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  • Luned√¨ 13 Giugno 2011 22:31
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    Lavoro Pubblico e Privato/Diritti economici

    Si lavora o si riposa in via straordinaria?

    Sentenza T.A.R. Piemonte - Torino n. 421 del 21/04/2011

    Sulle ragioni per cui è possibile commutare in riposo le ore di lavoro straordinario le quali in ogni caso, per essere retribuite, necessitano di una previa e formale autorizzazione.

    1. Giudizio amministrativo - Procedura - Legittimazione - Passiva - Responsabili degli organi e degli uffici della p.A. - Non sussiste - Ragioni

    2. Pubblico impiego - Diritti e doveri - Lavoro straordinario - Commutabilità in riposi - Possibilità - Ragioni

    3. Pubblico impiego - Diritti e doveri - Effettuazione di prestazioni eccedenti l'orario di lavoro d'obbligo (c.d. straordinario) - Retribuibilità - Necessità di un atto di formale autorizzazione - Sussiste

    1. Il rapporto di immedesimazione organica comporta che gli atti adottati dai responsabili degli organi e degli uffici della p.A. risultano direttamente imputabili all'amministrazione stessa, cosicché le persone fisiche preposte all'organo o ufficio non sono titolari di una propria capacità giuridica né è ipotizzabile alcun loro interesse personale, distinto dall'interesse proprio dell'amministrazione di appartenenza, a contrastare le pretese della parte privata che abbia inteso opporsi ai provvedimenti amministrativi da questi emanati. Ne discende che la legittimazione passiva a resistere al ricorso instaurato dal privato avverso un provvedimento amministrativo non appartiene mai alla persona fisica titolare dell'organo o dell'ufficio che ha emesso il provvedimento, ma solo ed esclusivamente all'amministrazione in cui tale organo o tale ufficio sono incardinati (1). Tale situazione non è diversa nel caso di azioni di condanna con funzione risarcitoria, atteso che anche a tali fini l'unico soggetto passivamente legittimato è l'amministrazione, non sussistendo verso l'esterno una responsabilità diretta dei dipendenti per i danni derivanti dagli atti dell'amministrazione.

    (1) T.A.R. Lombardia Milano, sez. III, 5-5-2010 n. 1230.

    2. La commutazione delle ore di lavoro straordinario in riposi costituisce adeguata misura di contemperamento della pluralità di interessi in gioco nella materia della retribuzione del lavoro dei pubblici dipendenti, consentendo, da un lato, di evitare che mediante incontrollate erogazioni di somme per prestazioni rese in eccedenza all'orario di lavoro si possano superare i limiti di spesa fissati dalle previsioni di bilancio e, dall'altro, di salvaguardare l'integrità psico-fisica del lavoratore (2).

    (2) T.A.R Lazio Roma, sez. II, 5-1-2011 n. 29.

    3. La retribuibilità del lavoro straordinario è in via di principio condizionata all'esistenza di una previa e formale autorizzazione la quale implica la verifica in concreto della sussistenza delle ragioni di pubblico interesse che rendono necessario il ricorso a prestazioni lavorative eccedenti l'orario normale di lavoro (3).

    (3) Cons. Stato, sez. IV, 12-3-2009 n. 1427.

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    N. 421/2011 Reg. Prov. Coll.
    N. 731 Reg. Ric.
    ANNO 2008
    REPUBBLICA ITALIANA
    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima) ha pronunciato la presente
    SENTENZA
    sul ricorso numero di registro generale 731 del 2008, proposto da:
    G. P., rappresentato e difeso dagli avv. Francesco Giusta ed Elivia Lobera, con domicilio eletto presso lo studio della seconda in Torino, via Barbaroux, 25;
    contro
    Ministero della difesa, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata per legge in Torino, corso Stati Uniti, 45;
    S. T., rappresentato e difeso dall'avv. Erasmo Besostri Grimaldi, con domicilio eletto presso il suo studio in Torino, via XX Settembre, 58;
    per la condanna
    al pagamento del compenso per lavoro straordinario, riposo compensativo non goduto e al risarcimento danni.
    Visti il ricorso e i relativi allegati;
    Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della difesa;
    Vista la memoria difensiva del ricorrente;
    Visti tutti gli atti della causa;
    Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 aprile 2011 il dott. Richard Goso e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
    Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
    FATTO E DIRITTO
    1) Con ricorso giurisdizionale notificato il 22 aprile 2008, l'esponente - che riferisce di aver prestato servizio presso l'Ufficio tecnico territoriale di Torino del Ministero della difesa, con il grado di tenente colonnello, dal luglio 1987 al settembre 2005 - propone tre azioni di condanna con funzione risarcitoria nei confronti del Ministero della difesa e del colonnello S. T., già direttore dell'Ufficio predetto.
    1.1) La prima domanda fa riferimento all'istanza di riscatto di periodi di servizio ai fini della buonuscita, presentata dal ricorrente in data 3 dicembre 2001 e regolarmente registrata al protocollo dell'Ufficio di appartenenza, ma non istruita né trasmessa all'INPDAP.
    Tale omissione avrebbe privato il ricorrente della possibilità di lasciare il servizio con quattro anni di anticipo ovvero gli avrebbe imposto di sostenere un aggravio di spesa pari a euro 20.000,00 per riscattare il periodo contributivo.
    1.2) L'esponente riferisce, quindi, di aver maturato, a tutto il mese di dicembre del 2004, 424 ore di lavoro straordinario, 295 delle quali non sono state retribuite né hanno formato oggetto di riposo compensativo, essendo state arbitrariamente "annullate" dall'amministrazione.
    1.3) Infine, l'esponente lamenta che l'amministrazione non gli avrebbe consentito di partecipare al corso in "Disaster Management" organizzato dalla Regione Piemonte nel 2005, nonostante l'autorizzazione rilasciata dal precedente responsabile dell'Ufficio di appartenenza.
    1.4) Il ricorrente chiede, in conclusione, che l'amministrazione e il colonnello T. siano condannati, in solido tra loro, al pagamento:
    - della somma di euro 20.000,00, corrisposta ai fini del riscatto dei periodi di servizio;
    - della somma di euro 7.540,00, pari al compenso dovuto per le ore di straordinario non liquidate;
    - dei danni non patrimoniali (morale, esistenziale e da perdita di chances) cagionati dalle vicende sopra sinteticamente riferite.
    2) Si è costituito in giudizio, con comparsa di stile, il colonnello S. T..
    Nel prosieguo del giudizio, si è costituita anche l'Avvocatura distrettuale dello Stato, in rappresentanza del Ministero della difesa, contrastando nel merito la fondatezza del ricorso e opponendosi al suo accoglimento.
    In prossimità del pubblica udienza, la difesa del ricorrente ha depositato una memoria con cui ribadisce le proprie domande.
    Il ricorso è stato chiamato all'udienza del 7 aprile 2011 e ritenuto in decisione.
    3) Va preliminarmente dichiarata la parziale inammissibilità del ricorso in trattazione, nella parte in cui vengono dispiegate azioni di condanna nei confronti del colonnello T., nella sua veste di titolare pro tempore dell'Ufficio al quale era assegnato il ricorrente medesimo (la questione, rilevata d'ufficio, è stata segnalata ai difensori in pubblica udienza, come previsto dall'art. 73, comma 3, cod. proc. amm.).
    Il rapporto di immedesimazione organica comporta, infatti, che gli atti adottati dai responsabili degli organi e degli uffici della pubblica amministrazione risultano direttamente imputabili all'amministrazione stessa, cosicché le persone fisiche preposte all'organo o ufficio non sono titolari di una propria capacità giuridica né è ipotizzabile alcun loro interesse personale, distinto dall'interesse proprio dell'amministrazione di appartenenza, a contrastare le pretese della parte privata che abbia inteso opporsi ai provvedimenti amministrativi da questi emanati.
    Ne discende che la legittimazione passiva a resistere al ricorso instaurato dal privato avverso un provvedimento amministrativo non appartiene mai alla persona fisica titolare dell'organo o dell'ufficio che ha emesso il provvedimento, ma solo ed esclusivamente all'amministrazione in cui tale organo o tale ufficio sono incardinati (T.A.R. Lombardia, Milano, sez. III, 5 maggio 2010, n. 1230).
    Tale situazione non è diversa nel caso di azioni di condanna con funzione risarcitoria, atteso che anche a tali fini l'unico soggetto passivamente legittimato è l'amministrazione, non sussistendo verso l'esterno una responsabilità diretta dei dipendenti per i danni derivanti dagli atti dell'amministrazione.
    4) Nel merito, la prima domanda proposta da parte ricorrente si fonda su presupposti contraddittori e incongrui in quanto, come rileva esattamente la difesa erariale, la richiesta presentata dal dipendente, pur ingiustificatamente trattenuta dall'Ufficio di appartenenza e non trasmessa all'Ente previdenziale, non aveva ad oggetto un riscatto a fini pensionistici, bensì ai fini del computo della buonuscita: non essendo stata fornita prova circa la presentazione di una domanda di pensionamento, non risulta conseguentemente dimostrato che il dipendente avrebbe potuto accedere al trattamento di quiescenza con quattro anni di anticipo.
    Si soggiunge che, alla luce degli elementi riferiti nel ricorso e nella memoria difensiva, non è neppure chiaro se il danno lamentato dal ricorrente si riferisca al mancato accesso al pensionamento anticipato ovvero al pagamento di maggiori somme, asseritamente pari all'importo di euro 20.000,00, per beneficiare dello stesso, fermo restando che, nel secondo caso, non sarebbe stata fornita alcuna prova del maggior esborso sostenuto.
    5) La seconda azione di condanna riguarda la decurtazione di 295 ore di lavoro straordinario, dapprima contabilizzate, ma non riconosciute al dipendente né sotto forma di remunerazione né di riposo compensativo.
    Anche in questo caso, i chiarimenti e la documentazione prodotta dalla difesa erariale consentono di far luce sui termini della controversia e di escludere la fondatezza della pretesa avanzata da parte ricorrente, dal momento che l'accennata decurtazione è stata effettuata in misura pari alle ore di straordinario che, secondo le disposizioni interne dell'Esercito, avrebbero dovuto essere fruite sotto forma di riposo compensativo entro il 31 dicembre 2004: la mancata fruizione dei riposi è stata unicamente determinata dall'inerzia del dipendente il quale, avendo omesso di farne richiesta nei termini prefissati, non ha titolo per dolersi delle consequenziali misure adottate dall'amministrazione.
    La giurisprudenza amministrativa ha chiarito, ad ogni buon conto, che la commutazione delle ore di lavoro straordinario in riposi costituisce adeguata misura di contemperamento della pluralità di interessi in gioco nella materia della retribuzione del lavoro dei pubblici dipendenti, consentendo, da un lato, di evitare che mediante incontrollate erogazioni di somme per prestazioni rese in eccedenza all'orario di lavoro si possano superare i limiti di spesa fissati dalle previsioni di bilancio e, dall'altro, di salvaguardare l'integrità psico-fisica del lavoratore (cfr., fra le ultime, T.A.R Lazio, Roma, sez. II, 5 gennaio 2011, n. 29).
    Sotto un diverso angolo prospettico, va ancora rimarcato come il ricorrente non abbia prodotto agli atti del giudizio le autorizzazioni allo svolgimento delle ore di lavoro straordinario in questione: tale omissione precluderebbe di per sé l'accoglimento della domanda di condanna, poiché la retribuibilità del lavoro straordinario è in via di principio condizionata all'esistenza di una previa e formale autorizzazione la quale implica la verifica in concreto della sussistenza delle ragioni di pubblico interesse che rendono necessario il ricorso a prestazioni lavorative eccedenti l'orario normale di lavoro (Cons. Stato, sez. IV, 12 marzo 2009, n. 1427).
    6) Infine, l'esponente lamenta di non essere stato autorizzato a partecipare al corso in "Disaster Management" organizzato dalla Regione Piemonte e riferisce anche a tale vicenda la domanda di risarcimento dei danni morali e da perdita di chances.
    La domanda andrebbe respinta innanzitutto per la sua genericità, non avendo l'esponente medesimo chiarito in qual modo una vicenda che appartiene al normale estrinsecarsi del rapporto di pubblico impiego (quale il diniego di autorizzazione alla frequenza di un corso di formazione, pur inizialmente approvato dall'amministrazione di appartenenza), possa costituire fonte di sofferenza soggettiva ovvero influire negativamente sulle prospettive di sviluppo e progressione della carriera del dipendente interessato.
    In ogni caso, emerge dalle produzioni della difesa erariale che l'autorizzazione in parola è stata definitivamente negata con atto del superiore gerarchico in data 18 maggio 2005, motivato con riferimento all'estraneità della materia del corso alla sfera di interesse dell'amministrazione ed alle sopravvenute esigenze del servizio che non consentivano l'allontanamento del militare per lungo tempo.
    Il ricorrente non ha impugnato detto diniego né ha contrastato la fondatezza delle argomentazioni poste a sostegno del medesimo.
    7) La natura della controversia consiglia di compensare integralmente le spese di lite fra le parti costituite.
    P. Q. M.
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara in parte inammissibile e in parte lo respinge, come da motivazione.
    Spese compensate.
    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
    Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 7 aprile 2011 con l'intervento dei magistrati:
     
    IL PRESIDENTE
    Franco Bianchi
    L'ESTENSORE
    Richard Goso
    IL REFERENDARIO
    Paola Malanetto
     
    Depositata in Segreteria il 21 aprile 2011
    (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
     
Mondolegale 2011
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