  Le  procedure  esecutive,  gli  atti  di   pignoramento   e   i
    provvedimenti cautelari in corso da parte  della  societa'  Equitalia
    Spa o di altri concessionari di  riscossione  pubblica  sono  sospesi
    nelle ipotesi di sequestro di  aziende  o  partecipazioni  societarie
    disposto ai sensi del presente decreto. E'  conseguentemente  sospeso
    il decorso dei relativi termini di prescrizione. 
      2. Nelle ipotesi di confisca dei  beni,  aziende  o  partecipazioni
    societarie  sequestrati,  i  crediti  erariali  si   estinguono   per
    confusione ai sensi dell'articolo 1253 del  codice  civile.  Entro  i
    limiti degli importi dei debiti che si estinguono per confusione, non
    si applicano le disposizioni di cui all'articolo  31,  comma  1,  del
    decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito,  con  modificazioni,
    dalla legge 30 luglio 2010, n. 122. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Regime fiscale dei beni sequestrati o confiscati

                                   Art. 51 
     
     
                               Regime fiscale 
     
      1. I redditi derivanti dai beni sequestrati  continuano  ad  essere
    assoggettati a tassazione con riferimento alle categorie  di  reddito
    previste dall'articolo 6 del testo unico delle  Imposte  sui  Redditi
    approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre
    1986, n. 917 con le medesime modalita' applicate prima del sequestro. 
      2. Se il sequestro si protrae oltre il periodo d'imposta in cui  ha
    avuto inizio, il reddito derivante  dai  beni  sequestrati,  relativo
    alla residua frazione di tale periodo e a ciascun successivo  periodo
    intermedio  e'  tassato  in   via   provvisoria   dall'amministratore
    giudiziario, che e' tenuto, nei termini ordinari, al versamento delle
    relative  imposte,  nonche'  agli  adempimenti  dichiarativi  e,  ove
    ricorrano, agli obblighi contabili e quelli a  carico  del  sostituto
    d'imposta di cui  al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  29
    settembre 1973, n. 600. 
      3. In caso di confisca la tassazione operata in via provvisoria  si
    considera definitiva. In caso di revoca del sequestro l'Agenzia delle
    Entrate effettua la liquidazione definitiva delle imposte sui redditi
    calcolate in via provvisoria nei confronti  del  soggetto  sottoposto
    alla misura cautelare. 
    
            
          
              
                Titolo IV 

    LA TUTELA DEI TERZI E I RAPPORTI CON LE PROCEDURE CONCORSUALI


    Capo I

    Disposizioni generali

                                   Art. 52 
     
     
                              Diritti dei terzi 
     
      1. La confisca non pregiudica i diritti di credito  dei  terzi  che
    risultano da atti aventi data certa anteriore al sequestro, nonche' i
    diritti reali di garanzia costituiti in epoca anteriore al sequestro,
    ove ricorrano le seguenti condizioni: 
      a) che  l'escussione  del  restante  patrimonio  del  proposto  sia
    risultata insufficiente al soddisfacimento del credito, salvo  per  i
    crediti  assistiti  da  cause  legittime  di   prelazione   su   beni
    sequestrati; 
      b) che il credito non sia strumentale all'attivita'  illecita  o  a
    quella che ne costituisce il frutto o il reimpiego,  a  meno  che  il
    creditore dimostri di avere  ignorato  in  buona  fede  il  nesso  di
    strumentalita'; 
      c) nel caso di promessa di pagamento o di ricognizione  di  debito,
    che sia provato il rapporto fondamentale; 
      d) nel caso di  titoli  di  credito,  che  il  portatore  provi  il
    rapporto fondamentale e quello che ne legittima il possesso. 
      2. I crediti di cui al comma 1 devono essere accertati  secondo  le
    disposizioni contenute negli articoli 57, 58 e 59. 
      3. Nella valutazione della buona fede,  il  tribunale  tiene  conto
    delle condizioni delle parti, dei rapporti personali  e  patrimoniali
    tra le stesse e del tipo di attivita' svolta dal creditore, anche con
    riferimento al ramo di attivita',  alla  sussistenza  di  particolari
    obblighi di diligenza nella fase precontrattuale nonche', in caso  di
    enti, alle dimensioni degli stessi. 
      4. La confisca definitiva di un bene determina lo scioglimento  dei
    contratti aventi  ad  oggetto  un  diritto  personale  di  godimento,
    nonche' l'estinzione dei diritti reali di godimento sui beni stessi. 
      5.  Ai  titolari  dei  diritti  di  cui  al  comma  4,  spetta   in
    prededuzione un equo indennizzo commisurato alla durata  residua  del
    contratto o alla durata del diritto reale. Se  il  diritto  reale  si
    estingue con la morte del titolare, la durata residua del diritto  e'
    calcolata alla stregua della  durata  media  della  vita  determinata
    sulla  base  di  parametri  statistici.  Le  modalita'   di   calcolo
    dell'indennizzo sono stabilite con decreto da emanarsi  dal  Ministro
    dell'economia e delle finanze e del Ministro  della  giustizia  entro
    centoottanta giorni dall'entrata in vigore del presente decreto. 
      6. Se sono confiscati beni di cui viene dichiarata l'intestazione o
    il trasferimento fittizio, i creditori del proposto sono preferiti ai
    creditori chirografari in buona fede dell'intestatario  fittizio,  se
    il loro credito e' anteriore all'atto di intestazione fittizia. 
      7. In caso di  confisca  di  beni  in  comunione,  se  il  bene  e'
    indivisibile, ai partecipanti in buona fede e'  concesso  diritto  di
    prelazione  per  l'acquisto  della  quota  confiscata  al  valore  di
    mercato, salvo che sussista la possibilita' che il bene,  in  ragione
    del livello di  infiltrazione  criminale,  possa  tornare  anche  per
    interposta persona nella disponibilita'  del  sottoposto,  di  taluna
    delle associazioni di cui  all'articolo  416-bis  c.p.,  o  dei  suoi
    appartenenti. Si applicano le disposizioni di  cui  all'articolo  48,
    comma 5, sesto e settimo periodo. 
      8. Se i soggetti di cui al comma 7 non  esercitano  il  diritto  di
    prelazione o non si possa procedere alla vendita, il bene puo' essere
    acquisito per intero al patrimonio dello Stato al fine di  soddisfare
    un concreto interesse pubblico e i partecipanti  hanno  diritto  alla
    corresponsione di una  somma  equivalente  al  valore  attuale  della
    propria quota di proprieta', nell'ambito delle risorse disponibili  a
    legislazione vigente. 
      9. Per i beni appartenenti al demanio  culturale,  ai  sensi  degli
    articoli 53 e seguenti del decreto legislativo 22  gennaio  2004,  n.
    42, la vendita non puo' essere disposta senza  previa  autorizzazione
    del Ministero per i beni e le attivita' culturali. 
    
            
          
              
                Titolo IV 

    LA TUTELA DEI TERZI E I RAPPORTI CON LE PROCEDURE CONCORSUALI


    Capo I

    Disposizioni generali

                                   Art. 53 
     
     
                     Limite della garanzia patrimoniale 
     
      1. I crediti per titolo anteriore al sequestro, verificati ai sensi
    delle disposizioni di cui al capo II, sono  soddisfatti  dallo  Stato
    nel limite del 70  per  cento  del  valore  dei  beni  sequestrati  o
    confiscati, risultante  dalla  stima  redatta  dall'amministratore  o
    dalla minor somma eventualmente ricavata dalla vendita degli stessi. 
    
            
          
              
                Titolo IV 

    LA TUTELA DEI TERZI E I RAPPORTI CON LE PROCEDURE CONCORSUALI


    Capo I

    Disposizioni generali

                                   Art. 54 
     
     
                     Pagamento di crediti prededucibili 
     
      1. I crediti prededucibili sorti  nel  corso  del  procedimento  di
    prevenzione che sono liquidi, esigibili e non contestati, non debbono
    essere accertati secondo le modalita' previste dagli articoli 57,  58
    e 59, e possono essere soddisfatti, in tutto o in parte, al di  fuori
    del piano di riparto, previa autorizzazione del giudice delegato. 
      2. Se l'attivo e' sufficiente e il  pagamento  non  compromette  la
    gestione, al pagamento di cui al comma  1  provvede  l'amministratore
    giudiziario  mediante  prelievo  dalle  somme  disponibili.  In  caso
    contrario, il pagamento e' anticipato dallo Stato.  Tuttavia,  se  la
    confisca ha ad oggetto beni organizzati in azienda e il tribunale  ha
    autorizzato la prosecuzione dell'attivita', la distribuzione  avviene
    mediante  prelievo  delle  somme  disponibili  secondo   criteri   di
    graduazione e proporzionalita',  conformemente  all'ordine  assegnato
    dalla legge. 
      3. Il giudice delegato, con il decreto di autorizzazione di cui  al
    comma  1,  indica  il  soggetto  tenuto  al  pagamento  del   credito
    prededucibile. 
    
            
          
              
                Titolo IV 

    LA TUTELA DEI TERZI E I RAPPORTI CON LE PROCEDURE CONCORSUALI


    Capo I

    Disposizioni generali

                                   Art. 55 
     
     
                              Azioni esecutive 
     
      1. A seguito del sequestro non possono essere iniziate o proseguite
    azioni esecutive. I beni gia' oggetto di  esecuzione  sono  presi  in
    consegna dall'amministratore giudiziario. 
      2.  Le  esecuzioni  sono  riassunte  entro  un  anno  dalla  revoca
    definitiva del sequestro  o  della  confisca.  In  caso  di  confisca
    definitiva, esse si estinguono. 
      3. Se il sequestro riguarda  beni  oggetto  di  domande  giudiziali
    precedentemente  trascritte,  aventi  ad  oggetto   il   diritto   di
    proprieta' ovvero diritti reali o personali di godimento sul bene, il
    terzo, che sia parte del giudizio, e'  chiamato  ad  intervenire  nel
    procedimento di prevenzione ai sensi degli articoli 23 e 57. 
      4. In caso di revoca definitiva del sequestro o della confisca  per
    motivi diversi dalla pretesa originariamente  fatta  valere  in  sede
    civile dal terzo chiamato ad intervenire,  il  giudizio  civile  deve
    essere riassunto entro un anno dalla revoca. 
    
            
          
              
                Titolo IV 

    LA TUTELA DEI TERZI E I RAPPORTI CON LE PROCEDURE CONCORSUALI


    Capo I

    Disposizioni generali

                                   Art. 56 
     
     
                              Rapporti pendenti 
     
      1.  Se  al  momento  dell'esecuzione  del  sequestro  un  contratto
    relativo al bene o all'azienda sequestrata e' ancora ineseguito o non
    compiutamente  eseguito  da  entrambe  le  parti,  l'esecuzione   del
    contratto rimane sospesa fino a quando l'amministratore  giudiziario,
    previa autorizzazione del giudice delegato,  dichiara  di  subentrare
    nel contratto in luogo  del  proposto,  assumendo  tutti  i  relativi
    obblighi, ovvero di risolvere il contratto, salvo che, nei  contratti
    ad effetti reali, sia gia' avvenuto il trasferimento del diritto. 
      2. Il contraente puo' mettere in mora l'amministratore giudiziario,
    facendosi assegnare dal giudice delegato un termine non  superiore  a
    sessanta giorni, decorso il quale il contratto si intende risolto. 
      3. Se dalla sospensione di cui al comma 1 puo'  derivare  un  danno
    grave al bene o all'azienda, il  giudice  delegato  autorizza,  entro
    trenta  giorni  dall'esecuzione   del   sequestro,   la   provvisoria
    esecuzione dei rapporti pendenti. L'autorizzazione perde efficacia  a
    seguito della dichiarazione prevista dal comma 1. 
      4. In caso di scioglimento, il contraente ha diritto di far  valere
    nel passivo il credito conseguente al mancato adempimento secondo  le
    disposizioni previste al capo II del presente titolo.  Si  applicano,
    in quanto compatibili, gli articoli da 72 a 83 del regio  decreto  16
    marzo 1942, n. 267. 
      5. In caso di scioglimento del  contratto  preliminare  di  vendita
    immobiliare, trascritto ai sensi dell'articolo  2645-bis  del  codice
    civile, l'acquirente ha diritto di  far  valere  il  proprio  credito
    secondo le disposizioni del capo II del presente titolo  e  gode  del
    privilegio  previsto  nell'articolo  2775-bis  del  codice  civile  a
    condizione  che  gli  effetti  della   trascrizione   del   contratto
    preliminare non siano cessati anteriormente alla data del  sequestro.
    Al  promissario  acquirente  non  e'  dovuto  alcun  risarcimento   o
    indennizzo. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Accertamento dei diritti dei terzi

                                   Art. 57 
     
     
                             Elenco dei crediti. 
               Fissazione dell'udienza di verifica dei crediti 
     
      1. L'amministratore giudiziario allega alle relazioni da presentare
    al  giudice  delegato   l'elenco   nominativo   dei   creditori   con
    l'indicazione dei crediti e  delle  rispettive  scadenze  e  l'elenco
    nominativo di coloro che vantano diritti reali o personali sui  beni,
    con l'indicazione delle cose stesse e del  titolo  da  cui  sorge  il
    diritto. 
      2. Il giudice delegato, anche  prima  della  confisca,  assegna  ai
    creditori un termine perentorio, non superiore a novanta giorni,  per
    il deposito delle istanze di accertamento dei  rispettivi  diritti  e
    fissa la data dell'udienza di verifica dei  crediti  entro  i  trenta
    giorni successivi.  Il  decreto  e'  immediatamente  notificato  agli
    interessati, a cura dell'amministratore giudiziario. 
      3. Il giudice delegato fissa per l'esame delle domande  tardive  di
    cui all'articolo 58, comma 6, un'udienza ogni  sei  mesi,  salvo  che
    sussistano motivi d'urgenza. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Accertamento dei diritti dei terzi

                                   Art. 58 
     
     
                            Domanda del creditore 
     
      1. I creditori di cui all'articolo 52 presentano al giudice domanda
    di ammissione del credito. 
      2. La domanda di cui al comma 1 contiene: 
      a) le generalita' del creditore; 
      b) la determinazione del credito di cui si chiede l'ammissione allo
    stato passivo ovvero la  descrizione  del  bene  su  cui  si  vantano
    diritti; 
      c)  l'esposizione  dei  fatti  e  degli  elementi  di  diritto  che
    costituiscono la ragione della  domanda,  con  i  relativi  documenti
    giustificativi; 
      d) l'eventuale indicazione del titolo  di  prelazione,  nonche'  la
    descrizione del bene sul quale la prelazione si esercita,  se  questa
    ha carattere speciale. 
      3. Il creditore elegge domicilio nel  comune  in  cui  ha  sede  il
    tribunale procedente.  E'  facolta'  del  creditore  indicare,  quale
    modalita' di notificazione e di comunicazione,  la  trasmissione  per
    posta elettronica o per telefax ed e' onere dello  stesso  comunicare
    alla  procedura  ogni  variazione  del  domicilio  o  delle  predette
    modalita'; in difetto, tutte le notificazioni e le comunicazioni sono
    eseguite mediante deposito in cancelleria. 
      4. La domanda non  interrompe  la  prescrizione  ne'  impedisce  la
    maturazione di termini di decadenza nei rapporti tra il  creditore  e
    l'indiziato o il terzo intestatario dei beni. 
      5. La domanda e' depositata, a pena di decadenza, entro il  termine
    di cui all'articolo 57, comma  2.  Successivamente,  e  comunque  non
    oltre il termine di un anno dalla definitivita' del provvedimento  di
    confisca, le domande relative ad ulteriori crediti sono ammesse  solo
    ove il creditore provi, a pena di inammissibilita'  della  richiesta,
    di non aver potuto presentare la domanda tempestivamente per causa  a
    lui non imputabile. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Accertamento dei diritti dei terzi

                                   Art. 59 
     
     
                            Verifica dei crediti. 
                      Composizione dello stato passivo 
     
      1.   All'udienza   il   giudice    delegato,    con    l'assistenza
    dell'amministratore giudiziario e con la  partecipazione  facoltativa
    del  pubblico  ministero,  assunte  anche  d'ufficio   le   opportune
    informazioni, verifica le domande, indicando distintamente i  crediti
    che ritiene di ammettere, con indicazione delle  eventuali  cause  di
    prelazione, e quelli che ritiene di non  ammettere,  in  tutto  o  in
    parte, esponendo sommariamente i motivi della esclusione. 
      2. All'udienza di verifica gli interessati possono farsi  assistere
    da un difensore. L'Agenzia puo' sempre partecipare per il tramite  di
    un proprio rappresentante, nonche' depositare atti e documenti. 
      3. Terminato l'esame di tutte le domande, il giudice delegato forma
    lo stato passivo e lo  rende  esecutivo  con  decreto  depositato  in
    cancelleria e comunicato all'Agenzia. Del  deposito  l'amministratore
    giudiziario da' notizia agli interessati  non  presenti  a  mezzo  di
    raccomandata  con  avviso   di   ricevimento.   Nel   caso   previsto
    dall'articolo 58, comma 3, secondo  periodo,  la  comunicazione  puo'
    essere eseguita per posta elettronica o per telefax. 
      4. I provvedimenti  di  ammissione  e  di  esclusione  dei  crediti
    producono effetti solo nei confronti dell'Erario. 
      5. Gli errori materiali contenuti nello stato passivo sono corretti
    con decreto  del  giudice  delegato  su  istanza  dell'amministratore
    giudiziario  o  del  creditore,  sentito   il   pubblico   ministero,
    l'amministratore giudiziario e la parte interessata. 
      6. Entro trenta giorni dalla comunicazione di cui  al  comma  3,  i
    creditori esclusi possono proporre opposizione  mediante  ricorso  al
    tribunale  che  ha  applicato  la  misura  di  prevenzione.   Ciascun
    creditore puo'  impugnare  nello  stesso  termine  e  con  le  stesse
    modalita' i crediti ammessi. 
      7. Il tribunale tratta  in  modo  congiunto  le  opposizioni  e  le
    impugnazioni fissando un'apposita udienza  in  camera  di  consiglio,
    della  quale  l'amministratore  giudiziario  da'  comunicazione  agli
    interessati. 
      8. All'udienza ciascuna parte puo' svolgere, con  l'assistenza  del
    difensore, le proprie  deduzioni,  chiedere  l'acquisizione  di  ogni
    elemento utile e proporre mezzi di prova.  Nel  caso  siano  disposti
    d'ufficio accertamenti istruttori, ciascuna parte puo' dedurre, entro
    un termine perentorio fissato dal giudice, i mezzi di  prova  che  si
    rendono necessari. 
      9. Esaurita l'istruzione, il tribunale fissa un termine  perentorio
    entro il quale le parti possono depositare memorie  e,  nei  sessanta
    giorni successivi, decide con decreto ricorribile per cassazione  nel
    termine di trenta giorni dalla sua notificazione. 
      10. Anche dopo la confisca definitiva,  se  sono  state  presentate
    domande di ammissione del  credito  ai  sensi  dell'articolo  57,  il
    procedimento giurisdizionale per la verifica e il riparto dei crediti
    prosegue  dianzi  al  tribunale  che  ha  applicato  la   misura   di
    prevenzione. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Accertamento dei diritti dei terzi

                                   Art. 60 
     
     
                            Liquidazione dei beni 
     
      1. Conclusa l'udienza  di  verifica,  l'amministratore  giudiziario
    effettua la liquidazione  dei  beni  mobili,  delle  aziende  o  rami
    d'azienda e degli immobili ove le somme apprese, riscosse o  comunque
    ricevute non siano sufficienti a  soddisfare  i  creditori  utilmente
    collocati al passivo. 
      2. Le  vendite  sono  effettuate  dall'amministratore  giudiziario,
    previa  autorizzazione  del  giudice  delegato,  adottando  procedure
    competitive,  sulla  base  del  valore  di  stima  risultante   dalla
    relazione di cui all'articolo 36 o utilizzando  stime  effettuate  da
    parte di esperti. 
      3.  Con   adeguate   forme   di   pubblicita',   sono   assicurate,
    nell'individuazione  dell'acquirente,  la  massima   informazione   e
    partecipazione degli  interessati.  La  vendita  e'  conclusa  previa
    acquisizione  del  parere  ed  assunte   le   informazioni   di   cui
    all'articolo 48, comma 5, ultimo periodo. 
      4. L'amministratore giudiziario  puo'  sospendere  la  vendita  non
    ancora  conclusa  ove  pervenga   offerta   irrevocabile   d'acquisto
    migliorativa per un importo non inferiore  al  dieci  per  cento  del
    prezzo offerto. 
      5.  L'amministratore  giudiziario  informa  il   giudice   delegato
    dell'esito della vendita, depositando la relativa documentazione. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Accertamento dei diritti dei terzi

                                   Art. 61 
     
     
                  Progetto e piano di pagamento dei crediti 
     
      1. Nei sessanta  giorni  successivi  alla  formazione  dello  stato
    passivo, ovvero  nei  dieci  giorni  successivi  all'ultima  vendita,
    l'amministratore giudiziario redige  un  progetto  di  pagamento  dei
    crediti.  Il  progetto  contiene  l'elenco  dei   crediti   utilmente
    collocati al passivo, con le relative cause  di  prelazione,  nonche'
    l'indicazione degli importi da corrispondere a ciascun creditore. 
      2.  I  crediti,  nei  limiti  previsti   dall'articolo   53,   sono
    soddisfatti nel seguente ordine: 
      1) pagamento dei crediti prededucibili; 
      2)  pagamento  dei  crediti  ammessi  con   prelazione   sui   beni
    confiscati, secondo l'ordine assegnato dalla legge; 
      3)   pagamento   dei   creditori   chirografari,   in   proporzione
    dell'ammontare del credito per cui ciascuno di essi e' stato ammesso,
    compresi i creditori indicati al n. 2), per la  parte  per  cui  sono
    rimasti insoddisfatti sul valore dei beni oggetto della garanzia. 
      3. Sono considerati debiti prededucibili quelli  cosi'  qualificati
    da una specifica disposizione di legge, e quelli sorti in occasione o
    in  funzione  del  procedimento  di  prevenzione,  incluse  le  somme
    anticipate dallo Stato ai sensi dell'articolo 42. 
      4. Il giudice  delegato  apporta  al  progetto  le  variazioni  che
    ritiene  necessarie  od  opportune  e  ne  ordina  il   deposito   in
    cancelleria, disponendo che dello stesso  sia  data  comunicazione  a
    tutti i creditori. 
      5. Entro dieci giorni dalla comunicazione  di  cui  al  comma  4  i
    creditori possono presentare osservazioni sulla graduazione  e  sulla
    collocazione dei crediti, nonche' sul valore dei beni o delle aziende
    confiscati. 
      6. Decorso il termine di cui  al  comma  5,  il  giudice  delegato,
    tenuto conto delle osservazioni pervenute,  sentito  l'amministratore
    giudiziario, il pubblico ministero e l'Agenzia, determina il piano di
    pagamento. 
      7. Entro dieci giorni dalla comunicazione del piano di pagamento, i
    creditori possono proporre opposizione avverso il decreto dinanzi  al
    tribunale della prevenzione. Si applica l'articolo 59, commi 6, 7,  8
    e 9. 
      8. Divenuto definitivo  il  piano  di  pagamento,  l'amministratore
    giudiziario procede  ai  pagamenti  dovuti  entro  i  limiti  di  cui
    all'articolo 53. 
      9. I pagamenti effettuati in esecuzione dei piani di pagamento  non
    possono essere ripetuti, salvo il caso dell'accoglimento  di  domande
    di revocazione. 
      10. I creditori che hanno percepito pagamenti  non  dovuti,  devono
    restituire le somme riscosse, oltre agli interessi legali dal momento
    del  pagamento  effettuato  a  loro  favore.  In  caso   di   mancata
    restituzione, le somme sono pignorate secondo le forme stabilite  per
    i beni mobili dal codice di procedura civile. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Accertamento dei diritti dei terzi

                                   Art. 62 
     
     
                                 Revocazione 
     
      1. Il pubblico ministero, l'amministratore giudiziario e  l'Agenzia
    possono in ogni tempo chiedere la revocazione  del  provvedimento  di
    ammissione del credito al passivo quando emerga  che  esso  e'  stato
    determinato da falsita', dolo, errore essenziale  di  fatto  o  dalla
    mancata conoscenza di documenti decisivi che non sono stati  prodotti
    tempestivamente  per  causa  non   imputabile   al   ricorrente.   La
    revocazione e' proposta dinanzi al tribunale  della  prevenzione  nei
    confronti del creditore la  cui  domanda  e'  stata  accolta.  Se  la
    domanda e' accolta, si applica l'articolo 61, comma 10. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Rapporti con le procedure concorsuali

                                   Art. 63 
     
     
             Dichiarazione di fallimento successiva al sequestro 
     
      1. Salva l'iniziativa per la dichiarazione  di  fallimento  assunta
    dal debitore o da uno o piu' creditori, il pubblico ministero,  anche
    su segnalazione  dell'amministratore  giudiziario  che  ne  rilevi  i
    presupposti, chiede al tribunale competente che venga  dichiarato  il
    fallimento dell'imprenditore i cui beni aziendali siano sottoposti  a
    sequestro o a confisca. 
      2. Nel caso in cui l'imprenditore di cui al comma  1  sia  soggetto
    alla procedura di liquidazione coatta amministrativa  con  esclusione
    del fallimento, il pubblico ministero chiede al tribunale  competente
    l'emissione del provvedimento  di  cui  all'articolo  195  del  regio
    decreto 16 marzo 1942, n. 267 e successive modificazioni. 
      3. Il pubblico ministero segnala alla Banca d'Italia la sussistenza
    del procedimento di prevenzione  su  beni  appartenenti  ad  istituti
    bancari o creditizi ai fini dell'adozione dei provvedimenti di cui al
    titolo IV del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. 
      4. Quando viene dichiarato il fallimento,  i  beni  assoggettati  a
    sequestro o confisca sono esclusi dalla massa attiva fallimentare. 
      5. Nel caso di cui al comma 4, il giudice  delegato  al  fallimento
    provvede all'accertamento del passivo e dei diritti dei  terzi  nelle
    forme degli articoli 92 e seguenti del regio decreto 16  marzo  1942,
    n. 267, verificando  altresi',  anche  con  riferimento  ai  rapporti
    relativi  ai  beni  sottoposti  a  sequestro,  la  sussistenza  delle
    condizioni di cui all'articolo 52, comma 1, lettere b),  c)  e  d)  e
    comma 3 del presente decreto. 
      6.  Se  nella  massa  attiva   del   fallimento   sono   ricompresi
    esclusivamente  beni  gia'  sottoposti  a  sequestro,  il  tribunale,
    sentito il curatore ed il comitato dei creditori, dichiara chiuso  il
    fallimento con decreto ai sensi dell'articolo 119 del  regio  decreto
    16 marzo 1942, n. 267. Si applicano in tal caso le disposizioni degli
    articoli 52 e seguenti del presente decreto. 
      7. In caso di revoca del sequestro o della  confisca,  il  curatore
    procede all'apprensione dei beni ai sensi del capo IV del  titolo  II
    del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267. Se la revoca interviene dopo
    la  chiusura  del  fallimento,  il  tribunale   provvede   ai   sensi
    dell'articolo 121 del regio decreto 16 marzo 1942, n.  267  anche  su
    iniziativa del pubblico ministero. 
      8. L'amministratore  giudiziario  propone  le  azioni  disciplinate
    dalla sezione III del capo III del titolo II  del  regio  decreto  16
    marzo 1942, n. 267, con  gli  effetti  di  cui  all'articolo  70  del
    medesimo decreto, ove siano relative ad atti,  pagamenti  o  garanzie
    concernenti i beni oggetto di sequestro. Gli effetti del sequestro  e
    della confisca si estendono  ai  beni  oggetto  dell'atto  dichiarato
    inefficace. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Rapporti con le procedure concorsuali

                                   Art. 64 
     
     
            Sequestro successivo alla dichiarazione di fallimento 
     
      1. Ove sui beni compresi nel fallimento ai sensi  dell'articolo  42
    del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 sia  disposto  sequestro,  il
    giudice delegato al fallimento, sentito il curatore  ed  il  comitato
    dei creditori, dispone con decreto non reclamabile la separazione  di
    tali beni dalla massa  attiva  del  fallimento  e  la  loro  consegna
    all'amministratore giudiziario. 
      2. Salvo quanto previsto dal  comma  7,  i  crediti  ed  i  diritti
    vantati nei confronti del  fallimento,  compresi  quelli  inerenti  i
    rapporti relativi ai beni sottoposti a  sequestro,  sono  sottoposti,
    nelle forme degli articoli 92 e seguenti del regio decreto  16  marzo
    1942, n. 267, alla verifica delle condizioni di cui all'articolo  52,
    comma 1, lettere b), c) e d), e comma  3  del  presente  decreto.  Il
    giudice delegato al fallimento fissa una nuova  udienza  per  l'esame
    dello stato passivo  nel  termine  di  novanta  giorni  dal  disposto
    sequestro. Sono esclusi dalla verifica di  cui  al  primo  periodo  i
    crediti e i diritti che non siano stati ammessi al passivo. 
      3. Alla stessa verifica  sono  soggetti  i  crediti  ed  i  diritti
    insinuati  nel  fallimento  dopo  il  deposito  della  richiesta   di
    applicazione di una misura di prevenzione. 
      4. Se sono pendenti i giudizi di impugnazione di  cui  all'articolo
    98 regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e viene disposto sequestro, il
    tribunale fallimentare provvede d'ufficio alla  verifica  di  cui  al
    comma 2, assegnando alle parti termine perentorio per  l'integrazione
    degli atti introduttivi. 
      5. Alle ripartizioni dell'attivo fallimentare  concorrono,  secondo
    la disciplina del capo VII del titolo II del regio decreto  16  marzo
    1942, n. 267, i soli creditori ammessi  al  passivo  fallimentare  ai
    sensi delle disposizioni che precedono. 
      6. Nei limiti di cui all'articolo 53, i creditori di cui al comma 5
    sono soddisfatti sui beni oggetto di confisca  secondo  il  piano  di
    pagamento di cui all'articolo 61. Il progetto  di  pagamento  redatto
    dall'amministratore giudiziario tiene conto del  soddisfacimento  dei
    crediti in sede fallimentare. 
      7. Se il sequestro o la confisca di prevenzione hanno  per  oggetto
    l'intera massa attiva fallimentare ovvero, nel caso  di  societa'  di
    persone,  l'intero  patrimonio  personale  dei  soci  illimitatamente
    responsabili, il tribunale, sentito il curatore ed  il  comitato  dei
    creditori, dichiara la chiusura del fallimento con decreto  ai  sensi
    dell'articolo 119 del regio decreto  16  marzo  1942,  n.  267  e  si
    applicano le disposizioni degli articoli 52 e seguenti  del  presente
    decreto. 
      8. Se il sequestro o la confisca intervengono dopo la chiusura  del
    fallimento, essi si eseguono su quanto  eventualmente  residua  dalla
    liquidazione. 
      9. Si applica l'articolo 63, comma 8, ed ove le azioni siano  state
    proposte dal curatore, l'amministratore lo sostituisce  nei  processi
    in corso. 
      10. Se il  sequestro  o  la  confisca  sono  revocati  prima  della
    chiusura del fallimento, i  beni  sono  nuovamente  ricompresi  nella
    massa attiva. L'amministratore  giudiziario  provvede  alla  consegna
    degli stessi al curatore, il quale prosegue i giudizi di cui al comma
    9. 
      11. Se il sequestro o la confisca sono revocati  dopo  la  chiusura
    del fallimento, si provvede ai sensi dell'articolo 63, comma 7. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Rapporti con le procedure concorsuali

                                   Art. 65 
     
     
                     Rapporti del controllo giudiziario 
            e dell'amministrazione giudiziaria con il fallimento 
     
      1. Il controllo e l'amministrazione giudiziaria non possono  essere
    disposti su beni compresi nel fallimento. 
      2.  Quando   la   dichiarazione   di   fallimento   e'   successiva
    all'applicazione delle misure di  prevenzione  del  controllo  ovvero
    dell'amministrazione giudiziaria, la misura di prevenzione cessa  sui
    beni  compresi  nel  fallimento.  La  cessazione  e'  dichiarata  dal
    tribunale con ordinanza. 
      3. Nel caso previsto al comma 2, se alla  chiusura  del  fallimento
    residuano beni gia' sottoposti alle anzidette misure di  prevenzione,
    il tribunale della prevenzione  dispone  con  decreto  l'applicazione
    della misura  sui  beni  medesimi,  ove  persistano  le  esigenze  di
    prevenzione. 
    
            
          
              
                Titolo V 

    EFFETTI, SANZIONI E DISPOSIZIONI FINALI


    Capo I

    Effetti delle misure di prevenzione

                                   Art. 66 
     
     
                              Principi generali 
     
      1. L'applicazione delle misure di prevenzione di cui  al  libro  I,
    titolo I, importa gli effetti previsti dal presente capo, nonche' gli
    effetti dalla legge espressamente indicati. 
      2. L'applicazione delle misure di prevenzione di cui  al  libro  I,
    titolo II, importa gli effetti dalla legge espressamente indicati. 
    
            
          
              
                Titolo V 

    EFFETTI, SANZIONI E DISPOSIZIONI FINALI


    Capo I

    Effetti delle misure di prevenzione

                                   Art. 67 
     
     
                     Effetti delle misure di prevenzione 
     
      1. Le persone alle quali  sia  stata  applicata  con  provvedimento
    definitivo una delle misure di  prevenzione  previste  dal  libro  I,
    titolo I, capo II non possono ottenere: 
      a) licenze o autorizzazioni di polizia e di commercio; 
      b) concessioni di  acque  pubbliche  e  diritti  ad  esse  inerenti
    nonche' concessioni di beni demaniali allorche' siano  richieste  per
    l'esercizio di attivita' imprenditoriali; 
      c) concessioni di costruzione e gestione di  opere  riguardanti  la
    pubblica amministrazione e concessioni di servizi pubblici; 
      d) iscrizioni negli elenchi di appaltatori o di fornitori di opere,
    beni e servizi riguardanti la pubblica amministrazione, nei  registri
    della camera di commercio per l'esercizio del commercio  all'ingrosso
    e nei registri di commissionari astatori presso  i  mercati  annonari
    all'ingrosso; 
      e) attestazioni di qualificazione per eseguire lavori pubblici; 
      f) altre iscrizioni o  provvedimenti  a  contenuto  autorizzatorio,
    concessorio,  o  abilitativo  per   lo   svolgimento   di   attivita'
    imprenditoriali, comunque denominati; 
      g) contributi, finanziamenti o mutui agevolati ed altre  erogazioni
    dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati  da  parte
    dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunita' europee, per lo
    svolgimento di attivita' imprenditoriali; 
      h) licenze per detenzione e porto d'armi, fabbricazione,  deposito,
    vendita e trasporto di materie esplodenti. 
      2. Il provvedimento definitivo  di  applicazione  della  misura  di
    prevenzione  determina  la  decadenza  di  diritto   dalle   licenze,
    autorizzazioni, concessioni, iscrizioni,  attestazioni,  abilitazioni
    ed erogazioni di cui al comma 1, nonche'  il  divieto  di  concludere
    contratti  pubblici  di  lavori,  servizi  e  forniture,  di  cottimo
    fiduciario e relativi subappalti e subcontratti, compresi  i  cottimi
    di qualsiasi tipo, i noli a caldo e le forniture con posa  in  opera.
    Le licenze, le autorizzazioni e le concessioni  sono  ritirate  e  le
    iscrizioni  sono  cancellate  ed  e'  disposta  la  decadenza   delle
    attestazioni a cura degli organi competenti. 
      3. Nel corso del procedimento  di  prevenzione,  il  tribunale,  se
    sussistono motivi di  particolare  gravita',  puo'  disporre  in  via
    provvisoria i divieti di cui ai commi 1 e 2 e sospendere  l'efficacia
    delle iscrizioni, delle erogazioni e  degli  altri  provvedimenti  ed
    atti di cui ai medesimi commi. Il provvedimento  del  tribunale  puo'
    essere in qualunque momento revocato dal giudice procedente  e  perde
    efficacia se non e' confermato con il decreto che applica  la  misura
    di prevenzione. 
      4. Il tribunale, salvo quanto previsto all'articolo 68, dispone che
    i divieti e le decadenze previsti dai commi 1 e 2 operino  anche  nei
    confronti di chiunque conviva con la persona sottoposta  alla  misura
    di  prevenzione  nonche'  nei  confronti  di  imprese,  associazioni,
    societa' e  consorzi  di  cui  la  persona  sottoposta  a  misura  di
    prevenzione sia amministratore o determini in qualsiasi modo scelte e
    indirizzi. In tal caso i divieti sono  efficaci  per  un  periodo  di
    cinque anni. 
      5. Per le licenze ed autorizzazioni di  polizia,  ad  eccezione  di
    quelle relative alle armi, munizioni ed esplosivi, e  per  gli  altri
    provvedimenti di cui al comma 1 le decadenze e i divieti previsti dal
    presente articolo possono essere esclusi dal giudice nel caso in  cui
    per  effetto  degli  stessi  verrebbero  a   mancare   i   mezzi   di
    sostentamento all'interessato e alla famiglia. 
      6. Salvo che si tratti di provvedimenti  di  rinnovo,  attuativi  o
    comunque  conseguenti  a  provvedimenti  gia'  disposti,  ovvero   di
    contratti  derivati  da   altri   gia'   stipulati   dalla   pubblica
    amministrazione, le licenze, le autorizzazioni,  le  concessioni,  le
    erogazioni, le abilitazioni e le iscrizioni indicate nel comma 1  non
    possono essere rilasciate o consentite e la conclusione dei contratti
    o subcontratti indicati nel comma 2  non  puo'  essere  consentita  a
    favore di persone nei cui confronti e' in corso  il  procedimento  di
    prevenzione senza che sia data preventiva  comunicazione  al  giudice
    competente, il quale puo' disporre,  ricorrendone  i  presupposti,  i
    divieti e le sospensioni previsti a norma del comma 3. A tal fine,  i
    relativi procedimenti amministrativi restano sospesi fino a quando il
    giudice non provvede e, comunque, per  un  periodo  non  superiore  a
    venti giorni  dalla  data  in  cui  la  pubblica  amministrazione  ha
    proceduto alla comunicazione. 
      7. Dal termine stabilito per la presentazione  delle  liste  e  dei
    candidati e fino alla chiusura delle operazioni di voto, alle persone
    sottoposte, in forza di provvedimenti definitivi, alla  misura  della
    sorveglianza speciale di  pubblica  sicurezza  e'  fatto  divieto  di
    svolgere le attivita' di propaganda elettorale previste dalla legge 4
    aprile 1956,  n.  212,  in  favore  o  in  pregiudizio  di  candidati
    partecipanti a qualsiasi tipo di competizione elettorale. 
      8. Le disposizioni dei commi 1,  2  e  4  si  applicano  anche  nei
    confronti  delle  persone  condannate  con  sentenza  definitiva   o,
    ancorche' non definitiva, confermata in grado di appello, per uno dei
    delitti di cui all'articolo 51, comma 3-bis, del codice di  procedura
    penale. 
    
            
          
              
                Titolo V 

    EFFETTI, SANZIONI E DISPOSIZIONI FINALI


    Capo I

    Effetti delle misure di prevenzione

                                   Art. 68 
     
     
              Divieti e decadenze nei confronti dei conviventi 
     
      1. Il tribunale, prima di adottare alcuno dei provvedimenti di  cui
    al comma  4  dell'articolo  67,  chiama,  con  decreto  motivato,  ad
    intervenire nel procedimento le parti interessate, le quali  possono,
    anche con  l'assistenza  di  un  difensore,  svolgere  in  camera  di
    consiglio  le  loro  deduzioni  e  chiedere  l'acquisizione  di  ogni
    elemento  utile  ai  fini  della  decisione.  Ai  fini  dei  relativi
    accertamenti si applicano le disposizioni dell'articolo 19. 
      2. I provvedimenti previsti dal comma 4  dell'articolo  67  possono
    essere adottati, su richiesta del procuratore della Repubblica di cui
    all'articolo  17,  commi  1  e  2,  del  direttore  della   Direzione
    investigativa antimafia, o  del  questore,  quando  ne  ricorrano  le
    condizioni, anche dopo l'applicazione della  misura  di  prevenzione.
    Sulla richiesta provvede lo  stesso  tribunale  che  ha  disposto  la
    misura  di  prevenzione,  con  le  forme  previste  per  il  relativo
    procedimento e rispettando  la  disposizione  di  cui  al  precedente
    comma. 
      3. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 27, commi  1  e
    2. 
    
            
          
              
                Titolo V 

    EFFETTI, SANZIONI E DISPOSIZIONI FINALI


    Capo I

    Effetti delle misure di prevenzione

                                   Art. 69 
     
     
             Elenco generale degli enti e delle amministrazioni 
     
      1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri,  d'intesa
    con tutti i Ministri interessati, e' costituito  un  elenco  generale
    degli enti e delle amministrazioni legittimati a disporre le licenze,
    le  concessioni  e  le  iscrizioni  e  le  attestazioni,  nonche'  le
    autorizzazioni,   le   abilitazioni   e   le   erogazioni    indicate
    nell'articolo 67, comma 1. Con le stesse modalita' saranno effettuati
    gli aggiornamenti eventualmente necessari. 
      2. Le cancellerie dei tribunali,  delle  corti  d'appello  e  della
    Corte di  cassazione  debbono  comunicare  alla  questura  nella  cui
    circoscrizione hanno sede, non oltre i cinque giorni dal deposito  o,
    nel caso di  atto  impugnabile,  non  oltre  i  cinque  giorni  dalla
    scadenza del termine  per  l'impugnazione,  copia  dei  provvedimenti
    emanati ai sensi degli articoli 7 e 10, nonche' dei provvedimenti  di
    cui ai commi 3, 4, 5 e 7 dell'articolo 67, e all'articolo  68,  comma
    2. Nella comunicazione deve essere specificato  se  il  provvedimento
    sia divenuto definitivo. 
      3. I procuratori della Repubblica, nel presentare al  tribunale  le
    proposte per l'applicazione  di  una  delle  misure  di  prevenzione,
    provvedono a darne contestuale comunicazione, in copia, alla questura
    nella cui circoscrizione ha sede il tribunale stesso. 
      4.  I  questori  dispongono  l'immediata  immissione   nel   centro
    elaborazione dati di cui all'articolo 8 della legge 1°  aprile  1981,
    n. 121, sia delle comunicazioni previste nei commi 2 e 3,  sia  delle
    proposte che essi stessi abbiano presentato per l'applicazione di una
    delle misure di prevenzione indicate nel capoverso  che  precede.  Le
    informazioni predette sono contestualmente trasmesse alle  prefetture
    attraverso   i   terminali   installati   nei    rispettivi    centri
    telecomunicazione. 
      5. Le prefetture comunicano tempestivamente  agli  organi  ed  enti
    indicati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui
    al comma 1 e dai successivi decreti  di  aggiornamento,  che  abbiano
    sede nelle rispettive province, i provvedimenti esecutivi concernenti
    i divieti, le decadenze e le sospensioni previste  nell'articolo  67.
    Per  i  provvedimenti  di  cui  al  comma  5  dell'articolo   67   la
    comunicazione, su motivata richiesta  dell'interessato,  puo'  essere
    inviata  anche  ad  organi  o  enti  specificamente  indicati   nella
    medesima. 
      6.  Ai  fini  dell'applicazione   delle   norme   in   materia   di
    qualificazione degli esecutori dei lavori pubblici, la  comunicazione
    va, comunque, fatta dalla  prefettura  di  Roma  al  Ministero  delle
    infrastrutture e dei trasporti e all'Autorita' per la  vigilanza  sui
    contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, entro e non  oltre
    cinque giorni dalla  ricezione  del  dato;  dell'informativa  debbono
    costituire oggetto anche le proposte indicate nei commi 3 e 4. 
    
            
          
              
                Capo II 

    La riabilitazione

                                   Art. 70 
     
     
                               Riabilitazione 
     
      1. Dopo tre anni  dalla  cessazione  della  misura  di  prevenzione
    personale,  l'interessato  puo'  chiedere   la   riabilitazione.   La
    riabilitazione e' concessa, se il soggetto ha dato prova costante  ed
    effettiva di buona condotta, dalla corte di appello nel cui distretto
    ha sede l'autorita'  giudiziaria  che  dispone  l'applicazione  della
    misura di prevenzione o dell'ultima misura di prevenzione. 
      2. La riabilitazione comporta la cessazione di  tutti  gli  effetti
    pregiudizievoli riconnessi allo stato di persona sottoposta a  misure
    di  prevenzione  nonche'   la   cessazione   dei   divieti   previsti
    dall'articolo 67. 
      3. Si osservano, in quanto compatibili, le disposizioni del  codice
    di procedura penale riguardanti la riabilitazione. 
      4. Quando e' stata applicata una misura  di  prevenzione  personale
    nei confronti dei soggetti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a)
    e b), la riabilitazione puo' essere richiesta dopo cinque anni  dalla
    cessazione della misura di prevenzione personale. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Le sanzioni

                                   Art. 71 
     
     
                           Circostanza aggravante 
     
      1. Le pene stabilite per i delitti  previsti  dagli  articoli  336,
    338, 353, 377,  terzo  comma,  378,  379,  416,  416-bis,  424,  435,
    513-bis, 575, 600, 601, 602, 605, 610, 611, 612, 628, 629, 630,  632,
    633, 634, 635, 636, 637, 638, 640-bis, 648-bis, 648-ter,  del  codice
    penale, sono aumentate da un terzo alla meta' e quelle stabilite  per
    le contravvenzioni di cui agli articoli 695, primo comma,  696,  697,
    698, 699 del codice penale sono aumentate  nella  misura  di  cui  al
    secondo comma dell'articolo 99 del  codice  penale  se  il  fatto  e'
    commesso da persona sottoposta con provvedimento  definitivo  ad  una
    misura di  prevenzione  personale  durante  il  periodo  previsto  di
    applicazione e sino a tre anni dal  momento  in  cui  ne  e'  cessata
    l'esecuzione. 
      2. In ogni caso si procede d'ufficio e quando i delitti di  cui  al
    comma 1, per i quali  e'  consentito  l'arresto  in  flagranza,  sono
    commessi da persone sottoposte alla misura di prevenzione, la polizia
    giudiziaria puo'  procedere  all'arresto  anche  fuori  dei  casi  di
    flagranza. 
      3. Alla pena e' aggiunta una misura di sicurezza detentiva. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Le sanzioni

                                   Art. 72 
     
     
                  Reati concernenti le armi e gli esplosivi 
     
      1. Le pene stabilite per  i  reati  concernenti  le  armi  alterate
    nonche' le armi e le munizioni di cui all'articolo 1 della  legge  18
    aprile 1975, n. 110, sono triplicate e quelle stabilite per  i  reati
    concernenti le armi e le munizioni di cui all'articolo 2, commi primo
    e secondo, della stessa legge sono aumentate nella misura in  cui  al
    terzo comma dell'articolo 99 del  codice  penale,  se  i  fatti  sono
    commessi da persona sottoposta con provvedimento  definitivo  ad  una
    misura di  prevenzione  personale  durante  il  periodo  previsto  di
    applicazione e sino a tre anni dal  momento  in  cui  ne  e'  cessata
    l'esecuzione. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Le sanzioni

                                   Art. 73 
     
     
                      Violazioni al codice della strada 
     
      1. Nel caso  di  guida  di  un  autoveicolo  o  motoveicolo,  senza
    patente, o dopo che la patente sia stata negata, sospesa o  revocata,
    la pena e' dell'arresto da sei mesi a tre anni, qualora si tratti  di
    persona gia' sottoposta, con provvedimento definitivo, a  una  misura
    di prevenzione personale. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Le sanzioni

                                   Art. 74 
     
     
                        Reati del pubblico ufficiale 
     
      1. Il pubblico amministratore, il funzionario o il dipendente  che,
    intervenuta la decadenza o la sospensione di cui all'articolo 67, non
    dispone, entro trenta giorni dalla  comunicazione,  il  ritiro  delle
    licenze,  autorizzazioni,  abilitazioni   o   la   cessazione   delle
    erogazioni o concessioni ovvero la cancellazione  dagli  elenchi,  e'
    punito con la reclusione da due a quattro anni. 
      2. Le stesse pene si applicano in  caso  di  rilascio  di  licenze,
    concessioni, autorizzazioni o abilitazioni ovvero di iscrizioni e  di
    attestazioni di qualificazione nonche' di concessione  di  erogazioni
    in violazione delle disposizioni di cui all'articolo 67. 
      3. Il pubblico amministratore, il funzionario o il dipendente dello
    Stato o di altro ente pubblico ovvero il concessionario di opere e di
    servizi pubblici nonche' il contraente  generale  che  consente  alla
    conclusione di contratti o subcontratti  in  violazione  dei  divieti
    previsti dall'articolo 67, e' punito  con  la  reclusione  da  due  a
    quattro anni. 
      4. Se il fatto di cui ai commi 1, 2 e 3 e' commesso per  colpa,  la
    pena e' della reclusione da tre mesi ad un anno. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Le sanzioni

                                   Art. 75 
     
     
                     Violazione degli obblighi inerenti 
                         alla sorveglianza speciale 
     
      1. Il  contravventore  agli  obblighi  inerenti  alla  sorveglianza
    speciale e' punito con l'arresto da tre mesi ad un anno. 
      2. Se  l'inosservanza  riguarda  gli  obblighi  e  le  prescrizioni
    inerenti alla sorveglianza speciale con l'obbligo  o  il  divieto  di
    soggiorno, si applica la pena della reclusione da uno a  cinque  anni
    ed e' consentito l'arresto anche fuori dei casi di flagranza. 
      3. Nell'ipotesi indicata nel comma 2 gli  ufficiali  ed  agenti  di
    polizia giudiziaria possono procedere  all'arresto  anche  fuori  dei
    casi di flagranza. 
      4. Salvo quanto e' prescritto da altre disposizioni  di  legge,  il
    sorvegliato speciale che, per un reato commesso dopo  il  decreto  di
    sorveglianza speciale, abbia riportato condanna a pena detentiva  non
    inferiore a sei mesi, puo' essere sottoposto a liberta' vigilata  per
    un tempo non inferiore a due anni. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Le sanzioni

                                   Art. 76 
     
     
                            Altre sanzioni penali 
     
      1.  La  persona  che,  avendo  ottenuto  l'autorizzazione  di   cui
    all'articolo 12, non rientri nel  termine  stabilito  nel  comune  di
    soggiorno obbligato, o non osservi le  prescrizioni  fissate  per  il
    viaggio, ovvero si allontani dal comune ove ha chiesto di recarsi, e'
    punita con  la  reclusione  da  due  a  cinque  anni;  e'  consentito
    l'arresto anche fuori dei casi di flagranza. 
      2. Chiunque violi il divieto di cui all'articolo 3, commi 4 e 5, e'
    punito con la reclusione da uno a tre anni e con  la  multa  da  euro
    1.549 a euro  5.164.  Gli  strumenti,  gli  apparati,  i  mezzi  e  i
    programmi posseduti o utilizzati sono confiscati  ed  assegnati  alle
    Forze di polizia, se ne fanno richiesta,  per  essere  impiegati  nei
    compiti di istituto. 
      3. Il contravventore alle disposizioni di cui  all'articolo  2,  e'
    punito con l'arresto da uno a sei mesi. Nella  sentenza  di  condanna
    viene disposto che, scontata la pena, il contravventore sia  tradotto
    al luogo del rimpatrio. 
      4. Chi non ottempera, nel termine fissato dal tribunale, all'ordine
    di deposito della cauzione di cui all'articolo 31, ovvero  omette  di
    offrire le garanzie sostitutive di cui  al  comma  3  della  medesima
    disposizione, e' punito con la pena dell'arresto da sei  mesi  a  due
    anni. 
      5.  La  persona  a  cui  e'   stata   applicata   l'amministrazione
    giudiziaria dei beni personali, la quale con qualsiasi  mezzo,  anche
    simulato, elude o tenta di eludere l'esecuzione del provvedimento  e'
    punita con la reclusione da tre a cinque  anni.  La  stessa  pena  si
    applica a chiunque anche fuori dei casi di concorso nel reato,  aiuta
    la persona indicata a sottrarsi all'esecuzione del provvedimento. Per
    il reato di cui al comma precedente  si  procede  in  ogni  caso  con
    giudizio direttissimo. 
      6.  Chi  omette  di  effettuare  entro  i   termini   indicati   le
    comunicazioni previste per l'amministrazione giudiziaria all'articolo
    34, comma 8, e' punito con la reclusione da uno a quattro anni.  Alla
    condanna segue la  confisca  dei  beni  acquistati  e  dei  pagamenti
    ricevuti per i quali e' stata omessa la comunicazione. 
      7. Chiunque, essendovi tenuto, omette di comunicare entro i termini
    stabiliti   dalla   legge   le   variazioni   patrimoniali   indicate
    nell'articolo 80 e' punito con la reclusione da due a sei anni e  con
    la multa da euro  10.329  a  euro  20.658.  Alla  condanna  segue  la
    confisca  dei  beni  a  qualunque  titolo  acquistati   nonche'   del
    corrispettivo dei beni a qualunque titolo alienati. Nei casi  in  cui
    non sia possibile procedere alla confisca dei beni acquistati  ovvero
    del corrispettivo dei beni alienati, il giudice ordina  la  confisca,
    per un valore equivalente, di somme di denaro, beni o altre  utilita'
    dei quali i soggetti di  cui  all'articolo  80,  comma  1,  hanno  la
    disponibilita'. 
      8.  Salvo  che  il  fatto  costituisca   piu'   grave   reato,   il
    contravventore al divieto di cui all'articolo 67, comma 7  e'  punito
    con la reclusione da uno a cinque anni. La stessa pena si applica  al
    candidato  che,  avendo  diretta  conoscenza  della   condizione   di
    sottoposto in via definitiva alla misura della sorveglianza  speciale
    di pubblica sicurezza, richiede al medesimo di svolgere le  attivita'
    di propaganda elettorale previste all'articolo 67, comma 7  e  se  ne
    avvale concretamente. L'esistenza del fatto deve risultare  anche  da
    prove diverse dalle dichiarazioni del soggetto sottoposto alla misura
    di prevenzione. 
      9. La condanna alla pena della  reclusione,  anche  se  conseguente
    all'applicazione  della  pena  su  richiesta  delle  parti  a   norma
    dell'articolo 444 del codice di  procedura  penale,  per  il  delitto
    previsto dal comma 8, comporta l'interdizione dai pubblici uffici per
    la durata della pena detentiva. A tal fine la cancelleria del giudice
    che  ha  pronunciato  la  sentenza  trasmette   copia   dell'estratto
    esecutivo, chiusa  in  piego  sigillato,  all'organo  o  all'ente  di
    appartenenza per l'adozione degli atti di competenza. Nel caso in cui
    il condannato sia un membro del Parlamento, la Camera di appartenenza
    adotta le conseguenti determinazioni secondo  le  norme  del  proprio
    regolamento.   Dall'interdizione   dai   pubblici   uffici   consegue
    l'ineleggibilita' del condannato per  la  stessa  durata  della  pena
    detentiva. La sospensione condizionale della pena non ha  effetto  ai
    fini dell'interdizione dai pubblici uffici. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Disposizioni finali

                                   Art. 77 
     
     
                        Fermo di indiziato di delitto 
     
      1. Nei confronti dei soggetti di cui all'articolo  4  il  fermo  di
    indiziato di delitto e' consentito anche al di fuori  dei  limiti  di
    cui all'articolo 384 del  codice  di  procedura  penale,  purche'  si
    tratti di reato per il quale e' consentito l'arresto  facoltativo  in
    flagranza ai sensi dell'articolo 381 del medesimo codice. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Disposizioni finali

                                   Art. 78 
     
     
                         Intercettazioni telefoniche 
     
      1. Il procuratore della Repubblica del  luogo  dove  le  operazioni
    debbono essere eseguite, puo' autorizzare gli  ufficiali  di  polizia
    giudiziaria ad intercettare comunicazioni o conversazioni telefoniche
    o telegrafiche o quelle indicate  nell'articolo  623-bis  del  codice
    penale, quando lo ritenga necessario al fine  di  controllare  che  i
    soggetti nei cui confronti sia stata applicata una  delle  misure  di
    prevenzione di cui al libro I, titolo I, capo  II  non  continuino  a
    porre in essere attivita' o comportamenti analoghi a quelli che hanno
    dato luogo all'applicazione della misura di prevenzione. 
      2. Si osservano,  in  quanto  compatibili,  le  modalita'  previste
    dall'articolo 268 del codice di procedura penale. 
      3. Gli elementi acquisiti  attraverso  le  intercettazioni  possono
    essere utilizzati esclusivamente per la prosecuzione delle indagini e
    sono privi di ogni valore ai fini processuali. 
      4. Le registrazioni debbono essere trasmesse al  procuratore  della
    Repubblica che ha autorizzato le  operazioni,  il  quale  dispone  la
    distruzione delle registrazioni stesse e di ogni  loro  trascrizione,
    sia pure parziale. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Disposizioni finali

                                   Art. 79 
     
     
                Verifiche fiscali, economiche e patrimoniali 
           a carico di soggetti sottoposti a misure di prevenzione 
     
      1. Salvo quanto previsto dagli articoli 25  e  26  della  legge  13
    settembre 1982, n. 646, a carico delle persone nei cui confronti  sia
    stata disposta, con provvedimento anche non definitivo, una misura di
    prevenzione, il nucleo di polizia tributaria del Corpo della  guardia
    di finanza, competente in relazione al luogo di dimora  abituale  del
    soggetto, puo'  procedere  alla  verifica  della  relativa  posizione
    fiscale,  economica  e  patrimoniale  ai  fini  dell'accertamento  di
    illeciti valutari e societari  e  comunque  in  materia  economica  e
    finanziaria,  anche  allo  scopo  di  verificare  l'osservanza  della
    disciplina dei divieti autorizzatori, concessori o abilitativi di cui
    all'articolo 67. 
      2. Le indagini  di  cui  al  comma  1  sono  effettuate  anche  nei
    confronti  dei  soggetti  di  cui  all'articolo  19,   comma   3,   e
    all'articolo 67, comma 4. Nei casi in cui il  domicilio  fiscale,  il
    luogo di effettivo  esercizio  dell'attivita',  ovvero  il  luogo  di
    dimora abituale dei soggetti da sottoporre a verifica sia diverso  da
    quello delle persone  di  cui  al  comma  1,  il  nucleo  di  polizia
    tributaria puo' delegare l'esecuzione degli accertamenti  di  cui  al
    presente  comma  ai  reparti  del  Corpo  della  guardia  di  finanza
    competenti per territorio. 
      3.  Copia  del  provvedimento  di  applicazione  della  misura   di
    prevenzione e' trasmessa, a cura  della  cancelleria  competente,  al
    nucleo di polizia tributaria indicato al comma 1. 
      4. Per l'espletamento delle indagini di cui al presente articolo, i
    militari del Corpo della guardia di finanza, oltre ai poteri  e  alle
    facolta' previsti dall'articolo 2 del decreto  legislativo  19  marzo
    2001, n. 68, si avvalgono dei poteri di cui all'articolo 19, comma 4,
    nonche' dei poteri attribuiti agli appartenenti al nucleo speciale di
    polizia valutaria ai sensi del decreto legislativo 21 novembre  2007,
    n. 231. 
      5. La revoca del provvedimento con il quale e' stata  disposta  una
    misura di prevenzione non preclude l'utilizzazione  ai  fini  fiscali
    degli elementi acquisiti nel corso degli accertamenti svolti ai sensi
    del comma 1. 
      6.  Ai  fini  dell'accertamento  delle  imposte   sui   redditi   e
    dell'imposta  sul  valore  aggiunto,  ai  dati,  alle  notizie  e  ai
    documenti acquisiti ai sensi del comma 4 si applicano le disposizioni
    di cui all'articolo 51, secondo comma, numero  2),  secondo  periodo,
    del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.  633,
    e successive modificazioni, e all'articolo 32,  primo  comma,  numero
    2), secondo periodo, del decreto del Presidente della  Repubblica  29
    settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni. 
      7. Tutti gli elementi acquisiti in occasione delle indagini di  cui
    al presente articolo, e comunque le variazioni patrimoniali superiori
    a euro 10.329,14 intervenute negli ultimi tre anni, con riguardo  sia
    ai conferenti sia ai beneficiari, devono essere comunicati  anche  ai
    sensi dell'articolo 6 della legge 1° aprile 1981, n. 121. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Disposizioni finali

                                   Art. 80 
     
     
                          Obbligo di comunicazione 
     
      1. Salvo quanto previsto dall'articolo 30 della legge 13  settembre
    1982,  n.  646,  le  persone  gia'  sottoposte,   con   provvedimento
    definitivo, ad una misura di prevenzione, sono  tenute  a  comunicare
    per dieci anni, ed entro  trenta  giorni  dal  fatto,  al  nucleo  di
    polizia tributaria del luogo di dimora abituale, tutte le  variazioni
    nell'entita' e nella composizione del patrimonio concernenti elementi
    di valore non inferiore ad euro 10.329,14. Entro  il  31  gennaio  di
    ciascun anno, i soggetti di cui al periodo precedente  sono  altresi'
    tenuti a comunicare le variazioni intervenute  nell'anno  precedente,
    quando concernono complessivamente elementi di valore  non  inferiore
    ad euro 10.329,14. Sono esclusi i beni destinati  al  soddisfacimento
    dei bisogni quotidiani. 
      2. Il termine di dieci anni decorre dalla data del  decreto  ovvero
    dalla data della sentenza definitiva di condanna. 
      3. Gli obblighi previsti nel comma 1 cessano quando  la  misura  di
    prevenzione e' a qualunque titolo revocata. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Disposizioni finali

                                   Art. 81 
     
     
                    Registro delle misure di prevenzione 
     
      1. Presso le segreterie delle procure della Repubblica e presso  le
    cancellerie dei tribunali sono  istituiti  appositi  registri,  anche
    informatici,  per  le  annotazioni  relative   ai   procedimenti   di
    prevenzione.  Nei  registri  viene  curata  l'immediata   annotazione
    nominativa delle persone fisiche e giuridiche nei cui confronti  sono
    disposti gli accertamenti  personali  o  patrimoniali  da  parte  dei
    soggetti   titolari   del   potere   di   proposta.    Il    questore
    territorialmente  competente   e   il   direttore   della   Direzione
    investigativa antimafia provvedono  a  dare  immediata  comunicazione
    alla  procura  della  Repubblica  competente  per  territorio   della
    proposta  di  misura  personale  e  patrimoniale  da  presentare   al
    tribunale competente. Le modalita' di tenuta, i tipi dei registri, le
    annotazioni che vi devono essere operate, sono  fissati  con  decreto
    del Ministro della giustizia. 
      2. Non possono essere rilasciate a privati certificazioni  relative
    alle annotazioni operate nei registri. 
      3. I provvedimenti definitivi con i quali  l'autorita'  giudiziaria
    applica misure di prevenzione o  concede  la  riabilitazione  di  cui
    all'articolo 70, sono iscritti nel casellario giudiziale  secondo  le
    modalita' e con le  forme  stabilite  per  le  condanne  penali.  Nei
    certificati rilasciati a richiesta di privati non e'  fatta  menzione
    delle suddette iscrizioni. I  provvedimenti  di  riabilitazione  sono
    altresi' comunicati alla questura competente con  l'osservanza  delle
    disposizioni di cui all'articolo 69. 
     
    
            
          
              
                LIBRO II 

    Nuove disposizioni
    in materia di documentazione antimafia


    Capo I

    Disposizioni di carattere generale

                                   Art. 82 
     
     
                                   Oggetto 
     
      1. Il presente Libro disciplina la documentazione  antimafia  ed  i
    suoi  effetti,  istituisce  la  banca  dati  nazionale  unica   della
    documentazione antimafia,  di  seguito  denominata  «banca  dati»,  e
    introduce disposizioni relative agli enti locali i  cui  organi  sono
    stati sciolti ai sensi dell'articolo 143 del testo unico delle  leggi
    sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo  18
    agosto 2000, n. 267. 
    
            
          
              
                LIBRO II 

    Nuove disposizioni
    in materia di documentazione antimafia


    Capo I

    Disposizioni di carattere generale

                                   Art. 83 
     
     
            Ambito di applicazione della documentazione antimafia 
     
      1.  Le  pubbliche  amministrazioni  e  gli  enti  pubblici,   anche
    costituiti in stazioni uniche  appaltanti,  gli  enti  e  le  aziende
    vigilati dallo Stato o da altro ente pubblico e le societa' o imprese
    comunque controllate dallo Stato o da altro ente pubblico  nonche'  i
    concessionari di opere pubbliche, devono acquisire la  documentazione
    antimafia di cui all'articolo 84  prima  di  stipulare,  approvare  o
    autorizzare i contratti e subcontratti relativi a lavori,  servizi  e
    forniture  pubblici,  ovvero  prima  di  rilasciare  o  consentire  i
    provvedimenti indicati nell'articolo 67. 
      2. La disposizione di cui al  comma  1  si  applica  ai  contraenti
    generali di cui all'articolo 176 del decreto  legislativo  12  aprile
    2006, n. 163, di seguito denominati «contraente generale». 
      3. La documentazione di cui al comma 1 non e' comunque richiesta: 
      a) per i rapporti fra i soggetti pubblici di cui al comma 1; 
      b) per i rapporti fra i soggetti pubblici di cui alla lettera a) ed
    altri soggetti, anche privati, i cui organi rappresentativi e  quelli
    aventi funzioni di amministrazione e di  controllo  sono  sottoposti,
    per  disposizione  di  legge  o  di  regolamento,  alla  verifica  di
    particolari  requisiti  di  onorabilita'   tali   da   escludere   la
    sussistenza di una delle cause di  sospensione,  di  decadenza  o  di
    divieto di cui all'articolo 67; 
      c) per il rilascio o rinnovo  delle  autorizzazioni  o  licenze  di
    polizia di competenza delle  autorita'  nazionali  e  provinciali  di
    pubblica sicurezza; 
      d) per la  stipulazione  o  approvazione  di  contratti  e  per  la
    concessione di erogazioni a favore di chi esercita attivita' agricole
    o professionali, non organizzate  in  forma  di  impresa,  nonche'  a
    favore di chi  esercita  attivita'  artigiana  in  forma  di  impresa
    individuale e attivita' di lavoro  autonomo  anche  intellettuale  in
    forma individuale; 
      e) per i provvedimenti gli atti, i contratti e le erogazioni il cui
    valore complessivo non supera i 150.000 euro. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Documentazione antimafia

                                   Art. 84 
     
     
                                 Definizioni 
     
      1. La documentazione antimafia e'  costituita  dalla  comunicazione
    antimafia e dall'informazione antimafia. 
      2. La  comunicazione  antimafia  consiste  nell'attestazione  della
    sussistenza o meno di una delle cause di decadenza, di sospensione  o
    di divieto di cui all'articolo 67. 
      3.  L'informazione  antimafia  consiste   nell'attestazione   della
    sussistenza o meno di una delle cause di decadenza, di sospensione  o
    di divieto di  cui  all'articolo  67,  nonche',  fatto  salvo  quanto
    previsto  dall'articolo  91,   comma   7,   nell'attestazione   della
    sussistenza o meno di eventuali tentativi  di  infiltrazione  mafiosa
    tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi  delle  societa'  o
    imprese interessate indicati nel comma 4. 
      4. Le situazioni relative ai tentativi di infiltrazione mafiosa che
    danno luogo all'adozione dell'informazione antimafia interdittiva  di
    cui al comma 3 sono desunte: 
      a) dai provvedimenti che  dispongono  una  misura  cautelare  o  il
    giudizio, ovvero che recano una condanna  anche  non  definitiva  per
    taluni dei delitti di cui agli articoli 353, 353-bis,  629,  640-bis,
    644,  648-bis,  648-ter  del  codice  penale,  dei  delitti  di   cui
    all'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale e di cui
    all'articolo 12-quinquies del decreto-legge 8  giugno  1992,  n.  306
    convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356; 
      b) dalla proposta o dal provvedimento  di  applicazione  di  taluna
    delle misure di prevenzione; 
      c) salvo che ricorra l'esimente di cui all'articolo 4  della  legge
    24  novembre  1981,  n.  689,  dall'omessa   denuncia   all'autorita'
    giudiziaria dei reati di cui agli  articoli  317  e  629  del  codice
    penale, aggravati ai  sensi  dell'articolo  7  del  decreto-legge  13
    maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  12
    luglio 1991, n. 203, da parte dei soggetti indicati nella lettera  b)
    dell'articolo 38 del decreto legislativo  12  aprile  2006,  n.  163,
    anche  in  assenza  nei  loro  confronti  di  un   procedimento   per
    l'applicazione di una misura di prevenzione o di una  causa  ostativa
    ivi previste; 
      d) dagli accertamenti disposti dal prefetto anche  avvalendosi  dei
    poteri  di  accesso  e  di   accertamento   delegati   dal   Ministro
    dell'interno ai sensi del decreto-legge 6  settembre  1982,  n.  629,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 12 ottobre 1982,  n.  726,
    ovvero di quelli di cui all'articolo 93 del presente decreto; 
      e) dagli accertamenti da effettuarsi in altra provincia a cura  dei
    prefetti competenti su richiesta del  prefetto  procedente  ai  sensi
    della lettera d); 
      f) dalle sostituzioni negli organi  sociali,  nella  rappresentanza
    legale  della  societa'  nonche'  nella  titolarita'  delle   imprese
    individuali ovvero delle quote  societarie,  effettuate  da  chiunque
    conviva stabilmente con i soggetti destinatari dei  provvedimenti  di
    cui alle lettere a) e b), con modalita'  che,  per  i  tempi  in  cui
    vengono realizzati, il valore economico delle transazioni, il reddito
    dei  soggetti  coinvolti  nonche'  le  qualita'   professionali   dei
    subentranti,  denotino  l'intento  di  eludere  la  normativa   sulla
    documentazione antimafia. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Documentazione antimafia

                                   Art. 85 
     
     
                 Soggetti sottoposti alla verifica antimafia 
     
      1.  La  documentazione  antimafia,  se   si   tratta   di   imprese
    individuali, deve riferirsi al titolare ed al direttore tecnico,  ove
    previsto. 
      2. La documentazione  antimafia,  se  si  tratta  di  associazioni,
    imprese, societa', consorzi e raggruppamenti temporanei  di  imprese,
    deve riferirsi, oltre che al direttore tecnico, ove previsto: 
      a) per le associazioni, a chi ne ha la legale rappresentanza; 
      b)  per  le  societa'  di  capitali  anche  consortili   ai   sensi
    dell'articolo  2615-ter  del   codice   civile,   per   le   societa'
    cooperative, di consorzi cooperativi, per i consorzi di cui al  libro
    V, titolo X, capo II,  sezione  II,  del  codice  civile,  al  legale
    rappresentante  e  agli  eventuali  altri  componenti   l'organo   di
    amministrazione, nonche' a ciascuno dei consorziati che nei  consorzi
    e nelle societa' consortili detenga una partecipazione  superiore  al
    10 per cento oppure detenga una partecipazione inferiore  al  10  per
    cento e che abbia stipulato un patto  parasociale  riferibile  a  una
    partecipazione pari o superiore  al  10  per  cento,  ed  ai  soci  o
    consorziati per conto dei quali le societa' consortili o  i  consorzi
    operino   in   modo   esclusivo   nei   confronti   della    pubblica
    amministrazione; 
      c) per le societa' di capitali, anche al socio  di  maggioranza  in
    caso di societa' con un numero di soci pari o  inferiore  a  quattro,
    ovvero al socio in caso di societa' con socio unico; 
      d) per i consorzi di cui all'articolo 2602 del codice civile, a chi
    ne ha la rappresentanza e agli imprenditori o societa' consorziate; 
      e) per le societa' semplice e in nome collettivo, a tutti i soci; 
      f) per le societa' in accomandita semplice, ai soci accomandatari; 
      g) per le societa' di cui all'articolo 2508 del  codice  civile,  a
    coloro che le rappresentano stabilmente nel territorio dello Stato; 
      h)  per  i  raggruppamenti  temporanei  di  imprese,  alle  imprese
    costituenti  il  raggruppamento  anche  se  aventi  sede  all'estero,
    secondo le modalita' indicate nelle lettere precedenti; 
      i) per le societa' personali ai soci persone fisiche delle societa'
    personali o di capitali che ne siano socie. 
      3. L'informazione antimafia, oltre che ai soggetti di cui ai  commi
    1 e 2, deve riferirsi anche ai familiari conviventi. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Documentazione antimafia

                                   Art. 86 
     
     
                  Validita' della documentazione antimafia 
     
      1. La comunicazione antimafia e' utilizzabile per un periodo di sei
    mesi  dalla  data  del  rilascio,  anche   per   altri   procedimenti
    riguardanti i medesimi soggetti.  E'  consentito  all'interessato  di
    utilizzare la comunicazione, in corso  di  validita'  conseguita  per
    altro procedimento, anche in copia autentica. 
      2. L'informazione antimafia  e'  utilizzabile  per  un  periodo  di
    dodici mesi dalla data del rilascio, qualora  non  siano  intervenuti
    mutamenti nell'assetto societario e gestionale  dell'impresa  oggetto
    dell'informazione. Essa e' utilizzabile anche per altri  procedimenti
    riguardanti i medesimi soggetti.  E'  consentito  all'interessato  di
    utilizzare l'informazione antimafia, in corso di validita' conseguita
    per altro procedimento, anche in copia autentica. 
      3. I legali rappresentanti degli organismi societari,  nel  termine
    di  trenta   giorni   dall'intervenuta   modificazione   dell'assetto
    societario o gestionale dell'impresa, hanno l'obbligo di  trasmettere
    al prefetto, che ha rilasciato l'informazione antimafia, copia  degli
    atti dai quali risulta l'intervenuta modificazione  relativamente  ai
    soggetti destinatari di verifiche antimafia di cui all'articolo 85. 
      4. La violazione dell'obbligo di cui al comma 3 e'  punita  con  la
    sanzione amministrativa pecuniaria da 20.000 euro a 60.000 euro.  Per
    il procedimento di accertamento e di  contestazione  dell'infrazione,
    nonche' per  quello  di  applicazione  della  relativa  sanzione,  si
    applicano, in quanto compatibili,  le  disposizioni  della  legge  24
    novembre 1981, n. 689. La sanzione e' irrogata dal prefetto. 
      5. I soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e 2, che acquisiscono
    la comunicazione antimafia, di data  non  anteriore  a  sei  mesi,  o
    l'informazione antimafia,  di  data  non  anteriore  a  dodici  mesi,
    adottano  il  provvedimento  richiesto  e  gli  atti  conseguenti   o
    esecutivi, compresi i pagamenti, anche se il provvedimento o gli atti
    sono perfezionati o eseguiti in  data  successiva  alla  scadenza  di
    validita' della predetta documentazione antimafia. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Comunicazioni antimafia

                                   Art. 87 
     
     
            Competenza al rilascio della comunicazione antimafia 
     
      1. La comunicazione antimafia  e'  rilasciata  dal  prefetto  della
    provincia in cui i soggetti richiedenti di cui all'articolo 83, commi
    1 e 2, hanno sede, ovvero, se richiesta da persone fisiche,  imprese,
    associazioni o consorzi, dal prefetto  della  provincia  in  cui  gli
    stessi  risiedono  o  hanno   sede,   ed   e'   conseguita   mediante
    consultazione della banca dati nazionale da parte dei soggetti di cui
    all'articolo 97, comma 1, debitamente autorizzati.  La  richiesta  da
    parte dei soggetti privati interessati deve  essere  corredata  della
    documentazione di cui all'articolo 91, comma 4, lettera b). 
      2. Nei confronti dei soggetti aventi residenza o  sede  all'estero,
    la comunicazione antimafia e' rilasciata dal prefetto della provincia
    dove ha inizio l'esecuzione dei contratti e dei subcontratti pubblici
    nonche'  delle   attivita'   oggetto   dei   provvedimenti   indicati
    nell'articolo 67. 
      3. Ai fini del rilascio della comunicazione antimafia le prefetture
    usufruiscono del collegamento alla banca dati di  cui  al  successivo
    capo V. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Comunicazioni antimafia

                                   Art. 88 
     
     
            Termini per il rilascio della comunicazione antimafia 
     
      1. Il rilascio  della  comunicazione  antimafia  e'  immediatamente
    conseguente alla consultazione della banca dati quando non emerge  la
    sussistenza di cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui
    all'articolo 67. In tali casi, la comunicazione antimafia liberatoria
    attesta che la stessa e'  emessa  utilizzando  il  collegamento  alla
    banca dati. 
      2.  Quando  dalla  consultazione  della  banca   dati   emerge   la
    sussistenza di cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui
    all'articolo 67, il  prefetto  effettua  le  necessarie  verifiche  e
    accerta  la  corrispondenza  dei   motivi   ostativi   emersi   dalla
    consultazione  della  banca  dati  alla  situazione  aggiornata   del
    soggetto sottoposto agli accertamenti. 
      3. Qualora le verifiche effettuate ai sensi del comma 2 diano esito
    positivo,   il   prefetto   rilascia   la   comunicazione   antimafia
    interdittiva ovvero, nel caso in  cui  le  verifiche  medesime  diano
    esito negativo,  il  prefetto  rilascia  la  comunicazione  antimafia
    liberatoria  attestando  che  la  stessa  e'  emessa  utilizzando  il
    collegamento alla banca dati. 
      4. Nei casi previsti dai commi 2  e  3,  il  prefetto  rilascia  la
    comunicazione antimafia entro quarantacinque giorni  dal  ricevimento
    della richiesta. Quando le verifiche disposte  siano  di  particolare
    complessita', il prefetto  ne  da'  comunicazione  senza  ritardo  ai
    soggetti richiedenti di cui all'articolo 83, commi 1 e 2, e  fornisce
    la comunicazione antimafia entro ulteriori trenta giorni. 
    
            
          
              
                Capo III 

    Comunicazioni antimafia

                                   Art. 89 
     
     
                             Autocertificazione 
     
      1. Fuori dei casi in cui e' richiesta l'informazione  antimafia,  i
    contratti e subcontratti  relativi  a  lavori,  servizi  o  forniture
    dichiarati urgenti  ed  i  provvedimenti  di  rinnovo  conseguenti  a
    provvedimenti gia' disposti, sono stipulati, autorizzati  o  adottati
    previa  acquisizione  di  apposita   dichiarazione   con   la   quale
    l'interessato attesti che nei  propri  confronti  non  sussistono  le
    cause di divieto, di decadenza o di sospensione di  cui  all'articolo
    67. La dichiarazione deve essere sottoscritta con le modalita' di cui
    all'articolo 38  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  28
    dicembre 2000, n. 445. 
      2. La predetta dichiarazione e' resa dall'interessato anche  quando
    gli atti e i provvedimenti della pubblica amministrazione riguardano: 
      a) attivita'  private,  sottoposte  a  regime  autorizzatorio,  che
    possono essere  intraprese  su  segnalazione  certificata  di  inizio
    attivita'  da  parte  del  privato  alla   pubblica   amministrazione
    competente; 
      b)   attivita'   private    sottoposte    alla    disciplina    del
    silenzio-assenso, indicate nella tabella  C  annessa  al  regolamento
    approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1992,
    n. 300, e successive modificazioni. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Informazioni antimafia

                                   Art. 90 
     
     
             Competenza al rilascio dell'informazione antimafia 
     
      1.  L'informazione  antimafia  e'  rilasciata  dal  prefetto  della
    provincia in cui i soggetti richiedenti di cui all'articolo 83, commi
    1 e 2, hanno sede ovvero in cui hanno residenza  o  sede  le  persone
    fisiche, le imprese,  le  associazioni,  le  societa'  o  i  consorzi
    interessati ai contratti e subcontratti di cui all'articolo 91, comma
    1, lettere a) e c) o che siano destinatari degli atti di  concessione
    o erogazione di cui alla lettera  b)  dello  stesso  comma  1  ed  e'
    conseguita mediante consultazione della banca dati nazionale da parte
    dei  soggetti  di  cui  all'articolo   97,   comma   1,   debitamente
    autorizzati. 
      2. Nei confronti dei soggetti aventi residenza o  sede  all'estero,
    l'informazione antimafia e' rilasciata dal prefetto  della  provincia
    dove ha inizio l'esecuzione  dei  contratti  e  dei  subcontratti  di
    lavori, servizi o forniture pubblici nonche' delle attivita'  oggetto
    dei provvedimenti indicati nell'articolo 67. 
      3. Ai fini del rilascio dell'informazione antimafia  le  prefetture
    usufruiscono del collegamento alla banca dati di cui al capo V. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Informazioni antimafia

                                   Art. 91 
     
     
                           Informazione antimafia 
     
      1. I soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e 2, devono acquisire
    l'informazione di cui all'articolo 84, comma 3, prima  di  stipulare,
    approvare o autorizzare i contratti e subcontratti, ovvero  prima  di
    rilasciare o consentire i provvedimenti indicati nell'articolo 67, il
    cui valore sia: 
      a) pari o superiore a quello determinato dalla legge in  attuazione
    delle direttive comunitarie in materia di opere  e  lavori  pubblici,
    servizi pubblici e pubbliche forniture, indipendentemente dai casi di
    esclusione ivi indicati; 
      b) superiore a 150.000 euro per le concessioni di acque pubbliche o
    di beni demaniali per lo svolgimento  di  attivita'  imprenditoriali,
    ovvero per la concessione di contributi, finanziamenti e agevolazioni
    su mutuo o altre erogazioni dello stesso tipo per lo  svolgimento  di
    attivita' imprenditoriali; 
      c) superiore a 150.000 euro per l'autorizzazione  di  subcontratti,
    cessioni, cottimi, concernenti la realizzazione  di  opere  o  lavori
    pubblici o la prestazione di servizi o forniture pubbliche. 
      2. E' vietato, a pena di nullita', il frazionamento dei  contratti,
    delle concessioni o delle erogazioni compiuto allo scopo  di  eludere
    l'applicazione del presente articolo. 
      3. La richiesta dell'informazione antimafia deve essere  effettuata
    attraverso la banca dati al momento dell'aggiudicazione del contratto
    ovvero trenta giorni prima della stipula del subcontratto. 
      4. L'informazione antimafia e' richiesta dai  soggetti  interessati
    di cui all'articolo 83, commi 1 e 2, che devono indicare: 
      a) la denominazione dell'amministrazione, ente, azienda, societa' o
    impresa che procede all'appalto, concessione o erogazione  o  che  e'
    tenuta ad autorizzare il subcontratto, la cessione o il cottimo; 
      b) l'oggetto e il valore del contratto, subcontratto, concessione o
    erogazione; 
      c) gli estremi della deliberazione dell'appalto o della concessione
    ovvero del titolo che legittima l'erogazione; 
      d) le complete generalita' dell'interessato e,  ove  previsto,  del
    direttore tecnico o, se trattasi di societa', impresa, associazione o
    consorzio,  la  denominazione  e  la  sede,   nonche'   le   complete
    generalita' degli altri soggetti di cui all'articolo 85; 
      e) nel caso di societa'  consortili  o  di  consorzi,  le  complete
    generalita' dei consorziati che detengono una quota superiore  al  10
    per cento del capitale o del fondo consortile e quelli che  detengono
    una partecipazione inferiore al 10 per cento e che hanno stipulato un
    patto parasociale riferibile a una partecipazione pari o superiore al
    10 per cento, nonche' dei consorziati per conto dei quali la societa'
    consortile  o  il  consorzio  opera  nei  confronti  della   pubblica
    amministrazione. 
      5. Il prefetto competente estende gli accertamenti pure ai soggetti
    che risultano poter determinare in qualsiasi modo  le  scelte  o  gli
    indirizzi  dell'impresa.  Il  prefetto,   anche   sulla   documentata
    richiesta dell'interessato,  aggiorna  l'esito  dell'informazione  al
    venir meno delle circostanze rilevanti ai fini dell'accertamento  dei
    tentativi di infiltrazione mafiosa. 
      6.  Il  prefetto  puo',  altresi',   desumere   il   tentativo   di
    infiltrazione  mafiosa  da  provvedimenti  di  condanna   anche   non
    definitiva per reati strumentali all'attivita'  delle  organizzazioni
    criminali  unitamente  a  concreti  elementi  da  cui   risulti   che
    l'attivita' d'impresa possa, anche in modo  indiretto,  agevolare  le
    attivita' criminose o esserne in qualche modo condizionata.  In  tali
    casi,  entro  il   termine   di   cui   all'articolo   92,   rilascia
    l'informazione antimafia interdittiva. 
      7. Con regolamento, adottato con decreto del Ministro dell'interno,
    di concerto con il Ministro della giustizia, con  il  Ministro  delle
    infrastrutture e dei trasporti  e  con  il  Ministro  dello  sviluppo
    economico, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge n. 400 del
    1988, sono individuate le diverse tipologie di attivita' suscettibili
    di infiltrazione mafiosa nell'attivita' di impresa per le  quali,  in
    relazione  allo  specifico  settore  d'impiego  e   alle   situazioni
    ambientali che  determinano  un  maggiore  rischio  di  infiltrazione
    mafiosa, e' sempre obbligatoria l'acquisizione  della  documentazione
    indipendentemente   dal   valore   del    contratto,    subcontratto,
    concessione, erogazione o provvedimento di cui all'articolo 67. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Informazioni antimafia

                                   Art. 92 
     
     
                 Termini per il rilascio delle informazioni 
     
      1.  Il  rilascio  dell'informazione  antimafia  e'   immediatamente
    conseguente alla consultazione della banca dati quando non emerge  la
    sussistenza di cause di decadenza, di sospensione o di divieto di cui
    all'articolo 67 o di un tentativo di  infiltrazione  mafiosa  di  cui
    all'articolo 84, comma  4.  In  tali  casi  l'informazione  antimafia
    liberatoria  attesta  che  la  stessa  e'   emessa   utilizzando   il
    collegamento alla banca dati. 
      2. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 91, comma 7, quando
    dalla consultazione della banca dati emerge la sussistenza  di  cause
    di decadenza, di sospensione o di divieto di cui all'articolo 67 o di
    un tentativo di infiltrazione mafiosa di cui all'articolo  84,  comma
    4, il prefetto rilascia l'informazione antimafia  interdittiva  entro
    quarantacinque giorni dal  ricevimento  della  richiesta.  Quando  le
    verifiche disposte siano di particolare complessita', il prefetto  ne
    da' comunicazione senza  ritardo  all'amministrazione  interessata  e
    fornisce le informazioni acquisite entro i successivi trenta giorni. 
      3. Decorso il termine di cui  al  comma  2,  ovvero,  nei  casi  di
    urgenza, decorso il termine di quindici giorni dalla ricezione  della
    richiesta, i soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e 2,  procedono
    anche  in  assenza  dell'informazione  antimafia.  In  tale  caso,  i
    contributi, i finanziamenti, le agevolazioni e le altre erogazioni di
    cui al comma 1 sono  corrisposti  sotto  condizione  risolutiva  e  i
    soggetti  di  cui  all'articolo  83,  commi  1  e  2,   revocano   le
    autorizzazioni e le concessioni o recedono dai contratti, fatto salvo
    il pagamento del valore delle opere gia' eseguite e il rimborso delle
    spese sostenute per l'esecuzione  del  rimanente,  nei  limiti  delle
    utilita' conseguite. 
      4. La revoca e il recesso di cui al  comma  3  si  applicano  anche
    quando gli elementi relativi a  tentativi  di  infiltrazione  mafiosa
    siano accertati successivamente  alla  stipula  del  contratto,  alla
    concessione dei lavori o all'autorizzazione del subcontratto. 
      5.  Il  versamento  delle  erogazioni  di  cui  alla   lettera   f)
    dell'articolo 67 puo' essere in  ogni  caso  sospeso  fino  a  quando
    pervengono le informazioni che non sussistono le cause di  divieto  o
    di sospensione di cui al medesimo articolo ovvero elementi relativi a
    tentativi di infiltrazione mafiosa di cui all'articolo 84, comma 4. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Informazioni antimafia

                                   Art. 93 
     
     
                Poteri di accesso e accertamento del prefetto 
     
      1.  Per   l'espletamento   delle   funzioni   volte   a   prevenire
    infiltrazioni mafiose  nei  pubblici  appalti,  il  prefetto  dispone
    accessi  ed  accertamenti  nei  cantieri  delle  imprese  interessate
    all'esecuzione di lavori  pubblici,  avvalendosi,  a  tal  fine,  dei
    gruppi interforze di cui all'articolo 5, comma  3,  del  decreto  del
    Ministro  dell'interno  14  marzo  2003,  pubblicato  nella  Gazzetta
    Ufficiale n. 54 del 5 marzo 2004. 
      2.  Ai  fini  di  cui  al  comma   1   sono   imprese   interessate
    all'esecuzione di lavori pubblici tutti i soggetti che intervengono a
    qualunque titolo nel ciclo di  realizzazione  dell'opera,  anche  con
    noli e forniture di beni  e  prestazioni  di  servizi,  ivi  compresi
    quelli di natura intellettuale, qualunque sia l'importo dei  relativi
    contratti o dei subcontratti. 
      3. Al termine degli accessi ed accertamenti disposti dal  prefetto,
    il gruppo  interforze  redige,  entro  trenta  giorni,  la  relazione
    contenente i dati  e  le  informazioni  acquisite  nello  svolgimento
    dell'attivita' ispettiva, trasmettendola al prefetto che ha  disposto
    l'accesso. 
      4. Il prefetto, acquisita la relazione di cui  al  comma  3,  fatta
    salva l'ipotesi di cui al  comma  5,  valuta  se  dai  dati  raccolti
    possano desumersi, in relazione all'impresa oggetto di accertamento e
    nei  confronti  dei  soggetti  che  risultano  poter  determinare  in
    qualsiasi  modo  le  scelte  o  gli  indirizzi  dell'impresa  stessa,
    elementi  relativi  a  tentativi  di  infiltrazione  mafiosa  di  cui
    all'articolo 84, comma 4 ed all'articolo 91, comma 7. In tal caso, il
    prefetto  emette,  entro  quindici  giorni  dall'acquisizione   della
    relazione del gruppo interforze, l'informazione interdittiva,  previa
    eventuale audizione dell'interessato secondo le modalita' individuate
    dal successivo comma 7. 
      5. Qualora si tratti di impresa avente sede in altra provincia,  il
    prefetto che ha disposto l'accesso trasmette senza ritardo  gli  atti
    corredati dalla relativa documentazione al prefetto  competente,  che
    provvede secondo le modalita' stabilite nel comma 4. 
      6.  Ai  fini  dell'adozione  degli   ulteriori   provvedimenti   di
    competenza  di  altre  amministrazioni,  dell'informazione  e'   data
    tempestiva  comunicazione,  anche  in  via  telematica,  a  cura  del
    prefetto, ai seguenti soggetti: 
      a) stazione appaltante; 
      b) Camera di commercio del luogo ove ha sede l'impresa  oggetto  di
    accertamento; 
      c) prefetto che ha disposto l'accesso; 
      d) Osservatorio centrale  appalti  pubblici,  presso  la  direzione
    investigativa antimafia; 
      e) Osservatorio dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
    forniture istituito presso l'Autorita'  di  vigilanza  sui  contratti
    pubblici, ai fini dell'inserimento nel casellario informatico di  cui
    all'articolo 7, comma 10, del decreto legislativo 12 aprile 2006,  n.
    163; 
      f) Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; 
      g) Ministero dello sviluppo economico. 
      7. Il prefetto competente al  rilascio  dell'informazione,  ove  lo
    ritenga utile, sulla base della documentazione e  delle  informazioni
    acquisite  invita,  in  sede  di  audizione  personale,  i   soggetti
    interessati a produrre, anche allegando  elementi  documentali,  ogni
    informazione ritenuta utile. 
      8.  All'audizione  di  cui  al  comma  7,  si   provvede   mediante
    comunicazione   formale   da   inviarsi   al   responsabile    legale
    dell'impresa,  contenente  l'indicazione  della  data  e  dell'ora  e
    dell'Ufficio della prefettura ove dovra' essere sentito l'interessato
    ovvero persona da lui delegata. 
      9.  Dell'audizione  viene  redatto  apposito  verbale  in   duplice
    originale, di cui uno consegnato nelle mani dell'interessato. 
      10. I dati acquisiti nel corso degli accessi  di  cui  al  presente
    articolo  devono  essere  inseriti  a  cura  della  Prefettura  della
    provincia  in  cui  e'  stato  effettuato  l'accesso,   nel   sistema
    informatico, costituito presso la Direzione investigativa  antimafia,
    previsto dall'articolo 5, comma 4, del citato  decreto  del  Ministro
    dell'interno in data 14 marzo 2003. 
      11. Al fine di rendere omogenea la raccolta  dei  dati  di  cui  al
    precedente comma su  tutto  il  territorio  nazionale,  il  personale
    incaricato di effettuare le attivita' di accesso e  accertamento  nei
    cantieri si avvale di apposite schede informative  predisposte  dalla
    Direzione  investigativa  antimafia  e  da  questa  rese  disponibili
    attraverso il collegamento telematico di  interconnessione  esistente
    con le Prefetture - Uffici Territoriali del Governo. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Informazioni antimafia

                                   Art. 94 
     
     
                   Effetti delle informazioni del prefetto 
     
      1.  Quando  emerge  la  sussistenza  di  cause  di  decadenza,   di
    sospensione o di divieto di cui all'articolo 67 o di un tentativo  di
    infiltrazione  mafiosa,  di  cui  all'articolo   84,   comma   4   ed
    all'articolo 91, comma 7, nelle societa'  o  imprese  interessate,  i
    soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e  2  cui  sono  fornite  le
    informazioni  antimafia,   non   possono   stipulare,   approvare   o
    autorizzare i contratti o subcontratti, ne' autorizzare, rilasciare o
    comunque consentire le concessioni e le erogazioni. 
      2. Qualora il  prefetto  non  rilasci  l'informazione  interdittiva
    entro i termini previsti, ovvero nel caso di lavori  o  forniture  di
    somma urgenza di cui all'articolo 92, comma 3 qualora la  sussistenza
    di una causa di divieto indicata  nell'articolo  67  o  gli  elementi
    relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa di cui all'articolo 84,
    comma 4, ed all'articolo 91 comma 7, siano accertati  successivamente
    alla stipula del contratto, i soggetti di cui all'articolo 83,  commi
    1 e 2, salvo quanto previsto al comma 3, revocano le autorizzazioni e
    le concessioni o recedono dai contratti fatto salvo il pagamento  del
    valore delle opere gia' eseguite e il rimborso delle spese  sostenute
    per l'esecuzione del rimanente, nei limiti delle utilita' conseguite. 
      3. I soggetti di cui all'articolo 83, commi 1 e  2,  non  procedono
    alle revoche o ai recessi di cui al comma precedente nel caso in  cui
    l'opera sia in corso di ultimazione ovvero, in caso di  fornitura  di
    beni   e   servizi   ritenuta   essenziale   per   il   perseguimento
    dell'interesse pubblico, qualora il soggetto che la fornisce non  sia
    sostituibile in tempi rapidi. 
      4. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3  si  applicano  anche  nel
    caso in cui emergano elementi relativi a tentativi di infiltrazione. 
    
            
          
              
                Capo IV 

    Informazioni antimafia

                                   Art. 95 
     
     
                 Disposizioni relative ai contratti pubblici 
     
      1. Se taluna  delle  situazioni  da  cui  emerge  un  tentativo  di
    infiltrazione  mafiosa,  di  cui  all'articolo  84,   comma   4,   ed
    all'articolo 91, comma 7,  interessa  un'impresa  diversa  da  quella
    mandataria  che  partecipa  ad   un'associazione   o   raggruppamento
    temporaneo di imprese, le cause di divieto o di  sospensione  di  cui
    all'articolo  67  non  operano  nei  confronti  delle  altre  imprese
    partecipanti quando la predetta impresa sia estromessa  o  sostituita
    anteriormente alla stipulazione del contratto. La  sostituzione  puo'
    essere effettuata  entro  trenta  giorni  dalla  comunicazione  delle
    informazioni del prefetto  qualora  esse  pervengano  successivamente
    alla stipulazione del contratto. 
      2. Le disposizioni del comma 1  si  applicano  anche  nel  caso  di
    consorzi non obbligatori. 
      3. Il  prefetto  della  provincia  interessata  all'esecuzione  dei
    contratti  di  cui  all'articolo  91,  comma   1,   lettera   a)   e'
    tempestivamente   informato   dalla   stazione    appaltante    della
    pubblicazione del bando di gara e svolge gli accertamenti preliminari
    sulle imprese  locali  per  le  quali  il  rischio  di  tentativi  di
    infiltrazione  mafiosa,  nel  caso  di  partecipazione,  e'  ritenuto
    maggiore. L'accertamento di una delle situazioni  da  cui  emerge  un
    tentativo di infiltrazione mafiosa, di cui all'articolo 84, comma  4,
    ed all'articolo 91, comma 7, comporta il divieto  della  stipula  del
    contratto, nonche' del subappalto, degli  altri  subcontratti,  delle
    cessioni o dei cottimi, comunque  denominati,  indipendentemente  dal
    valore. 
    
            
          
              
                Capo V 

    Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia

                                   Art. 96 
     
     
                Istituzione della banca dati nazionale unica 
                       della documentazione antimafia 
     
      1. Presso il Ministero dell'interno, Dipartimento per le  politiche
    del  personale  dell'amministrazione  civile   e   per   le   risorse
    strumentali e finanziarie e' istituita la banca dati nazionale  unica
    della documentazione antimafia, di seguito denominata «banca dati». 
      2. Al fine di verificare la  sussistenza  di  una  delle  cause  di
    decadenza, di sospensione o di divieto di cui all'articolo 67 o di un
    tentativo di infiltrazione mafiosa di cui all'articolo 84,  comma  4,
    la banca dati e' collegata telematicamente con il Centro elaborazione
    dati di cui all'articolo 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121. 
    
            
          
              
                Capo V 

    Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia

                                   Art. 97 
     
     
                       Consultazione della banca dati 
     
      1. Ai fini del rilascio della documentazione  antimafia,  la  banca
    dati  puo'  essere  consultata,  secondo  le  modalita'  di  cui   al
    regolamento previsto dall'articolo 99, da: 
      a) i soggetti indicati dall'articolo 83, commi 1 e 2, del  presente
    decreto; 
      b) le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura; 
      c) gli ordini professionali. 
    
            
          
              
                Capo V 

    Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia

                                   Art. 98 
     
     
                         Contenuto della banca dati 
     
      1.  Nella  banca  dati  sono  contenute  le  comunicazioni   e   le
    informazioni antimafia, liberatorie ed interdittive. 
      2. La banca dati, tramite il collegamento  al  sistema  informatico
    costituito  presso  la  Direzione  investigativa  antimafia  di   cui
    all'articolo 5, comma 4, del decreto  del  Ministro  dell'interno  in
    data 14 marzo 2003, consente la consultazione dei dati acquisiti  nel
    corso  degli  accessi  nei   cantieri   delle   imprese   interessate
    all'esecuzione di lavori pubblici disposti dal prefetto. 
      3. La banca dati, tramite il collegamento  ad  altre  banche  dati,
    puo' contenere ulteriori dati anche provenienti dall'estero. 
    
            
          
              
                Capo V 

    Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia

                                   Art. 99 
     
     
                 Modalita' di funzionamento della banca dati 
     
      1. Con uno o piu' regolamenti ai sensi dell'articolo 17,  comma  3,
    della legge 23 agosto 1988, n. 400,  da  adottarsi,  entro  sei  mesi
    dalla data di entrata in vigore del presente decreto, su proposta del
    Ministro dell'interno, di concerto  con  i  Ministri  della  pubblica
    amministrazione e dell'innovazione, della giustizia,  dello  sviluppo
    economico e delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il  Garante
    per la protezione dei dati personali, sono disciplinate le modalita': 
      a) di funzionamento della banca dati; 
      b) di  autenticazione,  autorizzazione  e  di  registrazione  degli
    accessi e delle operazioni effettuate sulla banca dati; 
      c) di accesso da parte del  personale  delle  Forze  di  polizia  e
    dell'Amministrazione civile dell'interno; 
      d) di accesso da parte della Direzione nazionale antimafia  per  lo
    svolgimento dei compiti previsti dall'articolo 371-bis del codice  di
    procedura penale; 
      e) di consultazione da parte dei soggetti di cui  all'articolo  97,
    comma 1; 
      f)  di  collegamento  con  il  Centro  Elaborazione  Dati  di   cui
    all'articolo 96. 
      2. Il sistema informatico,  comunque,  garantisce  l'individuazione
    del soggetto che  effettua  ciascuna  interrogazione  e  conserva  la
    traccia di ciascun accesso. 
    
            
          
              
                Capo VI 

    Disposizioni concernenti gli enti locali sciolti ai sensi
    dell'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267

                                  Art. 100 
     
    Obbligo  di   acquisizione   della   documentazione   antimafia   nel
      quinquennio successivo allo scioglimento ai sensi dell'articolo 143
      del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 
      1. L'ente locale, sciolto ai sensi dell'articolo  143  del  decreto
    legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive  modificazioni,  deve
    acquisire,   nei   cinque   anni   successivi   allo    scioglimento,
    l'informazione   antimafia   precedentemente    alla    stipulazione,
    all'approvazione  o  all'autorizzazione  di  qualsiasi  contratto   o
    subcontratto,  ovvero  precedentemente  al  rilascio   di   qualsiasi
    concessione o erogazione indicati nell'articolo 67  indipendentemente
    dal valore economico degli stessi. 
    
            
          
              
                Capo VI 

    Disposizioni concernenti gli enti locali sciolti ai sensi
    dell'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267

                                  Art. 101 
     
     
            Facolta' di avvalersi della Stazione unica appaltante 
     
      1. L'ente  locale,  i  cui  organi  sono  stati  sciolti  ai  sensi
    dell'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000,  n.  267  e
    successive  modificazioni,  puo'  deliberare  di  avvalersi,  per  un
    periodo determinato, comunque non superiore alla durata in carica del
    commissario  nominato,  della  stazione  unica  appaltante   per   lo
    svolgimento delle procedure di evidenza pubblica  di  competenza  del
    medesimo ente locale. 
      2.  Gli  organi  eletti  in  seguito  allo  scioglimento   di   cui
    all'articolo 143 del decreto legislativo 18 agosto  2000,  n.  267  e
    successive modificazioni, possono deliberare  di  avvalersi,  per  un
    periodo determinato, comunque non superiore  alla  durata  in  carica
    degli stessi organi elettivi, della stazione unica appaltante per  lo
    svolgimento delle procedure di evidenza pubblica  di  competenza  del
    medesimo ente locale. 
     
     
    
            
          
              
                LIBRO III 

    Attivita' informative ed investigative nella lotta contro la
    criminalita' organizzata. Agenzia nazionale per l'amministrazione e
    la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita'
    organizzata.


    Titolo I

    ATTIVITA' INFORMATIVE ED INVESTIGATIVE NELLA LOTTA CONTRO LA
    CRIMINALITA' ORGANIZZATA


    Capo I

    Direzione distrettuale antimafia e Direzione nazionale antimafia

                                  Art. 102 
     
     
                      Direzione distrettuale antimafia 
     
      1. Per la trattazione dei procedimenti relativi ai  reati  indicati
    nell'articolo 51, comma 3-bis, del  codice  di  procedura  penale  il
    procuratore della Repubblica presso il tribunale  del  capoluogo  del
    distretto costituisce, nell'ambito del  suo  ufficio,  una  direzione
    distrettuale antimafia designando i magistrati che devono farne parte
    per la durata non inferiore a  due  anni.  Per  la  designazione,  il
    procuratore distrettuale tiene conto delle  specifiche  attitudini  e
    delle esperienze  professionali.  Della  direzione  distrettuale  non
    possono fare parte magistrati in  tirocinio.  La  composizione  e  le
    variazioni della direzione sono comunicate senza ritardo al Consiglio
    superiore della magistratura. 
      2. Il procuratore  distrettuale  o  un  suo  delegato  e'  preposto
    all'attivita'  della  direzione  e  cura,  in  particolare,   che   i
    magistrati  addetti  ottemperino   all'obbligo   di   assicurare   la
    completezza  e  la   tempestivita'   della   reciproca   informazione
    sull'andamento delle indagini ed eseguano le direttive impartite  per
    il coordinamento  delle  investigazioni  e  l'impiego  della  polizia
    giudiziaria. 
      3. Salvi casi eccezionali, il procuratore distrettuale designa  per
    l'esercizio delle funzioni di pubblico  ministero,  nei  procedimenti
    riguardanti i reati  indicati  nell'articolo  51,  comma  3-bis,  del
    codice di procedura penale, i magistrati addetti alla direzione. 
      4. Salvo che nell'ipotesi di  prima  costituzione  della  direzione
    distrettuale antimafia la designazione dei magistrati avviene sentito
    il procuratore nazionale antimafia. Delle eventuali variazioni  nella
    composizione della direzione,  il  procuratore  distrettuale  informa
    preventivamente il procuratore nazionale antimafia. 
    
            
          
              
                LIBRO III 

    Attivita' informative ed investigative nella lotta contro la
    criminalita' organizzata. Agenzia nazionale per l'amministrazione e
    la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita'
    organizzata.


    Titolo I

    ATTIVITA' INFORMATIVE ED INVESTIGATIVE NELLA LOTTA CONTRO LA
    CRIMINALITA' ORGANIZZATA


    Capo I

    Direzione distrettuale antimafia e Direzione nazionale antimafia

                                  Art. 103 
     
     
                        Direzione nazionale antimafia 
     
      1. Nell'ambito della procura generale presso la Corte di cassazione
    e' istituita la Direzione nazionale antimafia. 
      2. Alla Direzione e' preposto un magistrato che abbia conseguito la
    quinta valutazione di professionalita', scelto tra coloro  che  hanno
    svolto anche non continuativamente, per un periodo  non  inferiore  a
    dieci anni, funzioni di  pubblico  ministero  o  giudice  istruttore,
    sulla base  di  specifiche  attitudini,  capacita'  organizzative  ed
    esperienze  nella   trattazione   di   procedimenti   relativi   alla
    criminalita' organizzata. L'anzianita' nel ruolo puo' essere valutata
    solo ove risultino equivalenti i requisiti professionali. 
      3. Alla nomina del procuratore nazionale antimafia si provvede  con
    la procedura prevista dall'articolo 11, terzo comma, della  legge  24
    marzo 1958, n. 195. L'incarico ha  durata  di  quattro  anni  e  puo'
    essere rinnovato una sola volta. 
      4. Alla Direzione sono addetti,  quali  sostituti,  magistrati  che
    abbiano conseguito la terza valutazione di professionalita', nominati
    sulla base di specifiche attitudini ed esperienze  nella  trattazione
    di procedimenti relativi alla criminalita' organizzata.  Alle  nomine
    provvede  il  Consiglio  superiore  della  magistratura,  sentito  il
    procuratore nazionale antimafia. Il procuratore  nazionale  antimafia
    designa uno o piu' dei sostituti procuratori ad assumere le  funzioni
    di procuratore nazionale antimafia aggiunto. 
      5. Per la nomina dei sostituti, l'anzianita' nel ruolo puo'  essere
    valutata solo ove risultino equivalenti i requisiti professionali. 
      6. Al procuratore nazionale antimafia sono attribuite  le  funzioni
    previste dall'articolo 371-bis del codice di procedura penale. 
      7. Prima  della  nomina  disposta  dal  Consiglio  superiore  della
    magistratura, il procuratore generale presso la Corte  di  cassazione
    applica, quale procuratore nazionale  antimafia,  un  magistrato  che
    possegga, all'epoca dell'applicazione, i requisiti previsti dal comma
    2. 
    
            
          
              
                LIBRO III 

    Attivita' informative ed investigative nella lotta contro la
    criminalita' organizzata. Agenzia nazionale per l'amministrazione e
    la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita'
    organizzata.


    Titolo I

    ATTIVITA' INFORMATIVE ED INVESTIGATIVE NELLA LOTTA CONTRO LA
    CRIMINALITA' ORGANIZZATA


    Capo I

    Direzione distrettuale antimafia e Direzione nazionale antimafia

                                  Art. 104 
     
    Attribuzioni del procuratore generale presso la Corte  di  cassazione
      in relazione all'attivita' di coordinamento investigativo 
      1. Il procuratore generale presso la Corte di  cassazione  esercita
    la sorveglianza sul procuratore nazionale antimafia e sulla  relativa
    Direzione nazionale. 
    
            
          
              
                LIBRO III 

    Attivita' informative ed investigative nella lotta contro la
    criminalita' organizzata. Agenzia nazionale per l'amministrazione e
    la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita'
    organizzata.


    Titolo I

    ATTIVITA' INFORMATIVE ED INVESTIGATIVE NELLA LOTTA CONTRO LA
    CRIMINALITA' ORGANIZZATA


    Capo I

    Direzione distrettuale antimafia e Direzione nazionale antimafia

                                  Art. 105 
     
     
              Applicazione di magistrati del pubblico ministero 
                             in casi particolari 
     
      1. Per la trattazione dei procedimenti relativi ai delitti indicati
    nell'articolo 51, comma 3-bis, del codice  di  procedura  penale,  il
    procuratore  nazionale  antimafia   puo',   quando   si   tratta   di
    procedimenti di particolare complessita' o che richiedono  specifiche
    esperienze e competenze professionali, applicare temporaneamente alle
    procure  distrettuali  i  magistrati  appartenenti   alla   Direzione
    nazionale antimafia e quelli appartenenti alle direzioni distrettuali
    antimafia nonche', con il loro consenso, magistrati di altre  procure
    della Repubblica presso i tribunali. L'applicazione e' disposta anche
    quando  sussistono  protratte  vacanze  di  organico,  inerzia  nella
    conduzione delle indagini, ovvero specifiche e  contingenti  esigenze
    investigative o processuali. L'applicazione e' disposta  con  decreto
    motivato. Il decreto e' emesso sentiti i  procuratori  generali  e  i
    procuratori  della  Repubblica  interessati.  Quando  si  tratta   di
    applicazioni alla procura distrettuale avente sede nel capoluogo  del
    medesimo distretto, il decreto e'  emesso  dal  procuratore  generale
    presso  la  corte  di  appello.  In  tal  caso  il  provvedimento  e'
    comunicato al procuratore nazionale antimafia. 
      2. L'applicazione non puo' superare la durata di un anno. Nei  casi
    di necessita' dell'ufficio al quale il magistrato e' applicato,  puo'
    essere rinnovata per un periodo non superiore a un anno. 
      3. Il decreto di applicazione e'  immediatamente  esecutivo  ed  e'
    trasmesso senza ritardo al Consiglio superiore della magistratura per
    l'approvazione, nonche' al Ministro della giustizia. 
      4. Il capo dell'ufficio al quale il  magistrato  e'  applicato  non
    puo' designare il medesimo per la trattazione di  affari  diversi  da
    quelli indicati nel decreto di applicazione. 
    
            
          
              
                LIBRO III 

    Attivita' informative ed investigative nella lotta contro la
    criminalita' organizzata. Agenzia nazionale per l'amministrazione e
    la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita'
    organizzata.


    Titolo I

    ATTIVITA' INFORMATIVE ED INVESTIGATIVE NELLA LOTTA CONTRO LA
    CRIMINALITA' ORGANIZZATA


    Capo I

    Direzione distrettuale antimafia e Direzione nazionale antimafia

                                  Art. 106 
     
     
                    Applicazione di magistrati in materia 
                          di misure di prevenzione 
     
      1. Il procuratore nazionale antimafia  puo'  disporre,  nell'ambito
    dei  poteri  attribuitigli  dall'articolo  371-bis  del   codice   di
    procedura penale e sentito il  competente  procuratore  distrettuale,
    l'applicazione temporanea di  magistrati  della  Direzione  nazionale
    antimafia alle procure distrettuali per  la  trattazione  di  singoli
    procedimenti di  prevenzione  patrimoniale.  Si  applica,  in  quanto
    compatibile, l'articolo 105. 
      2. Se ne fa richiesta il procuratore distrettuale,  il  Procuratore
    generale presso la Corte d'appello  puo',  per  giustificati  motivi,
    disporre che le funzioni di pubblico  ministero  per  la  trattazione
    delle  misure  di  prevenzione  siano  esercitate  da  un  magistrato
    designato  dal  Procuratore  della  Repubblica  presso   il   giudice
    competente. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Consiglio generale per la lotta alla criminalita' organizzata e
    Direzione investigativa antimafia

                                  Art. 107 
     
     
        Consiglio generale per la lotta alla criminalita' organizzata 
     
      1. Presso il  Ministero  dell'interno  e'  istituito  il  Consiglio
    generale per la lotta alla criminalita' organizzata,  presieduto  dal
    Ministro dell'interno quale responsabile dell'alta  direzione  e  del
    coordinamento in materia di ordine e sicurezza pubblica. Il Consiglio
    e' composto: 
      a) dal Capo della  polizia  -  Direttore  generale  della  pubblica
    sicurezza; 
      b) dal Comandante generale dell'Arma dei carabinieri; 
      c) dal Comandante generale del Corpo della guardia di finanza; 
      d) dal Direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna; 
      e) dal Direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna; 
      f) dal Direttore della Direzione investigativa antimafia. 
      2. Il Consiglio generale per la lotta alla criminalita' organizzata
    provvede, per lo specifico settore della criminalita' organizzata, a: 
      a) definire e adeguare gli indirizzi per le  linee  di  prevenzione
    anticrimine  e  per  le  attivita'  investigative,  determinando   la
    ripartizione dei compiti tra le forze di polizia per aree, settori di
    attivita' e  tipologia  dei  fenomeni  criminali,  tenuto  conto  dei
    servizi affidati ai relativi uffici e strutture, e in primo  luogo  a
    quelli  a  carattere  interforze,  operanti  a  livello  centrale   e
    territoriale; 
      b) individuare le risorse, i mezzi e le attrezzature occorrenti  al
    funzionamento dei servizi e a fissarne i criteri per  razionalizzarne
    l'impiego; 
      c) verificare periodicamente i risultati  conseguiti  in  relazione
    agli obiettivi  strategici  delineati  e  alle  direttive  impartite,
    proponendo,  ove  occorra,  l'adozione  dei  provvedimenti   atti   a
    rimuovere carenze e disfunzioni  e  ad  accertare  responsabilita'  e
    inadempienze; 
      d) concorrere a determinare le direttive per lo  svolgimento  delle
    attivita' di coordinamento e di controllo da parte dei  prefetti  dei
    capoluoghi di regione, nell'ambito dei poteri delegati agli stessi. 
      3. Il Consiglio generale emana apposite  direttive  da  attuarsi  a
    cura degli uffici  e  servizi  appartenenti  alle  singole  forze  di
    polizia, nonche' della Direzione investigativa antimafia. 
      4. All'Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle forze
    di polizia del Dipartimento della pubblica sicurezza sono  attribuite
    le funzioni di assistenza tecnico-amministrativa e di segreteria  del
    Consiglio. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Consiglio generale per la lotta alla criminalita' organizzata e
    Direzione investigativa antimafia

                                  Art. 108 
     
     
                      Direzione investigativa antimafia 
     
      1.  E'  istituita,  nell'ambito  del  Dipartimento  della  pubblica
    sicurezza, una Direzione  investigativa  antimafia  (D.I.A.)  con  il
    compito di assicurare lo  svolgimento,  in  forma  coordinata,  delle
    attivita' di investigazione preventiva  attinenti  alla  criminalita'
    organizzata, nonche' di effettuare indagini  di  polizia  giudiziaria
    relative esclusivamente a delitti di associazione di tipo  mafioso  o
    comunque ricollegabili all'associazione medesima. 
      2. Formano oggetto delle  attivita'  di  investigazione  preventiva
    della Direzione investigativa antimafia le connotazioni  strutturali,
    le articolazioni e i collegamenti  interni  ed  internazionali  delle
    organizzazioni criminali, gli obiettivi e le modalita'  operative  di
    dette organizzazioni, nonche'  ogni  altra  forma  di  manifestazione
    delittuosa alle stesse riconducibile ivi compreso il  fenomeno  delle
    estorsioni. 
      3. La Direzione investigativa antimafia nell'assolvimento dei  suoi
    compiti opera in stretto collegamento con gli uffici e  le  strutture
    delle forze di polizia esistenti a livello centrale e periferico. 
      4. Tutti gli ufficiali ed agenti  di  polizia  giudiziaria  debbono
    fornire ogni possibile cooperazione al personale investigativo  della
    D.I.A. Gli ufficiali ed agenti di  polizia  giudiziaria  dei  servizi
    centrali e interprovinciali di cui all'articolo 12 del  decreto-legge
    13 maggio 1991, n. 152, convertito in legge 12 luglio 1991,  n.  203,
    devono  costantemente  informare  il  personale  investigativo  della
    D.I.A., incaricato di effettuare indagini  collegate,  di  tutti  gli
    elementi informativi ed investigativi di cui siano venuti comunque in
    possesso e sono tenuti a svolgere,  congiuntamente  con  il  predetto
    personale,   gli   accertamenti   e   le   attivita'    investigative
    eventualmente richiesti. Il predetto personale dei servizi centrali e
    interprovinciali della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri  e
    del Corpo della guardia di finanza, a decorrere dal 1° gennaio  1993,
    e' assegnato alla D.I.A., nei  contingenti  e  con  i  criteri  e  le
    modalita' determinati  con  decreto  del  Ministro  dell'interno,  di
    concerto con i Ministri della difesa e delle finanze. 
      5.  Al  Direttore  della  Direzione  Investigativa   Antimafia   e'
    attribuita la responsabilita' generale delle attivita'  svolte  dalla
    D.I.A., delle quali riferisce periodicamente al Consiglio generale di
    cui all'articolo 107, e  competono  i  provvedimenti  occorrenti  per
    l'attuazione, da parte della D.I.A., delle direttive emanate a  norma
    del medesimo articolo 107. 
      6. Alla D.I.A. e' preposto un  direttore  tecnico-operativo  scelto
    fra funzionari appartenenti ai ruoli  della  Polizia  di  Stato,  con
    qualifica non inferiore a dirigente superiore, e ufficiali  di  grado
    non inferiore a generale di brigata dell'Arma dei carabinieri  e  del
    Corpo della  guardia  di  finanza,  che  abbiano  maturato  specifica
    esperienza nel settore della lotta alla criminalita' organizzata.  Il
    direttore  della  D.I.A.  riferisce  al  Consiglio  generale  di  cui
    all'articolo  107  sul  funzionamento  dei  servizi  posti  alle  sue
    dipendenze e sui risultati conseguiti. 
      7. Con gli stessi criteri indicati al comma  6  e'  assegnato  alla
    D.I.A. un vice direttore con funzioni vicarie. 
      8. La D.I.A. si avvale di personale  dei  ruoli  della  Polizia  di
    Stato, dell'Arma  dei  carabinieri  e  del  Corpo  della  guardia  di
    finanza. 
      9. Il Ministro dell'interno, sentito il Consiglio generale  di  cui
    all'articolo 107, determina  l'organizzazione  della  D.I.A.  secondo
    moduli rispondenti alla diversificazione dei settori d'investigazione
    e  alla  specificita'  degli  ordinamenti  delle  forze  di   polizia
    interessate, fermo restando che  in  ogni  caso,  nella  prima  fase,
    l'organizzazione e' articolata come segue: 
      a) reparto investigazioni preventive; 
      b) reparto investigazioni giudiziarie; 
      c) reparto relazioni internazionali ai fini investigativi. 
      10.  Alla  determinazione  del  numero  e  delle  competenze  delle
    divisioni in cui si articolano  i  reparti  di  cui  al  comma  9  si
    provvede con le  modalita'  e  procedure  indicate  nell'articolo  5,
    settimo comma, della legge 1°  aprile  1981,  n.  121,  e  successive
    modificazioni e integrazioni. Con le stesse modalita' e procedure  si
    provvede alla preposizione ed assegnazione del personale ai reparti e
    alle divisioni, secondo principi di competenza  tecnico-professionale
    e con l'obiettivo di realizzare  nei  confronti  dei  titolari  degli
    uffici  predetti  di  pari  livello  una   sostanziale   parita'   ed
    equiordinazione di funzioni, anche mediante il  ricorso  al  criterio
    della rotazione degli incarichi. 
    
            
          
              
                Capo II 

    Consiglio generale per la lotta alla criminalita' organizzata e
    Direzione investigativa antimafia

                                  Art. 109 
     
     
                           Relazione al Parlamento 
     
      1. Il Ministro dell'interno riferisce, ogni sei mesi, al Parlamento
    sull'attivita' svolta e  sui  risultati  conseguiti  dalla  Direzione
    investigativa antimafia e presenta, unitamente con  la  relazione  di
    cui all'articolo 113 della legge 1° aprile 1981, n. 121, un  rapporto
    annuale sul fenomeno della criminalita' organizzata. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    L'AGENZIA NAZIONALE PER L'AMMINISTRAZIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI
    SEQUESTRATI E CONFISCATI ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

                                  Art. 110 
     
    L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei  beni
      sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata 
      1. L'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione  dei
    beni  sequestrati  e  confiscati  alla  criminalita'  organizzata  ha
    personalita' giuridica di diritto pubblico ed e' dotata di  autonomia
    organizzativa e contabile, ha la sede principale in  Reggio  Calabria
    ed e' posta sotto la vigilanza del Ministro dell'interno. 
      2. All'Agenzia sono attribuiti i seguenti compiti: 
      a) acquisizione dei dati relativi ai beni sequestrati e  confiscati
    alla criminalita' organizzata nel corso dei procedimenti penali e  di
    prevenzione; acquisizione delle informazioni relative allo stato  dei
    procedimenti di sequestro e confisca; verifica dello stato  dei  beni
    nei medesimi  procedimenti;  accertamento  della  consistenza,  della
    destinazione    e    dell'utilizzo    dei    beni;     programmazione
    dell'assegnazione e della destinazione dei beni  confiscati;  analisi
    dei dati acquisiti, nonche' delle criticita' relative  alla  fase  di
    assegnazione e destinazione; 
      b)  ausilio  dell'autorita'  giudiziaria   nell'amministrazione   e
    custodia  dei  beni  sequestrati  nel  corso  del   procedimento   di
    prevenzione di cui al libro I, titolo III; 
      c)  ausilio  dell'autorita'  giudiziaria   nell'amministrazione   e
    custodia dei beni sequestrati, anche ai sensi dell'articolo 12-sexies
    del  decreto-legge  8  giugno   1992,   n.   306,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge  7  agosto  1992,  n.  356,  e  successive
    modificazioni, nel corso dei procedimenti penali per i delitti di cui
    all'articolo 51, comma 3-bis,  del  codice  di  procedura  penale,  e
    amministrazione dei  predetti  beni  a  decorrere  dalla  conclusione
    dell'udienza preliminare; 
      d) amministrazione e destinazione dei beni confiscati in esito  del
    procedimento di prevenzione di cui al libro I, titolo III; 
      e) amministrazione e destinazione dei  beni  confiscati,  anche  ai
    sensi dell'articolo 12-sexies del decreto-legge  8  giugno  1992,  n.
    306, convertito, con modificazioni, dalla legge  7  agosto  1992,  n.
    356, e successive modificazioni, in esito ai procedimenti penali  per
    i delitti  di  cui  all'articolo  51,  comma  3-bis,  del  codice  di
    procedura penale; 
      f) adozione di iniziative  e  di  provvedimenti  necessari  per  la
    tempestiva assegnazione e destinazione  dei  beni  confiscati,  anche
    attraverso la nomina, ove necessario, di commissari ad acta. 
      3. L'Agenzia e' sottoposta al controllo della Corte  dei  conti  ai
    sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, e
    successive modificazioni. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    L'AGENZIA NAZIONALE PER L'AMMINISTRAZIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI
    SEQUESTRATI E CONFISCATI ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

                                  Art. 111 
     
     
                             Organi dell'Agenzia 
     
      1. Sono organi dell'Agenzia e restano in carica  per  quattro  anni
    rinnovabili per una sola volta: 
      a) il Direttore; 
      b) il Consiglio direttivo; 
      c) il Collegio dei revisori. 
      2. Il Direttore, scelto tra i prefetti, e' nominato con decreto del
    Presidente della Repubblica, su proposta del  Ministro  dell'interno,
    previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, ed  e'  collocato  a
    disposizione  ai  sensi  dell'articolo  3-bis  del  decreto-legge  29
    ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla  legge  30
    dicembre 1991, n. 410. 
      3. Il Consiglio direttivo e' presieduto dal Direttore  dell'Agenzia
    ed e' composto: 
      a) da un rappresentante del Ministero dell'interno; 
      b) da un magistrato designato dal Ministro della giustizia; 
      c) da un magistrato designato dal Procuratore nazionale antimafia; 
      d) dal Direttore dell'Agenzia del demanio o da un suo delegato. 
      4. Il Ministro dell'interno propone al Presidente del Consiglio dei
    Ministri il decreto di nomina dei componenti del Consiglio direttivo,
    designati ai sensi del comma 3. 
      5. Il collegio dei revisori, costituito da tre componenti effettivi
    e da due supplenti, e' nominato con decreto del Ministro dell'interno
    fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili.  Un  componente
    effettivo e un  componente  supplente  sono  designati  dal  Ministro
    dell'economia e delle finanze. 
      6. I compensi degli organi sono stabiliti con decreto del  Ministro
    dell'interno, di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle
    finanze, e posti a carico del bilancio dell'Agenzia. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    L'AGENZIA NAZIONALE PER L'AMMINISTRAZIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI
    SEQUESTRATI E CONFISCATI ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

                                  Art. 112 
     
     
                   Attribuzioni degli organi dell'Agenzia 
     
      1. Il Direttore dell'Agenzia ne assume  la  rappresentanza  legale,
    puo' nominare uno o piu' delegati anche con poteri di rappresentanza,
    convoca il Consiglio direttivo e stabilisce l'ordine del giorno delle
    sedute. Provvede, altresi', all'attuazione degli  indirizzi  e  delle
    linee  guida  fissate  dal  Consiglio   direttivo   in   materia   di
    amministrazione, assegnazione e destinazione dei beni  sequestrati  e
    confiscati e presenta al Consiglio direttivo il bilancio preventivo e
    il  conto  consuntivo.  Il  Direttore  riferisce  periodicamente   ai
    Ministri dell'interno e della  giustizia  e  presenta  una  relazione
    semestrale sull'attivita' svolta dall'Agenzia, fermo restando  quanto
    previsto dall'articolo 49, comma 1, ultimo periodo. 
      2. L'Agenzia provvede all'amministrazione dei beni confiscati anche
    in via non definitiva e adotta i provvedimenti  di  destinazione  dei
    beni confiscati per le prioritarie finalita' istituzionali e sociali,
    secondo le modalita' indicate dal libro  I,  titolo  III,  capo  III.
    Nelle ipotesi previste dalle norme in materia di tutela ambientale  e
    di sicurezza, ovvero quando il bene sia improduttivo,  oggettivamente
    inutilizzabile, non destinabile  o  non  alienabile,  l'Agenzia,  con
    delibera  del  Consiglio  direttivo,  adotta   i   provvedimenti   di
    distruzione o di demolizione. 
      3. L'Agenzia per le attivita' connesse all'amministrazione  e  alla
    destinazione dei beni sequestrati  e  confiscati  anche  in  via  non
    definitiva puo' avvalersi,  senza  nuovi  o  maggiori  oneri  per  la
    finanza pubblica delle  prefetture  territorialmente  competenti.  In
    tali casi i prefetti costituiscono senza nuovi o maggiori  oneri  per
    la finanza pubblica, un nucleo di supporto  cui  possono  partecipare
    anche rappresentanti di altre amministrazioni, enti o associazioni. 
      4. L'Agenzia con delibera del Consiglio direttivo: 
      a) adotta gli atti di indirizzo e le  linee  guida  in  materia  di
    amministrazione, assegnazione e destinazione dei beni  sequestrati  e
    confiscati; 
      b)  programma  l'assegnazione  e  la  destinazione  dei   beni   in
    previsione della confisca; 
      c) approva piani generali di destinazione dei beni confiscati; 
      d) richiede all'autorita' di vigilanza  di  cui  all'articolo  110,
    comma 1, l'autorizzazione  ad  utilizzare  i  beni  immobili  di  cui
    all'articolo 48, comma 3, lettera b); 
      e)  richiede  la  modifica  della  destinazione  d'uso   del   bene
    confiscato, in funzione della valorizzazione dello stesso o  del  suo
    utilizzo per finalita' istituzionali o sociali, anche in deroga  agli
    strumenti urbanistici; 
      f) approva il bilancio preventivo ed il conto consuntivo; 
      g) verifica l'utilizzo dei beni, da parte dei privati e degli  enti
    pubblici,  conformemente  ai  provvedimenti  di  assegnazione  e   di
    destinazione; 
      h) revoca il provvedimento di assegnazione e destinazione nel  caso
    di mancato o difforme  utilizzo  del  bene  rispetto  alle  finalita'
    indicate nonche' negli altri casi stabiliti dalla legge; 
      i)   sottoscrive   convenzioni   e   protocolli    con    pubbliche
    amministrazioni, regioni, enti locali, ordini professionali, enti  ed
    associazioni per le finalita' del presente decreto; 
      l) provvede all'istituzione, in relazione a  particolari  esigenze,
    di sedi secondarie nelle  regioni  ove  sono  presenti  in  quantita'
    significativa  beni  sequestrati  e  confiscati   alla   criminalita'
    organizzata; 
      m) adotta un regolamento di organizzazione interna. 
      5. Alle riunioni del Consiglio direttivo possono essere chiamati  a
    partecipare  i  rappresentanti   delle   amministrazioni   pubbliche,
    centrali  e  locali,  di  enti  e  associazioni  di  volta  in  volta
    interessati e l'autorita' giudiziaria. 
      6. Il collegio dei revisori provvede: 
      a) al riscontro degli atti di gestione; 
      b) alla verifica del bilancio di previsione e del conto consuntivo,
    redigendo apposite relazioni; 
      c) alle verifiche di cassa con frequenza almeno trimestrale. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    L'AGENZIA NAZIONALE PER L'AMMINISTRAZIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI
    SEQUESTRATI E CONFISCATI ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

                                  Art. 113 
     
     
                 Organizzazione e funzionamento dell'Agenzia 
     
      1. Con uno o piu' regolamenti, adottati ai sensi dell'articolo  17,
    comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro
    dell'interno,  di  concerto   con   i   Ministri   della   giustizia,
    dell'economia e delle finanze e per  la  pubblica  amministrazione  e
    l'innovazione, sono disciplinati, entro il limite  di  spesa  di  cui
    all'articolo 118: 
      a)  l'organizzazione  e  la  dotazione  delle   risorse   umane   e
    strumentali per il funzionamento dell'Agenzia; 
      b) la contabilita' finanziaria ed economico  patrimoniale  relativa
    alla gestione dell'Agenzia, assicurandone la separazione  finanziaria
    e contabile dalle attivita' di amministrazione e  custodia  dei  beni
    sequestrati e confiscati; 
      c) i flussi  informativi  necessari  per  l'esercizio  dei  compiti
    attribuiti all'Agenzia nonche' le modalita' delle  comunicazioni,  da
    effettuarsi  per  via  telematica,  tra   l'Agenzia   e   l'autorita'
    giudiziaria. 
      2.  Ai  fini  dell'amministrazione  e  della  custodia   dei   beni
    confiscati di cui all'articolo 110, comma 2,  lettere  d)  ed  e),  i
    rapporti tra l'Agenzia e  l'Agenzia  del  demanio  sono  disciplinati
    mediante apposita convenzione  non  onerosa  avente  ad  oggetto,  in
    particolare, la stima e la manutenzione dei beni  custoditi,  nonche'
    l'avvalimento del personale dell'Agenzia del demanio. 
      3. Successivamente alla data di entrata in vigore del  regolamento,
    ovvero, quando piu' di uno, dell'ultimo dei  regolamenti  di  cui  al
    comma 1, l'Agenzia per l'assolvimento dei suoi compiti puo' avvalersi
    di altre amministrazioni ovvero enti pubblici, ivi incluse le Agenzie
    fiscali, sulla base di apposite convenzioni non onerose. 
      4. L'Agenzia e' inserita nella Tabella A  allegata  alla  legge  29
    ottobre 1984, n. 720, e successive modificazioni. 
    
            
          
              
                Titolo II 

    L'AGENZIA NAZIONALE PER L'AMMINISTRAZIONE E LA DESTINAZIONE DEI BENI
    SEQUESTRATI E CONFISCATI ALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

                                  Art. 114 
     
     
                               Foro esclusivo 
     
      1. Per tutte le controversie attribuite alla cognizione del giudice
    amministrativo derivanti dall'applicazione del presente  titolo,  ivi
    incluse quelle cautelari, e' competente il  tribunale  amministrativo
    regionale del Lazio con sede in Roma. Le questioni di  competenza  di
    cui al presente comma sono rilevabili d'ufficio. 
      2. Nelle controversie di cui al comma 1, l'Agenzia  e'  domiciliata
    presso l'Avvocatura generale dello Stato. 
     
     
    
            
          
              
                LIBRO IV 

    Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla
    legislazione penale complementare. Abrogazioni. Disposizioni
    transitorie e di coordinamento
                                  Art. 115 
     
     
                        Modifiche all'articolo 23-bis 
                    della legge 13 settembre 1982, n. 646 
     
      1. All'articolo 23-bis, comma 1, della legge 13 settembre 1982,  n.
    646, le parole: «territorialmente competente» sono  sostituite  dalle
    seguenti: «presso il tribunale del capoluogo del distretto ove dimora
    la persona». 
    
            
          
              
                LIBRO IV 

    Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla
    legislazione penale complementare. Abrogazioni. Disposizioni
    transitorie e di coordinamento
                                  Art. 116 
     
     
                        Disposizioni di coordinamento 
     
      1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i richiami
    alle disposizioni contenute nella legge 27 dicembre  1956,  n.  1423,
    ovunque  presenti,  si   intendono   riferiti   alle   corrispondenti
    disposizioni contenute nel presente decreto. 
      2. Dalla data di cui al  comma  1,  i  richiami  alle  disposizioni
    contenute nella legge 31 maggio 1965, n. 575,  ovunque  presenti,  si
    intendono riferiti alle  corrispondenti  disposizioni  contenute  nel
    presente decreto. 
      3. Dalla data di cui al  comma  1,  i  richiami  alle  disposizioni
    contenute negli articoli 1, 3 e 5 del decreto-legge 29 ottobre  1991,
    n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre  1991,
    n. 410, ovunque presenti, si intendono riferiti  alle  corrispondenti
    disposizioni contenute nel presente decreto. 
      4. Dalla data di entrata in vigore delle disposizioni del libro II,
    capi I, II,  III  e  IV,  i  richiami  agli  articoli  1-septies  del
    decreto-legge   6   settembre   1982,   n.   629,   convertito,   con
    modificazioni, dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, e 4 e  5-bis  del
    decreto legislativo  8  agosto  1994,  n.  490  nonche'  quelli  alle
    disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica  3
    giugno 1998, n. 252 e nel decreto del Presidente della  Repubblica  2
    agosto 2010, n. 150, ovunque presenti,  si  intendono  riferiti  alle
    corrispondenti disposizioni contenute nel presente decreto. 
    
            
          
              
                LIBRO IV 

    Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla
    legislazione penale complementare. Abrogazioni. Disposizioni
    transitorie e di coordinamento
                                  Art. 117 
     
     
                           Disciplina transitoria 
     
      1. Le disposizioni contenute  nel  libro  I  non  si  applicano  ai
    procedimenti nei quali, alla data di entrata in vigore  del  presente
    decreto, sia gia' stata  formulata  proposta  di  applicazione  della
    misura di prevenzione. In tali  casi,  continuano  ad  applicarsi  le
    norme previgenti. 
      2. Nella fase di prima applicazione delle  disposizioni  del  libro
    III, titolo II: 
      a)  la  dotazione  organica  dell'Agenzia   e'   determinata,   con
    provvedimento del Direttore, in trenta unita', ripartite tra le varie
    qualifiche,  ivi   comprese   quelle   dirigenziali.   Il   personale
    proveniente dalle pubbliche  amministrazioni,  dalle  Agenzie,  dagli
    enti territoriali, e' assegnato all'Agenzia, anche  in  posizione  di
    comando  o  di  distacco,  secondo  quanto  previsto  dai  rispettivi
    ordinamenti,  conservando  lo  stato  giuridico  e   il   trattamento
    economico in godimento con oneri  a  carico  dell'amministrazione  di
    appartenenza; 
      b) il Direttore dell'Agenzia, nei limiti della dotazione  organica,
    e' autorizzato a stipulare contratti a tempo determinato, al fine  di
    assicurare la piena operativita' dell'Agenzia. 
      3.  Al  fine   di   garantire   il   potenziamento   dell'attivita'
    istituzionale e lo sviluppo organizzativo delle strutture, l'Agenzia,
    previa autorizzazione del Ministro dell'interno, di concerto  con  il
    Ministro dell'economia e delle finanze  e  con  il  Ministro  per  la
    pubblica amministrazione e  l'innovazione,  si  avvale  di  personale
    proveniente dalle pubbliche amministrazioni, dalle Agenzie,  compresa
    l'Agenzia  del  demanio,  e  dagli   enti   territoriali,   assegnato
    all'Agenzia medesima anche in posizione di comando o di distacco, ove
    consentito dai rispettivi ordinamenti, ovvero  stipula  contratti  di
    lavoro a tempo determinato, anche ricorrendo alle modalita' di cui al
    decreto legislativo 10 settembre  2003,  n.  276.  Tali  rapporti  di
    lavoro sono instaurati in  deroga  alle  disposizioni  del  comma  1,
    lettere a) e b), nonche' nei limiti stabiliti dall'autorizzazione  di
    cui al primo periodo del presente comma  e  delle  risorse  assegnate
    all'Agenzia ai sensi del terzo periodo  del  presente  comma,  e  non
    possono avere durata superiore al 31 dicembre 2012.  Per  tali  fini,
    all'Agenzia sono assegnati 2 milioni di euro  per  l'anno  2011  e  4
    milioni di euro per l'anno 2012. 
      4. A decorrere dalla nomina di cui all'articolo 111, comma 2, cessa
    l'attivita' del  Commissario  straordinario  per  la  gestione  e  la
    destinazione  dei  beni  confiscati  ad  organizzazioni  criminali  e
    vengono  contestualmente  trasferite  le  funzioni   e   le   risorse
    strumentali e finanziarie gia' attribuite  allo  stesso  Commissario,
    nonche', nell'ambito del contingente indicato al comma 1, lettera a),
    le risorse umane, che restano nella medesima posizione gia'  occupata
    presso il Commissario.  L'Agenzia  subentra  nelle  convenzioni,  nei
    protocolli  e  nei  contratti   di   collaborazione   stipulati   dal
    Commissario straordinario. L'Agenzia, nei limiti  degli  stanziamenti
    di cui all'articolo  118,  comma  1,  puo'  avvalersi  di  esperti  e
    collaboratori esterni. 
      5. Fino alla data di entrata  in  vigore  del  regolamento  ovvero,
    quando  piu'   di   uno,   dell'ultimo   dei   regolamenti   previsti
    dall'articolo 113, ai procedimenti di cui all'articolo 110, comma  2,
    continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti  anteriormente  alla
    data  di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto.  Le   predette
    disposizioni si applicano anche ai procedimenti, di cui  al  medesimo
    articolo 110, comma 2, lettere b) e c), pendenti alla stessa data. 
      6. Al fine di programmare l'assegnazione e la destinazione dei beni
    oggetto dei procedimenti di cui  al  comma  5,  il  giudice  delegato
    ovvero il giudice che procede comunica tempestivamente all'Agenzia  i
    dati relativi ai detti procedimenti e  impartisce  all'amministratore
    giudiziario  le  disposizioni  necessarie.  L'Agenzia  puo'  avanzare
    proposte al giudice per la migliore utilizzazione del  bene  ai  fini
    della sua successiva destinazione. 
      7. Qualora gli enti territoriali in cui ricadono i beni confiscati,
    alla data di  entrata  in  vigore  della  legge  di  conversione  del
    presente  decreto,  abbiano  gia'   presentato   una   manifestazione
    d'interesse al prefetto per le  finalita'  di  cui  all'articolo  48,
    comma  3,  lettera  c),  l'Agenzia  procede  alla  definizione  e  al
    compimento del trasferimento di tali beni  immobili  a  favore  degli
    stessi enti  richiedenti.  Qualora  non  sia  rilevata  possibile  la
    cessione dell'intera azienda  e  gli  enti  territoriali  manifestino
    interesse all'assegnazione dei soli beni immobili dell'azienda  e  ne
    facciano richiesta, l'Agenzia  puo'  procedere,  valutati  i  profili
    occupazionali,   alla   liquidazione    della    stessa    prevedendo
    l'estromissione  dei  beni  immobili  a  favore  degli  stessi   enti
    richiedenti. Le spese necessarie alla liquidazione dei beni aziendali
    residui rispetto all'estromissione dei beni immobili  assegnati  agli
    enti territoriali sono poste a carico degli stessi enti  richiedenti.
    Qualora dalla  liquidazione  derivi  un  attivo,  questo  e'  versato
    direttamente allo Stato. 
      8. L'Agenzia puo', altresi', disporre, con delibera  del  Consiglio
    direttivo, l'estromissione  di  singoli  beni  immobili  dall'azienda
    confiscata non in liquidazione e il loro trasferimento al  patrimonio
    degli enti territoriali che ne facciano richiesta, qualora si  tratti
    di  beni  che  gli  enti  territoriali  medesimi  gia'  utilizzano  a
    qualsiasi  titolo  per  finalita'  istituzionali.  La  delibera   del
    Consiglio direttivo e' adottata fatti salvi i diritti  dei  creditori
    dell'azienda confiscata. 
    
            
          
              
                LIBRO IV 

    Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla
    legislazione penale complementare. Abrogazioni. Disposizioni
    transitorie e di coordinamento
                                  Art. 118 
     
     
                          Disposizioni finanziarie 
     
      1. Alla copertura degli  oneri  derivanti  dall'istituzione  e  dal
    funzionamento dell'Agenzia, ivi compresi quelli relativi  alle  spese
    di personale di cui all'articolo 117, commi 2 e 4, pari a 3,4 milioni
    di euro per l'anno 2010 e pari a 4,2  milioni  di  euro  a  decorrere
    dall'anno 2011, si provvede, quanto a 3,25 milioni di euro per l'anno
    2010 e 4  milioni  di  euro,  a  decorrere  dall'anno  2011  mediante
    corrispondente riduzione dello stanziamento  del  fondo  speciale  di
    parte corrente iscritto, ai fini del  bilancio  triennale  2010-2012,
    nell'ambito  del  programma  «Fondi  di  riserva  e  speciali»  della
    missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero
    dell'economia  e  delle  finanze  per   l'anno   2010,   allo   scopo
    parzialmente  utilizzando  l'accantonamento  relativo  al   Ministero
    dell'interno, nonche' quanto a 150 mila euro per l'anno  2010  e  200
    mila  euro  a  decorrere  dall'anno  2011,  mediante   corrispondente
    riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui al decreto  legislativo
    30 luglio 1999, n. 303, come determinata dalla Tabella C della  legge
    23 dicembre 2009, n. 191. 
      2.  Agli   oneri   derivanti   dal   potenziamento   dell'attivita'
    istituzionale e dallo sviluppo organizzativo delle strutture ai sensi
    dell'articolo 117, comma 3, pari a 2 milioni di euro per l'anno  2011
    e a  4  milioni  di  euro  per  l'anno  2012,  si  provvede  mediante
    corrispondente  riduzione  dell'autorizzazione  di   spesa   di   cui
    all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n.  307,
    relativa al Fondo per interventi strutturali di  politica  economica.
    Il  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  e'   autorizzato   ad
    apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 
      3. All'attuazione delle disposizioni del titolo  III,  capo  V,  si
    provvede nei  limiti  delle  risorse  gia'  destinate  allo  scopo  a
    legislazione  vigente  nello  stato  di  previsione   del   Ministero
    dell'interno. 
    
            
          
              
                LIBRO IV 

    Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla
    legislazione penale complementare. Abrogazioni. Disposizioni
    transitorie e di coordinamento
                                  Art. 119 
     
     
                              Entrata in vigore 
     
      1. Le disposizioni del libro II, capi I, II, III e IV,  entrano  in
    vigore decorsi 24 mesi dalla data  di  pubblicazione  sulla  Gazzetta
    Ufficiale del regolamento ovvero, quando piu' di uno, dell'ultimo dei
    regolamenti di cui all'articolo 99, comma 1. 
    
            
          
              
                LIBRO IV 

    Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla
    legislazione penale complementare. Abrogazioni. Disposizioni
    transitorie e di coordinamento
                                  Art. 120 
     
     
                                 Abrogazioni 
     
      1. Sono abrogate le seguenti disposizioni: 
      a) legge 27 dicembre 1956, n. 1423; 
      b) legge 31 maggio 1965, n. 575; 
      c) decreto-legge 4 febbraio 2010, n.  4,  convertito  in  legge  31
    marzo 2010, n. 50; 
      d) articoli da 18 a 24 della legge 22 maggio 1975, n. 152; 
      e) articolo 16 della legge 13 settembre 1982, n. 646; 
      f) articoli da 2 ad 11, 13 e 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327; 
      g) articolo 7-ter della legge 13 dicembre 1989, n. 401; 
      h) articolo 34 della legge 19 marzo 1990, n. 55; 
      i) articoli 1, 3 e 5 del decreto-legge 29  ottobre  1991,  n.  345,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410; 
      l) articoli 70-bis, 76-bis, 76-ter, 110-bis  e  110-ter  del  regio
    decreto 30 gennaio 1941, n. 12. 
      2. Dalla data di entrata in vigore delle disposizioni del libro II,
    capi I, II, III e IV, sono abrogate le seguenti disposizioni: 
      a) articolo 1-septies del decreto-legge 6 settembre 1982,  n.  629,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726; 
      b) decreto legislativo 8 agosto 1994, n. 490; 
      c) decreto del Presidente della Repubblica 3 giugno 1998, n. 252; 
      d) decreto del Presidente della Repubblica 2 agosto 2010, n. 150. 
      Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
    nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
    italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare. 
     
        Dato a Roma, addi' 6 settembre 2011 
     
                                 NAPOLITANO 
     
     
                                    Berlusconi, Presidente del  Consiglio
                                    dei Ministri 
     
                                    Palma, Ministro della giustizia 
     
                                    Maroni, Ministro dell'interno 
     
                                    Tremonti,  Ministro  dell'economia  e
                                    delle finanze 
     
                                    Brunetta, Ministro  per  la  pubblica
                                    amministrazione e l'innovazione 
     
    Visto, il Guardasigilli: Palma 
     
    
    
     


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