Home ARCHIVIO 2004-2010 SULLA SERIETA' DELL'OFFERTA: DIVIETO DI ASSIMILARE GIUSTIFICAZIONI "EX ANTE" ED "EX POST"
  • Mercoledì 30 Giugno 2004 12:38
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    SULLA SERIETA' DELL'OFFERTA: DIVIETO DI ASSIMILARE GIUSTIFICAZIONI "EX ANTE" ED "EX POST"

    TAR Palermo n. 1229 del 30/06/2004

    1. Appalti di lavori - Offerta - Anomalia - Principi cardine - Presunzione relativa di non congruità dell'offerta sopra soglia - Superamento attraverso verifica in contraddittorio2.Mancata ottemperanza onere di indicazioni sulla serietà dell'offerta - Giusitificazione delle anomalie dell'offerta - Non vi è assimilazione - Precrizione tassativa bando volta al vaglio preliminare della serietà dell'offerta - Legittima - Dovere dell'amministrazione verifica tale onere di allegazione - Mancanza - Impossibilità verifica anomalia - Regolarizzazione - In contrasto col principio della par condicio dei concorrenti

    1.Illegittimità della previa fissazione di limiti alle “giustificazioni” da richiedersi alla ditta che ha presentato un’offerta sospettata di anomalia, e verifica in contraddittorio ex post, sono i due principi cardine in materia, in relazione ai quali lo stesso Legislatore nazionale è addivenuto alla modifica dell’art. 21 bis della l. 109/1994.Infatti, la sottoposizione a verifica in contraddittorio delle offerte i cui ribassi siano pari o superiori ad una soglia di anomalia preventivamente determinata mediante calcolo aritmetico avente a base la media risultante dalle offerte ammesse alla gara, implica l'esistenza di una presunzione relativa di non congruità dell'offerta sopra soglia, suscettibile di superamento attraverso l'esame in contraddittorio delle giustificazioni che l'impresa interessata è abilitata a fornire con riguardo a tutte indistintamente le voci di prezzo, anche ad integrazione delle giustificazioni rese in via anticipata a corredo dell'offerta.2.Non v’è assimilazione alcuna tra la mancata ottemperanza all’onere di corredare l’offerta delle necessarie indicazioni volte a comprovare la “serietà” dell’offerta medesima, e la “giustificazione” delle anomalie della medesima – che certamente postula un contraddittorio e post-. A fronte di una prescrizione tassativa del bando – ben legittima, a parere del Collegio-, volta ad un vaglio preliminare di affidabilità e serietà dell’offerta, (impossibile altrimenti da acclarare ove la medesima manchi delle indispensabili indicazioni volte a consentire tale preliminare giudizio da parte dell’amministrazione) costituisce dovere dell’amministrazione medesima, in primis, verificare se la offerente abbia rispettato pienamente tale onere di “allegazione” (né più e né meno, può aggiungersi, di una ordinaria verifica in ordine alla sussistenza della documentazione certificativa eventualmente prescritta a pena di esclusione). Ed è questo, un vaglio preliminare, che non consente neppure, ove negativo, di apprezzare la – eventuale- anomalia dell’offerta medesima: ove sprovvista di tali indicazioni ed ove le medesime siano previste a pena di esclusione, essa va esclusa: una eventuale regolarizzazione colliderebbe con il principio della par condicio dei concorrenti.E detta clausola appare in se legittima, posto che – lo si ripete- in nulla interferisce con la verifica di anomalia (doppia, ex ante ed ex post, secondo l’insegnamento della Corte di Giustizia delle Comunità Europee,) incombente successivo ed eventuale del seggio di gara che riguarda soltanto le ditte che avessero ottemperare alla precondizione di corredare ab intitio la propria offerta delle indicazioni e documentazioni atte a comprovarne la serietà intrinseca.

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    REPUBBLICA ITALIANA N. 1229-04 Reg. Sent. IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Prima, ha pronunciato la seguente S E N T E N Z A N. 7326 Reg. Gen. ANNO 2003sul ricorso R.G. n. 7326/2003 sezione Prima, proposto da: Conscoop - Consorzio fra Cooperative di Produzione e Lavoro, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, con sede in Forlì rap.to e difeso dagli Avv.ti Ferdinando e Giuseppe Mazzarella presso lo studio dei quali in Palermo, via Caltanissetta n.1, è elettivamente domiciliato,C O N T R Ol’Azienda Unità sanitaria Locale n.6 di Palermo, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Salvatore Narbone e Antonio Abbruzzese, elettivamente domiciliato in Palermo, via Pindemonde n.88 presso gli Uffici Legali dell’A.U.S.L.;E NEI CONFRONTI della Sogea srl, ricorrente incidentale, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avv.to Arturo Merlo, elettivamente domiciliato in Palermo, via Oberdan n.5 presso l’Avv.to Girolamo Rubino;PER L’ANNULLAMENTO - dell’aggiudicazione provvisoria perfezionata a favore della Sogea srl, dell’asta pubblicata per l’appalto dei lavori di completamento della ristrutturazione di “Villa delle Ginestre” da adibire a Centro regionale per la diagnosi, cura e riabilitazione dei medullolesi di cui al verbale n.4 del 28/10/2003;- dei verbali nn1,2 e 3 nella parte in cui ritengono ammissibile e ammettono l’offerta della Sogea srl;- della nota n.6172/P.T. del 13/10/2003 con la quale vengono comunicati al seggio di gara i risultati del procedimento teso alla valutazione delle offerte risultate oltre il limite di anomalia;- di tutti i verbali da n.1 a n.6 della Commissione sulla verifica delle anomalie nella parti in cui esaminano l’offerta della Sogea;- della nota prot. n.4783/9T del 25 luglio 2003 nella parte in cui non si esclude l’offerta della controinteressata.Visto il ricorso principale con i relativi allegati e memorie;Vista la memoria prodotta dall’amministrazione intimata;Visto il controricorso e ricorso incidentale proposto dalla controinteressata aggiudicataria Visti gli atti tutti della causa;Designato relatore alla udienza pubblica dell’8 giugno 2004 il Referendario Dott. Fabio Taormina;Sentito l’Avv. G. Mazzarella per parte ricorrente, l’Avv. G. Li Vigni in sostituzione dell’Avv. Abruzzese per l’amministrazione intimata e l’Avv. A. Merlo per la controinteressata;Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:FATTO Con ricorso ritualmente notificato e depositato parte ricorrente ha impugnato i provvedimenti in epigrafe deducendo – anche con successiva memoria e con successive note d’udienza- il vizio di violazione di legge, ed eccesso di potere.L’aggiudicazione in favore della controinteressata, infatti, si doveva considerare illegittima.La Sogea s.r.l,invero, aveva presentato un’offerta del tutto sprovvista di giustificazioni e tale da farla ritenere “non seria”: la mancanza della documentazione a corredo della offerta (punto 1 busta B del disciplinare)era sanzionata a pena di esclusione dalla gara, ed illegittimamente la Sogea non venne esclusa.Essa, comunque, era certamente anomala avuto riguardo agli scostamenti sussistenti tra i prezzi indicati e quelli riportati dai fornitori.La valutazione di non anomalia, comunque, era del tutto carente di motivazione; del pari illogica doveva considerarsi – oltre che frutto di travisamento dei fatti,- la valutazione “positiva” dell’avvenuta acquisizione di un ramo di azienda della Sire SPA, posto che a quest’ultima era subentrata la Casal SPA, nella esecuzione dei lavori di cui al lotto 1, per cui l’acquisizione del ramo azienda della Sire SPA era circostanza al più neutra, con riguardo alla posizione dell’aggiudicataria offerente.In sintesi, non esisteva un’analisi dei prezzi coincidente con l’offerta della controinteressata che, pertanto, doveva essere esclusa dalla gara. Detta offerta, in quanto priva delle giustificazioni doveva in primis neppure essere inoltrata alla commissione anomalie; in secundis, in ogni caso, comunque essere dichiarata anomala in essa essendosi allegati prezzi inferiori a quelli alla stessa aggiudicataria formulati dai propri fornitoriLa Sogea s.r., con il proprio controricorso, ha contestato le superiori prospettazioni, e mercè coevo ricorso incidentale ha sostenuto che l’offerta della ricorrente doveva essere esclusa: la Conscoop, infatti, non doveva essere neppure ammessa alla gara perché la dichiarazione da essa prodotta non reca le indicazioni di cui al punto 1.3. del disciplinare.Inoltre non sono stati allegati i certificati del casellario giudiziale per ciascuno dei rappresentanti legali e dei direttori tecnici delle cooperative consorziate alla Conscoop (art. 97 dpr 554/99).In via subordinata, comunque, il ricorso era infondato: la Sogea presentò al più dati insufficienti, non omise alcunché: quindi, la sua offerta non doveva essere esclusa, perché non v’è assimilazione concettuale alcuna tra insufficienza ed assenza (ove ciò ritenesse il Collegio, questo motivo di censura dovrebbe essere inteso quale ricorso incidentale avverso il bando).La verifica dell’offerta Sogea, comunque, integra un dato tecnico, tale da non essere censurabile in sede di legittimità.L’amministrazione intimata ha depositato una memoria scritta chiedendo rigettarsi il ricorso principale per infondatezza: quanto al primo motivo del ricorso principale, relativo alla complessiva insipienza dell’offerta sogea, v’era al più una incompletezza di dati, ma non una assoluta assenza di indicazioni. Lo scostamento dei prezzi non sarebbe pari ad 1 miliardo, ma appena 60 milioni di lire, irrilevante, quindi, avuto riguardo all’importo della gara.Il subentro della Casal alla Sire nella esecuzione dei lavori del lotto 1 era irrilevante: l’offerta Sogea, insomma, era da considerarsi seria alla luce di una valutazione tecnica non macchiata da illogicità.Alla pubblica udienza dell’8 giugno 2004 i procuratori delle parti hanno chiesto porsi il ricorso in decisione insistendo nelle relative richieste e conclusioni.DIRITTOIl ricorso principale è fondato e meritevole di accoglimento.Il ricorso incidentale è, al contrario, infondato e deve essere respinto.Posto che sussiste un rapporto di biunivoca interferenza tra i motivi che supportano il ricorso principale e quelli sottesi al ricorso incidentale si procederà esaminando separatamente, nel merito, le doglianze facendo in primo luogo riferimento al contenuto sostanziale delle censure proposte. Ciò avrà luogo a meri fini di comodità espositiva, non potendosi obliare il condivisibile principio secondo cui “Costituisce pacifico principio giurisprudenziale quello secondo cui anche se l'esame del ricorso incidentale è, di regola, condizionato dalla rilevata fondatezza del gravame principale, è altresì vero che, ove questo consista in motivi che mettono in discussione il titolo di legittimazione del ricorrente principale, il ricorso incidentale deve essere esaminato in via preliminare, atteso il carattere pregiudiziale che viene in tal modo ad acquisire.” (T.A.R. Campania Napoli, sez. I, 12 marzo 2003, n. 2431).In particolare, si è detto, “Con riferimento alle procedure di affidamento di appalti pubblici, il ricorso incidentale ha valore pregiudiziale qualora il ricorrente principale contesti l'aggiudicazione in favore del controinteressato intimato e quest'ultimo faccia valere in via incidentale una clausola di esclusione a carico dello stesso ricorrente principale, atteso che la fondatezza del ricorso incidentale precluderebbe automaticamente la possibilità per l'impresa ricorrente principale di divenire aggiudicataria”. (T.A.R. Sicilia Palermo, sez. II, 7 marzo 2003, n. 314).E’ fondata la prima censura proposta dalla CONSCOOP nel ricorso principale.E’ invero noto l’orientamento giurisprudenziale – di stretta derivazione comunitaria- secondo cui “In tema di appalto di lavori pubblici, la normativa comunitaria e nazionale di riferimento deve essere interpretata nel senso di garantire una effettiva fase di valutazione dell'anomalia delle offerte da svolgersi, in contraddittorio fra stazione appaltante ed impresa concorrente, successivamente all'apertura delle buste ed indipendentemente dalle giustificazioni previamente fornite in sede di presentazione dell'offerta”. (Consiglio Stato, sez. IV, 21 agosto 2002, n. 4266).Da ciò consegue, secondo la giurisprudenza, che “La sottoposizione a verifica in contraddittorio delle offerte i cui ribassi siano pari o superiori ad una soglia di anomalia preventivamente determinata mediante calcolo aritmetico avente a base la media risultante dalle offerte ammesse alla gara, implica l'esistenza di una presunzione relativa di non congruità dell'offerta sopra soglia, suscettibile di superamento attraverso l'esame in contraddittorio delle giustificazioni che l'impresa interessata è abilitata a fornire con riguardo a tutte indistintamente le voci di prezzo, anche ad integrazione delle giustificazioni rese in via anticipata a corredo dell'offerta”. (Cons.giust.amm. Sicilia, sez. giurisd., 20 settembre 2002, n. 570).Illegittimità della previa fissazione di limiti alle “giustificazioni” da richiedersi alla ditta che ha presentato un’offerta sospettata di anomalia, e verifica in contraddittorio ex post, sono i due principi cardine in materia, in relazione ai quali lo stesso Legislatore nazionale è addivenuto alla modifica dell’art. 21 bis della l. 109/1994.Nel caso di specie, tuttavia, la censura della Conscoop si situa a monte di detto percorso: sostiene infatti la ricorrente che la offerta della controinteressata era, al momento della presentazione, sprovvista di qualsiasi elemento (giustificazioni relative a tutte le voci di prezzo previste nel progetto) atto a connotarla di serietà.Ciò in spregio alla previsione di espressa esclusione contenuta nel bando.Avrebbe errato, allora, l’amministrazione intimata, ad ammettere detta offerta presentata dalla controinteressata aggiudicataria – che, al contrario, in quanto priva delle giustificazioni relative a tutte le voci di prezzo previste nel progetto doveva essere esclusa- e, poi, avrebbe vieppiù perpetrato una illegittimità (secondo motivo di gravame) non considerando anomala detta offerta.Le difese dell’amministrazione intimata e della controinteressata contestano il superiore argomentare sotto due angoli prospettici.Esso sarebbe infondato in diritto, posto che la giurisprudenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee avrebbe tassativamente impedito una esclusione di una ditta da una gara senza previo contraddittorio: ove in tal senso interpretata, comunque, la clausola del bando andrebbe disapplicata ovvero si dovrebbe intendere proposto ricorso incidentale.Del pari, sarebbe infondato in fatto: la Sogea presentò al più dati insufficienti, non omise alcunché; la sua offerta, quindi, non doveva essere esclusa, perché non v’è assimilazione concettuale alcuna tra insufficienza ed assenza.Entrambe le obiezioni non colgono nel segno.In disparte anche la possibilità di disapplicare una clausola del bando inimpugnata (il che comunque deve negarsi, ad avviso del Collegio), -ed in disparte ogni considerazione sulla palese tardività di un eventuale ricorso incidentale sul punto- si deve evidenziare che non v’è assimilazione alcuna tra la mancata ottemperanza all’onere di corredare l’offerta delle necessarie indicazioni volte a comprovare la “serietà” dell’offerta medesima, e la “giustificazione” delle anomalie della medesima – che certamente postula un contraddittorio e post-. A fronte di una prescrizione tassativa del bando – ben legittima, a parere del Collegio-, volta ad un vaglio preliminare di affidabilità e serietà dell’offerta, (impossibile altrimenti da acclarare ove la medesima manchi delle indispensabili indicazioni volte a consentire tale preliminare giudizio da parte dell’amministrazione) costituisce dovere dell’amministrazione medesima, in primis, verificare se la offerente abbia rispettato pienamente tale onere di “allegazione” (né più e né meno, può aggiungersi, di una ordinaria verifica in ordine alla sussistenza della documentazione certificativa eventualmente prescritta a pena di esclusione). Ed è questo, un vaglio preliminare, che non consente neppure, ove negativo, di apprezzare la – eventuale- anomalia dell’offerta medesima: ove sprovvista di tali indicazioni ed ove- come nel caso de quo- le medesime siano previste a pena di esclusione, essa va esclusa: una eventuale regolarizzazione colliderebbe con il principio della par condicio dei concorrenti.E detta clausola appare in se legittima, posto che – lo si ripete- in nulla interferisce con la verifica di anomalia (doppia, ex ante ed ex post, secondo l’insegnamento della Corte di Giustizia delle Comunità Europee,) incombente successivo ed eventuale del seggio di gara che riguarda soltanto le ditte che avessero ottemperare alla precondizione di corredare ab intitio la propria offerta delle indicazioni e documentazioni atte a comprovarne la serietà intrinseca posto che, secondo la giurisprudenza,” L'art. 30 n. 4 direttiva 93/37/Ce non si oppone ad una normativa e ad una prassi amministrativa in forza delle quali gli offerenti sono tenuti ad allegare alla loro offerta giustificazioni del prezzo relativamente ad almeno il 75% dell'importo posto a base d'asta, tale modalità costituendo un requisito che tutti gli offerenti indistintamente devono soddisfare e che sembra destinato a garantire una certa uniformità nella presentazione delle offerte, in modo da facilitare un primo esame da parte dell'amministrazione aggiudicatrice, consentendo di valutare "prima facie" la serietà dell'offerta”. (T.A.R. Puglia Lecce, sez. II, 8 marzo 2003, n. 743)Se così è, allora bisogna ulteriormente accertare se effettivamente – come sostenuto da parte ricorrente- l’offerta della Sogea mancasse delle prescritte indicazioni -pretese a pena di esclusione dal bando di gara-. Non ignora il Collegio che siffatto vaglio si presenta particolarmente insidioso, ed elevato sia il rischio di travalicare il parametro della legittimità, per sconfinare in valutazioni “di merito” precluse in detta sede.In breve: sarebbe inammissibile che questo Collegio sostituisse la propria valutazione a quella dell’organo di amministrazione attiva, in carenza di qualsivoglia elemento atto a connotare di palese illegittimità/infondatezza la valutazione dell’amministrazione (favorevole alla “integrazione” dell’offerta presentata dalla controinteressata), sconfinandosi in tal guisa in valutazioni di opportunità e convenienza, precluse in questa sede.Nel caso di specie, al contrario, ritiene il Collegio che non sussista detta evenienza sol che ci si rifaccia alle valutazioni espresse dalla stessa amministrazione nel corso del procedimento. Invero la stessa amministrazione (si veda il verbale del 16.7 2003), quanto all’offerta presentata dalla Sogea, accerta che: a) ”le analisi dei prezzi allegate presentano una struttura ed un impianto completamente diverso da quello canonicamente utilizzato in tutti i progetti di lavori pubblici”; b) ”risulta impossibile la valutazione di ogni singola analisi ed il raffronto con i documenti idonei a comprovare la congruità dei prezzi”.Ma ciò che potrebbe apparire una difficoltà nascente da una diversa impostazione progettuale, rivela la sua natura di carenza endemica di documentazione, allorché – progredendo nella propria opera- l’amministrazione segnala in ben quattro punti l’assenza di articolazione di analisi con riguardo a tempi di lavorazione, tipi di materiali, maestranze, conformità del manufatto alla descrizione tecnica richiesta,etc. A fronte di tali “incognite”l’amministrazione ha ritenuto di chiedere chiarimenti.Ma tale modo di procedere collide con la prescrizione del bando, a pena di esclusione, mancando proprio “l’analisi di tutte le voci presenti nell’elenco prezzi”, dato afferente alla serietà dell’offerta posto che, secondo la giurisprudenza, “Il principio della preferenza verso la soluzione interpretativa che assicuri la più ampia partecipazione alla gara non può prevalere su quello relativo alla certezza ed alla serietà dell'offerta di ogni singolo partecipante, che presuppone la rigorosa esecuzione di quanto indicato o richiesto dalla lettera d'invito a pena di esclusione, con riferimento proprio al contenuto essenziale dell'offerta medesima”. (Consiglio Stato, sez. IV, 22 febbraio 2003, n. 958).Obietta l’amministrazione: insufficienza non equivale a mancanza.Ciò è senz’altro esatto, ma nel caso de quo la esistenza di dati del tutto distonici rispetto a quelli richiesti,e tali da “rendere impossibile la valutazione di ogni singola analisi ed il raffronto con i documenti idonei a comprovare la conguità dei prezzi”, integra la previsione – negativa- del bando: chè altrimenti essa dovrebbe considerarsi inutiliter data, riferendosi unicamente al caso del tutto teorico di fisica mancanza di qualsivoglia indicazione (laddove è dubbio che possa persino parlarsi di “offerta” in senso tecnico).Alla stregua di tali argomentazioni il primo motivo di ricorso deve essere accolto: l’offerta della controinteressata aggiudicataria doveva essere esclusa, e tale valutazione assorbe quelle afferenti alle successive doglianze contenute nel ricorso principale, riguardanti il “momento” della valutazione di anomalia, logicamente e cronologicamente susseguente a quello dianzi esaminato, e da esso pregiudizialmente condizionato. La fondatezza del primo motivo del ricorso principale implica il doveroso vaglio – che assume portata pregiudiziale, per le ragioni esposte nell’incipit del presente provvedimento- sul ricorso incidentale proposto dalla aggiudicataria Sogea.Sostiene quest’ultima che il ricorso principale non potrebbe essere neppure esaminato, in quanto affetto da inammissibilità per carenza di legitimatio ad causam, atteso che l’offerta della Conscoop non doveva essere ammessa dal seggio di gara.Due sono le ragioni di tale –asserita- carenza di legittimazione attiva in capo alla ricorrente: la violazione di cui al punto 1.3 del disciplinare di gara laddove sarebbe mancante dell’impegno, in ipotesi di aggiudicazione, ad uniformarsi alla disciplina vigente in materia di lavori publici con riguardo alle associazioni temporanee o consorzi o GEIE.Inoltre, ex art. 97 del d.p.r. 554/1999, ed ai punti 1.7 del disciplinare di gara, in relazione al capo 15.a) del bando, non sarebbero stati prodotti i certificati del casellario giudiziale dei rappresentanti e direttori tecnici della CEIF, cooperativa consorziata indicata dalla ricorrente quale esecutrice dei lavori (ci si sarebbe limitati, infatti, a produrre delle semplici dichiarazioni sostitutive). Dette doglianze sono infondate, come esattamente rilevato della ricorrente nella propria memoria difensiva.Quanto alla prima, devono condividersi le prospettazioni della ricorrente, rese nella memoria del 12.2.2004.A prescindere dalla circostanza che risulta sostanzialmente condivisibile – e ius receptum, ormai, in giurisprudenza- l’affermazione circa sussistenza di un potere-dovere della pubblica amministrazione di consentire la regolarizzazione delle istanze di partecipazione a gare e concorsi da parte di privati allorché la clausola del bando di gara sia equivoca (in questa ipotesi non si violerebbe alcuna par condicio, e si perseguirebbe il doveroso risultato del “favorire la massima partecipazione”, precipitato discendende dal principio di favor per la libera concorrenza che informa di sé il sistema), v’è da rilevare che nel caso de quo neppure v’è necessità di fare ricorso a tale principio, atteso che – ad avviso del Collegio- la clausola del disciplinare è univoca in senso contrario alla prospettazione del ricorrente incidentale.Invero la ricorrente non è un consorzio costituendo, ma costituito e stabile già da tempo remoto (affermazione del tutto incontestata).Se si dovesse interpretare la clausola del disciplinare nel senso auspicato dalla ricorrente incidentale, e cioè che il relativo onere declaratorio fosse addossato anche ai consorzi già costituiti antecedentemente alla proposizione della domanda partecipativa, essa non avrebbe alcun significato pratico né teorico: il consorzio già costituito, cioè, dovrebbe dichiarare (pro futuro) di rispettare una teoria di disposizioni di legge (circa la venuta ad esistenza dei soggetti ATI, Consorzi, e Geie) che essa dovrebbe (sempre pro futuro) porre in essere, laddove essa – trattandosi di consorzio già costituito- ciò ha fatto in passato.Peraltro il dato testuale (si veda la proposizione, contenuta tra parentesi, tra la clausola T) ed U),laddove si fa riferimento a prescrizioni afferenti soggetti giuridici ancora da costituirsi) rende palese ciò che è anche logico alla luce delle superiori argomentazioni.Le clausole U) e V) del disciplinare (quest’ultima asseritamene violata dalla ricorrente) concernono unicamente raggruppamenti costituendi, e non consorzi già costituiti.La censura, pertanto, è infondata. Ed è altresì infondata, in punto di fatto, la seconda censura incidentalmente proposta, posto che la ricorrente ha documentato (doc.4 allegato alla memoria del 12.2.2004) che la affiliata Ceif produsse le copie conformi (la cui attestazione di autenticità, ed essa sola, fu resa mediante dichiarazione sostitutiva) del certificato del casellario giudiziale della propria legale rappresentante, sicchè non è dato intendere quali altri oneri aggiuntivi avrebbe dovuto soddisfare.La seconda doglianza contenuta nel ricorso incidentale merita quindi del pari di essere respinta.La disposizione invocata così recita: “1. I consorzi stabili di imprese di cui all'art. 10, comma 1, lettera c), e art. 12 della legge, hanno la facoltà di far eseguire i lavori dai consorziati senza che ciò costituisca subappalto, ferma la responsabilità sussidiaria e solidale degli stessi nei confronti della stazione appaltante.2. I consorzi stabili conseguono la qualificazione a seguito di verifica dell'effettiva sussistenza in capo alle singole consorziate dei corrispondenti requisiti.3. Il conseguimento della qualificazione da parte del consorzio stabile non pregiudica la contemporanea qualificazione delle singole imprese consorziate, ma il documento di qualificazione di queste ultime deve riportare la segnalazione di partecipazione ad un consorzio stabile, nonchè l'indicazione di tutti gli altri soggetti partecipanti.4. Per i primi cinque anni dalla costituzione ai fini della partecipazione del consorzio alle gare i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi previsti dalla normativa vigente, posseduti dalle singole imprese consorziate, vengono sommati. Alle singole imprese consorziate si applicano le disposizioni previste per le imprese mandanti dei raggruppamenti temporanei di imprese.5. In caso di scioglimento del consorzio stabile ai consorziati sono attribuiti pro-quota i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi maturati a favore del consorzio. Le quote di assegnazione devono tenere conto dell'apporto reso dai singoli consorziati nell'esecuzione dei lavori”.Invero non ignora il Collegio che da certi settori della dottrina e della giurisprudenza di merito si è ritenuto che, muovendo da tale disposizione,– anche in ipotesi di consorzi già costituiti – gli obblighi di natura formale incombenti sul consorzio debbano gravare anche sulle ditte o cooperative consorziate, stante il “diritto-dovere dell’amministrazione di controllare i requisiti partecipativi in capo a chi, effettivamente, eseguirà i lavori”. Ma nel caso di specie l’aspetto da tenere in considerazione prescinde dal quesito afferente la sussistenza – o meno- di un onere di produzione gravante sulle cooperative costituenti il già costituito consorzio.Ciò perché, in punto di fatto, risulta dagli atti del procedimento (si vedano gli allegati alla memoria difensiva del febbraio 2004 prodotti dalla ricorrente) che rappresentanti e direttori tecnici della CEIF non produssero – unicamente- dichiarazione sostitutiva del certificato del casellario giudiziale, ma, al contrario, copia del medesimo e dichiarazione sostitutiva attestante la autenticità di questo.La situazione di fatto, come è agevole riscontrare, non è quella descritta dalla ricorrente incidentale, o, quantomeno, non si tratta di situazioni assimilabili.Ciò tantopiù che deve tenersi in considerazione il disposto dell’art. 77 bis del DPR 445/2000 (inserito dall'articolo 15 della legge 16 gennaio 2003, n. 3), il cui testo così recita: “Le disposizioni in materia di documentazione amministrativa contenute nei capi II e III si applicano a tutte le fattispecie in cui sia prevista una certificazione o altra attestazione, ivi comprese quelle concernenti le procedure di aggiudicazione e affidamento di opere pubbliche o di pubblica utilità, di servizi e di forniture, ancorché regolate da norme speciali, salvo che queste siano espressamente richiamate dall'articolo 78”.L’art. 78 del medesimo testo di legge non fa riferimento alle certificazioni succitate, e pertanto deve ritenersi osservante della prescrizione del bando, letta e valutata alla stregua del succitato testo normativo, la produzione della CEIF. Dalla fondatezza del ricorso principale e dalla infondatezza del ricorso incidentale – il cui esame era palesemente condizionato dalla fondatezza del mezzo principale- discende l’annullamento per quanto di ragione degli impugnati provvedimenti in epigrafe. Possono essere integralmente compensate, stante la complessità delle questioni dedotte, le spese processuali sostenute dalle parti.PQMIl Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Prima, accoglie il ricorso principale ed annulla, per quanto di ragione gli impugnati provvedimenti in epigrafe. Respinge il ricorso incidentale.-----------------------------Spese compensate.------------------------------------------------Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Amministrazione.---------------------------------------------------Così deciso in Palermo, in Camera di Consiglio, addì 08 giugno 2004, con l’intervento di Signori Magistrati:-------------- Giorgio Giallombardo Presidente- Salvatore Veneziano Consigliere- Fabio Taormina Referendario-est.Angelo Pirrone, Segretario.Depositata in Segreteria il 22/06/2004Il Funzionario Laura MalerbaI.B.
     
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