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  • Gioved√¨ 09 Giugno 2011 15:01
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    Lavoro Pubblico e Privato/Costituzione del rapporto

    Intermediazione nelle prestazioni di lavoro

    Sentenza T.A.R. Sicilia - Catania n. 481 del 25/02/2011

    Sull'applicazione nei confronti della P.A. del divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni lavorative.

    1. Pubblico impiego - Costituzione del rapporto - Assunzioni obbligatorie - Applicazione dell'art. 1, L. n. 1369/1960 - Casi - Sussistenza - Limiti - Modalità d'accertamento giudiziario - Individuazione

    2. Pubblico impiego - Costituzione del rapporto - Nullità - Per difformità di previsioni legislative - Impedisce - La pronuncia giurisdizionale - Della costituzione del rapporto

    1. L'articolo 1 della L. 23 ottobre 1960 n. 1369 (concernente il divieto di intermediazione nelle prestazioni di lavoro) laddove stabilisce che i prestatori di lavoro occupati in violazione di tale divieto, sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell'imprenditore che abbia utilizzato effettivamente le loro prestazioni, trova applicazione nei confronti della p.A. solo quando questa svolga attività essenzialmente imprenditoriale non dissimile da quella degli imprenditori privati e non anche nelle fattispecie in cui l'Amministrazione agisca nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali (1). Ciò posto, va aggiunto che l'intermediazione può essere accertata giudiziariamente solo se risulta dimostrata la sussistenza di un rapporto trilatero tra imprenditore, intermediario e lavoratore, in cui la posizione apparente dell'intermediario sia quella di datore di lavoro che assume e retribuisce il lavoratore, ma che nella realtà opera per occultare il fatto che il lavoratore stesso, pur rimanendone estraneo, svolge la sua prestazione sostanzialmente nell'ambito del potere discrezionale dell'imprenditore e per il suo esclusivo interesse.

    (1) Cons. Stato, Ad. Plen., 29-1-1992 n. 2; Cons. Stato, Ad. Plen., 29-1-1992 n. 1; Cons. Stato, sez. V, 20-5-1993 n. 607; Cons. Stato, sez. V, 20-5-1993 n. 611; Cons. Stato, sez. V, 30-10-1995 n. 1499; Cons. Stato, sez. V, 11-4-1996; Cons. Stato, sez. V, 21-1-1997 n. 60; Cons. Stato, sez. V, 21-1-1997 n. 386; Cons. Stato, sez. V, 19-10-1999 n. 1590; Cons. Stato, sez. V, 19-9-2000 n. 4846; Cons. Stato, sez. V, 6-10-2000 n. 5321; Cons. Stato, sez. V, 3-12-2001 n. 6010; Cons. Stato, sez. VI, 9-6-1994 n. 968; Cons. Stato, sez. VI, 5-10-1995 n. 1066; Cons. Stato, sez. VI, 17-3-2000 n. 1441; Cons. Stato, sez. VI, 14-6-2001 n. 3135; Cons. Stato, sez. VI, 25-7-2003 n. 4259; Cons. Stato, sez. VI, 7-5-2003 n. 2389; C.G.A. 20-6-2000 n. 291; Cass., sez. Lav., 21-5-2008 n. 12964; T.A.R. Sicilia Catania, sez. II, 23-11-1991 n. 876; T.A.R. Sicilia Catania, sez. III, 5-4-2005 n. 542; T.A.R. Sicilia Palermo, sez. II, 18-2-2003 n. 204; T.A.R. Campania Napoli, sez. II, 2-2-2002 n. 5; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 19-4-2004 n. 3376.

    2. La nullità dei rapporti di pubblico impiego costituiti in difformità dalle previsioni legislative impedisce al Giudice Amministrativo di pronunciare la costituzione del rapporto di pubblico impiego (2).

    (2) Cons. Stato, sez. V, 17-12-2001 n. 6246.

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    N. 481/2011 Reg. Prov. Coll.
    N. 3649 Reg. Ric.
    ANNO 1997
    REPUBBLICA ITALIANA
    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Seconda) ha pronunciato la presente
    SENTENZA
    sul ricorso numero di registro generale 3649 del 1997, proposto da C. S., rappresentato e difeso dall'avv. Grazia Pappalardo, con domicilio eletto presso F. D. in Catania, via ...omissis...;
    contro
    l'Azienda Unità Sanitaria Locale n. 8 di Siracusa, rappresentata e difesa dall'avv. Placido Petino, con domicilio eletto presso lo studio dello stesso in Catania, via Orto S.Clemente,45;
    per la declaratoria
    della costituzione del rapporto di pubblico impiego intervenuta tra l'Azienda intimata ed il ricorrente a far data dall'1.5.1997, con conseguente attribuzione della qualifica di aiuto tubista e relativa retribuzione.
    Visti il ricorso e i relativi allegati;
    Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'Azienda Unità Sanitaria Locale intimata;
    Viste le memorie difensive;
    Visti tutti gli atti della causa;
    Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 febbraio 2011 il dott. Filippo Giamportone e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
    Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
    FATTO
    Con ricorso notificato il 30.6.1997 e depositato il 22 del mese successivo il ricorrente ha premesso, in sintesi, che:
    - con contratto di appalto stipulato il 15.1.1994 l'USL n. 25 di Noto affidava alla ditta Nardone il servizio, tra l'altro, di conduzione e gestione degli impianti tecnologici idrotermosanitari;
    - l'appalto scaturiva dalla mancanza o insufficienza di personale specializzato dipendente dalla USL;
    - le maestranze delle ditte appaltatrici dovevano rispettare le direttive impartite dall'USL e garantire i turni di servizio durante l'arco di 24 ore;
    - la conduzione di detti impianti, a mezzo contratti di appalto tra ditte varie, aveva avuto inizio dal mese di dicembre 1982;
    - con la qualifica di aiuto tubista di caldaie ha prestato la propria opera dal 21.1.1994 al 30.4.1997 con continuità, essendo trasferito da una impresa appaltatrice all'altra;
    Ciò premesso, il ricorrente ha chiesto che venga accertata la costituzione del rapporto di pubblico impiego intervenuto con l'Azienda intimata a far data dall'1.5.1997, con conseguente attribuzione della qualifica di aiuto tubista e relativa retribuzione, in quanto in violazione dell'art. 1 della legge n. 1369 del 1960 vi è stata una intermediazione ed interposizione nelle prestazioni lavorative, tenuto conto degli pseudi appalti dovuti a mancanza di una autonomia organizzativa ed imprenditoriale in capo alle imprese appaltatrici nonché dello svolgimento dell'attività dei dipendenti nella sfera della USL committente, sotto la direzione tecnica della stessa e con inserimento funzionale nella sua attività.
    Per resistere al ricorso si è costituita in giudizio l'Azienda sanitaria intimata, la quale con memoria nei termini, ne ha chiesto il rigetto, con vittoria delle spese.
    In vista dell'udienza pubblica, con memoria deposita il 19.1.2011, l'Azienda resistente, oltre a ribadire l'infondatezza del ricorso, ha eccepito l'inammissibilità del ricorso medesimo per difetto di legittimazione passiva nei suoi confronti.
    Alla pubblica udienza del 9 febbraio 2011, su concorde richiesta delle parti in causa, il ricorso è stato posto in decisione.
    DIRITTO
    Il ricorso, peraltro inammissibile perché evocata in giudizio solo un'amministrazione che difetta di legittimazione passiva, è manifestamente infondato.
    Al riguardo, va premesso che il ricorrente ha chiesto l'accertamento della sussistenza del rapporto di pubblico impiego nei confronti dell'AUS L resistente (già USL n. 25 di Noto) presso la quale ha svolto attività lavorativa, quale aiuto tubista e nella qualità di dipendente di imprese aggiudicatarie di appalti aventi ad oggetto l'affidamento del servizio relativo alla manutenzione, conduzione e gestione degli impianti tecnologici idrotermosanitari.
    Ciò premesso, la domanda del ricorrente di riconoscimento del rapporto di lavoro con l'Azienda suddetta è priva di fondamento.
    Ed invero, il Collegio non ritiene, non sussistendone alcuna ragione, di discostarsi per il caso di specie dall'orientamento giurisprudenziale da tempo consolidato, secondo cui l'art. 1 della legge 23 ottobre 1960,n. 1369, concernente il divieto di intermediazione nelle prestazioni di lavoro, laddove stabilisce che i prestatori di lavoro occupati in violazione di tale divieto, sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell'imprenditore che abbia utilizzato effettivamente le loro prestazioni, trova applicazione nei confronti della P.A. solo quando questa svolga attività essenzialmente imprenditoriale non dissimile da quella degli imprenditori privati e non anche, come nella specie, in cui l'Amministrazione agisca nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali (cfr. C.d.S., Ad. Plen. 29.1.92, n. 2 e n. 1; V, 20.5.93, n. 607 e n. 611, 30.10.95, n. 1499, 11.4.96, 21.1.97,n. 60, n. 386, 19.10.99, n. 1590, 19.9.2000,n. 4846, 6.10.2000,n. 5321, 3.12.2001, n. 6010; VI, 9.6.94, n. 968, 5.10.95, n. 1066, 17.3.2000, n. 1441, 14.6.2001, n. 3135, 25.7.2003 n. 4259, 7.5.2003, n. 2389; C.G.A. 20.6.2000, n. 291; Corte Cass., sez. lav., 21.5.2008 n. 12964; T.A.R. Sicilia-Catania, II, 23.11.1991, n. 876; III, 5.4.2005, n. 542; T.A.R. Sicilia-Palermo, II, 18.2.2003 n. 204; T.A.R. Campania-Napoli, II, 2.2.2002, n. 5; T.A.R. Lazio-Roma, II, 19.4.2004 n. 3376).
    A quanto sopra evidenziato va aggiunto anche che la giurisprudenza(cfr. C.d.S., V, 17.12.2001,n. 6246) ha ritenuto che proprio la nullità dei rapporti di pubblico impiego costituiti in difformità dalle previsioni legislative impedisce al giudice amministrativo di pronunciare la costituzione del rapporto di pubblico impiego.
    Sotto altro aspetto, anche a voler ammettere, soltanto in linea di mera ipotesi, l'applicabilità nei confronti della P.A. dell'art. 1 della legge n. 1369/1960, il Collegio osserva che manca del tutto la prova che si sia verificata l'adombrata interposizione di mano d'opera.
    Infatti, dagli atti di causa emerge soltanto che il ricorrente ha prestato la sua attività presso l'USL di Noto nella qualità di lavoratore dipendente di imprese, le quali, a seguito di formali gare ad evidenza pubblica ed alla stipulazione di appositi contratti, hanno legittimamente assunto l'appalto di alcuni servizi, tra i quali è ricompreso quello di aiuto tubista, non rientrando tra i compiti istituzionali dell'ente.
    Né il ricorrente, al riguardo, ha in qualche modo dimostrato che tali gare e tali contratti siano stati indette e stipulati al fine di realizzare un' intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavorative vietate dall'art. 1 L. 23 ottobre 1960 n. 1369.
    L'intermediazione può essere accertata giudiziariamente e può produrre taluni effetti auspicati dalla ricorrente solo se risulti dimostrata la sussistenza di un rapporto trilatero tra imprenditore (nella fattispecie, l'USL) intermediario e lavoratore, in cui la posizione apparente dell'intermediario sia quella di datore di lavoro che assume e retribuisce il lavoratore, ma che nella realtà opera per occultare il fatto che il lavoratore stesso, pur rimanendone estraneo, svolge la sua prestazione sostanzialmente nell'ambito del potere discrezionale dell'imprenditore e per il suo esclusivo interesse.
    Di un accordo occulto e simulato su base trilatera (dovendo a tale accordo partecipare anche il lavoratore) il ricorrente non ha fatto invece neppure menzione.
    Per quanto suesposto il ricorso va, quindi, respinto.
    Le spese seguono la soccombenza secondo la liquidazione operata in dispositivo.
    P. Q. M.
    Respinge il ricorso in epigrafe indicato.
    Condanna il ricorrente al pagamento, in favore dell'Amministrazione resistente, delle spese di lite che liquida nella somma complessiva di euro 2000,00, oltre IVA e CPA
    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
    Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 9 febbraio 2011 con l'intervento dei magistrati:
     
    IL PRESIDENTE-ESTENSORE
    Filippo Giamportone
    IL CONSIGLIERE
    Francesco Brugaletta
    IL PRIMO REFERENDARIO
    Vincenzo Neri
     
    Depositata in Segreteria il 25 febbraio 2011
    (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
     
Mondolegale 2011
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