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  • Luned√¨ 06 Febbraio 2012 07:43
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    Lavoro Pubblico e Privato/Lavoro pubblico

    Dipendente pubblico erroneamente inquadrato: va motivata la revoca dell'inquadramento?

    Sentenza T.A.R. Sicilia - Catania n. 175 del 25/01/2012

    Modalità procedimentali per l'annullamento d'ufficio dell'illegittimo inquadramento di un pubblico dipendente.

    1.- Procedimento amministrativo - Avvio - Comunicazione - Necessità - Applicazione meccanica e formale - Non sussiste - Dimostrazione che il soggetto inciso ove edotto dell'avvio del procedimento avrebbe fornito elementi di conoscenza e di giudizio tali da far mutare le scelte della p.A. - Necessità - Sussiste

    2.- Atto amministrativo - Atti di ritiro - Annullamento - Motivazione sull'interesse pubblico - Necessità - Sussiste - Ragioni

    3.- Atto amministrativo - Atti di ritiro - Annullamento - Illegittimo inquadramento dipendente pubblico - Motivazione - Necessità - Non sussiste - Ragioni

    1.- L'obbligo di comunicazione di avvio del procedimento, di cui all'art. 7, L. n. 241/1990, non pu√≤ essere applicato in modo meccanico e formale, essendo volto non solo ad assolvere ad una funzione difensiva a favore del destinatario dell'atto conclusivo, ma anche a formare nell'Amministrazione procedente una pi√Ļ completa e meditata volont√†, dovendosi, comunque, ritenere che il vizio derivante dall'omissione di comunicazione non sussista nei casi in cui lo scopo della partecipazione del privato sia stato comunque raggiunto o manchi l'utilit√† della comunicazione all'azione amministrativa. Sicch√©, non pu√≤ configurarsi la violazione di tale obbligo di comunicazione nel caso in cui il soggetto inciso sfavorevolmente da un provvedimento non dimostri che, ove fosse stato reso edotto dell'avvio del procedimento, sarebbe stato in grado di fornire elementi di conoscenza e di giudizio tali da far determinare in modo diverso le scelte dell'Amministrazione procedente (1).
    (1) Cons. Stato, sez. IV, 16-2-2010 n. 885.


    2.- L'annullamento di ufficio presuppone una congrua motivazione sull'interesse pubblico attuale e concreto a sostegno dell'esercizio discrezionale dei poteri di autotutela, con un'adeguata ponderazione comparativa, che tenga anche conto dell'interesse dei destinatari dell'atto al mantenimento delle posizioni, che su di esso si sono consolidate e del conseguente affidamento derivante dal comportamento seguito dall'Amministrazione (2).
    (2) Cons. Stato, sez. IV, 21-12-2009 n. 8516.


    3.- L'interesse pubblico all'annullamento d'ufficio dell'illegittimo inquadramento di un pubblico dipendente è in re ipsa e non richiede specifica motivazione, in quanto l'atto oggetto di autotutela produce un danno per l'Amministrazione consistente nell'esborso di denaro pubblico senza titolo, con vantaggio ingiustificato per il dipendente (3).
    (3) Cons. Stato, sez. V, 22-3-2010 n. 1672; in termini simili Cons. Stato 31-12-2008 n. 6735; Cons. Stato 7-11-2005 n. 6156; Cons. Stato 11-3-2005 n. 1032; Cons. Stato 22-5-2001 n. 2833.

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    N. 175/2012 Reg. Prov. Coll.
    N. 2818 Reg. Ric.
    ANNO 1995
    REPUBBLICA ITALIANA
    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Seconda) ha pronunciato la presente
    SENTENZA
    sul ricorso numero di registro generale 2818 del 1995, proposto da S. G., rappresentato e difeso dall'avv. Salvatore Buscemi, con domicilio eletto presso lo studio di quest'ultimo in Catania, piazza A. Lincoln, 19;
    contro
    U.S.L. N. 30 di Palagonia, in persona del legale rappresentante pro-tempore, non costituita in giudizio;
    Assessorato Regionale della Sanità, in persona dell'assessore pro-tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Catania, domiciliataria per legge in Catania, via Vecchia Ognina, 149;
    per l'annullamento
    della delibera 12.4.1995 n. 198 del Commissario straordinario dell'USL n. 30 di Palagonia; della nota 18.4.1995 n. 6020 del coordinatore amministrativo della stessa USL; di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente nonché, ove occorra, della nota 11.3.1995 n. 125/0492 dell'Assessorato regionale Sanità
    Visti il ricorso e i relativi allegati;
    Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'Assessorato Regionale della Sanità;
    Viste le memorie difensive;
    Visti tutti gli atti della causa;
    Relatore nell'udienza pubblica del giorno 6 dicembre 2011 il dott. Vincenzo Neri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
    Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
    FATTO
    Con l'atto introduttivo del giudizio il ricorrente esponeva:
    a) di essere dipendente di ruolo dell'USL intimata presso la quale era transitato dall'1 gennaio 1983 provenendo dall'INADEL;
    b) di essere stato incaricato dell'assolvimento di mansioni superiori in qualità di collaboratore amministrativo (settimo livello) pur rivestendo la qualifica di assistente amministrativo (sesto livello);
    c) che tali mansioni superiori gli erano state confermate dalle deliberazioni n. 114/84 e n. 176/84 del Comitato di Gestione e dal successivo ordine di servizio emanato l'11 marzo 1985 dal coordinatore amministrativo;
    d) che, entrata in vigore la legge 207/85, a seguito di un complesso iter procedimentale, era stato inquadrato in ruolo con la posizione funzionale di collaboratore amministrativo dal 5 agosto 1988;
    e) che, con nota 11 marzo 1995 n. 125/0492, l'Assessorato regionale alla Sanità aveva rappresentato l'irregolarità dell'inquadramento ed invitato l'USL a revocare in autotutela la deliberazione di inquadramento quale collaboratore amministrativo;
    f) che con il provvedimento impugnato il Commissario Straordinario lo aveva nuovamente inquadrato come assistente amministrativo ed aveva stabilito di procedere, con successivo provvedimento, al recupero delle somme indebitamente corrisposte.
    Tutto ciò premesso impugnava gli atti indicati in epigrafe per:
    1) Violazione dell'articolo 8 e seguenti legge regionale 30 aprile 1991 n. 10. Violazione dell'articolo 7 e seguenti della legge n. 241/90. Vizio del procedimento.
    2) Eccesso di potere per insussistenza dei presupposti giustificativi dell'annullamento d'ufficio. Difetto di motivazione.
    3) Eccesso di potere per insussistenza del presupposto. Violazione di legge per mancata applicazione del secondo comma dell'articolo 29 del D. P. R. n. 761/79. Violazione dell'articolo 36 della Costituzione.
    4) Violazione dell'articolo 3 della legge 241 nel 90. Carenza di motivazione. Mancata valutazione dei presupposti. Violazione dei principi costituzionali di giustizia e di imparzialità.
    Si costituiva l'Assessorato regionale alla Sanità "al fine di resistere e di sostenere la legittimità degli atti impugnati".
    All'udienza pubblica del 6 dicembre 2011 la causa passava in decisione.
    DIRITTO
    Con la prima censura il ricorrente deduce l'illegittimità dei provvedimenti impugnati per mancata comunicazione dell'avvio del procedimento.
    La doglianza non merita accoglimento. L'obbligo di cui all'art. 7, l. 7 agosto 1990 n. 241 non pu√≤ essere applicato in modo meccanico e formale, essendo volto non solo ad assolvere ad una funzione difensiva a favore del destinatario dell'atto conclusivo, ma anche a formare nell'Amministrazione procedente una pi√Ļ completa e meditata volont√† e dovendosi, comunque, ritenere che il vizio derivante dall'omissione di comunicazione non sussista nei casi in cui lo scopo della partecipazione del privato sia stato comunque raggiunto o manchi l'utilit√† della comunicazione all'azione amministrativa; segue da ci√≤ che non pu√≤ configurarsi la violazione di tale obbligo di comunicazione nel caso in cui il soggetto inciso sfavorevolmente da un provvedimento non dimostri che, ove fosse stato reso edotto dell'avvio del procedimento, sarebbe stato in grado di fornire elementi di conoscenza e di giudizio tali da far determinare in modo diverso le scelte dell'Amministrazione procedente (Consiglio Stato, sez. IV, 16 febbraio 2010, n. 885). Nel caso di specie parte ricorrente ha dedotto semplicemente la violazione dell'articolo 7 della legge 241/90 senza indicare quale sarebbe stata l'utilit√† di una tale comunicazione.
    Con la seconda censura viene dedotta l'illegittimità degli atti impugnati in ragione della mancata indicazione dei motivi di pubblico interesse perseguiti con il disposto annullamento in via di autotutela. Come è noto, in via generale, l'annullamento di ufficio presuppone una congrua motivazione sull'interesse pubblico attuale e concreto a sostegno dell'esercizio discrezionale dei poteri di autotutela, con un'adeguata ponderazione comparativa, che tenga anche conto dell'interesse dei destinatari dell'atto al mantenimento delle posizioni, che su di esso si sono consolidate e del conseguente affidamento derivante dal comportamento seguito dall'Amministrazione (Consiglio Stato, sez. IV, 21 dicembre 2009, n. 8516).
    Tuttavia, con riferimento al caso di specie, il Collegio non può che adeguarsi ad un orientamento consolidato del Consiglio di Stato che, in relazione all'annullamento d'ufficio dell'illegittimo inquadramento di un pubblico dipendente, ha ritenuto esistente l'interesse pubblico "in re ipsa". Anche di recente è stato affermato, infatti, che l'interesse pubblico all'annullamento d'ufficio dell'illegittimo inquadramento di un pubblico dipendente è in re ipsa e non richiede specifica motivazione, in quanto l'atto oggetto di autotutela produce un danno per l'Amministrazione consistente nell'esborso di denaro pubblico senza titolo, con vantaggio ingiustificato per il dipendente, né in tali casi rileva il tempo trascorso dall'emanazione del provvedimento di recupero dell'indebito (Consiglio Stato, sez. V, 22 marzo 2010, n. 1672; in termini simili Cons. Stato 31 dicembre 2008 n. 6735; Cons. Stato, 7 novembre 2005 n. 6156; Cons. Stato 11 marzo 2005 n. 1032; Cons. stato 22 maggio 2001 n. 2833).
    Con il terzo e il quarto motivo di ricorso parte ricorrente censura il provvedimento impugnato nella parte in cui, dopo aver provveduto all'annullamento in autotutela della delibera di inquadramento nelle mansioni superiori, stabilisce di "...procedere al recupero delle somme, indebitamente erogate per l'illegittimo inquadramento che si annulla con il presente atto, con provvedimento a parte, previo conteggio tra il dato e il dovuto da parte del competente servizio personale...".
    Le censure devono essere dichiarate inammissibili per difetto di interesse. Ed invero rinviando il recupero delle somme ad un successivo provvedimento difetta l'interesse concreto ed attuale che legittima il ricorso davanti al giudice amministrativo.
    In conclusione il ricorso deve essere rigettato; sussistono nondimeno giuste ragioni - ravvisabili nella peculiarità delle questioni giuridiche trattate e nella complessità dell'iter procedimentale che ha portato all'annullamento in autotutela dell'inquadramento illegittimo - per compensare integralmente tra le parti costituite le spese di questo grado di giudizio.
    P. Q. M.
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
    Spese compensate.
    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
    Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2011 con l'intervento dei magistrati:
     
    IL PRESIDENTE
    Salvatore Veneziano
    L'ESTENSORE
    Vincenzo Neri
    IL CONSIGLIERE
    Giovanni Milana
     
    Depositata in Segreteria il 25 gennaio 2012
    (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
     
Mondolegale 2011
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