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  • Luned√¨ 18 Maggio 2015 16:34
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    Lavoro Pubblico e Privato/Lavoro pubblico

    Dirigenti "illegittimi" dell'Agenzia delle Entrate

    Corte costituzionale n. 37 del 17/03/2015
    La Corte costituzionale, con la sentenza n. 37 del 17 marzo 2015, ha dichiarato l‚Äôillegittimit√† costituzionale dell‚Äôart. 8, comma 24, del Decreto Legge n. 16 del 2012, convertito in Legge n. 44 del 2012, che cos√¨ disponeva: ‚Äú‚Ķl‚ÄôAgenzia delle dogane, l‚ÄôAgenzia delle entrate e l‚ÄôAgenzia del territorio, salvi gli incarichi gi√† affidati, potranno attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata √® fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso‚ÄĚ.
    Secondo la Consulta la suddetta disposizione normativa ha contribuito all’indefinito protrarsi nel tempo di un’assegnazione asseritamente temporanea di mansioni superiori, senza provvedere alla copertura dei posti dirigenziali vacanti da parte dei vincitori di una procedura concorsuale aperta e pubblica. Per questo, ne va dichiarata l’illegittimità costituzionale per violazione degli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione.
    Come √® ben noto, le pronunce di accoglimento della Corte costituzionale hanno effetto retroattivo, inficiando sin dall‚Äôorigine la validit√† e l‚Äôefficacia della norma dichiarata incostituzionale, salvo il limite dei cosiddetti rapporti esauriti, quali le sentenze passate in giudicato, l‚Äôatto amministrativo non pi√Ļ impugnabile, la prescrizione e la decadenza.
    Avvocato Ilde Chiaramonte


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    SENTENZA N. 37

    ANNO 2015

     

    REPUBBLICA ITALIANA

    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    LA CORTE COSTITUZIONALE

    composta dai signori:

    -           Alessandro                 CRISCUOLO                                   Presidente

    -           Paolo Maria                NAPOLITANO                                  Giudice

    -¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†Giuseppe¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†FRIGO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†‚ÄĚ

    -¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†Paolo¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†GROSSI¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†‚ÄĚ

    -¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†Giorgio¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†LATTANZI¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†‚ÄĚ

    -¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†Aldo¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†CAROSI¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†‚ÄĚ

    -¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†Marta¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†CARTABIA¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†‚ÄĚ

    -¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†Mario Rosario¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†MORELLI¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†‚ÄĚ

    -¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†Giancarlo¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†CORAGGIO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†‚ÄĚ

    -¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†Giuliano¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†AMATO¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†‚ÄĚ

    -¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†Silvana¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†SCIARRA¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†‚ÄĚ

    -¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†Daria¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†de PRETIS¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†‚ÄĚ

    -¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†Nicol√≤¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†ZANON¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†‚ÄĚ

    ha pronunciato la seguente

    SENTENZA

    nel giudizio di legittimit√† costituzionale dell‚Äôart. 8, comma 24, del¬†decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, diefficientamento¬†e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall‚Äôart. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44, promosso dal Consiglio di Stato,¬†sezione quarta giurisdizionale,¬†nei procedimenti riuniti vertenti tra l‚ÄôAgenzia delle entrate e¬†Dirpubblica¬†‚ąí Federazione del Pubblico Impiego (gi√†¬†Dirpubblica¬†‚ąí Federazione dei funzionari, delle elevate professionalit√†, dei professionisti e dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni e delle Agenzie) ed altri, con¬†ordinanza del 26 novembre 2013, iscritta al n. 9 del registro ordinanze 2014 e pubblicata nella¬†Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 8, prima serie speciale, dell‚Äôanno 2014.

    Visti l’atto di costituzione di Dirpubblica, nonchè gli atti di intervento del Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) e del Presidente del Consiglio dei ministri;

    udito nell’udienza pubblica del 24 febbraio 2015 il Giudice relatore Nicolò Zanon;

    uditi gli avvocati Gino Giuliano per il Codacons, Carmine Medici per Dirpubblica e l’avvocato dello Stato Fabrizio Fedeli per il Presidente del Consiglio dei ministri.

    Ritenuto in fatto

    1.‚ąí Con ordinanza del 26 novembre 2013 (r.o.¬†n. 9 del 2014), il Consiglio di Stato, sezione quarta giurisdizionale, ha sollevato, in riferimento agli artt.¬†3,¬†51 e97 della Costituzione, questione di legittimit√† dell‚Äôart. 8, comma 24, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di¬†efficientamento¬†e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall‚Äôart. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44.

    La disposizione impugnata, fatti salvi i limiti previsti dalla legislazione vigente per le assunzioni nel pubblico impiego, autorizza l‚ÄôAgenzia delle dogane, l‚ÄôAgenzia delle entrate e l‚ÄôAgenzia del territorio ad espletare procedure concorsuali, da completare entro il 31 dicembre 2013, per la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti, secondo le modalit√† di cui all‚Äôart. 1, comma 530, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ‚ąí legge finanziaria 2007), e all‚Äôart. 2, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all‚Äôevasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall‚Äôart. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248. Tale autorizzazione √® posta in relazione ¬ęall‚Äôesigenza urgente e inderogabile di assicurare la funzionalit√† operativa delle proprie strutture, volta a garantire una efficace attuazione delle misure di contrasto all‚Äôevasione¬Ľ, disposte da altri commi dello stesso art. 8 del d.l. n. 16 del 2012, come convertito.

    La disposizione prevede, inoltre, che ¬ę[n]elle more dell‚Äôespletamento di dette procedure l‚ÄôAgenzia delle dogane, l‚ÄôAgenzia delle entrate e l‚ÄôAgenzia del territorio, salvi gli incarichi gi√† affidati, potranno attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata √® fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso¬Ľ. Dopo aver stabilito che gli incarichi in questione sono attribuiti ¬ęcon apposita procedura selettiva applicando l‚Äôarticolo 19, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165¬Ľ, e che ¬ę[a]i funzionari cui √® conferito l‚Äôincarico compete lo stesso trattamento economico dei dirigenti¬Ľ, la norma precisa che ¬ę[a] seguito dell‚Äôassunzione dei vincitori delle procedure concorsuali di cui al presente comma, l‚ÄôAgenzia delle dogane, l‚ÄôAgenzia delle entrate e l‚ÄôAgenzia del territorio non potranno attribuire nuovi incarichi dirigenziali a propri funzionari con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, fatto salvo quanto previsto dall‚Äôarticolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165¬Ľ. I periodi finali indicano le modalit√† attraverso le quali si provvede agli oneri finanziari derivanti dall‚Äôattuazione delle misure ricordate.

    2.‚ąí La questione di legittimit√† costituzionale √® stata sollevata nel corso di un giudizio riunito avente ad oggetto tre ricorsi in appello, proposti dall‚ÄôAgenzia delle entrate, per la riforma di altrettante sentenze del Tribunale amministrativo regionale del Lazio. Era stata tra l‚Äôaltro affermata, mediante uno dei provvedimenti impugnati, l‚Äôillegittimit√† della delibera n. 55 del 22 dicembre 2009, assunta dal Comitato di gestione dell‚ÄôAgenzia delle entrate, di proroga al 31 dicembre 2010 dei termini contenuti nell‚Äôart. 24 del regolamento di amministrazione della stessa Agenzia. Quest‚Äôultima disposizione prevede, per inderogabili esigenze di funzionamento dell‚ÄôAgenzia, ed entro un termine pi√Ļ volte prorogato, che le eventuali vacanze sopravvenute nelle posizioni dirigenziali possano essere provvisoriamente coperte, previo interpello e salva l‚Äôurgenza, con contratti individuali di lavoro a termine stipulati con funzionari interni, ai quali va attribuito lo stesso trattamento economico dei dirigenti.

    Il TAR del Lazio, in sintesi, aveva ritenuto che la norma regolamentare attuasse un conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti privi della relativa qualifica, in palese violazione degli artt. 19 e 52, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche). Di qui l’annullamento della delibera impugnata.

    Nelle more del procedimento d’appello, è entrato in vigore l’art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, cioè la norma censurata nel presente giudizio, che opera una sorta di trasposizione in legge di quanto previsto nel ricordato art. 24 del regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle entrate.

    Il Consiglio di Stato, respinte questioni pregiudiziali di diritto e preliminari di merito, con separata ordinanza del 26 novembre 2013, ha quindi rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità costituzionale del citato art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 Cost.

    3.‚ąí Il giudice rimettente, in punto di rilevanza, osserva che la disposizione censurata, ponendosi ¬ęquale¬†factum¬†principis sopravvenuto¬Ľ, determinerebbe la declaratoria di improcedibilit√† dei ricorsi in appello per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione. Consentendo che, nelle more dell‚Äôespletamento delle procedure concorsuali, le Agenzie delle dogane, delle entrate e del territorio, fatti salvi gli incarichi gi√† affidati, possano attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari privi della corrispondente qualifica, con la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata √® fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso, essa determinerebbe infatti la ‚Äúsalvezza‚ÄĚ del provvedimento impugnato nel giudizio¬†a quo, cio√® la delibera del Comitato di gestione dell‚ÄôAgenzia delle entrate con la quale √® stato modificato l‚Äôart. 24 del regolamento di amministrazione.

    4.‚ąí Quanto alla non manifesta infondatezza della questione, il giudice rimettente, in primo luogo, ritiene che la norma censurata contrasti con gli artt. 3 e 97 Cost., in quanto, consentendo l‚Äôattribuzione di incarichi a funzionari privi della relativa qualifica, aggirerebbe la regola costituzionale di accesso ai pubblici uffici mediante concorso.

    Si assume in sintesi, anche mediante richiami alla giurisprudenza costituzionale (ex¬†plurimis,¬†sentenza n. 205 del 2004), che nel concorso pubblico va riconosciuta ¬ęla forma generale ed ordinaria di reclutamento per il pubblico impiego, in quanto meccanismo strumentale al canone di efficienza dell‚Äôamministrazione¬Ľ. La forma concorsuale esige ‚Äď secondo il rimettente ‚Äď che non siano introdotte arbitrarie ed irragionevoli restrizioni nell‚Äôambito dei soggetti legittimati alla partecipazione, ed in particolare che, pur non essendo preclusa la previsione per legge di condizioni di accesso intese a favorire il consolidamento di pregresse esperienze lavorative maturate all‚Äôinterno di un‚Äôamministrazione, non sia dato luogo, salvo circostanze eccezionali, a riserva integrale dei posti disponibili in favore del personale interno, n√© a scivolamenti automatici verso posizioni superiori, senza concorso o comunque senza adeguate verifiche attitudinali. Inoltre, il passaggio ad una fascia funzionale superiore comporterebbe l‚Äôaccesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni pi√Ļ elevate e sarebbe esso stesso soggetto, pertanto, quale forma di reclutamento, alla regola del pubblico concorso (√® citata la¬†sentenza di questa Corte n. 194 del 2002).

    A fronte di questi principi, la norma impugnata consentirebbe invece a funzionari privi della relativa qualifica, di essere destinatari, senza aver superato un pubblico concorso, di incarichi dirigenziali, quindi di accedere allo svolgimento di mansioni proprie di un’area e di una qualifica afferente ad un ruolo diverso nell’ambito dell’amministrazione.

    In secondo luogo, il giudice rimettente assume che l’elusione della regola del pubblico concorso determinerebbe un vulnus al principio del buon andamento della pubblica amministrazione, con conseguente lesione, sotto questo profilo, degli artt. 3 e 97 Cost.: infatti, rappresentando il concorso la forma generale ed ordinaria di reclutamento per il pubblico impiego, esso costituisce un meccanismo strumentale al canone di efficienza dell’amministrazione e, dunque, attuativo del principio del buon andamento.

    In terzo luogo, è prospettata una violazione degli artt. 3 e 97, primo comma, Cost., in relazione ai principi di legalità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa, poiché, permettendo l’attribuzione di incarichi a funzionari privi della relativa qualifica, la norma censurata consentirebbe la preposizione ad organi amministrativi di soggetti privi dei requisiti necessari, determinando una diminuzione delle garanzie dei cittadini che confidano in una amministrazione competente, imparziale ed efficiente.

    Infine, secondo il giudice a quo, la disposizione censurata si porrebbe in contrasto con gli artt. 3 e 51 Cost., in quanto consentirebbe l’accesso all’ufficio di dirigente in violazione delle condizioni di uguaglianza tra i cittadini che aspirano ad accedere ai pubblici uffici e in violazione dei requisiti stabiliti dalla legge per il conferimento degli incarichi dirigenziali, posto che l’art. 19 del d.lgs. n. 165 del 2001 prevederebbe un ben diverso procedimento per il conferimento degli incarichi dirigenziali.

    5.‚ąí Con atto depositato in data 4 marzo 2014 √® intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall‚ÄôAvvocatura generale dello Stato, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata.

    Secondo l’Avvocatura generale, l’art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, non legittima le censure prospettate dal rimettente, in quanto norma a carattere assolutamente temporaneo ed eccezionale, introdotta al solo fine di garantire, nelle more dell’espletamento del concorso, il buon andamento degli uffici dell’Agenzia delle entrate. In particolare, la disposizione non consentirebbe uno scivolamento automatico nella qualifica dirigenziale dei funzionari dell’Agenzia inquadrati nella terza area funzionale, ma si limiterebbe ad attribuire a costoro mansioni dirigenziali, per il solo tempo necessario allo svolgimento del concorso. Si ricorda dalla stessa Avvocatura generale come questa Corte, con la sentenza n. 212 del 2012, abbia dichiarato l’infondatezza di una questione di legittimità costituzionale relativa ad una disposizione di legge (regionale) di contenuto asseritamente analogo a quella ora impugnata.

    Ad avviso del Presidente del Consiglio dei ministri, l’eccezionalità e la temporaneità della previsione contenuta nella disposizione censurata sarebbero dimostrate anche dal fatto che l’Agenzia delle entrate ha dato effettivamente avvio a procedure concorsuali per il reclutamento di personale dirigente, attualmente in corso.

    Quanto alla dedotta diminuzione delle garanzie per i cittadini, in ragione della presunta elusione della regola del concorso, l’Avvocatura generale osserva che la disposizione censurata è semmai volta ad evitare conseguenze pregiudizievoli nei riguardi delle finanze pubbliche e della collettività, che si verificherebbero qualora gli uffici delle Agenzie rimanessero privi di un responsabile.

    Infine si rileva come, nelle more del presente giudizio, l‚Äôart. 8, comma 24, primo periodo, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, sia stato modificato dall‚Äôart. 1, comma 14, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, dall‚Äôart. 1, comma 1, della legge 27 febbraio 2014, n. 15, che proroga al 31 dicembre 2014 il termine ¬ęper il completamento delle procedure concorsuali¬Ľ e stabilisce che nelle more possono essere prorogati solo gli incarichi gi√† attribuiti ai sensi del secondo periodo del medesimo comma 24 dell‚Äôart. 8 del d.l. n. 16 del 2012, come convertito. Secondo l‚ÄôAvvocatura generale, la disposizione da ultimo richiamata non farebbe altro che confermare la volont√† di garantire, da un lato, l‚Äôefficiente organizzazione degli uffici dell‚ÄôAgenzia, e, dall‚Äôaltro, la copertura delle vacanze organiche nel rispetto del principio generale del pubblico concorso.

    6.‚ąí Nel giudizio innanzi alla Corte, con atto depositato il 4 marzo 2014, si √® costituita¬†Dirpubblica¬†‚ąí Federazione del Pubblico Impiego, parte nel procedimento¬†a quo, chiedendo, in primo luogo, l‚Äôaccoglimento della questione di legittimit√† costituzionale, in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 Cost. A tal fine, richiamati¬†adesivamente¬†gli argomenti del rimettente, la parte ricorda come la giurisprudenza consideri illegittimo, distinguendolo dalla reggenza, lo svolgimento di mansioni dirigenziali da parte di un funzionario, al fine di porre in evidenza che la norma censurata avrebbe fatto ‚Äúsalva‚ÄĚ, perpetuandola, una prassi¬†contra¬†legem, impedendo la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti attraverso procedure concorsuali.

    In secondo luogo,¬†Dirpubblica¬†chiede che sia dichiarata l‚Äôillegittimit√† costituzionale in via consequenziale dell‚Äôart. 1, comma 14, del d.l. n. 150 del 2013, come convertito, entrato in vigore nelle more del presente giudizio di costituzionalit√†, in relazione agli artt. 3, 51 e 97 Cost. Assume, in proposito, che tale disposizione incorrerebbe nelle medesime censure gi√† evidenziate con riguardo all‚Äôart. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, in quanto proroga di un anno il termine per il completamento di procedure concorsuali ‚Äď per altro, a far data dall‚Äôentrata in vigore del richiamato d.l. n. 150 del 2013, non ancora avviate ‚Äď e, nel frattempo, consente di prorogare o modificare gli incarichi dirigenziali gi√† attribuiti ai sensi dell‚Äôart. 8, comma 24, secondo periodo, del d.l. n. 16 del 2012.

    In terzo luogo, eccepisce l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 14, del d.l. n. 150 del 2013, come convertito, anche per violazione degli artt. 3, 24, 97, 101, 111, 113 e 117 Cost., nonché dell’art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848 (CEDU), ritenendo che la disposizione sarebbe stata adottata al fine di risolvere ex auctoritate legis una controversia pendente dinnanzi al giudice amministrativo, con ciò pregiudicando il principio di parità delle armi e il diritto di difesa e incidendo sull’esercizio della funzione giurisdizionale.

    Infine, chiede che la Corte costituzionale sollevi di fronte a se stessa questione di legittimità costituzionale della legge n. 15 del 2014, nella parte in cui ha modificato l’art. 1, comma 14, del d.l. n. 150 del 2013, in riferimento agli artt. 64, primo comma, e 81, terzo comma, Cost., allegando che nel procedimento di conversione sarebbero stati violati gli artt. 40, comma 2, e 102-bis, comma 1, del Regolamento del Senato della Repubblica.

    7.‚ąí Con atto depositato in data 3 marzo 2014, √® intervenuto in giudizio il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell‚Äôambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori), chiedendo, in adesione alle argomentazioni del rimettente Consiglio di Stato, l‚Äôaccoglimento della questione di legittimit√† costituzionale.

    In ordine all‚Äôammissibilit√† del proprio intervento, osserva che l‚ÄôAssociazione, per espressa previsione statutaria, ¬ę[t]utela¬†il diritto alla trasparenza, alla corretta gestione e al buon andamento delle pubbliche amministrazioni¬Ľ. Rileva, inoltre, di aver spiegato intervento¬†ad¬†opponendum nel giudizio¬†a quo, notificato in data 18 febbraio 2014 e depositato in data 20 febbraio 2014.

    8.‚ąí Nell‚Äôimminenza dell‚Äôudienza pubblica, in data 3 febbraio 2015, ha depositato ulteriore memoria l‚ÄôAvvocatura generale dello Stato. Oltre a ribadire le argomentazioni gi√† illustrate, eccepisce l‚Äôinammissibilit√† delle censure sollevate da¬†Dirpubblica¬†sull‚Äôart. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, in relazione a tutti i parametri non evocati nell‚Äôordinanza di rimessione.

    9.‚ąí¬†Dirpubblica, in data 3 febbraio 2015, ha depositato a sua volta una memoria in cui, dopo aver illustrato le vicende successive alla proposizione della questione di costituzionalit√†, ribadisce la richiesta di accoglimento della questione sollevata e di estensione della dichiarazione d‚Äôincostituzionalit√†, ai sensi dell‚Äôart. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), all‚Äôart. 1, comma 14, del d.l. n. 150 del 2013, come convertito, sia in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 Cost., gi√† evocati nella memoria depositata in data 4 marzo 2014, sia in riferimento agli artt. 3, 24, 97, 101, 111, 113 e 117 Cost., quest‚Äôultimo in relazione alla norma interposta di cui all‚Äôart. 6, paragrafo 1, della CEDU.

    Chiede, inoltre, che la dichiarazione di illegittimità costituzionale consequenziale sia estesa, per gli stessi motivi, all’art. 1, comma 8, del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative).

    10.‚ąí In data 2 febbraio 2015, ha depositato memoria il Codacons, insistendo sia per la propria legittimazione ad intervenire in giudizio, sia per l‚Äôaccoglimento della questione.

    Considerato in diritto

    1.‚ąí Il Consiglio di Stato, sezione quarta giurisdizionale, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione, questione di legittimit√† dell‚Äôart. 8, comma 24, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di¬†efficientamento¬†e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall‚Äôart. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44.

    La disposizione censurata, in relazione alla ¬ęesigenza urgente e inderogabile di assicurare la funzionalit√†¬Ľ delle strutture delle Agenzie delle dogane, delle entrate e del territorio, e per ¬ęgarantire una efficace attuazione delle misure di contrasto all‚Äôevasione¬Ľ contenute in altri commi dello stesso art. 8 del d.l. n.16 del 2012, come convertito, autorizza le Agenzie ricordate ad espletare procedure concorsuali, da completarsi entro il 31 dicembre 2013, per la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti, attraverso il richiamo alla disciplina contenuta nell‚Äôart. 1, comma 530, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ‚ąí legge finanziaria 2007), e nell‚Äôart. 2, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 (Misure di contrasto all‚Äôevasione fiscale e disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria), convertito, con modificazioni, dall‚Äôart. 1, comma 1, della legge 2 dicembre 2005, n. 248.

    In questo contesto, la disposizione censurata aggiunge una specifica previsione, che costituisce l‚Äôeffettivo oggetto delle censure del giudice¬†a quo, e che opera in due distinte direzioni: fa salvi, per il passato, gli incarichi dirigenziali gi√† affidati dalle Agenzie in parola a propri funzionari, e consente, nelle more dell‚Äôespletamento delle procedure concorsuali prima richiamate, di attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari, mediante la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata √® fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso. Questi incarichi sono attribuiti, afferma la disposizione censurata, con ¬ęapposita procedura selettiva¬Ľ, applicandosi l‚Äôart. 19, comma 1-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull‚Äôordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche). Dopo aver precisato che ai funzionari cui √® conferito l‚Äôincarico compete lo stesso trattamento economico dei dirigenti, la disposizione in questione conclude che le Agenzie ricordate non potranno attribuire nuovi incarichi dirigenziali, secondo le modalit√† appena descritte e fatto salvo quanto previsto dall‚Äôart. 19, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001, dal momento della ¬ęassunzione dei vincitori delle procedure concorsuali di cui al presente comma¬Ľ.

    1.1.‚ąí Il giudice¬†a quo √® investito, tra l‚Äôaltro, dell‚Äôimpugnazione di una sentenza di annullamento della delibera del Comitato di gestione dell‚ÄôAgenzia delle entrate (n. 55 del 22 dicembre 2009), con la quale √® stato modificato l‚Äôart. 24 del regolamento di amministrazione della stessa Agenzia. Tale ultima norma, regolando la ¬ęcopertura provvisoria di posizioni dirigenziali¬Ľ, consente la stipulazione di contratti a termine con i funzionari interni, fino all‚Äôattuazione delle procedure di accesso alla dirigenza e comunque non oltre una scadenza che ‚Äď al momento dell‚Äôimpugnativa ‚Äď era fissata al 31 dicembre 2010. Il giudice rimettente pone in evidenza come la norma censurata ‚Äď entrata in vigore nelle more del giudizio principale ‚Äď operi una trasposizione in legge di quanto stabilito nella disposizione regolamentare cui si riferisce l‚Äôimpugnativa, e condizioni dunque l‚Äôesito del giudizio¬†a quo, ponendosi ¬ęquale¬†factum¬†principis sopravvenuto¬Ľ, che determinerebbe una declaratoria di improcedibilit√† per sopravvenuta carenza di interesse alla decisione.

    1.2.‚ąí Ad avviso del giudice¬†a quo, consentendo l‚Äôattribuzione di incarichi a funzionari privi della relativa qualifica, l‚Äôart. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, aggirerebbe la regola costituzionale di accesso ai pubblici uffici mediante concorso, in violazione degli artt. 3 e 97 Cost. Viene, a tal proposito, richiamata la giurisprudenza costituzionale che riconosce nel concorso pubblico la forma generale ed ordinaria di reclutamento per il pubblico impiego, quale procedura strumentale al canone di efficienza dell‚Äôamministrazione, ci√≤ che, riguardo all‚Äôassegnazione di funzioni direttive, priverebbe di legittimazione arbitrarie preclusioni di accesso, riserve integrali di posti o forme di attribuzione automatica in favore del personale interno. La norma censurata, sempre secondo il giudice¬†a quo, consentirebbe invece a funzionari, privi della relativa qualifica, di accedere, senza aver superato un pubblico concorso, ad un ¬ęruolo¬Ľ diverso nell‚Äôambito della propria amministrazione.

    L’elusione della regola del pubblico concorso determinerebbe anche un vulnus al principio del buon andamento, con conseguente ulteriore lesione, sotto questo diverso profilo, degli artt. 3 e 97 Cost. Ancora, la disposizione censurata violerebbe gli artt. 3 e 97, primo comma, Cost., in relazione ai principi di legalità, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa, poiché, permettendo l’attribuzione di incarichi a funzionari privi della relativa qualifica, consentirebbe la preposizione ad uffici amministrativi di soggetti privi dei requisiti necessari, determinando una diminuzione delle garanzie dei cittadini che confidano in una amministrazione competente, imparziale ed efficiente.

    Il rimettente prospetta, infine, una violazione degli artt. 3 e 51 Cost., poiché l’accesso a funzioni dirigenziali sarebbe consentito, in deroga al principio di uguaglianza, pur nell’assenza dei requisiti stabiliti dalla legge (e, in particolare, dall’art. 19 del citato d.lgs. n. 165 del 2011).

    2.‚ąí In via preliminare, va ribadito quanto stabilito nell‚Äôordinanza della quale √® stata data lettura in udienza, allegata alla presente sentenza, in ordine all‚Äôinammissibilit√† dell‚Äôintervento del Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell‚Äôambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori) nel presente giudizio di legittimit√† costituzionale.

    3.‚ąí La questione va esaminata entro i limiti del¬†thema decidendum individuato dall‚Äôordinanza di rimessione, dato che non possono essere prese in considerazione le censure svolte dalla parte del giudizio principale, con riferimento a parametri costituzionali ed a profili non evocati dal giudice¬†a quo (ex¬†plurimis, sentenze¬†n. 211 e¬†n. 198 del 2014,¬†n. 275 del 2013,¬†n. 310,¬†n. 227 e¬†n. 50 del 2010).

    4.‚ąí La questione √® fondata.

    4.1.‚ąí Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, nessun dubbio pu√≤ nutrirsi in ordine al fatto che il conferimento di incarichi dirigenziali nell‚Äôambito di un‚Äôamministrazione pubblica debba avvenire previo esperimento di un pubblico concorso, e che il concorso sia necessario anche nei casi di nuovo inquadramento di dipendenti gi√† in servizio. Anche il passaggio ad una fascia funzionale superiore comporta ¬ęl‚Äôaccesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni pi√Ļ elevate ed √® soggetto, pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso¬Ľ (sentenza n. 194 del 2002;¬†ex¬†plurimis, inoltre, sentenze¬†n. 217 del 2012,¬†n. 7 del 2011,¬†n. 150 del 2010,¬†n. 293 del 2009).

    In apparenza, la disposizione impugnata non si pone in contrasto diretto con tali principi. Essa non conferisce in via definitiva incarichi dirigenziali a soggetti privi della relativa qualifica, bensì consente, in via asseritamente temporanea, l’assunzione di tali incarichi da parte di funzionari, in attesa del completamento delle procedure concorsuali.

    Tuttavia, l‚Äôaggiramento della regola del concorso pubblico per l‚Äôaccesso alle posizioni dirigenziali in parola si rivela, sia alla luce delle circostanze di fatto, precedenti e successive alla proposizione della questione di costituzionalit√†, nelle quali la disposizione impugnata si inserisce, sia all‚Äôesito di un pi√Ļ attento esame della fattispecie delineata dall‚Äôart. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012.

    4.2.‚ąí Per colmare le carenze nell‚Äôorganico dei propri dirigenti, l‚ÄôAgenzia delle entrate ha, negli anni, fatto ampio ricorso ad un istituto previsto dall‚Äôart. 24 del proprio regolamento di amministrazione. Tale disposizione consente, ¬ę[p]er¬†inderogabili esigenze di funzionamento dell‚ÄôAgenzia¬Ľ, la copertura provvisoria delle eventuali vacanze verificatesi nelle posizioni dirigenziali, previo interpello e previa specifica valutazione dell‚Äôidoneit√† degli aspiranti, mediante la stipula di contratti individuali di lavoro a termine con propri funzionari, con l‚Äôattribuzione dello stesso trattamento economico dei dirigenti, ¬ęfino all‚Äôattuazione delle procedure di accesso alla dirigenza¬Ľ e, comunque, fino ad un termine finale predeterminato. Questo termine finale √® stato di volta in volta prorogato, a partire dal 2006, con apposite delibere del Comitato di gestione dell‚ÄôAgenzia. Al momento della proposizione della questione di legittimit√† costituzionale dell‚Äôart. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, esso risultava fissato al 31 dicembre 2010. Successivamente alla proposizione della questione, il termine √® stato prorogato altre due volte, da ultimo (con delibera n. 51 del 29 dicembre 2011) ¬ęal 31 maggio 2012¬Ľ.

    Le reiterate delibere di proroga del termine finale hanno di fatto consentito, negli anni, di utilizzare uno strumento pensato per situazioni peculiari quale metodo ordinario per la copertura di posizioni dirigenziali vacanti. Secondo la giurisprudenza, nell‚Äôambito dell‚Äôordinamento del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, l‚Äôillegittimit√† di questa modalit√† di copertura delle posizioni dirigenziali deriva dalla sua non riconducibilit√†, n√© al modello dell‚Äôaffidamento di mansioni superiori a impiegati appartenenti ad un livello inferiore, n√© all‚Äôistituto della cosiddetta reggenza. Il primo modello, disciplinato dall‚Äôart. 52 del d.lgs. n. 165 del 2001, prevede l‚Äôaffidamento al lavoratore di mansioni superiori, nel caso di vacanza di posto in organico, per non pi√Ļ di sei mesi prorogabili fino a dodici, qualora siano state avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti, ma √® applicabile solo nell‚Äôambito del sistema di classificazione del personale dei livelli, non gi√† delle qualifiche, e in particolare non √® applicabile (ed √® illegittimo se applicato) laddove sia necessario il passaggio dalla qualifica di funzionario a quella di dirigente (sentenza di questa Corte n. 17 del 2014; nella giurisprudenza di legittimit√†,¬†ex¬†plurimis, Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenze 12 aprile 2006, n. 8529, e 26 marzo 2010, n. 7342).

    Invero, l‚Äôassegnazione di posizioni dirigenziali a un funzionario pu√≤ avvenire solo ricorrendo al secondo modello, cio√® all‚Äôistituto della reggenza, regolato in generale dall‚Äôart. 20 del d.P.R. 8 maggio 1987, n. 266 (Norme risultanti dalla disciplina prevista dall‚Äôaccordo del 26 marzo 1987 concernente il comparto del personale dipendente dai Ministeri). La reggenza si differenzia dal primo modello perch√© serve a colmare vacanze nell‚Äôufficio determinate da cause imprevedibili, e viceversa si avvicina ad esso perch√© √® possibile farvi ricorso a condizione che sia stato avviato il procedimento per la copertura del posto vacante, e nei limiti di tempo previsti per tale copertura. Straordinariet√† e temporaneit√† sono perci√≤ caratteristiche essenziali dell‚Äôistituto (ex¬†plurimis, Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenze 22 febbraio 2010, n. 4063, 16 febbraio 2011, n. 3814, 14 maggio 2014, n. 10413). Ebbene, le reiterate proroghe del termine previsto dal regolamento di organizzazione dell‚ÄôAgenzia delle entrate per l‚Äôespletamento del concorso per dirigenti e, conseguentemente, per l‚Äôattribuzione di funzioni dirigenziali mediante la stipula di contratti individuali di lavoro a termine con propri funzionari, con l‚Äôattribuzione dello stesso trattamento economico dei dirigenti, hanno indotto la giurisprudenza amministrativa (TAR Lazio, Roma, seconda sezione, sentenze 30 settembre 2011, n. 7636, e 1¬į agosto 2011, n. 6884) a ritenere carenti, nella fattispecie prevista dall‚Äôart. 24 del regolamento di amministrazione dell‚ÄôAgenzia delle entrate, i due presupposti ricordati della straordinariet√† e della temporaneit√†, a non configurarla come un‚Äôipotesi di reggenza e quindi a considerarla in contrasto con la disciplina generale di cui agli artt. 19 e 52 del d.lgs. n. 165 del 2001.

    In questo quadro normativo e giurisprudenziale, e nella relativa vicenda processuale, interviene il legislatore, attraverso la disposizione sospettata di illegittimità costituzionale.

    La norma impugnata esordisce autorizzando le Agenzie delle entrate, del territorio e delle dogane ad espletare procedure concorsuali, da completarsi entro il 31 dicembre 2013, per la copertura delle posizioni dirigenziali vacanti, attraverso il richiamo alla disciplina contenuta nell‚Äôart. 1, comma 530, della l. n. 296 del 2006 e nell‚Äôart. 2, comma 2, secondo periodo, del d.l. n. 203 del 2005, come convertito. L‚Äôautorizzazione in parola √® rafforzata attraverso un riferimento alla ¬ęesigenza urgente e inderogabile di assicurare la funzionalit√†¬Ľ delle strutture delle Agenzie e alla necessit√† di garantire ¬ęuna efficace attuazione delle misure di contrasto all‚Äôevasione¬Ľ contenute in altri commi dello stesso art. 8 del d.l. n. 16 del 2012, come convertito.

    In realt√†, del tutto indipendentemente dalla norma impugnata, l‚Äôindizione di concorsi per la copertura di posizioni dirigenziali vacanti √® resa possibile da norme gi√† vigenti, che lo stesso art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, si limita a richiamare senza aggiungervi nulla (si veda l‚Äôart. 2, comma 2, del d.l. n. 203 del 2005, come convertito). Inoltre, considerando le regole organizzative interne dell‚ÄôAgenzia delle entrate e la possibilit√† di ricorrere all‚Äôistituto della delega, anche a funzionari, per l‚Äôadozione di atti a competenza dirigenziale ‚ąí come affermato dalla giurisprudenza tributaria di legittimit√† sulla provenienza dell‚Äôatto dall‚Äôufficio e sulla sua idoneit√† ad esprimerne all‚Äôesterno la volont√† (ex¬†plurimis, Corte di cassazione, sezione tributaria civile, sentenze 9 gennaio 2014, n. 220; 10 luglio 2013, n. 17044; 10 agosto 2010, n. 18515; sezione sesta civile ‚ąí T, 11 ottobre 25012, n. 17400) ‚Äď la funzionalit√† delle Agenzie non √® condizionata dalla validit√† degli incarichi dirigenziali previsti dalla disposizione censurata. Sicch√© l‚Äôobbiettivo reale della disposizione in esame √® rivelato dal secondo periodo della norma in questione, ove, da un lato, si fanno salvi i contratti stipulati in passato tra le Agenzie e i propri funzionari, dall‚Äôaltro si consente ulteriormente che, nelle more dell‚Äôespletamento delle procedure concorsuali, da completare entro il 31 dicembre 2013, le Agenzie attribuiscano incarichi dirigenziali a propri funzionari, mediante la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata √® fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso.

    Dopo la proposizione della questione di legittimit√† costituzionale, il termine originariamente fissato per il ¬ęcompletamento¬Ľ delle procedure concorsuali viene prorogato due volte. Dapprima, l‚Äôart. 1, comma 14, primo periodo, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, dall‚Äôart. 1, comma 1, della legge 27 febbraio 2014, n. 15, lo ha spostato al 31 dicembre 2014, purch√© le procedure fossero indette entro il 30 giugno 2014, con la precisazione che, nelle more, era possibile prorogare o modificare solo gli incarichi dirigenziali gi√† attribuiti, non invece conferirne di nuovi. Successivamente, l‚Äôart. 1, comma 8, del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), lo ha ulteriormente prorogato al 30 giugno 2015.

    Benché il legislatore abbia esplicitamente precisato, in questi interventi di proroga, che non è consentito conferire nuovi incarichi a funzionari interni, è indubbio che gli interventi descritti abbiano aggravato gli aspetti lesivi della disposizione impugnata. In tal modo, infatti, il legislatore apparentemente ha riaffermato, da un lato, la temporaneità della disciplina, fissando nuovi termini per il completamento delle procedure concorsuali, ma, dall’altro, allontanando sempre di nuovo nel tempo la scadenza di questi, ha operato in stridente contraddizione con l’affermata temporaneità.

    4.3.‚ąí La norma impugnata ha cura di esibire, quale caratteristica essenziale, la propria temporaneit√†: il ricorso alla descritta modalit√† di copertura delle posizioni dirigenziali vacanti sarebbe provvisorio, strettamente collegato all‚Äôindizione di regolari procedure concorsuali per l‚Äôaccesso alla dirigenza, da completarsi entro un termine ben identificato, che la disposizione impugnata, in origine, fissava al 31 dicembre 2013.

    Tuttavia, l‚Äôart. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, inserisce in tale costruzione un elemento d‚Äôincertezza, nella parte in cui stabilisce che, fatto salvo quanto disposto dall‚Äôart. 19, comma 6, del d.lgs. n. 165 del 2001, le Agenzie interessate non potranno attribuire nuovi incarichi dirigenziali a propri funzionari ¬ę[a] seguito dell‚Äôassunzione dei vincitori delle procedure concorsuali di cui al presente comma¬Ľ. Questo significa che al termine, certo nell‚Äôan e nelquando, del completamento delle procedure concorsuali ‚Äď nelle cui more √® possibile attribuire incarichi dirigenziali con le modalit√† descritte ‚Äď si affianca un diverso termine, certo nella sola attribuzione del diritto all‚Äôassunzione, ma incerto nel¬†quando, perch√© tra il completamento delle procedure concorsuali (coincidente con l‚Äôapprovazione delle graduatorie) e l‚Äôassunzione dei vincitori, pu√≤ trascorrere, per i pi√Ļ diversi motivi, anche un notevole lasso di tempo.

    √ą quindi lo stesso tenore testuale della disposizione impugnata a non escludere che, pur essendo concluse le operazioni concorsuali, le Agenzie interessate possano prorogare, per periodi ulteriori, gli incarichi dirigenziali gi√† conferiti a propri funzionari, in caso di ritardata assunzione di uno o pi√Ļ vincitori. In questo senso, in contraddizione con l‚Äôaffermata temporaneit√†, il termine finale fissato dalla disposizione impugnata finisce per non essere ¬ęcerto, preciso e sicuro¬Ľ (sentenza n. 102 del 2013).

    Per questo, non √® conferente il richiamo, effettuato dall‚ÄôAvvocatura generale dello Stato, alla fattispecie normativa scrutinata con la¬†sentenza di questa Corte n. 212 del 2012. In tale sentenza, l‚Äôinfondatezza della questione derivava dalla circostanza per cui la norma di legge (regionale) impugnata consentiva, in assenza di personale con qualifica dirigenziale, che talune delle suddette funzioni potessero essere attribuite a funzionari della categoria pi√Ļ elevata non dirigenziale, fino all‚Äôespletamento dei relativi concorsi e, comunque, per non pi√Ļ di due anni. Come si vede, in quel caso il termine finale della copertura delle vacanze attraverso il conferimento d‚Äôincarichi non era ancorato ad un evento incerto nel¬†quando come l‚Äôassunzione dei vincitori, ma era fissato perentoriamente.

    Anche considerando il tenore letterale della norma impugnata, quindi, il carattere di temporaneità della soluzione da essa prevista, sul quale insiste l’Avvocatura generale dello Stato, tende a scolorire fin quasi ad annullarsi.

    4.4.‚ąí Si aggiunga, per quanto necessario, che la regola del concorso non √® certo soddisfatta dal rinvio che la stessa norma impugnata opera all‚Äôart. 19, comma 1-bis, del d.lgs. n. 165 del 2001, nella parte in cui stabilisce che gli incarichi dirigenziali ai funzionari ¬ęsono attribuiti con apposita procedura selettiva¬Ľ. In realt√†, la norma di rinvio si limita a prevedere che l‚Äôamministrazione renda conoscibili, anche mediante pubblicazione di apposito avviso sul sito istituzionale, il numero e la tipologia dei posti che si rendono disponibili nella dotazione organica e i criteri di scelta, stabilendo, altres√¨, che siano acquisite e valutate le disponibilit√† dei funzionari interni interessati. I contratti non sono dunque assegnati attraverso il ricorso ad una procedura aperta e pubblica, conformemente a quanto richiesto dagli artt. 3, 51 e 97 Cost. (sentenze¬†n. 217 del 2012,¬†n. 150 e¬†n. 149 del 2010,¬†n. 293 del 2009,¬†n. 453 del 1990).

    4.5.‚ąí In definitiva, l‚Äôart. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, come convertito, ha contribuito all‚Äôindefinito protrarsi nel tempo di un‚Äôassegnazione asseritamente temporanea di mansioni superiori, senza provvedere alla copertura dei posti dirigenziali vacanti da parte dei vincitori di una procedura concorsuale aperta e pubblica. Per questo, ne va dichiarata l‚Äôillegittimit√† costituzionale per violazione degli artt. 3, 51 e 97 Cost.

    Posto che le ricordate proroghe di termini fanno corpo con la norma impugnata, producendo unitamente ad essa effetti lesivi, ed anzi aggravandoli, in applicazione dell‚Äôart. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), la dichiarazione di illegittimit√† costituzionale va estesa all‚Äôart. 1, comma 14, del d.l. 30 dicembre 2013, n. 150, come convertito, e all‚Äôart. 1, comma 8, del d.l. 31 dicembre 2014, n. 192. E proprio perch√© tali disposizioni hanno carattere consequenziale e concorrono a integrare la disciplina impugnata, non vi sono ostacoli ad estendere ad esse la dichiarazione d‚Äôillegittimit√† costituzionale, pur trattandosi di disposizioni normative sopravvenute al giudizio¬†a quo. Infatti, ¬ęl‚Äôapprezzamento di questa Corte, ai sensi dell‚Äôart. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, non presuppone la rilevanza delle norme ai fini della decisione propria del processo principale, ma cade invece sul rapporto con cui esse si concatenano nell‚Äôordinamento, con riguardo agli effetti prodotti dalle sentenze dichiarative di illegittimit√† costituzionali¬Ľ (sentenza n. 214 del 2010).

    per questi motivi

    LA CORTE COSTITUZIONALE

    1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, comma 24, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44;

    2) dichiara, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 14, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 27 febbraio 2014, n. 15;

    3) dichiara, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale dell’art 1, comma 8, del decreto-legge 31 dicembre 2014, n. 192 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative).

    Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 25 febbraio 2015.

    F.to:

    Alessandro CRISCUOLO, Presidente

    Nicolò ZANON, Redattore

    Gabriella Paola MELATTI, Cancelliere

    Depositata in Cancelleria il 17 marzo 2015.

     

     
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