Home Lavoro Privato e Pubblico Diritti economici Estensione degli effetti del giudicato a soggetti estranei alla lite. Obblighi della P.A.
  • Martedì 12 Luglio 2011 08:18
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    Lavoro Pubblico e Privato/Diritti economici

    Estensione degli effetti del giudicato a soggetti estranei alla lite. Obblighi della P.A.

    sentenza T.A.R. Sicilia - Catania n. 1544 del 27/06/2011

    L'estensione degli effetti di un giudicato a soggetti estranei alla lite, titolari di posizioni giuridiche del tutto analoghe alla fattispecie decisa, costituisce specifico obbligo per l'Amministrazione?

    1. Giudizio amministrativo - Sentenza - Giudicato - Effetti - Estensione a soggetti estranei alla lite - Obbligo della p.A. - Insussistenza

    2. Giudizio amministrativo - Procedura - Prova - Dei fatti costitutivi della domanda - Onere del ricorrente - Sussistenza

    1. L'estensione degli effetti di un giudicato a soggetti estranei alla lite, ma titolari di posizioni giuridiche del tutto analoghe alla fattispecie decisa, non costituisce per l'Amministrazione adempimento di uno specifico obbligo (1).

    (1) T.A.R. Sicilia Catania, sez. II, 9-9-2010 n. 3678; analogamente, T.A.R. Marche 4-2-2005 n. 110.


    2. Costituisce onere del ricorrente l'allegazione precisa del fatto, anche attraverso la rappresentazione del fatto storico causativo della presunta lesione dell'interesse che si intende far valere (2), purché comunque tale descrizione sia precisa nonché congruente con il petitum. Ed infatti, il principio acquisitivo attiene allo svolgimento dell'istruttoria e non all'allegazione dei fatti (3).

    (2) T.A.R. Sicilia Catania, sez. I, 3-5-2007 n. 760.
    (3) Cons. Stato, sez. V, 6-4-2009 n. 2143.



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    REPUBBLICA ITALIANA
    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Seconda) ha pronunciato la presente
    SENTENZA
    sul ricorso numero di registro generale 952 del 1999, proposto da R. R., rappresentato e difeso dall'avv. Giuseppe Mingiardi, con domicilio eletto presso il suo studio in Catania, via G. D'Annunzio, 39/A;
    contro
    INPDAP - Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica, in persona del legale rappresentante pro tempore, non costituito;
    per l'annullamento
    del provvedimento INPDAP prot. n. 1466 del 17 dicembre 1998, di rigetto della istanza di riconoscimento del diritto all'inquadramento nella VII qualifica funzionale, profilo collaboratore di amministrazione, con corresponsione del relativo trattamento economico,
    nonché per l'accertamento
    del diritto del ricorrente a tale inquadramento, ed alla corresponsione del correlato trattamento economico, con arretrati.
    Visti il ricorso e i relativi allegati;
    Viste le memorie difensive;
    Visti tutti gli atti della causa;
    Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 maggio 2011 il dott. Diego Spampinato e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
    Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
    FATTO E DIRITTO
    Il ricorrente impugna il provvedimento in epigrafe e chiede che venga accertato il suo diritto all'inquadramento nella VII qualifica funzionale, ed alla corresponsione del correlato trattamento economico, con arretrati.
    Affida il ricorso al seguente motivo: violazione e falsa applicazione del DPR 285/88; eccesso di potere per disparità di trattamento ed intima contraddittorietà. In esecuzione delle sentenze 447/97 e 448/97 del TAR Lazio - Latina, INPDAP avrebbe dovuto riesaminare le istanze avanzate dai dipendenti.
    Il ricorrente precisa di non aver chiesto l'estensione in suo favore degli effetti di tali pronunce.
    Il ricorso è infondato e deve essere rigettato.
    Il ricorrente, con l'istanza datata 18 settembre 1998, rigettata con il provvedimento impugnato, aveva chiesto «...di essere inquadrato nella settima qualifica funzionale (...) in applicazione dei principi enunciati dal T.A.R. Lazio-Latina con sentenze n. 447 e 448 del 18/4/97, ai quali l'I.N.P.D.A.P. si è già conformata con la delibera C.A. n. 775 dell'8/5/98...».
    La Direzione Centrale del personale di INPDAP, con la nota impugnata, ha risposto che «...Le sentenze del TAR Lazio - Latina nn. 447 e 448 del 18/4/97, di cui si invoca l'applicazione, fanno stato esclusivamente nei confronti dei ricorrenti e non sono suscettibili di estensione nei confronti dei terzi...».
    Il ricorrente, pur affermando esplicitamente di non chiedere l'estensione delle citate sentenze 447 e 448 del 1997, che ha accolto il ricorso per colleghi asseritamente nella stessa posizione, nella sostanza chiede l'estensione del giudicato reso in tali pronunce.
    In proposito, è opportuno rimarcare che, secondo condivisibile giurisprudenza, anche di questa Sezione, da cui il Collegio non ritiene vi siano motivi per discostarsi «...L'estensione degli effetti di un giudicato a soggetti estranei alla lite, ma titolari di posizioni giuridiche del tutto analoghe alla fattispecie decisa, non costituisce per l'Amministrazione adempimento di uno specifico obbligo...» (TAR Sicilia - Catania, sez. II, 9 settembre 2010, n. 3678; analogamente, TAR Marche, 4 febbraio 2005, n. 110).
    Inoltre, il ricorrente afferma, in maniera puramente labiale, «...di trovarsi in situazione identica a quella dei dipendenti inquadrati con delibera C.A. n. 775 dell'8/5/98», ciò che impedirebbe comunque a questo Giudice di valutare l'esistenza del denunciato vizio di eccesso di potere per disparità di trattamento.
    In proposito, è peraltro il caso di ricordare che, seppure in tema di onere della prova a carico del ricorrente si possano ritenere sussistere diversi orientamenti giurisprudenziali in seno alla giustizia amministrativa, costituisce comunque un onere del ricorrente l'allegazione precisa del fatto: «...il ricorrente può limitarsi a rappresentare semplicemente il fatto storico causativo della presunta lesione dell'interesse che si intende far valere...» (TAR Sicilia - Catania, Sez. I, 3 maggio 2007, n. 760), nonché che tale descrizione debba essere precisa nonchè congruente con il petitum, poichè «...il principio acquisitivo attiene allo svolgimento dell'istruttoria e non all'allegazione dei fatti...» (Cons. Stato, Sez. V, 6 aprile 2009, n. 2143).
    Poiché l'Amministrazione non si è costituita, non occorre fare luogo a pronuncia sulle spese.
    P. Q. M.
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione staccata di Catania (Sezione II interna), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
    Nulla per le spese.
    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
    Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 11 maggio 2011 con l'intervento dei magistrati:
     
    IL PRESIDENTE
    Filippo Giamportone
    L'ESTENSORE
    Diego Spampinato
    IL CONSIGLIERE
    Francesco Brugaletta
     
    Depositata in Segreteria il 27 giugno 2011
    (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
     
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